5/6/10 – L’odore dei soldi

Mio zio era il compianto mons. Pedica, di cui mi onoro di portare il cognome e di cui conservo gelosamente la foto con papa Wojtyla. Mia zia era madre badessa a Rossano Calabro. E’ colpa mia se vengo da una famiglia molto legata alla Chiesa? Aggiunga che dentro l’Idv, ho fondato i teo-leg, cattolici per la legalità. Le dico questo per spiegare i miei rapporti col Vaticano. Con Propaganda Fide ho avuto i primi contati nel ’93. Io faccio una vita da cattolico. Vado a messa e, quando capita, frequento con entusiasmo il Vaticano (Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, trovacase per i suoi colleghi)

Mi rendo conto che sto invecchiando quando mi sorprendo a ricordare che quello che mi sembrava così orrendo allora, era molto meglio dell’oggi. Non mi riferisco alle pene d’amore o alle discussioni con i genitori (anche quello per la verità, che l’età insegna la misura) ma piuttosto alla vita civile e politica. Non credo che oggi sarebbe possibile confrontarsi su temi quali il nuovo diritto di famiglia o l’aborto. O la revisione concordataria che, ben lungi dall’estirpare quel cancro, mise fine alla religione di Stato che, oltre ad essere un ossimoro, metteva in seria difficoltà la vita di chi, per nascita o scelta, seguiva una fede diversa da quella cattolica. Gli esempi sono tanti: dalla legge 40 che, di fatto, divide le italiane in classi, quelle che possono recarsi all’estero per la fecondazione eterologa e quelle che non possono partire e restano frustate nel loro desiderio di maternità. Al testamento biologico diventato un terreno di scontro medioevale mentre, solo nel 2005, la commissione Sanità del Senato aveva approvato all’unanimità un articolato – poi decaduto – che non vedeva divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale e considerava le dichiarazioni anticipate di trattamento impegnative per le scelte sanitarie del medico*. Ai programmi televisivi, dove è ormai obbligatorio ostentare la fede cattolica oltre ad una dose di moralismo da sacra famiglia che non ha rispondenza nella società. Alla maternità, che deve essere vissuta come una missione e non più come una opzione, con i media che esaltano l’allattamento al seno per tanto tempo e le madri in casa dal lavoro ad accudire il pupo.
Eravamo già nel gorgo quando nel 2007 Paola Binetti, allora in versione Pd, dichiarò che l’omosessualità era una devianza della personalità, creando un certo stupore, non scandalo per carità, tra i suoi colleghi. L’ennesimo ragazzo malmenato a Roma perché omosessuale, ha chiesto – velleitariamente – di approvare una legge sull’omofobia. E non ha destato meraviglia che il sindaco Alemanno – eletto anche perché aveva promesso tolleranza zero sulla microcriminalità oggi in aumento - ha dichiarato di essere contrario a questa richiesta perché ideologica. Abbiamo toccato con mano come i fatti di pedofilia clericale** abbiano lasciato freddi e indifferenti gli italiani, anzi. Li smuoveranno, forse, le notizie sulle immense proprietà immobiliari vaticane affittate sottomercato a politici, giornalisti, sindacalisti… Ma ci credo poco anche se, mi dice l’amico Sandro Masini*** sconsolato come me dal presente, la gente si sente toccata solo quando gli insidiano il portafoglio. Sarà, l’idea che mi sono fatta è che purtroppo l’italiano ammira e invidia pure chi i soldi li ha e li fa anche senza capire come. Ma questa è una opinione e, come va di moda in molti ambienti, non parlatemi di fatti che ho già le mie opinioni. Non sorprenderà i lettori di questa rubrica che le opinioni a cui mi riferisco oggi sono quelle che riguardano Israele da un lato – per cui i convincimenti sui gravi delitti si danno sempre a caldo senza valutare i fatti neanche per un secondo – e sulla Santa Sede, che con il suo passato e presente ardisce indicare strade etiche al mondo accodandosi a liberi e democratici paesi come il Sudan e il Pakistan. Detto ciò sono soddisfatta che l’Italia abbia votato alle Nazioni Unite come Obama, e mi auguro che quanto prima sia eliminata la stretta a Gaza, ma con il contributo della comunità internazionale che fino ad oggi se n’è fottuta. A meno che non si preferisca che quella fetta di Medioriente diventi la succursale di Teheran (di giorno mi pento di averti incontrato di notte ti vengo a cercare). E giacché siamo in argomento non sarebbe male che la comunità internazionale (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa) buttasse un occhio, magari il viaggio papale li aiuterà, sul nord di Cipro che la Turchia sempre più ottomana, ha trasformato in uno stato fantoccio. Richieste velleitarie come quelle del povero omosessuale picchiato la cui storia è stata raccontata nei tg solo perché è stato colpito in via del Fagutale proprio sotto le finestre dell’ex ministro Scajola. Ahi serva Italia…

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

*Antonio Del Pennino, Di che vita morire, Gaffi, € 13.50
** http://www.caramellabuona.org/
*** Sandro Masini, presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati

http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm

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Lunedì 7 giugno 2010, ore 21.00

Palazzo della Cultura – via del Portico d’Ottavia 72 – Roma

dall’Ungheria all’Olanda chi sono e dove sono le nuove camicie brune

VIAGGIO ALL’INTERNO DELLA GALASSIA NERA

intervengono

Stefano Gatti, responsabile del portale Osservatorio sull’antisemitismo del CDEC – Umberto Ranieri, coordinamento nazionale PD – Filippo Rossi, direttore Fare Futuro web magazine – Giacomo Kahn, direttore Shalom

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16 Commenti a “5/6/10 – L’odore dei soldi”

  1. Ale scrive:

    Di giorni mi pento di averti incontrato di notte ti vengo a cercare, credo sia una canzone di Gino Paoli che ben spiega i rapporti che l’Italia ha col mondo.

  2. Elena scrive:

    Anche io vedo un deterioramento rapido della società che si esplicita anche nei rapporti privati.
    Penso, come scrivi, che ormai ci si formino troppe opinioni senza voler conoscere i fatti. Questa presunzione non so da dove arriva. Magari siamo sempre più ignoranti e disinformati?

  3. marcello scrive:

    Tiziana carissima,

    in questi giorni penso tanto ai bambini di Gaza che oltre a veder centellinati gli aiuti che devono essere controllati da Israele (ma sembra certo che dopo il controllo hanno tutto. O no?) non potranno usufruire delle colonie estive che l’Unhcr (Acnur) aveva allestito sulla spiaggia di Gaza. Come è noto le strutture, ombrelloni, gazebi, giochi… sono state distrutte da Hamas che non vogliono contaminare i bambini con l’occidentalissimo uso dei giochi e intrattenimenti, che, si sa, indeboliscono le menti. Pensare che avevo contribuito a quelle strutture con un modestissimo contributo di venti euro (che comunque ho messo in detrazione).
    Quanto alla pedofilia clericale non ha disturbato neanche i piani alti della rai (Santoro docet mi sembra)

  4. Si può dire? scrive:

    Ora che sono tornati in Italia sani e salvi, forse si può spendere qualche parola su questi “pacifisti” italiani che fecero l’impresa di avere determinato, come conseguenza più o meno indiretta della loro provocazione con la cosiddetta “Gaza flottilla”, la morte di un numero ancora imprecisato di passeggeri della nave Mavi Marmara. Dice adesso a “L’opinione” uno che li conosce bene, come il leader dell’associazione di islamici moderati Ami, cioè Shaik Abdul Palazzi, che “alcuni di loro erano ben noti per compagne web filo-fondamentaliste, tese a screditare i musulmani moderati, e per attacchi alle onorevoli Souad Sbai e Fiamma Nirenstein”. E che “facevano parte di quella già nota combriccola di fiancheggiatori ideologici che diffondono in Italia la propaganda di Hamas, senza alcuna considerazione del fatto che si tratta di un’ organizzazione terroristica secondo le leggi italiana ed europea.” “Nel loro brodo di cultura – dice Palazzi – si trovano nomi già noti dell’ex campo anti-imperialista di Pasquinelli, come Preve, Morelli e Martinez, soggetti provenienti dall’estrema destra e dall’estrema sinistra, un tempo vicini alla ex eurodeputata del Pci Dacia Valent, come Anika Persiani, Fulvia De Feo, Barbara Albertoni, Susanne Scheidt, tutta gente oggi impegnata nella propaganda filo-Hamas su Internet.” Un personaggio molto particolare è il tenore Joe Fallisi, che non è esattamente un Pavarotti, anche se magari oggi questo quarto d’ora di celebrità in sovrabbondanza può averne rinverdito le velleità artistiche. Fallisi che ha 51 anni è noto alla Digos per avere frequentato il famoso Campo Antimperialista di Moreno Pasquinelli. Ma oltre ai siti che diffondono il credo anti israeliano, Fallisi è dedito alla frequentazione dei social network per anime sole. Come “perfectspot” dove si trova in inglese questa sua breve auto presentazione: “Ciao, mi chiamo Giuseppe, ma gli amici mi chiamano Joe. Sono un ben costruito, maschio italiano in salute e vero eterosessuale, non fumatore, non bevitore, divorziato senza figli e liberoe indipendente . A causa della mia natura e il mio lavoro di cantante d’opera – sono un tenore – sono anche un grande viaggiatore e “esploratore”, in una parola : Sagittario. Quello che mi piace e ammiro soprattutto è la musica, l’astrologia, l’arte, la libertà, la sensibilità, il coraggio, la lealtà, la generosità, la discrezione, la sensualità, l’amore appassionato e il sesso, nonché la spiritualità, l’apertura mentale, l’ estro, la fantasia, il senso di avventura, la creatività , il mare, la natura e gli animali, alcuni sport come il tennis e il nuoto, e voglio visitare nuovi paesi, fare esperienze nuove e interessanti , e conoscere i misteri … spero di sentirvi presto, e di trovare la donna dei miei sogni, un sorriso e un bacio attraverso le splendenti stelle..” Insomma un tenore a metà tra la militanza anti israeliana e la vitellonaggine dura e pura. Nei forum di disucssione su Israele cui spesso partecipa, tra cui quelli veramente poco proponibili di Dacia Valent, dice di propugnare “un unico stato aconfessionale in Palestina”. Israele dovrebbe invece scomparire in quanto stato ebraico. Angela Lano, direttrice di Info Palestina, adesso fa coppia fissa con uno degli avvocati dell’Ucoii, il convertito italiano Kemal Carlo Corbucci, autore di libelli pubblicati generalmente a sue spese che conterrebbero presunte “prove” che il terrorismo islamista non esisterebbe , in quanto “invenzione” dei media e dei servizi segreti occidentali. Il 14 maggio 2010 uno di quei libri è stato presentato in un cineclub romano, il Detour, via Urbana 107, sempre con Martinez come presentatore. Ospite d’onore della serata Giulietto Chiesa che proprio l’altro ieri ha pubblicato una riflessione sull’episodio della nave Mavi Marmara in un blog, “Area Genova redazione”, paragonando, nel titolo del post, lo stato di Israele alla Germania di Hitler. Altri tre di questi “pacifisti” italiani di cui si conoscono le tendenze anti israeliane sono Marcello Faracci, collaboratore di reportages per il Tg24 di Sky, per il quale ha sinora prodotto tre spezzoni di riprese, ma tutti relativi al tentativo di violazione del blocco, Manolo Luppichini, cineoperatore, che ha partecipato alle riprese del film “Ladyhawke”, e amico del noto attivista antiisraeliano italiano Vittorio Arrigoni, e infine Manuel Zani, freelance dell’Emilia, collaboratore di Sky Tg 24 e ospite fisso del blog anti sionista “guerrillaradio”. Arrigoni scrive anche sul “manifesto” e in un recente articolo ha chiesto persino il boicottaggio dell’Egitto (oltre che di Israele) per i blocchi anti hamas al valico di Rafah a Gaza. L’altro giorno scriveva proprio sul quotidiano comunista che ha fatto dell’odio anti israeliano un cavallo di battaglia, che “la CNN turca riferisce di una nuova flotta di aiuti umanitari che si sta organizzando a Istanbul, e questa volta sarà scortata nel Mediterraneo dalle navi militari di Erdogan”. Un po’ come augurarsi la terza guerra mondiale insomma. Chiude il quadro di questi galantuomini di campagna la figura di Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin, soprannominato “Osama Qashoo”, figlio di un militante palestinese di Hamas e a propria volta attivista italiano dell’estrema sinistra. Funge da interprete per il gruppo. Su di lui tanto i servizi di sicurezza italiani quanto le forze dell’ordine hanno più volte acceso una faro di osservazione preventivo. Un equipaggio italiano davvero speciale per questa flottiglia di pace composta da simpatizzanti e militanti di hamas, elementi dell’estrema sinistra italiana e greca e neo fascisti riconvertiti all’islam estremista.

  5. Gli spazi di laicità si chiudono e via via si sottolinea la divisione in classe ed entrambe le cose on sembrano prerogative della democrazia.

    Quanto alle opinioni che vincono sui fatti. i miei complimenti vanno ad un editore che è anche mio omonimo (e lontano parente) , il quale ha consentito una ospitalità alla giornalista Lano e al suo lungo reportage sulla freedom flotilla proprio mentre il suo sito lo definiva fantasiosamente l’ebreo De Benedetti.

    Spiace però che nessuno sottolinei adeguatamente che il sito della signora Lano, molto interessante, si definisca di ispirazione cattolica. Sarà per questo che chiama sodomiti i luterani?

  6. Romano Iannelli scrive:

    Pensiero unico da madre Teresa a Putin, passando per Chavez e Gheddafi

  7. Goliarda scrive:

    E oggi tutti ad aprire con le banalità del papa. Ma neanche quello è che ho appena visto Mineo avallare l’ipotesi che Iran e Israele sono paesi identici.

  8. anna scrive:

    Vicenda Blitz sulla nave degli attivisti:
    le idee malate espresse da alcuni presunti pacifisti non si combattono con i mitra delle forze speciali se lo dimentichiamo perdiamo noi stessi ed il senso della democrazia e delle proporzioni, ciò vale per Israele come per ogni paese, Italia compresa. Il giustifcare errori gravi, magari incoraggiati dalle alte gerarchie di comando e compiuti dai professionisti nell’uso della forza (militari, polizie, etc etc) ci fa sprofondare tutti nella barbarie che a parole vogliamo combattere. La violenza non è mai un destino è sempre una scelta. Da tutte le democrazie liberali mi aspetto la scelta giusta non quella che ci avvicina ai fanatici ed agli stupidi che mostrano ed usano il mitra in modo scriteriato.

  9. anna scrive:

    http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Edicola/Blitz-a-nave-aiuti-per-Gaza-Il-Giornale-Israele-ha-fatto-bene-a-sparare_477291867.html
    Amos Oz: ”Blitz israeliano grave errore”

    “Il governo israeliano ha commesso un errore di una stupidita’ enorme. Si sono messi in testa di bloccare quelle navi, di cui probabilmente non si sarebbe accorto nessuno. Hanno creato un clima di attesa. Per giorni, in Israele non si parlava d’altro. Questa e’ stupidita’: avrebbero dovuto lasciarli passare, ci avrebbero guadagnato tutti”. Lo afferma in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ lo scrittore Amos Oz.

    “Io non li conosco, questi pacifisti. Molti di loro non si possono definire cosi’. Sono islamici militanti, simpatizzanti di Hamas, hanno legami con organizzazioni terroristiche. Credo che cercassero la provocazione. Questo – aggiunge Amos Oz – e’ un fatto. In mezzo, certo, hanno dei pacifisti in buona fede. E poi, comunque la pensino, fermarli e ucciderli e’ un errore. In un confronto armato fra militari e civili, il militare appare sempre dalla parte sbagliata”.

    “I soldati – sottolinea Amos Oz – fanno quello che i loro politici comandano. Il governo deve assumersi le responsabilita’ di questi errori. E se necessario dimettersi. Perche’ qui torna la colpa per stupidita’”. Secondo lo scrittore l’unico modo che il governo israeliano ha per rimediare al ‘disastro di immagine’ “e’ togliere l’assedio a Gaza”.

    Lo scrittore Yehoshua: ”E’ stato un blitz stupido”

    ”Un’azione stupida. Persino piu’ stupida che feroce”. Cosi’ lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua in un’intervista a ‘La Stampa’ definisce il blitz israeliano sulla nave dei pacifisti in cui sono rimasti uccisi 10 attivisti.

    “Non avrei mai immaginato – continua lo scrittore – che potesse finire in un bagno di sangue. C’erano mille modi per fermare o ispezionare quelle imbarcazioni, e vedere se davvero portavano armi. Non era certamente il tipo di carico ipotizzabile per una spedizione come quella. Potevano benissimo nascondere qualche pistola, qualche fucile, persino qualche granata. Non mi sarei certamente stupito. A Gaza ce sono a migliaia in circolazione, non sarebbe cambiato proprio nulla”.

    “Anche dal punto di vista strettamente militare – sottolinea Yehoshua – non c’era alcun bisogno di usare i commandos come in un film americano. E’ ovvio che in una situazione del genere il combattimento divampa in maniera quasi inevitabile, e i soldati sparano se si sentono in pericolo. Se proprio si voleva l’azione di forza, bastava mandarne molti, salire con forze schiaccianti, e forse non sarebbe successo niente”. “Perche’ – conclude – ci siamo comportati come un piccolo Paese terrorizzato e nervoso, perche’ spaventarsi per una nave? La mia sola risposta e’: si e’ esagerato oltre ogni limite”.

  10. anna scrive:

    http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/03/paura_essere_solo_mondo_questo_co_9_100603005.shtml
    Appello J-Call Il disastroso blitz conferma la scelta di aiutare Gerusalemme a uscire dal suo autismo politico
    La paura di essere solo al mondo È questo lo sbaglio del mio amico Israele
    Schierarsi con lo Stato degli ebrei implica il dovere di criticarne gli errori Conosco bene la tentazione, nei leader israeliani, di sentirsi reietti Finendo poi per agire di conseguenza

    «Ebrei contro Israele», titola il quotidiano francese Libération a proposito del convegno che ho aperto a Tel Aviv e che, sotto l’ egida congiunta del giornale Haaretz e dell’ ambasciata di Francia in Israele, intende riflettere sull’ ideale democratico comune ai nostri due Paesi; quel titolo riguarda anche l’ appello di J-Call, da me firmato insieme con altri, nel quale noi affermiamo come la solidarietà di principio e, nel suo principio, incondizionata, con lo Stato degli ebrei non possa esistere senza libertà di parola di fronte a eventuali errori dell’ uno o l’ altro dei suoi governanti. Il titolo di Libération è assurdo, certo. Totalmente e malauguratamente assurdo. Infatti, non è «contro», ma «per» Israele che si sono mobilitati i firmatari dell’ appello. Come Alain Finkielkraut, infaticabile avversario di chi biasima Israele. Come Elie Barnavi, uno dei più brillanti ambasciatori in Europa del poco sospetto Ariel Sharon; come Avi Primor, uno dei più illustri pionieri della molto sionista Agenzia ebraica. Come il sottoscritto, vostro servitore, che nell’ estate del 2007, fin dal primo giorno della guerra voluta e scatenata dagli «iranosauri» di Hezbollah, tenne a condividere, sulla linea del fronte nord, la vita quotidiana dei cittadini israeliani bombardati. I firmatari dell’ appello sostengono due semplici cose. Che l’ «appoggio incondizionato» senza il dialogo non è democrazia né, ancor meno, sionismo. Inoltre, che esistono situazioni in cui, per riprendere il titolo di un famoso libro di Amos Oz, occorre aiutare i popoli a divorziare: non si tratta certo di «imporre» qualcosa; tanto meno (ho passato la vita a lottare contro questo) di immaginare chissà quale boicottaggio; ma di proporre ambasciatori, agevolatori di pace, mediatori di buona volontà: gli Stati Uniti di Obama, o la Francia di un altro amico di Israele, Nicolas Sarkozy, o l’ Europa. Mentre mi trovo a Tel Aviv, apprendo della calamitosa operazione di abbordaggio condotta dalle unità di Tsahal (l’ esercito israeliano, ndr) contro le sei navi partite dalla Turchia che pretendevano di forzare il blocco di Gaza. Sono sicuro, presto sapremo che quella «flottiglia umanitaria» di umanitario aveva solo il nome; che tra i suoi obiettivi aveva un colpo mediatico – con i suoi segni, i suoi simboli – più che la miseria di un popolo; e che il ramo turco dei Fratelli musulmani, magari anche un partito di governo in Turchia, all’ origine di questa provocazione, aveva buone ragioni di rifiutare, come gli era stato proposto, di fare scalo nel porto israeliano di Ashdod affinché fosse verificato quel che veramente contenevano le stive delle navi. Ma sono ugualmente sicuro che lo Tsahal che io conosco, lo Tsahal economo in vite umane e adepto della purezza delle armi, questo esercito non solo ultra-sofisticato ma profondamente democratico, di cui ho onorato tante volte il comportamento in tempi di guerra, aveva altri mezzi di agire piuttosto che provocare un bagno di sangue. Se avessi avuto anche una sola esitazione sull’ opportunità di una vigilanza doppia da parte nostra, che siamo amici di Israele; se mi fosse rimasto un solo dubbio sull’ importanza dell’ appello di J-Call e sulla duplice necessità del sostegno incondizionato a Israele e della critica, se fondata, delle cattive azioni di un cattivo governo, ebbene oggi dovrei fugarli entrambi: questo blitz, al tempo stesso sciocco, irresponsabile, criminale e, per Israele stesso, disastroso, avrebbe finito col risolvere la questione. Lutto. Tristezza. E anche collera, di fronte alla tentazione, che conosco bene in certi dirigenti israeliani, di credersi soli al mondo, comunque reietti, e di agire in conseguenza. L’ autismo non è una politica. Né, ancor meno, una strategia. È necessario dirlo. E con forza. traduzione di Daniela Maggioni RIPRODUZIONE RISERVATA

    Levy Bernard Henri

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  11. Giulia scrive:

    Aiutare Israele vuol dire essere dalla parte dei valori occidentali. Il blitz di Israele sicuramente è stato sbagliato come confermato anche dalle Nazioni Unite (compreso da chi ha votato contro il processo gestito dal Sudan come gli Stati Uniti e per una volta occidentale l’Italia) . Ma mettere sullo stesso piano Israele ed Iran è concepibile coi valorii occidentali?
    Quanto agli appelli come JCall , sono una esclusiva ebraica e francamente dovremmo evitare di infilarci in discorsi che appartengono agli ebrei che vivono in diaspora. E magari dire dalla nostra Italia poco democratica se siamo con l’occidente o no

  12. Giulia scrive:

    Anche chiamarli pacifisti mi sembra una idea malata. E’ bene sottolineare che erano fondamentalisti islamici a favore di una parte (sottolineato una parte) di palestinesi. Con qualche ingenuo ignorante (leggiti il sito della signora Lano che chiama gli omosessuali sodomiti poi mi dirai che pensi). Quanto al fatto che gli israelianio abbiano ecceduto credo che lo abbia ammesso anche il primo ministro israeliano.

  13. Penelope scrive:

    @Anna
    Intanto voglio iniziare dicendo che condivido pienamente il fatti e opinioni espressi da Tiziana in questo post e qui http://www.nessundio.net/blog/2010/06/02/4046/
    Poi vorrei proseguire rispondendo ad Anna che spesso leggo nei commenti e spessissimo condivido con una semplice domanda, ma prima una premessa. Tiziana, ma anche i commenti qui sopra , sono tutti estremamente moderati e convinti che Israele abbia ecceduto nella forza, ma in tutti leggo la richiesta di un riconoscimento da parte dell’Ue sulal criminalità della freedon fotilla

  14. Penelope (seguito) scrive:

    Poi una domanda diretta, perchè citare sempre e solo gli israeliani o ebrei? Intanto Oz, Grossman e anche Jcall fanno un commento articolato. Il citare solo gli ebrei da parte dei non ebrei è una forma razzista, esttamente come quando si dice voi omosessuali, voi stranieri ecc.
    Con Giulia condivido che c’è stata una scarsa riprovazione per i terroristi di Freedom Flotilla

  15. Anonimo scrive:

    Diciamo che si è molto disinvolti con Israele perchè si sa che la testa non ce la tagliano molto cauti con gli altri che ci vengono ad ammazzare sotto casa.