Archivio di ottobre 2010

Gli atei devoti avranno un cardinale tutto per loro.

giovedì, 21 ottobre 2010

In occasione del prossimo concistoro il papa nominerà 24 nuovi cardinali. LEGGI

Fra questi ci sarà il vescovo Gianfranco Ravasi, delegato dal papa ai rapporti con gli intellettuali anche atei. Ricordiamo che Ravasi annunciò a suo tempo la creazione di un “Cortile dei Gentili” dove far razzolare le gallinelle “devote” scelte da lui.
LEGGI sotto

Apriamo un toto-scommesse su quali atei saranno invitati a entrare nel Cortile. Da parte nostra scommettiamo su questi primi nomi: Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Massimo D’Alema. Lasciamo ai nostri cortesi lettori la scelta di altri nomi di atei o agnostici, italiani e stranieri, che potrebbero essere invitati a entrare in quel Cortile.

Articolo del 26/06/10
scritto per le Opinioni sulle Ultimissime UAAR

Monsignor Ravasi e il Cortile dei Gentili

di Giulio Cesare Vallocchia

Giulio Cesare Vallocchia

Sono apparse spesso nelle Ultimissime di questo sito notizie riguardanti la straordinaria iniziativa di monsignor Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per la creazione in seno al suo dicastero di un’area privilegiata da dedicare al “dialogo” con i non-credenti. Ma in questo “Cortile dei Gentili”, come ha ricordato recentemente il segretario Raffaele Carcano, non saranno ammessi rappresentanti dell’Uaar, organizzazione “folcloristica”, secondo il monsignore, e quindi inadatta a mandare suoi membri nell’austero consesso che lui intende costituire. Per la natura poco “seria” dell’Uaar possiamo ben immaginare che ne saranno esclusi anche personalità di grande rilevanza scientifica e intellettuale come Margherita Hack, tanto per citarne una sola, colpevole di essere presidente onorario di questa associazione.
Proviamo dunque a fare un toto-gentili, vale a dire un censimento dei possibili candidati al “Cortile” secondo il gradimento di monsignor Ravasi, limitandoci ai soli personaggi italiani. Prima di tutti Giuliano Ferrara, l’inventore della definizione di “ateo devoto” che con impagabile auto-ironia egli per primo applicò a se stesso. Poi Marcello Pera, il cui repentino passaggio fra gli ammiratori di Ratzinger in tempi non sospetti (quando era solo cardinale) lo pone in posizione privilegiata per una sorta, come dire, di primogenitura ante-marcia. Subito dopo direi Massimo Cacciari, che in tante occasioni ha rivendicato una sua personale ateità molto attenta alle posizioni anche più anti-laiciste delle gerarchie cattoliche. Ultimo, ma non da meno, penserei a Massimo D’Alema, che solo pochi giorni fa ci ha sorpreso con un esaltante panegirico della insostituibile funzione pubblica della religione cattolica, con relativi annessi e connessi privilegi concordatari, evidentemente.
Ma questo possibile elenco di candidati certamente “fruibili” per la funzione prevista dal monsignore ci spinge a prendere in considerazione anche il termine di ‘Cortile’, che è un sinonimo di ‘Corte’, il luogo deputato al ricevimento dei cortigiani. Però il cortile, nella terminologia contadinesca, è spesso anche l’area destinata all’allevamento degli animali “da cortile” appunto. Il luogo cioè dove, mediante abitudinarie elargizioni di mangime, i polli (ma non solo) vengono allevati in attesa di essere spennati. Ma certamente il colto e raffinato monsignore non pensava nè all’uno nè all’altro luogo quando immaginò il suo Cortile.

28/02/10

- Il Vaticano a caccia di atei devoti. Dopo la sorprendente sollecitazione di Ratzinger in un discorso rivolto alla Curia il 21 dicembre 2009per il dialogo con chi non crede, il Capo del Pontificio Consiglio per la Cultura, mons. Ravasi, si è messo a caccia di atei di comodo da inserire nell’austero consesso. LEGGIRavasi ha subito escluso l’unica organizzazione ufficiale italiana di atei e agnostici, la UAAR, perchè “folkloristica”, anche se non ha specificato in che consista il folklore di cui però abbiamo trovato una irresistibile immagine qui VEDI . Ricordiamo che in questo sito abbiamo già risposto alla sorprendente richiesta di dialogo avanzata a suo tempo dal papa, ma ora scopriamo dall’iniziativa di mons. Ravasi che gli unici atei che interessanno sono quelli disposti a farsi convertire. Ma la cosa più inquietante è che i gerarchi della SS Vaticana ora si preparano a fornire a loro insindacabile giudizio la patente di “sano ateismo” dopo aver imposto ai coglioni della politica il ricnonoscimento di “sana laicità” solo nelle forme e nei contenuti da loro stessi approvati.. LEGGIEd ecco la risposta dell’ UAAR al ridicolo tentativo del Vaticano di crearsi una Riserva Indiana di atei devoti ai suoi interessi e privilegi. LEGGI

26/02/10

- In arrivo un treno carico di….cardinali. Grandi manovre e trepidanti attese nella reggia del Papa Re dove si attende la nomina di 24 nuovi Principi della Chiesa, che però a differenza del principino Savoia non canteranno a Sanremo ma nella ben più prestigiosa Cappella Sistina. E senza il rischio di essere eliminati dal televoto perchè una volta avuta la nomination nessuno gliela toglie più. Fra i candidati alla porpora si distingue mons. Ravasi che dopo il successo che si è costruito abilmente nel mondo dello spettacolo LEGGI si è distinto in questi giorni per la geniale trovata di creare una Riserva indiana di atei devoti (vedi sopra) da utilizzare in funzione degli interessi e privilegi della chiesa cattolica. Riusciranno gli sgomitanti aspiranti alla porpora cardinalizia a frenare la resistibile ascesa del brillante, elegante, forbito mons Ravasi ? LEGGI

20/10/10 – La negazione

mercoledì, 20 ottobre 2010

Una legge contro il negazionismo secondo me non sarebbe né una scelta intelligente, né una scelta lungimirante. Non aiuta né a farsi un’opinione, né a far maturare una coscienza civile. L’Italia ha bisogno di una pedagogia, di una didattica della storia, di un modo serio e argomentato di discutere e di riflettere sui fatti della storia. Non servono leggi che hanno il solo effetto di incrementare la categoria dei martiri (David Bidussa, storico delle idee)

Con una lettera inviata a la Repubblica il 15 ottobre, il presidente della comunità ebraica romana, ha proposto di introdurre una legge per il reato di negazionismo. La richiesta è arrivata all’indomani dell’ennesimo intervento del professore Claudio Moffa che, nella lezione conclusiva del master “Mattei nel vicino e medio oriente” all’università di Teramo, ha sostenuto che non c’è alcun documento autografo di Hitler che dica di sterminare gli ebrei. Va detto che il professore queste tesi le ha sostenute recentemente anche durante una lezione svolta nella sede della Federazione nazionale della stampa (sic) senza nessuno scandalo (ad eccezione di Riccardo Chiaberge che segnalò l’incongruenza della conferenza su Il Fatto). Il prof. Moffa spadroneggia sul web, ad esempio sul sito del partito di Storace*.
Se può essere comprensibile lo scoramento che ha spinto il presidente della Cer Riccardo Pacifici – per il quale nutro stima e affetto – nel formulare una proposta così forte, va ribadito che il negazionismo è un male culturale e sociale che deve essere contrastato con mezzi culturali e sociali, e imboccare la strada di vietarlo per legge è un azzardo che la democrazia liberale potrebbe non sostenere. Consegnarsi ad una legge penale su questi temi è una debolezza, è una resa delle ragioni della nostra cultura.
Non sorprende che i si più squillanti all’eventuale legge, sono venuti da quei leader eredi morali di quanti firmarono il manifesto della razza. Così come non hanno stupito le dichiarazioni degli impettiti Polverini e Alemanno (presidente della regione Lazio e sindaco di Roma), che alzata la bocca dal fiero pasto – cioè le rituali corone per ricordare il rastrellamento del 16 settembre ’43 – annunciano viaggi ad Auschwitz, ormai diventati un magma indistinto con la visita alle foibe e a Hiroshima, tour inseriti dal sindaco nei percorsi offerti agli studenti. E al diavolo la specificità della Shoah.
Piuttosto è il mondo accademico che deve trovare il modo per non far salire in cattedra questi professori: chi non conosce i frattali non insegnerà matematica, chi ignora la teoria dei giochi non parlerà di statistica, chi non sa la storia non può occupare abusivamente una cattedra. Il pensiero, anche quello demente, può essere praticato, anche urlato, ma non da una aula universitaria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*14/10/10 – Ampliare http://www.nessundio.net/blog/2010/10/14/4515/

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-10-17/2010101716916529.pdf
http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?ID=2010101616908786

18 /10/10 – Integrarsi

lunedì, 18 ottobre 2010

Maricica, romena di 32 anni, ora è morta. Per una lite banale e un pugno ricevuto in faccia. Alessio, romano di 20 anni, ora si dice pentito amaramente. Fine della storia avvenuta alla stazione Anagnina di Roma. Derubricata a qualche titolo in cronaca. Ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se le parti fossero state invertite. I titoli sarebbero in politica e non in cronaca, si urlerebbe all’invasore violento, si darebbe la caccia all’untore. Il punto è che tutti i morti sono uguali, nessuna distinzione di passaporto ed etnia. E la verità che si tende a ignorare nascondendosi dietro la foglia di fico dell’uomo nero, è che c’è troppa violenza nelle nostre città. Ma per capire il risentimento che dalle periferie al centro le percorre tutte, da Nord a Sud, occorre avere orecchie fini, anime adatte e soprattutto la passione di capire. Qualità che mancano alla nostra politica, totalmente assente in questa vicenda. E forse anche un po’ in tutti noi. Se la cronaca ne offre occasione siamo diventati veloci a urlare all’untore. Altrimenti dimentichiamo presto, aspettando l’occasione successiva. (www.ilsole24ore.com)

Non sono tutte belle le famiglie italiane, ed importante è poterne uscire. A Modena qualche settimana fa una donna pachistana è stata uccisa a sassate dal marito perché si è opposta al matrimonio forzato della figlia. La cronaca ci racconta che la giovane era stata ritirata dalla scuola che frequentava con successo perché il padre temeva una possibile indipendenza della ragazza. Come ben sappiamo noi italiani che solo da poco (e parzialmente) siamo usciti dal medioevo più cupo*, le trasformazioni individuali sono spinte da modifiche culturali esterne, a volte aiutate con l’osservanza delle leggi vigenti (ad esempio il rispetto della 152/1975 che impone di girare col volto scoperto), altre adeguando le normative ai tempi moderni. Se si accelerassero i tempi per la cittadinanza, o anche se si consentisse ai bambini nati qui di avere la nazionalità, si offrirebbe una possibilità di tutela in più a quanti, per tradizioni culturali e religiose, sottomettono donne e figlioli.
In Gran Bretagna l’esecutivo Blair, ha provato ad arginare la piaga dei forced marriages alzando il limite del consenso al matrimonio per gli extracomunitari a 21 anni, e nel 2005 aprendo lo sportello governativo Forced Marriage Unit. Nel 2007 il parlamento ha legiferato il Forced Marriage Act per supportare e reinserire nella società le donne costrette a matrimoni non autorizzati. La Scozia sta preparando un nuovo provvedimento che renderebbe il matrimonio forzato un reato penale.
Ovviamente il problema della sottomissione delle donne in Gran Bretagna è ben lungi dall’essere risolto, anche se la presenza di alcune donne pachistane nel parlamento, tra cui Sayeeda Warsi in una eminente posizione nel partito di Cameron, lascia ben sperare.
Sui matrimoni forzati la Gran Bretagna ha prodotto film e libri, alcuni noti anche da noi. Tra questi Il Budda delle periferie e Mio figlio il fanatico dello scrittore anglopachistano Hanif Kureishi. O Londonistan di Melanie Parker. Tanti anche i film, tra cui East is East che analizza la profonda frattura tra la prima e la seconda generazione di immigrati dal Pakistan, e London River con Blenda Blethyn. Senza dimenticare il capostipite My Beautiful Laundrette di Stephen Frears, dove a rifiutare il matrimonio è Omar, innamorato del bell’amico d’infanzia Johnny.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*In Italia nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. (dal libro di Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli)

http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php/1997-Kureishi-Hanif-Il-Budda-delle-periferie

http://it.movies.yahoo.com/e/east-is-east/index-368836.html

Pensioni d’oro per i deputati.

lunedì, 18 ottobre 2010

Vanno in pensione a 3000 Euro al mese con solo 5 anni di contributi. E quando uno di loro (santo subito !) propone di eliminare questo privilegio assurdo rispondono NO in 498 e SI’ in 22, : i soliti 6 radicali e quelli dell’Italia dei Valori.

Notizia da diffondere pescata in una mailing.list :

Noi il popolo sovrano che viene continuamente preso per il c….

Cosa ne dite ?

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Indovinate un po’ come è andata a finire ! :

Dal resconto della votazione visibile qui

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed371/v001.pdf

(Vedi la colonna della votazione N. 8 )

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498).

Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare lidea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarantanni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. Cè la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti allente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che lINPS ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nellarco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.

Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dellUfficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro lanno.

Per maggiori informazioni ecco il link al sito di Borghesi con il discorso:

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=314&Itemid=35

Non ne hanno datto notizia né radio, né giornali,  né Tv OVVIAMENTE. 

Facciamola girare noi !!!

L’acchiappanza.

domenica, 17 ottobre 2010

Nel nostro sito, alla pagina Nel Segno di Anubi http://www.nessundio.net/anubi.htm segnaliamo costantemente il tentativo dei gerarchi cattolici di spacciare per “convertiti” alcuni atei famosi e conclamati. Ovviamente la conversione viene annunciata quando quei personaggi sono già morti e sepolti e non hanno più la possibilità di smentire i più straordinari bugiardi, falsificatori e mistificatori della Menzogna Globale http://www.nessundio.net/menzognaglobale.htm .
Oggi segnaliamo la novità che anche un personaggio dei cartoon, Homer dei Simpson, vivo e vegeto e amatissimo in tutto il mondo grazie alla fortunata serie televisva, sarebbe un cattolico battezzato. Lo dice con grande enfasi l’Osservatore Romano, quotidiano della SS Vaticana. L’acchiappanza di personaggi dei fumetti, dopo quella dei personaggi umani defunti e indifesi, ci viene segnalata da un nostro cortese lettore con interessanti documentazioni visive.

Caro Giulio, colgo l’occasione per scriverti 2 cose:
la prima è di continuare con il tuo blog, la vitamina mattutina per rinforzarmi dalla clericalizzazione dilagante.
Io e mio padre lo adoriamo!
La seconda è per un altro tentativo di colpire nel segno di Anubi da parte dei papaveroni.

http://www.blitzquotidiano.it/tv/osservatore-romano-homer-simpson-cattolico-596386/

Questa notizia è FALSA.
Sono un wahabita dei Simpson, e posso dirti per certo che mi spiace non aver modo di leggere l’articolo su “Civiltà Cattolica”, stando a questo articolo o si stanno sbagliando o fanno i loro soliti giochetti di acchiapparsi tutto.

http://www.megavideo.com/?d=Y52WQW03

Questa è la puntata in questione, oltre al fatto che Homer NON viene battezzato chi conosce bene la serie sa che sotto il profilo religioso i Simpson fanno sempre satira, e nell’ultima stagione la cosa si sente molto di più, ad es un dialogo dell’altro giorno (riportato a memoria):
Personaggio: “Homer hai fede in me?”
Homer: “No, ho fiducia, la fede la si ha per esseri immaginari”
Ciao Giulio! E grazie per le perle che ci dai!

16/10/10 – Gli incoerenti

sabato, 16 ottobre 2010

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. E allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.” (Antonio Gramsci, 1891-1937. Fondatore del Partito comunista italiano, 1921)
La Chiesa è attrezzata, e può vantare un’esperienza più che millenaria di lobbying. I laici? (http://www.uaar.it/news/2010/10/15/dio-non-torna-tornato-clericalismo/)

Nick Clegg, vice primo ministro inglese, è al centro di durissime polemiche, accusato principalmente di incoerenza. Come è noto il politico LibDem si dice ateo, e grazie anche a questa sua dichiarazione, percepita come una maggiore neutralità di giudizio, si è conquistato il voto dei musulmani* . Clegg, sposato con una spagnola cattolica, ha tre figli che ha battezzato, ma in campagna elettorale ha teso a interpretare questo fatto come un piccolo omaggio alla cultura della sua compagna. In Inghilterra i credenti – escludendo i musulmani – non sono tantissimi (si dichiarano tali solo il 10%) e tra questi solo il 2% sono cattolici. Una volta arrivato al governo l’ateo Clegg ha iscritto suo figlio al London Oratory, prestigiosissima scuola cattolica. In Gran Bretagna le scuole cattoliche non sono come le nostre Villa Flaminia o san Giuseppe Demerode, dove l’unico requisito per essere accolti è avere un cospicuo conto bancario, ma viene richiesto agli studenti di appartenere ad una parrocchia di quartiere, con tanto di dichiarazione da parte del parroco, e la provata fede dei genitori. Come non bastasse Clegg ha anche forzato sul domicilio, in quanto la scuola è a Chelsea, mentre lui e la sua famiglia abitano a Putney. E a Londra la ripartizione territoriale degli studenti è rigidissima. La scuola scelta dal vicepremier è considerata integralista rispetto ad altri istituti cattolici, gli studenti sono obbligati a pregare più volte al giorno oltre a frequentare la messa giornalmente. Gli insegnanti sono di livello altissimo, il che rende possibile un curriculum prestigioso per accedere alla fine del corso di studio ai più autorevoli college universitari.
I talk show, i giornali, ma anche gli elettori, stanno martellando Clegg perché dia spiegazioni credibili sulla scelta, che oltre ad essere incoerente sul piano etico mostra un eccesso di classismo, ahimè tipico tra i borghesi piccoli piccoli, quelli del vorrei anche se non potrei. E’ molto interessante questa “curiosità” sulla vita privata dei politici. Curiosare in questo privato qui, sarebbe importante anche nel nostro amato Paese.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Birminghan è la città con il più alto numero di musulmani: 170mila abitanti di fede islamica e 116 moschee. In questa città ha preso forza il Bnp (British National Party) e si è radicato il fondamentalismo pachistano. Qui Clegg ha preso molti voti

La Guerra Santa di nazi-islamisti e cristianisti contro Israele.

venerdì, 15 ottobre 2010

Dopo la Santa Alleanza con il papa adesso Ahmadinejad annuncia la guerra santa a Israele. LEGGI

- Si mette male per l’unico stato dove gli atei possono creare le loro associazioni e criticare liberamente tutte le versioni della MenzognaGlobale, compreso l’ebraismo. Il proposito distruttivo dei nazi-islamisti ai danni di Israele non è una novità. Invece è nuovo ed esplicitata ufficialmente anche in Vaticano la volontà dei cristiani, cattolici in testa, di partecipare alla sua distruzione, anche se non con le bombe atomiche.

Da Il Foglio del  14/10/10

*Vescovi contro Israele*

ROMA. Si richiama esplicitamente alla lotta dell’apartheid sudafricana il
manifesto “Kairos Palestina” che i leader delle chiese presenti a
Gerusalemme proporranno a Roma il 19 ottobre, nell’ambito del Sinodo sul
medio oriente e in collaborazione con Pax Christi International. Il testo
porta le firme del custode di Terra Santa Pierbattista Pizzaballa, del
patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal e del     Il luterano Munib
Younanpredecessore Michel Sabbah, del greco- ortodosso Teofilo III,
dell’armeno Torkom Manoogian, del copto Anba Abraham, del luterano Munib
Younan e dell’anglicano Suheil Dawani. Sono presenti tutti i leader della
cristianità in Israele e nei Territori palestinesi. Il documento, redatto
nel dicembre 2009 e già presentato in altre sedi, parla a nome di “noi
cristiani palestinesi”.
Si legge che “l’occupazione militare è un peccato contro Dio e l’umanità”.
Un’autentica scomunica teologica delle politiche dello stato ebraico. Mai
prima di oggi un manifesto ecumenico aveva usato la parola “peccato” contro
Israele. Il documento nega legittimità teologica al “sionismo cristiano”
forte negli Stati Uniti: “Qualsiasi uso della Bibbia per legittimare o
supportare scelte e posizioni politiche che sono basate sull’ingiustizia
trasforma la religione in ideologia umana e spoglia la Parola di Dio della
sua santità, universalità e verità”. Si chiede la “fine dell’occupazione
israeliana della terra palestinese”, senza distinguere fra i confini del
1948 e del 1967, e l’abbattimento della barriera di sicurezza che ha fermato
gli attacchi kamikaze (“il muro di separazione ha trasformato le nostre
città e villaggi in prigioni”) e attacca gli “insediamenti israeliani che
devastano la nostra terra in nome di Dio”.
No al carattere “ebraico” d’Israele, perché “cercare di fare dello stato uno
stato religioso, ebreo o islamico, lo trasforma in uno stato che pratica
discriminazione ed esclusione”. Esplicita la richiesta di rilascio dei
detenuti per terrorismo nelle carceri israeliane: “Le migliaia di
prigionieri che languono nelle carceri israeliane fanno parte della nostra
realtà”. I vescovi accusano Israele di attuare una “punizione collettiva”.
Poi l’affondo sulla “resistenza”, termine usato da tutti i gruppi armati
palestinesi: “Se non ci fosse occupazione non ci sarebbe alcuna resistenza”.
La lotta è legittimata teologicamente: “La resistenza al male
dell’occupazione è un diritto e un dovere per il cristiano”. Si dice anche
che l’Olocausto è stato usato per creare Israele e colmare così il senso di
colpa europeo: “L’ovest ha cercato di fare ammenda per quello che gli ebrei
avevano sopportato nei paesi europei, ma hanno fatto ammenda a nostro
discapito e sulla nostra terra”. Esplicito l’invito ad adottare “un sistema
di sanzioni economiche e boicottaggio da applicare contro Israele”.

*(Il Foglio, 14 ottobre 2010)

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Sostenere il carattere ebraico di Israele sarebbe “cercare di fare dello
stato uno stato religioso”. E lo stato pontificio, di cui il Vaticano è
l’ultima edizione, che tipo di stato è? Questi “cristiani palestinesi”
potrebbero presentarsi al Sinodo come “la voce cristiana di Hamas”. La
presenza del vescovo luterano può servire poi a ricordare che tra gli
antisemiti teologici c’è stato anche Martin Lutero, autore del libello
“Degli ebrei e delle loro menzogne”. E’ straordinario osservare come la
realtà di Israele riesca a stimolare le spinte ecumiche di musulmani e
cristiani.
E a conferma di come gli ebrei siano di stimolo a varie forme di unità, si
può anche leggere la riflessione del Tizio della Sera riportata qui sotto.

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*Questa o quella *

Da qualche tempo il Tizio della Sera si domandava chi fossero i veri amici
di Israele e del popolo ebraico, se quelli di Destra o quelli di Sinistra:
lui non sapeva, lui non trovava risposta. Lui ricapitolava e pensava: la
Sinistra è sempre stata amica degli Ebrei scomparsi nella Shoah, tanto i
morti non ci sono e con poco sforzo si fa una bella figura da antifascisti.
In seguito, considerava un certo giorno il Tizio, la Sinistra è stata molto
gelosa della Destra che era divenuta proprio amica di Israele. In effetti,
per la Sinistra Israele è come la Kriptonite per Superman, un’entità
insopportabile che depotenzia. Poi, quello che faceva imbufalire la
Sinistra, era che la Destra fosse diventata amica degli ebrei in genere,
invece di mettersi intelligentemente d’accordo con la Sinistra: noi ci
prendiamo Israele e voi gli ebrei morti. Anche se, pensava il Tizio, il
signor Berlusconi confonde continuamente Israele con gli ebrei, e quando
dice di essere amico di Israele pensa a un suo amico ebreo delle elementari
che si chiamava Israele, e tutte le volte che sentiva degli ebrei dire
“Ascolta Israele”, credeva che parlassero del suo amico che a scuola non
stava mai attento.
Certo, pensava tempo fa il Tizio, un tempo tra Destra ed ebrei le cose erano
diverse. Prima loro, rifletteva il Tizio, non avevano piacere di parlare
delle persecuzione ebraica di cui erano stati attivi protagonisti, vedi alla
voce “Fascismo”. Poi c’è stata la visita di Fini allo Yad Vashem – e prima
ancora quella solitaria amicizia del Foglio per Israele e per gli ebrei.
Insomma, dai, pensa il Tizio, le cose erano tanto cambiate. E così sembrava
che tutto andasse bene, la sinistra odiava tutti gli ebrei e la destra li
amava tutti. Almeno avevo le idee chiare. Quando tutto a un tratto, borbotta
il Tizio della Sera, zacchete, dopo l’outing ebraico di Saviano lo scrittore
ebreo della sinistra che la sinistra non sapeva fosse ebreo, va al convegno
“Per la verità, per Israele” e dice apertamente di amare Israele. Anche lui
però: poteva dirlo in un codice cifrato. Non so: “Mi piacciono le uova al
tegamino”, così chi proprio voleva capire, un giorno tra duecento anni
avrebbe capito. Non lo ha fatto, ha detto proprio di amare Israele. A quel
punto, patapumfete, è crollato tutto. Per la sinistra è come se Saviano
fosse passato a destra – perchè come dice D’Alema, gli ebrei devono
assolutamente criticare Israele e non sostenerlo con la scusa della
sopravvivenza. A quel punto, boing, Saviano è caduto in un’equanime
imboscata di parolacce di destra e di sinistra. E chi si è messo a odiarlo
perché è un ebreo di sinistra, e chi ha iniziato a odiarlo perché è un ebreo
di destra, e chi ha iniziato a odiarlo perché è un ebreo e ce l’ha con la
camorra.
Il Tizio della Sera adesso è veramente soddisfatto: grazie agli Ebrei, la
Destra e la Sinistra, e forse anche la camorra, si sono unite.

Il Tizio della Sera*

**(Notiziario Ucei, 14 ottobre 2010)


14/10/10 – Ampliare

giovedì, 14 ottobre 2010

E in fondo perché no? Perché non andarcene da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile ricominciare da zero (Nathan Zac, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

L’abbraccio di Silvio Berlusconi non si è fermato al reintegro di Francesco Storace, leader de La Destra, ma si estende ai satelliti del politico fascista. Piero Puschiavo, leader di Fiamma futura ha stretto un rapporto con La Destra e, nel caso possibile di elezioni primaverili, entrerà nel Pdl e da lì nel Parlamento. Puschiavo, prima di Fiamma futura, è stato il fondatore di Veneto Fronte Skinhead e dirigente di Fiamma tricolore. Negli anni ’90 è stato rinviato a giudizio per apologia di genocidio e istigazione all’odio razziale. Nel 2005 è stato assolto e risarcito con 10mila € per i ritardi giudiziari. Agli atti (e alla memoria) è rimasto il testo dei manifesti del suo movimento apparsi a Verona: “Siamo un gruppo di giustizieri nazifascisti. Rivendichiamo la nostra territorialità messa a dura prova con l’arrivo dei cani negri che contaminano la nostra terra”. Rispetto al fascismo Puschiavo dice: “la storia non deve essere rinnegata”; sull’omosessualità : “non dico che sono delinquenti, ma l’omosessualità è una patologia da curare”; sull’immigrazione: “deve essere contrastata completamente”; sull’ebraismo : “non siamo antisemiti ma antisionisti e l’Italia dovrebbe rompere i rapporti con Israele” (posizione condivisa con molta sinistra). Più esponenti di Fiamma futura sono consiglieri in parecchi piccoli comuni veneti, generalmente eletti all’interno di liste civiche.
Che l’amatissimo Silvio abbia un certo pendant per i fascisti è cosa innegabile. Non solo perché volle fortissimamente Ciarrapico al Senato (contro il parere di Fini), ma anche per il suo recente innamoramento per Daniela Santanchè, promossa colonnella sul campo. Dopo aver abbandonato Alleanza Nazionale perché i suoi esponenti avevano le palle di velluto (le sue uscite sono volgarissime come è noto), entrò ne La Destra di Storace candidandosi premier. Memorabile una sua intervista “barbarica” rilasciata a Daria Bignardi, in cui ne disse di ogni a Silvio, impegnandosi pubblicamente a non dargliela (sic). Entrata alla grande nel Pdl è stata insignita dal titolo di sottosegretaria al Programma, esautorando del tutto il fuori sincrono Rotondi. La sottosegretaria ruppe con Fini (pallemosce), reo – seppur con un ritardo di oltre cinquanta anni – di dire che il fascismo fu un male assoluto, fascismo da lei rivendicato con orgoglio.
Domanda doverosa: il governo e il Pdl sono antifascisti?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Francesco Storace è stato “governatore” della Regione Lazio. Durante la sua presidenza si è prodotto un buco nella sanità che, ad oggi, è rappezzato in piccolissima parte. Presentatosi per il secondo mandato, venne scalzato da Piero Marrazzo. Ai danni del quale ci furono pedinamenti e intercettazioni, che Storace disse di conoscere e di non averne parlato perché troppo scabrosi. In vista di una possibile rielezione di Marrazzo uscirono le storie sugli amori trans del politico di centrosx. A tutt’oggi non si sa chi li ha rivelati. Daniela Santanchè, 50 anni, indossa bellissime scarpe con i tacchi altissimi e cammina con passo sicuro e disinvolto sui sampietrini romani che sono, come noto, sconnessi. Ha anche belle borse.

1/11/09
- E’ evidente che il triste caso del presidente della regione Lazio Piero Marrazzo
è esploso adesso perché adesso era utile a qualcuno, prima o poi sapremo a chi. Presto l’ex governatore tornerà al suo posto in rai, magari parteciperà ad un porta a porta dove spiegherà perché – forse – ha scelto di farsi ricattare, probabilmente scriverà un libro che andrà a ruba e questo sarà uno dei tanti momenti difficili che capitano nella vita ma che poi finiscono.
Su Novella 2000 un amico di Natalì racconta che il presidente passava spesso la sera per fare un bagno caldo, guardare la televisione in accappatoio, parlare della giornata di lavoro e della famiglia. In cambio di questo calore sembra che aiutasse l’ospitale amica a pagare il mutuo della casa in Brasile. Giornali e talk show sono unanimi nel dire che la vita privata ognuno se la gestisce come crede, però sulla punta della lingua c’è il veleno. Perché mai Marrazzo che pure aveva soldi, potere, una moglie bellina, andava con quel mascherone zinnuto? E certo non mancano le spiegazioni degli espertoni: omosessualità non confessata, identità fragile, ricerca della trasgressione ma anche del relax. Probabile, ma che importa dirlo. Resta il fatto che abbandonarsi tra le braccia di una persona che non chiede, morbida e avvolgente, magari imperfetta ma che ci rassicura sulle nostre performance, è quello che tutti cerchiamo. Qualcuno questo calore lo da gratuitamente a uomini o donne che ne gioiscono, altri lo pagano, ma è questo il problema? Bello sarebbe stato se Marrazzo avesse convocato una conferenza stampa per dire “ si, vado con i trans, questi sono i miei gusti sessuali, sto bene così”. Si potrebbe obiettare che lui ha una moglie, ma chi l’ha detto che tutte le famiglie devono essere quelle del mulino bianco? E siamo sicuri che le mogli (o i mariti) che amano non comprendono? Se il presidente avesse parlato avrebbe in un colpo solo vendicato tutti quelli che hanno amori un po’ veloci, a part time, passioni difficili… Che sono compatiti dai parenti serpenti perché non ti sei riprodotto come un coniglio e non vivi col patema d’animo di come tenerti stretto il marito. Cari signori dei talk show che vi chiedete come sia il sesso ( e l’affetto e l’amore) al di fuori della capannetta che vi siete costruiti per sussiego alla normalità, è bene che sappiate che il cuore batte anche senza la famigliola del mulino bianco. E batte forte.
Dispiace che in questo Paese non si può dire a voce alta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/10/10 – Guerra di classe

mercoledì, 13 ottobre 2010

Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
… le donne potrebbero essere le uniche
che incontrando una donna infagottata, avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra
(Vedi  http://www.nessundio.net/blog/2010/09/20/4438/)
Non è l’essere arrabbiati che conta,
è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth. Indignazione, Einaudi)

L’immigrazione porta con sé stili di vita, spesso conditi da arretratezze religiose, che cozzano con la nostra quotidianità. Della complicatezza si giovano i movimenti xenofobi e razzisti che ormai fanno man bassa di voti in Italia, Ungheria, Olanda, Svezia, Austria… Seppellito il multiculturalismo, la strada da percorrere sarebbe l’integrazione, e c’è chi si ispira al modello Gert Wilders di una assimilazione forzata che porti tutti ad adeguarsi alla cultura dominante considerando gli stranieri, soprattutto quelli islamici, potenziali nemici. Più o meno è quello che propone la Lega che contrappone il crocefisso all’islam. La differenza fra Wilders – che oggi da un appoggio esterno al governo democristiano-liberale olandese – e la Lega nostrana, è che l’Olanda è un paese non teocratico. Per cui il segretario del Pvv, seppure in modo illiberale, rivendica Amsterdam come capitale dell’omosessualità (per esempio) e la Lega rivendica il crocefisso inchiodato sui muri e la salsiccia di maiale pucciata nel cappuccino in chiave antislamica. La crisi economica favorisce questi movimenti che confermano che separare l’emotività dalla razionalità è complicato. E purtroppo gli elettori non possono avvalersi di uno psichiatra che li aiuti a districarsi tra parte bassa e alta del corpo mentre votano.
Quanto all’eccesso di malevolenza nei confronti degli immigrati islamici è bene tenere a mente un paio di cose: alle nostre latitudini la situazione delle donne è certamente migliore che negli Stati islamici, ma certo non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché siamo ad un diverso livello di sviluppo*. Viene bene questo esempio: in Turchia una direttora di un settimanale è stata licenziata perché, in occasione del bicentenario della nascita di Darwin, ha messo la foto del naturalista in copertina. Ma anche in Occidente (non solo in Italia) autorevoli politici e intellettuali vorrebbero far passare il disegno intelligente unito all’evoluzione come teoria scientifica. Credo che dovremmo tendere all’emancipazione degli immigrati, soprattutto di quelli che ancora non riescono a districarsi dalla superstizione religiosa, mentre sembra che ci stiamo spensieratamente avviando a un generale arretramento delle nostre società.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Si dice: orrori come questo sono sempre successi. E’ vero: le pareti di casa hanno sempre coperto stupri, incesti e botte. Ma è vero solo a metà, dunque è falso. Perché la sproporzione fra l’arcaismo degli uomini e la modernità delle ragazze è una novità enorme. Nelle figure della adolescente Sarah e di suo zio si è incarnata atrocemente. Uno dei due era mostruosamente fuori posto, e dunque ha violato e tolto al mondo quella per la quale la vita era una promessa… Chi si accontenta di osservare che “è sempre successo” dovrebbe tirarne le conseguenze. Che proprio questo resti uguale in un mondo così cambiato, bisognerà pur spiegarlo. (Piccola Posta di Adriano Sofri)

11/10/10 – Demografia totalitaria*

lunedì, 11 ottobre 2010

E’ quel che ammiro negli italiani più giovani, la lenta diminuzione dell’ambizione, il riconoscere che il meglio è alle loro spalle… noi americani potremmo imparare molto dal loro aggraziato declino (Gary Shteyngart, Super Sud True Love Story, libro che presto sarà edito in Italia per Einaudi)

Il sindaco di Roma, coadiuvato dall’assessore all’istruzione Laura Marsilio e dalla delegata alla famiglia e alle pari opportunità Lavinia Mennuni, nella splendida cornice del Bioparco, sabato 9 ha premiato le mamme di famiglie numerose con un bonus di 500 €, tessere metrebus e aci, un pacco con prodotti caseari”. Il sabato 9 a cui si riferisce il breve comunicato emesso dal Campidoglio è quello di tre giorni fa e non un sabato degli anni Trenta come potrebbe sembrare. E’ il picaresco modo in cui il sindaco Alemanno ha deciso di festeggiare il voto – ovviamente all’unanimità – che ha deliberato il quoziente familiare alla romana. Con una concessione all’evo in cui viviamo anche le famiglie di conviventi potranno accedere ai bonus. L’agevolazione alle coppie irregolari non deve essere stata una scelta indolore, perché in politica – specie durante le elezioni – famiglia vuol dire una società chiusa basata sull’aiuto dei e dai nonni, sbarrata all’esterno, arretrata, alla continua ricerca di una raccomandazione o di una spintarella per trovare un lavoro o lavoretto ai figli.
Il quoziente familiare, invocato dai politici con la stessa frequenza con cui si fabbricano dossier giornalistici per screditare i colleghi che potrebbero farti ombra, è un meccanismo fiscale che serve a sostenere le famiglie più numerose. Ad esempio in Francia una famiglia monoreddito con tre figli e una rendita di 35mila € è esente da tassazione, oltre a godere di quei diritti estesi a tutta la popolazione che prevedono assegni familiari fin dalla gravidanza, bonus per il baby sitting, nidi, permessi dal lavoro retribuiti. E’ questo che ha deliberato la giunta capitolina? Manco per niente, per il momento piccole gratifiche a chi ha più di tre figli e un reddito inferiore a 25mila €. I bonus sono tessere per i mezzi pubblici, qualche piccolo sconto sulle utenze del gas e dell’energia, e pochissimo altro.
Le famiglie premiate dal sindaco al bioparco rappresentano oggi una vera anomalia, e con tutta la generosità e apertura di cui siamo capaci, pensare ad una congenere di 43 anni con 12 figli viene un moto di repulsa più che di disponibilità. La signora Ricci, supermamma romana, ha tenuto a dichiararsi di solidi principi cattolici oltre che felice di aver accolto tutti i figli che le sono stati inviati. E questo è il tratto che ci divide, nella società moderna le donne scelgono, e non accettano doni dal cielo dagli sconosciuti. Con tutta evidenza il bonus capitolino morrà di morte naturale cozzando miseramente sulle casse vuote, quelle stesse casse esauste che hanno provocato la diminuzione di chilometri percorsi dei mezzi pubblici, che tradotto vuol dire meno autobus per strada, il prosciugamento degli spettacoli culturali che pure attraevano numerosi turisti, la mancanza di programmazione per lavori importanti come il prolungamento della metro, la ricerca disperata di eventuali sponsor per la gestione di aziende municipalizzate, in passato fiore all’occhiello della capitale (è appena il caso di ricordare che si deve all’indimenticato sindaco Nathan** la creazione delle municipalizzate) . Queste risibili riformette comunali non devono farci perdere di vista che il quoziente familiare, che da destra e sinistra i diversi leader politici propongono, prevede di calcolare l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti. Questa misura aggraverebbe ulteriormente la sindrome italiana della donna a casa. Il quoziente sarebbe un deterrente all’uscita da casa delle donne, per le quali sarebbe più opportuno incentivare asili nido e stanziare fondi per favorire politiche di conciliazione, e anche, e questo sarebbe nella possibilità degli enti locali (se qualcuno magari dall’opposizione lo avesse ricordato al sindaco moretto) introdurre il bilancio di genere***.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it

*Carl Ipsen, DEMOGRAFIA TOTALITARIA, Il Mulino, 29 €
La politica demografica fascista, cioè il complesso delle misure adottate dal regime per gestire i comportamenti demografici degli italiani, si espresse a diversi livelli: i controlli sulle migrazioni interne e sull’emigrazione, la creazione di nuovi centri abitati in Italia (si pensi alla bonifica dell’agro pontino) e nelle colonie africane, l’istituzione dell’Opera nazionale maternità e infanzia (con il lodevole intento di abbattere la maternità infantile), l’incoraggiamento alla procreazione (attraverso anche la punitiva tassa sui celibi) , i provvedimenti contro i matrimoni fra italiani e “non ariani”. In questo contesto furono rafforzati i servizi statistici ufficiali (l’stituto nazionale di statistica fu creato nel 1926), mentre l’attenzione di demografi, economisti e storici venne richiamata sui problemi della popolazione, primo tra tutti la denatalità. La politica demografica fascista è stato un tentativo – non riuscito – di plasmare una nuova società italiana. Ipsen insegna storia nell’Università della California a Berkeley.

**(19/11/07) Cento anni fa Ernesto Nathan saliva le scale del Campidoglio con scarsa convinzione. Nato a Londra da una famiglia di ebrei tedeschi, cresciuto fra l’Inghilterra e Milano, era convinto che Roma era una città troppo provinciale e piena di trasformisti per poter gettare le basi di un cambiamento politico. Arrivato per la prima volta a Roma nel 1870 per lavorare come amministratore al giornale mazziniano La Roma del Popolo, aderì nel 1879 alla sinistra storica nello schieramento guidato da Francesco Crispi. Nel 1887 entrò nella Massoneria e dopo due anni fu eletto nel Consiglio comunale con delega ai Beni culturali e all’Economato. Un incarico importante considerato che in quegli anni Roma era diventata la capitale dell’Italia unita e che vedeva una vorticosa crescita demografica. Nel 1907 divenne sindaco, carica che tenne fino al 1913. Un frequente intercalare romano recita “nun c’è trippa pe’ gatti” che potremmo leggere come un motto della sua amministrazione. Se da una parte la frase liquidò la superflua spesa del cibo per i gatti che soggiornavano negli archivi capitolini, dall’altra si può applicare alla sua ispirazione etica mazziniana, alle sue innovazioni, al suo governo riformista che impose limiti alla speculazione privata, e che, purtroppo, decretò la fine del suo governo usando come pretesto le sue posizioni sulla guerra di Libia. “Fino a quando un solo scolaro, entro la nostra cerchia amministrativa, non può ricevere istruzione e educazione civile in ambiente sano e consono, le considerazioni del bilancio finanziario devono cedere il passo alle imperative esigenze del bilancio morale e intellettuale”. Questa nobile affermazione rivela molto dell’uomo, che cercò sempre la collaborazione di intellettuali e artisti d’avanguardia , da Duilio Cambellotti a Sibilla Aleramo, da Umberto Boccioni a Maria Montessori che fu a capo del Comitato nazionale donne italiane di cui facevano parte anche la moglie e la figlia di Nathan. Durante il suo incarico vennero aperti 150 asili comunali che fornivano anche la refezione (per intenderci oggi sono 320). Il 1911, cinquantenario dell’Unità, fu l’occasione per l’amministrazione di avviare un programma urbanistico che dalle case operaie di San Lorenzo arriva ai Fori, passando per il palazzo di Giustizia, la passeggiata archeologica che contemplava il verde pubblico, la creazione del quartiere Prati. Nacquero in quegli anni, per sottrarre i servizi di pubblica utilità alla speculazione privata, le prime aziende municipalizzate, tra le quali la centrale elettrica Montemartini (dal nome dell’assessore ai Lavori pubblici) sulla via Ostiense , inaugurata nel 1913 e che oggi è uno dei musei più affascinanti della città con la sua giustapposizione di marmi romani e macchinari di archeologia industriale. Nathan fu anche il primo a iniziare l’acquisizione pubblica di opere d’arte per i musei. Durante l’amministrazione Nathan la notte del 20 settembre spettacolari fuochi d’artificio facevano brillare la città, per ricordare ai romani che non erano più sudditi del papa ma cittadini italiani. Tiziana Ficacci,www.nogod.it

***significherebbe valutare le voci di bilancio dal punto di vista delle pari opportunità, analizzare quanto viene speso sulla base di un principio di qualità, di beneficio per le donne. In Italia ancora meno delle metà delle donne lavora contro la media europea di sei su dieci.