8/9/10 – L’8 settembre

Ogni ministro deve fare un saldo della sua attività dopo un certo numero di anni. Giulio Tremonti negli ultimi 10 anni ha retto quel ministero per più di 7, con responsabilità piena e incontrastata. E il Paese è andato in declino. Lo dimostrano i numeri della Banca d’Italia, Nell’ultimo decennio l’incremento di produttività dell’ora lavorata è stato del 3%, mentre nei paesi dell’Eurozona del 14. Il pil è cresciuto del 15% contro una media dell’Eurozona del 25. La spesa primaria ha registrato un incremento medio annuale del 4,6%. L’indice di occupazione si è fermato al 57%, mentre nel 1992 era al 61. (Paolo Cirino Pomicino intervistato da Panorama)
Si usa decodificare le lettere che insieme indicano il numero dell’anno ebraico come se fossero una sigla per attribuirgli un senso augurale. Questa sera inizierà l’anno 5771, taw-shin-‘ain-alef. Una proposta è tehè shanà ‘im ahava, cioè un anno con amore. Non sarebbe male.

Dall’inizio dell’anno a luglio i cassintegrati a 0 ore sono stati oltre 650mila. Secondo Mania (la Repubblica), “è un pezzo del nostro sistema industriale che si sta insabbiando, per il quale i segni di ripresa potrebbero non arrivare mai”. E un pezzo importante della nostra industria letteralmente parte. Benetton (abbigliamento) porta all’estero le produzioni, così come Bialetti (le famose caffettiere), e Omsa (calze), solo per citare qualche nome.
A giugno i tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico (vacante dal 4 maggio con le dimissioni di Scajola) sono arrivati a 170. Riguardano quasi 400mila lavoratori e uno su 4 rischia di perdere il posto, cioè 109.278 persone.
Le vertenze riguardano imprese con almeno 150-200 dipendenti, quelle piccole si arrangiano. Scrive Mannironi (la Repubblica) “i 6 dipendenti della Tekmi di Ponte San Pietro lo hanno saputo a fine turno che la fabbrica chiudeva. Ai 48 della Streglio la notizia è arrivata dal tribunale che ha sancito il fallimento della storica cioccolateria piemontese. Poi ci sono le comunicazioni formali come quella della Basell di Terni che ha mandato a spasso 140 lavoratori… Medie o piccole, famose o sconosciute, nell’industria o nei servizi, le aziende che non vedranno la ripresa sono centinaia”.
Poi ci sono i grandi gruppi come Fiat e Telecom, e le imprese già in amministrazione straordinaria, più o meno 200-250mila posti a rischio.
Il settore auto conta 9mila posti in pericolo, nello spicchio degli elettrodomestici rischiano in 8mila, nella chimica di base sono in bilico 4500 posti, nell’alimentare la crisi ha colpito marchi come Berni, quella del famoso Condiriso e dei funghetti, e addirittura tremano i 600 della Findus di Cisterna di Latina. Ma anche Fini (tortellini, non presidenti della Camera) di Modena ha licenziato 40 dipendenti. Tra la Puglia e la Basilicata si perdereranno ben 5mila posti su 15mila impiegati nel mobile imbottito. Nel settore tecnologico (ex Eutelia, Omnia Network, Phonemedia) ben 20mila lavoratori potrebbero non essere reintegrati. La crisi non risparmia neanche la siderurgia (dalla Lucchini di Piombino al gruppo Riva di Taranto). Un tracollo poi lo registra il settore della ceramica con -5mila lavoratori.
Potrebbe salvare qualche posto di lavoro un ministro dello Sviluppo? Forse si, ma se riesce a trovare nuove risorse che non siano già ipotecate da Tremonti per i conti pubblici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2 Commenti a “8/9/10 – L’8 settembre”

  1. Goliarda scrive:

    RE adesso Silvio porta in piazza i sostenitori. Che sicuramente non sarnno quei disgraziati che lavorano nei posti elencati qui sopra

  2. Romano scrive:

    Per governare ci vogliono idee. Il governo, magari anche altri ma non solo, non le hanno. Ottima la cosa che dice Pomicino all’inizio