Archivio di gennaio 2011

31/1/11 – Alle opposizioni

lunedì, 31 gennaio 2011

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)
Cca’ chi more fa ‘n affare

http://www.ilpost.it/2011/01/31/lettera-berlusconi-corriere/

Dopo tangentopoli in molti si aspettavano un completo rinnovamento della classe partitica e una gestione diversa dell’amministrazione pubblica. Con “la discesa in campo” Berlusconi ha intercettato la considerevole parte di italiani che voleva fare a meno della politica per sostituirla con “il fare”. Senza progettualità né visione per il futuro, Silvio ha offerto agli italiani una visione rassicurante ma falsa, e per riuscire a sostenerla si è circondato da adulatori, lacchè, servi sciocchi. Che – sia ben chiaro questa è una cosa del tutto secondaria – non hanno il coraggio di dirgli quanto è ridicolo con quella calotta di capelli che lo fa somigliare a un pupazzetto playmobile.
Il “fare” ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali che hanno contribuito alla storia d’Italia. Ma ha dato grande peso e visibilità alla più corrotta delle istituzioni, la Chiesa cattolica. Spregiudicata come pochi, la Chiesa ha capito per prima il baratro verso cui si andava con il vanesio uomo prestato alla politica. Sapevano bene, i gerarchi della SS, che Silvio era un uomo non in linea con i dettami della dottrina, pluridivorziato, edonista… il che va anche bene a noi normali. Ma conoscevano la sua amoralità e incoerenza, e quindi certi di avere le concessioni economiche e la sicurezza di non allentare sui diritti civili. Berlusconi come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui. Il che è contrario a qualsiasi logica. I frutti migliori, anche in politica, arrivano quando si è deciso come potare innestare raccogliere. Insieme si decide e si fa. Un uomo solo al comando è la dittatura. Insopportabili sono i codazzi, sia a destra che a sinistra.
Moralmente, non moralisticamente, stiamo meglio oggi? In molti forse lo pensano ed è solo parlando a quei molti che la politica può ricominciare.
Con l’inizio della cosiddetta seconda Repubblica i buchi della politica italiana sono diventati voragini, e vedere il Pd che insegue modelli politici stranieri modificandoli in maniera pasticciona stringe il cuore. Sarebbe almeno una cosa che i partiti oggi all’opposizione, promuovessero la patrimoniale. Sarebbe un tentativo per stabilire termini equi di cooperazione per un nuovo contratto sociale. Sarebbe un punto di partenza, che non a caso il potente Silvio ha già bocciato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

27/1/11 – A letto col nemico

giovedì, 27 gennaio 2011

… Non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna: c’è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne… Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi (Giulia Buongiorno, deputato Fli, dalla lettera a La Repubblica)
Ma perché devo credere a tutte queste troiette e puttanelle che sono in giro e non devo credere al mio Presidente? Berlusconi può andare a letto anche con una capra. L’unica sua colpa è che è ricco e ama la carne fresca e non le babbione come me (Iva Zanicchi, eurodeputato Pdl, Un giorno da pecora, radio 2)
Non so se Carfagna ha avuto una relazione con mio marito come dicono. Certo è una che ha sempre bisogno dell’ombrello di un uomo che la protegga (Gabriella Buontempo, moglie del deputato Fli Italo Bocchino, intervista su A)

Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc. E invece sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne.
Fermo restando che l’obiettivo di mandare via un premier sempre più simile al dittatore dello stato libero delle banane è più che lodevole, e sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia, tirare dentro le ragazze di Silvio con nomi cognomi abitudini ecc ecc, giudicandole, è inaccettabile. Il premier, un qualsiasi premier, non può consentirsi simili comportamenti e sarebbe normale in qualsiasi angolo di mondo che si presentasse dai pubblici ministeri.
Ma torniamo alle ragazze. Le giovani, non sprovvedute, non povere, non sfruttate, laureate e spesso “di madre lingua straniera”, hanno partecipato ad uno scambio. E torniamo al femminismo che ci ha insegnato a riconoscere l’autonomia di ogni donna, perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Basisco al pensiero che giovani fanciulle scelgano di vendere il loro corpo, ma mi rifiuto di cadere nella misoginia.
Piuttosto mi piacerebbe vedere un colpo di reni da parte delle (poche) donne della classe dirigente del nostro Paese, che rimangono inerti quando l’Ue comunica che tra i 27 paesi siamo i penultimi per l’occupazione femminile. Che l’agenda di Lisbona che fissava un obiettivo minimo di 60% di donne al lavoro vede l’Italia inchiodata al 46%. Che prendessero atto che le donne non sono libere di avere figli perché solo 9 bambini su 100 trovano il posto all’asilo pubblico. Che anche quando le donne sono bravissime – e lo sono, basti il dato che su 100 laureati 65 sono donne – la carriera è ostacolata perché le valutazioni che danno gli uomini (purtroppo ai vertici ci sono quasi sempre loro) non sono legate al merito ma alla giovane età e alla bellezza.
Il femminismo ci insegnava la compattezza di genere, un punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Troppo spesso le donne che riescono ad imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano. Come se avessero paura di una eventuale concorrenza. Se si continua a fare così ci toccherà sentire ‘sto bunga bunga ancora per parecchio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Anche quest’anno tv e istituzioni celebreranno la Giornata della memoria. In un Paese che si divide su tutto, trovare un simbolo, un evento, una data per ricomporre le diverse posizioni e raggiungere un consenso suona artificiale. La giornata della memoria sembra un mezzo per arrivare alla normalizzazione di avvenimenti aspri della storia, un percorso che sembra avere come obiettivo finale la dimenticanza. Tanto più che i fatti in questione riguardano un periodo storico non ancora argomento di una riflessione serena, ma sono oggetto di rivendicazioni di quanti ne comprendono l’importanza come origine di identità e di potere.
Quest’anno vogliamo ricordare la data istituzionale (nella diaspora il giorno dedicato al ricordo delle vittime e della volontà di resistere è il 16 aprile che serba la memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel ’43) con le parole di una bambina che osservava un ippocastano dalla sua finestra al n. 263 di Prisengracht ad Amsterdam “Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di foglie e molto più bello dell’anno scorso”
T.F.

25/1/11 – Alzare il prezzo (4)

martedì, 25 gennaio 2011

La gente in Italia non protesta perché, probabilmente per una cultura tutta cattolica, prevalgono fatalismo e rassegnazione (Guy Dinmore, Financial Times)
Apprezzo le parole di Bagnasco che chiede una tregua nei conflitti di potere. Del resto la Chiesa parla a tutti, ai cristiani e ai non cristiani (Ministro del Welfare Sacconi)
Mannaggia il diavoletto che cia’ fatto litigà. Pace pace pace!!!

Le parole esplicite da parte della Cei sono arrivate, ma non c’è stato l’intervento ad personam che la parte peggiore dell’opposizione e parecchi media estranei al libero pensiero si aspettavano. E’ il caso di rileggersi - e meditare – l’intervista rilasciata al Corriere della Sera (24/12/10) da Camillo Ruini che ad un Aldo Cazzullo in ginocchio diceva: “Non amo dare giudizi pubblici su comportamenti privati delle singole persone, specialmente quando questi giudizi verrebbero subito interpretati in chiave di lotta politica”.
E questo si che è un astuto politico che ha fatto gli interessi della Cei finché l’ha presieduta e oggi continua a farli per il suo Stato di riferimento che non è l’Italia ma il Vaticano. Quanto ai politici italiani che si buttano sulla Chiesa in modo strumentale, il puntuto Ruini dice: “Giudicare le intenzioni è molto difficile. Che i leader pensino ad un ritorno in termini politici forse è normale. Ma sono scelte che hanno dei costi. Perché la Chiesa dice spesso delle cose controcorrente”.
Proprio sicuri che bisogna chiedere l’ingerenza della Chiesa cattolica? Sono certi i politici nostrani che la potenza di fuoco del clero non spazzi via le macerie italiane?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/1/11 Alzare il prezzo
21/1/11 Alzare il prezzo (2)
24/1/11 Alzare il prezzo (3)

Salvare Alemanno

Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali, lancia l’idea di un Coordinamento cattolici per Roma. “Unirà le personalità del mondo politico cattolico romano che hanno aderito al progetto di Silvio Berlusconi di mettere insieme moderati e riformisti in un unico partito, il Pdl. Contatterò Tajani, Baccini, Antoniozzi e tanti altri. L’impegno sarà un contributo al sindaco Alemanno nella seconda fase del suo mandato amministrativo sancito dalla nascita della nuova giunta” (la Repubblica, 24/1/11)

24/1/11 – Alzare il prezzo (3)

lunedì, 24 gennaio 2011

Il buon nome si fonda più sull’apparenza che sui fatti. Perciò se uno non è casto sia almeno cauto (Baltasar Graciàn, gesuita che nel ‘600 scrisse l’Oracolo manuale)
Offerte erogate da Berlusconi nel 2010: Istituto per le opere di religione, 25.000,00 €; Auser Volontariato (sezione di Arcore), 5.000.00 €; Ceis (Centro italiano solidarietà, Roma), 368.000,00 €; Cuori in coro (cori delle parrocchie sarde), 50.000,00 €; Apparecchiature donate all’ospedale San Raffaele, 252.804,00 €; Sant’Eustorgio musica (Arcore), 10.000,00 €; Parrocchia di San Martino (Mi), 5.000,00 €; Monastero delle Clarisse di S. Rosa, 25.000,00 € (Libero, 21/1/11)
Silvio Berlusconi, 57 anni, omonimo del premier, è morto in un incidente in montagna nel comasco, sul sentiero che porta a Menaggio. Berlusconi è scivolato su un lastrone di ghiaccio ed è precipitato per 30 metri. Operaio in tessitura, viveva a Veniano (Como) e spesso la sua omonimia era stata al centro di servizi giornalistici dal momento che l’operaio comasco era sostenitore del centrosinistra. Ironizzò quando il premier si definì presidente operaio. Disse: “di Silvio Berlusconi operaio ci sono soltanto io”. (Ansa, 23/1/11)

Contestualizzare è la parola d’ordine che i parlamentari (meglio sarebbe dire galoppini) del Pdl e i giornalisti lacchè si sono passati di bocca in bocca. Così ci capita di vedere il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi che spiega, a chi faceva notare che il premier pur divorziato prende la comunione ai funerali degli alpini, come “il vescovo che è sicuramente cattolico sia in grado di distinguere tra le diverse situazioni” Oppure il direttore di Tempi Luigi Amicone che ricorda come “il cattolico Prodi non abbia garantito a sua santità di poter intervenire senza essere contestato all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, mentre l’empio Berlusconi ha provato a graziare Eluana”. Roba che se non fossimo italiani potremmo ridere di gusto a tali scemenze. Ma non c’è niente da ridere, soprattutto quando nessuna opposizione, neanche quella alla quale pur con molti affanni ci sentiamo più vicini (o meno lontani) gioisce, se non sollecita, la Santa Sede per l’ingestione negli affari italiani. Per cui vediamo leader di partito, che pure denunciano il profilo anticostituzionale del premier, chiedere come Di Pietro “dove sono i cattolici del Pdl? Ascoltino il papa”. O D’Alema, che già dal 2 novembre scorso disse “ingerite, ingerite, se non ora quando?” . O Vendola che afferma “la Chiesa da utili insegnamenti etici ai laici”. E’ grave che personale politico che dovrebbe identificarsi con il paese che rappresenta, provi una tale sottomissione nei confronti della Chiesa cattolica al punto di vederla come deus ex machina per espungere il premier. Gioco facile hanno avuto i giornali e i politici del premier che hanno descritto “i comunisti” come quelli che “chiudono un occhio sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia”, come scrive forbitamente Ferrara, oppure come dice più rudemente il leghista Castelli: “meglio la sinistra che vuole un premier omosessuale e porta in parlamento transessuali, travestiti, tutta quella roba lì?”. Molto più realista il commento del cattolicissimo Buttiglione, vicepresidente della Camera, che conoscendo le gerarchie cattoliche ricorda che “il Vaticano non può tacere perché oggi si è davanti a uno scandalo pubblico. Non intervenire avrebbe significato mostrarsi conniventi a una situazione immorale. Per la Chiesa, comunque, è meglio un donnaiolo che fa buone leggi che un bigotto che fa leggi sbagliate”. Anche se recentemente e incomprensibilmente Nucara, repubblicano dai tempi di Spadolini ha deciso di andare a ingrossare il Pdl lasciando lo storico Pri, ha mantenuto ferma la barra sulla laicità e ha dichiarato “con il dovuto rispetto per le alte cariche dello Stato della Chiesa, che si dichiarano preoccupate per le leggi e per la morale italiane, riteniamo che farebbero bene a occuparsi in primis dei casi di pedofilia all’interno delle loro comunità. Casi confessati e quindi più diseducativi delle ipotesi di reato contestate all’Italia”. Si badi, l’anziano Nucara non parla di premier, ma di Italia, perché pure se Berlusconi con la sua presenza ci inquina pure l’aria che respiriamo, è innegabile che una ingerenza dalla Santa Sede offende il nostro Stato, tutto e non solo il premier. Auspicabile sarebbe, ma è come scrivere sulla sabbia, che le opposizioni, insieme divise o come sperano meglio, si facessero una agenda con pochi punti chiari che tenesse conto dei dolori del Paese, dolori che le pesanti intromissioni della Chiesa cattolica con i suoi tanti divieti e con i suoi troppi benefit, impoverisce la vita degli italiani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/1/11 – Alzare il prezzo
21/1/11 – Alzare il prezzo (2)

21/1/11 – Alzare il prezzo (2)

venerdì, 21 gennaio 2011

Ai miei fratelli cattolici ricorderei solo questo: che san Paolo ci ha sempre chiesto di pregare per re e principi non in misura della loro coerenza morale e assenza di vizi, ma in misura che garantisse al popolo “pace e tranquillità di vita”. Venendo all’osso è dirimente questo: da una parte, anche il solo atto di governo come il cassato decreto per graziare Eluana da morte per fame e per sete, firmato dal reprobo. Dall’altra un premier cattolicissimo che, in quel di Roma, su territorio italiano, per invito di istituzioni italiane, in un tempio della libera ricerca e della sapienza, non è stato capace nemmeno di garantire la libertà di parola al papa. (Luigi Amicone, direttore Tempi, settimanale di Comunione e Liberazione)
Sono anni che il cardinale Bagnasco chiede coerenza e serietà ai politici cattolici e monsignor Crociata è arrivato proporre loro Maria Goretti, come esempio. La Chiesa condanna i comportamenti e lo fa in modo severo. Non ci si può aspettare che faccia dei j’accuse alle persone, verso le quali tiene sempre un atteggiamento improntato alla misericordia. (Paola Binetti, deputato Udc e membro dell’Opus Dei)
Il Vaticano non si commenta, ma penso che per loro sia più facile parlare. Berlusconi si è trovato la casa circondata. Controllavano tutti quelli che entravano e che uscivano. Perché non hanno controllato anche lì? (Umberto Bossi, Ansa, 20.1.11 ore 17.53)
Il papa… il papa… Lei è il direttore dell’Unità e mi cita il papa. (Daniela Santanchè, Annozero)

Lunedì al Consiglio episcopale permanente della Cei che si terrà ad Ancona, il presidente dei vescovi italiani, il card. Angelo Bagnasco, dirà parole chiare forti e inequivocabili sulla vicende porcellone (e ahimè gravissime) del premier. La fretta di traversare il Ruby-cone secondo il gossip dei sacri palazzi, è stato determinato dalla copertina di un settimanale inglese dove Elton John e David Furnish sono ritratti insieme al figlio e il terrore di arrivare anche in Vaticalia a simili “degenerazioni da disordine sessuale”. Ma una paura di questo tipo forse percorre le vene di qualche parroco di sperduta provincia (che probabilmente non esiste più) mentre i gerarchi S.S. sanno benissimo che una simile fotografia in Italia non la vedranno nel breve periodo con nessun governo. Almeno fino a che la Chiesa cattolica continuerà ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana, e che l’eccesso di arroganza del premier sembrerebbe porgergli su un piatto d’argento. L’opposizione, a cui come spesso accade fa da mosca cocchiera la stampa “amica”, non si scandalizza dell’ennesima ingerenza della Chiesa, ma anzi la incita. Il cesarista Vendola – intervistato da Gruber – ha detto che i laici devono collaborare con la Chiesa che da utili indicazioni etiche. Bypartisanamente si avvera la prima omelia di Giovanni Paolo II (22 ottobre 1978) : “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di civiltà, di sviluppo”. Sarebbe opportuno a questo punto che la gerarchia invece di mettere il cappello (e le catene) sui diversi partiti, se ne facesse uno tutto suo. Un partito confessionale che abbia una analogia assoluta tra fede e politica, che è si un passo indietro sulla via dell’occidente, ma è un modo per contarsi in maniera definitiva. Nel frattempo, invece di rimanere appesi alle mozzette del clero, sarebbe opportuno che l’opposizione – magari guidata dal segretario Pd Bersani che sembra essere quello col maggiore buon senso – non perdesse tempo ed energie a spiegare che non si fa sesso con le minorenni, ma crei alleanze, prepari una squadra di governo, compili una agenda con pochi punti precisi su economia, lavoro, ambiente. Occupandosi dei dolori del Paese e lasciando la valutazione sui divertimenti del premier e la sua inconcludenza nell’azione di governo al giudizio degli elettori. E soprattutto, tenendo ben lontano qualsiasi ulteriore ingerenza della Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/1/11 – Alzare il prezzo

mercoledì, 19 gennaio 2011

“Mi chiamano ape regina perché dicevano che ero la preferita del presidente, ma io non so se lo sono. Ho fatto il tatuaggio con le lettere S.B. perché il presidente è la cosa più bella che ho incontrato nella mia vita e quando guarderò il mio piede mi ricorderò del presidente” (Sabina Began,attrice)

Il Presidente del Consiglio accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile mette in imbarazzo il Vaticano e la Cei . Solo poche settimane fa, nonostante le polemiche sulla compravendita dei deputati, dai sacri palazzi arrivarono parole di sostegno e apprezzamento per un siffatto esecutivo. Quanto durerà l’imbarazzo delle gerarchie?
Con tutta evidenza alla Chiesa non importa né di Berlusconi né di altri, ma cerca solo di essere pronta ad affiancarsi – qualora il premier dovesse lasciare il bastone del comando - al nuovo padrone. Perché le gerarchie hanno paura di perdere un ruolo di primo piano nella società e nella vita pubblica. In maniera molto teorica la Chiesa si dice interessata alle politiche che riguardano la famiglia, ma nonostante i clericaloni quali Lupi, Sacconi, Roccella in importanti settori del governo, fino ad oggi hanno avuto tante parole e pochi fatti. Il papa in persona, ricevendo gli amministratori laziali, ha ricordato ancora la questione, però ha anche aggiunto di pregare per il sindaco di Roma e perché la città accolga le Olimpiadi (sic), mentre si è ben guardato dal pregare perché non si erodano ancora i servizi sociali di cui hanno bisogno soprattutto le famiglie e i poveri. In un quadro così degradato la Chiesa non dispera – magari contestualizzando il favoreggiamento alla prostituzione minorile – di ricevere ancora sostegni per le sue scuole e per i suoi servizi sociali. Nello sfascio etico ed ideologico del nostro Paese, la Chiesa vuole continuare ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana. Paradossalmente la Chiesa cattolica, considerata istituzione marginale in tutto l’Occidente, è tenuta a galla dalla decadenza della politica italiana.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Un sampietrino davanti alle case dove hanno vissuto persone.
D’ottone, con inciso il nome e il cognome, la data di nascita, la data e il luogo di deportazione, la data di morte in un campo di sterminio nazista. Si chiamano Solpersteine, pietre di inciampo. “L’inciampo – dice Adachiara Zevi – non è fisico, ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e gli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e in quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità”. I primi Solpersteine, ideati nel 1995 da Gunter Demning, sono nati ascoltando una signora che negava che a Colonia nel 1940 fossero stato deportati 1000 zingari. Sono già 27.000 le pietre d’inciampo in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Polonia, Italia. In questi giorni a Roma verranno installati diversi sampietrini d’ottone: per gli Spizzichino di via Mameli, per gli Alatri di via Piemonte, per gli Efrati di via Germanico, per i Terracina di via del Tempio…

http://www.memoriedinciampo.it/home.htm

17 /1/11 – Santo subito (a Roma)

lunedì, 17 gennaio 2011

Si chacun fait ses propres règles tout se dérègle.
Il pesce preso all’amo si dimena e sguazza per liberarsi, ma chi guarda la scena oltre il vetro dell’acquario crede in una grande vitalità del pesce. Che a volte riesce anche a liberarsi, lacerandosi le branchie però. In questi momenti il papa dei cattolici assomiglia al pesce preso all’amo. (11/1/11 http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm )

I tribunali ecclesiastici hanno deliberato che Giovanni Paolo II sarà proclamato beato il prossimo 1° maggio. La data coincide con un lungo ponte festivo in Polonia, paese dal quale sono previsti molti pellegrini. I giornalisti lacchè che allignano in ogni giornale, hanno scritto che la data, domenica in albis, è stata scelta perché il papa è stato un prete lavoratore. Secondo la norma cinque anni sono il tempo minimo prima del quale non è possibile aprire un processo di beatificazione. Quello di Karol Wojtyla è stato avviato il 28 giugno 2005, appena dopo tre mesi dalla morte (2 aprile), per concessione di una dispensa ad personam concessa da Benedetto XVI.
Il 1° maggio 2011 per la prima volta un papa “eleverà agli onori degli altari”, un suo predecessore.
Ovviamente la santità è questione interna alla Chiesa che non può interessare un non credente o un non cattolico. Però la beatificazione è una indicazione di un modello a cui tutti possono guardare, un esempio che può influenzare la società. Per questo – purtroppo da soli - gli ebrei si sentirebbero offesi per un eventuale riconoscimento di santità a Pio XII*.
Ma perché beato Giovanni Paolo II? Ufficialmente la motivazione è la guarigione di una suora, ma tra i motivi addotti anche la sua universalità, la capacità di pentimento e di perdono, la stima per i giovani, il modo di vivere la malattia. Cose molto terrene e, per la verità, estremamente discutibili specialmente per quanto attiene alla capacità di pentimento.
E’ molto più probabile che la fretta sia stata determinata dalla consapevolezza della Chiesa cattolica di essere una minoranza, in difficoltà anche con un cristianesimo sempre più diviso (questione che nonostante la sua attività di globetrotter Wojtyla non ha mai neanche scalfito), e rispolverare la grande devozione popolare per il papa polacco, è uno spot pubblicitario di notevole impatto.
Accogliendo gli amministratori laziali per gli auguri di buon anno (vedi su questa pagina 14/1/11 – Er più), il papa ha rassicurato il sindaco di Roma che riserverà speciali preghiere per la nuova giunta. In effetti in Vaticano a più di qualcuno tremavano le gambe al pensiero che ci fosse la possibilità di un sindaco dimissionario per quella data. La gestione della lunga malattia e morte di papa Wojtyla fu un grande successo della passata consiliatura riconosciuta dalla Santa Sede con ringraziamenti al sindaco Veltroni e al prefetto. Una prova del 9 per Alemanno, e, soprattutto, per i nervi scossi e tormentati dei romani. Che appena rialzata la testa per il pericolo scampato della Formula 1, sono ripiombati nella melma grazie ai nuovi mirabolanti impegni assunti dal loro sindaco: asili nidi parrocchiali, la città osservatorio per la libertà dei cristiani nel mondo, quoziente familiare e, ovviamente, le Olimpiadi.
Non è possibile però tacere che la data scelta dal Vaticano è inopportuna. Roma infatti da moltissimi anni ospita il concerto della Cgil che è un appuntamento importante per molti giovani. Ma non frega molto togliere qualcosina a chi , purtroppo, ha già poco. E per ultimo ma non da ultimo, il 1° maggio è il compleanno di mio padre che compie tantissimi anni, e che percorso da furore anticlericale come pochi, non gradirà vedere pellegrini per la città proprio il giorno del suo genetliaco.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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5/1/10
- Il giudizio sulla figura di Pio XII
dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei? Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa. Le gerarchie cattoliche insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano, anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

14/1/11 – Er più

venerdì, 14 gennaio 2011

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
Alemanno bis. Giunta nuova, parenti nuovi

Oggi gli amministratori capitolini, insieme ai colleghi della regione Lazio e della provincia di Roma, si recheranno in Vaticano per l’usuale scambio di auguri. Di solito durante l’incontro il papa svolge un banale temino sui mali della città, al quale, come tutti i respiri del teocrate, viene dato un rilievo esageratissimo. Bisogna andare un po’ indietro con la memoria per avere un amministratore che ha rifiutato l’invito. Uno sicuramente fu il socialista Alberto Benzoni , pro sindaco (quello che oggi si chiama vice) negli anni ’70, che riteneva coerente per un amministratore capitolino non andare a prendere suggerimenti (e ordini) oltretevere; diffondeva ogni anno un comunicato stampa per spiegare le ragioni della sua assenza.
Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e oggi sono i politici che implorano gli ordini vaticani. Il sindaco di Roma Alemanno, che come è noto ha licenziato la giunta da lui nominata per manifesta incapacità e scandali di vario tipo, ha dichiarato che avrebbe fatto la qualunque per recarsi da sua santità con la giunta nuova. Non è stata possibile l’impresa e ha deciso che la sua fede per oggi basterà. (Ma la giunta è stata composta nella notte – insieme ai maggiorenti del Pdl che lo hanno messo sotto tutela – e con il conforto di una telefonata di appoggio sostegno incoraggiamento di Bertone eccitatissimo per la promessa di De Palo, organizzatore del Family Day all’assessorato ai servizi sociali)
I sindaci di Roma, ad eccezione del luminoso Ernesto Nathan, sono sempre stati cattolici, o almeno sedicenti per convenienza. Il tiepido Rutelli diventò cattolicissimo, accreditando il fervore alla sua carica. Alemanno invece è nato fervente cattolico e si ricorda la stretta di mano calorosissima che il papa gli riservò quando, appena nominato sindaco, lo incontrò insieme a sua moglie (velata in stile pre conciliare) nella basilica di santa Maria Maggiore. Parecchi vaticanisti colsero l’irritualità del gesto del papa che in genere non fa il primo passo. Benedetto XVI si è recato in Campidoglio (come i suoi predecessori Giovanni Paolo II e Paolo VI) nel marzo del 2009. La visita che il sindaco aveva curato nei minimi particolari fu un flop incredibile, forse anche per le esagerate misure di sicurezza imposte dal Campidoglio, tanto che per riempire la bella piazza michelangiolesca furono precettati dipendenti delle municipalizzate portati all’ultimo secondo coi pulmini (ma la piazza rimase comunque vuota). Nonostante ciò Alemanno venne gratificato dal papa tedesco di una investitura sul campo: “ … ho ravvisato nel suo intervento il fermo proposito di operare perché Roma continui ad essere faro di vita e di libertà, di civiltà morale e di sviluppo sostenibile, promosso nel rispetto della dignità di ogni essere umano e della sua fede religiosa”.
In questi due anni e mezzo di amministrazione alemanniana, durante la quale i romani hanno visto aumentare le buche sull’asfalto, gli stupri al decoro urbano, il traffico caotico e la “latitanza” degli autobus, il raddoppio del prezzo della mensa scolastica, l’erosione di tutti i servizi sociali…, la Chiesa cattolica ha pasciuto come mai prima. Il sindaco ha consolidato i rapporti con la Caritas e sant’Egidio e ha introdotto come interlocutore privilegiato la Compagnia delle Opere (il braccio operativo di Comunione e liberazione). Ha calendarizzato un concerto in onore del pontefice sulla piazza del Campidoglio in occasione dei santi Pietro e Paolo (29 giugno), ha deciso che l’8 dicembre (Immacolata) i musei sono gratis (lo erano solo il 21 aprile, data convenzionale della fondazione di Roma). La scorsa estate si è impegnato per l’edificazione di 51 nuove parrocchie reperendo le aree edificabili. Molti preziosi terreni sono già stati allocati.
E’ stato il primo sindaco a guidare gli impiegati nel pellegrinaggio a Lourdes, siglando una convenzione con l’Opera romana pellegrinaggi che concede prestiti ai dipendenti comunali di cui è garante il Campidoglio. Ha partecipato a vie crucis, processioni, messe, regalato calici d’oro e affisso improbabili targhe di passaggi di santi in varie zone di Roma. Premura per la Chiesa, anche se ha dichiarato che è stato un errore di una dirigente, è stata dimostrata “dimenticando” di costituirsi parte civile, come fa il Comune da diversi anni, nei confronti di don Conti, sotto processo per presunti casi di pedofilia operati su ragazzini romani.
Uno zelo che sicuramente imporrà a Benedetto XVI di non vedere “i mali di Roma”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/1/11 – Il senso del sacro

mercoledì, 12 gennaio 2011

Non abbiamo il diritto di essere pigri (G. Salvemini)
Tutti vogliamo vivere e guarire, ma quando questo è impossibile dobbiamo rispettare chi sceglie di non soffrire più (Mina Welby)

Pare che molto presto, non per l’interesse del Paese ma per dare un colpo al nascente terzo polo, tornerà alla Camera il brutto testo sul testamento biologico. Il Pdl avrà con sé l’Udc, molti del Pd , probabilmente “le colombe” Fli. Ci sono i numeri per approvare una legge rigorosissima e intollerante che, rendendo obbligatori alimentazione e idratazione forzata, si impossessa dei nostri corpi. Dice Umberto Veronesi che meglio sarebbe evitare una nuova legge: “ora come ora applicando la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia, il testamento biologico troverebbe comunque il suo rispetto e la sua applicazione. Basta lasciare le proprie volontà a un notaio”. Con la legge, aggiunge lo scienziato “si rende obbligatoria la vita artificiale”.
Credo che Veronesi abbia ragione.
Perché non si deve avere fiducia nel senso di responsabilità delle persone?
Si può decidere di interrompere cure sofisticate e nello stesso tempo considerare sacra la vita. Che è sacra per ognuno di noi.
Penso che questa strada noi (pochi) laici dovremmo percorrere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.lucacoscioni.it/convenzione_di_oviedo

11/1/11 – Acqua alla gola

martedì, 11 gennaio 2011

E’ tutto accaduto, più o meno (Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5)
Che differenza c’è tra una chiesa e una moschea? La chiesa si costruisce, la moschea si sottopone a referendum.

Il pesce preso all’amo si dimena e sguazza per liberarsi, ma chi guarda la scena oltre il vetro dell’acquario crede in una grande vitalità del pesce. Che a volte riesce anche a liberarsi, lacerandosi le branchie però. In questi momenti il papa dei cattolici assomiglia al pesce preso all’amo. Nell’arco di pochi giorni c’è stata la chiamata natalizia dei tentennanti ad unirsi al cattolicesimo, religione che ha inglobato le precedenti (quindi anche il cristianesimo), la benedizione di capodanno alla sfilata di sant’Egidio che inneggiava alla conversione, l’epifania con il rito del battesimo e il richiamo ai genitori per imporre i nomi dei santi al posto di stravaganze esotiche (ci fosse stato Giovanni Paolo II in un fiat avrebbe fatto santa Chanel, pure santa Chanel Totti per i tifosi romanisti), gli auguri al corpo diplomatico con i distinguo tra i paesi buoni, come quelli che vogliono il crocefisso inchiodato sui muri e che negano i diritti civili (con l’Italia capofila), e quelli cattivelli, come l’intera America latina che sta optando per altre fedi, e i pessimi, come quelli in cui lo sviluppo il benessere la modernità consentono, volendolo, di fare a meno della religione. Sono segnali di chi sente il nodo stringersi intorno al collo. Le divagazioni papali altro non sono che la presa di coscienza di essere diventati una minoranza nel mondo, al punto di avere la necessità di rafforzare la propria identità anche chiamando i piccoli Agnese e Paolo. Nei giorni dolorosi dell’attacco di Al Qaeda ai cristiani copti in Egitto, Benedetto XVI ha tentato l’affondo lanciando il grande tema della libertà religiosa. Esca lanciata alla farsesca elite politica italiana che ha vestito immediatamente i panni del crociato (dimenticando che a Milano e a Torino ostacolano la creazione di una moschea), impantanandosi in un mare di banalità. Ignorando il pensiero libero i vari Frattini , Casini, Polverini, sono andati a prendere la benedizione a san Pietro, mentre Sarkozy – per esempio – ha chiesto di non appropriarsi dei morti (come ha fatto il papa) paragonandoli a martiri della libertà di coscienza. E ha voluto dare fiducia a quell’islam “che non ha nulla a che vedere col volto orribile di questi folli di Dio che uccidono tanto i cristiani che gli ebrei, tanto i sunniti che gli sciiti”. Secondo Marco Ventura “la leadership di Sarkozy deriva dalla carica ideale e dalla forza teorica della laicità.” Il presidente ha promesso una lotta senza quartiere a chi ostacola la costruzione della moschea di Nogent-le-Rotrou; ha ribadito i pieni ed uguali diritti di chi crede come di chi non crede, di chi perde la fede e di chi la trova, di chi preferisce Marx o Freud a vescovi e imam. E infine ha proclamato che quella di una Repubblica laica è una neutralità assoluta, grazie alle quali le religioni vengono ascoltate, ma in nome della quale nessuna religione detterà mai la condotta della Repubblica né le imporrà mai la sua legge. Ci sono delle differenze con chi va a san Pietro a difendere i cristiani perché – crede – ci somigliano di più.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it