15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare

“La faccia esangue, gli occhi verdognoli… un individuo squallido e sgradevole. Questo giovanotto ispira una incontrollata e irragionevole sensazione di ripugnanza”. Così sul Borghese Gianna Preda, nel 1961, descrive il prof. Luigi De Marchi.
Non solo, un anno prima l’Osservatore romano ne aveva chiesto l’arresto, mentre i responsabili di una delle tante opere assistenziali ecclesiastiche – sentendosi offese dal suo lavoro – gli fanno la posta sotto casa; e infastidiscono Maria Luisa Zardini, allora sua moglie, impegnata a spiegare la contraccezione nelle periferie.
Ma, che cosa aveva mai fatto questo signore?
Pioniere del controllo delle nascite, De Marchi individua tra i suoi avversari la sessuofobica Chiesa, e una bella domenica se ne va a piazza San Pietro con un camioncino dal quale disinvoltamente scarica una pillolona di polistirolo e la fa rotolare fin sotto l’obelisco. Viene fermato dai carabinieri, il pillolone sequestrato dalla gendarmeria vaticana, e la foto del professore si fa un bel giro. Inventore dell’AIED (Associazione italiana educazione demografica), vive amori e disamori con i radicali. E’ un personaggio chiave nella storia dei diritti civili, ed è la dimostrazione di come parlare di sessualità e diritti riproduttivi ti inimica il sistema dei partiti e tutte le Chiese. Si inventa un modo accattivante per parlare di sessualità e contraccezione, facendo il regista di fotoromanzi interpretati dai giovani Paola Pitagora e Ugo Pagliai. Lo scrittore Luciano Bianciardi gli dedica un bel racconto: in una ipotetica città dove tutti sono costretti a mangiare semolino, il prof. Marco De Luigi, dalla gola anarchica, si batte perché tutti possano scegliere di mangiare spaghetti, polpette e patatine. Il professore, venuto da Brescia dove è nato nel ’37, si becca ben sei processi per violazione dell’art. 553 c.p. per le sue conferenze scientifiche sulla contraccezione. Ma il “tignoso” non smette, e nel corso degli anni i suoi interventi diventano libri, programmi tv, rubriche radiofoniche.
Tanti sono i motivi per cui riconosciamo quasi ogni giorno di vivere in un paese anormale. Incontrare il prof. De Marchi alla Sma di via Livorno, sempre con il suo cappello a metà tra un basco e una coppola, e non vedere uomini e donne (e si che gli dobbiamo tutte qualcosa) che lo salutano con reverenza, è uno.
Ma forse lui lo sa che non essere sempre compresi è il prezzo che pagano quelli che hanno ragione prima degli altri.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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2 Commenti a “15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare”

  1. un ricordo scrive:

    lo piscologo Luigi De Marchi, fondatore e presidente di tre importanti scuole di psicoterapia: quella di Wilhelm Reich, la bioenergetica di Alexander Lowen e l’umanistica di Carl Rogers. De Marchi era anche presidente onorario della Societa’ italiana di psicologia e direttore della Societa’ europea di psicologia umanistica. Domani a Roma i funerali al ‘Tempio dei laici’ del cimitero monumentale del Verano, poi la sepoltura a Ostia.
    Liberale laico noto per le sue battaglie a favore della contraccezione, del divorzio e dell’eutanasia (combattuta quest’ultima al fianco dei Radicali), De Marchi e’ rimasto lucido sino alla fine: “E’ stato tradito dal suo corpo ma ha lavorato serenamente fino all’ultimo battito del suo cuore”, racconta all’Agi Antonella Filastro, sua allieva, amica e compagna di studi. “E’ stato il mio maestro di vita”, lo ricorda commossa la psicologa, “una persona eccezionale che fino alla morte ha mantenuto la sua coerenza e laicita’ senza mai scendere a compromessi e pagando questa sua ‘purezza’ con il caro prezzo della solitudine”. Filastro ha trascorso con il professore gli ultimi giorni di vita preparando insieme a lui le video-lezioni dei corsi per il prossimo anno per gli allievi della scuola di psicoterapia umanistica di Reggio Calabria e poco prima della morte stava lavorando alla scrittura di quattro cartelle per lasciare “la sua eredita’” a un convegno di esperti in programma tra pochi giorni a Reggio Calabria”, racconta ancora Filastro. “Quando ha sentito che arrivava il momento di esalare l’ultimo respiro -ha raccontato ancora l’allieva- il professore ha voluto intorno a se’ gli amici piu’ stretti e li ha rassicurati dicendo di stare per raggiungere il traguardo della morte con grande serenita’. Aveva anche chiesto a un amico medico, se fosse servito, di mettere fine alle sue sofferenze con l’aiuto della morfina, ma per fortuna non ce ne e’ stato bisogno”. E ha aggiunto: “E’ morto da uomo libero.
    Cosi’ lo ricorda chi lo ha conosciuto”. E chi ha letto il suo libro ‘Il solista-Autobiografia di un italiano fuori dal coro’ (Edizioni interculturali 2003). .

  2. Marcello scrive:

    Tiziana carissima, credo che de marchi sia nato nel 27.