Archivio di febbraio 2011

27/2/11 – Conta solo il futuro

sabato, 26 febbraio 2011

Provo angoscia per quel che vedo, per i bambini e la gente innocente. Tragico destino per un Paese che aveva tutto per uscire dal sottosviluppo e che oggi implode come risultato di una violenza cumulativa che ha colpito prima le minoranze, gli ebrei derubati e fuggiti in silenzio da tutto il mondo arabo, poi gli italiani che erano rimasti con i loro amici arabi dopo l’indipendenza del Paese, derubati e cacciati da un momento all’altro (David Meghnagi, ebreo espulso dalla Libia nel 1967)
Credevamo che con l’indipendenza del ’51 saremmo potuti rimanere nel Paese continuando a vivere con nostri amici arabi. E invece dovemmo lascare i nostri affetti – Fatma, la mia seconda madre – per arrivare in Italia, un paese sconosciuto che ci accolse con imbarazzo (Giovanni Lubrano, italiano espulso dalla Libia nel 1970)
Con 33 si, 3 no e 17 astenuti il 20 gennaio 2003 la Libia viene eletta alla presidenza della commissione dei diritti dell’Onu. Nell’agosto di quell’anno Tripoli versa 2,7 miliardi di dollari alle vittime dell’attentato al volo Pan Am 103 e pochi giorni dopo, in una lettera al Consiglio di sicurezza, si assume la responsabilità dell’attacco. Il 15 maggio 2006, dopo un quarto di secolo sulla lista americana degli stati sostenitori del terrorismo, Tripoli rientra nelle grazie di Washington. Il 24 luglio 2007, dopo otto anni e mezzo di prigionia in Libia, otto infermieri bulgari e un medico palestinese accusati di aver infettato bambini col virus dell’aids vengono liberati dalle carceri libiche per intercessione della Francia. Il 16 ottobre dello stesso anno la Libia viene eletta a maggioranza schiacciante dal Consiglio di sicurezza.Nel 2009 il ministro libico Ali Abdussalem Treki diviene presidente dell’Assemblea generale dell’Onu. Fino al 2013 la Libia è membro del Consiglio dei diritti umani. Oltre alle interessanti disquisizioni sulle tribù libiche non dimentichiamoci di ricordare le responsabilità delle tribù occidentali (Marco Perduca, deputato radicale eletto nelle liste Pd e che ha votato, in difformità col Pd, contro il trattato italo-libico)
Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare (proverbio arabo)

http://www.youtube.com/watch?v=aM_lE-w6zfU&feature=related

Le rivoluzioni nordafricane porteranno centinaia di migliaia di persone sulle nostre coste. L’allarme sembra prevalere su qualsiasi altra considerazione, ad esempio sulla catastrofe umanitaria che quei paesi stanno vivendo. Fa curioso vedere il ministro Maroni che implora l’aiuto dell’Europa scoprendosi più europeista di Altiero Spinelli. Eppure fino a ieri la Lega sbandierava sciocchissime proposte sull’immigrazione fondata solo su logiche securitarie tuonando contro l’Europa. Inoltre – per inciso – se si pretende ascolto e accoglienza dall’Ue sarebbe pure opportuno sentirla quando ci chiede conto dei diritti civili quali l’adozione per i singoli e per l’indebito aiuto a paesi esteri come il Vaticano. Va poi aggiunto che l’Italia ha sempre avuto rapporti prioritari col colonnello, da Andreotti passando per Craxi per arrivare al mite Prodi e all’entusiasta Massimino D’Alema (che di dittatori pure lui ne ha abbracciati parecchi) per arrivare all’apoteosi berlusconiana. E magari l’Europa questo se lo ricorda.
Va ancora rilevato che le analisi dei politici e dei media sulle rivoluzioni nordafricane risultano essere molto vecchie. Per cui si preferisce agitare il pur possibile spauracchio del fondamentalismo islamico invece di impegnarsi a dialogare con la parte più sana dei rivoluzionari (si sono viste bandiere americane bruciate? È stato o no isolato l’anziano pretone islamico che al Cairo ha invocato la distruzione di Israele? E’ possibile che dobbiamo essere così miopi dal cedere al pregiudizio razzista secondo il quale gli arabi e i musulmani in particolare non sono culturalmente adatti alla liberta? Come se nell’occidente bianco e cristiano non si siano consumate orribili dittature (Germania e Italia ad esempio), così come nei cattolici paesi dell’America latina.
Bisogna essere coraggiosi, come l’anziano presidente israeliano Shimon Peres che in visita a Madrid ha dichiarato che “le rivolte nei Paesi arabi possono offrire una nuova occasione per la pace in Medio Oriente. Consideriamo la democrazia dei nostri vicini come la migliore garanzia. La pace è come un cavallo al galoppo che passa davanti alla nostra finestra, dobbiamo precipitarci e balzare in sella”.
Tra tutti i mali dell’umanità forse il più terribile è la perdita della speranza in un futuro migliore. E la cosa più criminale è tagliare le gambe a chi vuole correre.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

21/2/11 – Pari diritti?

lunedì, 21 febbraio 2011

Il magistrato del Tribunale dei minori di Mestre che ha condannato i 2 mascalzoni minorenni di Bassano del Grappa alla frequentazione della messa domenicale forse voleva indicare un percorso etico. Ma lo Stato non può prescrivere un atto religioso senza violare i principi di libertà e laicità
Fatto l’inganno, trovata la legge!

Era scontato – e in effetti in pochi lo hanno rilevato – che nel milleproroghe c’è l’aumento del biglietto del cinema di 1 € per finanziare le agevolazioni fiscali nel settore della produzione cinematografica ma con l’eccezione delle sale parrocchiali e ecclesiali.
E fin qui siamo nel rispetto della tradizione di Vaticalia ma turba che nell’assoluto silenzio e indifferenza è passata la discussione sulla vergognosa mozione dei senatori della Lega che hanno chiesto con forza la soppressione dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ritenuto uno oscuro coacervo di burocrati sperperoni. Può anche darsi che sia vero, ed è comunque vero che usare l’espressione razza nel 2010 è un obbrobrio quanto meno grammaticale, ma è legittimo pensare, conoscendo i denuncianti, ad altro. L’Unar è un organismo istituito con decreto legislativo nel 2003 presso il Ministero delle Pari opportunità in conformità ad una specifica direttiva Ue. Il ruolo della struttura è contribuire a rimuovere il pregiudizio attraverso rilevazione di dati, campagne di sensibilizzazione, segnalazioni agli enti locali. In pratica è l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione* . Unar interviene quando la graduatoria comunale per l’assegnazione dei posti nei nidi impedisce l’accesso agli immigrati (a Ciampino, Roma), o quando il piano territoriale è in contrasto con la normativa antidiscriminatoria (Pordenone), o dove vengono affissi manifesti che offrono lavori ai soli italiani (Torino) Nel 2010 l’Unar ha attivato 700 istruttorie.
L’Unar fa politica “questi burocrati dalla penna rossa abusano del concetto di discriminazione e pretendono una parificazione totale tra l’autoctono e l’extracomunitario” dicono i senatori della Lega. Possibile che di questi dibattiti se ne fregano tutti i media?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinione politiche, condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

17/2/11 – A letto col nemico (3)

giovedì, 17 febbraio 2011

Se non ora quando? E va bene, se piace si userà questa massima rabbinica. Però a condizione che “ora” è sempre.
Per il suo padrone, portato davanti a un collegio di donne, Leporello chiese la legittima suspicione (Adriano Sofri, Piccola Posta)
La parte di me
che diffida delle divise ascolta con scrupolo l’atteso intervento di suor Eugenia Bonetti… è la star della piazza. Dal fondo un gruppo di ragazze grida: papessa, papessa (Cinzia Leone, Il Riformista)
C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna (Pitagora)

Delle sontuose manifestazioni del 13 febbraio si parlerà ancora molto. Sebbene l’appello fosse estremamente discutibile – basti pensare al richiamo alla coscienza civile, etica e religiosa della nazione - le molte età e culture che riempivano le piazze era evidente. Donne che hanno mostrato di volersi occupare della realtà e non solo del pessimo premier, perché oltre allo scontro politico c’era nelle piazze molto di più.
E’ il momento “ora” di capitalizzare la protesta. La tendenza degli uomini, quelli amici, a volte anche quelli con cui dividiamo il letto, è di usare, ringraziare, e raccogliere i frutti dell’albero scosso con fatica. Li abbiamo visti gli aspiranti premier (tutti) accorrere con ridicole sciarpe bianche a trovarsi la nicchia nei tg diretti dagli amici beneficati ieri e con accordi sottobanco anche oggi. E ’ evidente che questi oscuri ganimedi che hanno governato (anche i più nuovi sono in politica da decenni) hanno avuto una azione inefficace quando erano maggioranza e sono inutili oggi nel fare l’opposizione.
Dopo il 13 febbraio un approdo logico e possibile sarebbe un partito al femminile. Basta con il pietire le quote, chiedere raccomandazioni, sperare in un posto in parlamento gentilmente concesso. Quelle piazze piene dovrebbero servire a costruire uno spazio senza implorarlo, e allora diventerebbero una opportunità per le giovani. Per le cinquantenni che hanno vissuto quel momento indimenticabile del femminismo, dove indipendentemente dall’età dalla cultura dall’appartenenza ideologica e politica si era sorelle, rappresenterebbe una grande chance trasmettere alle nostre figlie quello che ci ha insegnato il femminismo: la compattezza di genere. Questo è il punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Purtroppo capita spesso che le donne che riescono a imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano, come se temessero una concorrenza. Le donne che perdono la memoria delle donne, anche in politica e nei diversi schieramenti, prima o poi ci rimettono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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9/2/11 – A letto col nemico (2)
27/1/11 – A letto col nemico (1)

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Roma 9 giugno 1889, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”. Un corteo parte da piazza Esedra (che oggi si chiama piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila . In testa al corteo i reduci garibaldini, poi il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, quelli della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo (presieduto da Francesco Crispi), ma ci sono membri della Camera dei deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.
Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la capitale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”. Il 29 giugno, festa di san Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”. Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”. La piazza Campo de’ Fiori “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.
E’ bene ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

15/2/11 – Quel che conviene

martedì, 15 febbraio 2011

E’ presto per dire come finirà la rivoluzione egiziana del 25 gennaio. Vorranno i militari accompagnare un paese privo di strutture democratiche – costituzione, partiti, associazioni, sindacati, ong – verso la democrazia? In molti temono una deriva iraniana o pakistana, anche se, per il momento, i Fratelli musulmani non sembrano interessati a prendere le redini di un paese oggi privo di qualsiasi coordinamento amministrativo e dalla compromessa economia. E’ essenziale non cedere al pregiudizio razzista secondo il quale gli arabi – e i musulmani – sarebbero culturalmente non adatti alla libertà. L’Egitto, ad esempio, ha conosciuto la democrazia prima dell’avvento di Mubarak. E del resto, chi poteva immaginare fino a qualche anno fa che paesi cattolici come Spagna e Irlanda potessero liberarsi dal giogo della Chiesa cattolica per approdare ai diritti civili dell’Occidente più avanzato dando anche a noi che viviamo in schiavitù in Vaticalia la speranza per il cambiamento e la libertà? Oggi è equo essere accanto ai giovani uomini e alle giovani donne che sistemano aiole e puliscono le strade con scritto sulla maglia “scusate per il disordine, stiamo costruendo l’Egitto”. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Quali meccanismi rigorosi possono evitare che lo Stato centrale possa trovarsi a dover ripianare i debiti creati a livello regionale? (Lorenzo Bini Smaghi)

Tutti tirano Bossi per la sciarpa verde, non per tentare di strangolarlo – gesto deprecabile ma comprensibile – ma piuttosto per offrirgli garanzie sul federalismo qualora si decidesse a far cadere il governo. Per quanto il caimano sia un coacervo di tutti i mali, non si può dire che la Lega lo distanzi troppo.
Il partito “padano” è stato uno dei freni maggiori allo sviluppo economico del paese. Mentre il mondo si globalizzava, l’Italia scopriva le piccole patrie identitarie, il dialetto a scuola, le piccole aziende locali. Il federalismo che vuole la Lega serve soltanto a trasferire i costi del mantenimento della classe politica dal centro alla periferia.
Non si capisce quali siano le prospettive del federalismo che la Lega vuole sbandierando il banale slogan “padroni a casa nostra”. http://www.linkiesta.it/ma-federalismo-e-altra-cosa

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5/5/10 – Di cosa parliamo quando parliamo di federalismo?

Intanto, anche se questa fola sembra tutta targata Lega va ricordato che l’attuale opposizione non ha mai contrastato il federalismo fiscale. Cosa vuol dire federalismo? A stare ai suoi esegeti decentramento devoluzione libertà di decisione su varie materie, stando al dizionario un insieme di più Stati che hanno una politica comune e dislocano in periferia solo una porzione del potere legislativo. Chi attua il federalismo? Intanto gli Stati Uniti, ma anche la Svizzera. Entrambi grandi paesi che nulla hanno a che vedere, anche per dimensione, con il nostro. Secondo il ministro Roberto Calderoli il passaggio al federalismo sarà privo di costi : per miracolo, al confronto la liquefazione del sangue di san Gennaro è scienza esatta, le regioni meridionali cesseranno il loro sperperio in posti letto, falsi invalidi, servizi esagerati, pasti a bambini insolventi, e i bilanci – olè – in pareggio. Ovviamente al nord che invece è geneticamente migliore le cose saranno perfette, gli ospedali solo di eccellenza, ai feti verrà data degna sepoltura, i maestri mai e poi mai avranno la vocale larga, non ci saranno pericolose centrali nucleari e i fiori spunteranno dai cannoni. Inoltre è francamente insopportabile questa lettura “lombrosiana” del sud, per cui tutto quello che succede da Roma in giù è furto ai danni del nord produttivo, anche e soprattutto per l’indolenza la pigrizia la sporcizia delle persone. In sintesi il federalismo spezzerà l’Italia in venti sub-statarelli con statuti confusi, e il sud si prenderà una mazzata che lo stenderà in maniera definitiva (che in parte ci starebbe anche bene visto che, anche nella mia Regione, si votano con fiducia presidenti che con la Lega sono alleati subalterni grazie alla intelligente politica dell’uomo più furbo del mondo). Ma il disastro non sarà solo di tipo economico. Piccoli assaggi li abbiamo avuti con le fughe in avanti dei neopresidenti di Piemonte e Veneto che hanno tentato di interpretare una legge dello Stato. Primi cittadini che rifiutano finanziamenti regionali perché dovrebbero ridistribuirli agli stranieri o che fissano una multa per chi indossa il burqa. Paesi come la Francia o il Belgio sono arrivati a decisioni in questo senso dopo decenni di dibattito che ha coinvolto politicamente e culturalmente i paesi nella loro interezza, qui un sindaco ridicolizza una questione che dovrebbe essere la materia sulla quale discutere nel nostro prossimo futuro. Mentre nel Parlamento non si discute più ai sindaci manca solo di battere moneta. Sarebbe opportuno tornare in fretta agli amministratori che lavorano per la città e al più fanno qualche ordinanza sulle deiezioni canine o il colore dei fiori delle aiole.
Infine, visto che la Lega ama straparlare della Roma magnacciona nella quale si attovaglia con gusto, come è possibile che senza fiatare abbia votato a favore di un finanziamento per ripianare il buco di bilancio lasciato dal sindaco di Catania (ora purtroppo malato ma intimo amico del premier), o regalato a vanvera dei soldi al sindaco di Roma più che altro perché col suo odioso chiacchiericcio aveva stancato Tremonti? Non si sa se augurarsi in un veloce ripensamento del federalismo o nell’attuazione rapida per toccare rapidamente il fondo. Dal quale, pare, si possa solo risalire.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/2/11 – Un vuoto di senso

domenica, 13 febbraio 2011

E’ più facile educare i cani che i rom (Tiziana Maiolo, portavoce milanese Fli)
Non possiamo ascoltare in silenzio queste parole, perché il silenzio ci renderebbe complici. Le parole di Maiolo dovrebbero essere offensive per la dignità umana di ogni italiano (David Nahum, vicepresidente comunità ebraica di Milano)

C’è una tragedia ancora più grande di quella dei quattro piccoli zingari di origine romena bruciati a Roma nelle fiamme della loro baracca. E’ stata l’indifferenza dei romani che neanche si sono accorti dello stemma della città abbrunito sui sempre più rari autobus della capitale. E’ stata la mancata denuncia per omicidio nei confronti del sindaco che, sulla rivista Panorama ancora in edicola nel giorno del rogo, si pavoneggiava per i grandi successi ottenuti “sul problema rom”. E’ stata la presa di posizione di un leghista - di cui non voglio neanche scrivere il nome affinché sia chiaro il mio disprezzo – che ha detto che era esagerato il lutto cittadino per quattro zingari. Perdere la vita in quel modo – e nell’agosto scorso un altro piccolino era bruciato in un campo – non è una fatalità tragica ma la conseguenza di una serie di omissioni, tra cui quella di non renderci conto che il modo in cui vivono gli zingari in Italia è uno sfregio all’umanità prima ancora che alle leggi.
In Italia il giudizio sui rom è fermo alla teoria dell’Untermensch, il razzismo nazista che individua i popoli inferiori. Nessuna etnia è disprezzata – oggi – come quella degli zingari, al punto che gli si nega qualsiasi opportunità di emanciparsi frustrando l’aspirazione di ogni essere umano che è la fame di cambiamento.
Dopo l’ennesimo tragico misfatto del rogo di Roma, il sindaco Alemanno ha rilasciato una delirante intervista nella quale spiegava che non si può “diffondere l’idea che basta arrivare a Roma per avere una casa popolare o tutta l’assistenza possibile perché rischieremmo di attrarre centinaia di migliaia di nomadi da tutta Europa”. Quindi, par di capire, niente case per avviare l’integrazione dei rom come succede nel resto d’Europa e con i fondi dell’Ue, ma è bene lasciare accampamenti schifosi al fine di scoraggiare. Ormai il sindaco di Roma, che pensava di essere il vice-Berlusconi, è motivo di imbarazzo addirittura per i suoi camerati (Gasparri che non è neanche al governo, Matteoli che gira tra una procura e l’altra, La Russa che dopo aver delegittimato i comandi delle Forze armate sui morti afgani è silenzioso). Alla sua destra Storace dipinge il sindaco come un pinocchio, mentre Bontempo (autorevole consigliere della regione Lazio) gli da dell’inconcludente mentre dice che gli omosessuali sono incompatibili coi valori della Destra. Così, per non farsi mancare nulla.
Le dichiarazioni di Maiolo (Fli) sui rom milanesi ci fanno temere che, nonostante gli sforzi di Fini e del povero Bocchino che ogni volta che parla rischia l’infarto, siamo ancora lontani dal vedere nel nostro Paese la nascita di una destra priva di tentazioni autoritarie, populistiche, qualunquistiche, razziste.
Quanto agli zingari posso solo dire che sono gratificata che le comunità ebraica hanno messo, da diversi anni, a disposizione le loro strutture nell’organizzazione di attività di volontariato per il sostegno ai nomadi e il supporto alla loro integrazione. E’ una conquista per gli ebrei – che c’entra molto con la loro identità e nulla, come è giusto che sia, con la religione – e fa sperare che le comunità ebraiche siano in grado di esprimersi ad un livello alto, di essere portatrici di proposte politiche di ampio respiro e di speranze di rinnovamento. Le affermazioni di principio che pure qualche volta sentiamo fare da qualche anima bella, non servono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Le rivoluzioni in corso e la bomba demografica.

giovedì, 10 febbraio 2011

Quello che sta succedendo lungo la faglia musulmana dal Mediterraneo al Mar Rosso è stato messo spesso in relazione con la crisi delle risorse alimentari e l’aumento dei relativi prezzi. Ma pochi osano andare al dilà del fenomeno economico per accorgersi che tutto ha una causa vera ed esplosiva, il boom demografico che nel solo Egitto, per esempio, ha portato la popolazione da 20 a 80 milioni in soli 60 anni. Per questo seguiamo con particolare attenzione l’impegno di quei partiti (i Radicali Italiani) e quelle associazioni come RientroDolce che coraggiosamente continuano a denunciare la gravità del fonemo demografico a cui dobbiamo le invasioni disperate dei clandestini nelle aree ricche del pianeta, e la fame, la miseria e le malattie che provocano le invasioni da noi e le rivoluzioni sanguinose da loro. Su quest’ultimo fenomeno segnaliamo il commento di Luca Pardi, Segrtario di RientroDolce.

Nella valle del Nilo.

Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)

Come dice Emma Bonino nella sua intervista pubblicata su Notizie Radicali, è vero che tutti i popoli aspirano alla libertà. Ma prima di tutto aspirano ad avere la pancia piena. In cambio di questo molti uomini sono disposti anche a rinunciare a fette importanti di diritti civili e politici. Per questo i regimi totalitari hanno sempre un sistema di sussidi che letteralmente “compra” la pace sociale. L’Egitto non fa eccezione, esiste infatti un sistema di sussidi energetici, come ad esempio in Venezuela, e per i generi alimentari di cui l’Egitto è uno dei principali importatori: 40% del cibo e 60% del grano usati in Egitto sono di importazione. Tale sistema di sussidi si è basato nel passato sull’esportazione di petrolio e poi di gas che forniva i fondi necessari a sostenere questa forma di welfare.

La popolazione egiziana è raddoppiata dal 1980 ad oggi raggiungendo gli 80 milioni di abitanti. Tale popolazione vive in una stretta striscia di territorio lungo le rive del Nilo. Il resto del paese è un deserto. Nel frattempo la produzione petrolifera nazionale ha attraversato e superato un picco, poco sotto il milione di barili a giorno, ed oggi i circa 680.000 barili al giorno prodotti a livello nazionale sono interamente consumati all’interno del paese. L’Egitto è diventato importatore di petrolio da esportatore che era. Il regime ha spostato le esportazioni sul gas che sono molto cresciute dal 90′ ad oggi, ma anche esse sono stagnanti da almeno cinque anni. Inoltre la crisi mondiale che ha colpito prevalentemente i paesi sviluppati ha ridotto i traffici attraverso il Canale di Suez, altra fonte di reddito per l’Egitto. La situazione finanziaria del paese si è dunque inevitabilmente e rapidamente degradata.

Aggiungiamo a questo il generale aumento dei prezzi dei cibi (non ci dilunghiamo qui sulle cause di tale aumento) e l’equazione è fatta.

I tentativi del governo egiziano di spingere sulle riforme economiche al fine di attrarre investimenti dall’estero ha avuto un certo successo, ma ha anche aumentato le distanze fra ricchi e poveri in una paese tradizionalmente egualitario con un indice di Gini al 2001 confrontabile con quello dei paesi europei.

Anche una democrazia liberale avrebbe delle difficoltà in una situazione simile, ma è anche vero che nelle democrazie liberali  le persone hanno pieno e consapevole controllo della propria fertilità e sono meno soggette alla propaganda natalista di origine ideologica e religiosa. Le donne, in particolare, scelgono la maternità in piena autonomia e sono informate su come ritardare o evitare le gravidanze. L’Egitto con una media di natalità di 3 figli per donna è ancora molto lontano dal necessario livello di stabilizzazione demografica (si parla sempre di 2,1 figli per donna, ma qui se si vuole decrescere si deve andare almeno ad 1,8). L’aumento vertiginoso della popolazione egiziana, e di tutto il Nord Africa, ha di fatto vanificato ogni possibile miglioramento delle condizioni economiche.

Anche su questo tema l’Europa, per un malinteso senso di pudore, o semplicemente in ossequio al conformismo natalista di chiese e imam, resta immobile.

Perfino i liberali democratici europei hanno mostrato di non vedere il nesso fra collasso economico, migrazioni, e i problemi sociali indotti dalla sovrappopolazione, se è vero come è vero che al Congresso ELDR di Helsinky nell’ottobre del 2010, nel quale si sono affrontati i temi demografici  l’assemblea ha respinto ogni emendamento indirizzato a sostenere nella mozione finale, una politica di sostegno all’educazione sessuale, alla salute riproduttiva e al controllo delle nascite, proposti dai Radicali Italiani e da altri partiti liberali europei.

Le classi dirigenti europee, occupate a mantenere lo status quo, sembrano non vedere come la cosiddetta sfida demografica stia diventando rapidamente una vera e propria minaccia per la pace, la stabilità e il benessere di tutti i popoli inclusi quelli europei.

NOTA DI MARCUS PROMETHEUS  NEL 1950 LA POPOLAZIONE DELL’EGITTO ERA DI 20 MILIONI DI ABITANTI IN 60 ANNI E’ RADDOPPIATA  2 VOLTE ovvero QUADRUPLICATA

9/2/11 – A letto col nemico (2)

mercoledì, 9 febbraio 2011

Finché lo sdegno non si estende a tutti gli aspetti del privilegio e della violenza maschile, dovrebbe venire il sospetto che delle donne ci si preoccupi quasi sempre solo quando servono (Lea Melandri, studiosa della differenza di genere)
Tante donne attraverso i loro gusti sessuali sono entrate in Parlamento e si sono ritagliate uno spazio mediatico: per esempio la Concia (Nunzia De Girolamo, deputata Pdl)
Il sesto comandamento “non commettere atti impuri” è urgente da applicare almeno al pari del settimo “non rubare”. Il vasto consenso che oggi l’opinione pubblica mostra su di esso non deve essere effimero e strumentale (Servizio informazione religiosa (Sir) agenzia giornalistica della Cei)

Io non ho proprio niente contro la manifestazione del 13 febbraio “se non ora quando” per difendere la dignità della donna intaccata dalla mercificazione che ne fa Silvio, anzi, qualsiasi mossa per contestare l’arrogante e inconcludente premier va perseguita, però l’appello che convoca l’incontro mi lascia perplessa. Leggo “… questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbero rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione” . Che vuol dire? Il sesso deve essere regolamentato? Io credo che il sesso non ha niente a che vedere con la dignità e la morale, se non in quei paesi in cui la legge è dettata dalla religione, in quei paesi dove si vigila sulla verginità delle donne e dove si fanno le mutilazioni dei genitali. E’ quello che chiamiamo Stato etico. Non sopportiamo quando la politica vuole dirci come e quando morire, perché dobbiamo invocare il suo intervento per disciplinare i comportamenti sessuali? Inoltre io non voglio difendere la coscienza religiosa dell’Italia, anzi sogno uno Stato laico che non attribuisca alla politica incarichi pedagogici.
Poi c’è la questione dei maschi, volenterosi firmatari dell’appello. Ho visto un bel signore della mia età con appeso al collo un cartello “mia figlia non te la prendi”. Bel progresso, mio padre non si sarebbe mai permesso di parlare di me così, perché nonostante i suoi desiderata sperava che fossi libera e tutto sommato anche se mi sono rotta la testa e continuo a rompermela lo sono. E le firme dei giornalisti poi… anche di quelli che nei loro programmi usano belle ragazze come ancelle stando attenti a sceglierle modello gnocca come direbbe Silvio. Sarò ancora arroccata al femminismo della mia origine politica, ma continuo a vedere nell’altro sesso l’ostacolo al libero dispiegarsi della piena libertà delle donne.
Inoltre, è il caso di parlare delle ragazze di Silvio? Che facciamo, manifestiamo da brave ragazze contro le cattive ragazze? A me sembrava che avessimo fatta tanta fatica per affermare la libertà di scelta di ognuna. Anche di fare soldi col proprio corpo, purché deciso da sé. Si può obiettare che “il drago” le fa eleggere in parlamento il che è gravissimo. Ma poco equo se non parliamo di come è stato nominato il ministro della Giustizia o simili teste di genio maschile. E i maschi firmatari dell’appello si guardano bene dal chiedere conto di come sono selezionati i politici (e ahimè i conduttori di talk show) .
Per ultimo, mi disturba un po’ vedere l’uso disinvolto di una massima a me cara che per intero fa “se non sono per me, che sarà per me? Se sono soltanto per me, che cosa sono io? E se non ora, quando?” (Avoth 1,14) . Non lo sapevano gli organizzatori?
Forse, ma sicuramente però conoscono il titolo del romanzo di Primo Levi dove si raccontano altri dolori. Sarà una sottigliezza ma il garbo non si deve trascurare mai.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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27/1/11 – A letto col nemico

Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc. E invece sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne.
Fermo restando che l’obiettivo di mandare via un premier sempre più simile al dittatore dello stato libero delle banane è più che lodevole, e sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia, tirare dentro le ragazze di Silvio con nomi cognomi abitudini ecc ecc, giudicandole, è inaccettabile. Il premier, un qualsiasi premier, non può consentirsi simili comportamenti e sarebbe normale in qualsiasi angolo di mondo che si presentasse dai pubblici ministeri.
Ma torniamo alle ragazze. Le giovani, non sprovvedute, non povere, non sfruttate, laureate e spesso “di madre lingua straniera”, hanno partecipato ad uno scambio. E torniamo al femminismo che ci ha insegnato a riconoscere l’autonomia di ogni donna, perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Basisco al pensiero che giovani fanciulle scelgano di vendere il loro corpo, ma mi rifiuto di cadere nella misoginia.
Piuttosto mi piacerebbe vedere un colpo di reni da parte delle (poche) donne della classe dirigente del nostro Paese, che rimangono inerti quando l’Ue comunica che tra i 27 paesi siamo i penultimi per l’occupazione femminile. Che l’agenda di Lisbona che fissava un obiettivo minimo di 60% di donne al lavoro vede l’Italia inchiodata al 46%. Che prendessero atto che le donne non sono libere di avere figli perché solo 9 bambini su 100 trovano il posto all’asilo. Che anche quando le donne sono bravissime – e lo sono, basti il dato che su 100 laureati 65 sono donne – la carriera è ostacolata perché le valutazioni che danno gli uomini (purtroppo ai vertici ci sono quasi sempre loro) non sono legate al merito ma alla giovane età e alla bellezza.
Il femminismo ci insegnava la compattezza di genere, un punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Troppo spesso le donne che riescono ad imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano. Come se avessero paura di una eventuale concorrenza. Se si continua a fare così ci toccherà sentire ‘sto bunga bunga ancora per parecchio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

7/2/11 – Questo è

lunedì, 7 febbraio 2011

Signore e signori, noi continuiamo a credere che Berlusconi sia una persona, quando in realtà è solo una delle cellule del nostro dna collettivo. C’è un Berlusconi in ogni italiano, nessuno escluso. E’ per questo che non riusciamo a sbarazzarcene, perché facendolo dovremmo rinunciare a una parte di noi. Siamo un paese di incurabili, insicuri maschioni arabescati e di tenere veline velate. (Francesco Bonami, Bob)
Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna (…). Il tuo genio proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)
E in fondo perché no? Perché non andarcene da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile ricominciare da zero (Nathan Zac, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

Per sconfiggere la sinistra forcaiola sterile e demagogica, superSilvio si affida a Francesco Storace orgoglioso custode del fascismo più nero. Il nuovo redentore del governo fu costretto a lasciare Alleanza Nazionale nel 2003, quando Fini decise che il fascismo era il male assoluto suggellando la storica (ma quasi inutile perché troppo fuori tempo) affermazione con una commossa gita in Israele mostrando vergogna per le leggi razziali. La carriera storaciana inizia come autista del deputato Michele Marchio che lo fa eleggere consigliere municipale nella circoscrizione Appio-Tuscolano di Roma. Diventa giornalista del Secolo dove incontra Fini diventandone il bravissimo portavoce. Da presidente della commissione di vigilanza Rai, viene nominato Epurator perché sposta (non licenzia ) leccaculi di vari colori prendendosi enormi soddisfazioni personali. Incredibilmente, ma si parla di promesse e posti di lavoro nella sanità nell’intera provincia di Frosinone che gli riserva un plebiscito, diventa presidente della Regione Lazio. Il suo primo atto è quello di far cambiare la scritta sul palazzo della regione (per i non romani è il palazzo a trifoglio sede di lavoro del rag. Ugo Fantozzi) utilizzando quei caratteri neri che usano i movimenti dell’ultradestra nazistoide e facendosi chiamare governatore al posto del più corretto presidente. Cose gravi, ma nulla rispetto al buco enorme nella spesa sanitaria che ha prodotto con la sua politica (i posti promessi e dati) che il suo successore ha appena parato e che oggi sono la bestia nera dell’attuale presidente della regione e dei laziali che non hanno una assicurazione privata. E’ autore di terribili e volgarissime bordate nei confronti degli omosessuali, o meglio froci, e si ridicolizza con uno sfegatato tifo per la Roma che rese la squadra anche un po’ antipatica. Dopo aver scontentato tutta la regione tranne la solita Chiesa cattolica che incassò prebende per oratori, regalie, terreni, concessioni… certo di non essere rieletto commissionò intercettazioni sul suo competitore per metterlo in difficoltà (in molti dicono che è lui la manina che ha indirizzato i carabinieri ricattatori da Marrazzo ) e intercettò Alessandra Mussolini che si presentava con una sua formazione di ultradestra ormai assorbita, pure lei, dal caimano. Bocciato alla regione viene assunto dal precedente governo Berlusconi come ministro della Salute, ma è costretto a dimettersi per l’emersione degli impicci fatti durante la campagna per le regionali, il Laziogate. Durante il traballante governo Prodi, insultò in maniera volgarissima la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, peraltro una delle poche persone di cui il paese tutto dovrebbe essere fiero, spingendosi a inviarle in casa delle stampelle, senza che nessuno dei suoi elettori lo abbia mai colpito in fronte con delle canadesi.
Nel totale sfascio delle istituzioni Storace il puro è al contempo consigliere comunale a Roma e consigliere regionale nel Lazio e chiede conto ad Alemanno delle assunzioni di parentopoli*. Le sue critiche al sindaco di Roma sono condivisibili, ma è chiaramente un togliti te che mi ci metto io per fare i porci comodi miei come adesso te li stai facendo tu. Storace, che appena qualche mese fa criticò pesantemente – e come dargli torto – la terribile magnata davanti a palazzo Chigi che doveva suggellare la pace tra Bossi e Alemanno** , da oggi per salvare la patria dovrà sedersi accanto ai leghisti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* 4000 persone assunte per chiamata diretta nelle aziende comunali, soprattutto in inutilissime posizioni apicali
** La Lega stigmatizzò violentemente il tentativo di scippo da parte di Roma della gara di Formula 1. Preoccupazione inutile, visto che l’idea di fare un circuito a Roma era solo nella testa del sindaco, ma i costosi piani di fattibilità sono stati pagati dai romani, così come il patron della F1 Ecclestone ha chiarito con una lettera pubblica. Per le scuse il sindaco di Roma, sputtanando i cittadini romani, offrì ai leghisti un ultracafonal pranzo davanti a Palazzo Chigi a base di coda alla vaccinara e polenta. Questo è vero anche se è difficile da credere.

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14/10/10 – L’abbraccio di Silvio Berlusconi non si è fermato al reintegro di Francesco Storace, leader de La Destra, ma si estende ai satelliti del politico fascista. Piero Puschiavo, leader di Fiamma futura ha stretto un rapporto con La Destra e, nel caso possibile di elezioni primaverili, entrerà nel Pdl e da lì nel Parlamento. Puschiavo, prima di Fiamma futura, è stato il fondatore di Veneto Fronte Skinhead e dirigente di Fiamma tricolore. Negli anni ’90 è stato rinviato a giudizio per apologia di genocidio e istigazione all’odio razziale. Nel 2005 è stato assolto e risarcito con 10mila € per i ritardi giudiziari. Agli atti (e alla memoria) è rimasto il testo dei manifesti del suo movimento apparsi a Verona: “Siamo un gruppo di giustizieri nazifascisti. Rivendichiamo la nostra territorialità messa a dura prova con l’arrivo dei cani negri che contaminano la nostra terra”. Rispetto al fascismo Puschiavo dice: “la storia non deve essere rinnegata”; sull’omosessualità : “non dico che sono delinquenti, ma l’omosessualità è una patologia da curare”; sull’immigrazione: “deve essere contrastata completamente”; sull’ebraismo : “non siamo antisemiti ma antisionisti e l’Italia dovrebbe rompere i rapporti con Israele” (posizione condivisa con molta sinistra). Più esponenti di Fiamma futura sono consiglieri in parecchi piccoli comuni veneti, generalmente eletti all’interno di liste civiche.
Che l’amatissimo Silvio abbia un certo pendant per i fascisti è cosa innegabile. Non solo perché volle fortissimamente Ciarrapico al Senato (contro il parere di Fini), ma anche per il suo recente innamoramento per Daniela Santanchè, promossa colonnella sul campo. Dopo aver abbandonato Alleanza Nazionale perché i suoi esponenti avevano le palle di velluto (le sue uscite sono volgarissime come è noto), entrò ne La Destra di Storace candidandosi premier. Memorabile una sua intervista “barbarica” rilasciata a Daria Bignardi, in cui ne disse di ogni a Silvio, impegnandosi pubblicamente a non dargliela (sic). Entrata alla grande nel Pdl è stata insignita dal titolo di sottosegretaria al Programma, esautorando del tutto il fuori sincrono Rotondi. La sottosegretaria ruppe con Fini (pallemosce), reo – seppur con un ritardo di oltre cinquanta anni – di dire che il fascismo fu un male assoluto, fascismo da lei rivendicato con orgoglio.
Domanda banale: il governo e il Pdl sono antifascisti?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

4/2/11 – La piazza egiziana

sabato, 5 febbraio 2011

La piazza egiziana è indecifrabile. Venerdì, giorno di preghiera, la folla scandiva il solito grido islamico Allah’u Akbar, ma lo slogan della rivolta, quello che riempiva le strade, è un altro: illegittimo! Mubarak è un presidente illegittimo perché la sua elezione fu una frode. La legge d’emergenza è illegittima. E questa invocazione dello stato di diritto contro lo stato di polizia non ha una caratterizzazione islamica, né contiene alcuna opposizione di principio ai sistemi occidentali (Guido Rampoldi, la Repubblica)

Magari è il caso di provare a dare fiducia alla piazza egiziana provando a non fare parallelismi con l’Iran. Addirittura la giovane piazza potrebbe contagiare i palestinesi schiacciati da Hamas, movimento fondamentalista che ha applicato la sharia a Gaza, che si sono dati appuntamento dopo la preghiera del venerdì. In effetti c’è una punta di razzismo nel pregiudizio secondo il quale gli arabi sarebbero culturalmente non adatti alla libertà. Che in certa misura è più o meno quello che i paesi occidentali dicono dell’Italia che ha politici ridicoli e sottomessi al Vaticano.
Però la paura di una svolta “komeinista” è reale, perché oltre le dimissioni di Mubarak il movimento, che appare assai destrutturato, non va. Il partito Wafd, nazionalista e liberale centrale prima della rivoluzione del 1952, è al momento assente dalla scena, e El Baradei sembra non conoscere più bene il suo Paese dopo aver trascorso tanto tempo a Vienna. La transizione ordinata chiesta dagli Stati Uniti – l’Europa come al solito irrilevante – dovrebbe essere guidata dai militari. Omar Suleiman, capo dell’intelligence designato alla guida non ha riscosso però la fiducia di El Baradei né dei Fratelli musulmani. La piazza sembra aver fraternizzato con i militari ed è assai improbabile che dopo tanti attestati di solidarietà ritornino – senza fregiarsi di titoli di potere – in caserma. Magari finirà con una guida militare, meglio del fondamentalismo religioso certo, però ancora non è democrazia. Anche stavolta sembra difficile che Ue, Usa, Onu… riescano a scegliere l’interlocutore giusto.

7/1/11 – Kifaya (Basta)

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. E allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.” (Antonio Gramsci, 1891-1937. Fondatore del Partito comunista italiano, 1921)

Arabian Business è una rivista che ogni anno stila una lista dei cento uomini più potenti del Medio Oriente e quest’anno – a sorpresa – c’è il nome di Wael Abbas, un blogger egiziano. Abdel Kareem Nabil Suleiman, noto con il nome di Wael Abbas, arrestato il 6 novembre 2006 con l’accusa di avere irriso l’islam e offeso il presidente egiziano Hosni Mubarak, è stato scarcerato nel novembre del 2010. Gli appelli, soprattutto quelli internazionali, hanno contribuito alla scarcerazione anche se, come ha denunciato Reporter senza frontiere, quattro anni hanno lasciato il segno su Abbas. Wael Abbas ha scoperto l’importanza della rete nel 2004 quando decise di conoscere gli attivisti di Kifaya (Basta) movimento di lotta contro il potere di Mubarak, e da quel giorno decise di scrivere tutto quello che vedeva. Impegnato da sempre nella denuncia, Abbas si è presto reso conto che le sue opinioni erano inascoltate e ha capito che doveva riprendere gli eventi e lanciarli nella blogosfera, l’unico luogo dove può avvenire un vero dibattito pluralista. Prima del 2006 Abbas era stato arrestato un paio di volte per aver postato qualche critica di troppo sugli eccessi religiosi e autoritari nel Paese, oltre ad essere espulso dalla prestigiosa università di Alessandria dove frequentava la facoltà di legge inseguendo il sogno di diventare avvocato dei diritti umani. L’arresto del 2006 invece è stato determinato da un filmato particolarmente crudo di un fatto che sconvolse il Cairo. Era la fine del Ramadan e una folla di uomini stava aspettando di vedere Dina, una famosa ballerina di danza del ventre, che si esibiva in occasione dell’uscita di un suo film. Nell’agitazione generale un gruppo di uomini ha incominciato ad inseguire le donne che passavano lì accanto molestandole pesantemente. Il tutto tra l’indifferenza della polizia. Le autorità egiziane temono come la peste i blogger, anzi il solo fatto di avere un blog porta chiunque sotto la lente di ingrandimento. Oggi non tutti i blog sono politici, ma sono la voce di vari settori discriminati, tra cui donne, omosessuali, copti. E i giovani, considerati una minaccia per l’integrità del paese. Dice Abbas: “in Arabia Saudita, in Libano, nel Bahrein sta succedendo quel che è successo in Egitto. La sfera virtuale è una rete senza confini che si infila nelle fessure lasciate libere dai regimi. Sappiamo che la nostra lotta non porta a cambiamenti immediati, ma informando la coscienza delle persone si sveglia. Speriamo che il genere umano si accorga che ci sono cose che bisogna cambiare”.

Il dottor Ala al-Aswany è un dentista con un bello studio medico al Cairo. E’ conosciuto (anche da noi) per Palazzo Yacoubian edito da Feltrinelli. Al-Aswany dice che le forze di sicurezza in Egitto si preoccupano solo di proteggere Mubarak e hanno ignorato le minacce di al Qaeda rivolte alla comunità copta. Lo scrittore-dentista è un attivista di Kifaya e dice: “una rivoluzione scoppia, non si programma a tavolino. Io personalmente sono per le rivoluzioni perché sono uno degli aspetti più importanti del genere umano. Non solo le rivoluzioni storiche, ma anche quelle quotidiane di ogni individuo”. Sul risultato elettorale delle elezioni parlamentari dello scorso novembre e nelle quali il partito nazionale-democratico del presidente ha avuto il 90% dei suffragi, al-Aswany da un giudizio netto: “le elezioni devono essere un processo trasparente attraverso cui i cittadini possano esprimersi. Quelle di novembre sono state l’ennesimo crimine del regime sulla popolazione”. Attualmente è lo scrittore arabo più letto nel Medio Oriente, compreso Israele dove però i suoi libri vengono letti in inglese o arabo perché al-Aswany, pur dicendosi non contrario ad una traduzione in ebraico, non vuole trattare con editori israeliani in linea con la posizione governativa. Tanto per ricordare che c’è sempre qualcuno più a sud.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2/2/11 – I ricchi

mercoledì, 2 febbraio 2011

Un professore uscito dall’adunanza di un Istituto di alta cultura, in cui erano quel giorno cancellati i nomi di illustri israeliti ebbe a dire: “eppure eravamo tutti contrari”. Alla nostra osservazione del perché avessero ciò fatto, ebbe a rispondere: “siamo tutti pecore, così ridotti dopo sedici anni di regime assolutista”. In alcune facoltà universitarie i rettori e i presidi, come sommo di coraggio, ebbero a dire parole di saluto e “di rispetto” ai colleghi insigni “uscenti” (ma realmente cacciati col decreto). Un mio tentativo di organizzare una protesta fra i professori non ha fatto un sol passo” (Ernesta Bittanti Battisti, Diario 1938 – 1943, Manfrini, Trento)

Giuliano Amato ha proposto una imposta di 30mila euro per ogni italiano facente parte del 30% più agiato. La sinistra è stata spiazzata da questa proposta e di fatto ha balbettato. Berlusconi è stato sprezzante e ha sostenuto che una tassa di questo tipo impaurirebbe i ceti medi. Con tutta evidenza gli spin doctor non hanno spiegato al premier il reddito del ceto medio. La tassa infatti si rivolge ai super ricchi, classe alla quale appartiene anche lui. Ha sostenuto però che quello che serve all’Italia è una “sferzata liberalizzatrice”, colpo di frusta assai poco credibile visto che in sedici anni, avendo spesso una maggioranza altissima, non ha mai neanche preso in esame. Nel contempo buio fitto sul colossale debito pubblico per il quale non è stato messo in cantiere nessun progetto.
Oltre l’Oceano invece c’è un numero di super ricchi (Warren Buffet, Steven Spielberg, Bill Gates…) che concedono generose donazioni allo Stato, con lo scopo di ridurre la forbice tra le élites e le masse. Che vuol dire, quando il paese patisce chi ha di più è chiamato a fare la sua parte.
Neanche quello che sta avvenendo nel Mediterraneo – con le terribili involuzioni che potrebbero verificarsi – fa aprire gli occhi alle classi dirigenti pigre e miopi. In quei paesi una ristretta fascia di popolazione si è arricchita smodatamente mentre il resto della società vede degradare il proprio train de vie. E’ tardi per stare appresso alle chiacchiere del premier. Quando se ne accorgeranno gli elettori adoranti di san Silvio?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it