Archivio di maggio 2010

Funerali di Stato per i nostri soldati, ma solo e sempre sotto il controllo e la regia dei gerarchi cattolici.

giovedì, 20 maggio 2010

Anche per le ultime due vittime del terrosismo afghano si svolgeranno solenni funerali in cui lo Stato abdicherà ai suoi compiti lasciando che vengano svolti in un contesto in cui il ruolo della religione cattolica, ancora e sempre “di Stato”, si sovrapporrà a qualunque significativa presenza e intervento dello Stato laico. In Spagna pochi mesi fa è stato posto rimedio a questa anomalia separando nettamente i due momenti, civile e religioso, nel rispetto dei diversi ruoli dei due diversi soggetti. Ma in Italia, Vicereame del Papa Re, lo Stato si presenterà in ginocchio come sempre davanti all’Autorità religiosa anche quando si tratta di onorare i suoi soldati morti per la Patria e non per il Papa Re. E’ quello che succederà anche oggi a Roma nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.

19/5/10 – Capitale infetta, nazione corrotta

mercoledì, 19 maggio 2010

La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia, Il Cavaliere e la notte, Adelphi, 8 €)

Qualche giorno fa a Roma si è sbriciolato un po’ di Colosseo. Manco tanto, un pezzetto di malta, ma quella calcina è il simbolo plastico del degrado. A Roma non funziona niente e si vive male. Ma si vive male maestosamente: una buca sull’asfalto è una voragine che quando piove le macchine ci affondano e le persone sul marciapiede vengono schizzate fin sopra i capelli, non esiste più un angolo di strada che non sia sommerso di macchine moto biciclette, parcheggiare sugli scivoli per l’handicap è normale, anzi, la maggior parte degli automobilisti presume che sia una faciltazione per le moto. Ovunque nel mondo i ciclisti danno una idea di salute e amore per l’ambiente, a Roma il ciclista è pericolosissimo perché pedala sui marciapiedi e se per caso ti azzardi a dirgli di andare sulla strada ti risponde vacce te a fatt’ammazzà dalle machine. Del resto il pedone rischia anche camminando sui marciapiedi, perché tombini, buchi, manifesti a strati che si staccano dai muri – a volte ancora collosi - catene lasciate intorno ad alberi e pali mentre la moto e/o la bici sono in uso, radici di alberi che svellono l’asfalto, monconi di tronco, cacche di cane umide, rendono la passeggiata a rischio caduta. In genere il caduto viene sempre aiutato da qualcuno che lo sollecita a fare una denuncia al Comune… Ovunque manifesti e cartelloni anche in pieno centro. Nascono associazioni per denunciare gli abusi, ma quasi tutti sono autorizzati dall’amministrazione capitolina. Gli autobus sono un’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa), e talmente pieni che invidi i polli che almeno hanno lo spazio di un foglio a4. La metro, unica al mondo, diffonde musicaccia e pubblicità, talmente fastidiosa da rendere un’oasi di pace la discesa in piazza di Spagna piuttosto che a Termini. I taxi sono un servizio pubblico, ma talmente costoso che lo stesso tassista dimentica di essere tale e si comporta come se il malcapitato fruitore fosse un ospite sgradito. Di fatto gli autisti pubblici sono una etnia: quelli degli autobus sono dei poveracci senza nessuna etica e maltrattano in maniera indecorosa i poveracci come loro: fanno finta di non sentire la richiesta di fermata, ripartono di corsa se uno è zoppetto o anziano, maltrattano i romeni – che i romani chiamano rumeni - parlano al telefono dei cazzi loro e si scocciano se per caso qualcuno azzarda la richiesta di una strada che generalmente dicono di non conoscere anche se è sul loro percorso. I tassisti invece fumano e scoreggiano sul taxi mentre aspettano al posteggio, viaggiano solo con tagli da 100 € e per portarti da piazza Bologna a piazza Venezia vorrebbero passare per il raccordo anulare. Inoltre autobus e metro sono spesso fermi per sciopero del personale; rivendicazioni quasi sicuramente ragionevolissime, ma rivolte verso gli utenti e gradite alle aziende che risparmiano l’usura dei mezzi semifatiscenti mentre hanno già incamerato i soldi dei biglietti degli utenti che si vedono sottratto dall’abbonamento almeno un mese all’anno. Dal canto loro i cervelloni dell’Atac, per l’arroganza di uno, hanno soprresso una importante fermata per ben trenta linee di autobus senza neanche ipotizzare una variante (che sarebbe chiedere all’arrogante di spostarsi nel luogo per lui riservato ma che lui disprezza perché fa troppo istituzionale). E’ peggiorata la città con la discesa degli onorevoli del nord, i giovani deputati leghisti con pochette verde e cravatte con nodi esagerati che dopo aver rotto le palle al mondo con Roma ladrona si sparpagliano nei più cafoni e cari ristoranti e bar da piazza Navona al Pantheon. Ma è anche la città dove Cesare Salvi, quello che ha scritto Il costo della politica, parla al cellulare a voce di testa nei vicoli di Roma mentre stai facendo un prelievo al bancomat e fai un cenno come a dire abbassa la voce e lui ti manda a fanculo e dice al telefono na stronza, chissà che se crede da esse. Il centro storico ha quasi completamente espunto i nativi, in compenso ci abitano i vip. Che sono valletti, velini, giornalisti (una professione una volta nobile, oggi da servo) politici liftati. Spesso in affitto in case di proprietà della Santa Sede. E ancora, a Roma parecchi romani non sanno dove sta Porta Pia. La città è sporchissima, ma per il decoro urbano il sindaco ha firmato pletore di ordinanze per smaltire mignotte e travestiti dalle strade, però in via Urbana e viale Giotto (vicino a casa mia) ci sono anche alle due del pomeriggio. E comunque non sembrava e non sembra un gran problema. In questa situazione il sindaco che è stato eletto promettendo ordine e sicurezza pensa in grande: Olimpiadi, Formula 1, due stadi, ritocchi all’Ara Pacis (appena fatta) per 45milioni di € e altre stronzate. In compenso gli internazionali di tennis (che si tengono a Roma praticamente da sempre) possono essere pure trasferiti a Milano. Si vanta del successo avuto coi mondiali di nuoto , purtroppo il sindaco non conosce gli idiomi esteri né prende l’autobus, altrimenti avrebbe sentito giovani norvegesi, tedeschi, americani, definire “pittoresca” la navetta pomposamente chiamata Nuoto per raggiungere i giochi. Sto sciocco! Passando davanti al Colosseo ferito i centurioni romani con i sandali birkenstock e il collant di lana marrone indicano ai turisti, che puntano il dito, la casa dell’ex ministro Scajola (e di Lory Del Santo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.ilpost.it/roma/files/2010/05/orologi.jpg (che ci crediate o no, questi orologi sono in via Nazionale e le foto sono state scattate contemporaneamente)

http://www.ilpost.it/2010/05/18/no-le-olimpiadi-no/

La Legge sulla Tortura Obbligatoria di fine vita…

martedì, 18 maggio 2010

…sta per arrivare in discussione alla Camera. Rispetto al Senato ci saranno alcune piccole modifiche che non cambiano però la sostanza liberticida del testo in discussione. Intanto qua e là nel paese si confrontano in pubblici dibattiti politici e intellettuali. Vi segnaliamo questa sintesi curata dall’Associazione LiberaUscita di un dibattito svoltosi a Roma.

La terza via ?

Ieri sera a Roma, presso lo “Spazio Cremonini al Trevi”, è stato presentato il libro del sen. Domenico Nania “Il testamento biologico. La terza via”, della Koinè Nuove Edizioni.
Erano presenti, oltre l’autore, il Presidente emerito della Corte Costituzionale, prof. Giovanni Maria Flick, il sen. Vannino Chiti e S.E. Monsignor Rino Fisichella. Coordinatore: Francesco Giorgino, del TG1.
Con questo libro il sen. Nania intende dimostrare che “partendo da una prospettiva costituzionale e non laicista o integralista si può trovare il punto d’incontro tra la libertà di decidere dell’individuo e i compiti istituzionali della Repubblica”.
Già dalla premessa rileviamo come il termine “laicista” sia volutamente usato non per indicare “l’atteggiamento ideologico di chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica” (Il nuovo Zingarelli), bensì un atteggiamento contrario alla Costituzione, la quale è invece basata sul principio della laicità. Purtroppo, tale snaturamento del lessico è divenuto ormai normale: lo stesso Coordinatore l’ha usato nel suo intervento iniziale. A ciò aggiungasi l’uso improprio del termine “eutanasia”, che ormai non significa più  ”buona morte, morte tranquilla e naturale” (Zingarelli), bensì “cattiva morte”, se non “omicidio”.
Passando alla proposta del sen. Nania, “la terza via” sarebbe quella di bypassare lo scontro ideologico, ossia di cancellare dal ddl in discussione alla Camera il riferimento alla “indisponibilità” della vita e il divieto di rinunciare alla idratazione e alimentazione forzata, ed in cambio prevedere che coloro che rifiutano tali trattamenti, che l’autore considera di sostegno vitale, siano dimessi dalle strutture pubbliche e vadano a morire a casa loro.
Ciò nella concezione che le cure palliative debbano essere destinate soltanto a chi vuol vivere e non a chi vuole morire.
Considerato che è già un diritto lasciare l’ospedale quando si vuole (vedi il caso Nuvoli in Sardegna), appare evidente lo scopo del sen. Nania: indurre i cittadini a NON sottoscrivere alcun testamento biologico.
Se questa sarebbe “la terza via”, meglio allora nessuna legge.
Il prof. Flick e il sen. Chiti, mentre condividono l’idea di eliminare dal ddl il riferimento alla indisponibilità della vita e all’obbligo dei trattamenti di sostegno vitale, non sono della stessa opinione dell’autore. Il prof. Flick ha ricordato che la leniterapia non ha come obiettivo il mantenimento in vita bensì l’eliminazione o l’attenuazione del dolore. Nemmeno Mons. Fisichella è d’accordo con l’autore, ma da un punto di vista diverso. A suo giudizio, poichè la vita è giustamente inviolabile è di conseguenza indisponibile. Con ciò ammettendo ciò che a parole non dice, ossia che è indisponibile perchè non è a disposizione della persona bensì del suo creatore.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

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17/5/10 – Ripetere giova.

lunedì, 17 maggio 2010

“Questa non è una pipa”, scrisse il pittore René Magritte sotto l’immagine di una pipa. “Questa non è una ingiustizia”, dice il Consiglio di Stato rispetto a un suo provvedimento sull’ora facoltativa di religione.

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Lorenzo Milani)

La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnamento della religione “ai fini dell’attribuzione del credito scolastico” intacca il principio d’uguaglianza e inserisce un criterio di esclusione per chi quel “credito” non può o non vuole accumularlo. La sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un raggiro, applicando gli stessi parametri ai corsi alternativi, ma tutti sanno che quei corsi mancano nella maggioranza delle scuole. Oltre ad essere un ossimoro parlare di ora alternativa ad una ora facoltativa. L’ordinanza proposta dal ministro dell’Istruzione Fioroni (Pd) e abbracciata dall’attuale ministro Gelmini, ha riportato di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della prima sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale, è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi, giornalisti, artisti, valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico intenti a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia, che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è discutibile che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei. Eppure, queste insignificanti e pericolose proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me – il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ora-di-religione-nei-crediti-formativi-verso-nuove-discriminazioni/

Anche gli ebrei si confrontanto con l’integralismo di casa propria.

sabato, 15 maggio 2010

Succede a Torino, dove la rigida ortodossia del rabbino capo Alberto Somekh ha provocato la sua rimozione. Caso unico in Italia e forse anche in Europa, ma il rabbino non è stato ritenuto capace di misurarsi con la modernità e con la laicizzazione generalizzata che riguarda la comunità ebraica come quella cristiana. La differenza è che nel caso dei cristiani cattolici un papa iper-tradizionalista (e nemmeno un vescovo integralista) potrà essere mai rimosso dal basso, dal momento che il, potere assoluto proviene dall’alto verso il basso e non viceversa.

Dal Corriere della Sera del 14/05/10
articolo di Marco Ivarisio

Anche le storie complicate si possono raccontare con un’immagine semplice. L’immagine è quella di Tullio Levi che alle nove di sera entra in sinagoga da una porticina laterale dopo aver attraversato l’omonima piazzetta dedicata a Primo a testa bassa, con una faccia sulla quale si leggono tutti questi anni di tensione sotterranea e nessuno dei sorrisi che si addicono ai vincitori. Tocca a lui, il presidente della comunità ebraica torinese, annunciare al Consiglio che è finita, il rabbino capo Alberto Somekh è stato infine rimosso.

«Almeno adesso è tutto più chiaro», dice. Ci sono strappi che durano anni, si protraggono nel tempo, ma quando ottengono i timbri dell’ ufficialità lasciano dietro di sé una sensazione di sconfitta generale. Non era mai successo, nella storia centenaria dell’ebraismo italiano, che un rabbino venisse cacciato. E a memoria di Levi anche in Europa dovrebbe essere la prima volta. La decisione è stata comunicata ieri da Roma, dove l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aveva istituito una commissione fatta apposta per dirimere la disputa. Ha ragione il Consiglio di Torino che ne aveva chiesto la revoca dall’incarico, è stato il verdetto definitivo, il rabbino se ne deve andare.

Ci sono voluti anni per arrivare a una decisione definitiva, perché dietro alla «incompatibilità ambientale» di Somekh, così l’aveva definita il Consiglio, si agita una questione che ormai percorre come un fiume carsico l’ebraismo italiano, quella di una ortodossia che fatica a confrontarsi con le esigenze di Comunità sempre più piccole e al tempo stesso sempre più «miste» che chiedono ai loro maestri atteggiamenti più inclusivi. Levi rivendica l’ortodossia degli ebrei di Torino, ma al tempo stesso racconta di un contrasto che trova le sue radici proprio nell’incapacità presunta del rabbino di leggere i tempi che cambiano. «Noi siamo ortodossi – dice -, e ci teniamo a ribadirlo. Piuttosto, Somekh ha enormi difficoltà a rapportarsi con la complessità di una comunità come la nostra. Non è questione di rigidità o di troppa ortodossia. Ma un rabbino deve tenere presenti le multiformi realtà nella quale vive e lavora. Deve avvicinare, e non allontanare dalla sinagoga. Negli ultimi anni, ha dimostrato invece diessere insensibile nei confronti dei sentimenti e dei problemi dei nostri giovani».

Nel gennaio del 2007 Levi si era dimesso, e con lui il Consiglio, per protesta contro l’operato del rabbino. Il suo estremo rigore era individuato come causa del disamore di molti ebrei torinesi, cresciuti in una comunità tradizionalmente laica. Somekh, nato a Milano nel 1961, padre iracheno e madre polacca, dottore in studi talmudici alla Yeshiva University di New York, era arrivato a Torino nel 1992 e subito aveva introdotto tesi che scartavano con la tradizione locale, come il dissenso su una Scuola ebraica aperta a tutti. I suoi rifiuti a celebrare Bar Mitzvah – la cerimonia che segna l’ingresso nella vita adulta – di famiglie non completamente osservanti, erano diventati una consuetudine. Ne aveva fatto le spese anche il nipote di Primo Levi, e basta il nome.

L’atteggiamento del rabbino verso le famiglie miste, quelle in cui la madre non è di religione ebraica, è sempre stato di totale chiusura. I riti del sabato intanto andavano deserti, destando la preoccupazione della Consulta rabbinica italiana. Solo una settantina di fedeli in sinagoga, su 870 iscritti alla comunità, la terza più grande d’Italia dopo Roma e Milano. «In questi anni – è l’accusa di Tullio Levi – i comportamenti contraddittori del rabbino hanno alimentato drammi individuali e familiari. Ma la tendenza in atto proprio nell’ebraismo ortodosso non è volta all’emarginazione delle famiglie miste, bensì al loro recupero». Era il 23 marzo del 2009 quando il Consiglio della Comunità ebraica di Torino ha votato la revoca del mandato di rabbino capo a Somekh. Dopo dimissioni date e ritirate, lettere e petizioni, ricorsi e cause, il conflitto è andato avanti fino a ieri.

«Una questione profonda e delicata» dice Claudia De Benedetti, torinese, vicepresidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane. Non aggiunge altro, perché sa bene che quel che è successo non è una bega locale. Non riguarda solo la sua città ma l’intero ebraismo italiano, alle prese da tempo con una emorragia di aderenti che gli studiosi attribuiscono alla laicizzazione della società, alla difficoltà di educare i figli nel rispetto di regole antiche e complesse. E’ successo qui, una lacerazione che conduce a una prima volta assoluta. «Ne avremmo fatto volentieri a meno, di questo record» è il congedo amaro di Tullio Levi. E sulla sua faccia non si legge alcun sollievo per l’allontanamento di un «nemico». Ma solo tanta preoccupazione per un cambio di stagione che si annuncia comunque incerto.

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14/5/10 – Gola

venerdì, 14 maggio 2010

I golosi si scavano la fossa con i denti

Il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’accordo conclusosi tra conservatori (tory) e liberaldemocratici (libdem) inducono ad alcune riflessioni amare. Intanto che in pochi giorni si è arrivati ad un accordo nonostante le grandi diversità fra i due partiti e i due leader (David Cameron e Nick Clegg). La giovane età del primo ministro e del vice e dei principali ministri (George Osborne a 39 anni è il più giovane cancelliere dello scacchiere nella storia del Regno Unito, equivalente al nostro ministro dell’economia) , il “vecchio” William Hague, ministro degli Esteri è del ’61. Ma non è solo l’età che da l’idea del nuovo, ma lo stile, l’approccio con gli elettori, il rapporto con le minoranze. Ben diversa la situazione in Italia dove gli stessi uomini si ripropongono limitandosi a cambiare partito, fondandone di nuovi, inventandosi fondazioni dai nomi roboanti, incontrandosi in splendidi borghi medioevali. E il tutto senza mai una autocritica sui danni che hanno prodotto. Stupefacente in questo senso l’intervento di Veltroni che ha chiesto un cambio di passo al segretario del Pd (Bersani) da poco eletto col sistema delle primarie. Con una sicumera così sfrontata da non specificare su cosa si deve cambiare il passo, e, dimenticando che sotto la sua guida ha regalato la più grande vittoria a Berlusconi, e per questo capolavoro si è dimesso da sindaco di Roma (non propriamente l’ultima della città) dopo essere stato eletto con un voto bulgaro. E cosa c’è di peggio di tradire la fiducia di chi ti ha votato?
Talmente vecchi e muffiti questi leader che perdono le staffe quando gli si ricordano le loro magagne, che ostacolano la crescita di quei pochi giovani che, capito l’andazzo, dopo il primo libero pigolio si ingegnano a cercare la cordata che gli consentirà se non la guida un posto nella fila.
Dal nostro cortile addirittura nobile è sembrato il gesto di Gordon Brown che ha lasciato la guida del Labour per consentirne la ricostituzione. David Miliband*, ministro degli Esteri del governo Brown, si è candidato alla leadership del partito laburista. Non è l’unico candidato, ma è dato per vincente e, per quel che conta, io tifo per lui.
Un antico detto recita ne uccide più la gola che la fame: il grasso ostruisce le carotidi e pian piano l’ossigeno non arriva più al cervello e crepi. E’ possibile che questa sia la fine dei nostri ingordi uomini politici, il grave non è il loro soffocamento, anzi, ma che ci trascinano nel baratro con loro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*David Miliband è figlio di una polacca, Marion Kozak, e di un belga Ralph Miliband, intellettuale marxista. Si dice ateo ma non manca mai di sottolineare la rilevanza che le origini ebraiche hanno avuto nella formazione della sua identità, anche politica, perché lo hanno reso più partecipe alle questioni delle minoranze. Dopo gli studi di economia e filosofia ad Oxford entra in politica negli anni ’90 diventando ben presto il più stretto collaboratore di Tony Blair.

Fatima e il terzo segreto.

venerdì, 14 maggio 2010

Pubblicata nell’anno 2000 l’ultima versione delle fantasie di Suor Bucia.
Ecco il testo del terzo segreto di Fatima reso pubblico dalla Chiesa Cattolica nel 2000:
«Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. »

Un sito per riunire e mobilitare le vittime dei preti pedofili.

giovedì, 13 maggio 2010

Abbiamo ricevuto questa segnalazione che volentieri facciamo conoscere.

Gentile sig.Giulio C. Vallocchia ,

ci siamo già sentiti il mese scorso e siamo presenti negli indirizzi della Vostra posta. Ci scusi per il ritardo della comunicazione. ,

Siamo il gruppo di vittime e familiari di vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti.

Come Le spiegavo stiamo cercando di creare un collegamento in Italia fra chi ha subito la pedofilia clericale.

Già alcune persone ci hanno contattato.

Abbiamo aperto un sito : http://www.lacolpa.it/

(finora abbozzato) che vorrebbe essere riferimento per coloro che sono stati coinvolti in questo dramma.

Abbiamo organizzato un incontro fra le vittime a Verona per il 25 settembre 2010.

Il nostro scopo iniziale è quello di creare uno spazio di fiducia e confidenza per chi non è mai riuscito a parlare degli abusi subiti.

Le saremmo grati se pubblicizzasse la nostra iniziativa.

Se poi avesse avuto l’occasione di essere stato contattato da qualche vittima, Le saremmo ulteriormente riconoscenti se La portasse a conoscenza di questo nostro tentativo.

Ogni consiglio è comunque prezioso.

Disponibili per chiarimenti Le porgiamo cordiali saluti.

Fiorenzo Bugatti tel. 340 7026543.

Il testo della Legge sulla Tortura Obbligatoria di fine vita approvato dall’apposita Commissione della Camera.

giovedì, 13 maggio 2010

Non sarà rispettata in nessun caso la volontà espressa dai cittadini su idratazione e alimentazione forzata, così come vogliono i gerarchi vaticani, eredi diretti dei torturatori della Santa Inquisizione.

Roma, 12 mag. (Adnkronos/Ign) – Via libera della Commissione Affari sociali della Camera al ddl sul testamento biologico. “Il provvedimento – spiega Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione, all’Adnkronos Salute – è stato approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Udc e con quello contrario di Pd e Idv”. La misura, che nel marzo 2009 ottenne l’approvazione del Senato, “dovrebbe arrivare nell’Aula di Montecitorio tra giugno e luglio”. Secondo Palumbo, rispetto al testo Calabrò varato da Palazzo Madama “la modifica più importante sta nel fatto che idratazione e alimentazione artificiali”

, il passaggio più delicato dell’intero provvedimento, “potranno essere sospese qualora risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo”. Ovvero quando diventano di fatto dannose per il malato. Ma la strada rimane quella tracciata dal provvedimento che ottenne il disco verde del Senato. Se il ddl uscito dalla Commissione quest’oggi diventasse legge, infatti, “non sarebbe possibile sospendere idratazione e alimentazione artificiali in un caso come quello di Eluana Englaro”, la donna rimasta in coma vegetativo persistente per 17 anni prima che le venissero sospese idratazione e alimentazione. Il relatore del provvedimento, Domenico Di Virgilio, ha spiegato che il via libera arriva ”dopo un lavoro lungo, iniziato l’8 luglio 2009 e conclusosi oggi 12 maggio 2010, e che si è protratto quindi per oltre 10 mesi con 43 sedute, 3 delle quali sono state dedicate ad audizioni”. ”Pur tra contrasti e posizioni differenziate – ha detto Di Virgilio – certo non si può dire che non sia stato dato ampio spazio alla discussione o che ci siano state limitazioni nell’esprimere opinioni anche controverse. Desidero infatti sottolineare che oltre a 6 miei emendamenti ne sono stati approvati ben 13 dell’opposizione. Ora il testo sul testamento biologico passerà quanto prima all’esame dell’Aula della Camera – conclude Di Virgilio – e mi auguro che venga presto approvato”. L’opposizione però annuncia battaglia. “Il testo della legge sul testamento biologico, il cui esame si è concluso oggi in Commissione Affari sociali della Camera, non rispetta la volontà del paziente e non prevede la sua presa in carico e la valorizzazione della relazione di fiducia tra medico e lo stesso paziente” sottolinea in una nota Livia Turco, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali a Montecitorio. “La norma – incalza – che di fatto impone l’accanimento terapeutico per legge è stata corretta solo marginalmente e in modo pasticciato. Quella mostruosità viola il rispetto della libertà di scelta della persona e l’autonomia professionale dei medici che, per noi, sono i due punti di riferimento fondamentali per una legge umana sul fine vita. Da parte nostra continueremo la battaglia durante la discussione in Aula”, conclude Turco. Per Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn al Senato, il testo del disegno di legge è ”una vera sopraffazione”. “Il Pdl – insiste in una nota Marino – non ha voluto modificare la sostanza della legge sul testamento biologico, ribadendo una posizione che va contro la libertà di scelta degli individui e va contro la Costituzione che sancisce invece tale diritto”. Ma critiche al testo arrivano anche dal deputato del Pdl Benedetto Della Vedova che punta il dito contro il Carroccio. ”Nonostante gli sforzi del relatore Di Virgilio, dalla Commissione Affari sociali della Camera esce un disegno di legge sul fine vita massimalista sul piano ideologico, fragile su quello normativo e perfino più contraddittorio di quello licenziato dal Senato” dice Della Vedova. ”Ora spero che nell’aula della Camera, in una discussione più pubblica e aperta, ci sia spazio, tempo e modo di discutere e di cambiare una proposta che, approvata in questa forma, farebbe più danni di quanti si propone di evitarne. Visto che, come è emerso in commissione, è ormai la Lega , anche su questo, a dettare la ‘linea dura’, spero che sia il Pdl nel suo complesso, e non solo una sua componente o minoranza, a recuperare una posizione moderata e ragionevole, uguale o almeno analoga – sottolinea – a quella sostenuta dalle forze liberal-conservatrici europee”

12/5/10 – Insabbiatori e bonificatori

mercoledì, 12 maggio 2010

“Aderisco all’iniziativa come credente e come sindaco di Roma, città che ha un legame speciale di riconoscenza e devozione con il Santo Padre, al quale vogliamo testimoniare il nostro sostegno e il nostro filiale affetto in un momento di difficoltà per la Chiesa” (dal sito del Comune di Roma, adesione alla manifestazione dei movimenti ecclesiali domenica prossima in piazza san Pietro)
Affermi che non hai fratelli. Bene, dimostramelo (proverbio ebraico
)

Un gruppo numeroso di intellettuali, scienziati, imprenditori, parlamentari hanno scritto una lettera al segretario del Pd , chiedendogli di non chiudere la porta all’energia nucleare cedendo ad una tentazione demagogica e antiscientifica. Tra i firmatari Umberto Veronesi, Margherita Hack, Edoardo Boncinelli, Gilberto Corbellini, Pietro Ichino.
Appello interessante che, speriamo, entri a far parte del dibattito tra una cretineria e l’altra inseguita dai frivoli cosiddetti giornalisti italiani.
Non bisogna aver paura del progresso scientifico e tecnologico, ma si può ragionevolmente affidare la costruzione e la gestione di centrali nucleari ad una classe politica e imprenditoriale che non conosce regole e rigore? E dove i controllori sono troppo spesso in balia dei controllati. L’Italia è il paese dove non si verifica il calcestruzzo e si ignorano le norme antisismiche, franano le rocce le coste e i costoni, interi paesi sono inghiottiti dal fango e, per trasandatezza nella manutenzione, cade un pezzo di intonaco del Colosseo e crolla parte della volta della Domus Aurea. Tutte cose gravissime, ma quasi nulla al confronto delle possibili conseguenze di una trascuratezza e superficialità nella costruzione e gestione di una centrale. Va inoltre ricordato che fino a qualche giorno fa il progetto era nelle mani di Scajola persona inaffidabile (giudizio politico e non pregiudizio) e casinara. Di più, dove verrebbero innalzate queste centrali? I presidenti delle regioni, di destra e sinistra, escludono che possa succedere nella loro regione, e del resto la densità della popolazione altissima in Italia restringe di molto le possibilità. A meno che non si vogliano sacrificare le coste della Sardegna o della Puglia che è più vantaggioso sfruttare turisticamente. E ancora, se i lavori iniziassero oggi (e non è così) i primi vantaggi, cioè quel 10% di energia elettrica prodotto dalle nuove centrali, sarebbe usufruita fra un paio di generazioni. Sarebbe più sensato investire soldi (di cui tra l’altro l’Italia non dispone) in energie rinnovabili così come si fa in parecchi paesi europei. Insomma, è un argomento complesso che non può essere osservato attraverso le lenti spesse dell’ideologia e non sarebbe male che Bersani, al quale è stata scritta la lettera, partecipasse al dibattito. In fin dei conti se si guida un partito se ne deve dimostrare anche l’utilità. Se non si discute di nulla – oppure solo di scissioni, abbandoni, valzer di segretari – a che serve il Pd?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it