2/6/10 – Ragione e sentimento

Un crimine di guerra presuppone che ci siano dei militari che aprono il fuoco, deliberatamente e senza preavviso, su persone inermi che subiscono solamente. Qui, non sono sicuro che le cose siano andate così. C’è stato uno scambio di violenze, anche se ovviamente di proporzioni diverse (Amos Oz)

La Flotilla pacifista non era animata dalle migliori intenzioni, ma in uno scontro tra militari e civili, sono i militari che hanno torto. Non si abborda una flottiglia di pacifisti ben disposti ad usare coltelli e bastoni sui soldati calati dagli elicotteri senza calcolare tra le probabili conseguenze la carneficina. Un errore tecnico si trasforma in una sciagura politica e umana in un soffio. E su questo c’è l’unanimità, soprattutto all’interno di Israele che ha inondato di pesantissime critiche il governo Netanyahu. La mattanza dei cosiddetti pacifisti resterà incollata addosso agli israeliani - non al governo – per parecchio tempo: mediaticamente niente di nuovo, perché quel paese ha sempre avuto una pessima stampa.
L’unica possibilità che rimane al Paese per abilitarsi è togliere l’assedio a Gaza.
Tre anni dopo l’avvento di Hamas (quando Ismail Haniyeh dichiarò finita la laicità perseguita dall’Anp), Gaza rimane sigillata. Israele garantisce 15.000 tonnellate di aiuto ogni settimana, ma secondo le Nazioni Unite è poco perché i beni vietati (dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come balsami per capelli e gelatine) sono troppi. Non è più praticabile che solo Israele risponda di questa situazione. La comunità internazionale ha rimosso Gaza da qualsiasi road map, l’Egitto apre con il contagocce il valico di Rafiah perché teme l’invasione di palestinesi nel suo territorio, i pacifisti invece di fare pressione sulla Lega araba (che mai li ascolterebbe) preferiscono associarsi a missioni dubbie. Del resto la Turchia non nega che alla partenza delle navi i militanti hanno inneggiato al jihad ricordando Khaybar (una città saudita dove Maometto sconfisse una tribù ebraica). Lo sconsiderato attacco della scorsa notte ha isolato ancora di più il governo Netanyahu che, non va dimenticato, è stato eletto dopo le chiusure europee poste alla bravissima e moderata Tzipi Livni. L’attuale ministro degli Esteri Lieberman ha incarognito i rapporti con la Turchia (anche se con Erdogan il paese si sta islamizzando e si sta scegliendo nuovi partner) tagliandosi i ponti con uno storico amico. La Turchia sfrutta la situazione nel tentativo di assumere una leadership nel Medioriente (ma non è detto che i suoi desiderata andranno a buon fine). L’azione di forza israeliana ha prodotto una ondata di consensi ad Hamas assestando un duro colpo all’Autorità palestinese accusata dai seguaci di Hamas di tradire la causa nazionale perché negozia col nemico sionista, indebolendo la posizione di Abu Mazen e sfibrando sempre più il processo di pace. Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano. Che ci piacerebbe sentire per una volta che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.
Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Quella che faceva rotta su Gaza non è una Flotilla di pacifisti, sostiene il governo israeliano. E non ha tutti i torti. Basti pensare che il Free Gaza Movement ha risposto picche al padre di Gilad Shalit – il soldato israeliano prigioniero nella Striscia da quattro anni – che aveva chiesto loro di premere su Hamas affinché fosse permesso al soldato di ricevere una visita dalla Croce Rossa o lettere dalla famiglia (L. Spinola, Il Riformista))

Delle sei navi della flottiglia attaccata da Israele, tre sono state fornite dalla Ong turca Insani Yardim Vakfi (Fondazione per l’aiuto umanitario), legata al governo. L’organizzazione ha stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Meshaal e con i Fratelli musulmani in Egitto. A Gaza ha aperto una sede. Il 7 aprile scorso Yildirim, fondatore del gruppo, durante una conferenza stampa a Istanbul disse che la flottiglia sarebbe stata una prova per lo stato ebraico: “se Israele dovesse opporsi alla flottiglia – aveva detto – sarebbe come una dichiarazione di guerra di quei paesi i cui attivisti si trovano a bordo delle navi”. Dopo i tragici fatti si potrebbe affermare che Yildirim è stato preveggente.

Orsetta Calamai, www.nogod.it

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17 Commenti a “2/6/10 – Ragione e sentimento”

  1. thefrontpage.it scrive:

    http://www.thefrontpage.it/2010/06/01/solidarieta-a-israele/

    un articolo di fabrizio rondolino

  2. Sergio scrive:

    Tiziana:

    «Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano. Che ci piacerebbe sentire per una volta che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.»

    Ricordo che Pio XII era contrario alla fondazione dello Stato di Israele “in quanto contraria alle intenzioni del medesimo Cristo.”

    Le intenzioni del medesimo Cristo sono, come è noto, protocollate e archiviate presso la Santa Sede.
    Ci abbiamo anche la sacra sindone, caso mai. Sacra maddeché, se è uno straccio e un bidone mai visto!

  3. Bertoldo scrive:

    In una mailing list ho trovato questo commento.

    Interessante il punto di partenza della flottiglia: Cipro nord, noi europei non è che ci scandalizziamo se la Turchia utilizza una parte del nostro territorio che occupa illegalmente per far partire una nave carica di militanti tutt’altro che pacifisti, no dagli a Israele, persino la Grecia in generale nazionalista fino all’osso quando si tratta di Cipro è riuscita a mettere da parte il suo orgoglio per dare addosso a Israele…
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-02/tranello-israele-inconfessabile-ombra-080600.shtml?uuid=AY2o6FvB

  4. Marcello scrive:

    Sono convinto che Israele abbia commesso un grave errore facendo una operazione militare invece che di polizia. Ammazzare delle persone, fossero anche dei criminali, è sempre grave. Non apprezzo questo governo ma condivido pienamente l’accusa di ipocrisia rivolta all’Onu. Avei incluso però anche l’Ue

  5. Simone B. scrive:

    Cara Tiziana,

    Israele è un paese che è nato per esaudire un sogno, e la gente odia chi esaudisce i sogni. I palestinesi che non accettarono la suddivisione del ’47, sono una miccia sempre accesa nelle mani degli arabi. Prova ne è il sigillato confine di Rafah (che tu giustamente scrivi Rafiah) .
    Erdogan mi smbra che ha fatto una scelta di campo ben precisa, ma credo che l’uropa prefersisca la Turchia ad Israele, che non è isolato da oggi.
    Quanto al Vaticano sempre pronto alla critica non sorprende certo, considerato che solo sotto Giovannii Paolo II è stato riconosciuto lo Stato, mentre l’Autorità palestinese venne riconosciuta immediatamente.
    Ricordo il viaggio di Paolo VI in terrasanta, senza mai nominare Israele (del resto non k’aveva riconosciuto)

  6. Bertoldo scrive:

    Altri commenti trovati in varie mailing list.

    Ricordo che i soldati israeliani che poi hanno sparato erano stati attaccati a colpi d’ascia… Però attenzione: nelle altre navi NESSUNO S’E’ FATTO MALE. Dunque la violenza è esplosa solo in una nave, spero che sapremo perché (tutto il carico che era in quella nave è stato sequestrato?) e da parte di chi (sono SICURO che non sono stati i pacifisti occidentali, con tutti i loro difetti, a tirare fuori bastoni, coltelli ed asce). Spero che nell’inchiesta venga tutto fuori, per fortuna ci sono anche le immagini (per qualcuno ovviamente saranno false, ritoccate, preparate in laboratorio, etc etc…lo stesso tipo di negazione di Berlusconi quando gli rinfacciano le sue stronzate dette in tv…non sono troppo diversi in fondo…).

    Tre dei quattro attivisti turchi volevano morire da martiri Tre dei quattro attivisti turchi uccisi nel raid israeliano contro la Freedom Flottilla erano ferventi musulmani intenzionati a morire da “martiri”. E’ quanto emerge dai racconti di loro amici e parenti ai quotidiani turchi. “Aiutava i poveri e gli oppressi, da anni voleva partire per la Palestina e pregava di diventare un martire”, ha riferito Saniye, moglie del 39enne Ali Haydar Bengi, una delle vittime turche.

  7. Tiziana scrive:

    Sono piuttosto soddisfatta che l’Italia abbia votato in sintonia con gli Stati Uniti. Credo che una indagine guidata dalla Libia o dall’Iran non gioverebbe a nessuno.
    Credo che i pacifisti siano in buona fede e convintissimi della loro missione umanitaria, ma tra loro c’erano dei “martiri”. Il fatto che ad oggi nessuno rivendichi o riconosca cinque dei nove corpi lo accredita. Rimane il fatto che Israele, giacchp è un paese democratico e occidentale che non ha fobia religiose o simili, deve comportarsi in maniera eticamente responsabile. Aggiungo, non ce ne sarebbe bisogno ma tant’è, che gli ebrei della diaspora che purehanno il cuore coinvolto con quel paese, ragionano con le loro teste. Un pacifista italiano che va fuori dal perimetro del ghetto a gridare fascista agli ebrei non è diverso da un terrorista o, ancor peggio, da un fraticello di Assisi.

  8. anna scrive:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/01/news/grossman_blitz_gaza-4482527/
    di Grossman

    NESSUNA spiegazione può giustificare o mascherare il crimine commesso da Israele 1 e nessun pretesto può motivare l’idiozia del suo governo e del suo esercito. Israele non ha inviato i suoi soldati a uccidere civili a sangue freddo, in pratica era l’ultima cosa che voleva che accadesse, eppure una piccola organizzazione turca, dall’ideologia fanatica e religiosa, ostile a Israele, ha arruolato alcune centinaia di pacifisti ed è riuscita a fare cadere lo Stato ebraico in una trappola proprio perché sapeva come avrebbe reagito e fino a che punto era condannato, come una marionetta, a fare ciò che ha fatto.

    Quanto deve sentirsi insicura, confusa e spaventata una nazione per comportarsi come ha fatto Israele! Ricorrendo a un uso esagerato della forza (malgrado aspirasse a limitare la portata della reazione dei presenti sulla nave) ha ucciso e ferito civili al di fuori delle proprie acque territoriali comportandosi come una masnada di pirati. È chiaro che queste mie parole non esprimono assolutamente consenso alle motivazioni, nascoste o evidenti – e talvolta malvagie – di alcuni dei partecipanti al convoglio diretto a Gaza. Non tutti sono pacifisti animati da intenzioni umanitarie e le dichiarazioni di alcuni di loro riguardanti la distruzione dello stato di Israele sono infami. Ma tutto questo ora è irrilevante: queste opinioni non prevedono, per quanto si sappia, la pena di morte.

    L’azione compiuta da Israele ieri sera non è che la continuazione del prolungato e ignobile blocco alla striscia di Gaza, il quale, a sua volta, non è che il prosieguo naturale dell’approccio aggressivo e arrogante del governo israeliano, pronto a rendere impossibile la vita di un milione e mezzo di innocenti nella striscia di Gaza pur di ottenere la liberazione di un unico soldato tenuto prigioniero, per quanto caro e amato. Il blocco è anche la continuazione naturale di una linea politica fossilizzata e goffa che a ogni bivio decisionale e ogni qualvolta servono cervello, sensibilità e creatività, ricorre a una forza enorme, esagerata, come se questa fosse l’unica scelta possibile…
    Chi ha occhi per vedere capisce e sente. Non c’è dubbio che entro poche ore ci sarà chi si affretterà a trasformare il senso di colpa (naturale e giustificato) di molti israeliani, in vocianti accuse a tutto il mondo.

  9. Laura rintallo scrive:

    Condivido quello che dice Tiziana e anche Grossman. Ciò non toglie che i giudizi dati in questi giorni sono stati ipocrito, o come dice Tiziana, cattolici.

  10. Laura rintallo scrive:

    Aggiungo, e anche qui ringrazio perchè il vostro pezzo lo sottolinea, i territori di Gaza sigillata sono volontà di Israele , dell’Egitto e della Unione europea. L’ipocrisia è addossare la sola responsabilità ad Israele.

  11. Francesco Lucrezi scrive:

    Al di là della controversa ricostruzione dei fatti, la drammatica vicenda della Freedom Flotilla non può non suscitare il più profondo sgomento, per quanto è accaduto, per quanto sta accadendo e per quanto potrà ancora accadere.
    Il profondo cordoglio per le vittime, e il legittimo desiderio di chiarimenti da parte delle autorità israeliane, non può far passare sotto silenzio le gravi responsabilità degli organizzatori della spedizione pacifista, le cui intenzioni dichiarate, anziché quelle di portare concreto aiuto alla popolazione palestinese – obiettivo che sarebbe stato tranquillamente e pacificamente raggiunto, ove si fosse accettato l’invito a fare attraccare il convoglio nel porto di Ashdod, per poi trasferire il carico a Gaza, dopo gli opportuni controlli – erano quelle di rompere il blocco navale, posto per motivi di sicurezza, sfidando l’autorità di Israele e negando il suo diritto all’autodifesa. E’ del tutto evidente che, anche se le tragiche conseguenze dell’azione non erano prevedibili, nelle loro tragiche dimensioni, una deriva violenta dell’operazione era certo da mettere in conto: non è facile impedire, con la forza, un’azione di forza, evitando che da ciò derivi alcun danno alle persone.
    Una riprovazione, anche severa, del comportamento della marina militare israeliane, non dovrebbe disgiungersi da un tale giudizio critico riguardo all’azione provocatoria dei pacifisti, e all’assoluta irresponsabilità dimostrata dal governo turco (sempre più in sintonia con le posizioni di Iran e Siria e, oggettivamente, anche di Hamas), così come la comprensione per le ragioni del governo di Gerusalemme non impedisce di esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Ma di tali argomenti, nel coro mondiale di condanna, o criminalizzazione, dello Stato ebraico, non c’è quasi traccia. E ciò, purtroppo, non sorprende. Il vaso di Pandora dell’odio antiebraico, com’è noto, non attende che di essere scoperchiato.
    Non si può disconoscere che, se intenzione degli organizzatori era, soprattutto, quella di nuocere all’immagine internazionale di Israele (con la finta rappresentazione di un nobile aiuto umanitario prestato a una popolazione soffocata da una protervo assedio: in realtà, ogni giorno entrano a Gaza, dai valichi già esistenti, numerosi camion di aiuti internazionali), essa sembra avere raggiunto, molto al di là delle intenzioni, uno straordinario, sinistro risultato. Con quanto beneficio per la popolazione civile di Gaza, o per la più generale causa della pace, è facile immaginare.

  12. Anonimo scrive:

    Otto delle vittime erano di nazionalità turca: si chiamavano Ibrahim Bilgen, Ali Haydar Bengi, Cevdet Kiliçlar, Çetin Topçuoglu, Necdet Yildirim, Fahri Yaldiz, Cengiz Songür, Cengiz Akyüz. La nona vittima, Furkan Dogan, aveva origini turche ma nazionalità statunitense.
    L’esercito israeliano sostiene che su cinque delle sei navi, l’abbordaggio è avvenuto pacificamente e senza violenze. Solo sulla Mavi Marmara le cose sono andate storte. Israele dice che le indagini sono ancora in corso,

  13. Anonimo scrive:

    La crisi di Gaza ha fatto venire alla luce una combattiva pattuglia di giovani congressisti democratici che hanno convinto Barack Obama a sfruttare la situazione venutasi a creare per rafforzare, e non indebolire, i rapporti con Israele, al fine di impedire ad Hamas di rafforzarsi ai danni del negoziato israelo-palestinese. Si tratta dei deputati Anthony Weiner, Jerrold Nader e Gary Ackerman eletti a New York, del deputato della Florida Ron Klein e della senatrice di New York Kristen Gillibrand. A Capitol Hill non si parla di altro che della determinazione di Weiner, pupillo di Hillary Clinton che per compagna ha una musulmana.
    (maurizio molinari, la stampa

  14. Sandro Masini scrive:

    Sarebbe bene non parlare di pacifisti, forse qualcuno era imbarcato sulle navi, ma basta vedere che ne faceva parte il rerrorista mons.Capucci. (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei).
    Gli israeliani a mio parere hanno errato a fermaare le navi nelle acque internazionali, e non quando queste fossero entrate nelle acque territoriali.
    Se le navi dovevano portare generi di “conforto” non era necessario che fossero accompagnati da ca. 700 c.a. persone, questi non apparivano certo avere intenzioni pacifiche

  15. Elena scrive:

    Pacifisti, brutta razza
    Ecco chi sono gli italiani in rotta su Gaza. Lavorano per la radio dell’Iran, scrivono su siti negazionisti che denigrano “l’ebreo Carlo De Benedetti”, firmano appelli sul “cosiddetto olocausto” e assistono i figli dei kamikaze
    Chissà se l’Ingegner Carlo De Benedetti sapeva chi fosse la pacifista italiana di ritorno da Gaza che ieri, sulla prima pagina di Repubblica, ha firmato un lungo racconto della sua detenzione in Israele. Angela Lano ha fatto parte del gruppo di italiani saliti a bordo della “Freedom Flottilla” assaltata dai commandos israeliani. Lano è una collaboratrice di TerraSantaLibera, uno dei principali portali dell’antisemitismo italiano monitorato anche dal Parlamento.