Archivio di giugno 2010

13/6/10 – Lavoratrici

domenica, 13 giugno 2010

Voglio restare incantata dal tuo occhio divino, voglio diventare la preda del tuo amore. Un giorno, così spero, tu scenderai su me per portarmi via nel rogo dell’amore, mi tufferai finalmente in quell’ardente abisso per far di me in eterno la tua felice vittima (Santa Teresa del Bambino Gesù)
Lavoro otto ore fuori casa, quando torno la sera trovo una famiglia di cinque persone. Non credo che arriverò a 65 anni (commento in un blog)

L’Unione europea dice che le donne devono essere uguali agli uomini. Benissimo, in molte non aspettavamo che di sentire queste parole. Andare tutti in pensione alla stessa età è giusto perché così si potrà sanare la diversità di trattamento previdenziale che penalizza le donne economicamente.
Naturalmente potremmo soffermarci a parlare del discutibile comportamento dei ministri Sacconi e Brunetta che, prima hanno rilasciato interviste per dire che mai avrebbero accettato diktat da Bruxelles, poi hanno ringraziato per l’ultimatum consci di aver portato a casa l’unica – e gratis – riforma strutturale del loro inconcludente governo. Ma potremmo anche, per equità, ricordare come durante l’ultimo governo Prodi il ministro dell’Economia Padoa Schioppa venne irriso da sindacati e colleghi di coalizione per la sua proposta di accelerare l’adeguamento richiesto dalla Ue. Per cui con serenità possiamo affermare che bypartisanamente e con il volenteroso disimpegno dei sindacati, nessun aggiustamento è stato posto in essere per favorire il lavoro delle donne che, stante l’arretratezza culturale del Paese, si trovano con un carico domestico sulle spalle estraneo alle congeneri europee.
Di fatto le donne dispongono ogni giorno di 81 minuti e mezzo di tempo libero in meno degli uomini. Ma non è solo questo ovviamente. Il principe dei problemi delle donne è rappresentato dai bambini, che, quando ci sono, mancando le strutture, costringono le mamme a lasciare il lavoro. E anche a privare i bambini dei preziosi anni di socialità da condividere negli asili nido. Linda Laura Sabbadini, che dirige le indagini sulle condizioni e la qualità della vita dell’Istat, ci ricorda che il divario tra il tasso di occupazione delle donne senza figli e quelle con due, tre o più figli, è di 4.5, 10, 22 punti.
Il prepensionamento, considerato una sorta di premio di consolazione, “nacque per consentire alle mogli di accudire i mariti che andavano in pensione prima”, scrive l’economista Andrea Ichino (A. Ichino e E. Alesina, L’Italia fatta in casa, Mondadori) perpetua l’idea che il lavoro femminile è provvisorio e inessenziale. Le donne, invece di farsi trascinare nel gorgo del vittimismo accettando tutele, dovrebbero chiedere un controllo affinché la spesa risparmiata venga investita in servizi per liberarle dal lavoro di cura dei piccoli e degli anziani, e per l’emancipazione culturale degli uomini che, nella quasi totalità, vivono come saprofiti alle spalle delle loro fidanzate, figlie, mogli, madri. Controllare il rapace ministro dell’Economia, che ha bisogno di fare cassa, sarà complesso, ma non meno di svegliare quella sinistra a cui tante di noi fanno riferimento e che abbiamo sempre dovuto trascinare come una pelle d’orso pulciosa sulle battaglie di civiltà, dal divorzio all’aborto.
Al momento dobbiamo essere grate all’Ue di cui dovremmo invocare i diktat anche per l’adozione ai singoli e il riconoscimento delle coppie omosessuali. Magari sottoponendo alla nostra inefficace classe politica la lista presentata da Choisir, una associazione francese presieduta dalla storica femminista Gisele Halimi, che ha scelto di ogni paese le leggi più attente alle necessità delle donne. Nell’elenco l’Austria per la legislazione più avanzata sul matrimonio, la Spagna per quella sul divorzio e la violenza domestica, la Francia per quelle sullo stupro, il Belgio per le unioni civili, la Svezia per i congedi di maternità e paternità, l’Estonia per la potestà genitoriale, la Lituania per quelle sul mobbing. L’Italia non è presente. Magari questo adeguamento imposto dall’Ue potrebbe essere lo stimolo per un primo passo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il 15 agosto del 2008 l’ex vescovo Fernando Lugo, seguace della teologia della liberazione, si è insediato alla presidenza del Paraguay interrompendo l’ininterrotto dominio durato 68 anni del Partito Colorado, espressione della ricca borghesia di proprietari terrieri della regione. Oggi i liberali del vicepresidente Federico Franco si agitano accusandolo di “chavismo” e rinfacciandogli i figli illegittimi. Lugo dice che li riconosce tutti per dargli un avvenire. Una parte della sinistra estrema è passata alla lotta armata costringendo il presidente a dichiarare lo stato d’emergenza. Dal 1998 il Paraguay è presente ai Mondiali, nel 2002 arrivò agli ottavi. L’Albirroja si incontrerà con l’Italia il 14 giugno.

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Vicenza, testamento biologico soggetto all’approvazione del Vescovo,

sabato, 12 giugno 2010

… gerarca territoriale della SS Vaticana.
Dopo l’approvazione in Consiglio Comunale di una delibera che consentiva ai cittadini di registrare le proprie volontà arriva il veto del vescovo-gerarca e il provvedimento viene annullato.

Segnalazione di Giorgio Grossi, socio di LiberaUscita http://www.liberauscita.it/online/

E VICENZA DICE NO AL REGISTRO…DOPO IL VETO DEL VESCOVO

Accogliendo una petizione popolare sottoscritta da 600 elettori, in data 28 settembre 2009 il Consiglio comunale di Vicenza aveva approvato con una maggioranza “risicata” una mozione per l’istituzione del registro per i testamenti biologici. Il “cattolicissimo” sindaco Achille Variati era uscito dall’aula per non partecipare alla votazione, pur «promettendo, come sindaco di tutti, il dovere di proseguire un tracciato votato dalla maggioranza per verificarne la praticabilità». Di qui l’idea di una commissione speciale, composta da demografi, avvocati e tecnici comunali, per approfondire il grado di “fattibilità” dell’iniziativa. Ora arriva il responso. Ed è negativo, come è stato comunicato l’8 giugno dal direttore generale del Comune Simone Vetrano alla conferenza dei capigruppo. Il primo no, quello decisivo, si dà per «riserva costituzionale in materia sanitaria», e si spiega che «anche in presenza di vuoti legislativi, non è facoltà degli enti locali esprimersi in merito, altrimenti si assisterebbe alla nascita di diversi casi tutti differenti a seconda dei singoli orientamenti».
La riunione del Consiglio comunale è stata vivace, ma si è arrivati sostanzialmente ad una scelta decisiva. «Cosa succederà adesso? L’intenzione comune è quella di congelare la discussione sul tema, almeno fino a luglio, in attesa di qualche novità in ambito legislativo a livello nazionale – spiega Federico Formisano (capogruppo Pd), sintetizzando l’esito della conferenza dei capigruppo -. Visto gli impedimenti, qui ci sarebbe il rischio di aprire un registro prettamente certificativo e non di reale utilizzo. Aspettiamo che venga discusso in parlamento, dunque. Mantenendo tuttavia l’impegno di affrontare di nuovo la questione prima della pausa estiva».
La vicenda aveva scatenato il dibattito in città. Si erano espressi medici, religiosi, politici. Non solo: nei mesi scorsi non era mancato un intervento critico dello stesso vescovo Cesare Nosiglia che «amareggiato » aveva definito la stessa mozione «una moneta fuori corso».

Commento. Siamo alla commedia, anzi alla farsa. La “Commissione speciale” incaricata dal sindaco di Vicenza di approfondire il “grado di fattibilità” del registro per i testamenti biologici ha dichiarato che “non è facoltà degli enti locali esprimersi in merito”. In altre parole, non rientrerebbe nella facoltà degli enti locali autenticare la sottoscrizione di un cittadino in calce ad una sua dichiarazione, di cui soltanto lui si assume la responsabilità. Secondo la “Commissione speciale” di Vicenza i milioni di autodichiarazioni di atto notorio che i Comuni italiani autenticano ogni anno sarebbero dunque contro legge. E tutti gli altri Comuni (un centinaio ad oggi) che hanno istituito il registro, ovviamente dopo i doverosi approfondimenti giuridici, sociologici e organizzativi? Che dire poi dei notai, i quali autenticano regolarmente dichiarazioni analoghe a quelle depositate nei registri? Sbaglia anche il capogruppo del PD, quando attribuisce al registro il valore di un “reale utilizzo”, che ovviamente non può essere contrario alla legge, anziché quello proprio di “certificazione”. Il capogruppo Formisano dovrebbe sapere che la legge in discussione in Parlamento non può vietare i registri comunali, perchè non può andare contro la Costituzione.
La verità è un’altra. La Chiesa ha compreso il vero significato dei registri: quello di dimostrare pubblicamente la volontà dei cittadini rispetto ai trattamenti sanitari e parasanitari che intendono o meno accettare nel caso divengano incapaci di intendere e di volere. Per questo il vescovo Nosiglia è intervenuto – come sempre fa la Chiesa immischiandosi nelle misure legislative e amministrative dello Stato – definendo i registri una “moneta fuori corso”. Si è dimenticato, volutamente, di aggiungere: “secondo la legge di Dio, come interpretata dalla gerarchia cattolica”. Ma la Chiesa può contare su oltre 27.000 parrocchie in un paese (l’Italia) dove l’esito delle elezioni politiche può dipendere da 24.000 voti, per cui avviene – purtroppo – che ambedue i contrapposti schieramenti politici si adeguano ai suoi “comandamenti”
Giorgio Grossi

Atei devoti: new entry.

sabato, 12 giugno 2010

Anche Massimo D’Alema, di cui ricordavamo che in una intervista dichiarò di non essere credente, si esprime con veemenza a sostegno della chiesa cattolica e del suo potere non solo religioso, ma anche culturale e politico in Italia: “”" La Chiesa e’ una risorsa straordinaria di questo paese e guai se in un paese cosi’ fragile come l’Italia la religione cattolica fosse compressa e schiacciata nella sfera privata. Ne deriverebbe un pauroso impoverimento degli elementi coesivi della societa’ italiana “”" . Ci manca solo che sostenga la sostituzione dello stellone repubblicano con il crocifisso a martellate sulla testa di tutti e poi il ruolo di leader Massimo degli atei devoti non glielo toglie nessuno.

Il testo completo della dichiarazione è qui ma vi invitiamo a leggere con attenzione l’ultima frase, dove D’Alema afferma  che la chiesa ha saputo adattarsi alla ” modernità”.  Se pensiamo all’ opposizione feroce ancora in corso  dei gerarchi vaticani all’evoluzione dei diritti civili nel nostro Paese e nel mondo viene veramente da chiedersi se D’Alema si rende conto di quello che dice.

LEGGI

Passa al Senato la legge bavaglio.

venerdì, 11 giugno 2010

Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la qualestrepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata. Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket  delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.

Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono. Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime
dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le
han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto
il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30%gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.

(Marco Travaglio)
Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Finalmente raggiunta la prova assoluta della “normalità” dei gay,

venerdì, 11 giugno 2010

…anche fra loro ci sono gli stronzi e i vigliacchi.
Con questo titolo “Avvilente atto di paura dei gay spagnoli” due giorni fa abbiamo titolato l’incredibile esclusione delle rappresentanze israeliane dal Gay Pride di Madrid. Due giorni fa pensavamo che si trattasse solo una scelta, per quanto miserabile, di evitare grane. Invece dobbiamo ricrederci, c’è dietro una dimostrazione gravissima di vigliaccheria motivata dall’ideologia politica. Come successo qualche anno fa anche al leader omosessuale olandese Pim Fortuym, contro il quale si scagliarono anche i gay ideologicamente schierati, di fatto, a difesa degli islamisti omofobi. Ecco come l’appartenenza politica rende masoschista la gente e mette in lista di attesa per l’impiccagionerituale islamica i gay di Madrid. E non solo.

Da GayNews.it  LEGGI

Saranno contenti gli omosessuali e le lesbiche di Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv adesso che gli organizzatori della Gay Pride Parade di Madrid li hanno etichettati come indesiderabili in quanto israeliani e depennati dagli inviti ufficiali. È l’obnubilamento da boicottaggio, virus dilagante in parecchi ambienti «liberi» che si distinguono ormai per parlare di ciò che non sanno.
Non sanno tanto per fare un esempio che, proprio pochi giorni fa, ad Haifa hanno orgogliosamente festeggiato un nuovo «telefono amico» in lingua araba: una help-line che è il frutto del coraggio e dell’impegno dei militanti di Aswat (organizzazione per i diritti delle lesbiche arabe) e di Alqaws (associazione a tutela della diversità sessuale nella società palestinese di Gerusalemme)………….

Avvilente atto di paura dei gay spagnoli.

martedì, 8 giugno 2010

Suscita stupore e preoccupazione il comportamento degli organizzatori del Gay Pride di Madrid che, dopo aver invitato le associazioni omosessuali israeliane, si sono precipitati a ritirare l’invito… per ragioni di “sicurezza”.

Madrid, 8 giu. – (Adnkronos) – Gli organizzatori del Gay Pride a Madrid hanno ritirato l’invito alla comunita’ gay israeliana in seguito alle condanne internazionali a Israele per l’attacco alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi diretto a Gaza per consegnare aiuti umanitari . Lo riferisce il sito del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’ spiegando che per gli organizzatori la presenza della comunita’ israeliana comprometterebbe la “sicurezza” della manifestazione prevista per luglio. Il gruppo di omosessuali avrebbe dovuto sfilare per la prima volta nelle strade madrilene con un autobus con la scritta “Israeliani ” e ” Tel Aviv”.

- Insomma per paura di reazioni da parte di organizzazioni omofobe islamiste o palestinesi i gay spagnoli impediscono la partecipazione ufficiale di gay e lesbiche israeliani. Non ci piace questo che appare come un atto di viltà nei confronti dell’unico Paese che riconosce pieno e totale diritto di vita e libertà in un’area politica dove la religione islamica assassina gli omosessuali in nome di Allah.

La doppiezza di un papa candidato a sottomettersi all’ islam, con tutta la sua chiesa.

martedì, 8 giugno 2010

Un articolo pesantemente satirico rivela la direzione impressa da Ratzinger alla sua chiesa, in marcia verso l’estinzione.

Articolo di Ugo Volli per la serie “Cartoline da Eurabia“.

Cari amici, mi hanno detto che quel Benedett’uomo del papa, parlando da Gerusalemme o da Betlemme, insomma proprio vicino alla famosa barriera di protezione, ha fatto un gran discorso di protesta per l’occupazione turca di Cipro, ha detto che il muro che divide Nicosia è un’infamia e così anche la cancellazione di tutte le tracce cristiane a Cipro, ma anche in tutta la Turchia e nei territori che costituiscono l’Armenia storica. Poi, stupendo tutti, ha affermato che quel vescovo ucciso dal suo autista ebreo non doveva assolutamente essere messo in conto all’ebraismo, anche se era il quarto o il quinto sacerdote a essere caduto sotto i colpi degli integralisti ebrei negli ultimi anni. “E’ solo una vicenda personale” ha detto il generoso Benedetto. “non possiamo farne colpa agli ebrei”. Qualcuno deve aver chiesto cosa c’entra con il contesto israeliano in cui parlava e lui: “I turchi si sono uniti a coloro che cercano di distruggere Israele, che minacciano un bagno di sangue. Il terrorismo è una malattia del mondo arabo, che dovrebbe guardarsi dentro e bloccare i suoi istinti sanguinari. Bisogna però anche che ci occupiamo dell’aggressività turca, del modo in cui reprimono i curdi, bombardano i loro villaggi, imprigionano i loro leader, ha aggiunto, dei bagni di sangue che fanno parte della loro identità storica. E soprattutto, non è accettabile che neghino il genocidio degli Armeni. Tutta quella che oggi spacciano per Turchia orientale è terra armena, terra rubata. Se i turchi vogliono la pace, devono ritirarsi dal lago di Van, dalle città di Kars e Trabzon. Soprattutto devono chiedere scusa e accettare che una commissione presieduta dal presidente armeno e dal presidente francese faccia piena luce sui loro delitti!”

Ecco, ho letto in fretta, ma questo ho capito del discorso del papa, così citato dai giornali. Che bello, no? Il leader spirituale che mancava all’Europa ha finalmente trovato il coraggio di dire la verità che tutti negano. Ma che cosa sento… Qualcuno mi dice che non è così? Non ha denunciato i pericoli dell’Islam parlando da Gerusalemme, ma di quelli di Israele parlando da Nicosia? Che strano… E ad ammazzare quel vescovo e quei sacerdoti non sono stati gli ebrei ma i turchi? Ma certo! Gli ebrei non ammazzano i cristiani, ma i musulmani sì, eccome, in particolare i turchi! Poi li assolvono sempre dicendo che sono matti, certo, ora mi ricordo. Ma Lui ha comunque detto che non hanno colpe, non gli ebrei che non c’entrano davvero, ma proprio i turchi che fanno il tiro al piccione sui preti appena possono, che la religione in questi omicidi non c’entra, gli islamici sono suoi fratelli eccetera eccetera? Ma che strano…

Eppure è proprio così, adesso ho riletto l’articolo ed è proprio vero (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/55686girata.asp). Pensateci Il Papa va a Nicosia, la sola città in Europa e nel Mediterraneo divisa da un muro, eretto dai turchi, in un paese occupato militarmente dall’esercito turco – e non protesta contro l’occupazione bensì parla contro Israele, gli ammazzano i vescovi e lui dice che non importa, che certamente l’Islam non c’entra perché è buono… fraterno… Che bello, è proprio il giusto leader spirituale per Eurabia. Se non ne ha ancora uno, gli potrei suggerire il giusto motto latino: “Flectar, non frangar”, cioè, interpretato un po’ liberamente, pur di non farmi legnare mi piegherò a ogni compromesso…  Capisco ora come possa considerare Pio XII come un maestro spirituale; anche a Pacelli probabilmente i nazisti non andavano tanto a genio sul piano personale, ma aveva paura per i cattolici nel Reich. Immagino che anche al Papa gli islamofascisti non siano simpatici, ma forse per frenare i loro impulsi omicidi contro i cristiani è meglio piegarsi, non denunciare, prendersela con Israele assicurandosi anche l’approvazione dell’opinione pubblica progressista euraraba che lo detesta… Geniale… Far di necessità virtù…Il futuro dell’Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo. Che il Cielo ce la mandi buona.

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Come costruirsi la fama di “santo” mediante false stimmate.

martedì, 8 giugno 2010

Non è questo che afferma   un illusionista collaboratore del CICAP, il Comitato per la verifica (e lo sbugiardamento) dei fenomeni paranormali di cui fa parte anche il benemerito divulgatore Piero Angela. Ma certo che leggendo questo articolo il pensiero corre subito a tanti episodi di millantate stigmate che hanno contribuito a creare la fama di santità di tanti padripii e madripie nel corso dei secoli. Quello che invece ci preme di sottolineare è questa frase dell’articolo . “”"Il Cicap non si occupa di questioni legate alla fede e non ha nessun interesse a entrare nel merito dei miracoli. “”" . E anche : “”" La fede non è suscettibile di prove sperimentali e il rispetto verso chi crede non deve mai essere calpestato “”" . Personalmente ritengo che sia una scelta molto diplomatica ed anche necessaria in un paese come il nostro asservito ai gerarchi della più grande multinazionale della MenzognaGlobale . Infatti se il Cicap osasse esaminare i grandi imbrogli delle madonne piangenti e sanguinanti non avrebbe la minima possibilità di apparire ogni tanto sulla RAI vaticaliana, dove i suoi rappresentanti vengono invitati solo per sbugiardare maghi, oroscopari e cartomanti. Se aprissero bocca sugli imbrogli religiosi sparirebbero dal video. E Piero Angela perderebbe il posto e la pensione. E pure suo figlio. Quindi una domanda sorge spontanea. E’ giustificabile moralmente che un Comitato come il Cicap che si propone lo smascharamento degli imbrogli paranormali si auto-impedisca di esaminare quelli prodotti all’interno della chiesa cattolica, la più grande fornitrice di questi imbrogli ?

Qui la fonte della notizia LEGGI

5/6/10 – L’odore dei soldi

sabato, 5 giugno 2010

Mio zio era il compianto mons. Pedica, di cui mi onoro di portare il cognome e di cui conservo gelosamente la foto con papa Wojtyla. Mia zia era madre badessa a Rossano Calabro. E’ colpa mia se vengo da una famiglia molto legata alla Chiesa? Aggiunga che dentro l’Idv, ho fondato i teo-leg, cattolici per la legalità. Le dico questo per spiegare i miei rapporti col Vaticano. Con Propaganda Fide ho avuto i primi contati nel ’93. Io faccio una vita da cattolico. Vado a messa e, quando capita, frequento con entusiasmo il Vaticano (Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, trovacase per i suoi colleghi)

Mi rendo conto che sto invecchiando quando mi sorprendo a ricordare che quello che mi sembrava così orrendo allora, era molto meglio dell’oggi. Non mi riferisco alle pene d’amore o alle discussioni con i genitori (anche quello per la verità, che l’età insegna la misura) ma piuttosto alla vita civile e politica. Non credo che oggi sarebbe possibile confrontarsi su temi quali il nuovo diritto di famiglia o l’aborto. O la revisione concordataria che, ben lungi dall’estirpare quel cancro, mise fine alla religione di Stato che, oltre ad essere un ossimoro, metteva in seria difficoltà la vita di chi, per nascita o scelta, seguiva una fede diversa da quella cattolica. Gli esempi sono tanti: dalla legge 40 che, di fatto, divide le italiane in classi, quelle che possono recarsi all’estero per la fecondazione eterologa e quelle che non possono partire e restano frustate nel loro desiderio di maternità. Al testamento biologico diventato un terreno di scontro medioevale mentre, solo nel 2005, la commissione Sanità del Senato aveva approvato all’unanimità un articolato – poi decaduto – che non vedeva divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale e considerava le dichiarazioni anticipate di trattamento impegnative per le scelte sanitarie del medico*. Ai programmi televisivi, dove è ormai obbligatorio ostentare la fede cattolica oltre ad una dose di moralismo da sacra famiglia che non ha rispondenza nella società. Alla maternità, che deve essere vissuta come una missione e non più come una opzione, con i media che esaltano l’allattamento al seno per tanto tempo e le madri in casa dal lavoro ad accudire il pupo.
Eravamo già nel gorgo quando nel 2007 Paola Binetti, allora in versione Pd, dichiarò che l’omosessualità era una devianza della personalità, creando un certo stupore, non scandalo per carità, tra i suoi colleghi. L’ennesimo ragazzo malmenato a Roma perché omosessuale, ha chiesto – velleitariamente – di approvare una legge sull’omofobia. E non ha destato meraviglia che il sindaco Alemanno – eletto anche perché aveva promesso tolleranza zero sulla microcriminalità oggi in aumento - ha dichiarato di essere contrario a questa richiesta perché ideologica. Abbiamo toccato con mano come i fatti di pedofilia clericale** abbiano lasciato freddi e indifferenti gli italiani, anzi. Li smuoveranno, forse, le notizie sulle immense proprietà immobiliari vaticane affittate sottomercato a politici, giornalisti, sindacalisti… Ma ci credo poco anche se, mi dice l’amico Sandro Masini*** sconsolato come me dal presente, la gente si sente toccata solo quando gli insidiano il portafoglio. Sarà, l’idea che mi sono fatta è che purtroppo l’italiano ammira e invidia pure chi i soldi li ha e li fa anche senza capire come. Ma questa è una opinione e, come va di moda in molti ambienti, non parlatemi di fatti che ho già le mie opinioni. Non sorprenderà i lettori di questa rubrica che le opinioni a cui mi riferisco oggi sono quelle che riguardano Israele da un lato – per cui i convincimenti sui gravi delitti si danno sempre a caldo senza valutare i fatti neanche per un secondo – e sulla Santa Sede, che con il suo passato e presente ardisce indicare strade etiche al mondo accodandosi a liberi e democratici paesi come il Sudan e il Pakistan. Detto ciò sono soddisfatta che l’Italia abbia votato alle Nazioni Unite come Obama, e mi auguro che quanto prima sia eliminata la stretta a Gaza, ma con il contributo della comunità internazionale che fino ad oggi se n’è fottuta. A meno che non si preferisca che quella fetta di Medioriente diventi la succursale di Teheran (di giorno mi pento di averti incontrato di notte ti vengo a cercare). E giacché siamo in argomento non sarebbe male che la comunità internazionale (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa) buttasse un occhio, magari il viaggio papale li aiuterà, sul nord di Cipro che la Turchia sempre più ottomana, ha trasformato in uno stato fantoccio. Richieste velleitarie come quelle del povero omosessuale picchiato la cui storia è stata raccontata nei tg solo perché è stato colpito in via del Fagutale proprio sotto le finestre dell’ex ministro Scajola. Ahi serva Italia…

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

*Antonio Del Pennino, Di che vita morire, Gaffi, € 13.50
** http://www.caramellabuona.org/
*** Sandro Masini, presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati

http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm

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Lunedì 7 giugno 2010, ore 21.00

Palazzo della Cultura – via del Portico d’Ottavia 72 – Roma

dall’Ungheria all’Olanda chi sono e dove sono le nuove camicie brune

VIAGGIO ALL’INTERNO DELLA GALASSIA NERA

intervengono

Stefano Gatti, responsabile del portale Osservatorio sull’antisemitismo del CDEC – Umberto Ranieri, coordinamento nazionale PD – Filippo Rossi, direttore Fare Futuro web magazine – Giacomo Kahn, direttore Shalom

Crocifissi obbligatori a martellate sulla testa di tutti.

venerdì, 4 giugno 2010

In attesa della sentenza finale del 30 giugno a Strasburgo sulla imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane scopriamo che illustri giuristi cristianisti sottolineano che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo non prevede che lo Stato “è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria” o in qualunque altro settore pubblico. Quindi gli Stati, secondo loro, possono imporre una visione religiosa e magari anche fondamentalista nelle scuole e in altre pubbliche Istituzioni. Alla faccia del rispetto di chi non crede in nessuna versione della MenzognaGlobale. E in più con la conseguenza che quando i fedeli della relighione più totalitaria e repressiva di tutte (l’islam) raggiungeranno una massa critica numericamente e statisticamente rilevante vedremo non solo volare i crocifissi fuori delle finestre ma anche l’imposizione di versetti del corano e simboli islamici fuori e dentro tutte le istituzioni pubbliche. E questo proprio grazie ai principi che gli illustri cristianisti vogliono affermare contro chi invece invoca la neutralità delle pubbliche istituzioni rispetto a tutte le fedi eligiose e alle convinzioni di libero pensiero dei cittadini.

Qui la fonte della notizia da Zenit LEGGI

….Il “caso del Crocifisso”, noto anche come “caso Lautsi”, è stato rimesso alla Gran Camera del Tribunale dopo che il Governo italiano aveva presentato ricorso il 28 gennaio scorso contro la sentenza emessa dalla Sezione Seconda del Tribunale il 3 novembre 2009.

In questa prima istanza, il Tribunale si era espresso affermando che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche è “contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”, perché gli studenti potrebbero avvertire “di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”.

Il Tribunale ha continuato con l’affermare che la presenza del crocifisso poteva risultare “sconvolgente emotivamente” per il figlio della signora Lautsi (colei che ha presentato il ricorso) e che non avrebbe permesso di “insegnare agli allievi un pensiero critico” o quel “pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica”.

Il Tribunale concluse che si trattava di una violazione dell’articolo 2 del Protocollo numero 1 (Diritto all’educazione), come dell’articolo 9 (libertà religiosa) della Convenzione.

Questa decisione è stata duramente criticata da parte di esperti politici e giuristi di vari Stati europei e giudicata come un’imposizione del “laicismo”. In concreto, è stato detto che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo non prevede che lo Stato “è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria” o in qualunque altro settore pubblico.

In realtà, vari Stati membri del Consiglio d’Europa sono “Stati confessionali”, nel senso che hanno una religione ufficiale o riconoscono Dio nelle loro leggi e costituzioni….