Archivio di settembre 2010

30/9/10 – S.P.Q.R. (2)

giovedì, 30 settembre 2010

…di Fini ormai sappiamo tutto e la sua vita privata è stata sezionata a vivo. Fini, con le sue debolezze e i suoi guai familiari, non ha più segreti per l’opinione pubblica. Ed è la terza carica dello Stato. Invece si vuole che la stessa opinione pubblica ignori che cosa abbia davvero fatto il premier nelle vicende che lo vedono imputato. Tutta la verità su Montecarlo e nessuna verità sul caso Mills? … Questa volta il premier e il suo staff si sono dati, come si suol dire, la zappa sui piedi. Non possono più invocare indulgenze o salvacondotti. “Trattamento Fini” anche per Berlusconi. Se l’è cercato. (Peppino Caldarola, Mambo)

Nonostante i numeri (342) che il premier ha avuto per continuare la sua (in)azione di governo, la Lega si sta portando avanti con la campagna elettorale e prende al balzo la palla tirata in campo dal senatùr con l’offesa suina ai romani che il Pd vorrebbe sfiduciare e che determinerebbe la loro uscita dal governo. Come si sa i politici arrivano in ritardo a comprendere quello che la gente comune afferra immediatamente. Fini, ad esempio, ha impiegato 50 anni per capire che il fascismo è il male assoluto e 15 per dire che il cav. è inattendibile. Il premier solo adesso inizia a intendere che la Lega Nord Padania non può essere domata con le zollette di zucchero. Il ministro delle Riforme Bossi (cioè un fancazzista del nord considerato il livello di riforme attuate da questo governo) non demorde sull’SPQR declinato come porci romani, e recita un intervento fiume da Radio Padania col sottofondo musicale di una canzone di Alberto Fortis “e vi odio a voi romani, io vi odio a tutti quanti, distruttori di finanze e nati stanchi, siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente, io ti odio grande Roma decadente”. L’assurdo è che “il Bossi” ha pure un po’ di ragione. Non c’è romano, neanche tra quelli che hanno salutato romanamente (cioè a braccio teso) l’ascesa del sindaco moretto, che non si sia accorto come Roma sprofondi ogni giorno di più nel degrado e nella sporcizia. In compenso Alemanno, antipatico fin dal nome, si vanta di fare il mediatore tra Fli e Pdl, propone la città per assurdità padane come la Formula 1, è convinto che la città sia in grado di organizzare le Olimpiadi, ha trasformato il festival del Cinema di Roma – che secondo il precedente sindaco doveva essere una kermesse sul cinema – in un competitore della Mostra di Venezia riuscendo così ad indebolire entrambi gli appuntamenti a favore di Cannes. All’ombra di questi campioni della buona amministrazione del Pdl, il partito dei padani si è gonfiato a dismisura. Anche perché si è diffusa l’idea che i leghisti sono bravi e amministrano bene: per cui invece di guardare i marchi della scuola di Adro titolata a Miglio (e pensare che lì nacquero Emilio ed Enrico Dandolo che combatterono nelle Cinque Giornate di Milano e nella difesa di Roma nel 1849 dove Enrico cadde eroicamente) si dovrebbe guardare l’ampiezza della mensa e la funzionalità della palestra. Perfino i preti rimangono in silenzio nonostante i limiti posti alla Fiera del Rosario che dal 1865 si tiene a San Donà del Piave, perché non vogliono far sfilare le chilometriche cosce delle miss padane vicino ai gonfaloni delle madonne e dei cristi. E che dire del Veneto di Luca Zaia, la regione dello ius sanguinis, del prima i veneti dello statuto regionale, dell’inno nazionale da suonare solo in casi rarissimi… anche in quella terra felice 100mila posti di lavoro si sono persi e a fine dicembre scadranno le casse integrazione straordinarie. La sanità ha un buco consolidato di un miliardo di €, prodottosi in dieci anni ma di cui nessuno ha mai parlato. E a guidare la sanità nella regione sono stati negli ultimi anni Flavio Tosi oggi sindaco di Verona, e Francesca Martini oggi sottosegretario alla Salute. Non sapevano del buco? Intanto la commissione statuto lavora alacremente allo statuto della regione, al regolamento della regione, all’inno della regione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Togliatti e i fascisti, uniti nella lotta per la Patria comune.

martedì, 28 settembre 2010

Scopro solo adesso questo documento ripescato non so come e non so da chi. Sono rimasto senza parole.
Sarà vero ? O è una bufala degli sporchi capitalisti ?

Da una pagina  su facebook

http://ko-kr.facebook.com/note.php?note_id=117793834932420

Agli operai e ai contadini,
Ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai militi,
Agli ex-combattenti e ai volontari della guerra abissina,
Agli artigiani, ai piccoli industriali e ai piccoli esercenti,
Agli impiegati e ai tecnici,
Agli intellettuali,
Ai giovani,
Alle donne,
A tutto il popolo italiano!

Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori, e vi diciamo:
Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma […]
Fascisti della vecchia guardia!
Giovani fascisti!
Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi ed a tutto il popolo italiano per la realizzazione del programma fascista del 1919, e per ogni rivendicazione che esprima un interesse immediato, particolare o generale, dei lavoratori e del popolo italiano. Siamo disposti a lottare con chiunque voglia davvero battersi contro il pugno di parassiti che dissangua ed opprime la Nazione e contro quei gerarchi che li servono.
Perché la nostra lotta sia coronata da successo dobbiamo volere la riconciliazione del popolo italiano ristabilendo la unità della Nazione, per la salvezza della Nazione, superando la divisione criminale creata nel nostro popolo da chi aveva interesse a spezzarne la fraternità.
Dobbiamo unire la classe operaia e fare attorno a questa la unità del popolo e marciare uniti, come fratelli, per il pane, per il lavoro, per la terra, per la pace e per la libertà.
Dobbiamo ristabilire la fiducia reciproca fra gli italiani; liquidare i rancori passati; smetterla con la pratica vergognosa dello spionaggio che aumenta la diffidenza, dobbiamo risuscitare il coraggio civile delle opinioni liberamente espresse: nessuno di noi vuol cospirare contro il proprio paese: noi vogliamo tutti difendere gli interessi del nostro paese che amiamo.
Amnistia completa per tutti i figli del popolo che furono condannati per delitto d’opinione. Abolizione delle leggi contro la libertà e del Tribunale Speciale, che colpiscono i difensori del popolo, che difendono gli interessi dei nemici del popolo e dell’Italia.
Diamoci la mano, figli della Nazione italiana! Diamoci la mano, fascisti e comunisti, cattolici e socialisti, uomini di tutte le opinioni. Diamoci la mano e marciamo fianco a fianco per strappare il diritto di essere dei cittadini di un paese civile quale è il nostro.
Soffriamo le stesse pene. Abbiamo la stessa ambizione: quella di fare l’Italia forte, libera e felice. Ogni sindacato, ogni Dopolavoro, ogni associazione diventi il centro della nostra unità ritrovata ed operante, della nostra volontà di spezzare la potenza del piccolo gruppo di capitalisti che ci affamano e ci opprimono. […]

Palmiro Togliatti e altri 60 esponenti del PCI, agosto 1936

28/9/10 – S.P.Q.R.*

martedì, 28 settembre 2010

Solo Preti Qui Regnano

Un testa a testa tra due fratelli, giovani, figli di immigrati, ebrei, ha indicato il futuro della sinistra britannica. Ha vinto di misura Ed Miliband, il minore, con il 50,65% dei suffragi contro il 49,35%. I candidati erano cinque: David ed Ed Miliband, Ed Balls, ministro dell’Istruzione nel governo ombra, Diane Abbot, giornalista giamaicana, la prima donna nera membro della Camera dei Comuni e Andy Burnham, ministro della Salute nell’ultimo governo Brown. Marion Kozak, la madre dei Miliband, pur essendo iscritta al Labour Party, ha preferito non partecipare ai lavori del congresso. Il padre, Ralph, è uno dei più noti studiosi del marxismo, figlio di un ebreo polacco che combatté i nazisti nell’Armata Rossa sepolto accanto a Karl Marx nel cimitero di Highate.
Da noi il più conosciuto dei due è David, ministro degli Esteri con Blair e Brown, amatissimo dal Segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Ed, soprannominato Red Ed fin dai tempi dell’Università ad Oxford, è stato ministro dell’Ambiente nel gabinetto di Gordon Brown.
Il nuovo capo del Labour Party ha vinto grazie al sostegno delle Trade Unions e per la grande distanza presa dall’intervento militare in Iraq. Appena investito ha detto “oggi è l’inizio del lavoro di una nuova generazione, di una nuova stagione politica per il partito e la Gran Bretagna, un paese troppo segnato dalle disuguaglianze”. Ovviamente, i più calorosi auguri a Ed Miliband per ogni successo. Già qualche leader in pectore della sinistra italiana pensa di camminare sulle orme del giovane Ed.
Non confondiamo la tela con la seta!
Il livello dei candidati segretari del Labour era elevato, tutti hanno avuto esperienze amministrative e incarichi istituzionali di altissimo livello, hanno fatto una lunga campagna all’interno del partito con un articolato dibattito congressuale, e per nulla al mondo si sarebbero sgambettati sui quotidiani con noiosissime lettere agli italiani (che peraltro hanno subito i loro insuccessi).
Ma, soprattutto, viene da chiedersi se mai un non cattolico potrebbe oggi aspirare a dirigere qualcosa. Ed Miliband, ebreo, è talmente libero di dire che “Dio interessa a molti, non a me”. Il fratello, David, manda i suoi figli in una scuola cattolica “perché lì ci sono ottimi insegnanti”. Nella recente visita di Benedetto XVI, il premier David Cameron e il vice Nick Clegg, hanno salutato il papa con cordiali strette di mano. Clegg in campagna elettorale non ha esitato a definirsi ateo, anche se i suoi tre figli sono battezzati per decisione della moglie cattolica. Il viaggio del papa in Gran Bretagna è stato coperto, secondo molti commentatori pure troppo, dal capo struttura per le trasmissioni religiose ed etiche della BBC Aaquil Ahmed, giornalista di fede musulmana.
In Italia nessun politico importante è non cattolico. Nel parlamento, ripartiti fra i due poli, ci sono tre ebrei e due protestanti, e una musulmana nel pdl. Né atei (il Presidente della Camera balbettò qualcosa un paio d’anni fa) né altre minoranze religiose. Nel passato governo Prodi, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa, che non è ebreo, è stato “tacciato” per tale per aver segnalato che esisteva il problema dell’iniqua esenzione Ici alla Chiesa. Per la cronaca l’ex ministro aveva avuto una moglie ebrea, la signora Fiorella Kostoris, da cui è divorziato da almeno trenta anni.
La regressione politica italiana comporta la decadenza nell’intero tessuto sociale. Per cui abbiamo avuto un giornalista, Bechis ora scrittore di Libero, che implose quando l’allora direttore del tg1 Riotta voleva nominare Genah, ebreo, vaticanista. E più recentemente, l’oggi direttore de Il Giornale Sallusti, ammonì durante una puntata dell’Infedele, Lerner che parlava di Ior di occuparsi dei banchieri della sua etnia. Il tutto senza nessuno scandalo, anzi con lo scandaloso silenzio dei sedicenti laici.
Qualche giorno fa, per le commemorazioni laiche del 20 settembre, è stato ricordato come il generale Cadorna** per sottrarre i soldati italiani alla scomunica del papa re, fece sparare il primo colpo di cannone ad un soldato ebreo. Quel colpo di cannone liberò gli ebrei rinchiusi nell’ultimo ghetto europeo, e sembrò aprire un varco per la libertà di pensiero di ognuno. Oggi quella breccia sembra chiusa a qualsiasi libertà. Perché sempre e solo preti qui regnano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Anche questo! Porci detto ai romani da un ministro della Repubblica italiana. Ecco cosa capita ad avere un sindaco – perché, è a lui che era rivolta la volgare battuta. O no? – che invece di amministrare una città morente, preferisce andare in giro per dibattiti e convegni a straparlare di formula 1, olimpiadi, abbattimenti di periferie pur non essendo in grado di ripianare una buca. Oltre alle umilianti parate nei santuari bardato coi colori della città. Siamo arrivati al fondo, speriamo di riuscire a trovare la forza per risalire e liberarci di questa classe politica-zavorra.

** Intervento di Anna Foa al convegno organizzato dalla Consulta Laica di Roma

http://moked.it/blog/2010/09/21/xx-settembre-gli-ebrei-di-roma-dal-ghetto-allemancipazione/

27/9/10 – Diffidare dalle imitazioni

lunedì, 27 settembre 2010

“L’Avanti!” di cui Walter Lavitola è direttore è una testata che nulla ha a che vedere con il Psi: chi conosce le vicende degli anni ’90 sa bene che quel nome fu rubato con un cavillo, taroccato con un articolo e un apostrofo e portato nell’area politica del centrodestra. Il quotidiano del Psi fin dalla sua nascita si è sempre chiamato Avanti! senza l’articolo determinativo. Il Psi edita dal 1995 il settimanale Avanti! della domenica nel quale ovviamente non scrive Lavitola (dal comunicato stampa di Riccardo Nencini, segretario Psi)

Alcune settimane fa i moderatori di Facebook hanno cancellato l’account dei Fratelli musulmani che sono immediatamente corsi ai ripari creando una versione islamicamente corretta del social network. Mohammed Badie, capo del movimento, ha presentato Ikhwan book (ikhwan=fratelli), somigliante a Facebook nell’interfaccia ma “controllato” sull’uso delle foto, nella diffusione di particolari sulla vita privata, ecc.
Il nuovo social network giocherà un ruolo fondamentale per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno (2011) in Egitto. Come è noto in quel Paese i Fratelli sono fuori legge dagli anni ’50, ma vengono tollerati dalle autorità e sono amatissimi da una larga parte della popolazione. Già adesso i portavoce del movimento stanno supportando candidati per le prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno ad ottobre del 2010. I Fratelli puntano a rafforzare le forze anti governative, tra cui il nuovo movimento lanciato dall’ex presidente dell’ Agenzia atomica internazionale e premio Nobel per la pace Mohammed el Baradei. E proprio el Baradei nei giorni scorsi ha pagato pegno sui social network che hanno pubblicato le foto di sua figlia Laila in costume – un accollatissimo due pezzi – ma che la società conservatrice egiziana ha mal tollerato*. Appena nato il social network ha già diecimila utenti. I Fratelli musulmani sono particolarmente bravi nell’uso della rete. Qualche mese fa nell’anniversario della morte di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli, inaugurarono “Ikhwan wiki”, enciclopedia on line simile a Wikipedia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*L’autorevole premio Nobel si è ben guardato dal difedere il diritto della figlia e di tutte le donne di abbronzarsi in costume, e, in definitiva, di autodeterminarsi. Ma ha dichiarato che la foto era stata scattata furtivamente in una piscina privata. Come dire, tutto si può fare nel privato purché in pubblico ci si mostri col collo alto

27/9/10 – Diffidare dalle imitazioni

lunedì, 27 settembre 2010

“L’Avanti!” di cui Walter Lavitola è direttore è una testata che nulla ha a che vedere con il Psi: chi conosce le vicende degli anni ’90 sa bene che quel nome fu rubato con un cavillo, taroccato con un articolo e un apostrofo e portato nell’area politica del centrodestra. Il quotidiano del Psi fin dalla sua nascita si è sempre chiamato Avanti! senza l’articolo determinativo. Il Psi edita dal 1995 il settimanale Avanti! della domenica nel quale ovviamente non scrive Lavitola (dal comunicato stampa di Riccardo Nencini, segretario Psi)

Alcune settimane fa i moderatori di Facebook hanno cancellato l’account dei Fratelli musulmani che sono immediatamente corsi ai ripari creando una versione islamicamente corretta del social network. Mohammed Badie, capo del movimento, ha presentato Ikhwan book (ikhwan=fratelli), somigliante a Facebook nell’interfaccia ma “controllato” sull’uso delle foto, nella diffusione di particolari sulla vita privata, ecc.
Il nuovo social network giocherà un ruolo fondamentale per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno (2011) in Egitto. Come è noto in quel Paese i Fratelli sono fuori legge dagli anni ’50, ma vengono tollerati dalle autorità e sono amatissimi da una larga parte della popolazione. Già adesso i portavoce del movimento stanno supportando candidati per le prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno ad ottobre del 2010. I Fratelli puntano a rafforzare le forze anti governative, tra cui il nuovo movimento lanciato dall’ex presidente dell’ Agenzia atomica internazionale e premio Nobel per la pace Mohammed el Baradei. E proprio el Baradei nei giorni scorsi ha pagato pegno sui social network che hanno pubblicato le foto di sua figlia Laila in costume – un accollatissimo due pezzi – ma che la società conservatrice egiziana ha mal tollerato*. Appena nato il social network ha già diecimila utenti. I Fratelli musulmani sono particolarmente bravi nell’uso della rete. Qualche mese fa nell’anniversario della morte di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli, inaugurarono “Ikhwan wiki”, enciclopedia on line simile a Wikipedia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*L’autorevole premio Nobel si è ben guardato dal difedere il diritto della figlia e di tutte le donne di abbronzarsi in costume, e, in definitiva, di autodeterminarsi. Ma ha dichiarato che la foto era stata scattata furtivamente in una piscina privata. Come dire, tutto si può fare nel privato purché in pubblico ci si mostri col collo alto

All’ONU prende corpo l’ennesima presa per il culo da 40 miliardi di dollari.

giovedì, 23 settembre 2010

Per sonfiggere fame e povertà dei paesi sottosviluppati saranno i paesi ricchi a tirali fuori, non si sa bene né come, né chi, né quando. E comunque serviranno sicuramente prima di tutto ad alimentare e sfamare la burocrazia internazionale che si dovrebbe occupare del problema. Sparisce fra le risate di banchieri e finanzieri internazionali la proposta di Sarkozy di tassare le transazioni finanziarie. Ma si è guadagnato l’apprezzamento del Fantozzi : quanto è buono e de sinistra lei ! Obama cerca di dare una risposta più seria escludendo la pioggia di soldi a cazzo di cane sulle voraci mafie dei paesi poveri. Parla di fornire generiche risorse per lo sviluppo, ma anche lui tace come una carogna sugli unici provvedimenti veramente seri per sconfiggere la fame, le malattie e la povertà : una politica planetaria per la denatalizzazione. Ma prima di tutto bisognerebbe contestare i gerarchi sia cattolici che islamici i quali contano sulla crescita indiscriminata dei propri fedeli ai fini del mantenimento e ampliamento del loro potere. E questa contestazione nè Obama nè i politicanti in genere avranno il coraggio di farla.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

23/9/10 – giallosvezia

giovedì, 23 settembre 2010

Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)
Alla visione repubblicana della Francia che non fa distinzione fra le origini dei suoi cittadini – visione condivisa da tutte le sfumature dell’arco costituzionale repubblicano, dai comunisti ai gollisti – si sostituisce oggi un’idea antica e pericolosa, fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica (Laurent Joffrin, direttore di Libération)
Si sa che gli zingari sono ladri. Al mio paese quando arrivavano si chiudevano porte e finestre ma li trattavamo bene. Bossi, invece che occuparsi degli zingari dovrebbe occuparsi di altri ladri (Pier Luigi Bersani che si crede – sbagliando – meglio di Bossi)

Se esiste un posto al mondo dove il multiculturalismo avrebbe dovuto prosperare, è la Svezia. Paese libero dal flagello di Dio, culturalmente omogeneo, orgoglioso della libertà dai principi indiscutibili del pregiudizio, antinazionalista, rispettoso delle minoranze, delle donne, magnanimi con gli immigrati, biondissimi. Il folkhemmet, cioè la casa di tutto il popolo, è(era) il modello socialdemocratico su cui la Svezia si è retta per anni proponendosi come un faro per il suo welfare state, si è spento con il fragoroso 5% (20 seggi su 349) dei Democratici di Jimmi Akesson, formazione di destra antimmigrazione che rivendica la Svezia agli svedesi.
Solo dieci anni fa nessuno in Svezia avrebbe ipotizzato che Lars Vilks, vignettista autore di caricature su Maometto, avrebbe dovuto utilizzare la scorta perché minacciato di morte. A Malmo, la città dove il rom Ibrahimovic (oggi al Milan) ha studiato e si è appassionato al calcio, nel mese di marzo la comunità islamica con il sostegno di intellettuali svedesi (tra cui il giallista Mankell citato sotto il titolo di questo post) voleva impedire la partecipazione della squadra israeliana impegnata nella Coppa Davis. Per la sicurezza dei tennisti e degli spettatori Svezia e Israele hanno giocato a porte chiuse nel Baltic Hall di Malmo (per la cronaca ha vinto la Svezia).
Nelle case svedesi dalla grandi vetrate arredate con i mobili Ikea , si sono verificati parecchi delitti d’onore, in quel Paese sconosciuti (a differenza dell’Italia che abolì il delitto d’onore solo nell’81, quando il marito o padre offeso era punito con un massimo di sette anni). Gustave Blix, rappresentate del partito Moderato di Fredrik Reinfeldt oggi al governo e che ha avuto la maggioranza dei voti (172 seggi su 349), si dice preoccupato dello sviluppo di politiche anti immigrazione in Europa. Ed è sicuro che i Democratici rappresentano una minoranza esigua della società svedese che ha intercettato voti di scontenti che sarà possibile recuperare, perché la visione sull’economia e sul welfare esteso a tutti è comune anche nella nuova formazione. Pure l’attuale ministro per l’Integrazione, Nyanko Sabuni, figlia di congolesi musulmani, nemica del fondamentalismo, firmataria di una legge che vieta il velo alle studentesse, si dice certa che questa è solo una fase e che la società svedese ha gli anticorpi per contrastare la xenofobia.
Intanto alla tre giorni Millenium organizzata dall’Onu, si parla di aiuti ai pvs e dimezzamento della povertà. Il presidente francese, spalleggiato da Zapatero, ha fatto una proposta che secondo molti puzzi di capriola dopo il casino fatto con i rom. Monsieur le président infatti è stato per un semestre alla guida della Ue, e quella sarebbe stata la giusta sede per chiedere l’introduzione della Tobin tax. L’imposta trae il nome dal premio Nobel dell’Economia James Tobin che nel 1972 decise di codificare una intuizione del grande economista John Maynard Keynes.
Tobin propose di introdurre una tassa su tutte le transazioni finanziarie con un’aliquota molto bassa, lo 0,1%, con lo scopo di contrastare la speculazione finanziaria liberando così risorse da destinare a favore dei Paesi più poveri (e anche per l’integrazione degli zingari considerati la feccia dell’umanità) . Oggi, anche se applicata al solo mercato valutario, garantirebbe 1200 miliardi di $ all’anno. E’ probabile che la proposta di Sarkozy cadrà nel vuoto soprattutto per la contrarietà dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina), una sorta di direttorio delle economie in via di espansione.
Mentre leggiamo con un po’ di turbamento che il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ha scritto una irata lettera al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri per chiedergli di licenziare il poliziotto bergamasco della serie “Distretto di polizia” perché è un tontolone che fa sfigurare i padani, passano in rai gli spot di “Le ragazze dello swing” . E’ probabile che la rai troverà il modo di infilare santini e madonne anche in questa fiction, ma la storia del trio Lescano, cioè le tre sorelle Leschan, figlie di un circense ungherese e di una ebrea olandese, sulla carta è interessante. Diventate popolarissime grazie allo swing, una specie di jazz autarchico, ottengono dopo l’introduzione delle leggi razziali (1938) uno status speciale che consente loro di continuare a cantare. Maramao perché sei morto, Pippo non lo sa (quando passa ride tutta la città sembrava però fare il verso al gerarca Achille Starace), Tulli Tulli Tulipan hanno varcato gli anni e la guerra. Nel novembre del 1943 vennero arrestate a Genova e tradotte a Marassi. Uscite raggiunsero fortunosamente la madre nascosta nel Canavese. Le sorelle Bandiera ieri e oggi le Marinetti si sono ispirate ad Alessandra, Giuditta e Caterinetta Lescano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Resistenza Laica.

mercoledì, 22 settembre 2010

Dopo la triste giornata del 20 settembre 2010 in cui la celebrazione del ricongiungimento di Roma all’Italia è stata officiata in esclusiva dal rappresentante dello Stato Pontificio che impedì per secoli l’unità del nostro Paese, vi proponiamo due documenti. Il primo è un appassionato appello del Segretario di Libera Uscita per l’unità dei laici in un nuovo CLN, Comitato Laico Nazionale che, come il CNL della Resistenza antifascista, sappia coagulare le disperse forze laiche per la nuva Resistenza. Il secondo è un resoconto curato da un nostro amico laico su quanto è successo a Porta Pia dopo che il cardinale Bertone e il suo seguito di autorità vaticaliane ha lasciato il sito e, poco dopo, si è svolta la trionfante cerimonia dell’unica organizzazione autorizzata dalla Questura ad essere presente quel giorno.

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XX SETTEMBRE 2010: LIBERAUSCITA AL CONVEGNO LAICO DI ROMA

E così a Roma i laici sono stati costretti a ricordare separatamente il XX settembre. I radicali con la loro manifestazione del 19 settembre, le associazioni laiche con il loro convegno “XX settembre 1870: un anniversario difficile”.

Alla cerimonia ufficiale del Comune svoltasi nella mattinata del 20 i laici non sono stati graditi, perché avrebbero disturbato la cosiddetta, a loro parere, “riconciliazione”. Infatti, era presente il cardinale Bertone in rappresentanza della Santa Sede (e dello stato estero del Vaticano?), il Sindaco di Roma Alemanno e il Presidente della Repubblica Napolitano..

Nel pomeriggio si è svolto il convegno della Consulta romana per la laicità delle istituzioni presso la provincia di Roma (la quale si è così schierata in campo avverso al Comune e alla Regione). Gli oratori hanno ricordato le vicende storiche che portarono all’unità d’Italia e alla Costituzione laica e repubblicana.

Il sottoscritto, intervenendo in nome di LiberaUscita, ha contestato che si possa parlare di “riconciliazione” fino a quando la Chiesa continuerà ad invadere la sfera dello Stato, costituita dalle leggi civili, così come lo Stato evita di invadere la sfera delle leggi religiose. Non è così che va inteso il principio cavourriano “Libera Chiesa in libero Stato”.

Al momento attuale, caratterizzato da un’offensiva clericale iniziata da Ruini sotto Papa Wojtyła (astensione al referendum sulla fecondazione assistita) e proseguita in prima persona da Papa Ratzinger (no agli anticoncezionali, no all’aborto, no al testamento biologico, no alle ricerche staminali, no ai PACS, ecc. ecc), non di una “riconciliazione” si può parlare bensì di una “resa” dello Stato alla Chiesa.

Tale situazione nasce con il bipolarismo politico e lo “sdoganamento” dei partiti politici di estrema destra e estrema sinistra: la conseguente spaccatura in due dell’elettorato (sono bastati 24.000 voti per determinare una maggioranza di Governo) ha di fatto consentito alla Chiesa cattolica, che può contare su oltre 27.000 parrocchie, di “ricattare” ambedue i poli.

Nella cosiddetta “prima repubblica”, tale ricatto era esercitato nei confronti di un solo partito, la Democrazia Cristiana, la quale – non rappresentando la maggioranza  assoluta del paese – per governare doveva avere l’appoggio dei partiti democratici e laici (socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali). Da ciò l’approvazione della legge sul divorzio e sull’aborto, leggi che oggi la maggioranza di centrodestra vorrebbe abolire o almeno annacquare.

Per far fronte a tale situazione non bastano le migliaia di piccole associazioni ed iniziative laiche esistenti sul territorio, ivi compresa la Consulta romana per la laicità delle istituzioni, in quanto ciascuna di esse non ha le dimensioni, le potenzialità economiche e la presenza sui mass-media che sarebbero necessarie (il Convegno della Consulta laica di Roma non è stato riportato da nessun quotidiano).

Il sottoscritto ha pertanto avanzato la proposta che tutte le associazioni laiche, ovunque si trovino e qualunque siano i loro obiettivi, attraverso un collegamento tramite internet, sottopongano alle tante ed autorevoli personalità laiche del paese un appello per costituire una rete nazionale, che potrebbe chiamarsi ad esempio Comitato Laico Nazionale (CLN), capace di parlare agli italiani con la stessa efficacia e diffusione della Chiesa cattolica.

Non si tratta di creare un PARTITO, ma una VOCE credibile e affidabile a sostegno della laicità dello Stato, delle Istituzioni, della democrazia, tale da controbilanciare l’attuale monopolio della Chiesa cattolica sull’informazione.

La Consulta romana per la laicità delle istituzioni, per la sua dislocazione territoriale nella capitale d’Italia, che è anche sede del Papato e dello Stato estero del Vaticano, potrebbe proporre tale iniziativa alle altre consulte e alle altre associazioni, senza ambizioni di sorta ma sapendo che se andrà in porto la gestione spetterà alle personalità che vi aderiranno.

Giampietro Sestini

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Da: Fiorenzo Nacciariti – Resoconto MC a Porta Pia 20/09/2010.

Roma, 20 settembre 2010, alla Breccia di Porta Pia, dopo la deposizione della corona da parte del Presidente della Repubblica e il discorso padronale del Card. Bertone, verso mezzogiorno, con la via riaperta al traffico, erano presenti in zona diversi pulmini delle forze dell’ordine e numerosi agenti, anche in borghese. Incuriosito da tale presenza, ho chiesto cosa facessero lì, poiché la manifestazione di Militia Christi (M.C.) era stata preannunciata per il pomeriggio, e ho ricevuto risposte vaghe.
Dopo un po’ arriva una persona di colore (forse un indiano o pachistano) vestito con una livrea nera con ornamenti color oro, camicia e pantaloni gialli, guanti, cravatta e calzettoni bianchi con una gigantesca bandiera papalina in mano e si piazza sulla scalinata con tappeto rosso che era stata usata dal Presidente della Repubblica per salire a deporre la corona, mentre, verso Porta Pia, si vede il corteo di M.C. che si sta formando, una trentina scarsa di persone precedute dallo striscione “onore ai caduti pontifici”.
Il corteo di M. C., sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine, avanza fino alla scalinata con tappeto rosso e, preceduto dal figurante zuavo con bandiera papalina in mano, sale con in testa due che portano una corona di alloro fino sotto la lapide che ricorda i 48 bersaglieri caduti e depone la corona alla sinistra di quella del Presidente della Repubblica.
Le persone del corteo formano un cerchio, girando le spalle alla lapide e rivolgendo lo striscione che prima precedeva il corteo verso la strada per mostrarlo a una decina di persone del pubblico lì presente (compresi diversi che erano lì per controllare cosa facessero). Una persona del gruppo, con un megafono in mano, prende la parola per
annunciare che “in attesa della benedizione della corona e della bandiera, intanto che arriva padre Federico, facciamo un breve intervento da parte del principe Sforza Ruspoli”. Il principe Sforza Ruspoli prende il megafono e invita i presenti a tributare onore a coloro che hanno difeso santa romana Chiesa, che hanno difeso, con le loro giovani vite, la città santa contro un’aggressione a cannonate contro la città dei papi che, secondo il principe, sarebbe stata “donata da Costantino nel Trecento” e sarebbe stata “uno Stato libero, popolare, legittimo, con 1500 anni di storia” (risate da parte di alcuni del pubblico al disotto delle gradinate).
“Noi siamo italiani, la mia famiglia ha dato molto sangue per la patria, l’Italia. La cravatta che porto è a lutto, ma porta la bandiera italiana [spilletta], per il rispetto che noi dobbiamo alle istituzioni, ma non dobbiamo dimenticare una cosa: i nemici della Chiesa sono sempre gli stessi, quelli di ieri e quelli di oggi, e noi con gli amici di Militia
Christi, del Comitato Subiaco e di migliaia e di migliaia di sacerdoti e cattolici che pregano in questo momento in tutto il mondo, contrasteremo i nemici della Chiesa per secoli e secoli fino alla fine dei tempi”, ha proseguito Sforza Ruspoli, il quale ha poi voluto ringraziare alcuni militanti di M.C. per il loro particolare impegno.
Il principe ha continuato affermando “noi vogliamo la riconciliazione e la pace” e sostenendo che tale pace e riconciliazione possono avere le loro fondamenta solo sulla verità storica che “non si falsa né con i fuochi d’artificio né con i botti e i petardi, ma con la serietà, la riflessione, la preghiera”. Mostrando con il suo divertente lapsus che
forse c’è un suo notevole retropensiero sull’attività della Chiesa nella falsificazione della storia. Sforza Ruspoli ha concluso invitando a recitare delle preghiere per i caduti pontifici, aggiungendo “mio nonno non è morto, ma era dietro a quel muro”, “combattendo con loro”.
Il megafono è poi tornato all’attivista di M.C. che, “in attesa della benedizione della corona e della bandiera” ha invitato a pregare per i caduti papalini, dopo la preghiera di gruppo, consistita nella ripetizione di vari requiem, il militante con megafono ha detto “ora ricordiamo anche i nemici”, ed è seguito un coro di altri tre requiem.
Lo stesso ha continuato dicendo che non c’era molto da aggiungere a tali preghiere e all’intervento del principe Sforza Ruspoli. Aggiungendo “Come vedete, noi da anni siamo qui per cercare una vera conciliazione, che sia, come lui ha detto bene, un ammettere la verità storica. Lo Stato italiano deve ammettere che il 20 settembre 1870, ha aggredito e assalito uno Stato libero, sovrano e popolare, ha sparato a cannonate contro il santo padre” (risate da uno del pubblico).
Secondo tale attivista di M.C. si potrebbe giungere a una vera pace, soprattutto con l’apporto della società civile e non solo di santa romana Chiesa, facendo le ammissioni sopra richieste, riscoprendo le radici cristiane che, secondo lui, hanno fondato l’Italia e con il reciproco rispetto. “Solo così potremo superare ogni crisi, ricostruire
quello che era un faro di civiltà”. Ha poi ringraziato i giovani di M.C. che nel tempo hanno contribuito a tenere alto il vessillo papalino di fronte a una società moderna indifferente, disinteressata che, secondo lui, sta perdendo la propria identità. “È un onore stare qua, è un onore vedere questa bandiera con la quale il principe Ruspoli ci ha voluto, onorare, appunto, perché è intrisa con il sangue dei martiri, di 19 ragazzi sulla ventina d’anni, che invece di andare in discoteca o fumare droga, si sono sacrificati a fianco del beato Pio IX”, ha scandito con fierezza! “Affinché questo sacrificio non sia vano, e affinché ci sia una vera conciliazione dove potremo leggere su queste mura i nomi di coloro che dall’altra parte sono morti, perché si vuole la conciliazione ma non c’è neanche una lapide a memoria di questo, non c’è nulla e questo non è giusto, ma noi, di spirito cristiano, sappiamo che domani dovranno cambiare le cose e speriamo che il nostro lavoro serva a questo, quindi non guerra ma pace per noi, non festa ma lutto, al contrario di quello che il comune di Roma sta facendo”, ha proseguito, invitando i manifestanti ha gridare forte “onore” per i caduti papalini con questa formula: “Ricordando i martiri caduti pontifici che si batterono eroicamente il 20 settembre 1870, affianco del santo padre beato Pio IX, a difesa di Roma cristiana, dell’identità cristiana d’Italia e dell’Europa cristiana, civiltà e radice di tutti i tempi, ora e sempre, onore.” Onore hanno gridato i manifestanti e la manifestazione è stata dichiarata sciolta.
È poi salito un prete che ha benedetto la bandiera papalina e la corona di M.C. e un militante di M.C. è sceso a distribuire, tra i pochi spettatori, un volantino in cui si ribadiscono più o meno le cose sopra riferite e si attaccano Beppino Englaro e Maurizio Mori per la “disumana eutanasia della povera Eluana”.

Falconara Marittima, 21 settembre 2010
Fiorenzo Nacciariti.

Scuole politicizzate, non solo ad Adro.

martedì, 21 settembre 2010

Dopo la scuola intitolata al’ideologo della Lega Gianfranco Miglio, con corollario di simboli leghisti, anche a Roma, quartiere di San Lorenzo, una scuola pubblica sceglie di onorare un uomo politico con una targa commemorativa. In questo caso non si tratta di un italiano, e nemmeno di un padano, ma del palestinese Arafat. Non tutti però sono d’accordo.

Levi quella targa, Sindaco Alemanno, lettera aperta di Deborah Fait

<http://www.informazionecorretta.com/zoom.php?w=36501&t=N>

Gentile Sindaco Alemanno,

Ho appena letto che una scuola del quartiere San lorenzo di Roma ha esposto un targa commemorativa per Yasser Arafat. Sono rimasta scandalizzata ma non stupita conoscendo la venerazione che molti itaiani hanno ancora per il peggior terrorista del 1900, che ha liberato il mondo della sua presenza nel 2004.
Ricordo che molti anni fa andai a parlare in un liceo di Trento e il preside mi accolse con questa frase “Non si permetta di criticare Arafat che per me e’ un eroe”.
Arafat. un miserabile assassino, un fanatico, un furbo che aveva capito subito quale era il tallone d’achille degli italiani e degli europei: l’odio per gli ebrei e lui conquisto’l'Europa intera, il mondo occidentale intero (perche’ gli altri arabi lo hanno sempre odiato) piagnucolando, mistificando la storia, negando il diritto degli ebrei sulla loro Terra, negando persino l’esistenza del grande Tempio degli ebrei a Gerusalemme.
Piagnucolava in inglese la parola Pace e in arabo ordinava la morte. Arafat, signor Sindaco, grazie al Lodo Moro ebbe facolta’ di far scorazzare per l’italia i suoi scagnozzi armati di missili, Arafat da quel falso criminale che era si guardo’ bene di mantenere le promesse fatte a Moro, mal ripago’ l’indulgenza dell’Italia nei suoi confronti e la sconvolse col terrorismo.
Signor Sindaco Alemanno, Il 27 dicembre del 1985 un gravissimo attentato a Fiumicino fece 16 morti, italiani signor Sindaco.
Nello stesso giorno, stessa ora ecco un altro attentato a Vienna, due morti.
Nel 1985 Arafat, l’uomo cui viene dedicata una targa, ordino piu’ di 600 attentati e navi cariche di armi tentarono di arrivare sulle coste israeliane per ammazzare ebrei.
Arafat, il santo, il premio nobel della vergogna, fece catturare e ammazzare, le mani legate dietro la schiena quattro turisti israeliani a Cipro: un colpo alla nuca e via. Gli esecutori? La “Forza 17″ dell’OLP al cui comando negli anni 2000 fu quell’altro santo tanto amato dagli italiani, Marwan Barghouti, in galera in Israele per i suoi delitti , chiamato Nelson Mandela dai suoi ammiratori che lo vogliono libero e presidente della Palestina.
Un criminale, un assassino, un barbaro.
Barghouti ordino’ a Forza 17 la fucilazione di due ragazzi di Tel Aviv, fermatisi in una trattoria per un piatto di humus, li trascinarono fuori, contro il muro , un colpo in fronte e via. Cosi’ e anche molto peggio hanno agito i palestinesi di Arafat, signor sindaco. E una scuola italiana gli dedica una targa? Non divaghiamo, vediamo gli altri attentati di quel sant’uomo in Europa, i maggiori e piu’ crudeli perche’ elencarli tutti e’ impossibile.
Vorrei ricordarle l’Achille Lauro, signor sindaco: passeggeri sequestrati, un ebreo paralitico ammazzato a freddo e a bruciapelo e scaraventato in mare sulla sedia a rotelle. I terroristi furono arrestati ma l’aereo che li trasportava atterro’ a Sigonella e a quel punto le Autorita’ italiane rifiutarno di consegnare agli americani i terroristi che partirono indenni per essere naturalmente accolti come eroi dai palestinesi e acclamati dagli italiani. Del resto Craxi era innamorato di Arafat che paragonava a Garibaldi o  Mazzini a seconda dei casi. E Andreotti? Andreotti era solito paragonare i paletinesi ammazzati in scontri a fuoco con gli israeliani alle vittime delle Fosse Ardeatine.
Con simili governanti cosa potevamo aspettarci, signor sindaco? Potevamo aspettarci quello che e’ avvenuto: Arafat divenne padrone dell’Italia, entrava e usciva dagli uffici dei governanti, tra inchini e sorrisi striscianti, sempre armato di pistola. Aveva il suo pistolone alla cintura persino quando e’ entrato in Vaticano per essere ricevuto dal Papa, lo stesso Papa che ancora non voleva riconoscere Israele , che addirittura si guardava bene dal nominare la parola Israele…ma Arafat, si sa, era una specie di santo, assassino ma santo per gli italiani, persino per la Chiesa.
Ma oggi no, oggi non si puo’ piu’ venerare quel demonio. Oggi no. E’ difficile ricordare tutti i morti fatti da quel mostro ma voglio che lei sappia, signor sindaco a chi e’ stata dedicata quella targa vergognosa:
Nel 1986, 6 settmbre, strage in una sinagoga di Istambul , 23 morti fra i fedeli.
Nel marzo del 1989 un autobus venne fatto precipitare in un burrone vicino a Gerusalemme, 14 morti carbonizzati.
Signor Sindaco, potrei anche raccontarle quello che Arafat e i suoi feddaiyn hanno fatto in Libano, si parla di 40.000 morti, forse 50.000 secondo il “Journal de Geneve”.
Alla fine Arafat, il vigliacco, fu costretto a scappare protetto dalle Marine Militari francese e britannica e si rifugio’ a Tunisi da dove, da bravo padrino mafioso, continuo’ a organizzare mattanze e stragi in giro per il mondo.
Parigi; sinagoga, 4 morti 12 feriti.
Vienna, sinagoga, 2 morti 19 feriti
Anversa, sinagoga. 3 morti 80 feriti
Parigi, ristorante kasher, 6 morti 21 feriti
Vorrei concludere questa mia lettera, Signor Sindaco, ricordando l’attentato piu’ doloroso per noi ebrei italiani .
Era il 9 ottobre 1982, nella sinagoga di Roma c’era una festa, la benedizione dei bambini, secondo la tradizione.
I fedeli uscirono dal Tempio, le famiglie con i bambini per mano e furono accolti da una scarica di mitra e lanci di bombe a mano.
Stefano Gay Tache’ , un bambino di 2 anni, mori’ crivellato dai colpi, i feriti 35 di cui ancora oggi molti con le schegge conficcate nel corpo.
L’olp di Arafat vendeva armi alle Brigate Rosse e ad altri gruppi eversivi italiani ed europei, ricordo la famigerata Baader Meinhof che commetteva i suoi crimini a braccetto cogli assassini dell’OLP di Arafat.
Signor Sindaco Alemanno, da molto anni il mondo sta andando alla rovescia e si osannano gli assassini. Ricordo con sofferenza le ovazioni ad Arafat portato in trionfo ad Assisi tra i sorridenti e commossi Occhetto e Lama.
E’ di ieri la notizia che David Irving, il piu’ famoso negazionista della Shoa’, fara’ la guida ad Auschwitz per convincere i gruppi che lo sterminio degli ebrei non c’e’ mai stato.
Il mondo va cosi’, peggio non potrebbe, il Male vince sul bene.
La supplico, Sindaco Alemanno, non sia complice delle persone senza coscienza che hanno messo quella targa abominevole in onore del peggior terrorista della storia moderna.
Non lo faccia, Sindaco Alemanno, onori invece la memoria del piccolo Stefano Tache’, vittima innocente, facendo togliere quella vergogna da una scuola di Roma Capitale.
grazie

Deborah Fait

21 /9/10 – “vecchi bavosi”

martedì, 21 settembre 2010

“Lerner ha scritto che sono un vecchio bavoso” (Bruno Vespa)
Presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Viviane Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà - probabilmente – da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione politica volta ad affermare i valori di noi tutte”.
Questa è la signora che ha sgrullato monsieur le président.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it