Archivio di agosto 2010

12 /8/10 – Al palo

giovedì, 12 agosto 2010

Passa un porco e je dico ciao maiale
Passa un asino e je dico ciao somaro
Forse ste bestie nun me capiranno
Ma armeno c’ho la soddisfazione
De dì le cose come stanno
Senza paura d’annà a finì in prigione
Trilussa

In questi ultimi giorni oltre alle consuete violenze maschili sulle donne soprattutto ad opera dei sedicenti padroni, cioè mariti e fidanzati, diverse turiste straniere sono state violentate da nostri giovani connazionali. Sindaci assessori e altri tipi di bestie politiche, si affrettano a ricordare che queste signorine sono ubriache, seminude e disponibili. E’ appena il caso di ricordare che lo stupro si verifica durante un rapporto sessuale, e anche se una donna è consenziente lo deve essere dall’inizio dell’incontro alla fine. Ma i casi denunciati non rientrano in questa categoria, sono piuttosto il frutto della opinione che i maschi hanno di una donna che si diverte balla e beve con le amiche. Sarebbe forse il caso di riflettere su questi giovani italiani, spesso anche nostri figli, che hanno un giudizio così retrivo sulle donne e una opinione così esclusiva di sé e del loro appeal. Certamente non tutti gli uomini sono animali, ma è congruo ammettere che un numero notevole di loro vive libero nelle città consapevole di essere impunito. Lo stupro è l’apoteosi della violenza maschile sulle donne, ma il maschilismo è prepotente e la politica partitante, sempre aiutata dagli scribi di corte, ce ne da ampi spaccati un giorno si e un giorno pure. Per cui una deputata che decide di uscire da un partito sicuramente lo fa perché vuole compiacere il nuovo fidanzato, e se si decide di azzoppare un rivale politico lo si fa attraverso la moglie (piccolo inciso: la destra sta dando al Paese una immagine di sé che potrebbe trascinarla via e bene sarebbe farla scannare tranquillamente senza parteggiare).
Frutto di maschilismo a arretratezza culturale anche le numerose vicende di discriminazione nei confronti degli omosessuali che vengono scacciati addirittura dalle spiagge se accennano ad una tenerezza. Verrebbe da chiedersi se gli italiani sono antropologicamente diversi dal resto dell’Occidente che non riescono a tirar fuori le gambe dai lacci del moralismo clericale e dal ciarpame partitico. Ormai l’Italia è rimasto, insieme a pochi altri, il Paese che non riconosce una parte dei suoi cittadini, non perché sono spregevoli assassini o evasori fiscali ecc., ma perché al momento di fare sesso – una cosa che sfrondata da qualche momento di passione e da un po’ di romanticismo è francamente irrilevante se non per se stessi – scelgono una persona come sé.
Il giudice californiano che ha dichiarato incostituzionale l’esito del referendum locale che aveva bocciato il matrimonio tra omosessuali, lo ha fatto perché ha ritenuto che i tempi cambiano. E’ arrivato a questa risoluzione attraverso l’ascolto di parecchie coppie omosessuali rilevando che non esistevano diversità nel rapportarsi con il lavoro, la famiglia, il tempo libero, i bambini. La proibizione dei matrimoni omosessuali – ha concluso il giudice – è il frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata, e se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, bisogna tenerle per sé. In altre parole, uomini e donne non hanno più socialmente ruoli che li pongono sui diversi gradini della scala e le leggi e la politica non si occupano di opinioni personali.
Vero nell’Occidente, non in Italia dove un sindaco si permette di dire che la ragazza era ubriaca e dove un deputato afferma che una collega non pensa con la sua testa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.i

10/8/10 – La secca

martedì, 10 agosto 2010

Se c’è una cosa che questa legislatura ci ha insegnato è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prender parte a cori che allietano le serate del nostro presidente chansonnier. Una nuova vittoria elettorale farebbe aumentare ancora il numero degli aspiranti, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono (Mario Ricciardi, Brideshead)

Il federalismo invocato ormai come panacea da destra e sinistra è un bluff per favorire i ricchi. Prova ne è la trovata della cedolare secca sugli affitti, in parte determinata dalla improvvida cancellazione dell’Ici, che poi è stata l’unica promessa mantenuta dal premier in materia di diminuzione di tasse. E’ appena il caso di ricordare che durante l’ultimo sfortunato governo Prodi, caduto sotto i colpi dei ministri Ferrero e Mastella con l’aiuto del presidente della Camera*, il governo aveva riordinato l’imposta diminuendola per i redditi inferiori a 30mila €. La generosità di Silvio fatta con il portafoglio statale – che è roba che non merita né rispetto né conoscenza secondo il nuovo modo di fare politica – ha portato i comuni ad avere il piatto vuoto. E siccome riempirlo con l’aumento delle mense degli scolari e il plus del biglietto dell’autobus, oltre che non basta porterebbe alla bocciatura alle prossime elezioni, si è corso ai ripari con la cedolare secca sugli affitti, che favorisce i grandi proprietari di immobili e rastrella qualche entrata fiscale dai piccoli proprietari.
Il decreto attuativo stabilisce che dal 2011 i proprietari di immobili affittati avranno la facoltà di scegliere se continuare a seguire le norme attuali o preferire la cedolare secca del 20%. Scegliendo questa seconda opzione, una flat tax (tassa piatta) si annulla sia l’Irpef che le addizionali e i bolli. Le tasse piatte creano un effetto distorsivo, in questo caso voluto, e i benefici prodotti si moltiplicano quanto maggiore è il reddito del contribuente proprietario. Cioè, se il proprietario ha un reddito superiore a 100mila € all’anno, il beneficio, in termini di meno tasse, sarà del 45%. Un piccolo proprietario il cui reddito annuo è nella media, cioè 22 mila €, il risparmio scenderebbe al 16%. Un conto facile: i più ricchi usufruirebbero di uno sgravio di tre volte superiore ai meno abbienti.
Non bastasse questa iniquità, il testo governativo cancella ogni differenza con i canoni concordati, ossia quella misura nata in sostituzione dell’equo canone, che prevede accordi comunali per contenere i costi degli affitti. Chi sceglieva questo regime pagava l’imposta non sull’85% del canone ma solo sul 58,5%. Con la cancellazione di questo bonus, a rimetterci saranno gli affittuari che si troverebbero davanti un mercato degli affitti completamente libero. Inoltre il ministro della Complicazione Calderoli, guarda caso un sostenitore del federalismo (a parole, in quanto la Lega dice federalismo ma intende secessione), ha preteso e ottenuto l’abbassamento della cedolare dal 25% al 20%, in questo modo rendendo praticamente impossibile il pareggio dei conti, ovvero l’equivalenza fra quello che viene in meno al fisco dopo l’abbassamento dell’aliquota e quello che verrebbe in più dall’emersione del nero. Perché ovviamente sono gli affitti in nero la gran piaga che difficilmente potrà essere sanata stante l’abulia della guardia di finanza che non vede e non sente (mai nessuno che alzi il culo dalle poltroncine degli uffici, dai vigili ai poliziotti) e che potrebbero giovarsi di un incrocio tra utenze telefoniche, elettriche… e case sfitte. Sia mai una cosa normale, meglio una ennesima ordinanza legge decreto, per giustificare lo spropositato numero di ministri e parlamentari rubapane (e molto companatico) a tradimento.

Tiziana Ficacci www.nogod.it

* A proposito di Ici non possiamo dimenticare la scomposta reazione di stampo clericale del presidente della Camera Bertinotti, quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa fece notare durante la finanziaria l’incongruenza dell’esenzione Ici ai beni ecclesiastici.

8 /8/10 – Priest pass

domenica, 8 agosto 2010

Credo in qualcosa, ma non nella favole. E, soprattutto, sono piuttosto anticlericale. (Sergio Muniz, vincitore Isola dei Famosi 2)
Mio padre ha preso da sua zia May: rifiutava la bibbia perché diceva che il personaggio centrale non era assolutamente credibile (il protagonista di Crimini e misfatti, di Woody Allen)

Bruce Clark, giornalista cattolico irlandese, ha curato un dossier per l’Economist dove racconta che Dio è vivo ma la Chiesa no. Un quadro con cifre e motivi della crisi istituzionale del cattolicesimo che affonda le sue radici ben prima della deflagrazione pedofilia. La schifosa vicenda è stato solo un combustibile, ma il detonatore era avviato da tempo.
Il secolo non riesce a fare a meno del bisogno di credere, ma ha affondato l’istituzione: le gerarchie sono percepite come screditate, e la pretesa di superiorità morale e sociale della Chiesa è in caduta libera. Nel dossier non mancano i tanti casi in cui il clero è compromesso con il potere temporale, la vanità tronfia di molti rappresentanti e, soprattutto in Europa, l’incapacità di rispondere alle esigenze delle persone. Una lettura utile anche se conferma che l’Italia – o, per meglio dire, Vaticalia – è un mondo a sé.
E’ proprio di qualche giorno fa l’osservazione tranciante di un membro autorevole della Cei, sulla irrilevanza della classe dirigente italiana. Un paradosso, visto che la Chiesa in Italia fa parte a pieno titolo di quel vertice, collaborando a indebolirlo ogni volta che qualche spirito libero – molto raramente in verità – fa sentire la sua voce non per chiamare ad una rivoluzione ma solo per allinearsi all’Occidente. E se Famiglia Cristiana torna a criticare il governo dipingendolo con un capo attorniato da maggiordomi, ben coperto rimane il restante mondo cattolico, dalla Cei ai vari movimenti molto più rilevanti di don Sciortino, che sembrano aver completamente abbandonato la questione religiosa-teologica considerandosi un partner politico del complesso e picaresco mosaico della vita italica.
Intanto la scorsa settimana Roma ha vissuto giornate difficili. Una vera e propria invasione di giovani chierichetti/e, in gran parte tedeschi, sparpagliati per la città hanno reso faticosa la già faticosa vita dei romani. Come è noto il sindaco Alemanno (anche detto Aledanno o Lupomanno) ha deciso che l’estate la popolazione si riduce a metà (gli altri sindaci stimavano, anche loro sbagliando, i romani il 30% in meno) e di conseguenza ha dimezzato auto e metro. Nella calca della metro B il chiacchiericcio dei chierici tedeschi mi faceva pensare a storie di famiglia, ma io quella lingua la so bene e so che i chierichetti parlavano di turiboli e indirizzi per comprare scarpe e camicie. Nervi saldi quindi, ma certo un cattolico tedesco non è mica semplice da elaborare. Intanto pensi a Pio XII e ti sale la pressione. Compressi come polli d’allevamento un ladro sfortunato mi taglia la borsa (costosissima) senza riuscire a prendere nulla. Neanche m’arrabbio se penso che sarà stato uno zingaro nipote di zingari scampati allo sterminio dei nazisti. Pensieri odiosi, il nazismo è nato in Germania ma quel pensiero attecchisce ovunque, e le borse seppur costose si ricomprano. Ma i cattolici tedeschi continuano a inquietarmi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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5/1/10 – Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma. E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo. La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei? Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa. Le gerarchie cattoliche insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano, anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vatican Fashion

giovedì, 5 agosto 2010

5/08/10 – Il papa in galera ? No, in galero.

Tutti i media hanno dato molto risalto alla variopinta manifestazione di 50 mila chierichetti (stranamente non c’era però il sindaco Alemanno) che ieri hanno invaso Piazza San Pietro. A loro il papa si è mostrato indossando un delizioso copricapo rosso a larghe falde che molti hanno classificato come “galero”, un accessorio vecchio di almeno 700 anni che in varie fogge e con diversi ornamenti può essere indossato anche dai cardinali e da altri prelati. Tuttavia da opportune ricerche sembra che il copricapo esibito ieri dal papa debba più esattamente essere chiamato “saturno” che, a differnza del “galero” porta soltanto un semplice ornamento di cordoncino dorato, mentre l’altro è molto più ricco di fronzoli e nappe.. Bisogna dire che con Benedetto XVI la pontificia modisteria è stata chiamata a un grande lavoro di recupero di cappellini nelle più disparate versioni. Ricordiamo anche il pomposo “camauro” ornato di ermellino che il papa indossa in particolari occasioni nei mesi invernali. E ricordiamo anche il più recente e deliziosamente attuale cappellino bianco con lunga visiera esibito durante le passeggiate nel parco di Castelgandolfo. Ma la pontificia modisteria non è ancora stata incaricata di creare un più classico “panama” per le eventuali escursioni in luoghi marinari, né un semplice “borsalino” per le passeggiate in città. Naturalmente rigorosamente bianchi. Per la visita di settembre in Gran Bretagna pare sia del tutto esclusa la possibilità di indossare la tradizionale “bombetta” della city londinese.

3/05/10 – Straordinaria passerella papale ieri a Torino.

Sfoggiate ben 4 mises diverse in meno di 12 ore. Dal tradizionale taielleur da viaggio in arrivo e partenza con scarpette rosse di Prada, al ricco paludamento in panna matura e oro della messa solenne, con mitria in tinta e stola arricchita da croci rosse a banda rastremata, all’insuperabile chemisier bianca (con mozzetta ecru bordata di ermellino) in broccato a disegni shantung che apparivano e sparivano a seconda dei colpi di luce che sfioravano l’augusto personaggio inginocchiato in meditazione davanti alla sacra sindone. Che delizioso contrasto fra il telo di lino medievale, spacciato per un semplice manufatto del primo secolo che avrebbe accolto il cadavere del povero Cristo, e la ricca tessitura in broccato del vicario in terra di quello stesso Cristo ! E intanto uomini di poca fede come Flores d’Arcais sbugiardano la sacra sindone definendola un clamoroso falso. Ma chi glielo dice adesso a Bruno Vespa e a tutti i conduttori TV che campano di rendita sul sostegno alle bufale ? LEGGI

11/12/08 – Il papa mette il camauro sull’ ONU.

Ricordate il buffo cappellino rispolverato dai “dolce e gabbana” pontifici che curano il look del papa ? Si tratta di un copricapo molto vezzoso di velluto rosso orlato di bianca pelliccia. Benedetto lo ha sfoggiato in varie occasioni suscitando gridolini di ammirazione fra le signore-bene e le catto-checche. Ora ha deciso di metterlo metaforicamente sull’ ONU, anche se per dare maggior peso al suo gesto forse avrebbe dovuto sbatterci sopra il “triregno”, o tiara, la famosa corona papale ispirata alla doppia corona egizia che unificava in un solo simbolo il potere sull’alto e sul basso Egitto. Il triregno simboleggia addirittura un triplo potere (padre dei re, rettore del mondo, Vicario di Cristo) ed è quindi l’unico “cappello” adatto per sottoporre l’ONU al potere pontificio. Un potere annunciato ieri in occasione della Giornata dedicata alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui B16 rivendica il copy-right. Come sedicente titolare unico di tutto ciò che riguarda il dio di cui è vicario in terra e il cristianesimo, secondo lui fu questa religione per prima a individuare quei diritti universali, dimenticando religioni e filosofie precedenti che avevano già conclamato gli stessi principi. Ma Benedetto ieri ha dimenticato anche di ricordare che per molti secoli la chiesa cattolica non solo ha fatto a pezzi quei diritti mandando a morte sui roghi, sulle forche e su tanti altri patiboli tutti quelli che osavano praticarli. E continua lui stesso, ancora oggi, a calpestarli facendo votare il suo rappresentante all’ ONU contro il diritto alla vita delle persone omosessuali. Quindi, per favore, eviti di voler imporre presunte radici cristiane su quei diritti umani, lui che rappresenta una religione disumana che per tanti secoli e ancora oggi quei diritti li ha umiliati e li umilia. E non cerchi di mettere il camauro sull’ONU. Questa, a differenza dell’ Italia, è ancora oggi un’ Istituzione laica, anche se vediamo bene che le due religioni più totalitarie del pianeta, il catto-cristianesimo e l’islam, stanno cercando di trasformarla in una teocrazia internazionale.

6/10/08 – Contro il dilagare dell’incredulità nelle loro balle religiose gli spacciatori cattolici della Menzogna Globale si riuniscono in Sinodo.

Dalla basilica di San Paolo fuori le mura Ratzinger ha guidato una straordinaria sfilata di moda vescovile e cardinalizia e, In un’apoteosi di mantelli e cotte sfolgoranti d’oro, d’argento e pietre preziose, croci pettorali da mezzo chilo d’oro e mitrie luminose come alberi di natale, ha spettacolarizzato insieme ai top-manager della Santa Ditta Trangugia e Divora lo stravolgimento del vangelo : opulenza e potere delle gerarchie religiose.
Ratzinger ha poi scodellato la solita minestra di aria fritta sul pericolo dell’allontanamento dalla fede nel suo dio con questa ridicola domanda retorica : “”" Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace ? “”"
Ma una domanda più precisa e realistica la facciamo noi al Papa Re : in 20 secoli di dominio del cristianesimo nel mondo occidentale quando mai hanno regnato la libertà, la giustizia, la pace ? Nemmeno in quella micidiale teocrazia chiamato Stato della Chiesa, dove i suoi predeccessori hanno dominato per 14 secoli realizzando solo fame, miseria e tirannide.

19/07/08 – Follie di Broadway a Sidney.

Solita grandiosa messinscena per l’esibizione di B16 nella veglia di preghiera che precede la giornata conclusiva della tournèe australiana. Per la veglia all’aperto il papa, dopo la lussureggiante toilette esibita nell’omelia in chiesa, non ha sfoggiato i consueti vistosi paludamenti d’oro e d’argento preferendo un più modesto ma raffinato abbinamento di mozzetta e papalina rossa con le griffatissime scarpette di Prada, rigorosamente in tinta, che occhieggiavano vezzose e birichine ad ogni ondeggiamento della cotta e della preziosa tonaca bianca. La parte del leone l’hanno fatta però la scenografia, dominata da una gigantesca e scintillante corona solare ispirata alla simbologia di Amon-Ra, e le spettacolari coreografie che hanno accompagnato la veglia. Ma l’effetto più grandioso e applaudito si è verificato quando il papa, dopo aver acceso un fiaccola tenuta da una graziosa aborigena ha dato l’avvio all’ accensione progressiva di dodici altre fiaccole, portate da altrettanti ragazzi e ragazze in bellissimi costumi tradizionali in rappresentanza di vari popoli e culture. A mano a mano che l’aborigena accendeva le fiaccole dei compagni che incontrava lungo la discesa questi le si accodavano in lenta processione lungo una passerella che si snodava a zig zag. Splendida citazione di una memorabile messinscena di Ziegfeld a Broadway, riprodotta in un film del 1941 (Le fanciulle delle follie) con le coreografie del geniale e inimitabile Busby Berkeley. In quel fantasmagorico film dodici splendide ragazze in indimenticabili abiti da sposa scendevano lentamente lungo una passerella che si svolgeva a spirale intorno a una simbolica e monumentale torta nuziale accompagnate da musiche sublimi. Qualcosa del genere l’ha tentata, più modestamente, anche la nostra Wanda Osiris in una bella rivista del 1946, ma il papa non se l’è sentita di emulare la Wandissima ed è rimasto in cima alla passerella lasciando la scena alle giovani star etniche. Ma anche così, fra un preghierina e una pantomima, lo splendido spettacolo non è riuscito a farci sbollire la rabbia per l’ennesima ma non definitiva richiesta di perdono che Ratzinger è stato costretto a chiedere anche in Australia per i danni fatti dai preti pedofili, a cui la sua chiesa -per decenni- ha garantito indecente copertura e impunità.

29/06/08 – The Pope in Red, l’Anno Paolino e un trono per due.

Ieri pomeriggio, per la gioia dei telespettatori italiani orfani di Michele Cocuzza, Rai Uno ha trasmesso in diretta l’inaugurazione dell’ Anno Paolino dalla Basilica di San Paolo in Roma. Con una star assoluta, Benedetto XVI, e una guest star, Bartolomeo I arcivescovo di Costantinopoli. Spettacolare reality religioso iniziato con una solenne processione che, dopo il periplo del quadriportico, entra poi in Basilica fra gli sguardi ammirati di prestigiosi spettatori fra i quali la telecamera coglie un sindaco Alemanno sbadigliante a ganasce spalancate, per la gioia di Blob e Striscia la Notizia. Ma naturalmente tutta l’attenzione è rivolta ai due protagonisti del reality. Sotto una sfolgorante mitria dorata Benedetto è ammantato e quasi soffocato da una pesantissimo e arabescato mantello in rosso valentino, ma alcune signore esperte giurano che ci sono almeno due gradazioni di nuances in più rispetto al colore amato dal noto stilista. Chiude il mantello sul petto una pesantissima, enorme, aurea borchia ovale da cui emergono prepotenti tre grossi speroni d’oro spiraliformi. La prima impressione è che il costumista vaticano si sia ispirato alla placca ovale fissata sulla fronte del negrone che interpreta Star Gate, popolarissima serie su la 7. Bartolomeo invece ha un mantello apparentemente più modesto ma -sorpresa- è talmente lungo che lo strascico deve essere sorretto da un pope in modestissimo abito nero. 1 a 0 per Bartolomeo, almeno per quanto riguarda il mantello. La star e la guest star procedono appaiate e apparentemente in sorridente e complice armonia, ma quando alla fine arrivano alla meta in fondo alla Basilica, ci accorgiamo che non ci sono due troni gemelli, come sarebbe ovvio vista la celebrazione in condominio. Purtroppo il Trono è uno solo, e accanto ad esso, sulla sinistra di chi guarda, c’è solo uno strapuntino. E allora l’impressione dello spettatore è che le due star accelerino il passo, come se solo la più veloce dovesse vincere la corsa al trono. A questo punto le chiese sorelle, quella di Roma e quella di Costantinopoli, diventano improvvisamente cugine. Più o meno come Elisabetta Tudor e Maria Stuarda. Solo che in questo caso Elisabetta acchiappa il trono e Maria, poverina, per non perdere la testa sul patibolo si deve accontentare dello strapuntino. E là si accuccia. Così impara a venire qua con il mantello a strascico, ‘sta fanatica !

26/06/08 – Un cappellino estivo per il Papa Re.

La premiata modisteria vaticana, in gara continua con quella di Bukingham Palace che sforna i più fantasiosi cappellini per la Regina Elisabetta, ha fornito a B16 una nuovissima edizione del “saturno”, il cappello rosso a larghe tese che ricorda vagamente il sesto pianeta del sistema solare con il suo ampio giro di cerchi concentrici. Ma la ricchezza dei ricami che ornano il cappellino destinato a proteggere l’augusta epidermide dai danni del soleggiamento non hanno nulla da invidiare alle velette, alle penne di volatili, ai ghirigori floreali che rendono così popolari e divertenti i cappellini sfoggiati da Elisabetta. VEDI

16/06/08 – Settimana trionfale per il Papa Re e Imperatore.

Omaggiato da Bush, obbedito ciecamente dal Governo vaticaliano, osannato dalle folle pugliesi, Benedetto XVI ha chiuso la settimana nell’apoteosi di Brindisi, dove ha sfoggiato una mitria così enorme che per non renderla sproporzionata gli stilisti del Vaticano hanno dovuto gonfiare il resto dei sacri paludamenti con opportuni accorgimenti sartoriali di sostegno. Come quei cuscinetti nascosti nel fondo schiena che, nell’ottocento, rendevano irresistibilmente appetibili i culi delle donne poco dotate.

17/05/08 – B16, il Fuhrer dei cattolici e del Reich bimillenario del Vaticano, ieri si è scatenato

contro la parità di diritti delle persone omosessuali. Guardatelo in questa foto su La Stampa, addobbato come un gigantesco mont-blanc, crisoelefantino come la statua di Pallade Atena dentro al Partenone, corrusco come l’ Atena Pròmachos che guardava al Pireo, ieratico come le Cariatidi della Loggetta, potente come Hashepsut, la faraona che si mascherava da uomo per poter regnare, e bello come Nefertari la favorita di Ramses II. Ha approfittato ancora una volta dell’ennesima adunata degli idolatri cattolici, bisognosi di immagini e icone sfolgoranti d’oro e d’argento, per lanciare i suoi anatemi contro le rivendicazioni delle coppie omosessuali che si amano e che vogliono vedersi riconosciuti gli stessi diritti delle coppie etero. Che pena sentire quelle parole di avversione e discriminazione in bocca al sedicente vicario del dio dell’amore universale. Beati i tempi in cui l’unica divinità dell’amore era Afrodite che lo proteggeva in tutte le sue forme. Anche noi atei sappiamo apprezzare le immaginarie entità soprannaturali quando non fanno del male all’umanità.

17/04/08 – Guarda ‘o papa quant’è bbello…..! (ore 16,30)

Un vero esempio di Grand Opera la cerimonia papale in diretta da Washington. Musiche, canti e coreografie degne dei più grandi teatri d’opera. Ma il costumista è da Premio Oscar. Tutto in rosso Valentino l’ampio mantello del papa, con croci stilizzate e ghirigori in oro. Una stola bianca si incrocia e si sovrappone con nonchalance sulla spalla sinistra. In testa una mitria sfolgorante d’oro giallo, ma foderata dello stesso tessuto rosso che sarà pure la scelta giusta per Vogue, ma fa terribilmente Forza Roma, signora mia ! Lasciamo stare i contenuti del discorso perché sempre di aria fritta si tratta. Invece in mattinata Ratzinger aveva sorpreso tutti con una novità assoluta, sovrapponendo allo spolverino bianco anziché la solita modesta mantellina uno splendido scialle ecrù probabilmente in cachemire, con sottilissime filigrane d’oro e una deliziosa bordatura di soffice e preziosa pelliccia. Beati noi italiani che ci godiamo queste passerelle di alta moda 24 ore su 24 per appena 106 Euro l’anno di canone. Queste dirette del papa sono meglio di “donna sotto le stelle” da Piazza di Spagna. Speriamo solo che tutta la messinscena stavolta se la paghino i cattolici americani. Almeno in America, dicono, a differenza dell’ Italia la religione se la pagano direttamente i credenti e non viene messa a carico di tutti i cittadini, compresi gli atei. Da parte nostra noi italiani abbiamo già contribuito con le spese di viaggio, grazie all’ Alitalia che sarà pure a secco per pagare gli stipendi ai dipendenti, ma i soldi per finanziare la tournée americana del papa e dei sui cari li ha tirati fuori senza batter ciglio.

16/04/08 – Per il papa in trasferta americana una lunga non-stop del TG1.

Ce lo fanno vedere da ore in diretta B16 ospite di Bush. Peccato cha a differenza di madame Carlà Sarkozy in questa prima giornata di visita ufficiale e di colloqui presidenziali non possa cambiar vestito. Ci dobbiamo accontentare di ammirare il consueto straccetto bianco, per quanto molto ben portato e imbaldanzito da ben nascoste spalline. Clamorosamente vivaci i morbidi mocassini rossi che occhieggiano sbarazzzini sotto la candida sottana. Ma sempre eccitante il passo breve e nervoso che, non accompagnato dal naturale ondeggiamento delle braccia tenute rigidamente accostate ai fianchi, ricorda stranamente la grande Bette Davis di cui noi, vecchi cinefili, ricordiamo lo straordinario “passo d’ambio”. Vabbe’, per vedere qualche mise più colorata e interessante aspetteremo le funzioni religiose previste, e in particolare quella allo Yankee Stadium dove ci aspettiamo una messinscena degna del personaggio.

29/01/08 – Benedetto comunista ?

Sorprendente esternazione odierna di B16 che, forse per mettersi in sintonia con i contenuti del suo discorso, ha scelto dal suo vastissimo guardaroba griffato una mise minimalista, senza il consueto ed eccessivo sfolgorio d’oro e d’argento, ma con ricami eleganti e raffinatissimi. Veramente scicchissimo, signora mia ! Dicevamo del discorso? Ah, sì ! Dunque, pare che per i cattolici, e forse anche per i vescovi, la proprietà se non un furto è almeno un’ appropriazione indebita…. ma temporanea, per carità. Giusto il tempo di amministrala correttamente e di farla fruttificare. Forse è per questo che l’ Amministrazione Pontificia dei beni immobili degli ordini religiosi sta sfrattando centinaia di disgraziati che pagano affitti modesti, per riaffittare gli appartamenti (pregiatissimi) a clienti molto più disponibili a lauti esborsi. Si tratta di corretta amministrazione e rigorosamente limitata nel tempo….. appena duemila anni fino ad oggi. Signora mia ! LEGGI

18/03/07 – The pink pope.

.Sfolgorante in una vistosa càsula rosa oggi il papa ha mostrato ancora una volta la sua straordinaria capacità di abbigliarsi con le palandrane e i copricapi più originali e appariscentii. Ma nella visita odierna al carcere minorile di Casal del Marno non è stato tanto la càsula ciò che ha colpito e fatto ridacchiare commentatori e fedeli, quanto il colore della mise così corrusca e poco consueta; un bel rosa tea luminoso che rendeva più diafano l’ eburneo incarnato delle gote. Naturalmente i conseguenti tenui e rosei riflessi contribuivano non poco a mitigare la profondità delle rughe, orribile sfregio dell’ età sulla sacra epidermide pontificia. Straordinario anche l’accostamento perfetto della càsula con gli addobbi e i decori viola tipici del periodo quaresimale. Grande turbamento fra gli stilisti più affermati che ignorano quale sia la griffe che suggerisce alla sartoria vaticana il taglio e le nuances dei vestimenti, degli addobbi e delle scenografie. Ma i più maligni hanno ricordato come un abbigliamento dello stesso colore, arricchito di un boa di struzzo e tacchi a spillo sia stato già usato in “Priscilla, la regina del deserto”.

3/1/07 – (riceviamo da una nostra cortese lettrice) Scarpette rosse.

Mesi fa qualcuno paragonò Benedetto XIV a Wanda Osiris (si riferisce a un nostro articolo  apparso in Vatican Fashion, nota di GCV).  Mai paragone fu più azzeccato. Il Papa tedesco rifiuta l’abbigliamento formale dei suoi predecessori. Vuole spalle dritte, imbottite, squadrate come per un’iniforme.Camicia di seta sotto la palandrana bianca con gemelli d’oro. Scarpette rosse che fa tanto “pendant” con la mozzetta rossa. E grande risalto all’ornamento della mitria. Naturalmente dei tre tipi di mitria (-preziosa con gemme, aurifregiata, -bianca con decorazioni d’oro -semplice, bianca con diversi ornamenti di stoffa) la scelta va alla mitria preziosa. Oro, gemme, fregi sempre, disegni vari e preziosi, frutto di design. E mai farsi vedere in TV con la stessa “mise” Tutto deve essere prezioso e diverso dalla testa ai piedi. Altrimenti, che direbbero gli ortodossi? Avete visto la gara a chi aveva più gioie fra Bendetto e il Patriarca ortodosso quando è andato in Turchia? E anche il saluto alla folla è cambiato. Non più mani tese, ma braccia alzate e mani serrate fra loro con tanto di anello vistoso in mostra. Ma quando si parla ai poveri del mondo, questo li incoraggia molto….(Fiorella)

21/12/06 – Due coppie gay nel presepio di Montecitorio.

La sacrilega offesa alla scenografia teatrale che rappresenta la nascita di un uomo-dio (una delle più inverosimili favolette partorite nei millenni da almeno 25 diverse religioni prima che il cristianesimo ne scippasse l’ esclusiva), è stata biasimata con facce compunte e disgustate da seriosi parlamentari cattolicissimi. Ma il cardinale Ruini, Capo del Governo Ombra che comanda effettivamente in Italia indipendentemente da qualunque maggioranza, ha potuto constatare, accompagnato da Bertinotti, che l’orribile offesa era stata prontamente rimossa. Tuttavia nè il cardinale Ruini, nè i sensibili parlamentari che credono alle favole, si scandalizzano della presenza nel presepio di personaggi transessuali che da sempre sono protagonisti della scena, al pari della vergine-madre e del padre in prestito. Ci riferiamo agli angeli che annunciano “pax ( o pacs) in terra”. E, come la Chiesa cattolica insegna da sempre, gli angeli sono senza sesso specifico, quindi sicuramente transgender o pansessuali. Proprio per questo suggeriamo ai creatori napoletani delle celebri figurine di fare angioletti con l’ effige del più rappresentativo esemplare italiano, Vladimir Luxuria.

7/09/06 – Joseph come Elisabetta e la kermesse di Assisi.

Ieri a tarda sera su Rai 2 abbiamo assitito a un lungo panegirico del convegno interreligioso di Assisi caratterizzato, più che dalla banalità e inutilità degli appelli alla pace, dalla straordinaria sfilata di anziani maschi, per la maggior parte obesi, abbigliati in multicolori e fantasiosi costumi e incappellati con i più inverosimili copricati, bianchi, rossi, neri, a tronco di cono, a cupola, a falde. E che dire di scenografia e coreografia ? Un semicerchio di seggi da cui uno alla volta scendevano i personaggi, chi austero, chi sorridente, e qualcuno con una irrisolta domanda negli occhi : ma che ci faccio qui ? A turno brandivano un lungo cero bianco e accendevano moccolotti disposti a cerchio su due trespoli ardenti. Forse una nostalgica evocazione di antichi roghi. A parte il fuoco purificatore dei peccati niente poteva manifestare più platealmente la diversità delle fedi e delle relative immaginarie divinità di riferimento quanto le inverosimili fogge dei paludamenti che nulla avevano da invidiare ai costumi di altre famose sfilate . Forse ricorderete il grandioso finale del primo tempo del felliniano “Roma”, dove la sublime ironia del maestro presentava una fantasmagorica sfilata di moda per monache e preti, vescovi e cardinali che si concludeva con un rutilante papa a luci intermittenti come un albero di natale che veniva portato in trionfo su un trono gestatorio d’oro e d’argento tempestato di gemme corrusche. Ebbene, proprio questo è mancato ieri alla manifestazione d’ Assisi, la star principale che chiudesse in trionfo l’eccezionale sfilata di moda presentata non già da comparse, ma da autentici vescovi, cardinali, rabbini, imam, pope, pastori, bonzi, sciamani e santoni. Mancava solo il fachiro indiano con letto di chiodi portatile. Come si fa a prendere sul serio le religioni vedendo queste cose ! In compenso il papa ha avuto anche lui il suo momento di gloria modaiola sfoggiando, nell’udienza generale a Piazza san Pietro, un nuovo modello di cappellino tardo estivo sul quale, sempre il TG 2, ha dissertato a lungo ricordando tutti i fantasiosi modelli creati dalla premiata modisteria vaticana. Pare che Elisabetta II , la cui collezione di cappellini non ha paragoni al mondo, appena avuta notizia dell’ultima creazione vaticana abbia esclamto : “Questo mi manca, ne voglio uno uguale ! ”

2/03/06 – Doppia mise per il papa.

Spettacolare cerimonia delle “ceneri” ieri a Roma. Sfila il papa in “rosso Valentino” con vistosi ricami in oro sulla lunga passerella fra S.Alessio e S.Sabina. Giusto il tempo di un batter di ciglia e appare poi in azzurro “manto della madonna” (azzurro “Renato Balestra” secondo le frivole signore presenti) con una punteggiatura di fili d’argento “ti vedo e non ti vedo” che, a seconda della luce magistralmente dosata da un grande scenografo, creavano un effetto “pioggia di gocce argentate” sul glauco manto. Altri esperti parlano invece di un effetto “argentea rugiada” . Tutti addobbati in tinta i chierichetti e lo stuolo di efebici pretini che hanno dato vita alla spettacolare cerimonia. Non c’ è uscita pubblica di Benedetto 16 che non si caratterizzi per la ricchezza, la varietà e l’originalità dell’abbigliamento come quando in dicembre sfoggiò il “camauro”, bizzarro copricapo di velluto rosso ornato di caldo ermellino, che mise in crisi il mago Otelma rendendo obsoleta la sua intera collezione di mitrie multicolori. Ma la spettacolare cerimonia odierna, dedicata al rito delle “ceneri”, sarebbe stata ricordata solo per l’abbigliamento se gli oculati esperti di comunicazione vaticana non avessero avuto la geniale idea di arricchire la giornata con un messaggio papale contro il razzismo da leggere in apertura della partita di calcio serale Italia-Germania. Novità assoluta che prelude a un nuovo filone di messaggi che temiamo accompagnerà ogni futuro evento sportivo.

10/4/06 – Domenica delle Palme.

Ricordate Wanda Osiris ? Scendeva lunghe scalinate con elegantissimi abiti bianchi di enorme circonferenza, adornata di pennacchi e circondata da boys sculettanti. Scendendo lanciava baci al pubblico con larghi gesti della mano e arrivata sul proscenio sceglieva ad una ad una le rose che portava con sè donandole graziosamente ai sui fans adoranti. Guardate ora questa foto, la messinscena è la stessa: una star internazionale che scende la scalinata ammantata da una lussuosa e amplissima cappa di raso rosso tutta bordata di ricami geometrici, un copricapo sfolgorante d’oro, un enorme pennacchio giallo in mano e tanti bei ragazzoni intorno. Con la mano libera e inanellata sappiamo che disegna collaudati gesti apotropaici rivolti alla folla in delirio. Sorprendente il messaggio rivolto : ” Corruzione e avidità devastano il mondo”. Una domanda sorge spontanea : con chi ce l’ha ? Forse con i pedofili le cui imprese sono state coperte per anni ? Forse con l’ottopermille e l’esenzione dall’ ICI ? E che ci farà con quel pennacchio giallo ?

21/12/05 – Il Vicario di Dio, il Legionario di Cristo, e il cappellino old fashion. Comunicato di NO GOD.

Grande sorpresa a Piazza San Pietro per la presenza del Legionario di Cristo ed ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio all’udienza generale del mercoledì con il Vicario di Dio, papa Ratzinger. Il cordiale omaggio del Legionario al Vicario, ripreso dalla TV vaticana, non è andato in onda. Chissà perchè. Ma la sorpresa più grande è stata per il recupero dalla cappelleria vaticana del “camauro”, lo storico copricapo creato dagli stilisti del rinascimento e molto amato dai papi di quel periodo. Benedetto 16 l’ha sfoggiato oggi fra i gridolini ammirati delle signore presenti. I maligni invece hanno ricordato che il periodo storico in cui quell’elegante copricapo adornava le auguste cervici si caratterizzava per la controriforma con l’allegro scoppiettio delle fascine che alimentavano i roghi delle streghe e degli eretici. Più banali le giustificazioni della modisteria vaticana : faceva freddo e il “camauro”, ornato di calda pelliccia, ripara il papa dai pericoli di un’infreddatura. Gli animalisti protesteranno, Dolce e Gabbana rilanceranno, i cinesi imiteranno, e il mago Otelma lo esibirà quanto prima.
Giulio C.Vallocchia, Presidente di NO GOD – Atei per la laicità degli Stati

18/08/05 – Rai Vaticaliana.

Come il dio Amon-Ra, portato in processione sul Nilo dagli antichi egizi su navi fastosamente addobbate, oggi i tedeschi hanno riservato lo stesso trattamento al Papa-Re che, come vicario di un altro dio in terra, meritava giustamente una crociera sul Reno non meno splendida e fastosa di quella spettante alla divinità egizia. Mancavano solo le palme, i flabellari, e la marcia dell’Aida. E la Rai-Tv italiana non poteva essere da meno, dedicando alla crociera trionfale di Ratzinger interminabili ore di ossequiosa cronaca. Dopo i due mesi di messe perpetue che ci hanno imposto le TV di stato e private, dall’agonia e morte di Woytjla con tridui, trigesimo e novendiali di suffragio, conclave con annesse e connesse messe propiziatorie pre e post arrivo dello Spirito Santo che avrebbe scelto (dicono loro) Ratzinger, questa nuova catto-kermesse televisiva ci mancava proprio. Eravamo alle soglie della crisi di astinenza. Per fortuna che Ratzinger darà spettacolo fino a sabato, e la Rai TV non ce lo farà certamente mancare. Questa volta però le spese di produzione le paga la Germania, anche se il canone Rai lo paghiamo sempre noi, credenti e non.

29/05/05 – Spettacolare messinscena per Benedetto 16 a Bari.

Nemmeno Zeffirelli avrebbe saputo immaginare una scenografia più grandiosa. Un palcoscenico gigantesco dal cui fondale esplode una mega ostia, davanti alla quale siede in trono il vicario in terra del Re dei Re. Qualcosa a metà fra la scena del trionfo in Aida e il finale del primo atto di Tosca. E a fronte di tanta opulenza, grandiosità, trionfalismo del pensiero unico cattolico stride come un’unghiata sulla lavagna il richiamo alla santificazione della domenica e il rifiuto del consumismo e della vacuità mondana, rappresentata da quella televisione che proprio con questa trasmissione in diretta costituisce il più potente supporto al sistema di potere che si nasconde dietro l’apparenza salvifica del messaggio papale. Ancora più stridente e paradossale in quel contesto faraonico appare il richiamo del papa all’unità dei cristiani dal momento che è proprio il riaffermato primato di Pietro, e quindi della chiesa cattolica romana, di cui tutto l’apparato scenografico segna il trionfo, il vero ostacolo al dialogo ecumenico, ma anche a qualunque altro dialogo sui valori di cui solo la chiesa cattolica è depositaria e interprete unica.

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GUIDA ALLE NOVITA’ DELL’ABBIGLIAMENTO PAPALE E ANNESSI E CONNESSI

9/06/08 – Da La Repubblica.it

Oggi, giorno dei SS.Pietro e Paolo, il Pontefice ha inaugurato la nuova stola
Dall’inizio del Pontificato modificati anche il bastone e l’eucarestia

Pallio, pastorale e trono papale
Benedetto XVI rifà il look al rito

Monsignor Marini, responsabile delle celebrazioni liturgiche pontificie,
spiega all’Osservatore Romano il motivo di questa rivoluzione di simboli
di CLAUDIA FUSANI

Il nuovo pallio di Benedetto XVI

ROMA – Le grandi rivoluzioni s’intravedono sempre nelle piccole cose. E la difesa di un credo riparte sempre dai suoi simboli, più o meno antichi, più o meno dimenticati, per questo, magari, più forti. Seguendo, a modo suo, il filo che lega spiritualità e fisicità Benedetto XVI sta compiendo una grande rivoluzione con piccoli gesti: tentare il rilancio della religione cattolica utilizzando la forza fisica e simbolica del rito, degli oggetti, dei simboli e dei paramenti. Se una liturgia è stanca – come può essere quella cattolica e della SS.Messa – il suo rilancio, la sua ripartenza, passa dalla celebrazione della messa in latino ma anche dalla stola di lana bianca riveduta e corretta, dai cappelli a larghe tese ai mocassini dello stesso punto di rosso antico, da altri copricapi e coprispalla ai grandi crocifissi pettorali. Come quello d’oro con diamanti e zaffiri che Silvio Berlusconi ha regalato a Sua Santità nel giorno della visita in Vaticano.

Oggi, giorno dei SS.Pietro e Paolo, celebrando messa in S. Pietro, il Pontefice ha realizzato un altro passo di un percorso in realtà iniziato con l’avvio del suo pontificato. Percorso spirituale ma soprattutto “politico”, massmediatico, qualcuno osa anche dire “modaiolo”. Si faceva notare, giovedì 26 giugno, la pagina con foto a colori su L’Osservatore romano dedicata alle vesti liturgiche, quasi una concessione alle vanità di un magazine di moda. E comunque Esquire, magazine americano di moda e costume, ha indicato Benedetto XVI come l’uomo che meglio sceglie gli accessori di abbigliamento. Molti avranno notato, poi, con quale attenzione il Pontefice leva appena può gli occhiali. Insomma, studioso, scrittore (due milioni di copie di libri venduti), politico, attento all’ecumenismo, legato alla tradizione e… così umanamente vanesio.

(GUARDA LE FOTO)

Il Credo Niceno. Cominciamo dall’ecumenismo. Con un gesto “rivoluzionario”, nella messa di questa mattina in San Pietro, Benedetto XVI ha ceduto la parola al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, chiedendo che fosse lui a tenere l’omelia “per la grande festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni di questa Chiesa di Roma e posti a fondamento, insieme agli altri Apostoli, della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”.
Per tradizione il 29 giugno una delegazione della Chiesa di Costantinopoli è presente in Vaticano. Quest’anno la delegazione è guidata dallo stesso Patriarca, Sua Santità Bartolomeo I. Il Santo Padre lo ha atteso sul sagrato della Basilica, insieme sono entrati in S. Pietro, hanno rivestito i paramenti e sono saliti all’altare. Insieme poi, i “capi” delle due chiese, hanno recitato la professione di fede, il Simbolo Niceno Costantinopolitano nella lingua originale greca, secondo l’uso liturgico delle Chiese bizantine. Poi l’omelia e infine anche un’unica benedizione nel nome di San Paolo, apostolo delle genti.

Il pallio. Come annunciato tre giorni fa da L’Osservatore Romano che ha ospitato una lunga intervista a monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, stamani il Papa ha inaugurato un nuovo pallio, il simbolo del vescovo buon pastore e insieme dell’Agnello crocifisso, il paramento che più di tutti fa chiesa in quanto comunità. In realtà si tratta del recupero del vecchio pallio che ha una forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena. Le croci che lo adornano restano rosse, ma la forma è più grande e lunga. “Si recuperano alcuni aspetti della forma precedente al pontificato di Giovanni Paolo II” ha spiegato monsignor Marini.
Il pallio pontificio, paramento liturgico utilizzato fin dall’antichità, è un panno di lana bianca che usano solo il Papa e i metropoliti (quello del Pontefice è diverso da quello degli Arcivescovi). Finora Benedetto XVI ha indossato una stola simile a quelle usate prima del X secolo, incrociato sulla spalla e con cinque croci rosse, simbolo delle piaghe di Cristo. “Ma era scomodo – confessa monsignor Marini senza però dire perchè – e ha creato diversi e fastidiosi problemi dall’inizio del Pontificato”.

Si rinnova anche il pastorale. Da alcuni mesi, ha spiegato monsignor Marini, il Papa ha deciso di cambiare anche il pastorale, il modello Pio IX ha vinto su Paolo VI: quello dorato a forma di croce greca usato da Pio IX al posto di quello argentato con la figura del crocifisso introdotto da Paolo VI. Questa scelta, ha spiegato il monsignore “non è solo un ritorno all’antico, ma testimonia uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia”. Il nuovo pastorale si chiama ferula ed è “più fedele alla forma del pastorale papale tipico della tradizione romana, che sempre stato a forma di croce e senza crocifisso”. E’ anche more comfortable, più leggero e maneggevole. Lo dice il monsignore, perché c’è lo spirito ma anche il corpo vuole le sue.

Paramenti liturgici. L’attenzione di Esquire al papa modaiolo scatta in inverno quando Benedetto recupera da armadi e vetrinette vaticane indumenti che non si vedevano più da anni. Ad esempio il camauro (berretto rosso dal bordo bianco portato solo in inverno), mai più visto dai tempi di Giovanni XXIII. “Le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa”, ha spiegato monsignor Marini. La parola chiave, “l’ermeneutica”, per comprendere tutto questo quindi è la continuità “nei simboli, nei paramenti e nel rito tra il prima, il dopo e il presente”. L’importante, ha osservato, non è tanto l’antichità o la modernità dei paramenti liturgici, “quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica”. Dopodichè ci sarebbe anche da dire cosa tutto questo significa e implica nell’epoca dove il visivo e l’immagine sono quasi un sesto senso.

Alto trono papale. Cambia anche quello. Anzi, ritorna, al centro dell’altare. “Vuole semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo” spiega monsignor Marini. E la croce tornata al centro dell’altare, indica “la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che nato, morto e risorto per noi, il Salvatore”.

Modifiche anche alla comunione. C’è anche la distribuzione della comunione in bocca e in ginocchio (viaggio del Papa a Brindisi) che, rispetto all’ostia in bocca, “sottolinea – dice monsignore – la verità della presenza reale nell’eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero”. L’ostia in bocca, in fondo, è e resta “un indulto alla legge universale concesso dalla Santa Sede”.

Nella società dell’immagine anche la Chiesa rafforza il suo rito recuperando i simboli. E come ha scritto Juan Manuel de Prada su L’Osservatore, “il Papa non veste Prada ma Cristo. E questa sua preoccupazione non riguarda l’accessorio ma l’essenziale. Benedetto XVI recupera gli ornamenti liturgici per rendere più comprensibile agli uomini del nostro tempo la realtà più vera della liturgia”. Guardandoli, si riscopre cosa significa pallio, cosa pastorale, il trono e l’eucarestia.

( 29 giugno 2008 )

5/8/10 – Ultimi fuochi d’agosto

giovedì, 5 agosto 2010

Vorrei proprio vedere quei 20 milioni di combattenti padani pronti a battersi! Possibile che i miei concittadini romani, gli abitanti del Centro e del Sud e anche la parte più nobile del Nord non reagiscano? Ognuno può pensarla come vuole, ma io trovo ingiusto che si permetta ai ministri di fare certe sparate, mentre, per le stesse dichiarazioni, si persegue l’uomo della strada (una lettera al Corriere della Sera dal lettore Fabio Todini)

Anche alla luce di questi ultimi tuoni d’agosto, viene da chiedersi se il Pd serva.
Se – se – come più di un commentatore ipotizza una terza forza in caso di elezioni anticipate in tempi brevi, è probabile che i democristiani che oggi militano in quella formazione, trovino più naturale allearsi con l’Api di Rutelli o con l’Udc di Casini. E’ possibile che in questo caso, votando con il porcellum, i bersaniani verranno espunti dal Parlamento. Spiace per Bersani che pure nell’ultimo governo Prodi fu un buon ministro, ma questo è. Secondo me i bersaniani dovrebbero riflettere, possibilmente al chiuso e non occupando qualsiasi aiola con le feste dell’unità o come si chiamano oggi, sul perché sono arrivati a questo punto. Ad esempio potrebbero chiedersi come è stato possibile che un paese che ha avuto il partito comunista più grande del mondo ha la classe operaia e impiegatizia più povera e bistrattata dell’occidente, in questo modo condannando all’irrilevanza la più parte della popolazione che, negletta e umiliata, si vendica non votandoli. Può passare sotto silenzio che i bersaniani sono stati anche fisicamente assenti a Pomigliano? O può essere taciuto che durante la votazione in parlamento sulla manovra economica i bersaniani hanno deciso di andare in pullman – con un ritardo di oltre un anno – all’Aquila?
Se il Pd sparirà finirà una parte della nostra storia, ma è bene anche dirsi che oggi, così come è, questo partito è fonte di imbarazzo per chi lo ha votato. E’ insostenibile la pretesa di D’Alema di definirsi intelligente e continuamente fare ipotesi sbagliate come in Puglia, ingiustificabili le azioni di Veltroni che, nonostante i romani lo avessero eletto con il 70% dei voti, si è dimesso anzitempo consegnando la città ad Alemanno , inqualificabile candidare capolista in importanti città un paio di belle ragazze (solo perché belle e amiche), assurdo non avere sostenuto Bonino alla Regione Lazio (che comunque senza nessun aiuto da parte della coalizione a Roma ha stravinto). E ancora, da suicidio accodarsi alla campagna giornalistica di Repubblica sulle pupe del premier, azione che gli si è immediatamente ritorta contro con la vicenda Marrazzo, nota ai più da anni e venuta allo scoperto grazie al direttore di Chi (giornale di gossip della famiglia del premier) solo perché i sondaggi lo davano in odore di rielezione. La totale confusione – per meglio dire inconsistenza – sui temi bioetici e dei diritti civili, accompagnata ad una sudditanza affettata allo strapotere vaticano, del resto connaturata alla sua storia, fino alla apertura di credito di queste ultime ore nei confronti della Lega, completano il quadro.
Per crescere l’albero ha bisogno di essere potato, così i bersaniani dovrebbero studiare le loro radici, dissodare il terreno e provare a mettere a dimora nuove piantine.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2/8/2010 – Lo Stato ostaggio della libera Chiesa

lunedì, 2 agosto 2010

Sembra proprio che il sindaco di Roma, già fascista voglia riservarci un anniversario di Porta Pia in salsa clericale. Con la volenterosa collaborazione del Presidente della Repubblica, già comunista. Eppure il 20 settembre fa parte di uno dei momenti più alti della nostra storia. Dal 1870 fino al 1922 la nazione si è formata in senso liberale (ed è stata restituita la libertà anche ai cattolici sollevati dal peso del potere temporale)

Non si può trasformare un evento laico in una celebrazione religiosa, sia pure conciliativa”. Così Giuseppe Saragat, presidente della Repubblica italiana dal dicembre 1964 al dicembre 1971, si espresse rivolgendosi a chi premeva perché a Porta Pia, la mattina del 20 settembre 1970, centenario di Roma Capitale d’Italia, venisse celebrata una messa, officiata da Sua Santità in persona.
Pressioni in tal senso provenivano dal Vaticano: l’allora papa Paolo VI fece sapere al governo italiano che il papa avrebbe gradito celebrare a Porta Pia una messa la mattina del 20 settembre. Per quanto l’esecutivo, all’epoca presieduto dal democristiano Emilio Colombo e “alcuni uffici del Quirinale” (scrive Costantino Belluscio* che di Saragat fu il segretario) fossero favorevoli, Saragat invece fu irremovibile. Scartata l’ipotesi Paolo VI, il Vaticano insisté per una messa celebrata dal cardinale vicario Dell’Acqua che però doveva precedere la sfilata dei bersaglieri e quindi avere luogo di mattina presto. “Non è possibile – ribadì il Presidente chiedendo il rispetto da parte d’oltretevere – iniziare una cerimonia laica e risorgimentale con una messa”.
Certo, alla fine un compromesso fu trovato, messa dopo il discorso di Saragat alle Camere riunite a Montecitorio, però quel presidente della Repubblica non si fece mettere i piedi in testa.
Anzi, in incontri ufficiali con l’allora sindaco di Roma Clelio Darida, il papa si dispiacque molto per quella vicenda. Egli avrebbe visto nella sua personale partecipazione una rinnovata riconciliazione con l’Italia democratica, senza Mussolini e Togliatti.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

*Costantino Belluscio, Con Saragat al Quirinale, Marsilio, 2004

–seguiranno note su Paolo VI e Giuseppe Saragat

20 Settembre 2010 , tutti in ginocchio a Porta Pia davanti al Plenipotenziario del Papa Re.

E ci sarà pure il Presidente Napolitano.

Nel 140° anniversario della Breccia di Porta Pia tutte le celebrazioni si svolgeranno all’ombra del Papa Re. Clamoroso cedimento sponsorizzato dal Presidente della Repubblica in persona che chiuderà la Breccia del 1870 e rimetterà la chiavi del Nuovo Stato Pontificio Vaticaliano nelle mani del Cardinale Bertone. E’ la fine ingloriosa e definitiva dello Stato laico.

Da La Repubblica del 27/10/2010

ORAZIO LA ROCCA | Repubblica | 27 Luglio 2010

Le celebrazioni dei 140 anni della presa di Roma precedute da dieci mesi di trattative fra il Comune e la Santa Sede. Sarebbe stato il Quirinale a suggerire un percorso condiviso; Bertone lima e modifica il programma, poi il placet a Alemanno.

CITTÀ DEL VATICANO – Celebrare i 140 anni della presa di Porta Pia con un programma di eventi senza venature anticlericali e antivaticane, e senza elementi polemici non graditi Oltretevere. Sarà questo, dopo una lunga trattativa con il comune di Roma, lo spirito dell´anniversario della Breccia del 20 settembre prossimo; gli uomini del Papa hanno voluto che venisse impostato all´insegna della cultura, della storia, del dialogo, ma senza riferimenti all´attualità. La ricorrenza sarà ricordata con una ricca scaletta di incontri (convegni, manifestazioni pubbliche, confronti tra storici) totalmente graditi, nella scelta dei titoli e dei relatori, alla Santa Sede e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, il quale – in sintonia col sindaco di Roma Gianni Alemanno – ha dato nei giorni scorsi il suo placet alle celebrazioni che dal 18 al 20 settembre vedranno coinvolti il Quirinale, il Campidoglio e il Vaticano.

Secondo quanto filtra dai Palazzi vaticani, sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – sarà presente alla giornata clou davanti a Porta Pia – a “suggerire” al Campidoglio di arrivare a una commemorazione “condivisa” con la Santa Sede per non trasformare la festa del 140esimo anniversario della Breccia in un raduno simile all´annuale incontro che i radicali di Marco Pannella ogni 20 settembre indicono davanti alla stessa Porta Pia per celebrare la caduta dello Stato Pontificio e la fine del potere temporale del Papa.

Il Quirinale – a quanto sembra – non ha dovuto faticare molto per convincere il Campidoglio ad accettare i desiderata vaticani fin dalla formazione del comitato organizzatore, nel quale la Santa Sede ha nominato l´arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura. Non tutto è filato liscio. Sono stati necessari, infatti, quasi 10 mesi di lavoro, con numerosi incontri in Vaticano, presenti Alemanno e Bertone, per arrivare ad un programma pienamente condiviso per il quale solo alcuni giorni fa il Segretario di Stato si è detto “pienamente d´accordo”, facendo capire che il 20 settembre potrebbe essere persino presente davanti a Porta Pia accanto al presidente Napolitano.

Per la diplomazia capitolina un indubbio successo costato però alcune dolorose rinunce come la cancellazione nel comitato organizzatore di uno storico proposto dal Campidoglio, ma non gradito al Vaticano perchè giudicato troppo vicino alle posizioni dell´estrema destra. Nessun problema, invece, per gli altri due nomi in aggiunta a Ravasi proposti dal Vaticano, lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, e la professoressa Micol Forti dei Musei Vaticani. Meno fortunato, invece, è stato Marcello Veneziani, giornalista e scrittore notoriamente vicino alla destra, che si è visto bocciare dalla Segreteria di Stato della Santa Sede (e quindi dal cardinale Bertone) il titolo di un convegno da lui proposto per la giornata di apertura del 18 settembre in Campidoglio. Nella intestazione della bozza Veneziani, nella sua veste di coordinatore del convegno, aveva scritto “Pio IX, il Papa Re”, bocciato dal Vaticano perchè “troppo provocatorio”

. Titolo, poi, cambiato in un più accomodante “Pio IX e la città di Roma”, benedetto senza problemi da Bertone, il quale se interverrà alle celebrazioni (ha assicurato che informerà ufficialmente il Campidoglio entro agosto) non sarà comunque il primo segretario di Stato della Santa Sede a commemorare la Breccia di Porta Pia. «E´ stato preceduto nel centenario del 1970 dall´allora cardinale vicario Angelo Dell´Acqua», ricorda il teologo Gianni Gennari, editorialista del quotidiano cattolico Avvenire, che è stato anche testimone diretto di quell´evento nel quale, specifica, «per la prima volta un delegato papale definì la caduta del potere temporale come un segno benevolo della Divina Provvidenza per la Chiesa». «Ero nell´ufficio del cardinale – racconta Gennari – quando arrivò la telefonata di Paolo VI che gli chiese di andare a celebrare la Messa a Porta Pia il 20 settembre 1970. Dell´Acqua in un primo momento titubò, non capì. Ma poi non ebbe esitazioni, obbedì, andò e celebrò».

2/8/10 – Basta ritocchi

lunedì, 2 agosto 2010

Fortunate sono quelle ragazze messe al mondo da genitori intelligenti, ambiziosi, che non hanno mai avuto figli maschi… Tillie Olsen, Silences

Il governo licenzia a raffica divieti più o meno inattuabili e illiberali.
Uno su tutti mi disturba: l’impedimento posto alle ragazze minorenni di modificarsi il seno. Sarebbe stato molto meglio invece che porre l’ennesimo veto per le donne – perché è ovvio che se un minorenne si vuole mettere le protesi ai polpacci come pure usa può continuare a farlo – segnalare ai medici attraverso il loro Ordine che è buona norma aspettare la fine dello sviluppo prima di affettare una bambina. Per la mia cultura è un po’ difficile da comprendere, ma sembra che un numero crescente di adolescenti si senta umiliata da un seno misura seconda e, per uscire dal disagio si organizza con le protesi. Personalmente consiglierei un analista che le aiuterebbe a comprendere l’origine del disagio e, soprattutto, ad apprezzare la bellezza dei seni, che risiede nella forma, nella consistenza… e non solo nel volume. Ma, non siamo tutti uguali ed è equo che una giovane, ben informata dal medico degli eventuali rischi sanitari per l’oggi e per il futuro, faccia quel che creda col suo corpo. Il legislatore e la politica non dovrebbero occuparsi di questi argomenti, anche perché, guarda il caso, riguardano sempre solo la repressione delle donne, dall’estetica alla Ru.
Più utile sarebbe far crescere le ragazze con una maggiore consapevolezza di sé, e forse qui il legislatore, e la politica, potrebbero intervenire lavorando per l’eliminazione di qualsiasi discriminazione di genere.
Purtroppo l’ondata moralistica – non di morale ovviamente – che pervade i politicastri è ampiamente diffusa dai mezzi d’informazione (quelli con cui siamo stati solidali per la legge bavaglio ma che poco si occupano dell’obbligo di rettifica persino nei blog che di fatto chiuderebbe la rete) e, sorprendentemente (!) coinvolge quasi sempre donne. Che sia la graziosa Bélen che ha preso un po’ di cocaina – il che non è reato ed è usanza molto diffusa anche tra i giornalisti e gli impiegati di ogni ordine e grado -, o passare al setaccio la vita delle fidanzate dei politici per screditarli (mentre potrebbero essere facilmente sbugiardati con il loro).
Sembra difficile comprendere ai grintosi giornalisti italiani che la sfera privata è alla base del vivere civile. E piaccia o no, ognuno ha diritto al rispetto, sia che voglia aumentarsi il seno, che abbia avuto un fidanzato vecchio e cadente al quale ha spillato parecchio denaro, o che passi la sua vita sullo step per mantenere la sfericità dei glutei.
Piaccia o no, ognuno, e soprattutto le donne, deve avere la libertà di vivere come crede – ovviamente se queste libertà non sono reati – senza il fiato sul collo della politica e dei giornalisti d’assalto*.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*ai quali come sempre chiediamo di fare i cani di guardia della classe politica e non i cani fedeli e devoti con la lingua penzolante in attesa di una crocchetta.