Archivio di marzo 2011

6/3/11 – Classi dirigenti

domenica, 6 marzo 2011

Nel marzo del 2010, il presidente Berlusconi in vista delle elezioni aveva detto: “vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250 mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini”. Vorrei sapere se è sempre della stessa opinione, visto che i fondi stanziati dal governo per i malati di patologie gravissime fra cui il cancro sono stati dirottati, nel milleproroghe, a sanare la situazione degli allevatori in arretrato col pagamento delle multe sulle quote latte (Giorgio Gilardo, lettera a La Stampa, 3.3.11)
Durante la celebrazione per la ricorrenza dei Patti Lateranensi ho visto questa scena che mi ha fatto rabbrividire accanto alla nostra ambasciata presso la Santa Sede. All’arrivo dell’auto del cardinale Bagnasco, l’ambasciatore si è precipitato ad aprire la portiera per farlo scendere, poi si è prostrato e gli ha baciato la mano. Un simile chiaro atto di sottomissione del rappresentante ufficiale dello Stato italiano è da considerarsi ammissibile proprio nei confronti di una delle più alte autorità dello Stato di accreditamento? Il diplomatico avrà forse agito d’istinto, ma la dichiarazione esplicita di sudditanza non è consona ad un ambasciatore di uno Stato non confessionale qual è l’Italia (Osvaldo Priuzzi, lettera al Corriere della Sera, 4.3.11)

L’Italia, spiace molto dirlo, fa schifo. Assurdamente nel Paese c’è l’approvazione di stili di vita esagerati unitamente a un bigottismo magnificato. La cultura dei capi, insieme sfrenati e papisti, cammina insieme alla massa (a noi) indulgente e adorante con i potenti e severissima con i suoi simili. Una amalgama reazionaria che è la causa del declino italiano. La classe dirigente del paese – ed è bene dirselo e assimilarlo – si estrania dal mondo che ci circonda, al più ne teme l’invasione invece di comprenderne l’ansia di libertà.
La terribile uscita del premier sulla scuola pubblica – o di Stato come l’ha chiamata – chi ha turbato? La scuola per tutti e l’obbligo scolastico prolungato, serve per cancellare lo svantaggio di partenza nelle condizioni sociali, la cultura come privilegio di pochi, le disparità di conoscenze come destino inevitabile di una società che promuove il rango piuttosto che il merito. Perfetto no? E invece quelli che hanno i soldi, che sono spesso politici intellettuali e giornalisti, cioè la nostra classe dirigente, mandano i loro figli nelle scuole private lasciando agli altri la scuola sfasciata dequalificata svalutata. Una scuola così cristallizza la divisione sociale favorendo quelli che con i soldi rendono eterno il proprio privilegio.
Sono odiose le delazioni de Il Giornale (la voce del padrone) che come metodo per giustificare qualsiasi nefandezza compila una tabellina per cui a schifoso comportamento pidiellino corrisponde analogo atteggiamento piddino. Però è inevitabile chiedersi perché alcuni esponenti di partiti – che col collo torto magari votiamo pure – siano così incoerenti, tanto da scegliere per i loro rampolli costose scuole private-religiose. Quasi che la scuola non contasse più per la formazione, l’istruzione, la crescita, ma piuttosto rappresenti uno status symbol dove i figli delle elite non corrono il rischio di contaminarsi con la plebaglia. Che nonostante le croste noi preferiamo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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16/10/10
– Nick Clegg,
vice primo ministro inglese, è al centro di durissime polemiche, accusato principalmente di incoerenza. Come è noto il politico LibDem si dice ateo, e grazie anche a questa sua dichiarazione, percepita come una maggiore neutralità di giudizio, si è conquistato il voto dei musulmani* . Clegg, sposato con una spagnola cattolica, ha tre figli che ha battezzato, ma in campagna elettorale ha teso a interpretare questo fatto come un piccolo omaggio alla cultura della sua compagna. In Inghilterra i credenti – escludendo i musulmani – non sono tantissimi (si dichiarano tali solo il 10%) e tra questi solo il 2% sono cattolici. Una volta arrivato al governo l’ateo Clegg ha iscritto suo figlio al London Oratory, prestigiosissima scuola cattolica. In Gran Bretagna le scuole cattoliche non sono come le nostre Villa Flaminia o san Giuseppe Demerode, dove l’unico requisito per essere accolti è avere un cospicuo conto bancario, ma viene richiesto agli studenti di appartenere ad una parrocchia di quartiere, con tanto di dichiarazione da parte del parroco, e la provata fede dei genitori. Come non bastasse Clegg ha anche forzato sul domicilio, in quanto la scuola è a Chelsea, mentre lui e la sua famiglia abitano a Putney. E a Londra la ripartizione territoriale degli studenti è rigidissima. La scuola scelta dal vicepremier è considerata integralista rispetto ad altri istituti cattolici, gli studenti sono obbligati a pregare più volte al giorno oltre a frequentare la messa giornalmente. Gli insegnanti sono di livello altissimo, il che rende possibile un curriculum prestigioso per accedere alla fine del corso di studio ai più autorevoli college universitari.
I talk show, i giornali, ma anche gli elettori, stanno martellando Clegg perché dia spiegazioni credibili sulla scelta, che oltre ad essere incoerente sul piano etico mostra un eccesso di classismo, ahimè tipico tra i borghesi piccoli piccoli, quelli del vorrei anche se non potrei. E’ molto interessante questa “curiosità” sulla vita privata dei politici. Curiosare in questo privato qui, sarebbe importante anche nel nostro amato Paese.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Birminghan è la città con il più alto numero di musulmani: 170mila abitanti di fede islamica e 116 moschee. In questa città ha preso forza il Bnp (British National Party) e si è radicato il fondamentalismo pachistano. Qui Clegg ha preso molti voti.

2/3/11 – Al mio via scatenate l’inferno (2)

mercoledì, 2 marzo 2011

Il professore Renato Brunetta patisce un malefico peccato originale: è convinto che la macchina burocratica pubblica è perfetta, specialmente con le dotazioni informatiche e tecnologiche meravigliose da lui personalmente fornite (sicuro?), ma il buon funzionamento è ostacolato dal fannullone. Sicuramente nella pubblica amministrazione – così come nelle banche, nelle redazioni, nelle fabbriche…, ci sono degli squallidi lavativi. Ma per uno che si vanta di avere nel suo curriculum un passaggio alla Fondazione Brodolini (ministro del Lavoro e padre dello Statuto dei lavoratori) e ricorda di essere – “stato” aggiungerei io – socialista (ma è equo ricordarlo, sempre nelle seconde e terze file), parlare dei lavoratori come mangiapane a tradimento è una cosa schifosa (http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm - 10/1/11 – Al mio via scatenate l’inferno)

Per circa due anni il ministro Brunetta ha sguazzato nelle splendide menzogne che ha ammannito durante pirotecniche conferenze stampa – “non vi do la cartellina gonfia di inutile carta ma una “rivoluzionaria” chiavetta usb” – infinocchiando gran parte della opinione pubblica sul gran lavoro che stava facendo per la Pubblica amministrazione. Ma non c’è cittadino che veda miglioramento. E’ vero che i provvedimenti varati sono stati di grande impatto mediatico, ma improduttivi, in sintesi privi di consistenza.
La Civit (Commissione indipendente per la valutazione trasparenza integrità delle amministrazioni pubbliche) fortemente voluta da Brunetta, crocchia spaventosamente. L’espertone di organizzazioni pubbliche e private Pietro Micheli è uscito dalla Civit denunciando l’ingerenza della politica e la fumosità del sistema adottato per le valutazioni. Inoltre il ministro dell’Economia e l’Agenzia delle entrate non intendono applicare le leggi brunettiane sui sistemi di valutazione così come nicchiano le regioni.
Che Brunetta sia spompato i romani se ne sono accorti per primi per il tombale silenzio del loquace ministro sulle assunzioni (4000 amici del sindaco) nelle aziende municipalizzate che hanno del tutto ignorato regole già emanate da lui in persona.
I sistemi di valutazione brunettiani sono di maniera e non mostrano nessuna idea di cambiamento culturale. I dipendenti dello Stato (comuni e parastato) continuano ad essere trattati da criminali fannulloni che devono essere puniti – e del resto i bassissimi stipendi ne sono evidente dimostrazione – e che si meritano pure un Brunetta col delirio di onnipotenza.
Il nodo gordiano che il ministro non riuscirà a sciogliere è quello degli incentivi (al 25% del personale va tutto il salario accessorio, al 50% il resto e al 25% nulla) senza avere i fondi che Tremonti neanche si sogna di concedere.
Va inoltre ricordato che seppure ci fosse – e non c’è – una splendida organizzazione amministrativa, non si può prescindere dalle risorse umane. Nella scuola, negli ospedali, nei ministeri, negli enti locali, la diminuzione dei lavoratori e il blocco delle assunzioni mette a rischio servizi essenziali.
Con una disoccupazione giovanile a quota 29% sarebbe opportuno pensare ad un piano per l’occupazione (magari ci riusciamo, siamo o no l’unico paese europeo ad avere un ministro per i giovani?) che proceda ad assunzioni mirate e qualificate. Obbligatoriamente attraverso concorsi trasparenti.
L’opposizione su questi argomenti, se si eccettuano isolati interventi dei senatori Ichino e Nerozzi (piace ricordare che quest’ultimo propose tra frizzi e lazzi di girare l’8 per mille ai giovani disoccupati) è come spesso accade confusa e infelice.
Se Renato Brunetta non trova il bandolo della matassa non gli rimarrà – come credo – che di farsi affidare la conduzione di un programma di cucina. Ammetto di aver eseguito la sua ricetta di pasta e fagioli ed è stato uno dei miei pochi successi culinari.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vedi anche il 10/1/11