Provo angoscia per quel che vedo, per i bambini e la gente innocente. Tragico destino per un Paese che aveva tutto per uscire dal sottosviluppo e che oggi implode come risultato di una violenza cumulativa che ha colpito prima le minoranze, gli ebrei derubati e fuggiti in silenzio da tutto il mondo arabo, poi gli italiani che erano rimasti con i loro amici arabi dopo l’indipendenza del Paese, derubati e cacciati da un momento all’altro (David Meghnagi, ebreo espulso dalla Libia nel 1967)
Credevamo che con l’indipendenza del ’51 saremmo potuti rimanere nel Paese continuando a vivere con nostri amici arabi. E invece dovemmo lascare i nostri affetti – Fatma, la mia seconda madre – per arrivare in Italia, un paese sconosciuto che ci accolse con imbarazzo (Giovanni Lubrano, italiano espulso dalla Libia nel 1970)
Con 33 si, 3 no e 17 astenuti il 20 gennaio 2003 la Libia viene eletta alla presidenza della commissione dei diritti dell’Onu. Nell’agosto di quell’anno Tripoli versa 2,7 miliardi di dollari alle vittime dell’attentato al volo Pan Am 103 e pochi giorni dopo, in una lettera al Consiglio di sicurezza, si assume la responsabilità dell’attacco. Il 15 maggio 2006, dopo un quarto di secolo sulla lista americana degli stati sostenitori del terrorismo, Tripoli rientra nelle grazie di Washington. Il 24 luglio 2007, dopo otto anni e mezzo di prigionia in Libia, otto infermieri bulgari e un medico palestinese accusati di aver infettato bambini col virus dell’aids vengono liberati dalle carceri libiche per intercessione della Francia. Il 16 ottobre dello stesso anno la Libia viene eletta a maggioranza schiacciante dal Consiglio di sicurezza.Nel 2009 il ministro libico Ali Abdussalem Treki diviene presidente dell’Assemblea generale dell’Onu. Fino al 2013 la Libia è membro del Consiglio dei diritti umani. Oltre alle interessanti disquisizioni sulle tribù libiche non dimentichiamoci di ricordare le responsabilità delle tribù occidentali (Marco Perduca, deputato radicale eletto nelle liste Pd e che ha votato, in difformità col Pd, contro il trattato italo-libico)
Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare (proverbio arabo)
http://www.youtube.com/watch?v=aM_lE-w6zfU&feature=related
Le rivoluzioni nordafricane porteranno centinaia di migliaia di persone sulle nostre coste. L’allarme sembra prevalere su qualsiasi altra considerazione, ad esempio sulla catastrofe umanitaria che quei paesi stanno vivendo. Fa curioso vedere il ministro Maroni che implora l’aiuto dell’Europa scoprendosi più europeista di Altiero Spinelli. Eppure fino a ieri la Lega sbandierava sciocchissime proposte sull’immigrazione fondata solo su logiche securitarie tuonando contro l’Europa. Inoltre – per inciso – se si pretende ascolto e accoglienza dall’Ue sarebbe pure opportuno sentirla quando ci chiede conto dei diritti civili quali l’adozione per i singoli e per l’indebito aiuto a paesi esteri come il Vaticano. Va poi aggiunto che l’Italia ha sempre avuto rapporti prioritari col colonnello, da Andreotti passando per Craxi per arrivare al mite Prodi e all’entusiasta Massimino D’Alema (che di dittatori pure lui ne ha abbracciati parecchi) per arrivare all’apoteosi berlusconiana. E magari l’Europa questo se lo ricorda.
Va ancora rilevato che le analisi dei politici e dei media sulle rivoluzioni nordafricane risultano essere molto vecchie. Per cui si preferisce agitare il pur possibile spauracchio del fondamentalismo islamico invece di impegnarsi a dialogare con la parte più sana dei rivoluzionari (si sono viste bandiere americane bruciate? È stato o no isolato l’anziano pretone islamico che al Cairo ha invocato la distruzione di Israele? E’ possibile che dobbiamo essere così miopi dal cedere al pregiudizio razzista secondo il quale gli arabi e i musulmani in particolare non sono culturalmente adatti alla liberta? Come se nell’occidente bianco e cristiano non si siano consumate orribili dittature (Germania e Italia ad esempio), così come nei cattolici paesi dell’America latina.
Bisogna essere coraggiosi, come l’anziano presidente israeliano Shimon Peres che in visita a Madrid ha dichiarato che “le rivolte nei Paesi arabi possono offrire una nuova occasione per la pace in Medio Oriente. Consideriamo la democrazia dei nostri vicini come la migliore garanzia. La pace è come un cavallo al galoppo che passa davanti alla nostra finestra, dobbiamo precipitarci e balzare in sella”.
Tra tutti i mali dell’umanità forse il più terribile è la perdita della speranza in un futuro migliore. E la cosa più criminale è tagliare le gambe a chi vuole correre.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
