Archivio di agosto 2010

31/8/10 – Giornalisti

martedì, 31 agosto 2010

Quando non ci sei dormo con due cuscini
Uno per te… oppure uno è te?
Ho il letto pieno di appunti
Mi addormento sul computer
Bisogna innamorarsi per scrivere
Bisogna avere il letto pieno di carta e di persone
Poggio il dizionario sul tuo cuscino
Lascia un’impronta come la tua testa
Probabilmente non potrò averti
Ma avrò parole e storie
Le cose più dolci che ho
Dopo di te.

Nel ’92 l’Espresso dedicò una copertina a Giovanni Forti, un giornalista del settimanale morto di Aids. Qualche mese prima quel giornalista firmò un lucido reportage sulla malattia che lo aveva colpito.
A soli 19 anni Forti lavorava al manifesto, poi fece l’inviato di Reporter, un piccolo quotidiano fondato da Adriano Sofri. Per L’Espresso diventerà corrispondente da New York.
E’ stato fidanzato per un po’ con Giovanna Pajetta – figlia del leader comunista Giancarlo e marito di Miriam Mafai – e con lei ha avuto un figlio. Presto però si riconosce omosessuale, e organizza a Genova un incontro di gay militanti nella sinistra extraparlamentare. Conosce Brett Shapiro, insegnante newyorchese che ha appena adottato Zach, e decidono di vivere insieme. Nel 1991 l’Espresso pubblica le foto di Forti e Shapiro che si sono sposati in una sinagoga riformata. Le foto di loro due sotto la ketuba fanno molto impressione. Anche in Italia ormai ci sono rabbini che benedicono le coppie omosessuali, ma il tutto si svolge molto sobriamente, quasi nascostamente, e il baldacchino e la rottura dei bicchieri , che sono parte del complesso rito del matrimonio ebraico, è riservata esclusivamente alle coppie eterosessuali.
Dopo il matrimonio religioso, Forti e Shapiro vengono a vivere a Roma per dare l’opportunità a Giovanni di passare i suoi ultimi giorni, morirà il 16 febbraio ’92 a 38 anni, tra i suoi parenti.
Tutti i giornalisti devono qualcosa a Forti, perché riuscì a imporre l’estensione della copertura Casagit, l’assicurazione sulla salute dei cronisti, al convivente – prima bisognava essere sposati – indipendentemente dal sesso. E’ stata la prima assicurazione a recepire questo cambiamento sociale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

I tappetari delle religioni.

lunedì, 30 agosto 2010

E’ il libero mercato delle idee…anche religiose, bellezza ! Si indignano i cattolici italiani, in particolare i politicanti che aspettano l’appoggio dei gerarchi della SS Vaticana alle prossime elezioni, perchè Gheddafi ha lanciato alla grande la concorrenza della religione islamica in terra vaticaliana. Una volta si diceva “non c’è più religione”, e oggi invece ce ne sono troppe, signora mia ! Ma le prefiche cattoliche in lutto per l’arrivo dei venditori di Corani si devono rassegnare, la concorrenza fra gli spacciatori dell’oppio dei popoli è garantita da tutte le Costituzioni democratiche. Anche quando si presentano sul mercato vestiti come i vu’ cumprà che vediamo circolare sulle nostre spiagge. E Gheddafi non fa altro che servirsi di quella garanzia. Con qualche successo direi, visto che alla prima uscita ha acchiappato tre nuove belle convertite.

Fonte della notiziam da La Repubblica LEGGI

30/8/10 – Intesi?

lunedì, 30 agosto 2010

Sofia, l’Italia è come Montecarlo, puoi vivere solo se hai già i soldi in tasca. Insomma, è un paese per turisti. (Amara Lakhous, Divorzio all’islamica in viale Marconi, E/O, 16 euro)
Quando i baci miei tu rimpiangerai/puoi tornar chérie a Montecarlo/questo nostro amor puoi salvare ancor/oh chérie con me a Montecarlo (Johnny Dorelli)

Il cancro della religione di Stato continua a mietere vittime. Si, va bene, il nostro è un paese laico e viene garantita la libertà religiosa, ma sappiamo bene che così non è. L’Italia è stata laica per poco, diciamo dall’Unità al ’29. Poi c’è stato l’accordo tra Mussolini e la Santa Sede, i cosiddetti Patti lateranensi. Il fascismo utilizzò la Chiesa per coprirsi le spalle e compiere con la sua garanzia infami lordure, tra cui le leggi razziali da essa ispirate (a tal proposito è bene leggere il nuovo lavoro di Yosef Haim Yerushalmi, Assimilazione e antisemitismo razziale, edito da Giuntina che spiega come l’antisemitismo razzista non è un’esclusiva del nazismo, perché è nato prima ed è connesso con l’antigiudaismo cristiano).
Finita la dittatura la questione non è stata più la divisione fra Stato e Chiesa, ma il rapporto di supremazia fra i due contraenti. La pietra tombale sulla laicità e l’uguaglianza dei cittadini, è stata posta con l’art. 7 della Costituzione fortemente voluto da Togliatti e che fece tremare le vene ai polsi ai socialisti. Piace ricordare a questo proposito un passo del discorso che Nenni pronunciò all’Assemblea costituente il 27 marzo ’47: “Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani”.
L’art. 7, impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Tra i due contraenti concordatari, lo Stato e la Chiesa cattolica, chi ha in questo paese il sopravvento?
Per fare finta di non essere una teocrazia, per fare finta di credere che ci sia la libertà religiosa (quello di non essere religiosi non è diritto contemplato) lo Stato italiano ha aggiunto al cancro del concordato le metastasi delle intese. Utili per ottenere la possibilità di non recarsi al lavoro per alcune festività (all’inizio dell’anno comunichi al tuo datore di lavoro i giorni in cui non ti recherai al lavoro, impegnandoti a recuperare quei giorni che non possono essere cumulati. Invece le feste cattoliche sono obbligatorie per tutti, e, in caso di turni, ti danno diritto a una doppia retribuzione), e soprattutto l’ambito 8 x mille. Ma siccome il diavolo fa le pentole e non i coperchi, continua la pagliaccesca storia dell’ora di religione, prerogativa del cattolicesimo, aggravata da quanti caparbiamente invece di chiederne la soppressione continuano, come vuole la Cei, a chiedere insegnamenti alternativi all’ora facoltativa. Ghiaccio bollente!
Alla Chiesa cattolica, Tavola valdese, Chiesa luterana, Unione delle comunità ebraiche, Avventisti del 7° giorno, Assemblee di Dio, si aggiungeranno i cristiani ortodossi, buddisti, mormoni*, induisti e Testimoni di Geova. La Cei mastica amaro la concorrenza, ma ingoia il rospo: preferisce dividere il bottino piuttosto che mettere in discussione l’intero sistema di furto con raggiro dell’8 x mille. Al tavolo magnaccione non potranno sedersi gli islamici, e questa è una cosa incomprensibile. Sono divisi, si dice, però non si tiene in nessun conto che le intese sono state stipulate con diverse chiese cristiane, frammentate litigiose e incoerenti. Ma con la bocca piena. Si reputa l’islam reo di poligamia e non in linea con il rispetto della donna. Tutto? Perché se il governo italiano che da la pagella (e la torta) pensa che l’islam sia tutto così, fa vincere a tavolino i fondamentalisti. Che magari vinceranno pure, ma perché lo deve decidere (in anticipo) il governo italiano? Si badi bene che la trasparenza richiesta ai musulmani non viene chiesta a nessuno, anzi, la Chiesa cattolica (solamente) non è tenuta neanche a rendicontare i soldi dell’8 x mille. Così come nessuna delle religioni delle intese è tenuta ad esibire titoli di studio, trasparenza linguistica, ecc. Non sarebbe male che, almeno per equità, i beneficiati vecchi e nuovi delle intese si chiedessero in quale libertà religiosa confida un governo e uno Stato che si muove con tale doppiopesismo. Ma è troppo chiedere realismo e senso civico a chi è convinto di essere il padrone del mondo (e che impunemente invece di chiedere soldi ai suoi aderenti (in effetti le comunità ebraiche lo fanno) preferisce spillare i soldi allo Stato depredando noi contribuenti) .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*8/6/09 – Periferia di Roma, Bufalotta: qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy. Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Ad esempio provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. Poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta la quotidianità del fondamentalismo mormone attraverso la vita di un marito con tre mogli, rappresentando il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo – una mediazione – col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche (goloso) visitatore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Cristo ha illuminato Torre Pellice.

sabato, 28 agosto 2010

Coraggiosa apertura da parte dei cristiano-valdesi nei confronti delle coppie omosessuali alle quali potrà essere impartita la benedizione religiosa. Lo stesso Sinodo ha poi approvato la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali.  LEGGI

Appare stridente il contrasto con i gerarchi della SS Vaticana che con la loro omofobia contribuiscono ad alimentare l’odio e la persecuzuone verso le persone omosessuali. E infatti il vescovo di Pinerolo  ha immediatamente espresso il suo “dolore” per il pronunciamento dei Valdesi, colpevoli oltre che di aver manifestato amore cristiano verso le persone omosessuali anche di aver disconosciuto il crocifisso come simbolo “culturale” della nazione italiana. Evidentemente i gerarchi della SS Vaticana pur di affiggere il loro simbolo a martellate su qualsiasi muro o luogo disponibile sono disposti a svilirlo fino al punto di negare il suo valore “religioso” facendone prevalere un generico significato culturale. Come se si trattasse della pizza margherita o, peggio ancora, un simbolo apotropaico come il corno di corallo rosso.

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Torino, 27 ago. – (Adnkronos) – ”Profondamente addolorato” per le conclusioni del Sinodo Valdese, fra cui benedizione delle coppie dello stesso sesso, alcuni problemi relativi alla bioetica, e il pronunciamento sul crocifisso nei luoghi pubblici. Cosi’ si dice il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, commentando le posizioni espresse dal Sinodo riunito a Torre Pellice. ‘L’orizzonte attuale, cosi’ confuso – sottolinea il vescovo di Pinerolo – ci spinge a ribadire, con forza e senza compromessi ne’ cedimenti, valori etici irrinunciabili come la sacralita’ della vita dal suo concepimento sino alla sua naturale conclusione e il concetto di famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, bene insostituibile della societa”’.

L’ottopermille per molti ma non per tutti.

venerdì, 27 agosto 2010

Con l’approvazione della CEI , il Governo Ombra dei vescovi che controlla e guida il governo ufficiale vaticaliano, sono arrivati in dirittura d’arrivo per l’incasso dell’ottopermille altre sei confessioni religiose: cristiano-ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova. Ma non ancora i musulmani. Se ne lamenta l’imam Yahya Pallavicini, rappresentante di una delle varie associazioni islamiche presenti in Italia. Quello che ci indigna di questo nuovo assalto alla diligenza dell’ottopermille non è tanto che possano usufruirne tutte le associazioni rappresentative dei credenti nelle varie versioni della Menzogna Globale , ma che il diritto di spartire il bottino sia sottoposto all’approvazione dall CEI. Questo è veramente il più scandaloso aspetto di tutta la questione. Solo i gerarchi della SS vaticana possono approvare quali e quante consorelle della Menzogna Globale possano partecipare alla spartizione del bottino.

Dal Corriere della Sera LEGGI

ROMA – «Di resistenze vere e proprie in questi casi non ce ne sono, no, però sa come si dice in politica: esistono altre priorità…». Il senatore pdl Lucio Malan, valdese, la racconta con ironia, i disegni di legge presentati assieme al costituzionalista del pd Stefano Ceccanti arriveranno in Parlamento alla riapertura dalle ferie per ratificare le nuove intese dello Stato con altre sei confessioni religiose, materia delicata anche perché le «intese» permettono di partecipare alla ripartizione dell’otto per mille. Tra i nuovi ingressi, peraltro, non ci saranno né erano previsti i musulmani, e l’imam Yahya Pallavicini, del Coreis, non nasconde l’amarezza: «Sarebbe opportuno che si iniziasse a lavorare per riconoscere giuridicamente quei musulmani moderati che da anni si sono dimostrati interlocutori affidabili e autonomi da ogni ideologia fondamentalista».
Finora, oltre alla Chiesa cattolica, lo Stato ha riconosciuto l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Tavola valdese, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno e le Assemblee di Dio, tutte leggi approvate tra gli anni Ottanta e Novanta. Le nuove intese – già definite dal governo Prodi e sottoscritte da quello Berlusconi il 4 aprile, con relativi disegni di legge approvati dal consiglio dei ministri il 13 maggio – aggiungeranno all’elenco cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova. Non è ancora finita, la Lega ha già pronti una serie di emendamenti, dai matrimoni all’ora di religione «ci sono una serie di questioni che meritano approfondimento», dice il capogruppo al Senato Federico Bricolo.
I cattolici come la Cei, peraltro, negano preoccupazioni per l’otto per mille, «siamo sempre stati favorevoli all’allargamento né ci preoccupa: è una conferma del sistema stesso, nessuno potrà accusare la Chiesa di volere un abito su misura», dice il vescovo Domenico Mogavero, responsabile degli Affari giuridici della Cei. Intanto, però, su una cosa tutti quanti appaiono d’accordo: per l’Islam la faccenda è ancora tutta da impostare. Lo dice il vicepresidente pdl della Camera, Maurizio Lupi: «La libertà religiosa non è in discussione. Ma il problema è duplice: da una parte non esiste un interlocutore unico, i musulmani sono divisi tra vari soggetti; e dall’altra c’è la questione oggettivamente delicata che riguarda la regolamentazione delle attività intorno alle moschee, non sempre di culto, talvolta contaminate dall’estremismo terroristico».
In più, aggiunge il pd Pierluigi Castagnetti, «non si può derogare sul riconoscimento esplicito, non solo implicito, della Costituzione: un riconoscimento formale che già ai tempi del tavolo aperto da Amato e fino ad oggi non è mai arrivato». Lo stesso vescovo Mogavero fa notare: «Poligamia, il ruolo della donna, l’educazione dei figli, ci sono norme e usi islamici che vanno contro i postulati fondamentali della nostra Costituzione: per questo l’impegno a rispettare la Carta è la condizione essenziale». Il tema è aperto, l’imam Pallavicini sospira: «C’è una responsabilità politica nel non voler arginare l’estremismo, le difficoltà esistono ma non è giusto che per una minoranza pretestuosamente maschilista o poligama ci vada di mezzo un milione di fedeli».
Gian Guido Vecchi

27 /8/10 – Zingari

venerdì, 27 agosto 2010

Funzionario di prefettura nella Parigi dell’Ottocento, Alphonse Bertillon rivoluzionò le tecniche della criminologia grazie al “bertillonnage”, un sistema integrato di misurazione antropometriche, schedature fotografiche, impronte. Iniziò a sperimentare i nuovi sistemi con i vagabondi per garantirgli di non essere confusi con i criminali. Nel 1912 una legge speciale sui nomadi impose a ciascuno di loro un tesserino antropometrico. Parigi sperimentò un’ondata di razzismo antirom violentissima.
In un momento come questo il politicamente corretto non paga. Servono scelte coraggiose, come quelle che sta facendo Berlusconi (ministro dell’Istruzione Gelmini intervistata dal Corriere della Sera)

In Europa spirano venti xenofobi e razzisti. Le politiche di sicurezza prendono il sopravvento, come se mostrare gli incisivi fosse una espressione di buon governo. Sarkozy smantellando i campi degli zingari (espulsi 8mila nomadi dall’inizio dell’anno) otterrà poco, perché già da destra e da sinistra si sono levate voci disgustate per l’arroganza di un presidente in calo di consensi. La stampa francese, meno asservita al padrone della nostra, accusa il presidente di voler distrarre l’opinione pubblica dal fallimento delle sue politiche economiche e sociali. Non è casuale che in Italia le mosse francesi siano piaciute ai ministri Maroni e Gelmini, ai sindaci Moratti e Tosi. Anzi, di più: Maroni vuole estendere l’esclusione non solo agli zingari, ma anche ai comunitari. Tosi e Moratti trovano un eccesso di bontà i 300 € consegnati a ogni zingaro adulto che toglie il disturbo. Il papa, cioè la persona che più conta in Italia, ha pronunciato parole generiche, le stesse che ogni volta dice sulle guerre in corso e sulle catastrofi ambientali. Qualche prete si appella all’Europa, dimenticando però che l’Ue ci chiede di equipararci anche sui temi dei diritti civili. Il Pd , che sempre più è solo motivo di imbarazzo per quelli che lo hanno votato, sugli zingari non ha speso neanche una parola. Neanche gli organizzatori di appelli in servizio permanente hanno pensato di chiedere una firma . E’ evidente che questo silenzio è la volenterosa condanna di una intera etnia nel cuore dell’Europa. E neanche sorprende.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Di seguito un breve articolo di Donatella Di Cesare da Pagine ebraiche

Nomadi. Il diritto di avere diritti.

“Noi profughi” è il titolo di un breve saggio pubblicato da Hannah Arendt nel 1943. La descrizione dei profughi ebrei, che erano riusciti a varcare le frontiere dell’Europa di Hitler, prefigura le pagine che in Origini del totalitarismo vengono dedicate alla vicenda degli apolidi, ai senza-stato, alle non-persone. Arendt affronta la complessa questione della “cittadinanza”. L’umanità si è organizzata in stati-nazione. Ma che ne è di chi si trova tra un confine nazionale e l’altro? Di chi è senza patria, senza stato , o senza nazione?
Come gli zingari: “nomadi” perché trasversali? Diventa “irregolare” o almeno “indesiderato” – si potrebbe rispondere in termini ormai usuali. Nel sistema degli stati-nazione, chi non ha stato, chi non ha una appartenenza nazionale, perde automaticamente i diritti umani, finisce , nel mondo globalizzato, per trovarsi fuori dall’umanità. Perché ha diritto ad essere umano solo chi è cittadino . “Ci siamo accorti – avverte Arendt – che esiste un diritto ad avere diritti”. Ma questo “diritto ad avere diritti” – questione politica e filosofica che resta aperta – non può essere garantito e non viene infatti garantito. Oggi più che mai. Il diritto si arresta di fronte allo straniero che è una non-persona.
Il cosiddetto rimpatrio degli zingari in Francia, promulgato da Sarkozy e minacciato anche in Italia, fa vergogna all’Europa. Mentre i turisti vanno e vengono liberi di circolare, i rom e i sinti vengono sottoposti a una espulsione poliziesca coatta spacciata come scelta volontaria. Per “fare ritorno” in Romania che, come si sa, non è la loro patria: Nessuno li vuole. Ma non si tratta solo di denunciare il trattamento subito da persone che a tutti gli effetti vengono considerate “indesiderate”. Si tratta di un regresso pericoloso a una concezione premoderna della cittadinanza basata sui diritti diseguali.
Donatella Di Cesare

25/8/2010 – Il gatto nero

mercoledì, 25 agosto 2010

Apre il libro la Sibilla/e predice la ventura/l’8 e il 7, ecco sfavilla/e col 5 l’assicura (Il vero libro dei sogni, Salani)
E Dio disse a Mosé : “Ecco il paese che io ti ho promesso, ma tu non vi entrerai. Tiè”. E Mosè morì.

La convinzione che il mondo sia abitato da esseri sovrannaturali e da forze invisibili è comune alla maggioranza delle tradizioni e delle religioni. E che angeli e demoni siano in grado di influenzare gli eventi tormenta e attrae credenti e agnostici. In questi giorni è possibile visitare una mostra al Bible Lands Museum di Gerusalemme che racconta quanto elementi di superstizione fossero estremamente radicati nella tradizione del popolo ebraico. In mostra i principali oggetti riconducibili a pratiche occulte: pendenti contro il malocchio, pergamene di benedizione da tenere in casa, oggettini di protezione per i neonati. In particolare questi piccoli amuleti per le culle richiamano alla bella leggenda di Lilith: la donna era stata creata insieme ad Adam da una zolla di terra. Lilith non tollerava di essere subalterna ad Adam e decise di lasciare il giardino dell’Eden. Si unì ad Asmodai e altri diavoli che incontrò nei pressi del mar Rosso, e partorì un numero esagerato di demoni. Ma Adam che pativa di nostalgia per la bella Lilith chiese a Dio di riportarla da lui. Così tre angeli – Sanwy, Sansanwy, Smnglf, vennero spediti a cercare la fuggitiva. Quando la ritrovarono le ordinarono di tornare, altrimenti i suoi figli demoni sarebbero morti. Lilith scongiurò di non toccarli e promise che non avrebbe mai toccato i discendenti di Adam e della sua nuova compagna Eva se si dicevano a voce alta i nomi dei tre angeli. I cui nomi spesso troneggiano sulle culle di molti piccini ebrei.
E ancora sono esposte ricette di pozioni, feticci… oggetti che pur richiamandosi alla simbologia della mistica ebraica si rifanno a tradizioni posteriori. L’ebraismo è molto chiaro su queste superstizioni. Nel Deuteronomio (quinta parte del Pentateuco dove sono raccolte le norme e le indicazioni che Mosè suggerisce agl’Israeliti dopo l’uscita dal deserto) si trova la proibizione di esercitare la magia: non si dovrà trovare in mezzo a te chi farà passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco, né chi farà sortilegi o chi farà l’indovino, il mago o lo stregone, l’incantatore o il negromante (18:10).
Il confine tra religione e superstizione è labile, e la fascinazione per questa chincaglieria da parte dell’agnostico è inspiegabile. Sarà per l’amore sfrenato per lo shopping ma sono uscita dalla mostra con l’hamsa (amuleto a forma di mano) da mettere nel portafoglio per moltiplicare i soldini, un paio di braccialetti di Rachel (un filo d’argento intrecciato con un cordino rosso che protegge le donne da qualsiasi cosa), e con un ciondolino con i nomi dei tre angioletti da regalare alla mia amica che aspetta un pupetto che nascerà a novembre.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

p.s. Ogni tanto una bella notizia: auguri a Gianna Nannini che aspetta un bebè.

23 /8/10 – Il nervo scoperto

lunedì, 23 agosto 2010

La Shoah ha cancellato 20 milioni di ebrei in cinque anni senza un perché. Ci uccidevano come insetti: non ci riprenderemo mai da quello che abbiamo perso. Per questo l’antisemitismo mi preoccupa, può succedere di nuovo. Possiamo evitarlo con la democrazia, combattendo contro il razzismo (A. B. Yeoshua, scrittore israeliano)
Se rispondiamo alla tragedia dell’11 settembre con la censura smarriremo il valore americano più sacro: la libertà e con esso la nostra essenza stessa di americani (E. Jong, scrittrice americana)
Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)

Quando si andava a New York e si saliva sulle Torri gemelle, magari in una giornata chiara, si aveva la sensazione di essere sul tetto della civiltà occidentale… anche esteticamente. Andare oggi a NY e vedere il triste baratro di Ground Zero porta a pensieri scuri e complessi. I terroristi erano islamici, ma non rappresentavano tutto l’islam. Però non è possibile sapere se una parte dell’islam abbia espresso rammarico. Sicuramente una parte ha gioito. Le vittime dell’11 settembre avevano molti credi diversi, c’erano anche musulmani, e riassumevano un’idea di Occidente pluralista che i terroristi non sopportano.
La polemica è nota: offende le vittime un centro culturale e didattico – che dovrebbe sorgere a pochi isolati da Ground Zero – che permetterebbe a tutti i newyorchesi e ai numerosi turisti di approfondire la loro conoscenza sull’islam? Il dibattito sulla costruzione del centro è diventato, come spesso accade per le cose senza senso, una questione simbolica. Qualche giorno fa l’Associated Press ha chiesto di utilizzare un linguaggio più preciso per evitare equivoci: nel promemoria inviato ai giornalisti si legge che “nell’edificio in cui verrà costruito il centro si tengono funzioni religiose già dal 2009”. Il Time Magazine ha documentato – con un filmato – che la moschea esiste da oltre un anno e ad oggi a nessuno era sembrata inopportuna al punto di scatenare un dibattito di bandiera.
Interessò meno l’Occidente perché riguardava l’arroganza della Chiesa cattolica ritenuta a torto meno cattiva del fondamentalismo islamico, ma ad Auschwitz, dove vennero sistematicamente sterminati zingari, ebrei e omosessuali, a lungo monache carmelitane elessero quel luogo a sede del loro convento, piantando anacronistiche croci ai piedi delle quali si raccolse in preghiera Giovanni Paolo II, rappresentante supremo di quella Chiesa che fu mallevadore dello sterminio. Anche per queste uccisioni non tutti i cattolici, ma certamente una maggioranza si, tacquero.
Il no al centro islamico sembra essere punitivo per quei musulmani moderati come Feisal Abdul Rauf, l’imam promotore della Cordoba House, che ha posizioni chiare sull’islam: non perde occasione per condannare ogni forma di terrorismo, ripete continuamente che le religioni devono convivere, reclama pari diritti per le donne e condanna quei paesi che applicano la sharia. Considera gli Stati Uniti una società ideale perché incoraggia la diversità e garantisce la libertà individuale e religiosa (come scrive nel suo libro What’s right with Islam is what’s right with America). I rappresentanti della gerarchia cattolica, di cui in Italia subiamo quotidianamente le frustate, credono alla libertà individuale?
Come al solito il problema sembra essere che in qualsiasi situazione a tutti si chiede di fare un passo indietro tranne che alle religioni, ritenute portatrici di valori positivi. Purtroppo anche molti sedicenti laici provano inferiorità davanti alle fedi, invece le religioni possono offrire qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani. Eppure molte persone per bene sono disposte a dare credito alla Chiesa che non riconosce i diritti delle donne, quelli degli omosessuali… e chi nega un diritto li nega tutti, amatissimi lettori di Nogod.
Come sempre accade, nei dibattiti di bandiera i sondaggisti la fanno da padrone, per cui apprendiamo che 2/3 degli americani sono contrari alla Cordoba House. Ma il gioco dei sondaggi è pericoloso. Come risponderebbero gli italiani se venisse loro posta la domanda: sei favorevole alla costruzione di una moschea, di una sinagoga, di un centro atei, di un campo nomadi davanti al tuo palazzo?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

25/8/09 - Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. Molti commentatori, stimolati dalla plumbea atmosfera italiana cavalcata dalla Lega con l’apprezzamento di un numero ben più ampio del suo bacino elettorale, si sono convinti che qualsiasi musulmano viva sul nostro territorio sia lì pronto con la scimitarra per decapitarci. In occasione del ramadan, che per gli effetti della luna quest’anno è già arrivato e il prossimo anno arriverà ancora prima, sono insorti imprenditori che temono un calo nell’attività produttiva. Preoccupazione un po’ gonfiata se invece che ai pregiudizi ci atteniamo alle statistiche: grosse fabbriche, ad esempio in Francia, non hanno mai registrato una diminuzione della produttività durante le festività musulmane. Inoltre i sudditi di Allah che lavorano sono adulti e in grado di comprendere il loro stato di salute, e sono perfettamente a conoscenza che il corano offre una serie di deroghe al digiuno (versetto 184). Una tempesta in un bicchiere d’acqua che ha però eccitato gli istinti più bassi delle persone, accolti da qualche sindacato di categoria che, pronto a violare l’art. 3 della Costituzione, ha proposto liberatorie nelle contrattazioni. Il tutto nel silenzio dei (pochi) laici che dovrebbero avere a cuore la libertà religiosa. E’ innegabile che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi europei non può non essere complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove il Paese è ampiamente secolarizzato ma per convenzione e convenienza la classe politica tiene il piede in due scarpe) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi quelli che invece preferiscono altri modelli, o che lasciano il loro paese per abbandonare una situazione che non condividono. Inchiodarli ad uno stereotipo, così come succede per noi italiani che abbiamo fama di arretrati bigotti mafiosi e mammoni, è ingiusto. La deputata Souad Sbai, che ha a lungo collaborato con il Comune di Roma presso l’assessorato alla multietnicità (soppresso dal sindaco Alemanno), ha denunciato più volte inascoltata quanto la situazione delle donne muti arrivando in Europa, per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Avendo lavorato per un periodo in quell’assessorato, posso testimoniare che mai sia arrivata una richiesta per aumentare luoghi di preghiera o separazione nelle scuole…, ma piuttosto spazi per incontrarsi nel tempo libero o campi per il gioco del cricket, incremento di autobus di collegamento con le periferie, sicurezza. Richieste non diverse da quelle che fanno (inascoltati) i romani. Invece di raccogliere le istanze dei lavoratori che vivono da noi, le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. E così i laici vengono tagliati fuori da qualsiasi dialogo. Una possibile via di uscita potrebbe essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione. Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le croci utilizzate strumentalmente come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo ai confini della penisola.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

23 /8/10 – Il nervo scoperto

lunedì, 23 agosto 2010

La Shoah ha cancellato 20 milioni di ebrei in cinque anni senza un perché. Ci uccidevano come insetti: non ci riprenderemo mai da quello che abbiamo perso. Per questo l’antisemitismo mi preoccupa, può succedere di nuovo. Possiamo evitarlo con la democrazia, combattendo contro il razzismo (A. B. Yeoshua, scrittore israeliano)
Se rispondiamo alla tragedia dell’11 settembre con la censura smarriremo il valore americano più sacro: la libertà e con esso la nostra essenza stessa di americani (E. Jong, scrittrice americana)
Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)

Quando si andava a New York e si saliva sulle Torri gemelle, magari in una giornata chiara, si aveva la sensazione di essere sul tetto della civiltà occidentale… anche esteticamente. Andare oggi a NY e vedere il triste baratro di Ground Zero porta a pensieri scuri e complessi. I terroristi erano islamici, ma non rappresentavano tutto l’islam. Però non è possibile sapere se una parte dell’islam abbia espresso rammarico. Sicuramente una parte ha gioito. Le vittime dell’11 settembre avevano molti credi diversi, c’erano anche musulmani, e riassumevano un’idea di Occidente pluralista che i terroristi non sopportano.
La polemica è nota: offende le vittime un centro culturale e didattico – che dovrebbe sorgere a pochi isolati da Ground Zero – che permetterebbe a tutti i newyorchesi e ai numerosi turisti di approfondire la loro conoscenza sull’islam? Il dibattito sulla costruzione del centro è diventato, come spesso accade per le cose senza senso, una questione simbolica. Qualche giorno fa l’Associated Press ha chiesto di utilizzare un linguaggio più preciso per evitare equivoci: nel promemoria inviato ai giornalisti si legge che “nell’edificio in cui verrà costruito il centro si tengono funzioni religiose già dal 2009”. Il Time Magazine ha documentato – con un filmato – che la moschea esiste da oltre un anno e ad oggi a nessuno era sembrata inopportuna al punto di scatenare un dibattito di bandiera.
Interessò meno l’Occidente perché riguardava l’arroganza della Chiesa cattolica ritenuta a torto meno cattiva del fondamentalismo islamico, ma ad Auschwitz, dove vennero sistematicamente sterminati zingari, ebrei e omosessuali, a lungo monache carmelitane elessero quel luogo a sede del loro convento, piantando anacronistiche croci ai piedi delle quali si raccolse in preghiera Giovanni Paolo II, rappresentante supremo di quella Chiesa che fu mallevadore dello sterminio. Anche per queste uccisioni non tutti i cattolici, ma certamente una maggioranza si, tacquero.
Il no al centro islamico sembra essere punitivo per quei musulmani moderati come Feisal Abdul Rauf, l’imam promotore della Cordoba House, che ha posizioni chiare sull’islam: non perde occasione per condannare ogni forma di terrorismo, ripete continuamente che le religioni devono convivere, reclama pari diritti per le donne e condanna quei paesi che applicano la sharia. Considera gli Stati Uniti una società ideale perché incoraggia la diversità e garantisce la libertà individuale e religiosa (come scrive nel suo libro What’s right with Islam is what’s right with America). I rappresentanti della gerarchia cattolica, di cui in Italia subiamo quotidianamente le frustate, credono alla libertà individuale?
Come al solito il problema sembra essere che in qualsiasi situazione a tutti si chiede di fare un passo indietro tranne che alle religioni, ritenute portatrici di valori positivi. Purtroppo anche molti sedicenti laici provano inferiorità davanti alle fedi, invece le religioni possono offrire qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani. Eppure molte persone per bene sono disposte a dare credito alla Chiesa che non riconosce i diritti delle donne, quelli degli omosessuali… e chi nega un diritto li nega tutti, amatissimi lettori di Nogod.
Come sempre accade, nei dibattiti di bandiera i sondaggisti la fanno da padrone, per cui apprendiamo che 2/3 degli americani sono contrari alla Cordoba House. Ma il gioco dei sondaggi è pericoloso. Come risponderebbero gli italiani se venisse loro posta la domanda: sei favorevole alla costruzione di una moschea, di una sinagoga, di un centro atei, di un campo nomadi davanti al tuo palazzo?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

25/8/09 – Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. Molti commentatori, stimolati dalla plumbea atmosfera italiana cavalcata dalla Lega con l’apprezzamento di un numero ben più ampio del suo bacino elettorale, si sono convinti che qualsiasi musulmano viva sul nostro territorio sia lì pronto con la scimitarra per decapitarci. In occasione del ramadan, che per gli effetti della luna quest’anno è già arrivato e il prossimo anno arriverà ancora prima, sono insorti imprenditori che temono un calo nell’attività produttiva. Preoccupazione un po’ gonfiata se invece che ai pregiudizi ci atteniamo alle statistiche: grosse fabbriche, ad esempio in Francia, non hanno mai registrato una diminuzione della produttività durante le festività musulmane. Inoltre i sudditi di Allah che lavorano sono adulti e in grado di comprendere il loro stato di salute, e sono perfettamente a conoscenza che il corano offre una serie di deroghe al digiuno (versetto 184). Una tempesta in un bicchiere d’acqua che ha però eccitato gli istinti più bassi delle persone, accolti da qualche sindacato di categoria che, pronto a violare l’art. 3 della Costituzione, ha proposto liberatorie nelle contrattazioni. Il tutto nel silenzio dei (pochi) laici che dovrebbero avere a cuore la libertà religiosa. E’ innegabile che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi europei non può non essere complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove il Paese è ampiamente secolarizzato ma per convenzione e convenienza la classe politica tiene il piede in due scarpe) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi quelli che invece preferiscono altri modelli, o che lasciano il loro paese per abbandonare una situazione che non condividono. Inchiodarli ad uno stereotipo, così come succede per noi italiani che abbiamo fama di arretrati bigotti mafiosi e mammoni, è ingiusto. La deputata Souad Sbai, che ha a lungo collaborato con il Comune di Roma presso l’assessorato alla multietnicità (soppresso dal sindaco Alemanno), ha denunciato più volte inascoltata quanto la situazione delle donne muti arrivando in Europa, per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Avendo lavorato per un periodo in quell’assessorato, posso testimoniare che mai sia arrivata una richiesta per aumentare luoghi di preghiera o separazione nelle scuole…, ma piuttosto spazi per incontrarsi nel tempo libero o campi per il gioco del cricket, incremento di autobus di collegamento con le periferie, sicurezza. Richieste non diverse da quelle che fanno (inascoltati) i romani. Invece di raccogliere le istanze dei lavoratori che vivono da noi, le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. E così i laici vengono tagliati fuori da qualsiasi dialogo. Una possibile via di uscita potrebbe essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione. Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le croci utilizzate strumentalmente come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo ai confini della penisola.

Tiziana Ficacci
, www.nogod.it

In memoria di Cossiga una voce fuori dal coro.

mercoledì, 18 agosto 2010

Archivio cartaceo | di Nando Dalla Chiesa

18 agosto 2010

Sarò onesto, Cossiga non mi mancherà

Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri
Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria (viva, ben viva) porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francesco Cossiga, rifiuterò il metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. Fidando nel fatto che i familiari una cosa sapevano con certezza: che se avessero osato replicargli lui avrebbe inventato altri episodi sconvenienti ancora e poi li avrebbe dileggiati, forte della sua passata carica istituzionale e della compiaciuta docilità con cui la stampa ospitava ogni sua calunnia. Fece così con Moro, con Berlinguer, con il generale dalla Chiesa. Fece così con altri. Era nato d’altronde un autentico genere giornalistico, l’intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono o un taccuino e ospitare senza fiatare le sue allusioni, le sue bugie.

Da trasformare in rivelazioni storiche, provenienti dal loro unico e inesauribile depositario. Mi atterrò dunque ai fatti che tutti possono pubblicamente controllare. Perché ai tempi fui tra parlamentari che ne chiesero l’impeachement, anzitutto. Perché io il sistema politico di allora, quello che chiamavo il regime della corruzione, lo volevo cambiare per davvero. Ma per renderlo conforme alla Costituzione e a un decente senso delle istituzioni. Perciò mi scandalizzavo nel vedere un capo dello Stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.

Le chiavi di casa e i giudici ragazzini
Perché titolai la storia di Rosario Livatino “Il giudice ragazzino”. Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza. Perchémi astenni, unico nel centrosinistra, sulla fiducia al primo governo D’Alema. Non per oltranzismo ulivista, ma perché non ero certo entrato in parlamento per fare un governo con Cossiga e con ciò che lui rappresentava nella vita del paese e nella mia vita personale. Il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione è agli atti. Allora mi valse richieste di interruzione da sinistra e qualche stretta di mano (tra cui quella di Gianfranco Fini). Perché l’ho spesso citato – ma non quanto avrei voluto – nei libri, negli articoli o negli interventi che avevano per oggetto la vicenda di mio padre.

Veleni attorno a un sacrificio
Perché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell’isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l’ annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l’immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l’avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su “In nome del popolo italiano”, biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall’elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l’avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).

Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del `77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli. Come e più che con Giovanni Leone, che non ebbe comunque le sue colpe, avremo probabilmente un mieloso coro di elogi. Poiché l’uomo ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra politica questo è assolutamente naturale. Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri. Riposi in pace, e che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica.

Nando Dalla Chiesa

Da parte nostra aggiungiamo :

Cossiga era Ministro dell’Interno quando fu assassinata Giorgiana Masi e  non trovando i veri  responsabili ipotizzò addirittura, a un certo punto, che poteva essere stata assassinata dai suoi compagni. Forse Pannella e la Bonino ?
Era un cattolico convinto e fervente, anche  per come si esprimeva contro la richiesta di parità di diritti per le coppie di cittadini omosessuali che chiedevano un riconoscimento giuridico del loro rapporto affettivo.
Fu anche strenuo oppositore di una legge contro l’omofobia. Come i gerarchi della SS Vaticana. Anche se fu il primo Presidente che fece entrare al Quirinale una delegazione rappresentativa del movimento gay, continuò sempre a giustificare quella visita per le pressioni ricevute, non perdendo occasione di proclamare che lui era assolutamente eterosessuale e amatore delle donne. Cosa che non dubitavamo, anche se non comprendiamo per quale motivo uno senta la necessità di ribadirlo quando nessuno glielo contesta.

Ricordiamo di lui il fervore religioso che lo accomuna  al modello cattolico vigente nel panorama politico italiano in cui troviamo tanti leader politici fedelissimi a santa romana chiesa ma separati (con o senza annullamento rotale)  dalla prima moglie sposata in chiesa, e spesso felicemente risistemati con una nuova compagna, con o senza matrimonio civile.