I funerali per i nostri caduti in Afghanistan.

Ancora una volta lo Stato ha rinunciato al suo dovere di onorare con una sua propria, esclusiva cerimonia i soldati italiani caduti e ne affida il compito al rappresentante di una Religione-Stato. L’omelia del celebrante, il vescovo Pelvi, ha spaziato su temi niente affatto rigorosamente religiosi ma che hanno investito argomenti che sarebbero stati di esclusiva pertineza di un ministro degli esteri o della difesa se questi due rappresentanti del governo non si fossero limitati a una comparsata ufficiale in una basilica cattolica anzichè prendere la parola per onorare i caduti nei luoghi simbolici dello Stato, come l’Altare della Patria. Notiamo per inciso e per facilitare il mal di fegato dei nostri lettori che il vescovo Pelvi è “arcivescovo ordinario militare per l’Italia”, un ruolo che gli darà diritto -indipendentemente dal numero di anni in cui presterà tale servizio- di andare in pensione come Generale dell’esercito italiano. A spese dei contribuenti naturalmente. E farà compagnia, come generale in pensione, al cardinale Bagnasco, suo predecessore nel lucroso incarico di “ordinario generale”, anche lui pensionato privilegiato a spese dei contribuenti italiani oltre che Presidente della CEI, il Governo Ombra che controlla e guida il Vicereame del Papa Re.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera

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3 Commenti a “I funerali per i nostri caduti in Afghanistan.”

  1. Tiziana scrive:

    Del resto, caro Giulio, ricorderai benissimo come il generale Torrei (o Torri) della lista civica per Alemanno lesse durante il 138 anniversario della Presa di Porta Pia i nomi dei zuavi pontifici tralasciando chi, tra cui anche bersaglieri, era caduto per l’Unità d’Italia.

  2. Marcello scrive:

    Ho visto il funerale su Rai News. Il prete ha fatto politica , il presidente della Repubblica ha accarezzato i bambini

  3. robby scrive:

    perche la salma,del soldato,che il giorno prima sì è suicidato,non si e vista,neanche uno stralcio di flash o un bozzo di schermata.al soldato in questione…la vita non è uguale per qualcuno,e i giornalisti,sono una forma di vita,regalata…..èèè