…anche fra loro ci sono gli stronzi e i vigliacchi.
Con questo titolo “Avvilente atto di paura dei gay spagnoli” due giorni fa abbiamo titolato l’incredibile esclusione delle rappresentanze israeliane dal Gay Pride di Madrid. Due giorni fa pensavamo che si trattasse solo una scelta, per quanto miserabile, di evitare grane. Invece dobbiamo ricrederci, c’è dietro una dimostrazione gravissima di vigliaccheria motivata dall’ideologia politica. Come successo qualche anno fa anche al leader omosessuale olandese Pim Fortuym, contro il quale si scagliarono anche i gay ideologicamente schierati, di fatto, a difesa degli islamisti omofobi. Ecco come l’appartenenza politica rende masoschista la gente e mette in lista di attesa per l’impiccagionerituale islamica i gay di Madrid. E non solo.
Da GayNews.it LEGGI
Saranno contenti gli omosessuali e le lesbiche di Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv adesso che gli organizzatori della Gay Pride Parade di Madrid li hanno etichettati come indesiderabili in quanto israeliani e depennati dagli inviti ufficiali. È l’obnubilamento da boicottaggio, virus dilagante in parecchi ambienti «liberi» che si distinguono ormai per parlare di ciò che non sanno.
Non sanno tanto per fare un esempio che, proprio pochi giorni fa, ad Haifa hanno orgogliosamente festeggiato un nuovo «telefono amico» in lingua araba: una help-line che è il frutto del coraggio e dell’impegno dei militanti di Aswat (organizzazione per i diritti delle lesbiche arabe) e di Alqaws (associazione a tutela della diversità sessuale nella società palestinese di Gerusalemme)………….

Del resto lo avevate scritto già qui http://www.nessundio.net/blog/2010/05/04/3929/ un po di tempo fa.
Nei due schieramenti politici italiani i diritti civili contano poco. Talmente poco che al momento in Italia i diritti dei figli naturali non sono equiparati a quelli nati all’interno del matrimonio. Ai singoli – che tra l’altro pagano tasse più alte esattamente come ai tempi del duce – non viene riconosciuta, ad esempio, la possibilità di adottare come negli altri paesi europei. Nessuno status hanno gli omosessuali, se non quello di fare i ridicoli pupazzi in qualche trasmissione televisiva. Si è sempre (erroneamente) pensato che a sinistra c’è una maggiore sensibilità ai diritti civili e con una compiacenza veramente fastidiosa si è taciuto sui diritti negati a Cuba, tra l’altro. Ma l’imbarazzante silenzio continua per le donne costrette a subire culture arcaiche o superstizioni religiose in larga parte del mondo arabo, si tace sulla applicazione della sharia da parte di alcuni movimenti come hamas. Dalla rivista Sette, riportiamo stralci di un articolo di Stefano Jesurum sulla difficile situazione degli omosessuali palestinesi.Tiziana Ficacci
C’è chi dice gay, omosessuale, e c’è chi dice luti – sodomita, contro natura.
Per il mondo musulmano froci, finocchi, “disonore” di padri e fratelli maschi. Perseguitati, spesso torturati, a volte ammazzati. Gay e luti sono di nuovo stretti gli uni agli altri, in Israele, nel lavorare per la riuscita di un “telefono amico” in lingua araba. La nuova help-line è frutto dei coraggiosi sforzi di Aswat (organizzazione di Haifa per i diritti delle lesbiche arabe) e di Al-qaws (associazione per la diversità sessuale nella società palestinese di Gerusalemme).
Secondo il movimento, almeno un 10% ei palestinesi che vivono in Israele e nei Territori occupati è gay. Due, tre, enne volte discriminati dalla sorte e dal mondo. Shàul (massiccia corporatura di paracadutista in netto contrasto con l’acquosità malinconica degli occhi celesti), militante del gruppo telavivino Agudà per la difesa dei diritti individuali, mi raccontava tempo fa degli oltre cinquecento individui tra i venti e i trent’anni – omosex, bisex, trans – che ancora si nascondono nei sobborghi più squallidi di Tel Aviv. Non possono lavorare perché non hanno il permesso di soggiorno, e vivono nel terrore di essere arrestati e rispediti a casa. Ovvero impacchettati e ricacciati a Ramallah, Gaza, Nablus. Palestinesi che convivono con un compagno ebreo e in questo modo – oltre che ad amare liberamente – si nascondono dalle famiglie che danno loro la caccia. Se li trovassero, purificherebbero col sangue il disonore di un figlio o un fratello haràm, proibito.
Ed ecco che le lote di liberazione vanno avanti anche tra nemici. Lottano e vincono. Ponti e non muri…
Nel ’93 Uzi Even, docente universitario di chimica, sfidò il Parlamento israeliano con parole di libertà. Lo cacciarono dall’intelligence dell’esercito e poi gli tolsero il grado di ufficiale riservista… Yitzhak Rabin modificò la legge militare e ordinò che i gay non fossero più discriminati. Così oggi il capo degli stati maggiori riuniti statunitensi, ammiraglio Mike Mullen, discute con il collega israeliano Gabi Ashkenazi di cooperazione bilaterale, ma anche dell’atteggiamento da mantenere verso i soldati (e le soldatesse) omosessuali, materia in cui Tsahal ha ormai parecchio da insegnare (sjesururm@corriere.it)
Quando l’ideologia ammazza addirittura il propriio diritto alla libertà e persino vita. Sono incredibili i gau comunisti che contro gli sporchi capitalisti occidentali (dicono loro) si schierano con Ajmadhinejad che li fa impiccare e con i terroristi di Hamas che li perseguitano.
E non parliamo del silenzio sui “marecon ” cubani