Gli anziani come il curatore di questo sito probabilmente ricorderanno ancora la rubrica de “il Tifone”, giornale satirico degli anni ‘40 e ‘50, intitolata “come t’erudisco er pupo”. A quanto pare qualcuno oggi si è preso l’incarico di “erudire” il papa sui fatti italiani manipolando le notizie ed occultando gli scandali più clamorosi che coinvolgono il “fedele” governo Berlusconi. Se ne è accorto Marco Politi che su “il fatto Quotidiano” ha pubblicato questo interessante articolo.
*Testata*: Il Fatto Quotidiano
*Pagina*: 4
*Data*: Mercoledì 10 marzo 2010
*Titolo*: PROTEZIONE E BENEDIZIONE. Al culmine dello scandalo sulla
corruzione, ecco perchè il Papa elogia Bertolaso
*Autore*: Marco Politi
Puntuale l’assist vaticano a Bertolaso al culmine del gigantesco scandalo di
corruzione, che scuote una volta di più la credibilità del sistema
Berlusconi e disgusta larghi settori del mondo cattolico. Immediata la presa
di distanza dei vertici Cei dal vescovo mons. Mogavero, che aveva denunciato
l’arroganza del decreto salva-Pdl del Cavaliere. “La Cei non esprime
valutazioni al riguardo”, ha detto il portavoce della conferenza episcopale.
E allora si pone l’interrogativo su chi e come fornisce al Papa le
informazioni riguardanti le vicende politiche italiane. Le risposte non sono
rassicuranti. Era appena diffusa la nota della Segreteria di Stato, con cui
si negava che Benedetto XVI non fosse stato pienamente aggiornato sugli
attacchi allusivi di Feltri al direttore dell’Osservatore Romano Vian e allo
stesso cardinale Bertone riguardo al caso Boffo, quando all’indirizzo del
Vaticano giungeva una clamorosa smentita. “Il Santo Padre è sempre stato
informato”, proclamava la nota. Pochi giorni dopo Repubblica mostrava la
rassegna stampa papale opportunamente edulcorata.
Il problema principale è che nell’appartamento papale, dove per le notizie
del giorno si vede principalmente – anche se non solo – il Tg1, Benedetto
XVI riceve pochissima gente tranne i suoi più stretti collaboratori. Per sua
curiosità intellettuale Giovanni Paolo II invitava regolarmente, a pranzo o
alla colazione del mattino, vescovi, preti, nunzi, professori, cattolici e
non cattolici. Il che gli permetteva di formarsi un’opinione al di là dei
canali interni vaticani. Ratzinger ha abitudini sostanzialmente monacali,
persino i nunzi – gli ambasciatori vaticani che di tanto in tanto capitano a
Roma – si sono lamentati di non potere parlare liberamente con il pontefice.
Il risultato è che Benedetto XVI riceve le notizie politiche nel format che
corrisponde alla visione della Segreteria di Stato. E la linea del cardinale
Bertone è che non si mette in discussione la sopravvivenza politica del
Cavaliere e della sua maggioranza.
Si spiega così l’impressionante catena di gesti, che vanno al di là del
tradizionale fair play tra Santa Sede e governi nazionali per tradursi in
segnali pubblici di consenso. Successe nel settembre scorso, quando
Benedetto XVI in partenza per Praga accettò di incontrare Berlusconi a
Ciampino, salutandolo con un caloroso “Che piacere rivederla” e regalandogli
una photo-opportunity a pochi giorni della decapitazione del direttore di
Avvenire Boffo, effettuata dal Giornale berlusconiano. Si è ripetuto dopo
l’attacco della Lega al cardinale Tettamanzi, quando il cardinale Bertone
alla prima occasione ha lodato il leghista Cota per il “radicamento della
Lega sul territorio” come se le volgarità all’indirizzo dell’arcivescovo di
Milano non fossero esistite.
Le parole di elogio del Papa a Bertolaso, all’udienza di sabato, sono
politicamente più gravi. Era scontato che il pontefice elogiasse
l’entusiasmo e l’impegno disinteressato dei volontari, ma non è innocua
l’aggiunta papale al testo preparato: “La ringrazio per tutto quello che fa
per la società civile e per noi”. Quel “tutto”, di cui deve rispondere anche
Bertolaso, comprende il “sistema gelatinoso”, che il giornale
dei vescovi Avvenire ha definito una “fogna peggio di Tangentopoli “. Ancora
domenica, pur riportando ampiamente l’udienza papale a Bertolaso, l’Avvenire
ricordava in un commento il “fa n go ” venuto alla luce. Scrive l’Avvenire
che “si faccia pulizia e giustizia al più presto, non confondendo chi spala
il fango con chi il fango lo ha sparso a piene mani”. Accenti di
indignazione morale – pienamente condivisi dai lettori cattolici del
quotidiano – del tutto assenti nell’equipe, che ha preparato il discorso
ufficiale del Papa, e in quanti sembrano avergli suggerito che Bertolaso è
una persona ingiustamente accusata. Precisamente la posizione di
Berlusconi.
Si avverte qui, come altre volte, che la linea della Segreteria di Stato
bypassa tranquillamente le preoccupazioni dei vescovi, del clero, del popolo
cattolico che l’Avvenire cerca di rappresentare. D’altronde non è
dimenticata l’intervista del settembre scorso con cui il direttore
dell’Osservatore Romano, in evidente sintonia con la Segreteria di Stato
vaticana, giudicava negativamente lo stesso Avvenire per alcuni suoi
articoli critici sulla politica governativa.
La benevolenza politica del Vaticano nei confronti del polo berlusconiano si
riflette nell’implicita rampogna alla denuncia di mons. Mogavero e, d’altro
lato, nella piena adesione al decreto salva-Pdl, cui è costretto l’Avvenire
, con il direttore a considerare inimmaginabile che “per cause formali” si
vada a “elezioni dimezzate” in Lombardia e nel Lazio. E tuttavia il
direttore di Avvenire Tarquinio rammenta he gli elettori dovranno poi
giudicare la qualità, anche organizzativa, delle liste.
Al di là di tutto si registra, però, nella Curia vaticana attuale un deficit
di analisi e di elaborazione della crisi italiana. C’era una volta, accanto
al Segretario di Stato, la figura – assai influente nella Prima Repubblica -
del suo vice: mons. Sostituto come è chiamato in Vaticano. Sostituti come
Benelli, tra gli anni Sessanta e Settanta, o come Re negli anni Novanta
conoscevano perfettamente le sottigliezze e i protagonisti della vita
politica italiana. Sapevano influire, centellinando le sfumature, ma anche
dialogare a distanza persino con gli “avversari” di sinistra. E sapevano
fornire al pontefice un quadro sfaccettato del panorama politico nazionale.
Erano veri e propri “delegati” agli affari d’Italia. In positivo e negativo.
Oggi il ruolo del Sostituto è completamente svuotato di questa funzione
(problematica per l’Italia, ma preziosa per il formarsi della strategia
papale). L’attuale Sostituto, mons. Filoni, è stato un brillante diplomatico
a Hong Kong e in Iraq, ma nessun compito reale gli è affidato nel seguire il
disfacimento di quell’Italia, che i pontefici – pastoralmente parlando -
dovrebbero conoscere nei suoi travagli forse più di ogni altra nazione.
Tag: Bertolaso e il papa

Io credo che proprio il “disfacimento” dell’Italia sia cosa particolarmente gradita al vaticano; dopo sarà più facile per esso insinuarsi tra le macerie dello Stato, come già avvenuto in passato con il crollo dell’impero Romano.