30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio

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Perché sabato 3 luglio, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride? Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non discrimina o violenta le diversità”.
Poi per rispetto di una storia giovane ma che è parte della nostra vita. La marcia si tenne per la prima volta nel giugno del 1970 e da allora ogni anno, nell’anniversario del 28 giugno 1969 giorno degli scontri di Stonewall. Quaranta anni fa negli Stati Uniti non c’erano movimenti per i diritti degli omosessuali, l’associazione americana di psichiatria definiva l’omosessualità una malattia mentale. Eppure di diritti civili si parlava: per i neri, per le donne, per i poveri.
Lo Stonewall Inn, locale del Greenwich Village a Manhattan, la sera del 27 giugno 1969 era gremito. Era morta Judy Garland, icona del mondo gay, e nel locale si intonavano alcune sue canzoni. Sei agenti della polizia di New York, quattro uomini e due donne, sopraggiunsero allo Stonewall per controllare che non venissero venduti alcolici, nonostante da due anni fosse decaduto l’obbligo di servire alcol agli omosessuali. I poliziotti fecero uscire i clienti uno alla volta tra gli insulti e trattennero i travestiti pretestuosamente. Cose abituali, ma quella sera qualcuno si ribellò ai soprusi. Non solo i travestiti e gli omosessuali che frequentavano il locale, anche persone che erano lì per passare una serata o gente che si trovava a camminare su quella strada. I poliziotti vennero ridotti all’impotenza. Il giorno dopo i giornali fecero resoconti picareschi, descrivendo una guerra di “ridicole checche che piagnucolavano mascara imbrattati di rossetto”, cronache che rafforzarono, invece di offendere, l’orgoglio degli insorti. Il seme era stato gettato, e nei giorni successivi nacque la pianta dei diritti civili che scelse di chiamarsi movimento gay, che cominciò a battersi per i suoi diritti. Lo Stonewall Inn è stato dichiarato monumento nazionale ed è tappa “obbligatoria” per chi vuole conoscere la storia della libertà. Il gay pride – nel 1970 c’erano poche centinaia di persone a New York – quest’anno è stato aperto dal sindaco Bloomberg e dal governatore Paterson. In Gran Bretagna David Cameron e Nick Clegg hanno accolti i rappresentanti dei movimenti omosessuali a Downing Street. A Napoli è intervenuta la sindaco Iervolino.
I gay pride sono nati per rivendicare orgogliosamente se stessi e per richiedere pari diritti. Che in Italia sono molto lontani dall’essere ottenuti essendo il paese abbarbicato a una pervicace diffusione di modelli “morali” unici . Per cui sabato 3 bisognerà sfilare da piazzale dei Partigiani fino a piazza Venezia, non irritarsi per quegli omosessuali in servizio permanente effettivo che faranno dichiarazioni fesse, non storcere il naso davanti a cartelli che non ci piacciono, e se possibile divertirsi anche un po’ ballicchiando durante il percorso. E soprattutto ricordarsi che in un mondo dispari si vive veramente male.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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13 Commenti a “30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio”

  1. Bertoldo scrive:

    Francamente non mi piacciono le esibizioni di gigantesche tette artificiali e di nudi pressochè integrali al gay pride, e mi di disturba soprattutto che i TG mandino in onda solo le interviste ai personaggi più grotteschii, ma sarebbe contro-natura che il movimento gay proibisse o censurasse la partecipazione di quelli che comunque sono legittimi cittadini del popolo gay, lesbico e trans.

  2. marcello scrive:

    infatti è giusto il suggerimento di tiziana. anche io ormai quando parla luxuria preferisco chiudermi le orecchie, ma il mondo omosessuale ha molti più colori dell’arcobaleno. ed è anche giusto che gli eterosessuali capiscano che “in un mondo dispari” vivono male anche gli eterosessuali

  3. Anonimo scrive:

    Purtroppo il movimento lgbt è cristallizzato in una sinistra che non esiste più da tempo. Speriamo che riesca a spogliarsi di quei ciarpami altrimenti è difficile che ottenga qualcosa.

  4. Tiziana scrive:

    Figurati se non sono d’accordo sulla cristallizzazione politica. O peggio, la virata filoislamica spinta (o cristianista che poi è praticamente la stessa cosa) nel censurare gli attivisti gay israeliani (questo sito nella morta gora della stampa vaticaliana per primo ha denunciato la revoca dell’invito da parte di Madrid) .
    Adesso vedo sui giornali di oggi un balletto tra organizzatori e Polverini. Quanti inutili soismi. Sarebbe bene invitarla lei e se possibile anche Berlusconi e stringerli ai fianchi. Cose se noi persone per bene e normali potessimo considerare amico un qualsiasi governo. Potrà esserci a volte quello che abbimo perefrito votare ma mica dobbiamo andarci a letto con i politici dobbiamo solo chiedergli. Purtroppo si è preferito di volta in volta affidarsi a poteri castali e eccoci qui.

  5. Carla Di Veroli scrive:

    LA GIUNTA DEL MUNICIPIO ROMA XI ADERISCE PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO AL GAY PRIDE”

    La Giunta del Municipio Roma XI aderisce al Gay Pride 2010 di , sabato 3 giugno. “Abbiamo aderito ufficialmente, per il secondo anno consecutivo, a questa manifestazione per la difesa e la promozione dei diritti civili, perché crediamo che una società può definirsi democratica solo quando viene garantita a tutte le persone la possibilità di poter vivere liberamente il proprio orientamento sessuale. Il Municipio XI da anni è promotore di azioni che favoriscono l’estensione dei diritti civili, perché le libertà individuali sono i beni più preziosi da difendere”, dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI.

    “Crediamo sia giusto sostenere le richieste della Comunità GLBT soprattutto per ciò che riguarda l’attuazione dei principi costituzionali e delle Direttive Europee in materia di pari dignità e uguaglianza, accesso al lavoro e ai servizi sanitari”, aggiunge Carla Di Veroli, Assessore alle Pari Opportunità “Chiediamo che sia immediatamente adottata in Italia una legge contro l’omofobia e la transfobia e che sia promossa nelle scuole e sui mezzi di comunicazione una corretta informazione finalizzata alla prevenzione e al contrasto dei pregiudizi e degli episodi di discriminazione. Invitiamo i cittadini e le cittadine del Municipio Roma XI e della città tutta a partecipare al Gay Pride per testimoniare insieme a noi il rifiuto per ogni episodio di violenza omofobica e per il raggiungimento di pari diritti civili delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender”

    La Giunta del Municipio Roma XI

    L’edizione 2010 del “Roma Pride”, il corteo del Gay Pride della Capitale, è stata fissata per il prossimo 3 luglio. Due novità attendono i partecipanti rispetto agli altri anni. La prima riguarda il percorso, che quest’anno prevede la partenza (alle ore 16 e 30) da piazzale dei Partigiani – Metro Piramide. La seconda invece coinvolge il tipo di promozione dell’evento.

    Pochi i fondi, per il Roma Pride 2010. Meno pubblicità su i media tradizionali, tanta quella in rete: economica e più immediata. “Spegnere la tv e scendere in piazza”, questo chiedono in buona sostanza gli organizzatori. Lo fanno in particolare con la pagina Facebook e con un video ‘virale’ disponibile online (e da noi dopo il salto), girato grazie alla collaborazione di Laura Latini, la voce italiana di Karen Walker popolarissimo personaggio della serie tv “Will&Grace”.

    La manifestazione avrà come tappa conclusiva piazza Venezia (angolo piazza Madonna di Loreto), percorrendo quindi piazza di Porta San Paolo, via Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio, piazzale del Colosseo, via dei Fori Imperiali. Un corteo per affermare con forza diritti e uguaglianza, a favore di una società laica e solidale che non discrimini le diversità.

  6. Anonimo scrive:

    E alla fine è successo veramente qualcosa al Gay Pride, che è sfilato ieri tra carri colorati e striscioni, e un matrimonio simbolico come tema della manifestazione.

    Gli episodi sono in realtà due. Il primo è accaduto al Gay Village dell’Eur, nella notte tra venerdì e sabato. Sono stati lanciati dei petardi all’interno dell’area, senza conseguenze gravi per le persone (si parla di due feriti lievi), a parte quelle del gesto in sé.

    Il secondo è ascrivibile alla categoria degli “striscioni al Colosseo”, e questa volta a metterlo sono stati quelli di Militia Christi. I toni non inneggiano al ripristino di antiche usanze gladiatorie (forse ritenute di cattivo gusto, visto che secondo una tradizione era luogo di persecuzione anche per i cristiani), ma hanno accolto il corteo con un più sobrio “Gay Pride. Diritti alla perversione”. Tutto da leggere però il comunicato comparso sul loro sito:

    L’iniziativa vuole rimarcare come manifestazioni del genere, oltre ad essere oscene ed immorali, nonchè lesive del carattere sacro della città eterna, come capitale del cattolicesimo, e profondamente anticristiane – con parodie del Papa e insulti alla Chiesa – siano anche negative per tutti quegli omosessuali onesti che vivono la propria condizione con disagio e non condividono la mentalità delle lobby omosessuali.

    “Militia Christi”, rimarca con forza l’assurdità di richieste impossibili ed innaturali, come le “nozze gay” e l’adozione di bimbi per “coppie” gay, che le lobby omosessuali osano definire “diritti”, annunciando che continuerà sempre a lottare , con mezzi moralmente leciti, perchè i veri diritti naturali dell’uomo non vengano traditi, umiliati e calpestati.