Archivio di marzo 2011

E Lampedusa sorgerà più bella e più grande che pria !

giovedì, 31 marzo 2011

Come il grande Ettore Petrolini nell’indimenticabile Nerone ieri DuceSilvio si è esibito in un memorabile show sul palcoscenico di Lampedusa. Promesse mirabolanti, svuotamento dei profughi in 48 ore, esenzione dalla tasse, il premio Nobel e un Casino (con accento alla francese). . Il tutto recitato con un sorriso paraculo che la diceva lunga sul personaggio straordinario che la Provvidenza ci ha fatto incontrare. E’ mancata solo la battura finale del Nerone quando, come Petrolini, DuceSilvio avrebbe dovuto sussurrare a qualcuno dei suoi co-protagonisti sul palcoscenico, indicando la folla prima ostile e poi plaudente : “”" Vedi, basta che gli dici due fragnacce che poi la gente si affeziona ! “”" Grande, grande, grande ! Più di Petrolini e addirittura più di Wanna Marchi.

Alcuni divertenti commenti pescati nei giornali e in alcune mailing list.

31/3/2011
Silvione l’Africano

Siamo alle solite. Coi lampedusani ha fatto il lampedusano, dimenticandosi che coi tunisini aveva fatto il tunisino. Il guaio è che ce n’eravamo dimenticati anche noi, ubriacati dalle giravolte continue di questo venditore di stati d’animo, che ha in tasca un copione per ogni pubblico e una faccia per ogni evenienza. Dunque: l’uomo della Provvidenza che ieri arringava la folla dell’isola assediata, promettendo di «liberarla» dagli invasori entro 48-60 ore, è lo stesso che il 27 agosto 2009 pronunciò negli studi della tv satellitare tunisina Nessma (di sua proprietà) le seguenti, nobilissime parole: «Il nostro passato di emigranti ci impone il dovere di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli. La possibilità di un benessere che significa anche l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità. È questa la politica del mio governo!». In piena estasi mistica, la giovane conduttrice tunisina gli chiese il permesso di applaudirlo. E lui, benevolo come sempre, acconsentì. In cambio pretese da lei il numero di telefono (forse era la nipote di Ben Ali). Quella sera la tv irradiò il verbo di Silvione l’Africano in tutti i Paesi del Maghreb ed è lecito pensare che i telespettatori più affamati avranno accolto le parole dell’illustre dirimpettaio come un invito a raggiungerlo nel suo accogliente Eden appena possibile, cioè adesso.Eppure di una cosa sono sicuro: che il Berlusconi di Lampedusa prenderebbe fieramente le distanze dal Berlusconi di Tunisi. Se solo si ricordasse chi è.
GRAMELLINI su La Stampa

Qui il Video di Berlusconi che promette mari e monti ai tunisini VEDI

Da una mailing-list
RISOLTI I PROBLEMI ECONOMICI DEI LAMPEDUSANI
Non solo, perché Berlusconi annuncia di aver acquistato casa a Lampedusa nella notte “via internet” e prospetta un “piano colore da attivare anche a Lampedusa”. Insomma, per intenderci “vorrei che l’isola avesse i colori di Portofino“. “Venendo qui – aggiunge – ho visto un degrado significativo muri scrostati e niente verde, al contrario nella verdissima isola qui accanto, Linosa”. “Un piano colore – continua Berlusconi – l’ho già realizzato in un paese della Lombardia e per Lampedusa propongo lo stesso modello, arredando le strade con adeguata illuminazione e con ciottolo. E’ necessario anche un piano di rimboschimento
MA LO SA QUESTO GENIO CHE LAMPEDUSA NON HA ACQUA NEL SOTTOSUOLO E CHE VIENE TOTALMENTE IMPORTATA DALLA SICILIA?
E CHE I TENTATIVI DI RIMBOSCHIMENTO SONO FALLITI PER IL VENTO E LA SALSEDINE ?

Altro commento da mailing-list.
Se proseguono i problemi, prometterà una coppia di troje ventenni a tutti gli uomini ed un trattamento completo rimodellante all inclusive in una clinica estetica a tutte le donne del posto (con assistenza da parte di  pornodivi palestrati). Tanto basta promettere, mantenere è un altro discorso, non intereressa a  nessuno e poi mica è colpa sua se le brigate comuniste alleate alla  magistratura gli impediscono di raggiungere i risultati per cui si batte per  il bene comune! Lui ci prova, certo è una vita che fa miracoli, ma quando  c’è da combattere contro satana anche i miracoli possono non esser  sufficienti…

Il Cavalier Laqualunque di FRANCESCO MERLO
NELL’ISOLA dei disperati il più disperato è lui. Con la camicia scura aperta sul collo e il doppiopetto nero che è diventato enorme, Berlusconi a Lampedusa è più Cetto Laqualunque dello stesso Albanese. È venuto a svuotare l’isola così come andò a svuotare Napoli. Lì i rifiuti e le lordure furono caricati sui Tir, dispersi via terra con destinazione ignota, e qui sulle navi, onda su onda il mare li porterà al largo dell’Italia degli egoismi regionali e del ricatto secessionista.
“Sono lampedusano” dice, e sembra la caricatura di Kennedy a Berlino, “stamattina ho comprato una villa su Internet, si chiama “Le due palme”". Più tardi, a un cronista che lo aspetta sulla sabbia nascosto dietro una delle due palme confesserà compiaciuto: “Ma è tutta da rifare”. Le tv mandano ossessivamente l’immagine della facciata, il muro di cinta, e poi sabbia, stoppie, l’intervista ai vicini di casa. Ha già speso due milioni di euro. Il solito vento che, in qualsiasi stagione, qui fa perdere la voce, agita le piante basse e dunque anche Berlusconi, che è gonfio come una mongolfiera, per un momento perde l’equilibro e sembra migrare, lui che vorrebbe migrare lontano da tutte le regole, anche quella di gravità.
Noi italiani sappiamo che Berlusconi si butta sulle disgrazie quando sente di essere in disgrazia. Ma Lampedusa gli serve anche a dissimulare, a tenere occupata l’Italia nel giorno in cui la maggioranza parlamentare, ridotta in servitù, lo sta spudoratamente liberando dei suoi processi. Le promesse ai terremotati furono le sue campagne del grano. Ma questa volta la scenografia lo tradisce. Lampedusa infatti è due volte palcoscenico, due volte finzione: è il solenne e forse fatale teatro espiatorio per attirare e distrarre la più vasta delle platee ma è anche il remake dell’autarchia del “ci penso io” come estrema risorsa per illudersi ancora. Berlusconi fa il palo a Lampedusa, mentre a Roma i suoi scassinano il Parlamento e rubano i pesi della Bilancia.
E però tra il governatore Lombardo e il sindaco De Rubeis, circondato da assessori, imprenditori locali e guardie del corpo che qui non si distinguono dai corpi che hanno in guardia, nel mezzo di una nomenklatura scaltra, truce e goffa, Berlusconi esibisce una fisicità terminale che va ben oltre Cetto Laqualunque. È quella dei dittatori africani e degli oligarchi russi. Ha portato a Lampedusa più Africa lui che gli immigrati.
È atterrato all’ora dei Tg quando i soldati avevano finito di pulire il Porto vecchio, la stazione marittima e la famosa “collina della vergogna”. Il Tg3 documenta la pulizia anche degli slogan di protesta, si vede il sindaco che grida alla folla: “Basta cu ‘sti minchia di cartelli”. Ruspe e camion dei netturbini hanno spazzato via la tendopoli proprio come a Napoli spazzarono le strade, e ora le tv mostrano il “com’era” e il “com’è”.
Resistono, a testimoniare l’inciviltà della miseria, stracci, bottiglie, escrementi accanto ai ciuffi d’erba di una primavera che a fine marzo a Lempedusa è già estate: domina il giallo che solo al tramonto si tinge di arancione. Berlusconi garantisce che porterà “il colore, come a Portofino”. Promette pure il premio Nobel per la Pace, il campo da golf e il casinò che è un vecchio sogno non solo dei lampedusani più eccentrici, vale a dire la risorsa di chi non ha risorse, ma è soprattutto l’aspirazione della malavita intossicata di danaro che ha impiantato in tutti gli angoli della Sicilia le sue bische clandestine, i luoghi sordidi dove si sfogano il bisogno sociale e la pulsione individuale.
Quando Berlusconi scende dall’aereo, i disperati già avanzano sul molo in fila indiana, ciascuno con la mano sulla spalla dell’altro, “una mano sola per evitare l’effetto trenino” mi ha spiegato un funzionario degli Interni. Sono immagini che testimoniano l’umiliazione di uomini ardimentosi. Quasi tutti i primi piani li mostrano con le palpebre semichiuse forse perché non riescono più a vedere lontano. Ai lati, per tenerli in riga, ci sono i poliziotti con i guanti di gomma e le mascherina sulla bocca per proteggersi dal male fisico, per non entrare in contatto con la sofferenza dei corpi che, proprio come aveva ordinato Bossi, si stanno togliendo dalle balle.
E mentre Berlusconi si mette in gioco nella più triste di tutte le sue demagogie, giura di cacciare per sempre gli immigrati che ci sono e quelli che verranno, promette aiuti europei e corrimano, vasi di fiori, niente tasse per tutti, una scuola, investimenti turistici, trasmissioni promozionali della Rai e di Mediaset …, mentre, insomma, Berlusconi delira, la nave da crociera sembra una carboniera del diciassettesimo secolo, con la broda sciaguattante di acqua di mare, le zaffate, un equipaggio militare efficiente a bordo e riservato a terra, e quel carico di neri che non sono più profughi, non sono più clandestini, non sono più rifugiati, non sono più immigrati, ma sono solo deportati.
Se si mettono a confronto queste immagini che, comunque la si pensi, sono angoscianti e dolorose, con quelle della piccola folla festante attorno allo Sciamano, si capisce che non c’è solo lo stridore tra la violenza della realtà e la pappa fradicia della demagogia. Qui c’è anche il sottosviluppo di piazza, il sud di Baaria, – “santo Silvio pensaci tu” – la bocca aperta e lo schiamazzo delle feste patronali, il bisogno del voto, del miracolo, del divo: “Silvio!, Silvio!, Silvio!”. C’è la tristezza infinita di un Meridione che è ancora e sempre lo scenario naturale degli imbonitori, dello zio d’America come quel Thomas DiBenedetto che ha appena comprato la Roma, del messia e del conquistador, il mito antico dell’uomo che viene da fuori, dell’uomo del cargo che può essere un capopartito, un cantante, un calciatore e non importa chi, purché venga appunto da fuori, perché è all’interno che questo Sud non trova pace. Ed è probabile che questa visita diventi un mito rituale, la chimera di una Lampedusa protagonista, porto franco, una specie di Las Vegas del Mediterraneo, il sogno come variante del sonno. Dev’essere per questo che i miei sciagurati paesani lo hanno applaudito invece di mandarlo. .. alla deriva nel suo cargo.
(31 marzo 2011)

E adesso c’è chi vuole pagare il pizzo pure agli invasori illegali.

domenica, 27 marzo 2011

Il ministro più bello e dannoso della Repubblica italiana, sostenuto peraltro da molte anime belle della politica e della religione di stato, vuole pagare un pizzo fra i 2000 e i 2500 dollari a tutti quelli che, venuti in Italia pagando il trasporto fra i 1200 e i 1500 dollari, siano disposti a tornare a casa loro. In sostanza, pur correndo qualche rischio, alcuni milioni di giovanotti residenti a sud della faglia islamica del mediterraneo, facendo avanti e indietro da Lampedusa potrebbero campare di rendita, almeno fino a quando ci sarà qualcuno così imbecille da stimolare l’andata e ritorno a spese dei contribuenti italiani. Sì, solo dei contribuenti italiani, perché c’è da giurare che l’Europa si guarderà bene da sganciare soldi per questa insana follia. E intanto Bossi, con le sue sparate un volta tanto giuste contro queste.follie, si guadagna qualche milione di voti in più per le prossime elezioni.

22/3/11 – Disegni intelligenti

martedì, 22 marzo 2011

Che cosa desidero da voi? Tre cose soltanto: non spiare fuori di sé, non sbirciare dentro agli altri, non presumere di sé (M. Mendel)
Ci sono cose che soltanto l’intelligenza è capace di cercare ma che, da sola, non troverà mai (K. Bergson)
Per credere in Dio, bisogna che esista

E’ possibile che Silvio sia re per difetto dei suoi oppositori che invece di proporre agli elettori programmi chiari su pochi punti importanti – economia, ambiente, diritti civili – lo disprezzino pregiudizialmente notando solo i bunga bunga, i maramao a Merkel, le corna nelle foto di gruppo, le frequentazioni con i dittatori bielorussi venezuelani arabi… Può essere, anzi, diamolo per dato. Però, anche se bisogna comprendere l’adesione ad un progetto politico (seppur confuso), e provare a capire il fascino del leader (del resto la più parte degli italiani non si vergogna di Mussolini), il pensiero che ci siano persone che vivono nella continua adorazione di Silvio è una disfatta dell’intelligenza.
Uomini e donne sicuramente preparati e colti, importanti studiosi e giornalisti, avvocati di chiara fama, si ingegnano a favoleggiare sulla sua vita, sulle sue capacità di mediazione, sulla tenerezza delle sue digressioni private che purtroppo irrompono e sovrastano le nostre piccole miserie quali mancanza di lavoro, iniquità del sistema fiscale, scarso accesso alla sanità e all’istruzione di buon livello. Miserie di cui neanche si deve parlare per non oscurare il raggio di sole che splende fisso sulla fronte del re. In genere così si idolatrano i dittatori, e le dittature sono mix di violenza e consenso. Sulla carta l’Italia è una democrazia, seppure con notevoli – e non da oggi – smagliature. Questa delega totale ad un uomo fa piuttosto pensare, proprio per la scomparsa della razionalità e dell’intelligenza, ad una forma di religiosità. Stiamo assistendo alla nascita di una setta?
E’ possibile se valutiamo che solo pochi giorni fa la sentenza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha deciso l’irrilevanza del crocefisso – ritenuto a torto un simbolo del cattolicesimo – al punto che tenerlo appeso o no al muro non influenza nessuno.
Una setta silviesca italica con simbolo un crocefisso? La Corte europea ha rilevato le contraddizioni della giurisprudenza italiana, ma ha aderito alla versione fornita dal nostro governo: l’Italia ha il diritto di conservare le tradizioni, di pensare al crocefisso come un simbolo al contempo religioso e civile e di riservare alla religione della maggioranza un posto d’onore sul muro. Insomma, il diritto di essere ambigui. Se nel 2009 i giudici europei proposero una laicità modellata sulle liberaldemocrazie occidentali (alla quale si attiene chi non ha sostenuto il ridicolo ricorso italiano: Spagna, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Belgio, Francia, Portogallo), oggi ci hanno ripensato e hanno deciso che – tutto sommato – alla setta si confanno i Paesi più confessionisti e meno sviluppati come Malta e Romania e i cristiani ortodossi come Grecia, Bulgaria, Cipro, la strizzata d’occhio della Russia, paesi che la Corte europea ha parecchie volte condannato per aver oppresso le minoranze religiose. Ridisegnando la geografia l’Italia si è spostata verso l’Europa centro-orientale, che garantirà la setta silviesca allontanandoci dalla neutralità pluralistica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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I media italiani non ne parlano, ma il vento nordafricano ha scosso anche gli abitanti di Gaza che si stanno ribellando ad Hamas che li disperde, venerdì dopo venerdì, violentemente. Eppure l’appuntamento dei giovani della Striscia ha un valore altissimo perché – forse – è l’avvio di un libero e moderno Stato di Palestina. Probabilmente è la nascita di una generazione che non vuole pagare i debiti di una classe politica arroccata sul rifiuto di Israele e pretende di avere un futuro. I pregiudizi dell’Occidente sono però così forti che ad oggi neanche un rigo è stato dedicato ai giovani arabi di Gaza.

18/3/11 – Sotto la scure della croce

venerdì, 18 marzo 2011

I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)
“Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato”, secondo alcune fonti sarebbero state le ultime parole ancora attuali del liberale e cattolico Cavour
…il 3 febbraio 1871 finalmente Roma venne nominata Capitale del Regno d’Italia, e il papa divenne suddito dello Stato italiano

La Chiesa ortodossa russa ha fatto una richiesta ufficiale al governo presieduto da Dmitri Medvedev. Il patriarca di Mosca Kyrill si è fatto latore di una serie di proposte sui temi della politica familiare, tra cui drastiche misure per ridurre il numero degli aborti. Intanto eliminando l’interruzione di gravidanza dalla lista delle prestazioni offerte gratuitamente, tranne se la gravidanza presentasse un gravissimo pericolo per la donna, un congruo tempo di riflessione prima dell’interruzione, l’istituzione di un centro di crisi in ogni ospedale per valutare l’opportunità degli aborti. Secondo la Chiesa ortodossa di queste misure poliziottesche potrebbero giovarsi anche i russi senza legami con la Chiesa o con altre istituzioni religiose.
La Russia, o meglio Unione Sovietica, è stato il primo paese a legalizzare l’aborto nel 1920. Stalin, che voleva braccia per realizzare le sue idee, lo vietò nel 1936 perseguendo violentemente chi commetteva “il reato”, nel 1955 fu reintrodotto gratuitamente nel sistema sanitario. Il presidente russo, come Stalin, ha bisogno di misure per contrastare il declino della fertilità nel paese, che, nonostante gli incentivi alla natalità, non cresce. E’ appena il caso di ricordare che lo sconsiderato ricorso presentato dal governo italiano per difendere l’obbligo di crocifisso in tutte le scuole, così come previsto da circolari emanate durante il fascismo, è stato sostenuto dalla Chiesa ortodossa russa. Se Strasburgo darà assoluzione all’Italia, o come è probabile deciderà di mantenere una situazione confusa come l’unica possibile per il nostro Paese, la vittoria oltre che della Santa Sede, del governo (e dell’opposizione) valletto, sarà anche della Russia paese che certo non brilla per democrazia.
L’incredibile ricorso del governo per avere la libertà (sic) di inchiodare il crocefisso sui muri delle scuole, non nasce dalla richiesta dai cittadini, i quali invero sono indifferenti alla questione. Se domani cadessero tutti le croci dei muri, a meno che non si sia così sfortunati di prendersela in testa, nessuno se ne accorgerebbe. E’ però equo dire che la maggioranza non ne è particolarmente offesa. Sentire che la croce ha la stessa valenza della bandiera, conforta sulla sfiducia del simbolo, perché è evidente che tanta fede nello Stato, o meglio nella classe dirigente e politica, manca all’italiano tipo. Che è poi quello che ritualmente battezza i figli per fare la festa coi parenti, che sceglie il funerale in chiesa per il parente pure se è stato agnostico e mangiapreti tutta la vita, che è terrorizzato di lasciare il bambino – che spesso ha generato con la stessa incoscienza con cui si comprano scarpe col tacco 12 – a passare due ore a settimana in tranquillità regalandogli il dono del pensiero libero e lo iscrive all’ora facoltativa di religione (e magari si incavola perché gli viene negata l’ora alternativa che potrebbe essere, perché no, l’ora di islam per allevare nuovi piccoli fanatici. E magari i genitori hanno lasciato con fatica paesi teocratici) .
Abbandonare la dipendenza dalla religione evidentemente è complicato e la laicità viene individuata come una posizione di parte.
Ha dell’incredibile che nell’avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, nessuno abbia ricordato che Roma solo dopo 9 anni divenne Capitale e non certo in modo indolore. Tremenda la partecipazione alla messa dei rappresentanti delle istituzioni con la fascia tricolore, pesantissima la comunione di membri del Parlamento (naturalmente bypartisan) .
Del resto il prodromo di ogni peggio era già stato manifesto con il discorso di Benedetto XVI ai membri dell’Ass. nazionale dei comuni italiani : “dinanzi ai grandi flussi migratori bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi, affinché non venga stravolta la convivenza sociale e si tenga conto dei principi di diritto e della tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine la Nazione italiana”. Tutto a posto, la religione cattolica è quella che rappresenta gli italiani. Tutti, ed è pure colpa dei laici timidi e paurosi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Per aggiornamenti sulla sentenza consultare il sito www.uaar.it

150 anni di Unità sotto il Papa Re.

giovedì, 17 marzo 2011

Si sono cocluse ieri con una messe solenne nella Basilica di Santa Maria degli Angeli le celebrazioni per l’Unità d’Italia. Presenti tutte le massime autorità vaticaliane che hanno assitito imperturbabili (qualcuno anche in ginocchio) al Te Deum finale di ringraziamento per la riconquista da parte del Papa Re dell’intero paese. Nel pomeriggio abbiamo assistito all’inutile appendice di una insignificante cerimonia in Parlamento, ove erano assenti molti leghisti, svalutando il significato dell’Unità nazionale. Ma erano presenti sulla balconata del pubblico due noti personaggi in nero con berretta porpora a testimoniare l’occhiuta e malefica presenza del Governo Ombra che guida e controlla Vaticalia. Ancora due corvacci neri con ciuffo porpora sul palco presidenziale dell’Opera di Roma in serata, uno dei due addirittura appollaiato in prima fila con la signora Clio, il Presidente, Schifani e Berlusconi. Prova visibile, definitiva e clamorosa che il corvi neri SONO le istituzioni ufficiali nel Vicereame del Papa Re. Mai come in queste circostanze appare evidente che il vero potere politico sull’intero territorio appartiene agli eredi di quel potere temporale che fino al 1870 era limitato al cosiddetto Sato Pontificio e che oggi domina l’intera Italia.

15/3/11- Il segno della croce

martedì, 15 marzo 2011

Come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI (Emilio Gentile, Sole 24 Ore) http://www.uaar.it/ateismo/opere/sergio-luzzatto-crocifisso-stato

Il 18 marzo la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo pubblicherà il giudizio sul ricorso del governo contro la sentenza del 2009 che ha condannato l’Italia per l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule delle scuole statali. Potrebbe verificarsi che a Strasburgo si compia il miracolo, venga rovesciata la decisione di primo grado e si sentenzi che l’Italia può obbligare studenti non cattolici ad apprendere sotto il crocefisso, riconoscendo la vittoria alla Santa Sede e al governo più oscurantista del dopoguerra. E anche, perché no, un riconoscimento agli ortodossi, soprattutto russi, che hanno sostenuto lo scriteriato ricorso italiano.
Potrebbe anche esserci una assoluzione dell’Italia purché si istituiscano delle procedure per facilitare parenti e studenti turbati dal crocefisso. Sarebbe la stessa misura adottata in Baviera, quando la Corte costituzionale bocciò l’obbligo del crocifisso in Germania. Una soluzione che forse andrà bene per i tedeschi rispettosi della legge, ma che per l’Italia rappresenterebbe un lasciapassare per mantenere lo status quo. Nel giudicare l’Italia la Corte europea avrà sicuramente il suo bel daffare a districarsi tra uno Stato laico ma anche cattolico, dove i giudici contro il crocefisso non vogliono la parete bianca ma apporre anche altri simboli, dove sedicenti laici protestano perché non viene garantita l’ora alternativa all’ora facoltativa di religione, dove gli italiani hanno come controparte la Chiesa cattolica in tutte le sue espressioni e non pensano di emarginare la religione dalla propria vita, ma di sostituirla. A differenza dei saggi giudici che avevano sentenziato non di imporre qualcosa ma di non imporre qualcosa, noi italiani non consideriamo, a causa del nostro estremo provincialismo, che le persone che vengono da realtà differenti, geografiche culturali etniche, possano sentirsi escluse da un simbolo. E’ vero che noi – soprattutto se romani – siamo abituati alle chiese, ai preti e alle suore onnipresenti, al cupolone che si vede da ogni parte della città, inciampiamo nei simboli talmente spesso che neanche li consideriamo; sono così frequenti che il ministro dell’Istruzione afferma con sicumera che è il simbolo della nostra cultura (e conteggia i professori di religione nell’ “alto numero di insegnati”) e che, in qualche misura, ci caratterizza, al pari della tazzina di caffè, della pizza e del manico di bambù della borsa Gucci. E che è un simbolo culturale più che religioso lo dice anche la Cei : la capacità politica della Conferenza episcopale del resto la conosciamo anche per la difesa che fa dell’ora di religione, che sostiene essere non confessionale ma un approfondimento della nostra cultura. Non quindi una religione ma un modo di vivere, e chi lo rifiuta respinge un pezzo fondamentale dell’identità nazionale. Non ci resta che concludere con le immortali parole di Guido Calogero: “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=Y7NRX

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5/9/09 – Il crocefisso diventò obbligatorio quando il fascismo decise che la religione cattolica era di Stato. La Costituzione nel 1948 sancì l’uguaglianza delle religioni davanti alla legge, successivamente la revisione del Concordato nel 1984 migliorò la situazione, ma solo formalmente. I vantaggi della revisione, tra cui la fine della congrua obbligatoria sostituita dall’8 per mille opzionale o l’obbligo dell’ora di religione trasformata in facoltativa, sono stati vanificati da modifiche legislative e da cavillosità burocratiche.
La decisione della Corte di Strasburgo è ineccepibile, anche se sappiamo già che non verrà rispettata. Per il momento però, perché la religiosità che viene difesa coi simboli inchiodati ai muri, con i preti che a pasqua benedicono addirittura la porta che non gli apri, che scampanano fastidiosamente, che difendono l’ora di religione nella scuola attribuendogli poteri taumaturgici, sono morenti. Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna, come oggi la mia cartella di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.
E’ evidente che alla politica italiana non frega nulla di questo, le tante pagine della sentenza di Strasburgo non le leggeranno neanche sotto tortura come non leggono né studiano anche altre cose e si vede. Chiacchiereranno per un po’ dell’inamovibilità del suppellettile con la stessa superficialità di cui parlano delle nostre vite. Ben più politiche le prese di posizione dell’altro Stato italiano, quello del Vaticano, che per bocca del cardinale Walter Kasper , presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, avverte che “la laicità è legittima perché viviamo in una società pluralista nella quale convivono diverse idee e dobbiamo avere tolleranza e rispetto verso gli altri”. Da crisi diplomatica l’intervento del Segretario di Stato che ha inteso rispondere addirittura all’Europa per una condanna che riguarda l’Italia.
I nuovi crociati del cattolicesimo, quelli che accreditano il simbolo come un pezzo di legno con su un pupazzo (tra l’altro offendendo i sentimenti religiosi dei veri cattolici), pensano di usarlo come una arma contro l’invadenza islamica. Non li sfiora nemmeno che la barriera agli Stati teocratici è promuovere “il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici non rispondono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

14/3/11 – Er più

lunedì, 14 marzo 2011

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
In Campidoglio nazisti, pedofili e presunti camorristi. Alemanno promette: “oggi ho silurato i satanisti e i serial killer”

Ultimo Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore (vicino Casal di Principe) che nel 2010 era stato nominato dirigente nella segreteria politica del sindaco con uno stipendio di 90 mila di euro all’anno. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed è stato chiamato in Campidoglio sulla base dell’“intuito personae” da Alemanno stesso. Cose che possono succedere a chiunque, ma l’intuito del sindaco di Roma ha portato in Campidoglio Stefano Andrini, già militante di gruppi neonazisti, il consigliere comunale Francesco Maria Orsi, indagato per corruzione, il garante per le politiche familiari don Ruggero Conti, condannato a 15 anni per pedofilia.
Tutte queste persone avevano alle spalle una storia già poco limpida al momento della chiamata. Andrini assunto in un ruolo apicale in Ama (azienda municipalizzata) nonostante fosse nota la sua militanza nei gruppi di estrema destra. Orsi, che si giovò in campagna elettorale di uno spot con la voce di Silvio, era noto per essere un affarista senza scrupoli e in effetti nella sua funzione di consigliere ha dilapidato fondi comunali per improbabili investimenti in Giappone, per don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco, già in campagna elettorale emerse che era stato trasferito di sede perché sospettato di molestie, Magliocca era già indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per corruzione, voto di scambio e falso. Nella delibera per l’assunzione di Magliocca si legge che “è in possesso di titoli culturali e professionali nonché di esperienza acquisita anche al di fuori del Comune di Roma”.
All’elenco delle amicizie privilegiate dal sindaco di Roma anche i baciamano e i salamelecchi con Benedetto XVI che, come noto, in cambio di favori prega per lui e di conseguenza anche per il suo staff. Il sindaco chiama sciacalli tutti quelli che constatano la sua pessima azione di governo. Un termine assai appropriato per lui che, commentando il disastro avvenuto in Giappone, ha espresso vicinanza al Paese ricordando però come è inadatta la città di Tokyo ai giochi olimpici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Vedi anche 14/1/11 qui http://www.nessundio.net/blog/2011/01/14/4725/

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I legami storici e culturali tra Risorgimento italiano e l’ebraismo si sono spesso intrecciati. I patrioti italiani si ispiravano all’esilio dell’esilio ebraico e alla terra perduta di Israele. Benedetto Musolino, patriota calabrese e combattente risorgimentale, scrisse mezzo secolo prima di Teodoro Herzl, padre del sionismo, un progetto per la ricostruzione dello Stato ebraico. Tra le celebrazioni dei 150 anni, potrà interessare questo appuntamento:

Il contributo degli Ebrei e dei Valdesi all’Unità d’Italia
intervengonoAnna Foa – storica e docente di storia moderna all’Università La Sapienza di Roma
Emanuele Fiume – pastore evangelico e coordinatore della Commissione sinodale valdese per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia
Martedì 15 marzo 2011 – ore 17.30
Casa della Memoria e della Storia – Via San Francesco di Sales, 5 – Roma

13/3/11 – In Sudafrica

domenica, 13 marzo 2011

La fotografa sudafricana Zanele Muholi nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che ha partecipato ai giochi gay di Colonianel 2010. Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate. *

Un uomo accusato di aver stuprato una donna con lo scopo di guarirla dall’omosessualità e farla diventare eterosessuale, sarà processato il 15 marzo a Città del Capo.
Millicent Gaika , 30 anni nel 2009, mentre tornava a casa dopo una serata trascorsa con amici, incontrò un suo vicino di casa che le chiese una sigaretta. Ma il fumo era solo una scusa, perché Millicent venne condotta immediatamente a casa dell’uomo che la stuprò per cinque ore: “so che sei lesbica ma ti dimostrerò che sei una donna, anzi ti metterò incinta così guarirai dalla tua malattia”.
Sembra il delitto di un folle, ma è un reato, lo stupro correttivo, assai frequent. Action Aid, associazione non profit afferma che ogni anno in Sudafrica vengono denunciati 520 casi di stupri correttivi su lesbiche.
Nelle zone più periferiche e povere delle città e nelle campagne, resiste un forte pregiudizio omofobico, nonostante in Sudafrica sia bandita la discriminazione sull’orientamento sessuale, i matrimoni fra omosessuali siano legali, e a Città del Capo si svolge un importante gay pride.
Ad oggi un solo processo di stupro correttivo si è concluso con una sentenza di colpevolezza: quello della calciatrice Eudy Simelane stuprata e uccisa da un branco nel 2008. Alla vigilia del processo il ministro della Giustizia incontrerà associazioni e ong che proporranno un piano contro le aggressioni omofobiche.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Dalla rubrica NoGod ai Mondiali di calcio dal 15/6/10 all’11/7/10 qui http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

11/3/11 – Falchi, ultimo atto

venerdì, 11 marzo 2011

Tutti vogliamo vivere e guarire, ma quando questo è impossibile dobbiamo rispettare chi sceglie di non soffrire più (Mina Welby)
Ora come ora applicando la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia, il testamento biologico troverebbe comunque il suo rispetto e la sua applicazione. Basta lasciare le proprie volontà a un notaio. Con la legge si rende obbligatoria la vita artificiale (Umberto Veronesi) http://www.radicali.it/contro-tortura-di-stato-video

Assistiamo in questi giorni al tentativo di cancellazione per via legislativa del diritto costituzionale alla scelta delle cure. La legge in discussione prevede che né la volontà del malato né le opinioni delle persone di fiducia conteranno, ma il dominus assoluto sarà il medico riconosciuto pubblico ufficiale. Lo Stato che poco si occupa della buona vita e delle buone cure dei cittadini, vuole riscattarsi con quella che politici mercenari considerano una buona morte. Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici – ha deciso di licenziare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano così perché hanno una scala valoriale più alta e nobile di quella dei comuni cittadini come pure alcuni interventi di parlamentari lasciano trapelare, ma perché ignorano che la democrazia è importante. Resta incomprensibile l’accanimento a voler legiferare su come morire da parte di una maggioranza governativa che ogni momento protesta per l’ingerenza dello Stato e che vuole affermare il predominio statale nella decisione su aspetti privati come la libertà di cura e la buona morte.
Sentire – grazie a radio radicale – gli interventi sulla Calabrò imporrebbe, questa volta si, il trattamento sanitario obbligatorio che, come si sa, è previsto solo in casi eccezionali per malati di testa che potrebbero nuocere a sé o ad altri. Infatti sembra che si potrà continuare a decidere se farsi curare o no, ad esempio un malato di tumore se crede potrà rifiutare radioterapia o chemioterapia. E i medici continueranno a farci firmare il consenso informato per un impianto dentario, asportare la tiroide, inserire un port. Ma se siamo in coma diventiamo proprietà dello Stato. E i medici, saranno disponibili a prendersi questa rogna? Nel mondo normale il medico chiede l’aiuto e il consenso degli amici per parlare con il malato e aiutarlo davanti all’inarrestabilità della morte.
Ma de che stamo a parlà?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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22/11/10 – I registri comunali sul biotestamento non valgono, solo lo Stato può legiferare in materia. Sei d’accordo? Si 25,9%, No 74,1% (sondaggio Corriere della Sera) Esaltate da una piccola apparizione della moglie di Welby e dal papà di Eluana in un programma televisivo, le iene mai sazie hanno ripreso a nutrirsi di carogne. Vorrebbero i sedicenti “sostenitori della vita”, avere anche loro un microfono in quel programma. Ma non esiste un gruppo pro e uno contro l’eutanasia. Piuttosto c’è chi vorrebbe una scelta e chi non vuole concederla. Il giornalista Antonio Socci, che sta vivendo la tribolazione della figlia Caterina gravemente ammalata, si scaglia ancora contro il padre di Eluana che ha pensato diversamente da lui. Chi oggi desidera di poter morire e chi no, non sono sullo stesso piano. Nessuno impone a Socci di fare scelte diverse da quelle che sostiene per sé e per sua figlia. Per questo in quel programma hanno fatto bene ad offrire il microfono a chi patisce una mancanza di libertà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

7/3/11 – Sul corpo delle donne

lunedì, 7 marzo 2011

Alla Triangle Factory nel millenovecentoundici.
Centoquarantasei morti tra le fiamme
Al nono piano, senza idranti né uscite di sicurezza.
Il testimone in un edificio di fronte
che vide un giovane aiutare una ragazza a salire
sul davanzale, reggerla poi fuori
staccata dal muro di mattoni, e lasciarla cadere.
E poi un’altra. Come se le aiutasse
a salire su un tram e non nell’eternità.
Una terza prima che lui la lasciasse cadere
lo abbracciò e lo baciò. Poi lui la sostenne
nello spazio vuoto e la lasciò andare. Quasi subito
lui stesso salì sul davanzale, la sua giacca bruciava
e risaliva sbattendo lungo la camicia mentre lui precipitava,
e l’aria gli gonfiava i pantaloni grigi.
Robert Pinsky (da Nuova antologia della poesia americana – Minimum fax)

Se il Paese va alla deriva è anche perché il potere maschile ha fallito. Non sarebbe una brutta idea se gli uomini che hanno provato a cavalcare e addomesticare la tigre, tentando di appropriarsi delle donne che hanno manifestato il 13 febbraio (non solo contro il pessimo premier) nel tentativo di capitalizzare la protesta, facessero parecchi passi indietro e cominciassero da subito, ad esempio per le imminenti elezioni amministrative in tante aree del Paese, a lasciare il governo delle città alle donne. E invece lo slogan (Se non ora quando? E va bene, se piace si userà questa massima rabbinica. Però a condizione che “ora” è sempre) adesso viene rivendicato da Veltroni per manifestazioni pro-ribelli libici*.
Poi ci tocca vedere una becera cartellonistica dove segretari di partito (Di Pietro, Vendoa, Bersani…) ci invitano a manifestare la nostra dignità e intelligenza femminile accucciate sulle loro ginocchia.
E sul corpo delle donne, o meglio delle bambine, si muovono i fondamentalisti cattolici (il parroco di Brembate ma anche il giornalista Socci) che vorrebbero gli onori dell’altare per la piccola Yara Gambirasio che sarebbe morta per difendere la sua purezza. A parte che degli ultimi istanti di vita della bambina ancora non si sa, ma perché, se fosse stata stuprata sarebbe pronto per lei l’inferno?
E sui corpi violati delle donne la politica (sic) duella.
E’ noto che il sindaco di Roma Alemanno articolò la sua campagna elettorale addebitando al sindaco uscente la responsabilità di uno stupro conclusosi con la morte. Assumiamo pure che Alemanno sia sfortunato, ma la sua consiliatura ha visto, tra l’altro, parecchie violenze sulle donne per le quali respinge ogni critica accusando la catatonica opposizione di strumentalizzare le vicende. Roma ha vissuto diversi stupri in pochi giorni, e uno di una giovane spagnola si è rivelato – per fortuna – una invenzione della ragazza. Per la quale il sindaco aveva illuminato il Colosseo (cosa che si è ben guardato di fare per il presunto abuso avvenuto dentro una caserma del Quadraro ad opera di tre carabinieri). Invece di contare fino a 3 prima di parlare, ad Alemanno non è parso vero di avere uno stupro in meno sul coppino e ha invitato con voce stentorea a chi aveva osato dire che la sicurezza in città scarseggia a chiedergli scusa. E’ evidente che il sindaco ha pochissime idee e ben confuse come capita spesso – spessissimo – al suo genere.
Per evitare di fare la figura delle broccole (verdura che peraltro fa benissimo alle donne) come le nominate del pdl che si sono riunite per omaggiare il premier e svillaneggiare le loro congeneri non accoccolate al capo supremo, sarebbe bene non accettare col sorriso mimose e cioccolatini per l’8 marzo, ma piuttosto chiedere ai volenterosi maschi che vogliono cavalcare la forza delle donne, di andare a farsi un giretto lontano dai palazzi del potere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Si ricorda che il Pd – ad eccezione dei radicali – votò a favore del controverso trattato italo-libico.

17/2/11 – A letto col nemico (3)
14/1/11 – Er più