Voglio restare incantata dal tuo occhio divino, voglio diventare la preda del tuo amore. Un giorno, così spero, tu scenderai su me per portarmi via nel rogo dell’amore, mi tufferai finalmente in quell’ardente abisso per far di me in eterno la tua felice vittima (Santa Teresa del Bambino Gesù)
Lavoro otto ore fuori casa, quando torno la sera trovo una famiglia di cinque persone. Non credo che arriverò a 65 anni (commento in un blog)
L’Unione europea dice che le donne devono essere uguali agli uomini. Benissimo, in molte non aspettavamo che di sentire queste parole. Andare tutti in pensione alla stessa età è giusto perché così si potrà sanare la diversità di trattamento previdenziale che penalizza le donne economicamente.
Naturalmente potremmo soffermarci a parlare del discutibile comportamento dei ministri Sacconi e Brunetta che, prima hanno rilasciato interviste per dire che mai avrebbero accettato diktat da Bruxelles, poi hanno ringraziato per l’ultimatum consci di aver portato a casa l’unica – e gratis – riforma strutturale del loro inconcludente governo. Ma potremmo anche, per equità, ricordare come durante l’ultimo governo Prodi il ministro dell’Economia Padoa Schioppa venne irriso da sindacati e colleghi di coalizione per la sua proposta di accelerare l’adeguamento richiesto dalla Ue. Per cui con serenità possiamo affermare che bypartisanamente e con il volenteroso disimpegno dei sindacati, nessun aggiustamento è stato posto in essere per favorire il lavoro delle donne che, stante l’arretratezza culturale del Paese, si trovano con un carico domestico sulle spalle estraneo alle congeneri europee.
Di fatto le donne dispongono ogni giorno di 81 minuti e mezzo di tempo libero in meno degli uomini. Ma non è solo questo ovviamente. Il principe dei problemi delle donne è rappresentato dai bambini, che, quando ci sono, mancando le strutture, costringono le mamme a lasciare il lavoro. E anche a privare i bambini dei preziosi anni di socialità da condividere negli asili nido. Linda Laura Sabbadini, che dirige le indagini sulle condizioni e la qualità della vita dell’Istat, ci ricorda che il divario tra il tasso di occupazione delle donne senza figli e quelle con due, tre o più figli, è di 4.5, 10, 22 punti.
Il prepensionamento, considerato una sorta di premio di consolazione, “nacque per consentire alle mogli di accudire i mariti che andavano in pensione prima”, scrive l’economista Andrea Ichino (A. Ichino e E. Alesina, L’Italia fatta in casa, Mondadori) perpetua l’idea che il lavoro femminile è provvisorio e inessenziale. Le donne, invece di farsi trascinare nel gorgo del vittimismo accettando tutele, dovrebbero chiedere un controllo affinché la spesa risparmiata venga investita in servizi per liberarle dal lavoro di cura dei piccoli e degli anziani, e per l’emancipazione culturale degli uomini che, nella quasi totalità, vivono come saprofiti alle spalle delle loro fidanzate, figlie, mogli, madri. Controllare il rapace ministro dell’Economia, che ha bisogno di fare cassa, sarà complesso, ma non meno di svegliare quella sinistra a cui tante di noi fanno riferimento e che abbiamo sempre dovuto trascinare come una pelle d’orso pulciosa sulle battaglie di civiltà, dal divorzio all’aborto.
Al momento dobbiamo essere grate all’Ue di cui dovremmo invocare i diktat anche per l’adozione ai singoli e il riconoscimento delle coppie omosessuali. Magari sottoponendo alla nostra inefficace classe politica la lista presentata da Choisir, una associazione francese presieduta dalla storica femminista Gisele Halimi, che ha scelto di ogni paese le leggi più attente alle necessità delle donne. Nell’elenco l’Austria per la legislazione più avanzata sul matrimonio, la Spagna per quella sul divorzio e la violenza domestica, la Francia per quelle sullo stupro, il Belgio per le unioni civili, la Svezia per i congedi di maternità e paternità, l’Estonia per la potestà genitoriale, la Lituania per quelle sul mobbing. L’Italia non è presente. Magari questo adeguamento imposto dall’Ue potrebbe essere lo stimolo per un primo passo.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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NoGod ai Mondiali di calcio
Il 15 agosto del 2008 l’ex vescovo Fernando Lugo, seguace della teologia della liberazione, si è insediato alla presidenza del Paraguay interrompendo l’ininterrotto dominio durato 68 anni del Partito Colorado, espressione della ricca borghesia di proprietari terrieri della regione. Oggi i liberali del vicepresidente Federico Franco si agitano accusandolo di “chavismo” e rinfacciandogli i figli illegittimi. Lugo dice che li riconosce tutti per dargli un avvenire. Una parte della sinistra estrema è passata alla lotta armata costringendo il presidente a dichiarare lo stato d’emergenza. Dal 1998 il Paraguay è presente ai Mondiali, nel 2002 arrivò agli ottavi. L’Albirroja si incontrerà con l’Italia il 14 giugno.
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