22 /11/10 – … e se domani (e sottolineo se)

I registri comunali sul biotestamento non valgono, solo lo Stato può legiferare in materia. Sei d’accordo? Si 25,9%, No 74,1% (sondaggio Corriere della Sera)
Si vedono in tv i difensori a oltranza della vita che, dopo aver bollato la parola eutanasia come pratica nazista, utilizzano tranquillamente, magari nello stesso programma, il mantra staccare la spina a un governo moribondo senza curarsi minimamente del corto circuito semantico (commento in un blog)

Scoprire di essere malati è bruttissimo. Sapere che – forse – la tua malattia potrebbe giovarsi di una ricerca che in questo paese non si fa, è deprimente. Non avere troppi parenti che, secondo un calcolo meramente statistico, ti sopravviveranno, ti porta senza lentezza a riempire i moduli della Fondazione Veronesi. Aggrava molto questi momenti tristi della vita – tristi, ma vita – il farfugliamento continuo che siamo costretti a sentire da politici e gerarchie ecclesiastiche.
Ringalluzziti da una piccola apparizione della moglie di Welby e dal papà di Eluana in un programma televisivo, le iene mai sazie hanno ripreso a nutrirsi di carogne. Vorrebbero i sedicenti “sostenitori della vita”, avere anche loro un microfono in quel programma. Ma non esiste un gruppo pro e uno contro l’eutanasia. Piuttosto c’è chi vorrebbe una scelta e chi non vuole concederla. Il giornalista Antonio Socci, che sta vivendo la tribolazione della figlia Caterina gravemente ammalata, si scaglia ancora contro il padre di Eluana che ha pensato diversamente da lui.
Chi oggi desidera di poter morire e chi no, non sono sullo stesso piano. Nessuno impone a Socci di fare scelte diverse da quelle che sostiene per sé e per sua figlia. Per questo in quel programma hanno fatto bene ad offrire il microfono a chi patisce una mancanza di libertà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.ilpost.it/2010/11/16/saviano-racconta-welby/

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9 Commenti a “22 /11/10 – … e se domani (e sottolineo se)”

  1. admin scrive:

    Lettera a Liberazione del 21/11/10

    “Finevita”, il governo contro i comuni

    Cara “Liberazione”, i solerti Sacconi, Fazio, Maroni hanno comunicato
    che i registri dei testamenti biologici sono illegittimi, sono carta straccia. I
    tre puntuali ministri con una circolare dettagliata hanno voluto
    fare ordine, stabilendo che è compito dello Stato e non dei Comuni
    pronunciarsi sul “fine vita”; come avvertimento, come ricatto, hanno
    declamato: «Si può ipotizzare un uso distorto delle risorse umane e
    finanziarie con possibile responsabilità dei promotori». Da mesi e mesi
    ormai, il governoBerlusconi “maneggia” un testo sulle dichiarazioni anticipate di
    trattamento illiberale, antiscientifico, forse anticostituzionale, che per una
    serie di motivi non diviene mai legge.
    In questi mesi, in Italia, molti Comuni si sono adoperati per
    regolare una materia vasta, per realizzare una necessaria sistematicità.
    Luigi Manconi, presidente di “A buon diritto”, dichiara: «I registri non
    sono altro che la certificazione di un avvenuto atto da parte del cittadino,
    il quale comunica di aver redatto un documento». I Comuni hanno una
    loro autonomia, garantita dalla Costituzione: perché impaurirsi se
    qualcuno rende note e certificate volontà precise? Perché alcuni
    depotenziano i registri, asserendo che sono una “scelta ideologica”, una
    “forzatura”, una “illusione”, una “provocazione”, niente altro che una
    perdita di tempo? Si vedrà in futuro se essi hanno solo valore simbolico, o
    possono avere anche pregnanza giuridica. Una cosa è certa: essi sono
    assunti di civica responsabilità, che rendono il soggetto protagonista e
    cittadino. Uno Stato, che prospera sull’etica pubblica, dovrebbe
    prendersi cura con i fatti della dignità della persona. Uno Stato non
    dovrebbe mai divenire paternalistico, etico, totalitario, non dovrebbe mai
    avere la pretesa di “disciplinare” intrinsecamente la vita di uomini e
    donne, di “governare” strettamente gli umani destini. I registri
    potrebbero servire, fra le altre cose, a far capire a Roccella e compagnia che
    il soggetto, in determinate condizioni, può interrompere qualsiasi trattamento sanitario,
    comprese l’idratazione e l’alimentazione artificiali. La gente deve essere meticolosamente
    ascoltata… L’intervento risoluto e censorio dei tre ministri del
    centro-destra è piaciuto, in particolare, a “l’Avvenire”, quotidiano dei vescovi, perché in
    questo modo si è posto «un argine anche alla semina di illusioni-slogan da parte dei soliti
    piazzisti dell’autodeterminazione».
    Però i “piazzisti dell’autodeterminazione” sanno parlare alla gente, sanno interpretare
    le passioni, le gioie, i dolori.
    Marcello Buttazzo Lequile (Le)

  2. Laura scrive:

    Cosa vuole Socci, la par condixio del dolore per far vedere al pubblico chi ha più lacrime? Mina Welby e Beppino Englaro sono i testimonial della mancanza di pari condizioni di scelta in questo paese clericofascista

  3. Fran scrive:

    Al momento mi sembra che Saviano non ha promesso il microfono a nessun torturatore. E per questo, rendiamo lode al signore

  4. Louis scrive:

    Non so, ho l’impressio che Saviano sotto la coperta di Loris Mazzetti cederà e farà parlare quel Melazzini

  5. Beatrice scrive:

    Commento trovato in una mailing list e che condivido :

    …sarebbe da chiedere come mai si sente l’esigenza di un contraddittorio
    nell’unico (forse) posto dove i pro-vita non erano presenti, e non si capisce perche’ avrebbero dovuto esserci, mentre a questi viene concesso di tappezzare i reparti di ostetricia e neonatologia e di presidiare i consultori (per ora) piemontesi _indisturbatamente_ e senza nessun contrappeso

  6. Giulia scrive:

    Condivido in pieno quanto hai scritto

  7. Dovremmo astenerci di chiamare le associazioni integraliste come loro amano farsi immeritatamente nominare: pro-life. Queste hanno una lunga tradizione di odio e di distruzione della vita altrui, dagli autodafe dopo il terremoto di Lisbona (candide di Voltaire, capitolo sesto) ai roghi di filosofi e donne libere. Hanno senza tregua imposto urbi et orbi la loro concezione della vita: niente diritto al divorzio, niente interruzione volontaria della gravidanza, niente procreazione medicalmente assistita, e niente diritto di vivere l’ultima parte della propria vita con dignità. Loro sono delle associazioni “pro pira” (in inglese pro-pyre” di ispirazione terroristica. Punto e basta.

  8. Goliarda scrive:

    Grazie ai Radicali (maria Antonietta Coscioni Farina) abbiamo saputo che la fondazione di Melazzini ha avuto un milione di euro (dei cosiddetti fondi mancia) per la sua fondazione, mentre giace nel cassetto la proposta della stessa Maria Antonietta per dotare i malati del prezioso sintetizzatore vocale. Come dire che la salute si difende pagando i tour di Melazzini e non aiutando la dignità dei malati di Sla.
    Un caro saluto a Tiziana