11/03/10
Da Informazione Corretta del 6/03/10
*La terribile verità sull’islam secondo Mosab Hassan Yousef, il “figlio di
Hamas”
*Riportiamo da un sito italiano la traduzione di un articolo comparso in
origine sul blog francese “Bivouac-ID”.*
Ha salvato un gran numero di vite umane ed ha permesso di far fallire decine
di attentati. E’ il figlio di uno dei fondatori di Hamas, lo sceicco Hassan
Yousef, e ciononostante lavorava come agente per i servizi della sicurezza
israeliana.
Il giovane Mosab Hassan Yousef si è convertito al cristianesimo ed ora vive
in California dove si è trasferito nel 2007.
E’ stato invitato da Sean Hannity a raccontare, nella trasmissione Fox-News,
la sua verità su Hamas e sull’islam.
“Io paragono l’islam ad una scala – ha spiegato – e sul primo gradino vedo
il musulmano tradizionale; sul gradino più in alto vi è la guerra santa che,
come dice il Corano, è il dovere più importante e più sacro nei confronti di
Dio”.
Alla domanda postagli dal giornalista: “E’ forse l’esistenza di Israele che
crea un problema ad Hamas? Lo scopo ultimo è davvero la distruzione di
questo paese?” Mosab risponde: “Il Dio del Corano odia comunque gli ebrei,
che ci sia l’occupazione o che non ci sia, e quindi gli ebrei hanno un
problema col Dio dell’islam, e non (soltanto) coi musulmani”. Mosab spiega
quindi che suo padre e tutti i leaders di Hamas giustificano gli attentati
suicidi.
Alla domanda di Sean Hannity: “In passato lei pensava che uccidendo delle
persone innocenti con indosso una cintura piena di esplosivo sarebbe andato
in Paradiso?”, Mosab risponde: “Assolutamente sì. E’ quello che ogni
musulmano crede. E’ una promessa che arriva dalla più alta autorità della
società musulmana; se si muore per la gloria del Dio del Corano si va in
Paradiso”.
Il giornalista gli chiede: “Ed ha anche pensato di trovare le 72 vergini?”,
e Mosab risponde, sorridendo: “Vi è stato un momento in cui vi ho creduto,
come tutti.
Nel suo libro dal titolo “Son of Hamas” Mosab spiega che, all’inizio, era
stato incaricato da suo padre di cercare di entrare in contatto con lo Shin
Beth israeliano per infiltrarvisi in qualità di agente doppio per conto di
Hamas. E spiega come finì per rivoltarsi contro lo stesso movimento di
Hamas, “per essere onesto mi sono rivoltato contro il male, non contro i
palestinesi. Ho pensato che il bene consiste nel salvare delle vite umane,
israeliane e palestinesi, comprese quelle di mio padre e dei leaders
palestinesi”.
Sean Hannity domanda: “Che genere di informazioni passava agli israeliani?
Diceva forse: ci sarà un attacco suicida? oppure: ci sarà il tale attacco?
Quali informazioni passava agli israeliani?” “Io non ero un membro di Hamas,
ma ero vicino al movimento. Se fossi stato membro a tutti gli effetti, non
avrei potuto compiere che un’unica missione. Dovevo restare esterno al
movimento, ma abbastanza vicino allo stesso per poter essere in grado di
risolvere diverse questioni. Sono figlio di questa cultura, di questa
religione, e comprendo la mentalità dei terroristi, ne conosco i nomi,
capisco quello che pensano; è in questo modo che abbiamo potuto avere i
diversi successi ottenuti”.
A questo punto Hannity fa la grande domanda che raramente si sente alla
televisione: “Pensava che il jihad fosse il gradino più in alto dell’islam?
La maggior parte delle persone della vostra fede sono d’accordo con questo?
E’ un’idea comune? Noi infatti continuiamo a fare la distinzione tra islam
radicale ed islam moderato”. “E’ proprio questo il grande sbaglio, risponde
Mossab. Non si può distinguere tra islam moderato e islam radicale…
secondo me tutti i musulmani si assomigliano. In fin dei conti essi credono
nel Dio del Corano, e credono che il Corano ci arrivi proprio da questo Dio.
Hannity insiste allora: “Vuole forse dire che per la maggior parte dei
musulmani il jihad è proprio quello che devono fare? E Mosab risponde: “Non
hanno scelta, dal momento che credono che il Corano sia stato dettato da Dio
parola per parola”.
Hannity: “Ma qualcuno parla di un islam moderato, e lei dice che questo non
esiste?” Mosab risponde: “Ma questo semplicemente non esiste; i musulmani
sono più morali, hanno più logica e sono più responsabili del loro stesso
Dio. Il peggior terrorista, il peggiore criminale dei musulmani è più morale
di questo Dio. Questo Dio è un terrorista ed un ignorante”.
Alla fine dell’intervista Hannity gli chiede in quali rapporti sia con suo
padre, e Mosab risponde che suo padre gli aveva perdonato il fatto di
lavorare per i servizi israeliani, ma che quando questo è diventato di
pubblico dominio non è più riuscito a reggere alle pressioni esercitate su
di lui da Dio e dalla società. “Il suo Dio gli ha strappato la sua umanità
ed ora ci ha separati”.
*(Informazione Corretta, 6 marzo 2010)
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Dal Corriere della Sera – Articolo di Ennio Caretta
Arrestata la prima jihadista americana
Una donna minuta di 46 anni dai capelli biondi e dagli occhi azzurri che reclutava terroristi in Europa
WASHINGTON – È forse la prima jihadista americana, una donna minuta di 46 anni dai capelli biondi e dagli occhi azzurri che reclutava terroristi in Europa e – si sospetta – era stata incaricata da Al Qaeda di assassinare il vignettista svedese Lars Vilks, l’autore delle sacrileghe effigi di Maometto del 2007. Il suo nome di guerra è «Jihad Jane», o anche «Fatima LaRose» quello vero Colleen Renee LaRose. La Procura di Filadelfia ha rivelato di averla arrestata lo scorso ottobre, al ritorno dalla Svezia dove era riuscita a rintracciare Vilks. In una sua email, ha precisato, Jihad Jane definì «un onore e piacere uccidere» il vignettista, aggiungendo: «Adesso che sono così vicina al bersaglio solo la morte mi fermerà».
QUINTA COLONNA – La rivelazione ha scosso l’America, che si è trovata con una quinta colonna nemica in casa. LaRose, che pesa meno di 50 chili ed è alta circa 1 metro e mezzo, avrebbe reclutato uomini e donne con passaporto americano o europeo per la Jihad islamica, muovendosi insospettata da un continente all’altro. Il Washington Post s’è impadronito di un’altra sua email del giugno 2008: «Voglio aiutare i musulmani», dice. Il giornale ha anche accertato che lo scorso agosto si recò in Svezia «per vivere e addestrarsi con una cellula jihadista», portando con sé il passaporto americano del compagno, identificato solo come K. G, da consegnare ai «fratelli» terroristi.
«MINACCIA GRAVE» – Jihad Jane ha trascorsi da balorda. Negli anni Ottanta fu ripetutamente arrestata per emissioni di assegni falsi e guida di un’automobile in stato di ubriachezza, si sposò e divorziò due volte. Ma per la Procura di Filadelfia «è una minaccia grave». Un funzionario, David Kris, ha spiegato che raccolse fondi per i terroristi islamici, e si disse pronta a sposarne uno per farlo entrare negli Stati Uniti. In una delle tante email, LaRose si sarebbe vantata di sapere mescolarsi tra la folla per passare inosservata, in un’altra avrebbe citato alcuni «fratelli» irlandesi (la polizia li ha arrestati martedì). Stando alla Procura, Jihad Jane fu subito incriminata, ma il caso fu tenuto segreto per consentire a Fbi e Cia di indagare sui suoi possibili legami con Al Qaeda e su altri jihadisti negli Stati Uniti.
SOSPETTI – Il suo avvocato, Mark Wilson, ha rifiutato qualsiasi commento. Secondo Kris il caso è indicativo di «come stia cambiando il volto del terrorismo». LaRose sembrava al di sopra di ogni sospetto, ha asserito, conduceva in apparenza un’esistenza normale in un sobborgo di Filadelfia, era una cittadina qualunque. La sua attività rimase nascosta per anni, incominciò al più tardi nel 2007.
Ennio Caretto
10 marzo 2010
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