Finché lo sdegno non si estende a tutti gli aspetti del privilegio e della violenza maschile, dovrebbe venire il sospetto che delle donne ci si preoccupi quasi sempre solo quando servono (Lea Melandri, studiosa della differenza di genere)
Tante donne attraverso i loro gusti sessuali sono entrate in Parlamento e si sono ritagliate uno spazio mediatico: per esempio la Concia (Nunzia De Girolamo, deputata Pdl)
Il sesto comandamento “non commettere atti impuri” è urgente da applicare almeno al pari del settimo “non rubare”. Il vasto consenso che oggi l’opinione pubblica mostra su di esso non deve essere effimero e strumentale (Servizio informazione religiosa (Sir) agenzia giornalistica della Cei)
Io non ho proprio niente contro la manifestazione del 13 febbraio “se non ora quando” per difendere la dignità della donna intaccata dalla mercificazione che ne fa Silvio, anzi, qualsiasi mossa per contestare l’arrogante e inconcludente premier va perseguita, però l’appello che convoca l’incontro mi lascia perplessa. Leggo “… questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbero rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione” . Che vuol dire? Il sesso deve essere regolamentato? Io credo che il sesso non ha niente a che vedere con la dignità e la morale, se non in quei paesi in cui la legge è dettata dalla religione, in quei paesi dove si vigila sulla verginità delle donne e dove si fanno le mutilazioni dei genitali. E’ quello che chiamiamo Stato etico. Non sopportiamo quando la politica vuole dirci come e quando morire, perché dobbiamo invocare il suo intervento per disciplinare i comportamenti sessuali? Inoltre io non voglio difendere la coscienza religiosa dell’Italia, anzi sogno uno Stato laico che non attribuisca alla politica incarichi pedagogici.
Poi c’è la questione dei maschi, volenterosi firmatari dell’appello. Ho visto un bel signore della mia età con appeso al collo un cartello “mia figlia non te la prendi”. Bel progresso, mio padre non si sarebbe mai permesso di parlare di me così, perché nonostante i suoi desiderata sperava che fossi libera e tutto sommato anche se mi sono rotta la testa e continuo a rompermela lo sono. E le firme dei giornalisti poi… anche di quelli che nei loro programmi usano belle ragazze come ancelle stando attenti a sceglierle modello gnocca come direbbe Silvio. Sarò ancora arroccata al femminismo della mia origine politica, ma continuo a vedere nell’altro sesso l’ostacolo al libero dispiegarsi della piena libertà delle donne.
Inoltre, è il caso di parlare delle ragazze di Silvio? Che facciamo, manifestiamo da brave ragazze contro le cattive ragazze? A me sembrava che avessimo fatta tanta fatica per affermare la libertà di scelta di ognuna. Anche di fare soldi col proprio corpo, purché deciso da sé. Si può obiettare che “il drago” le fa eleggere in parlamento il che è gravissimo. Ma poco equo se non parliamo di come è stato nominato il ministro della Giustizia o simili teste di genio maschile. E i maschi firmatari dell’appello si guardano bene dal chiedere conto di come sono selezionati i politici (e ahimè i conduttori di talk show) .
Per ultimo, mi disturba un po’ vedere l’uso disinvolto di una massima a me cara che per intero fa “se non sono per me, che sarà per me? Se sono soltanto per me, che cosa sono io? E se non ora, quando?” (Avoth 1,14) . Non lo sapevano gli organizzatori?
Forse, ma sicuramente però conoscono il titolo del romanzo di Primo Levi dove si raccontano altri dolori. Sarà una sottigliezza ma il garbo non si deve trascurare mai.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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27/1/11 – A letto col nemico
Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc. E invece sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne.
Fermo restando che l’obiettivo di mandare via un premier sempre più simile al dittatore dello stato libero delle banane è più che lodevole, e sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia, tirare dentro le ragazze di Silvio con nomi cognomi abitudini ecc ecc, giudicandole, è inaccettabile. Il premier, un qualsiasi premier, non può consentirsi simili comportamenti e sarebbe normale in qualsiasi angolo di mondo che si presentasse dai pubblici ministeri.
Ma torniamo alle ragazze. Le giovani, non sprovvedute, non povere, non sfruttate, laureate e spesso “di madre lingua straniera”, hanno partecipato ad uno scambio. E torniamo al femminismo che ci ha insegnato a riconoscere l’autonomia di ogni donna, perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Basisco al pensiero che giovani fanciulle scelgano di vendere il loro corpo, ma mi rifiuto di cadere nella misoginia.
Piuttosto mi piacerebbe vedere un colpo di reni da parte delle (poche) donne della classe dirigente del nostro Paese, che rimangono inerti quando l’Ue comunica che tra i 27 paesi siamo i penultimi per l’occupazione femminile. Che l’agenda di Lisbona che fissava un obiettivo minimo di 60% di donne al lavoro vede l’Italia inchiodata al 46%. Che prendessero atto che le donne non sono libere di avere figli perché solo 9 bambini su 100 trovano il posto all’asilo. Che anche quando le donne sono bravissime – e lo sono, basti il dato che su 100 laureati 65 sono donne – la carriera è ostacolata perché le valutazioni che danno gli uomini (purtroppo ai vertici ci sono quasi sempre loro) non sono legate al merito ma alla giovane età e alla bellezza.
Il femminismo ci insegnava la compattezza di genere, un punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Troppo spesso le donne che riescono ad imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano. Come se avessero paura di una eventuale concorrenza. Se si continua a fare così ci toccherà sentire ‘sto bunga bunga ancora per parecchio.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Cedo che se si intrapende questa strada non si sa più dove si va a a finire. Per cui la De Girolamo, che forse è una delle migliori dl Pdl, ha subito fatto una odiosa affermazione.
Temo che facilmente si arriverà ad una deriva etica anche se i promotori non cercano questo sbocco.
Sui maschi sono d’accordissimo. Al più si prova a parlare con quelli che riteniamo nostri compagni e si prova ad educare i figli maschi. Ma certo non ci si sfila insieme.
Credo che una manifestazione con queste parole d’ordine non abbia molto senso perchè è una mera strumentalizzazione del femminile, ancora una volta ad uso e consumo del mondo maschile
In realtà la questione partiva con una lettera di Giulia Bongiorno, poi il coperchio sopra l’ha messo Gad Lerner.
Non condivido l’ampolloso documento , e anche Berlusconi porco , che condivido, mi sembra pochina come proposta politica.
Bisogna stare attenti a queste fughe in avanti, perchè è possiile che noi de sinistra siamo più seri e bravi, ma quelli de destra ce magneno in testa come si vede dalla dichiarazione di Nunzia De Giorlamo. Che è cattivissima, ma… difficile da negare.
Noi donne sappiamo perfettamente che gli uomini – ovviamente non tutti ma la stragrande maggioranza si – pensano delle donne quello che Silvio dice.
La manifestazione, alla quale sono convinta che la maggioro parte dei firmatari dell’appello è in buona fede, non è che un altro uso disinvolto del genere femminile.
Detto questo concorso su Berlusconi porco
Quattro manichini di donna vestiti in abiti occidentali (ma sul genere suora laica in missione, niente di conturbante, nessun abito da sera, al massimo due maniche di camicia) con velo da cui sfuggono ciocche di parrucche bionde. In piedi su un piccolo palcoscenico con le fiamme dell’inferno e la dannazione eterna disegnate su carta, e le scritte in arabo: “Gli uomini che guardano donne vestite così diventano mostri voraci, le donne che indossano questi abiti bruceranno per l’eternità”, “Chiunque riempia i suoi occhi con il proibito, nel giorno del giudizio Dio lo riempirà di fuoco”. Sarebbe una specie di installazione artistica, in un posto qualunque (da guardare dicendo: “Molto provocatorio” con sguardo preoccupato), ma a Baghdad questo è il messaggio di una moschea in un posto dove le signore comprano vestiti, veli, burqa, ma anche cose più audaci, da mettere la sera con i mariti (in Iraq non c’è un’imposizione ufficiale sul velo). La foto dei manichini usati per indicare alle signore irachene le conseguenze del peccato e della dissolutezza è sul New York Times, e l’articolo riporta le parole di un rappresentante della moschea: “Noi abbiamo avuto questa grande idea dopo aver visto la depravazione e il modo in cui quelle si vestono e mostrano il loro corpo”. Quelle saremmo noi, europee e americane con blue jeans e gonne, golfini e giacchette, la maggior parte delle volte uscite di casa di corsa senza guardarci allo specchio. Ma in questi giorni di richiamo alla moralità si leggono cose bizzarre perfino riguardo al codice di abbigliamento che una donna italiana per bene deve osservare per non essere scambiata per una di Arcore; avviso a tutte: le autoreggenti meglio di no, ha detto l’economista Irene Tinagli al Corriere della Sera, e anche a Baghdad, all’università, si organizzano convegni per decidere gli abiti appropriati delle ragazze. “Questa è una piccola rappresentazione – ha detto orgoglioso il portavoce della moschea – per mostrare le punizioni di Dio nel caso in cui le donne indossassero quel tipo di vestiti, mostrando il seno, il sedere, il corpo”. Mostrare non significa ancora esporre, ma semplicemente non usare lo hijab, e quindi infiammare i pensieri degli uomini (un ragazzo di ventitré anni ammette: “Guardo le donne quando vedo che indossano jeans aderenti. E’ uno dei problemi. Significa che il diavolo sta facendo un buon lavoro”). Le pressioni religiose per coprirsi diventano sempre più forti, le ragazze si preoccupano e dicono “Stiamo diventando come l’Iran”, perché anche spruzzarsi il profumo diventa un gesto infernale. “E’ colpa della depravazione”, e la depravazione sono un paio di jeans e i capelli quasi al vento, la depravazione è la tivù che mostra le serie televisive turche, dove le ragazze hanno anche le gonne, chiara invenzione del diavolo.
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Si sono d’accordo con lo spirito che ti anima. Se si deve fare una manifestazione contro B. occhei, ma senza utilizzare escamotage
SE NON ORA QUANDO? 13 FEBBRAIO: IN PIAZZA PERCHÈ…
È arrivato il momento in cui la parola individuale e collettiva delle donne sulla politica in generale e sui temi che ci riguardano direttamente si levi alta e forte.
Pensiamo che il tema all’ordine del giorno non sia il moralismo in contrapposizione alla libertà di prostituirsi, bensì il rifiuto della mercificazione del corpo delle donne.
Crediamo nella necessità di riaffermare l’importanza di una sessualità libera e consapevole che non ha nulla a che vedere con il mercato delle cariche pubbliche.
Pensiamo che gli stereotipi siano lesivi della donna e anche dell’uomo, costretto in una rappresentazione machista e lontana dall’attualità.
Diciamo no all’idea dei corpi femminili offerti come oggetti di consumo e agli stereotipi che propongono un’immagine offensiva delle donne.
Contestiamo le scelte misogine dei governi e in particolare quelle dei governi Berlusconi che insistono sui corpi delle donne: legge 40 sulla fecondazione assistita, l’aumento dell’età pensionabile, l’abolizione della legge contro la pratica delle dimissioni in bianco, che consente il licenziamento delle lavoratrici in gravidanza, a cui si aggiungono gli attacchi alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, il tentativo di stravolgimento e privatizzazione dei consultori (legge Tarzia per la regione Lazio), il boicottaggio alla diffusione della pillola RU486.
Nel sito trovi le adesioni alla manifestazione e tante opinioni sul tema.
ND ‘noidonne’ è un mensile libero di attualità, politica e costume.
Diffusione straordinaria del numero di marzo / Giornata internazionale della donna:
Fra i tanti articoli troverai interviste e riflessioni di: Franca Rame (spettacolo e cultura), Chiara Saraceno (donne e lavoro), Giancarla Codrignani (unità d’Italia e le donne risorgimentali), Rosangela Pesenti (politiche al femminile), Luisella Battaglia (bioetica della riproduzione), Tiziana Bartolini (Flavia Perina e il femminismo di destra), Graziella Bertani (Inge Feltrinelli, una vita particolare). Info alla pagina http://www.noidonne.org/blog.php?ID=01433
Se non ora quando?
Italianieuropei aderisce all’appello “Se non ora quando?” in occasione della manifestazione di domenica 13 febbraio e ospita sul suo sito un dossier con articoli, racconti e immagini. Vogliamo continuare ad offrire analisi e spunti di riflessione per superare un modello di società che svilisce il ruolo della donna.
Corpo di donna e corpo politico
A me non spaventa, né crea riprovazione morale chi usa con disinvoltura il proprio corpo, chi lo adopera come strumento per raggiungere obiettivi personali, quali che siano, o chi lo vende nella convinzione che un abuso degradante della propria persona non intacchi le parti più nobili dell’individuo: il cervello o, per i più metafisici, l’anima. | di Marco Balzano
A Spezia domenica 13 febbraio 2011 Piazza del Bastione noi ci saremo e porteremo i nostri ombrelli rossi. Noi ci saremo perchè ci siamo sempre state e perchè crediamo sia vitale far capire, nel nostro piccolo, senza i grandi mezzi, a mani nude che non vogliamo essere usat* da nessuno e che i moralismi da signora bene non ci interessano.
Noi ci saremo nonostante tutto, noi ci saremo perchè Spezia come ogni altra città in Italia che sia grande o piccola ha bisogno di rompiscatole che dicano la verità su cose dure e scomode da sentire: le donne, tutte le donne, ma sopratutto le donne povere, le lavoratrici sessuali, le immigrate, le precarie sono ogni giorno carne da macello in un Paese che ha perso coraggio civico, un Paese che tollera che Forza Nuova e simili lincino i rom che Tiziana Maiolo (FLI) dica sconcezze ignobili
NOI CI SAREMO E PORTEREMO I MOSTRI OMBRELLI ROSSI.
Con ombrelli rossi e/o gialli se si va in strada a dire Berlusconi dimettiti nonc’è bisogno di usare le donne.
La Chiesa cattolica, grande baluardo maschilistaLa Chiesa si rivela incapace di un vero dialogo con le donne, compresi gli ordini femminiliI vertici ecclesiastici hanno lanciato un attacco frontale alle suore (americane), proprio nel momento in cui più avrebbero bisogno di loro28 maggio 2010 | Mondo La questione del rapporto della Chiesa cattolica con le donne è complessa ed attuale, e mostra una difficoltà delle gerarchie a riconoscere le donne come interlocutrici legittime e di pari grado. L’ultimo periodo ha messo in evidenza un’incapacità dei vertici ecclesiastici nel trattare con le donne all’esterno o all’interno del sistema che può indurre a parlare di un vero e proprio “problema femminile”.
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Un mese fa circa, un gruppo di donne italiane che hanno intrattenuto una relazione sentimentale con dei preti ha indirizzato una lettera aperta al Papa, chiedendo che si affronti e si rimetta in discussione l’obbligatorietà del celibato. (Il gruppo ha un suo sito, Il Dialogo). La notizia – oggi sulla Stampa e sul Riformista – è stata ripresa anche all’estero (è di ieri un articolo su Guardian) ma fino ad ora il gruppo non ha ricevuto una risposta ufficiale.
Se la scelta di tacere in questo caso può essere comprensibile (di recente il Papa si è espresso a ribadire la sacralità del celibato e la necessità di resistere alle pressioni secolarizzanti), meno difendibile è l’atteggiamento delle gerarchie nei confronti delle donne all’interno della Chiesa stessa, le suore e le religiose. Secondo il nuovo numero Newsweek gli ultimi episodi denotano una volontà di limitare il campo d’azione delle religiose, e ridurre la loro indipendenza dai vertici maschili. Ne scrive Lisa Miller in un lungo articolo, riprendendo temi su cui la stessa Miller e Newsweek hanno fatto un’intensa battaglia negli ultimi anni:
Dieci giorni fa, una suora in servizio presso un ospedale cattolico a Phoenix ha ricevuto la scomunica per aver approvato, lo scorso anno, un aborto entro le dodici settimane finalizzato a salvare una paziente a rischio della vita. Il vescovo di Phoenix Thomas Olmsted ha motivato il provvedimento dichiarando che “Un figlio non nato non è una malattia; se il personale medico deve certamente cercare di salvare la vita di una donna incinta, il mezzo per salvarla non deve mai essere uccidere direttamente il figlio non nato”. L’ironia è che ci sono voluti anni, decenni in alcuni casi, perché si intervenisse contro i sacerdoti colpevoli di abusi, mentre questa suora ha ricevuto la scomunica nel giro di pochi mesi, e per aver preso una compassionevole e difficilissima decisione per una dei suoi parrocchiani.
L’azione decisa contro una suora in un caso etico si lega al fatto che è in preparazione una “visita apostolica” o un’indagine, che coinvolgerà tutte le 60.000 religiose americane. L’obiettivo dell’indagine non è chiaro, anche se l’uomo che l’ha ordinata, il cardinale Franc Rode, è molto conosciuto per le sue posizioni sulle “irregolarità” nella vita religiosa del periodo successivo al Concilio Vaticano Secondo. “Si può dire che l’indagine riguardi una certa mentalità secolare che si è diffusa in questi ordini religiosi, e anche forse una certa forma di femminismo” ha dichiarato lo scorso anno, in un’intervista. Osservatori e commentatori sono preoccupati che l’effetto dell’inchiesta sarà costringere le suore a fare dei passi indietro, e che le suore che hanno lavorato in modo più o meno indipendente per decenni vedano la loro libertà d’azione drasticamente ridotta: la Chiesa cattolica è nota, ad esempio, per aver rimosso degli insegnanti dal loro incarico per aver insegnato la dottrina in modo non sufficientemente ortodosso.
Con le diocesi ancora senza soldi a causa dei risarcimenti elargiti in seguito allo scandalo degli abusi sessuali, la preoccupazione è che, dato il numero delle suore in diminuzione soprattutto negli stati occidentali, gli immobili che appartengono alle comunità religiose femminili da generazioni vengano venduti o revocati dalle diocesi. In un momento in cui la leadership maschile può essere rimproverata per aver condotto la Chiesa ad uno stato di crisi – un momento, quindi, in cui c’è più che mai bisogno di voci femminili- anche il più modesto ruolo accordato alle suore è stato messo sotto attacco. Le ragioni specifiche dell’indagine non sono chiare (o, molto più probabilmente, non pubbliche) ma il sospetto che circola si può riassumere in poche parole: troppe suore americane non hanno rispettato le restrizioni.
Papa Benedetto XVI ha la reputazione di guardiano dell’ortodossia cattolica – se non di singoli bambini e famiglie – ed i suoi impegni e direttive riflettono le sue priorità. Da adesso fino a Natale, 100 comunità di suore americane riceveranno la visita in loco di emissari del Vaticano: la maggior parte delle 420 comunità femminili americane ha già riempito questionari a proposito delle proprie appartenenti, della loro sistemazione, della loro missione, delle loro finanze.
Mary Clare Millea, resposabile dell’indagine sulle comunità femminili, assicura che l’inchiesta non ha assolutamente un intento punitivo; vero è che, però, nel passato le visite degli emissari sono avvenute quando le istituzioni cattoliche erano seriamente uscite dai binari: i sacerdoti, ad esempio, ricevettero le visite degli emissari in seguito allo scoppio dello scandalo degli abusi all’inizio del decennio. Millea farà rapporto a Roma sullo stato delle comunità, e la Congregazione deciderà cosa fare di loro.
Lisa Miller racconta che due giorni dopo la pubblicazione di un suo articolo sulla necessità di includere le religiose nei livelli più alti delle gerarchie ecclesiastiche, una suora le ha scritto, nonostante il rischio di esprimersi in modo critico durante il periodo delle visite apostoliche, sostenendo che l’intento delle visite sarebbe assolutamente punitivo e dimostrerebbe la volontà delle gerarchie ecclesiastiche di mantenere la donna nella Chiesa in un ruolo subalterno.
“La Chiesa, che predica l’eguaglianza, è ancora uno degli ultimi baluardi della discriminazione sessuale” commentava suor Joan Chittister, sullo Huffington Post qualche mese fa (la sua è una rubrica fissa). Quando Chittister parla il Vaticano la ammonisce, ma lei continua ad essere popolare, vende libri, ottiene plausi, sulla stampa e online.
Chittister potrebbe rappresentare quel tipo di “spirito femminista” che il cardinal Rode deride, e con “spirito secolare” potrebbe riferirsi a quelle migliaia di suore che recentemente hanno offerto il loro sostegno alla riforma sanitaria (i vescovi avevano preso posizione in senso opposto, per questioni riguardanti l’aborto).
Miller chiude ricordando che le donne che decidono di diventare suore sono sempre di meno e commenta:
Il dato non sorprende assolutamente. Quando gli uomini hanno tutto il potere e “fanno indagini” sulle donne che non sembrano rispettare a sufficienza la loro autorità, perché non diventare un dottore o un avvocato, o una madre-casalinga e mettersi ugualmente al servizio di Dio, ma senza ingerenze autoritarie?
Se non ora, quando?”. Giusto. A condizione che si ricordi che “ora” è sempre, non solo qualche volta. /rav benedetto carucci viterbi)