Se c’è una cosa che questa legislatura ci ha insegnato è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prender parte a cori che allietano le serate del nostro presidente chansonnier. Una nuova vittoria elettorale farebbe aumentare ancora il numero degli aspiranti, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono (Mario Ricciardi, Brideshead)
Il federalismo invocato ormai come panacea da destra e sinistra è un bluff per favorire i ricchi. Prova ne è la trovata della cedolare secca sugli affitti, in parte determinata dalla improvvida cancellazione dell’Ici, che poi è stata l’unica promessa mantenuta dal premier in materia di diminuzione di tasse. E’ appena il caso di ricordare che durante l’ultimo sfortunato governo Prodi, caduto sotto i colpi dei ministri Ferrero e Mastella con l’aiuto del presidente della Camera*, il governo aveva riordinato l’imposta diminuendola per i redditi inferiori a 30mila €. La generosità di Silvio fatta con il portafoglio statale – che è roba che non merita né rispetto né conoscenza secondo il nuovo modo di fare politica – ha portato i comuni ad avere il piatto vuoto. E siccome riempirlo con l’aumento delle mense degli scolari e il plus del biglietto dell’autobus, oltre che non basta porterebbe alla bocciatura alle prossime elezioni, si è corso ai ripari con la cedolare secca sugli affitti, che favorisce i grandi proprietari di immobili e rastrella qualche entrata fiscale dai piccoli proprietari.
Il decreto attuativo stabilisce che dal 2011 i proprietari di immobili affittati avranno la facoltà di scegliere se continuare a seguire le norme attuali o preferire la cedolare secca del 20%. Scegliendo questa seconda opzione, una flat tax (tassa piatta) si annulla sia l’Irpef che le addizionali e i bolli. Le tasse piatte creano un effetto distorsivo, in questo caso voluto, e i benefici prodotti si moltiplicano quanto maggiore è il reddito del contribuente proprietario. Cioè, se il proprietario ha un reddito superiore a 100mila € all’anno, il beneficio, in termini di meno tasse, sarà del 45%. Un piccolo proprietario il cui reddito annuo è nella media, cioè 22 mila €, il risparmio scenderebbe al 16%. Un conto facile: i più ricchi usufruirebbero di uno sgravio di tre volte superiore ai meno abbienti.
Non bastasse questa iniquità, il testo governativo cancella ogni differenza con i canoni concordati, ossia quella misura nata in sostituzione dell’equo canone, che prevede accordi comunali per contenere i costi degli affitti. Chi sceglieva questo regime pagava l’imposta non sull’85% del canone ma solo sul 58,5%. Con la cancellazione di questo bonus, a rimetterci saranno gli affittuari che si troverebbero davanti un mercato degli affitti completamente libero. Inoltre il ministro della Complicazione Calderoli, guarda caso un sostenitore del federalismo (a parole, in quanto la Lega dice federalismo ma intende secessione), ha preteso e ottenuto l’abbassamento della cedolare dal 25% al 20%, in questo modo rendendo praticamente impossibile il pareggio dei conti, ovvero l’equivalenza fra quello che viene in meno al fisco dopo l’abbassamento dell’aliquota e quello che verrebbe in più dall’emersione del nero. Perché ovviamente sono gli affitti in nero la gran piaga che difficilmente potrà essere sanata stante l’abulia della guardia di finanza che non vede e non sente (mai nessuno che alzi il culo dalle poltroncine degli uffici, dai vigili ai poliziotti) e che potrebbero giovarsi di un incrocio tra utenze telefoniche, elettriche… e case sfitte. Sia mai una cosa normale, meglio una ennesima ordinanza legge decreto, per giustificare lo spropositato numero di ministri e parlamentari rubapane (e molto companatico) a tradimento.
Tiziana Ficacci www.nogod.it
* A proposito di Ici non possiamo dimenticare la scomposta reazione di stampo clericale del presidente della Camera Bertinotti, quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa fece notare durante la finanziaria l’incongruenza dell’esenzione Ici ai beni ecclesiastici.
Tag: cedolare secca

Doveroso riassunto del film
Attorno al cadavere di una prostituta si raduna una piccola umanità di umiliati e offesi.
Il cadavere di una prostituta viene trovato sulle rive del Tevere. La polizia interroga i vari indiziati, o anche soltanto testimoni del delitto, che compongono un campionario di piccola umanità spesso ai bordi della legge. Accusati dell’omicidio da un vagabondo due ragazzini scappano. Uno dei due, durante la fuga, viene ucciso.
A prima vista sembra un film di Pier Paolo Pasolini girato con lo pseudonimo di Bernardo Bertolucci. Poi si scopre che Pasolini è solo lo sceneggiatore. È comunque un gran bell’esordio. La “commare secca” del titolo è la Morte, così come la chiama Gioacchino Belli in un sonetto.
Non sono nè un grande nè piccolo proprietario , però ho capito bene la questione della cedolare secca
* A proposito di Ici non possiamo dimenticare la scomposta reazione di stampo clericale del presidente della Camera Bertinotti, quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa fece notare durante la finanziaria l’incongruenza dell’esenzione Ici ai beni ecclesiastici.