Archivio di ottobre 2010

27/10/10 – Il lodo cristiano

mercoledì, 27 ottobre 2010

Il passato è il prologo (da La Tempesta, W.S.)
Al mondo ci sono molte religioni
, ma solo due, quella cristiana e quella islamica, sostengono di essere le fortunate depositarie del messaggio definitivo di Dio all’umanità, e che sia compito loro diffonderlo al resto del mondo, eliminando qualsiasi ostacolo possa intralciare il cammino (Bernard Lewis)*

La Chiesa di Ratzinger non ha potuto fare a meno di farsi giudice della scena internazionale, non limitandosi a condannare Israele per i territori occupati, cioè quelli conquistati militarmente nel 1967, ma la terra tout court, la terra promessa biblica (assegnata con una risoluzione Onu nel 1947). E così la questione politica diventa questione teologica cancellando la patina di tolleranza che la Chiesa si era data riconoscendo lo Stato di Israele. Monsignor Cyrille Saint Bustros, arcivescovo greco-melchita e presidente della Commissione che ha steso il messaggio finale del Sinodo sul medio oriente, scrive: “per noi cristiani non si può più parlare di terra promessa al popolo giudeo… la terra promessa è tutta la terra. Non vi è più un popolo scelto… perché il nuovo testamento ha superato il vecchio”. Non ci appassiona il dibattito teologico, ma ci interessa ribadire che la Chiesa di Roma non sopporta che esista qualcuno che interpreta la bibbia in maniera diversa, soffre di non essere riuscito ad annettere e convertire il popolo ebraico, patisce chi non riconosce la sua superiorità. Come scrive Donatella Di Cesare su Pagine ebraiche : “la cattolicità non può sopportare il resto di Israele che non permette al suo presunto universalismo di trionfare. Perché l’imperium per eccellenza è la Chiesa, la cui espansione, cioè l’evangelizzazione spesso forzata e coatta di interi popoli, ha assunto nei secoli forme imperialistiche e violente”.
Per quanto riguarda la schizofrenia rispetto al mondo musulmano c’è poco da dire. Basti ricordare come il Vaticano condannò Israele quando 200 palestinesi si barricarono nella basilica della natività di Bet’lem (nel 2002) prendendo in ostaggio i frati che, tra l’altro, tennero a pane secco e acqua. Come ha affermato David Rosen, direttore del dipartimento per gli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee, la Chiesa attacca Israele (e gli ebrei) perché non paga pegno, se attaccasse l’islam radicale pagherebbe un prezzo altissimo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Bernard Lewis, professore emerito di studi sul vicino oriente all’Università di Princeton, considerato una delle voci più autorevoli sull’islam e sul medio oriente. All’età di 94 anni, ha appena pubblicato per la Oxford University Press “Fede e potere: la religione e la politica nel medio oriente” un compendio di saggi che mostrano la relazione tra governo e religione nel mondo islamico.

15/1/10 Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa
è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa, reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572). Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II. Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI. Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù. La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo. Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare. Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”. Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo. Come del resto si legge in un documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”. Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione? Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano. Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando” contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto. Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili. Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese, provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni. A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo. Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco. Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli. In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”. La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere). Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza. Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele. L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa. Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo. Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo. L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a salvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Quindi se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente sarebbe stata la stessa per tutti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Buttiglione e i gay.

martedì, 26 ottobre 2010

Ogni tanto ci ricasca e quando parla dei gay suscita regolarmente un vespaio. Stavolta con una battuta che invece a noi è parsa divertente. Essere gay è come evadere le tasse, questo più o meno il concetto espresso da Buttiglione con tutto un corollario di polemiche di cui trovate ampli stralci in questo articolo, dove peraltro il significato ironico (riferibile all’evasione del rapporto “fisico” con le donne) viene edulcorato e perso in un magma di altri significati giuridici, politici e fiscali.

LEGGI – http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_25/buttiglione-gay-tasse_b2e51456-e081-11df-a41e-00144f02aabc.shtml

A noi comunque quella battuta sembra molto meno volgare di quella che andava di moda ai tempi del liceo (nei miei anni ’50) e cioè che i gay sono disertori della fica.

25/10/10 – Gli sportivi

lunedì, 25 ottobre 2010

Il sindaco (di Roma) conferma il gran premio di Formula 1 alle Tre Fontane, zona sottoposta a vincolo ambientale, e ribadisce che l’iniziativa produrrebbe un indotto stimato in un miliardo di € all’anno. Ma di che cosa si tratta? Sarebbe possibile conoscere fonti e destinazioni di questo enorme flusso di denaro? Ce n’è anche per il fisco? (lettera al Corriere della Sera – cronaca di Roma)
Non abbiamo il diritto di essere pigri (G. Salvemini)

Di calcio NoGod se ne è occupato durante i Mondiali sudafricani. (leggi quello di sotto) Cercammo di dare una lettura – seppur parzialissima – un po’ diversa, con brevi flash sui paesi che inizialmente competevano con l’Italia e piccole curiosità. Insomma, calembour estivi.
E oggi? Oggi parliamo di Ciro Ferrara. In molti lo conosceranno per la pubblicità di Danette, soffice crema di Danone, spot che per un periodo ha interpretato anche con moglie e figlioli. Da qualche giorno oltre che testimone dello yogurtino è il tecnico dell’Under 21.
Il suo curriculum è questo: spalla di Marcello Lippi in Nazionale, diventa allenatore della Juventus, una squadra importante (anche se è andata avanti da Agnelli, cioè con aiutini) e ha inanellato una serie di insuccessi clamorosi. Lippi pensava di cedergli il suo incarico dopo i Mondiali del Sudafrica, ma Ferrara andò così male con i bianconeri che venne addirittura esonerato. Il suo contratto con Danone però non è stato cassato, anzi addirittura oggi canta in gruppo con Conti, Carrà, Marcuzzi, Sandrelli le virtù del bifido. Dopo la catastrofe Juventus sarebbe stato meglio farlo proseguire tranquillamente nella pubblicità, invece che fa la Federazione calcio? Lo chiama all’Under 21. Magari gli dirà bene e vincerà tutto, ma non sembra proprio una scelta fatta in base al merito. Lo so è una cavolata ‘sta cosa, ma forse è vero che il calcio è il paradigma italico.

Tiziana Ficacci www.nogod.it

Nogod ai mondiali di calcio in Sudafrica

15/6/10 - “Se uno nasce quadrato non muore tondo”, è il libro-biografia di Rino Gattuso, centrocampista del Milan, e che, insolitamente, il calciatore ha dedicato alla suocera. Nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, lì ha avviato una azienda di pulitura di molluschi che da lavoro a molti compaesani e ai numerosi famigliari. In conferenza stampa ha detto che i politici non dovrebbero occuparsi di calcio così come i calciatori non si occupano di politica. Durante l’ultima tornata elettorale, disse: “condivido molte delle cose che dice Bossi. Apprezzo in particolare l’idea del federalismo fiscale, ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Anche da me in Calabria i fondi che arrivano dall’Europa potrebbero essere utilizzati meglio”. Si vede che pur essendo nato quadrato ogni tanto diventa tondo. Durante una trasferta spagnola dichiarò un certo disgusto per i matrimoni uomosessuali (sic) ma, al momento, non si sa se ha cambiato idea pure su questo. Non si parla più della proposta del ministro della Semplificazione Calderoli di “tagliare” i premi milionari che gli Azzurri percepirebbero in caso di buon piazzamento. Con una ironia che ha sorpreso, loro hanno deciso di devolvere gli eventuali bonus alla fondazione per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In molti hanno letto la scelta come una ripicca nei confronti del ministro leghista e probabilmente è così. Ma meglio, molto meglio, della richiesta degli olimpici che da Pechino chiesero (ma non ottennero) la detassazione dei premi. Richiesta ancor più spudorata considerato che molti atleti olimpici sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali…

17/6/10 – Il primo ministro neozelandese ha annunciato la sua presenza in Sudafrica per sostenere gli All Whites che incontreranno l’Italia. Il premier John Key guida il paese dal 2008 sostenuto dal National Party che fa del patriottismo il suo caposaldo. Ad Aotearoa, il nome maori della Nuova Zelanda, dicono che il premier parte per fuggire dalle critiche che lo inseguono: l’economia del paese è in forte crisi e il suo governo è in caduta libera, e una vittoria sportiva… è il vecchio panem et circenses. Italia-Nuova Zelanda si disputerà domenica 20 giugno. Esattamente un anno prima moriva Neda, uccisa dalla polizia iraniana mentre partecipava ad una manifestazione dell’Onda verde. L’Iran non è presente con la sua squadra ai mondiali, ma gli iraniani amano il calcio. Sappiamo che non sarà così, ma sarebbe bello che i tifosi sugli spalti mostrassero dei cartelli per ricordare le speranze nel cambiamento della giovane Neda.

21/6/10 – Wayne Rooney, attaccante inglese, indossa abitualmente una vistosa croce. Dice che è orgoglioso di portarla perché ci tiene a mostrare la sua cattolicità, e ha un po’ sofferto di essersela dovuta togliere durante la partita con l’Algeria. Mark Whittle, capo delle relazioni pubbliche della Fifa, fischia il fuorigioco a un giornalista che vorrebbe approfondire il tema: we don’t do religion. L’unica religione ai mondiali deve essere il calcio!
Ma in Somalia il calcio è questione di vita o di morte, perché i fondamentalisti islamici puniscono con durezza chi perde tempo a guardare illegalmente le partite della coppa del mondo considerate una maledizione per l’essere umano.
L’Italia non brilla e i c.t. in poltrona criticano le scelte fatte: magari Cassano del Sampdoria (e Balotelli, Totti…) avrebbero fatto bene. Intanto il sampdoriano si è sposato con Carolina: un matrimonio misto, lui ateo lei cattolica: mentre la sposa prendeva la comunione lo sposo è restato in piedi davanti all’altare.

23/6/10 – Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo? Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che persero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?

25/6/10 – Inviati RAI ai mondiali: Eugenio De Paoli, Jacopo Volpi, Bruno Gentili, Marco Civoli, Fabrizio Failla, Carlo Paris, Enrico Varriale, Amedeo Goria, Marco Mazzocchi, Alessandro Forti, Paolo Arcaro, Gianni Cerqueti , Stefano Bazzotto, Paolo Paganini, Simona Rolandi, Gianni Bezzi, Alberto Rimedio, Marco Lollobrigida, Salvatore Bagni, Fulvio Collovati, Ubaldo Righetti, Carlo Longhi, Daniele Tombolino, Sandro Mazzola (l’unico che sembra capirci qualcosa), Gian Piero Gasperini, Beppe Dossena, Marino Bartoletti, Ivan Zazzeroni + tecnici e qualcun altro di cui mi sfugge il nome. In collegamento con piazza da Siena a Roma: Maurizio Costanzo, Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari. Il chiacchiericcio dei “giornalisti” RAI, è molto più molesto delle pur fastidiose vuvuzelas.

28/6/10 – Se è consueto saltare sul carro del vincitore, è normale scendere di corsa dal carro del perdente. E il calcio, ahimè, è archetipo del costume italico. Ma la nazionale esclusa dai Mondiali è l’immagine del Paese morente? L’Italia vinse due titoli mondiali consecutivi nel 1934 e nel 1938. Mussolini poteva ricavarne: “le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto”. Ma per più di qualcuno quegli anni non furono memorabili. Poi si rivinse in Spagna nel 1982: c’era Pertini a tifare per gli azzurri, presidente partigiano, socialista, laico, simpatico. In quell’anno vennero ammazzati dalla mafia Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, il terrorismo sterminò sedici persone, i fedayn palestinesi spararono agli ebrei romani che uscivano dalla sinagoga uccidendo un bambino. Altro titolo mondiale nel 2006: gli azzurri accolti a Roma trionfalmente a Palazzo Chigi, da dove una carinissima ministro dello Sport Melandri, salì fisicamente sul camion aperto che attraversò (immobilizzandolo) il centro cittadino per una intera serata. Niente quella vittoria portò alla politica e al paese. Ma è giusto così, il calcio è un gioco, e ogni parallelismo è risibile. Non sembrano capirlo i nostri insignificanti politici che hanno sgomitato per lasciare il loro inutile epitaffio sulla sconfitta (un po’ annunciata) della nazionale italiana. Anche il Segretario di Stato vaticano ha detto la sua.

2/7/10 – Il Ghana è il maggior produttore di cacao del mondo per la cui raccolta sono impiegate quasi esclusivamente donne. La squadra, l’unica africana arrivata tra le prime otto, è accompagnata, come tradizione locale da un pastore. I ghanesi si rivolgono a Dio prima della partita, nell’intervallo e alla fine. Sono in maggioranza evangelici, ma si uniscono al rito anche giocatori musulmani. Dopo la vittoria con gli Stati Uniti anche il presidente ghanese, John Atta Mills, si è unito alla preghiera. Questa sera il Ghana incontrerà l’ Uruguay.
Per seguire le partite senza distrarsi dalla religione, a Riad sono comparse delle moschee mobili. Grossi camion con rubinetti per consentire le abluzioni ai fedeli, distribuzione di tappeti da srotolare sui marciapiedi, schermi spenti per cinque minuti, il tempo di rivolgersi ad Allah. Purtroppo per i tifosi un paio di giorni fa il muezzin ha chiamato alla preghiera durante i calci di rigore della partita Giappone Paraguay. Un ristorante di Phoenix, in Arizona, ha inserito nel menu un hamburger di leone in omaggio ai Mondiali sudafricani. Gli animalisti hanno minacciato di far saltare il locale

6/7/10 – I giornalisti non ne hanno parlato, ma il 10 giugno, in Thailandia, è stato dato un calcio d’inizio particolare: la “Coppa del mondo 2010 dietro le sbarre”. Gli atleti sono stati selezionati tra i 10mila detenuti stranieri di 90 nazionalità diverse che si trovano nelle prigioni del Paese. La prima partita, come a Città del Capo, è stata Sudafrica-Messico, l’ultima si disputerà lo stesso giorno di quello africano. Il campionato è stato organizzato nel carcere di Klong Prem, a nord di Bangkok. Le partite vengono trasmesse dalla tv locale Pbs. I giocatori e il pubblico, circa 300 persone, sono state selezionate tra i detenuti che hanno tenuto una buona condotta.

8/7/10 – Gli argentini chiedono al ct Maradona di non lasciarli. La presidenta Cristina Kirchner, ha invitato la squadra alla Casa Rosada, ma Lionel Messi dice che non è possibile perché non sono degni di tanto onore. Dieguito vuole ritirarsi e la Federcalcio argentina afferma che sarà lui a decidere il proprio futuro. “Alla fine – scrive Darwin Pastorin sull’Unità – ascolterà soltanto il pulsare delle sue vene, quelle vene perennemente aperte, le vene dell’America latina, bellezza e naufragio, le vene di un campione unico e irripetibile”. Cesar Cigliutti è il presidente di una associazione omo argentina (www.cha.org.ar) , ed è convinto che il 14 luglio al Senato passerà la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, già approvata alla Camera il 5 maggio scorso. La Chiesa cattolica avrebbe voluto negoziare l’unione civile a livello nazionale, ma ancora più negativi nei confronti del mondo gay sono gli evangelici. Che, del resto, sono ormai più numerosi dei cattolici in tutta l’America latina. Cigliutti dice che il calcio è omofobico, anche se, ricorda, Maradona anni fa venne trovato nudo con altri uomini durante una festicciola….

11/7/10 – La fotografa sudafricana Zanele Muholi nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che parteciperà ai giochi gay di Colonia che si svolgeranno ad agosto. Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate.
I miracoli tirano e il polpo Paul dell’acquario di Oberhusen vive il suo momento di celebrità. Ha indovinato sette pronostici consecutivi, cioè una probabilità statistica di accadimento di poco più dell’1%. Chissà Paul dove poggerebbe i suoi tentacoli se nell’acquario venisse calata una foto di Casini e una di Bossi. Cosa lasceranno al Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente) ?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

E’ arrivato il gay della Provvidenza ?

domenica, 24 ottobre 2010

Scordatevelo ! Non servirà a niente l’apoteosi decretata all’unanimità al Congresso di SEL con ascensione nel cielo alto  della politica per Nichi Vendola, cattolico e gay. I gerarchi della SS Vaticana, veri arbitri della politica italiana, lo ostacoleranno in tutti i modi nonostante il suo proclamato allineamento con la dotttrina sociale della chiesa,  il suo sbandierato cattolicesimo doc e la sua rinuncia ad ogni forma di anticlericalismo.
L’unico che gli darà il via libera sulle proprie TV sarà Berlusconi che farà con lui la stessa operazione paracula che ha fatto con Bertinotti, grande spazio alle sue promesse politiche che spaventano tutti i clericali, anche quelli che votano per il PD. E se lui  sarà il candidato del centro-sinistra (anche se la sua eventuale vittoria alle primarie non spingesse alla fuoruscita dal PD i cattolici che già fremono per andarsene) la vittoria di Berlusconi è assicurata per altri 20 anni.

Ed ecco qui un po’ di buone ragioni per cui un laico non potrà mai votare per Nichi Vendola.

SEL / TURCO (RADICALI) NON POTEVANO CHE ESSERE PULSIONI NEOCLERICALI CONCORDATARIE.
Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale, presidente di anticlericale.net:

“Sarebbe sbagliato ritenere come ha fatto Vendola
che l’inseminazionedi clericalismo a seguito della fine dell’unità politica dei cattoliciriguardi solo gli “altri”. Eppoi  perché citare solo il Gramsci critico dell’anticlericalismo risorgimentale e censurare il Gramsci anticoncordatario.  Giacché c’era poteva rivendicare il Vendola 2007: circa 12milioni di euro della Regione Puglia per realizzare strutture sportive in 111 oratori pugliesi. Giusto per dirne una. E’ anticlericalismo ottocentesco il sottolinearlo o neoclericalismo concordatario l’averlo fatto? Non una parola sull’8permille, sulle esenzioni fiscali e tributarie, sullo IOR. Ci tiene a dire che vuole dialogare con la Chiesa sui temi eticamente sensibili ma lo si può fare senza tenere conto (e senza dirlo!) del detto e del fatto durante la campagna referendaria clericale sulla legge 40?”

Ricordiamo infine che nel novembre 2006 alla Camera dei Deputati tutto il partito rifondarolo di Nichi Vendola votò contro la proposta del depuatato radicale Maurizio Turco per l’abolizione della scandalosa esenzione dall’ ICI per gli enti ecclesiastici propietari di immobili adibiti ad attività commerciali. Ma non si illuda Vendola che tanta  comprensione per gli interessi economici della chiesa cattolica gli garantirà se non il sostegno esplicito almeno la non ostilità dei gerarchi vaticani. In Italia ci sono altri politici di centro, di destra e di sinistra pronti a offrire di più.


In Svizzera, fuori il crocifisso e dentro la croce.

domenica, 24 ottobre 2010

Nella repubblica elvetica prende consistenza una scappatoia paracula per accontentare sia cattolci e ortodossi (cultori del simbolo cristiano con appeso il corpo del morto o morente) sia i protestanti che come simbolo hanno la croce semplice, nuda e cruda. Ma non sono d’accordo gli atei, che in Svizzera sono tanti. E probabilmente prima o poi si faranno sentire anche i musulmani che, ad eccezione di casi sporadici (Adel Smith in Italia), hanno scelto una posizione più accorta, ma appena possibile state certi che strilleranno. Oh, come strilleranno per l’affissione dei loro versetti coranici preferiti a cominciare da Allah u’ akbar. Qui gli articolo che parlano di croci e crocifissi.

E qui un commento dal cuore della Svizzera.

Ciao Giulio,

un dettaglio che può interessare. Queste storie di crocifissi in Svizzera sono piuttosto atipiche: non per nulla concernono cantoni cattolici come il Ticino e il Vallese o Lucerna. Io vivo nella Svizzera tedesca più evoluta (Zurigo, Basilea ecc.) e di crocifissi in luoghi pubblici non ne ho mai visto uno: non usa. Anzi, ho insegnato (italiano e francese) in un … convento, ma nemmeno lì c’erano crocifissi. Era in realtà un antico conventro trasformato in scuola pubblica (molto bello, ben restaurato, le antiche celle come aule, ovviamente un po’ ingrandite).
Insomma, qui l’ossessione del crocifisso non c’è. Tuttavia a due passi da dove abito vedo degli orribili crocifissi per strada con tanto di Cristo inchiodato sopra: ma Oberriet è un enclave fondamentalista, con seguaci di Lefèbre.

Vorrei dire insomma che qui … non siamo in Italia, tanto che queste storie di crocifissi e di licenziamenti mi sorprendono un po’.

Ma piuttosto: hai letto le dichiarazioni di ieri di Frattini di ieri (vedi Ultimissime Uaar)? Semplicemente pazzesco. Chi più materialista del suo datore di lavoro, che poveretto invitato ad andarsene a casa fa lo spiritoso dicendo: sì, ma non so quale, ne ho venti (e non semplici bilocali con angolo cucina, ma residenze faraoniche in cui lui cura ogni dettaglio – si vede che ha tempo da perdere).

Sorpreso del tuo giudizio su Vendola di ieri. A me non è simpatico. Come si possa essere comunisti oggi è un mistero, (ma quando saremo 10 o 20 miliardi il comunismo sarà una necessità). Nel suo caso il mistero è doppio perché è anche cattolico. Pennacchi, quello di “Canale Mussolini”, premio Strega 2010, diceva in un’intervista che “Vendola è perfetto – per perdere” (lo accusava di sfrenato narcisismo). Però, mannaggia, faceva poi l’elogio di d’Alema (quello che ha assistito in piazza S. Pietro alla canonizzazione di Escrivà de Balaguer). Be’, è chiaro tra Vendola e Berlusconi non c’è partita: vince Berlusca per cappotto.

Buona domenica
S.

24/10/10 – Al Sud

domenica, 24 ottobre 2010

Finalmente si è capito chi pagherà il conto del federalismo fiscale. L’ha spiegato, con il candore che lo rende uno dei personaggi rivelatori della politica italiana, Roberto Calderoli. Le Regioni potranno aumentare l’addizionale Irpef sino al 3%; in cambio, saranno diminuite le imposte sulle aziende. E i lavoratori dipendenti? Ha risposto Calderoli: “certo, si può fare il caso di un lavoratore dal reddito medio-alto che paga l’addizionale Irpef ma che non beneficia né del calo dell’Irap né dell’Ires. Ma quanti sono in questa situazione?”. In questa situazione sono i salariati, che pagano le tasse vuoi per virtù vuoi per necessità; e i loro redditi, che per le statistiche sono medio-alti, nella realtà sono medio-bassi. …Resta un dato: la distribuzione iniqua del carico fiscale è il vero scandalo italiano. Se il federalismo, anziché correggerlo, lo aggrava, non serve a molto. http://blog.aldocazzullo.it

Grande effetto mediatico per il tricolore bruciato a Terzigno. Gesto forte, anche perché è possibile che quel sud si stia chiedendo quale sia la propria appartenenza alla comunità nazionale. Domanda legittima dopo il ventennio leghista diventato cultura di governo. Il sud è ormai dipinto come una palla al piede per lo sviluppo, mentre il federalismo è il toccasana per disfarsi del mezzogiorno ingordo e inutile, che è bene lasciare al suo ruolo non essenziale.
La rivolta di Terzigno nasce dall’incuria della politica degli ultimi anni, ma affonda le radici per il lungo abbandono che rafforza l’interesse, in tutto il Mezzogiorno, per il partito del sud. In prossimità del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia è un campanello d’allarme.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Terroni, il libro di Pino Aprile (edizioni Piemme, euro 17.50) che ha venduto quasi duecentomila copie in un paio di mesi, racconta la storia del sud dall’Unità ad oggi raccontando l’appropriazione indebita di queste terre ad opera del nord

C’è solo un paese dove i cristiani sono cresciuti in numero in tutto il medio oriente: in Israele da 34 mila che erano nel 1949 sono diventati 163mila, e saranno 187mila nel 2020. Invece, nei paesi musulmani i cristiani diminuiscono, ma le cinquanta chiese ospitate al sinodo preferiscono dare addosso a Israele, dove godono di piena libertà di culto e di espressione. Attaccano Israele perché non pagano pegno, se attaccassero l’islam radicale invece pagherebbero un prezzo altissimo. Il tatticismo che usano li condanna al suicidio. (David Rosen, direttore del dipartimento per gli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee)

Frattini e la caccia all’ateo.

sabato, 23 ottobre 2010

 Franco Frattini ministro degli esteri vaticaliano nel Vicereame di SS Benedetto XVI si è assunto un ruolo che ricorda tristi precedenti storici, la caccia agli ebrei in Germania negli anni ’30 e ’40 e la caccia alle streghe comuniste nell’America degli anni ’50. Per scovare i cittadini colpevoli di ateismo il ministro sollecita una santa alleanza dei cristiani con gli islamici (alleanza cui peraltro Ratzinger non è affatto insensibile dopo la calorosa accoglienza riservata all’analogo invito rivoltogli da Ahmadinejad). Ma Frattini va oltre, e invita alla crociata contro l’ateismo (messo sullo stesso piano dell’estremismo insieme a materialismo e relativismo) anche gli ebrei, gli stessi su cui in Germania sperimentarono quella “soluzione finale”, che ora sembra aleggiare nelle parole di Frattini contro i liberi pensatori. Sembrava un così caro e innocuo ragazzo, e invece guarda un po’ che sorprese ti riserva il bel Franchino. E dove potevano trovare degna ospitalità i bellicosi propositi di Frattini ? Ma sull’Osservatore Romano, l’organo ufficiale della SS Vaticana. “I cristiani dovranno essere consapevoli anche di ricercare con i musulmani un’intesa su come contrastare quegli aspetti che, al pari dell’estremismo, minacciano la società. Mi riferisco all’ateismo, al materialismo e al relativismo. Cristiani, musulmani ed ebrei possono lavorare per raggiungere questo comune obiettivo. Credo che occorra un nuovo umanesimo per contrastare questi fenomeni perversi, perché soltanto la centralità della persona umana è un antidoto che previene il fanatismo e l’intolleranza”.. Chiaro ? Gli intolleranti sono gli atei perversi che non credono nelle immaginarie entità soprannaturali dei tre monoteismi abramitici e nemmeno in quelle delle altre versioni della Menzogna Globale . Che dire invece delle perversioni di almeno due dei monoteismi della auspicata santa alleanza, che sono stati e sono tuttora protagonisti di tutte le più bestiali stragi e guerre di religione che hanno insanguinato l’umanità intera fino ad oggi ? Ma quelle Frattini non se le ricorda. LEGGI – Intanto gli atei si preparino un bel triangolo giallo con una grande A nera da mettere sulla giacca, perché la fine ultima a cui conducono certi propositi è quella dei pogrom che cominciano sempre così. Una sola domanda ci assilla. Gli atei devoti saranno compresi nella caccia all’ateo? O a loro sarà riservato il ruolo dei Kapò e salveranno la pelle ?

E’ Vendola il vero avversario di Berlusconi.

sabato, 23 ottobre 2010

L’unico che abbia le stesse capacità affabulatorie per vendere sogni e miracoli. Solo che le promesse di Berlusconi sono più concrete e credibili, mentre quelle dell’immaginifico Vendola sono vecchi slogan di aria fritta a cui abboccheranno soltanto i combattenti e reduci del ’68, i metalmecanici della Fiom. i ragazzotti dei centri sociali. e gli odiatori di Israele di destra e di sinistra. Se sarà Nichi l’avversario di DuceSilvio ci terremo gli imbrogliusconi per altri vent’anni..LEGGI

La speranza di No God è che con una nuova legge elettorale si formino 5 schieramenti, il partito dei comunisti (ex, post e in corso d’opera), il partito dei fascisti (ex, post e in corso d’opera), l partito dei democristi (in corso d’opera da sempre con il programma della dottrina socio-teocratica della chiesa), il partito dei separatisti, autonomisti e secessionisti, e infne il partito dei laici e liberal-socialisti. Che sogno meraviglioso poter scegliere fra questi cinque ! E con il voto di prefernza su un candidato di nostra scelta sia per il premier che per il deputato o senatore.

Il velo della discordia.

venerdì, 22 ottobre 2010

Su questo sito è stato più volte affrontato, soprattutto da parte di Tiziana Ficacci , il problema dell’uso del velo islamico nelle sue diverse varianti : niqab e burqa (mascheramento totale del corpo) e hijab (velatura di capelli, orecchie e gola, ma visibilità della faccia). Pochi giorni fa si è svolto un importante convegno a Milano (Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale) in cui sono intervenuti alcune esponenti della comunità islamica e noti intellettuuali laici. Un accurato resoconto di quel convegno ci è stato cortesemente inviato da Antonietta Dessolis che ringraziamo. Da segnalare le opinioni espresse da due signore islamiche favorevoli al diveto del burqa e il parere cerchiobottista di Sergio Romano che successivamente, a una domanda sul concetto di laicità, ci ha meravigliato con una aggettivazione fino ad ora sconosciuta : la laicità “liberale”. E così dopo quella “sana” inventata dal Ratzinger e fatta propria dai sui sudditi vaticaliani, quella “positiva” sparata da Sarkozy scopriamo la lacità “liberale” che secobdo Romano sarebbe di ispirazione inglese. Pur di annacquare il concetto di laicità non mancheranno in futuro altre più fantasiose definizione, magari anche quella di laicità “religiosa”.

Da Antonietta Dessolis

Il giorno 20 ottobre all’università di  Milano  sono stata alla conferenza-dibattito del CIPMO, “Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale”.

A presiedere Janiki Cingoli, direttore del CIPMO, e Silvio Ferrari, docente di diritto canonico all’Università di Milano e moderatore: questi, prima di presentare i relatori, ha espresso la sua opinione affermando di avere diverse perplessità sia sull’utilità che sulla necessità  di vietare l’uso del burqa o del niqab.

Sara Silvestri, docente di Religione e Politica internazionale in Inghilterra, dopo aver fatto una serie di riflessioni sociologiche sulla situazione delle comunità islamiche in Europa, ha  espresso la sua contrarietà ai  divieti che alcuni paesi hanno già introdotto e alla prospettiva di adottarli in altri.

Gli interventi più interessanti e brillanti sono stati quelli di due donne musulmane, una marocchina, Dounia Ettaib, presidente dell’associazione DARI-Donne Arabe in Italia e Maryan Ismail, una dottoressa etiope, entrambe molto chiare e decise sulla necessità di vietare qualsiasi velo integrale, in Italia integrando la legge 152/75 che, pur  vietando di girare a viso coperto, lascia spazio a una certa discrezionalità nell’applicarla nei confronti del niqab perché vien fatto rientrare tra i “giustificati motivi” alla sua deroga; come da proposta della parlamentare Souad Sbai, un articolo integrativo ha come obiettivo di togliere tale ambiguità; entrambe impegnate nella difesa delle donne immigrate, nella lotta contro le mutilazioni genitali, nel favorire il processo di emancipazione e secolarizzazione e, guarda caso, entrambe senza nessun velo.

Altre due donne, velate, una italiana autoctona, Patrizia Dal Monte, vicepresidente UCOII, un’altra figlia di genitori marocchini ma nata qui, Sumaya Qader, del comitato esecutivo del  European forum of muslim women, hanno fatto degli interventi farraginosi e prolissi: della serie “benaltrismo” (ci sono altri problemi ben più importanti, lavoro, crisi etc), non sono un problema per la sicurezza, poche lo portano, i diritti umani, la Costituzione, la “libertà di scelta”, l’islamofobia, la discriminazione e altre amenità richiamate a sproposito; bontà loro, non incoraggiano l’uso del niqab, ma si sono pronunciate contro il divieto.

L’intervento per me più deludente però è stato quello di Sergio Romano, che ha espresso l’opinione non molto diversa dalla maggioranza dei relatori, con in più l’invito paternalistico a scoraggiare l’uso del niqab perché “son tempi brutti, è meglio non alimentare l’islamofobia che sta prendendo piede…”. Avendo letto il suo libro “Libera Chiesa, in libero Stato?”, mi sembrava che in filigrana lo percorresse un’idea liberale di laicità, perciò mi ha sorpreso che la sua posizione se ne allontanasse e che questa parola non l’abbia nemmeno nominata, come d’altronde è stata tabù in quasi tutte le relazioni.

Ci sono stati diversi interventi dal pubblico, alcuni pertinenti altri meno, in particolare mi ha colpito quello di un musulmano che affermava perentoriamente che nel corano è prescritto il velo e che chi non lo usa non è una buona musulmana (sintetizzo e semplifico naturalmente): chiamate in causa e indignate, a lui hanno risposto le due donne senza velo, ribattendo e argomentando come non sia affatto vero che ci sia alcun obbligo,  e tanto meno che la bontà di una buona religiosa dipenda da un segno così esteriore.

Io sono intervenuta sulla questione laicità, esprimendo la mia sorpresa sul fatto che l’oggetto dell’incontro non sia stato affrontato anche sotto questa variabile e chiedendo a Sergio Romano come la pensasse a riguardo.  Nella risposta ha esordito dicendo che ci sono tante laicità, fra le quali una liberale (esempio quella inglese) e una democratica (esempio quella francese).

Capirete il mio stupore a sentire che liberalismo e democrazia (o almeno gli aggettivi correlati) fossero messi in antitesi, quando oggi ormai si parla di liberal-democrazia. Certo è vero che in Inghilterra, il cui modello di  “laicità” il nostro lasciava intendere di condividere, le ultime cronache ci hanno abituato a sentire prese di posizione, a mio avviso pericolose per la stesse storiche conquiste laiche, nella direzione di indulgere un po’ troppo al comunitarismo islamico, accettando l’applicazione di alcune norme della sharia nel proprio territorio. E’ vero altresì che in Francia la laicità è intesa in altro modo, a partire dalla legge del 1905 fino alle norme che vietano il velo nella scuola superiore e quello integrale in tutti i luoghi pubblici, ma ancora non avevo sentito un’aggettivazione nello stile di Romano; conoscevo la papalina “sana laicità” , la “positiva laicità” di Sarkozy in visita al Vaticano, la “laicità che non vuol dire laicismo”, il “conflitto tra laici e credenti”  e tante curiose aggettivazioni che, di fatto, servono a svuotarla di senso e smentiscono la caratteristica principale e, guarda caso di provenienza liberale, che consiste nel considerare la religione un legittimo e libero fatto privato (separazione tra chiesa e stato), che le nega un ruolo pubblico (che non significa pubblica espressione); altri concetti sono conseguenti a questo assunto principale: possibilmente l’estraneità dello Stato al suo finanziamento, ancor più  la negazione di privilegi a una religione in particolare, la pari dignità e pari opportunità di espressione  a tutte le visioni del mondo, comprese quelle della non credenza, la libertà di culto e naturalmente il rifiuto di discriminazione alcuna, purché a sua volta rispetti le altre e accetti i principi  democratici.

Certo che se Carlo Rosselli, o Gaetano Salvemini o Ernesto Rossi,  avessero sentito Sergio Romano si sarebbero rivoltati nella tomba: ma già, forse loro non erano né democratici né liberali, chissà cos’erano, forse solo anticlericali? Si sa che oggi è una parolaccia e offende qualcuno, lassù in alto.

Antonietta Dessolis

22/10/10 – Carne

venerdì, 22 ottobre 2010

Quando si dice che la religione sta tornando, in realtà si confonde la religiosità con il fenomeno socioculturale che la vede trasformarsi in strumento di lotta politica. Un fenomeno che riguarda quelle aree dove c’è e torna la povertà economica, e dove c’è e torna l’ignoranza. La religiosità vissuta come fatto privato, stigmatizzata da Benedetto XVI, è un fenomeno culturale molto diverso. Che non solo è compatibile con la laicità, ma a certe condizioni può arricchirla (Gilberto Corbellini, www.ilsole24ore.com)
C’è solo un passo tra lo spargere sangue animale e lo spargere sangue umano (Isaac B. Singer)
La Chiesa è attrezzata, e può vantare un’esperienza più che millenaria di lobbying. I laici? (http://www.uaar.it/news/2010/10/15/dio-non-torna-tornato-clericalismo/)

“Se niente importa” è un bel libro di Jonathan Safran Foer (Guanda, € 18), insieme racconto, inchiesta e testimonianza. L’autore invita alla riflessione, mostrando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è più debole e senza voce – il confine fra umano e inumano, fra chi accetta senza riflettere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione. Foer ha percorso gli Stati Uniti visitando gli allevamenti dove gli animali, dai maiali alle galline, dalle mucche alle pecore, vivono in spazi ristretti, spesso impilati sicché quelli nelle gabbie sottostanti vivono sommersi dagli escrementi. In più gli animali sono sottoposti a regimi alimentari impropri, tra cui massicce dosi di farmaci. Sono animali malaticci inviati nei mattatoi dove vengono uccisi con scariche elettriche. Spesso sono ancora vivi mentre, sul tapis roulant, si avviano alla dissezione.
Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha stabilito che la carne proveniente da animali che non sono stati storditi prima dell’uccisione devono avere una etichetta che riporta l’informazione. Benissimo, è una norma in più che potrà tranquillizzare i carnivori. Nel riportare la notizia alcuni organi di stampa cialtroni , Padania in testa, hanno attribuito la mancanza di intontimento dell’animale alla sola macellazione halal, cioè quella in uso tra gli islamici. Non è il solito attacco xenofobo ma è soprattutto ignorante. In Italia la macellazione avviene in mattatoi controllati dalle Asl che garantiscono lo stordimento agli animali. La macellazione rituale halal è la stessa che usano gli ebrei, cioè col taglio netto alla giugulare affinché l’animale muoia sul colpo, perché, come viene prescritto ritualmente “l’uomo è superiore all’animale ma non ne è il padrone”. A Roma ebrei e musulmani – che macellano nell’unico mattatoio comunale che esiste in città – hanno raggiunto un accordo per cui i musulmani prendono i quarti posteriori giacché gli ebrei consumano solo i quarti anteriori dell’animale.
Di tanto in tanto si legge di macellazioni clandestine, ma non sono legate a riti religiosi, quanto piuttosto a mercato (nero) parallelo.
Questi riti legati al cibo, seppur razionalmente ridicoli, sono molto importanti per chi vuole identificarsi con la sua religione/cultura, perché aiutano a mantenere un baluardo all’assimilazione e a fortificare la propria identità. Del resto nessun laico (o ateo intelligente*) desidererebbe mai l’assimilazione di chi ha una religione che trasformi i singoli in greggi ammaestrati, perché è lo spazio pubblico che deve essere neutro, mentre per la spesa degli alimentari e per la propria vita personale ognuno si regola come preferisce.
Accreditare come ha fatto la stampa deteriore che la macellazione rituale non prevede lo stordimento dell’animale, è il solito rimescolamento del fango che serve a fomentare guerricciole di cui proprio non si sente il bisogno. Le uniche necessità che ha un paese sano sono regole certe per tutti, anche per gli animali
E doveroso aggiungere che diete vegetariane ben calibrate sono adatte alle persone in tutti gli stadi del ciclo di vita, compresa la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia e l’adolescenza. Hanno un apporto minore di colesterolo e grassi saturi e un apporto maggiore di fibre, magnesio, potassio, vitamine C ed E, folacina, carotenoidi, flavonoidi e fitochimici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Gli Incoerenti http://www.nessundio.net/blog/2010/10/16/4521/