A 150 anni dall’Unità d’Italia una riflessione su quanto pesa e quanto costa la piovra vaticana.

Dal nostro cortese lettore Marco Bertinatti.

Pensieri dimenticati dei nostri Padri Fondatori.

Forse, in questi giorni durante i quali vengono celebrati i 150 anni dell’unità d’Italia sarebbe bene ricordare le reali motivazioni di coloro che l’hanno effettivamente realizzata, chiaramente sintetizzate nelle parole di colui al quale nessuno può negare il titolo di “Padre della Patria”. Mi sto evidentemente riferendo a Giuseppe Garibaldi, il quale riteneva che il  Papa fosse il più acerrimo nemico dell’Italia e dell’unità “la più nociva di tutte le creature, perché egli, più di nessun altro, è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli…”. Con buona pace dei Patti Lateranensi, siglati da un dittatore fascista in sostituzione della precedente Legge delle Guarentigie mai ratificata dal Vaticano, quell’abominio giuridico
avente il fine di risarcire una Monarchia Assoluta dei beni confiscati dal nuovo Stato. Quando a tutti è noto che questi derivano da una serie di frodi iniziate con la celebre “Donazione dell’imperatore Costantino”, il colossale falso storico dal quale ha avuto origine lo sterminato patrimonio della Chiesa ed il potere temporale dei pontefici. Questo infame giogo, richiamato addirittura nella nostra Costituzione, potrebbe essere abrogato con il più ampio consenso se solo i rappresentanti del popolo intendessero realmente esprimerne la volontà. Nulla vieterebbe comunque ai fedeli di qualunque religione di continuare a retribuire direttamente i rappresentanti in Terra del loro Dio. La stessa esistenza di tre differenti monoteismi,
ferocemente contrapposti, dovrebbe far insorgere qualche dubbio ma uno stato liberale deve permettere qualunque opinione, “permettere” non “pagare”! Queste semplici considerazioni derivano dall’attualizzazione
della celebre formula “Libera Chiesa in Libero Stato”, peraltro pronunciata da un cattolico liberale (autentico ossimoro ai nostri giorni) come Charles de Montalembert e poi ripresa da Cavour.

Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@poste.it

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