Abdel Muti al-Bayyumi, influente membro del consiglio dei religiosi della moschea al-Azhar del Cairo, si è detto più che favorevole alla nuova legge che vieta il burqa nei luoghi pubblici e che entrerà in vigore in Francia nell’aprile del 2011. L’imam egiziano dice “il burqa non ha basi religiose, non c’è un riferimento nel corano e nella sunna. E del resto il divieto è in vigore nell’università di ricerche islamiche di al-Azhar”. Oltre ad aver scritto un libro sull’argomento, l’imam si è rivolto ai fratelli di Francia e d’Europa affinché desistano dall’utilizzo (france24.com) .
Per vietare il burqa basterebbe aggiungere una parola alla legge 152/1975, quella che vieta di girare col passamontagna. Un supermercatino di via Cavour dove vado spesso, dopo un furto operato da un motociclista col casco integrale, ha fatto una vetrofania con la legge e nessuno si scandalizza. Il buon senso dice che non è possibile che una donna indossi una galera ambulante, ma il gusto della politica, o meglio dell’appartenenza partitica, fa dividere anche su questo. Per cui si finisce col decidere che è ben altro che serve e si giustifica l’islam più involuto. Proibire il burqa è una mossa contro il fondamentalismo che serve a rafforzare i moderati e isolare gli estremisti. Potrebbe avere anche controindicazioni. Ad esempio, le donne smetteranno il burqa o smetteranno di andare in pubblico? E la scelta, la faranno i mariti e i padri? Le decisioni politiche non sono né semplici né indolori, ma non aiuta la supponenza del “politicamente corretto”, l’altra faccia del paternalismo. Stupisce che la sinistra abbia lasciato completamente in mano alla destra ai populisti agli xenofobi ai razzisti, la lotta contro l’islamizzazione delle nostre città, lasciando la mano libera ai loschi figuri che rappresentano questi movimenti di vietare la costruzione di luoghi per la preghiera, così come previsto dalla nostra Costituzione, o di organizzare ridicole manifestazioni innalzando salsicce e prosciutti, carni che non mangiano i musulmani – ma anche gli ebrei che pure non si terrorizzano alla vista dell’innocente porco – e il cui uso aumenta il rischio cardiovascolare tanto per dire come sono intelligenti i manifestanti. E ferisce che le donne italiane, che pure hanno lottato duramente per ottenere uno straccetto di parità, siano piuttosto insensibili alla sopraffazione che mole musulmane subiscono, così come è stato plasticamente evidente durante le manifestazioni per Sakineh Mohammadi Ashtiani. Eppure le donne potrebbero essere le uniche che incontrando una donna infagottata, magari fuori una scuola come è successo a Sonnino, avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra.
Nel frattempo il centrodestra leghista (che ormai il Bossi tratta il Berlusca come la trota) della rai, ha dato il via alla produzione del film di Renzo Martinelli (Porzus, Il mercante di pietre, Barbarossa) su Marco d’Aviano dal titolo 11 settembre. E’ la ricostruzione della grande battaglia combattuta nella Vienna assediata dai turchi l’11 e 12 settembre 1683. La Lega santa, compattata dal frate cappuccino Marco d’Aviano, vinse le truppe dell’impero ottomano guidate dal pascià Kara Mustafà e pronte ad invadere l’Europa. Un fatto storico che, secondo la sinossi presentata dal regista, avrà una lettura marcatamente antislamica.
Il turco sconfitto in battaglia venne decapitato e la testa mozzata esposta a Costantinopoli. Marco d’Aviano morì il 14 agosto 1699 nel convento dei cappuccini di Vienna stringendo tra le mani il crocefisso che sedici anni prima aveva alzato verso il cielo sull’altura di Kahlenberg. Come si vede l’origine del male è sempre lì, nel conflitto di religioni.
Le Crociate di Ridley Scott, che Martinelli ha definito una marchetta, prendeva in esame le due parti, cioè musulmani e cristiani, senza esaltare le posizioni di nessuno. In genere i marchettari sono quelli che si vendono ad una parte. Perché poi il problema, almeno in Italia, è sempre quello: provare a picconare con la croce per dimenticarsi di amministratori incapaci e crisi economica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Su questa stessa pagina vedi anche
23/8/10 – Il nervo scoperto
6/9/10 – Shuqran ya rais
13/9/10 – Fuoco e fiamme
Tag: burqa

Carissimi,
ormai la differenza nel risultato elettorale la fanno gli immigrati (vedasi Svezia)
Credo che questo sia determinato da un mai sopito nazionalismo nonostante la globalizzazione, ma soprattutto dalla crescente povertà. La compessione dello stato sociale fa accapigliare i poveri, che sono la maggioranza, e i nuovi entrati. L’islam è una miccia che è bene tenere pronta, ma credo che abbia una importanza relativa.
Anche perchè quese nuove formazioni ce l’hanno con tutte le minoranze e le diversità.
Credo che sia il momento di (tornare) a parlare di lotta di classe,
Aggiungo che Martinelli ama i temi difficili, ma non li sa maneggiare. A questo poi va aggiunto che la rai spreca i soldi come con Barbarossa, ma in realtà lo fa per quasi tutte le sue produzioni.
Solo mi chiedo se i leghisti sanno quanto hanno fatto spendere a Roma ladrona per finaziare il Barbarossa , oggi fuori di un milione di euro.
Basta ricordare che cosa le donne di partiti e movimenti hanno saputo dire della Carfagna mentre tacevano dei ministri maschi dello stesso governo