Tutti a dire che prima o poi la globalizzazione costringerà gli operai Fiat-Fiom a cedere. Possibile che la globalizzazione valga solo per gli operai Fiat e non per il variegato gruppo delle sanguisughe (gli ultraprotetti, gli ultragarantiti, buona parte dei dirigenti della pubblica amministrazione e dei liberi professionisti, quel mezzo milione di italiani che vivono di politica)? (T.Vinco, da un blog)
Mentre il presidente della Repubblica rendeva omaggio alla lapide dei fratelli Cervi, a Modena la Lega chiedeva di realizzare una lapide in memoria dei nazifascisti, ossia “i caduti della guerra civile del 1943-1945”. E di affiancarla alla stele dedicata alle vittime dell’olocausto, danneggiata a martellate a capodanno… (ste.san, Il Fatto quotidiano)
Bossi non si è limitato a mancare di rispetto alla bandiera. Ha scelto di mancare di rispetto anche al presidente della Repubblica. Cosa dirà Fini, leader di una forza che si ispira al patriottismo repubblicano? E cosa farà il Pd, partito che è stato fin troppo indulgente in tema di federalismo, fino al punto di votare in aula una riforma della quale ancora adesso non si conoscono cifre e coperture? E Casini, al quale continuano ad arrivare profferte di scambio per il suo ingresso in maggioranza? (P. Caldarola, Mambo)
Pare che il Gran Consiglio abbia applaudito più volte gli sforzi del ministro Brunetta per la riforma della pubblica amministrazione che dovrebbe andare a regime da questo mese (e non, come sarebbe opportuno il 1° aprile). Sembra – se vogliamo rimanere nel mondo reale - difficile che “la riforma” riuscirà a far funzionare meglio di oggi la burocratica macchina statale.
Secondo le cifre presentate dal ministro, nel quinquennio 2008-2013 si risparmieranno 62 miliardi di €. I lavoratori, già sfrondati di 70mila persone con pensionamenti e prepensionamenti, dovrebbe diminuire ancora di 300mila unità entro il 2012. Meno dipendenti potranno fornire servizi più efficienti? Il sindacato dei medici Anaao sostiene che nel 2018 mancheranno 22mila dottori per la mancata sostituzione del personale che andrà in pensione.
Il ministro Brunetta si è esaltato, durante un convegno Ocse a Venezia, perché nel 2008 le politiche di alleggerimento hanno portato un risparmio di 5,5 miliardi di €. Con tutta evidenza il ministro contava su un pubblico sonnacchioso, perché è palese che i risparmi sono stati determinati dal governo precedente (il governo delle “elite di merda” guidate da Prodi).
Il professore Renato Brunetta patisce un malefico peccato originale: è convinto che la macchina burocratica pubblica è perfetta, specialmente con le dotazioni informatiche e tecnologiche meravigliose da lui personalmente fornite (sicuro?), ma il buon funzionamento è ostacolato dal fannullone. Sicuramente nella pubblica amministrazione – così come nelle banche, nelle redazioni, nelle fabbriche…, ci sono degli squallidi lavativi. Ma per uno che vanta di avere nel suo curriculum un passaggio alla Fondazione Brodolini (ministro del Lavoro e padre dello Statuto dei lavoratori) e ricorda di essere – stato aggiungerei io – socialista (ma è equo ricordarlo, sempre nelle seconde e terze file), parlare dei lavoratori come mangiapane a tradimento è una cosa schifosa.
La legge brunettiana prevede che il 25% del personale che si condurrà benissimo avrà un 50% di soldi in più (il salario accessorio) e percorsi preferenziali per eventuali avanzamenti di carriera, il 50% del personale che si comporterà bene avrà una parte del salario accessorio, il rimanente 25%, cioè gli scansafatiche, nulla. Chi giudicherà i bravissimi i bravi e gli sfaticati? Per il momento le tre categorie saranno valutate insindacabilmente dal loro dirigente, anche se sarebbe più giusto dire sarnno in balia. Quel che è certo, è che il dinamico Brunetta ha il bastone, ma non la carota. Con i tagli di Tremonti, come potrà avere il salario accessorio per il personale modello? Appare probabile che l’impiegato che si prenderà la bastonata in testa ricorrerà al Tar per vedere disconosciuto il metro di valutazione del suo diretto superiore. A quelli che si aspettavano la carota non rimarrà che andare a palazzo Vidoni e sputargli addosso appena esce. Sempre che, come costume dei politici italiani, non si chiuda in una macchina blu con vetri oscurati inforcando largo Argentina contromano, solo per il gusto di dire lo posso fare e lo faccio.
E’ evidente che efficienza, burocrazia snella, merito… sono aspirazioni di chi lavora nella pubblica amministrazione e dei tanti noi che quotidianamente ce ne serviamo. Ma le nozze coi fichi secchi non si sono mai viste, così come non c’è mai stato un ministro della Pubblica amministrazione che tratta come paria “il suo esercito”.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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12/12/10 – La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco Alemanno ne è la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre), ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes. Pensando di onorare l’architettura fascista – appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – ha deciso di dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti sgomenti così come per la sua beatificazione. Ha portato corone a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – ai presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha lanciato idee grandiose (ad esempio radere al suolo e ricostruire Tor Bella Monaca, una borgata insana) dal palco di Cortina InConTra. Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che non farà più (del resto non ha mai iniziato) asili nido perché è meglio fare delle convezioni coi privati.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi enorme come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti – la intelligente della coppia – che già titolare di un incarico al ministero delle Pari Opportunità, con Pollastrini ieri e oggi con Carfagna, è ora anche consigliere della Regione Lazio. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli paradossali, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, perché aspirante statista nazionale – è stato l’ascaro di cui si è servito Silvio ad agosto per la tentata ricucitura coi futuristi (sic) – e quindi disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo avrebbe aiutato ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (nessuno ama ricordare le sue gesta di ministro dell’Ambiente, manco lui). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non è bastata l’esperienza della Regione Lazio con Storace che ha prodotto un buco nella sanità di proporzioni inaudite (con la sua presidenza addirittura si arrivò a pagare un plus sul ticket per farmaci e analisi)? Nella mia giovinezza, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in viale delle Milizie con i camerati, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Riconosco che non era un granché. Molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada, molti topi sono usciti dalle fogne e spesso sono rimasti accecati dalla luce del giorno.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
