Archivio di aprile 2010

19/4/10 – Quando la morte mi chiamerà…

lunedì, 19 aprile 2010

…forse qualcuno protesterà/quando avrà letto nel testamento quel che gli lascio in eredità/non maleditemi non serve a niente tanto all’inferno ci sarò già. (Faber)

Che cosa ci fa paura della morte? Il dolore che l’accompagna sicuramente. E poi di non potere più godere del profumo dell’erba, della dolcezza del miele, del calore di un corpo amico… ma anche che si faccia strame dei nostri pensieri, delle nostre idee. In breve, che di noi si tramandi un ricordo che non ci somiglia. Qualche giorno fa ad 88 anni – un’età che mi fa aggricciare la pelle perché è quella della persona di cui più patirei la fine – è morto Raimondo Vianello. Comico surreale nel lungo sodalizio con Ugo Tognazzi, ha incarnato lo stereotipo del maschio italico in coppia con Sandra Mondaini collega e moglie, interpretando il marito annoiato dalla compagna gelosa noiosa esigente. Pare che abbia patito quando Luciano Salce girò Il Federale, affidando a Tognazzi il ruolo del titolo; avrebbe desiderato interpretare il professore antifascista che lo sciocco federale è incaricato di condurre a Roma. Probabilmente sarebbe stato perfetto nel ruolo. Fu un bersagliere, poi aderì alla Repubblica di Salò. Come Dario Fo, Luciano Salce, Giorgio Albertazzi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari… E’ stata ricordata la tendenza british e la sua eleganza, ma nei coccodrilli – per simpatia? - si è preferito ignorare la sua caduta di stile quando, durante un programma sportivo che conduceva, dichiarò che avrebbe votato per la neonata Forza Italia incoraggiando la valletta Antonella Elia a dichiararsi. A cadavere ancora caldo i sempiterni Costanzo, Parietti, Baudo, Zanicchi si sono buttati a dichiararsi amici discepoli eredi. Ma, ormai, come è accaduto qualche mese fa per Bongiorno per cui addirittura si allestì il funerale di Stato (religioso ovviamente) lo spettacolo si consuma in chiesa. Diretta tv su canale 5, primi piani impietosi sulla “povera Sandrina”, Berlusconi incerto se ridere – come sempre fa quando si accende la telecamera – o piangere accarezzando gli inconfondibili capelli biondi di Mondaini, commenti entusiastici dei giornalisti conduttori sulla retorica predica del prete. Sacerdoti che compiacenti accettano che si dia del paradiso la simpatica lettura di Lavazza dove i morti si fanno insieme un bicchierino, Pippo Baudo che chiede ai fedeli fans l’applauso per Raimondo, mentre una Parietti in gramaglie e tacco 12 guadagna un posto accanto alla sindaco Moratti. Dell’ennesimo funerale show ricorderemo i piedi nudi e gonfi della dolente Sandra, la tristezza dei due figliocci della coppia, sempre chiamati dai media “i filippini” mentre quasi sicuramente i due ragazzi nati a Milano sono italiani, il prete, che sceso dall’altare ha volto il culo a Cristo che fino a pochi momenti prima aveva pregato, per inchinarsi davanti al premier.
Che la terra ti sia lieve, signor Vianello, leggera come i sorrisi che ci hai regalato negli anni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

A proposito della inesistenza di dio.

sabato, 17 aprile 2010

Che siano i creduloni credenti a richiedere a noi atei la prova della “non esistenza” di dio è ridicolo, ma alla fin fine anche comprensibile. Almeno finchè saremo noi a chiedere nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della loro immaginaria entità soprannaturale. La nostra risposta del resto è sufficientemente esaustiva : ciò che è affermato senza prove può essere negato senza prove. Ma a volte è qualche ateo un po’ confuso ad arrovellarsi intorno al problema della prova della “non esistenza”. Uno di questi ha scritto a la Stampa. Gli ha risposto il nostro cortese lettore Marco Bertinatti con una lettera che non crediamo vedremo mai pubblicata su quel giornale.

Il prof. Odifreddi non ha certo bisogno della mia “difesa d’ufficio” ma le sciocchezze scritte da tal Ghigonetto il 16 aprile su La Stampa (avrei compreso se fossero state pubblicate il 1 Aprile) esigono una
replica, anche se potrebbe venirgli mossa da chiunque dotato di semplice “buon senso”. Il sedicente “ateo” ha dichiarato che “nessun teorema al mondo riuscirà mai a dimostrare la non esistenza di Dio…”, dimenticando che con la medesima logica non è possibile dimostrare la “non esistenza” di nulla! Ne consegue che potrebbero anche esistere i “Draghi di Carl Sagan”, quelle entità invisibili che risiedevano nel garage del  celebre astronomo sputando fuoco che non emette calore. L’unica differenza consiste nel fatto che la collettività non deve sborsare svariati miliardi di euro all’anno ai “rappresentanti” di esseri, di cui non si può dimostrare la non esistenza, per conoscere la loro vincolante opinione su tutti i fatti di cronaca o su qualunque legge promulgata dal nostro Parlamento.

Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@poste.it

Risoluzione del Contratto d’Intermediazione con Dio.

venerdì, 16 aprile 2010

Riceviamo dal nostro cortese lettore Marco Bertinatti questo interessante annuncio di risoluzione di un contratto atipico.

Dalla notte dei tempi l’Uomo si è sempre posto delle domande relativ ai fenomeni che sfuggivano al suo controllo “qual’è l’origine dei temporali?”, “perché il sole attraversa il cielo e poi scompare?”  e soprattutto “per quale motivo la vita s’interrompe?”. Inizialmente ognuno elaborava delle risposte, utilizzando quella stessa Logica che permette di correlare le cause agli effetti “se lascio cadere un sasso su di un piede, sentirò dolore”. Pertanto se cade acqua dal Cielo, necessariamente vi sarà qualcuno che la versa dall’alto e se il sole
sorge e tramonta evidentemente qualcuno lo spinge. Le Entità che sovrintendevano a queste mansioni dovevano essere molto potenti e quindi era necessario far loro dei regali per ingraziarsele, anche perché a qualcuno venne l’idea che al termine della vita si sarebbe andati presso di loro (il ragionamento non aveva molte giustificazioni ma piacque subito). Dal momento che lanciarli direttamente in Cielo era impossibile e gli oggetti bruciati scompaiono, mentre le fiamme ed il fumo si dirigono verso l’alto, si dedusse che questo era il modo più diretto per consegnare i regali, bruciarli. Questa mansione venne delegata  ad alcuni soggetti, probabilmente quelli che per difetti fisici o mentali non potevano svolgere compiti più utili. Consegnare regali alle “Entità Invisibili” non era però un compito molto gratificante e pertanto questi individui iniziarono a sostenere di essere in contatto diretto con queste ultime e la prima indicazione che ricevettero da loro fu “una parte dei regali spetta a noi”. Al giorno d’oggi gli eredi di questi “fuochisti” trattengono per intero i regali che ricevono e li utilizzano, oltre che per il loro mantenimento,  per trasmetterci l’opinione delle “Entità Invisibili” sui più svariati argomenti d’attualità. Dal momento che i recenti fatti di cronaca stanno facendo insorgere qualche dubbio sull’effettivo rapporto esistente tra queste Entità ed i loro “portavoce”,  potrebbe essere giunta l’ora per tutti i “credenti” di ritornare al passato.
Risolvete questo onerosissimo contratto d’intermediazione e rivolgetevi direttamente alla vostra “Entità Invisibile” di riferimento, se ascoltate attentamente sentirete le risposte a qualunque domanda e, miracolo, saranno esattamente quelle che vi attendete di ricevere!

Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@poste.it

16/4/10 – Nell’ebraismo

venerdì, 16 aprile 2010

Mostrami un segno o D-o… altrimenti… io mi ribellerò contro di Te. Se tu non osserverai il tuo patto, neppure io manterrò quella promessa, e tutto sarà finito, noi ci rifiuteremo di essere ancora il Tuo popolo eletto (Il Kotzker Rebbe)
Rabbi Yeoshua intervenne nella discussione sostenendo che nella bibbia è detto “la Legge non è in cielo”*. Gli studenti gli chiesero cosa intendesse dire. “Significa che dal momento in cui la Legge ci venne data sul Monte Sinai, non abbiamo più bisogno di voci celesti per decidere, perché è scritto “segui la maggioranza”**. E gli studenti chiesero, come la prese Dio? E il Rabbi rispose che non si adirò affatto, ma sorrise e disse: “i miei figli mi hanno messo in minoranza”. Non so di altra religione i cui libri sacri abbiano osato arrivare a una conclusione come questa. (Martin Buber, Racconti )
*Deuteronomio 30,12
** Esodo 23,2

E’ possibile che il problema pedofilia esista anche in altri ambienti religiosi chiusi. Proviamo a gettare uno sguardo nell’ebraismo che questi giorni è stato tirato in ballo a sproposito dai promotori del complotto. Nell’ebraismo non esiste un equivalente del seminario, le scuole rabbiniche sono spazi aperti e misti. Nel chiuso del mondo ultraortodosso, che opera soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, la pedofilia e le molestie sessuali possono prendere forma nella yeshivah (le yeshivoth sono scuole di studi talmudici) , che vengono frequentate da maschi dai 13 anni, o nei mikvoth (bagni rituali). Il fenomeno sembra essere limitatissimo, ma più casi sono stati raccolti dall’Association of Rape Crisis Centers in Israel, ong nata per raccogliere denunce di abusi e violenze sessuali. L’associazione è diffusa in tutto il paese con call center riservati ad adolescenti, donne, haredim (religiosi) e ultraortodossi. E’ bene sapere che l’ambiente ultraortodosso – che la maggior parte delle persone conosce solo per il film Kadosh (sacro) di Amos Gitai – è un mondo che vive seguendo codici comportamentali specifici. I giovani appartenenti a questi gruppi, hanno una soglia del pudore molto alta e alcuni termini sono addirittura sconosciuti; spesso anche un semplice sfioramento del corpo può essere frainteso e quindi l’Associazione ha deciso di utilizzare per questo gruppo particolare telefonisti provenienti dall’ambiente ultraortodosso.
Anche i casi di molestie avvenuti in ambienti religiosi vengono giudicati dalla giustizia comune (le corti rabbiniche hanno competenza solo sugli affari religiosi), e se un rabbino viene riconosciuto colpevole, non c’è possibilità che venga riassegnato in altre scuole o sinagoghe.
Un particolare scandalo e scalpore ha destato il recente caso di Mordechai Elon, conosciuto come il rabbino Motti, popolarissimo perché conduttore di uno show televisivo. Amato dalla destra israeliana e dai coloni per le sue critiche feroci al governo Sharon che guidò (giustissimamente nel 2005) il ritiro israeliano da Gaza, è stato accusato da Takana, un autorevole forum di rabbini che combattono le molestie sessuali. Takana sostiene che Elon ha avuto comportamenti sessuali dubbi con molti studenti maschi e giovani donne. La Corte suprema si pronuncerà entro la fine di aprile, ma nel frattempo il rabbino è stato costretto a lasciare lo show televisivo e, soprattutto, l’insegnamento. Il 70% degli israeliani, amanti di sondaggi e ghiotti di dibattiti, pretendono regole chiarissime e controlli sui rabbini. Yedioth Ahronot, il quotidiano più diffuso, ha dedicato al tema degli abusi sessuali un dossier a puntate che ha visto il contributo di esponenti laici e religiosi di primissimo piano.
Zohar (splendore) una associazione di rabbini, ha organizzato un seminario un paio di settimane fa prendendo le mosse dal caso Elon per approntare regole che scongiurino l’evenienza di un nuovo scandalo. Ma, soprattutto, per studiare modalità di comunicazione all’interno di comunità ultraortodosse che potrebbero non essere attrezzate a riconoscere gli abusi e/o affrontare il trauma delle vittime. Perché, come ricorda il Talmud “se il topo si infila nel buco è perché il buco è largo abbastanza”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Pedofilia pretesca e statistiche rivelatrici.

giovedì, 15 aprile 2010

Secondo fonti vaticane il pressapochista e confuso cardinale Bertone nell’associare la pedofilia all’omosessualità si riferiva solo a statistiche riguardanti i casi emersi fra il personale religioso cattolico. E secondo queste statistiche il 60% dei casi di pedofilia pretesca vedrebbe come protagonisti sacerdoti di orientamento omosex, mentre il 40 % evidentemente riguarda preti e frati eterosessuali. Però Bertone si è guardato bene dall’ associare l’eterosessualità alla pedofilia. In questo momento al cardinale e ai suoi fratelli serve soprattutto di trovare un capro espiatorio (i gay) su cui convogliare l’indignazione popolare, e non poteva associare alla pedofilia anche l’eterosessualità che pure al 40%, secondo le statistiche sbandierate, riguarda chi abusa di bambine e quindi, secondo la metodologia usata, ha un altrettanto colpevole orientamento eterosessuale. Da cui discende che se per ogni caso di abuso da parte di un omosesex su un bambino si può affermare che tutti i gay siano pedofili anche per ogni abuso di un “vero” maschio su una bambina possiamo affermare che tutti i maschi etero sono pedofili. Però Bertone afferma solo la prima ipotesi. E veniamo ora ad un aspetto illuminante. Siccome la scienza statistica ha regole molto precise anche se non perfette non può essere un caso che il rapporto dei preti colpevoli di abusi sessuali su bambine e bambini (che sono certamente una minoranza rispetto al numero totale di preti e frati) è di 40 a 60. Dal che discenderebbe che il 40% di tutti i preti e frati della chiesa cattolica è composto da eterosessuali e il 60% da omosessuali. Invece sul piano generale di tutta la popolazione mondiale statistiche serie comunemente accettate rivelano che il rapporto fra etero ed omo è di circa 95 a 5. Chiediamoci a questo punto come mai nella chiesa cattolica questo rapporto è invece di 40 a 60. Azzardiamo un’ipotesi. Non sarà il fatto che con il celibato obbligatorio moltissimi omosessuali maschi vedono nella carriera ecclesiastica un comodo mezzo per mettersi al riparo dalla classica e imbarazzante domanda di familiari e amici sul perchè non si sposano ? E non sarà per questo che la chiesa cattolica è così determinata nell’ostacolare il matrimonio (civile) di coppie omosessuali ? Se i gay raggiungono la piena omologazione e rispetto a livello sociale, potendosi addirittura sposare fra loro, non avranno più ragione di farsi preti per nascondere il loro disinteresse sessuale verso le donne. E la chiesa cattolica perderebbe il 60% del suo personale.

14 /4/10 – Fare la cosa giusta

mercoledì, 14 aprile 2010

I silenzi di Pio XII sulla Shoah e quelli di Benedetto XVI sulla pedofilia: tutto tace in Vaticano. Rispetto a Pio XII smetterei, per una volta, di parlare solo e soltanto di Shoah. Faccio due esempi: l’operazione Sturzo, cioè quell’alleanza con monarchici e fascisti sostenuta dal papa nell’immediato dopoguerra per garantirsi il comune di Roma e che De Gasperi non approvò. E poi la scomunica dei comunisti e dei socialisti. Questioni di ordine politico, le possiamo mettere in discussione o no? Qualcuno ci dice quali sono i paletti che possono essere superati o si tratta sempre e soltanto di un attacco al papa? Questo o quello che sia, perché un dialogo senza opinioni divergenti non è un dialogo. I silenzi a volte sono necessari per motivi tattici o strategici, ma chi si sente rispondere no comment deve sapere che i silenzi generano domande. Vorrei sapere una volta per tutte quali sono i paletti che non vanno superati con la Santa Sede… Ho la sensazione che ci sia – non tanto da parte di chi muove la critica quanto da parte di chi è oggetto della critica – la tentazione di generalizzarla per presentarla come profondamente ingiusta. Di nuovo, dalla critica all’aggressione. Così si trasforma una posizione lecita in una illecita. Con tanto di scivolamento semantico… Noi abbiamo vissuto Shoah e antisemitismo e tutto questo ha significato stermini e nessuno oggi minaccia la chiesa di sterminio. Vaticano basso Impero? Tutti complottano e l’unico che non complotta è la vittima. Io credo che bisogna avere il coraggio di ammettere che quando coloro che dovrebbero essere educatori e confidenti si comportano in forme condannabili vadano condannati (Amos Luzzatto, già presidente Ucei)
La chiesa non ha bisogno di un esorcismo ma di un sexorcismo (Maureen Dowd, New York Times)
Arriveranno a Roma il prossimo 31 ottobre, anniversario della Riforma protestante di Lutero, le vittime degli abusi sessuali del clero cattolico. Il raduno avverrà nei dintorni di piazza san Pietro. Non una manifestazione contro, assicurano gli organizzatori, ma un meeting mondiale (ansa) http://www.cronachelaiche.it/2010/04/io-vittima-di-un-prete-pedofilo/

Riuscire a fare la cosa giusta anche nei momenti più bui e tragici e dolorosi della vita è una dimostrazione di intelligenza. Per fare la cosa giusta – e pretendere che anche gli altri la facciano – bisogna avere un codice di comportamento condiviso. Codice che sembra sconosciuto ai vertici della Chiesa cattolica che hanno adottato fino ad oggi strategie sgangherate per difendersi dalle crescenti rivelazioni sulla pedofilia del clero.
Non dovevamo aspettare questo avvenimento per conoscere l’analfabetismo della Chiesa in materia di rigore morale, trasparenza, emersione, verità. Ma, nonostante quello che sapevamo, sorprende ugualmente tanta protervia e improvvisazione. Intanto la Chiesa non sembra comprendere le dimensioni che lo scandalo va assumendo e aver convocato una conferenza stampa nella sede dell’Osservatore Romano escludendo la stampa italiana lascia più che perplessi. Per quanto riguarda gli spericolati confronti con le persecuzioni degli ebrei, scombussola che la Chiesa si addentri in argomenti che certamente non l’hanno mai vista innocente. Seppur scrostate le ruggini più dolorose, le gerarchie cattoliche mostrano di non aver ancora elaborato il Concilio II che è alla base del – pur zoppicante – dialogo tra l’ebraismo e il cattolicesimo. Le affermazioni del predicatore della casa pontificia Raniero Cantalamessa, del vescovo di Grosseto Giacomo Babini (attacco sionista), del vescovo di Cerreto Sannita Michele De Rosa (capisco che abbiano sofferto per l’olocausto ma non possono farne una bandiera), mostra con evidenza queste crepe rese più larghe dalla riammissione dei vescovi lefebvriani promossa da Benedetto XVI. Sconcertanti poi le convinzioni sulla sessualità del Segretario di Stato Bertone (la coraggiosa rai news 24 per attutire il colpo ha evitato di tradurre la dichiarazione sul rapporto omosessualità-pedofilia rilasciata dal cardinale in spagnolo durante la visita in Cile!). Mentre in nessun conto, almeno dai media vaticaliani, sono state tenute le enunciazioni del vescovo di Bolzano Karl Golser, che sulla scia dei colleghi tedeschi e austriaci ha aperto uno sportello che ha già raccolto sei denunce, e ha ben chiarito che la pedofilia non ha nessun rapporto né con l’omosessualità né con il celibato. Come non dare ragione a Maureen Dowd che sul NYTimes scrive che “l’aver considerato le suore dei paria nella gerarchia ecclesiastica e le donne degli esseri inferiori, trasforma spesso il sacerdozio in una vocazione abbracciata da individui sessualmente confusi”. Del resto considerare la pedofilia un peccato che si può perdonare mentre l’aborto non consente assoluzione mostra palesemente le ragioni dell’editorialista americana.
Cosa sarebbe “fare la cosa giusta” per il papa? Affrontare politicamente l’ammissione di una crisi profonda dell’istituzione ecclesiale e del suo rapporto con la società. Chiedere scusa alle vittime, certamente se lo ritiene invitare il clero e i fedeli alla preghiera e alla penitenza, ma soprattutto non sottrarsi alla giustizia umana che prevede per i pedofili il carcere oltre al risarcimento economico per le vittime. Fino ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre salvaguardato la ragione di Stato, forse è arrivato il momento di comprendere che una fede, seppur importante come quella cattolica, non può essere una sorta di società alternativa che legifera in base al diritto canonico. Questo è contro il pensiero occidentale, quello che ci fa rispettare la vita di tutti, bambini e donne comprese. Sorprende come molti volenterosi pompieri mascherati da politici, giornalisti, intellettuali, siano pronti a condannare (comprensibilmente) le teocrazie islamiche e chiudano un occhio sulla Chiesa fattasi Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento guarda anche su questa pagina

5/1/10 – Pio XII
11/1/10 – Benedetto XVI in sinagoga
15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei
20/1/09 – Storie
17/3/10 – Scaricabarile
18/3/10 – Scaricabarile (2)
29/3/10 – L’oppio dei popoli

Nun me ne po’ frega’ de meno.

martedì, 13 aprile 2010

E’ questo l’irresistibile commento (però in inglese) di Ringo Starr alla notizia che la chiesa cattolica ha perdonatoo i Beatles.

Da La Repubblica 13/04/10

SYMPATHY FOR THE DEVIL

POLEMICHE
Il Vaticano riabilita i Beatles
Ringo: “E chi se ne importa”
A quarant’anni dallo scioglimento, l’Osservatore romano “rivaluta” il gruppo. Ma il batterista rimanda al mittente la celebrazione postuma: “Eravamo satanici e ora ci perdonano?”

Il Vaticano riabilita i Beatles
Ringo: “E chi se ne importa”
Ringo Starr
ROMA – “I couldn’t care less”, e cioè “non me me potrebbe importare (o fregare, in gergo) di meno”: Ringo Starr non si commuove alla notizia del “perdono” del Vaticano ai Beatles, quarant’anni dopo il loro scioglimento. Intervistato dalla Cnn, il batterista ha ricordato come all’epoca i vertici della Chiesa cattolica avessero definito i membri del gruppo “satanici o possibilmente satanici”, e i conti non gli tornano: “Eravamo satanici e adesso ci perdonano?”, ha commentato. “Credo che la Santa Sede abbia altre cose di cui parlare”.

In un articolo pubblicato ieri dall’Osservatore romano in occasione del quarantennale dello scioglimento, i Fab four Vengono “riabilitati” – nonostante venga ricordata la loro vita di eccessi – in nome della bellezza della musica. Ma alle origini del poco affetto delle alte gerarchie cattoliche – oltre ai valori musicali e generazionali rappresentati dai Beatles negli anni Sessanta – c’è soprattutto una dichiarazione di John Lennon. Il grande artista, ucciso nel 1980 da un fanatico a New York, in un’intervista off the record rilasciata nel 1966, ma poi pubblicata, definì nel 1966 il suo gruppo “più popolare di Gesù Cristo”: affermazione che tra l’altro fu citata come giustificazione dal suo omicida, Mark David Chapman. Oggi, invece, l’Osservatore ha definito quella frase “solo una spacconata di un giovanottone della working class” e celebrato i Beatles e “l’eredità inestimabile” lasciata nel loro campo di espressione.

Ma uno dei due sopravvissuti della band – l’altro è Paul McCartney – rimanda al mittente la riabilitazione postuma. Con una frase che non lascia spazio a dubbi o a diplomazie.
(13 aprile 2010
REPUBBLICA

Criminali e bugiardi

martedì, 13 aprile 2010

I gerarchi della SS Vaticana travolti dallo scandalo dei preti pedofili che hanno abusato impunemente per anni di bambine e bambini ora cercano di addossare la responsabilità delle perversioni pedofile ai soli omosessuali, proprio mentre l’ultimo caso denunciato a Teramo riguarda l’abuso su una bambina di 10 anni. Secondo il metro di giudizio del cardinale Bertone dovremmo dunque affermare che tutti gli eteresessuali sono pedofili. E invece, caro cardinale sociologo da strapazzo, le statistiche generali dimostrano che la pedofila è un vizio orrendo le cui vittime sono bambine e bambini abusati da maschi criminali di qualunque orientamento sessuale. Ma in questo momento ai gerarchi vaticani fa comodo aprire un nuovo fronte su cui indirizzare la giusta indignazione della gente, e gli omosessuali sono le vittime sacrificali che nei loro calcoli potrebbero distogliere l’attenzione popolare dagli orrendi crimini dei preti pedofili e dalle specifiche, gravissime responsabilità omertive delle gerarchie cattoliche a tutti i livelli. Intanto le parole di Bertone suscitano forti reazioni contrarie del mondo scientifico (anche di organizzazioni cattoliche).e naturalmente da parte delle associazini gay. Quello che emerge nell’articolo di Repubblica, che qui proponiamo, è anche il sospetto sulle capacità intellettuali del cardinale, la cui alteza fisica rishia di apparire inversamente proporzionale al suo livello di intellgenza.

Fonte della notizia da La Repubblica LEGGI


Pochi casi isolati…

martedì, 13 aprile 2010

…. ammise l’imperturbabile mons Fisichella nella trasmissione di AnnoZero del 31/5/07 che Santoro dedicò alla pedofilia pretesca. Erano migliaia. L’ultimo in ordine di tempo è di ieri e riguarda a Teramo una bambina di 10 anni. LEGGI – Intanto viene data grande enfasi alla decisione di Ratzinger per una denuncia immediata da parte dei vescovi alle autorità civili dei casi di abusi preteschi su bambine e bambini. Bene, bravo dicono in coro i politicanti vaticaliani alcuni dei quali, sulla scia del vescovo di Grosseto arrivano addirittura a inventarsi un complotto massonico teso ad attaccare la chiesa cattolica.

Dal Corriere della sera LEGGI

dove leggiamo anche un abile commento della Sala Stampa vaticana  che, per attenuare le responsabilità di Ratzinger,  chiama indirettamente in causa addirittura Wojtyla che solo su richiesta di Ratzinger  avrebbe firmato il Motu Proprio… altrimenti….

… Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”. Il testo pubblicato oggi, spiegano dal Vaticano, può essere tranquillamente attribuito all’allora cardinale Joseph Ratzinger, che chiese a papa Wojtyla il “giro di vite” arrivato con il Motu proprio del 2001. Nel documento online si specifica che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha intrapreso una revisione di alcuni articoli del Motu proprio sui “Delicta Graviora” del 2001 con l’obiettivo di abolire la “prescrizione” dei delitti attualmente fissata in dieci anni…

Pochi casi isolati,

martedì, 13 aprile 2010

…. ammise l’imperturbabile mons Fisichella nella trasmissione di AnnoZero del 31/5/07 che Santoro dedicò alla pedofilia pretesca. Erano migliaia. L’ultimo in ordine di tempo è di ieri e riguarda a Teramo una bambina di 10 anni. LEGGI – Intanto viene data grande enfasi alla decisione di Ratzinger per una denuncia immediata da parte dei vescovi alle autorità civili dei casi di abusi preteschi su bambine e bambini. Bene, bravo dicono in coro i politicanti vaticaliani alcuni dei quali, sulla scia del vescovo di Grosseto arrivano addirittura a inventarsi un complotto massonico teso ad attaccare la chiesa cattolica.

Dal Corriere della sera LEGGI

dove leggiamo anche un abile commento della sala Stampa vaticana  che, per attenuare le responsabilità di Ratzinger ,  chiama indirettamente in causa addirittura un recalcitrante (così fanno surrettiziamente credere) papa Wojtyla.

… Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”. Il testo pubblicato oggi, spiegano dal Vaticano, può essere tranquillamente attribuito all’allora cardinale Joseph Ratzinger, che chiese a papa Wojtyla il “giro di vite” arrivato con il Motu proprio del 2001. Nel documento online si specifica che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha intrapreso una revisione di alcuni articoli del Motu proprio sui “Delicta Graviora” del 2001 con l’obiettivo di abolire la “prescrizione” dei delitti attualmente fissata in dieci anni…