Dopo la triste giornata del 20 settembre 2010 in cui la celebrazione del ricongiungimento di Roma all’Italia è stata officiata in esclusiva dal rappresentante dello Stato Pontificio che impedì per secoli l’unità del nostro Paese, vi proponiamo due documenti. Il primo è un appassionato appello del Segretario di Libera Uscita per l’unità dei laici in un nuovo CLN, Comitato Laico Nazionale che, come il CNL della Resistenza antifascista, sappia coagulare le disperse forze laiche per la nuva Resistenza. Il secondo è un resoconto curato da un nostro amico laico su quanto è successo a Porta Pia dopo che il cardinale Bertone e il suo seguito di autorità vaticaliane ha lasciato il sito e, poco dopo, si è svolta la trionfante cerimonia dell’unica organizzazione autorizzata dalla Questura ad essere presente quel giorno.
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XX SETTEMBRE 2010: LIBERAUSCITA AL CONVEGNO LAICO DI ROMA
E così a Roma i laici sono stati costretti a ricordare separatamente il XX settembre. I radicali con la loro manifestazione del 19 settembre, le associazioni laiche con il loro convegno “XX settembre 1870: un anniversario difficile”.
Alla cerimonia ufficiale del Comune svoltasi nella mattinata del 20 i laici non sono stati graditi, perché avrebbero disturbato la cosiddetta, a loro parere, “riconciliazione”. Infatti, era presente il cardinale Bertone in rappresentanza della Santa Sede (e dello stato estero del Vaticano?), il Sindaco di Roma Alemanno e il Presidente della Repubblica Napolitano..
Nel pomeriggio si è svolto il convegno della Consulta romana per la laicità delle istituzioni presso la provincia di Roma (la quale si è così schierata in campo avverso al Comune e alla Regione). Gli oratori hanno ricordato le vicende storiche che portarono all’unità d’Italia e alla Costituzione laica e repubblicana.
Il sottoscritto, intervenendo in nome di LiberaUscita, ha contestato che si possa parlare di “riconciliazione” fino a quando la Chiesa continuerà ad invadere la sfera dello Stato, costituita dalle leggi civili, così come lo Stato evita di invadere la sfera delle leggi religiose. Non è così che va inteso il principio cavourriano “Libera Chiesa in libero Stato”.
Al momento attuale, caratterizzato da un’offensiva clericale iniziata da Ruini sotto Papa Wojtyła (astensione al referendum sulla fecondazione assistita) e proseguita in prima persona da Papa Ratzinger (no agli anticoncezionali, no all’aborto, no al testamento biologico, no alle ricerche staminali, no ai PACS, ecc. ecc), non di una “riconciliazione” si può parlare bensì di una “resa” dello Stato alla Chiesa.
Tale situazione nasce con il bipolarismo politico e lo “sdoganamento” dei partiti politici di estrema destra e estrema sinistra: la conseguente spaccatura in due dell’elettorato (sono bastati 24.000 voti per determinare una maggioranza di Governo) ha di fatto consentito alla Chiesa cattolica, che può contare su oltre 27.000 parrocchie, di “ricattare” ambedue i poli.
Nella cosiddetta “prima repubblica”, tale ricatto era esercitato nei confronti di un solo partito, la Democrazia Cristiana, la quale – non rappresentando la maggioranza assoluta del paese – per governare doveva avere l’appoggio dei partiti democratici e laici (socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali). Da ciò l’approvazione della legge sul divorzio e sull’aborto, leggi che oggi la maggioranza di centrodestra vorrebbe abolire o almeno annacquare.
Per far fronte a tale situazione non bastano le migliaia di piccole associazioni ed iniziative laiche esistenti sul territorio, ivi compresa la Consulta romana per la laicità delle istituzioni, in quanto ciascuna di esse non ha le dimensioni, le potenzialità economiche e la presenza sui mass-media che sarebbero necessarie (il Convegno della Consulta laica di Roma non è stato riportato da nessun quotidiano).
Il sottoscritto ha pertanto avanzato la proposta che tutte le associazioni laiche, ovunque si trovino e qualunque siano i loro obiettivi, attraverso un collegamento tramite internet, sottopongano alle tante ed autorevoli personalità laiche del paese un appello per costituire una rete nazionale, che potrebbe chiamarsi ad esempio Comitato Laico Nazionale (CLN), capace di parlare agli italiani con la stessa efficacia e diffusione della Chiesa cattolica.
Non si tratta di creare un PARTITO, ma una VOCE credibile e affidabile a sostegno della laicità dello Stato, delle Istituzioni, della democrazia, tale da controbilanciare l’attuale monopolio della Chiesa cattolica sull’informazione.
La Consulta romana per la laicità delle istituzioni, per la sua dislocazione territoriale nella capitale d’Italia, che è anche sede del Papato e dello Stato estero del Vaticano, potrebbe proporre tale iniziativa alle altre consulte e alle altre associazioni, senza ambizioni di sorta ma sapendo che se andrà in porto la gestione spetterà alle personalità che vi aderiranno.
Giampietro Sestini
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Da: Fiorenzo Nacciariti – Resoconto MC a Porta Pia 20/09/2010.
Roma, 20 settembre 2010, alla Breccia di Porta Pia, dopo la deposizione della corona da parte del Presidente della Repubblica e il discorso padronale del Card. Bertone, verso mezzogiorno, con la via riaperta al traffico, erano presenti in zona diversi pulmini delle forze dell’ordine e numerosi agenti, anche in borghese. Incuriosito da tale presenza, ho chiesto cosa facessero lì, poiché la manifestazione di Militia Christi (M.C.) era stata preannunciata per il pomeriggio, e ho ricevuto risposte vaghe.
Dopo un po’ arriva una persona di colore (forse un indiano o pachistano) vestito con una livrea nera con ornamenti color oro, camicia e pantaloni gialli, guanti, cravatta e calzettoni bianchi con una gigantesca bandiera papalina in mano e si piazza sulla scalinata con tappeto rosso che era stata usata dal Presidente della Repubblica per salire a deporre la corona, mentre, verso Porta Pia, si vede il corteo di M.C. che si sta formando, una trentina scarsa di persone precedute dallo striscione “onore ai caduti pontifici”.
Il corteo di M. C., sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine, avanza fino alla scalinata con tappeto rosso e, preceduto dal figurante zuavo con bandiera papalina in mano, sale con in testa due che portano una corona di alloro fino sotto la lapide che ricorda i 48 bersaglieri caduti e depone la corona alla sinistra di quella del Presidente della Repubblica.
Le persone del corteo formano un cerchio, girando le spalle alla lapide e rivolgendo lo striscione che prima precedeva il corteo verso la strada per mostrarlo a una decina di persone del pubblico lì presente (compresi diversi che erano lì per controllare cosa facessero). Una persona del gruppo, con un megafono in mano, prende la parola per
annunciare che “in attesa della benedizione della corona e della bandiera, intanto che arriva padre Federico, facciamo un breve intervento da parte del principe Sforza Ruspoli”. Il principe Sforza Ruspoli prende il megafono e invita i presenti a tributare onore a coloro che hanno difeso santa romana Chiesa, che hanno difeso, con le loro giovani vite, la città santa contro un’aggressione a cannonate contro la città dei papi che, secondo il principe, sarebbe stata “donata da Costantino nel Trecento” e sarebbe stata “uno Stato libero, popolare, legittimo, con 1500 anni di storia” (risate da parte di alcuni del pubblico al disotto delle gradinate).
“Noi siamo italiani, la mia famiglia ha dato molto sangue per la patria, l’Italia. La cravatta che porto è a lutto, ma porta la bandiera italiana [spilletta], per il rispetto che noi dobbiamo alle istituzioni, ma non dobbiamo dimenticare una cosa: i nemici della Chiesa sono sempre gli stessi, quelli di ieri e quelli di oggi, e noi con gli amici di Militia
Christi, del Comitato Subiaco e di migliaia e di migliaia di sacerdoti e cattolici che pregano in questo momento in tutto il mondo, contrasteremo i nemici della Chiesa per secoli e secoli fino alla fine dei tempi”, ha proseguito Sforza Ruspoli, il quale ha poi voluto ringraziare alcuni militanti di M.C. per il loro particolare impegno.
Il principe ha continuato affermando “noi vogliamo la riconciliazione e la pace” e sostenendo che tale pace e riconciliazione possono avere le loro fondamenta solo sulla verità storica che “non si falsa né con i fuochi d’artificio né con i botti e i petardi, ma con la serietà, la riflessione, la preghiera”. Mostrando con il suo divertente lapsus che
forse c’è un suo notevole retropensiero sull’attività della Chiesa nella falsificazione della storia. Sforza Ruspoli ha concluso invitando a recitare delle preghiere per i caduti pontifici, aggiungendo “mio nonno non è morto, ma era dietro a quel muro”, “combattendo con loro”.
Il megafono è poi tornato all’attivista di M.C. che, “in attesa della benedizione della corona e della bandiera” ha invitato a pregare per i caduti papalini, dopo la preghiera di gruppo, consistita nella ripetizione di vari requiem, il militante con megafono ha detto “ora ricordiamo anche i nemici”, ed è seguito un coro di altri tre requiem.
Lo stesso ha continuato dicendo che non c’era molto da aggiungere a tali preghiere e all’intervento del principe Sforza Ruspoli. Aggiungendo “Come vedete, noi da anni siamo qui per cercare una vera conciliazione, che sia, come lui ha detto bene, un ammettere la verità storica. Lo Stato italiano deve ammettere che il 20 settembre 1870, ha aggredito e assalito uno Stato libero, sovrano e popolare, ha sparato a cannonate contro il santo padre” (risate da uno del pubblico).
Secondo tale attivista di M.C. si potrebbe giungere a una vera pace, soprattutto con l’apporto della società civile e non solo di santa romana Chiesa, facendo le ammissioni sopra richieste, riscoprendo le radici cristiane che, secondo lui, hanno fondato l’Italia e con il reciproco rispetto. “Solo così potremo superare ogni crisi, ricostruire
quello che era un faro di civiltà”. Ha poi ringraziato i giovani di M.C. che nel tempo hanno contribuito a tenere alto il vessillo papalino di fronte a una società moderna indifferente, disinteressata che, secondo lui, sta perdendo la propria identità. “È un onore stare qua, è un onore vedere questa bandiera con la quale il principe Ruspoli ci ha voluto, onorare, appunto, perché è intrisa con il sangue dei martiri, di 19 ragazzi sulla ventina d’anni, che invece di andare in discoteca o fumare droga, si sono sacrificati a fianco del beato Pio IX”, ha scandito con fierezza! “Affinché questo sacrificio non sia vano, e affinché ci sia una vera conciliazione dove potremo leggere su queste mura i nomi di coloro che dall’altra parte sono morti, perché si vuole la conciliazione ma non c’è neanche una lapide a memoria di questo, non c’è nulla e questo non è giusto, ma noi, di spirito cristiano, sappiamo che domani dovranno cambiare le cose e speriamo che il nostro lavoro serva a questo, quindi non guerra ma pace per noi, non festa ma lutto, al contrario di quello che il comune di Roma sta facendo”, ha proseguito, invitando i manifestanti ha gridare forte “onore” per i caduti papalini con questa formula: “Ricordando i martiri caduti pontifici che si batterono eroicamente il 20 settembre 1870, affianco del santo padre beato Pio IX, a difesa di Roma cristiana, dell’identità cristiana d’Italia e dell’Europa cristiana, civiltà e radice di tutti i tempi, ora e sempre, onore.” Onore hanno gridato i manifestanti e la manifestazione è stata dichiarata sciolta.
È poi salito un prete che ha benedetto la bandiera papalina e la corona di M.C. e un militante di M.C. è sceso a distribuire, tra i pochi spettatori, un volantino in cui si ribadiscono più o meno le cose sopra riferite e si attaccano Beppino Englaro e Maurizio Mori per la “disumana eutanasia della povera Eluana”.
Falconara Marittima, 21 settembre 2010
Fiorenzo Nacciariti.