12 /8/10 – Al palo

Passa un porco e je dico ciao maiale
Passa un asino e je dico ciao somaro
Forse ste bestie nun me capiranno
Ma armeno c’ho la soddisfazione
De dì le cose come stanno
Senza paura d’annà a finì in prigione
Trilussa

In questi ultimi giorni oltre alle consuete violenze maschili sulle donne soprattutto ad opera dei sedicenti padroni, cioè mariti e fidanzati, diverse turiste straniere sono state violentate da nostri giovani connazionali. Sindaci assessori e altri tipi di bestie politiche, si affrettano a ricordare che queste signorine sono ubriache, seminude e disponibili. E’ appena il caso di ricordare che lo stupro si verifica durante un rapporto sessuale, e anche se una donna è consenziente lo deve essere dall’inizio dell’incontro alla fine. Ma i casi denunciati non rientrano in questa categoria, sono piuttosto il frutto della opinione che i maschi hanno di una donna che si diverte balla e beve con le amiche. Sarebbe forse il caso di riflettere su questi giovani italiani, spesso anche nostri figli, che hanno un giudizio così retrivo sulle donne e una opinione così esclusiva di sé e del loro appeal. Certamente non tutti gli uomini sono animali, ma è congruo ammettere che un numero notevole di loro vive libero nelle città consapevole di essere impunito. Lo stupro è l’apoteosi della violenza maschile sulle donne, ma il maschilismo è prepotente e la politica partitante, sempre aiutata dagli scribi di corte, ce ne da ampi spaccati un giorno si e un giorno pure. Per cui una deputata che decide di uscire da un partito sicuramente lo fa perché vuole compiacere il nuovo fidanzato, e se si decide di azzoppare un rivale politico lo si fa attraverso la moglie (piccolo inciso: la destra sta dando al Paese una immagine di sé che potrebbe trascinarla via e bene sarebbe farla scannare tranquillamente senza parteggiare).
Frutto di maschilismo a arretratezza culturale anche le numerose vicende di discriminazione nei confronti degli omosessuali che vengono scacciati addirittura dalle spiagge se accennano ad una tenerezza. Verrebbe da chiedersi se gli italiani sono antropologicamente diversi dal resto dell’Occidente che non riescono a tirar fuori le gambe dai lacci del moralismo clericale e dal ciarpame partitico. Ormai l’Italia è rimasto, insieme a pochi altri, il Paese che non riconosce una parte dei suoi cittadini, non perché sono spregevoli assassini o evasori fiscali ecc., ma perché al momento di fare sesso – una cosa che sfrondata da qualche momento di passione e da un po’ di romanticismo è francamente irrilevante se non per se stessi – scelgono una persona come sé.
Il giudice californiano che ha dichiarato incostituzionale l’esito del referendum locale che aveva bocciato il matrimonio tra omosessuali, lo ha fatto perché ha ritenuto che i tempi cambiano. E’ arrivato a questa risoluzione attraverso l’ascolto di parecchie coppie omosessuali rilevando che non esistevano diversità nel rapportarsi con il lavoro, la famiglia, il tempo libero, i bambini. La proibizione dei matrimoni omosessuali – ha concluso il giudice – è il frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata, e se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, bisogna tenerle per sé. In altre parole, uomini e donne non hanno più socialmente ruoli che li pongono sui diversi gradini della scala e le leggi e la politica non si occupano di opinioni personali.
Vero nell’Occidente, non in Italia dove un sindaco si permette di dire che la ragazza era ubriaca e dove un deputato afferma che una collega non pensa con la sua testa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.i

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6 Commenti a “12 /8/10 – Al palo”

  1. Pizzomiglio scrive:

    In effetti siamo stronzi lo ammetto perchè dovremmo noi maschi per primi parlare di questo vizio assurdo di maltrattare le donne.

  2. Aviva scrive:

    Sono d’accordo che non bisogna parteggiare per Fini, anche se è meglio di Berlusconi.

  3. romano scrive:

    AGGIORNAMENTO SUI MATRIMONI GAY IN CALIFORNIA

    Una corte d’appello federale ha stabilito che gli omosessuali non potranno ricominciare a sposarsi in California fino a che la corte non si sia pronunciata sulla sentenza di incostituzionalità della Proposition 8 – la legge che vietava a due omosessuali di sposarsi – emessa dal giudice Walker lo scorso 4 agosto.
    Si tratte dell’ennesimo capovolgimento nella tormentata vicenda delle nozze di gay e lesbiche in California: al via libera venuto per via giudiziaria due anni fa, era seguito – in concomitanza con l’elezione di Barack Obama – un referendum che introduceva nella costituzione californiana il divieto alla celebrazione di unioni fra persone dello stesso sesso.
    Il 4 agosto, però, un giudice aveva stabilito che tale divieto fosse anticostituzionale, ripristinando – almeno in teoria – la situazione precedente, e quindi la possibilità per gay e lesbiche di sposarsi. Tuttavia il giudice Walker si era riservato una settimana per decidere se la propria sentenza dovesse avere effetto immediato, o se per l’eventuale espunzione della Proposition 8 bisognasse aspettare l’ultimo grado di giudizio. La settimana scorsa era finalmente arrivato il pronunciamento del giudice: il congelamento della propria stessa sentenza, emesso da Walker, sarebbe stato rimosso dal 18 agosto, facendo sì che da quel giorno i matrimoni omosessuali sarebbero tornati legali.
    Anche stavolta, però, c’è stato un impedimento: pur nell’abrogare il proprio provvedimento di sospensione, il giudice Walker aveva concesso sei giorni al Nono Circuito – la corte d’appello federale deputata a decidere nei processi celebrati negli Stati più occidentali degli USA – per impugnare la propria sentenza, e proclamare una nuova sospensione della decisione. La cosa è puntualmente avvenuta, cosicché che gli omosessuali dovranno aspettare la sentenza della corte d’appello per – qualora fosse confermata l’incostituzionalità della Proposition 8 – ricominciare a sposarsi. In realtà è probabile che anche nello spazio fra il secondo e il terzo grado di giudizio si ripresenti la medesima situazione, e la Corte Suprema intervenga per sospendere un eventuale provvedimento favorevole ai diritti degli omosessuali, fino al proprio pronunciamento.
    Tuttavia, anche se apparentemente il percorso di un definitivo via libera alle nozze gay sembra essersi fatto più travagliato, gli analisti concordano nel valutare la decisione di poche ore fa quale procedimento meramente formale che in nessun modo dovrebbe dare indizio di una contrarietà alla legalizzazione delle unioni omosessuali da parte delle corti.