La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
In Campidoglio nazisti, pedofili e presunti camorristi. Alemanno promette: “oggi ho silurato i satanisti e i serial killer”
Ultimo Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore (vicino Casal di Principe) che nel 2010 era stato nominato dirigente nella segreteria politica del sindaco con uno stipendio di 90 mila di euro all’anno. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed è stato chiamato in Campidoglio sulla base dell’“intuito personae” da Alemanno stesso. Cose che possono succedere a chiunque, ma l’intuito del sindaco di Roma ha portato in Campidoglio Stefano Andrini, già militante di gruppi neonazisti, il consigliere comunale Francesco Maria Orsi, indagato per corruzione, il garante per le politiche familiari don Ruggero Conti, condannato a 15 anni per pedofilia.
Tutte queste persone avevano alle spalle una storia già poco limpida al momento della chiamata. Andrini assunto in un ruolo apicale in Ama (azienda municipalizzata) nonostante fosse nota la sua militanza nei gruppi di estrema destra. Orsi, che si giovò in campagna elettorale di uno spot con la voce di Silvio, era noto per essere un affarista senza scrupoli e in effetti nella sua funzione di consigliere ha dilapidato fondi comunali per improbabili investimenti in Giappone, per don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco, già in campagna elettorale emerse che era stato trasferito di sede perché sospettato di molestie, Magliocca era già indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per corruzione, voto di scambio e falso. Nella delibera per l’assunzione di Magliocca si legge che “è in possesso di titoli culturali e professionali nonché di esperienza acquisita anche al di fuori del Comune di Roma”.
All’elenco delle amicizie privilegiate dal sindaco di Roma anche i baciamano e i salamelecchi con Benedetto XVI che, come noto, in cambio di favori prega per lui e di conseguenza anche per il suo staff. Il sindaco chiama sciacalli tutti quelli che constatano la sua pessima azione di governo. Un termine assai appropriato per lui che, commentando il disastro avvenuto in Giappone, ha espresso vicinanza al Paese ricordando però come è inadatta la città di Tokyo ai giochi olimpici.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Vedi anche 14/1/11 qui http://www.nessundio.net/blog/2011/01/14/4725/
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I legami storici e culturali tra Risorgimento italiano e l’ebraismo si sono spesso intrecciati. I patrioti italiani si ispiravano all’esilio dell’esilio ebraico e alla terra perduta di Israele. Benedetto Musolino, patriota calabrese e combattente risorgimentale, scrisse mezzo secolo prima di Teodoro Herzl, padre del sionismo, un progetto per la ricostruzione dello Stato ebraico. Tra le celebrazioni dei 150 anni, potrà interessare questo appuntamento:
Il contributo degli Ebrei e dei Valdesi all’Unità d’Italia
intervengonoAnna Foa – storica e docente di storia moderna all’Università La Sapienza di Roma
Emanuele Fiume – pastore evangelico e coordinatore della Commissione sinodale valdese per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia
Martedì 15 marzo 2011 – ore 17.30
Casa della Memoria e della Storia – Via San Francesco di Sales, 5 – Roma
Tag: campidoglio

Non finirà mai la meraviglia di questo sindaco
Benedetto Musolino (Pizzo, 8 febbraio 1809 – Pizzo, 15 novembre 1885) è stato un patriota e politico italiano. Fu senatore del Regno d’Italia nella XIV legislatura.
Nato e cresciuto in una famiglia di idee liberali ed antiborboniche, incominciò ben presto a manifestare la sua impazienza politica prima al liceo-ginnasio di Monteleone(oggi Vibo Valentia) e poi a Napoli ove studiò giurisprudenza.
A Napoli conobbe uomini di cultura e intellettuali dalle idee politiche avanzate e progressiste. Benedetto intraprese un viaggio a Costantinopoli ospite del Visir e fu a lungo suo consigliere; ma deluso, per non essere stato ascoltato in molti suggerimenti di carattere economico-amministrativo, rientrò a Napoli con l’intenzione di organizzare una setta di cospiratori contro la tirannide borbonica. Nel 1832 fonda, nel Regno delle due Sicilie, la Setta detta dei Figlioli della Giovine Italia, di cui egli scrisse il Catechismo e diresse il governo durante sette anni. Sebbene era quasi identica a quella di Giuseppe Mazzini, pur inseguendo gli stessi ideali, era diversa sia nell’organizzazione che nella condotta.
L’8 maggio 1839, in seguito al tradimento di due affiliati venne arrestato e con lui presero la via del carcere il fratello Pasquale, Luigi Settembrini, Raffaele Anastasio, Saverio Bianchi. Nell’ottobre del 1848, dopo tre anni e mezzo di carcere, furono liberati e imposto ad ognuno di raggiungere il proprio paese. Benedetto a Pizzo veniva sottoposto a stretta sorveglianza; gli era vietato allontanarsi oltre l’abitato anche di giorno, di rimanere fuori di casa dopo il tramonto, di frequentare locali pubblici. Ma anche in un simile stato di violenza, segretamente, cospirò assieme al nipote Giovanni Nicotera, a Felice Sacchi ed Eugenio De Riso coi quali si prodigò per preparare la rivoluzione del 1848. La Rivoluzione lo riabilitò nei giusti diritti politici e civili. Fu eletto per la circoscrizione di Benedetto Musolino, in qualità di deputato, fu uno dei 64 segnatari della menzionata solenne Protesta del 15 maggio contro lo spergiuro Re Ferdinando II di Borbone, che sciolse poi il Parlamento colla forza brutale. Repressa nel sangue la protesta di Napoli, Musolino passò in Calabria e si diede ad organizzare, in qualità di esperto per la guerra, la difesa del Governo Provvisorio creato a Cosenza. La reazione borbonica fu spietata; gli insorti non furono risparmiati. Palazzo Musolino fu saccheggiato ed incendiato; passati per le armi il vecchio genitore di Benedetto, fucilato il fratello primogenito Saverio scoperto in un sotterraneo; la madre, un altro fratello e la cognata morti pochi mesi dopo di crepacuore; tutte le altre proprietà urbane e rurali messe a ruba e devastate.
Dopo due mesi di lotta, essendo stata compromessa l’insurrezione calabrese, Benedetto Musolino prese la via dell’esilio. E nel luglio 1848, col fratello Pasquale e il nipote Giovanni Nicotera, volontari al campo, cogli altri membri del Governo Provvisorio e con altri principali compromessi imbarcatosi alla spiaggia di Botricello in una piccola barca peschereccia, veleggiò, alla volta di Corfù, dove arrivò felicemente.
Condannato alla pena di morte iniziò la sua vita di patriota, prendendo parte attiva col grado di maggiore e colonnello, alla rivoluzione romana del 1849; per sfuggire alle diverse polizie segrete che gli davano la caccia dovette rifugiarsi in Piemonte, in Inghilterra e in Francia ove visse in miseria e per potersi guadagnare da vivere dava lezioni private d’italiano.
Saputo in Francia della spedizione dei Mille, senza indugiare si portò a Palermo ed il 5 luglio 1860 si presentò a Garibaldi il quale lo conosceva già e lo arruolò subito col grado di colonnello brigadiere.
Combatté a Reggio Calabria, Piale di Villa S.Giovanni, Soveria Mannelli, Capua meritandosi la stima dei calabresi; una volta unita l’Italia, fu eletto deputato al Parlamento Nazionale. “Già deputato delle Province Meridionali, del 1848, al Parlamento di Napoli; coprì ininterrottamente tutte le legislature, che si ebbero dal 1861 al 1881. Fu deputato neI Parlamento di Torino, Firenze ed infine a Roma, finalmente capitale del nuovo regno. Il 12 giugno 1881, venne nominato senatore del regno ma nel settembre 1883, per causa di salute, dovette ritirarsi a Pizzo ove trascorse, dopo una vita tanto interessante e movimentata, gli ultimi anni assieme ai suoi nel rispetto dei concittadini.
Compose le seguenti opere: La rivoluzione del 1848 nelle Calabrie, opera postuma pubblicata nel 1903 dal nipote avv. Saverio Musolino; “La Gerusalemme e il Popolo Ebreo”; “Al popolo delle Due Sicilie”; “Il prestito dei 700 milioni e la riforma delle imposte”; “Il trattato di Berlino”, tip. Botta, 1879 Roma; “Memorandum sur la guerre actuelle Turco-Moscovite”, tip. Artero, Roma 1877; “La Riforma Parlamentare”, C. tipografi del Senato, Roma 1882.