Tutta la partitocrazia e la stampa di regime hanno vomitato lazzi e frizzi, nel caso migliore, e insulti contro Emma Bomino per la “sceneggiata solita dei radicali” con lo sciopero della fame e della sete. Emma, come Pannella, oltre tutto è colpevole di fare quello sciopero senza però mai arriva a crepare, e quindi a togliere l’impiccio di una coscienza critica così fastidiosa per i politicanti corrotti. Ma anche stavolta, come sempre, Emma e i radicali hanno avuto ragione a richiamare il rispetto delle regole e della legalità. E a differenza delle altre volte il bubbone è scoppiato ed è sotto gli occhi di tutti l’approssimazione, l’arroganza e il disprezzo delle regole che anima i tenutari del potere. Certo, in un Paese in cui tutto si ottiene per raccomadazioni, mance ed elemosine e si impone con la prepotenza politico-mafiosa i radicali sono veramente un corpo estraneo. Ma finchè loro resistono noi resistiamo con loro.
Da: info@radicali.it
Ogg: Chi di firme ferisce, di firme perisce
Quanto accaduto in Lombardia e nel Lazio è la dimostrazione di ciò che denunciamo da anni: in Italia le elezioni sono strutturalmente illegali e quindi non democratiche.
La violazione delle regole elettorali e dei diritti civili dei cittadini è sistematica e coinvolge l’intera campagna elettorale, dalla fase di presentazione delle liste fino al voto finale.
I partiti sono abituati a raccogliere le firme in modo illegale, riempiendo i moduli con i nomi dei propri iscritti, potendo contare su complicità e un sistema di illegalità diffusa.
È bastato che un manipolo di Radicali chiedesse il rispetto delle regole per fa emergere la verità e affondare due corazzate partitocratiche come il PDL di Roma e Formigoni in Lombardia.
“Formalismi giuridici” dicono, o ancora: “la burocrazia non può battere la democrazia”. Si chiama burocrazia la legge quando una volta tanto deve essere rispettata anche da loro. Si chiama democrazia quando esclude le candidature scomode e costringe Emma Bonino a uno sciopero della sete per denunciare una serie di illegalità che hanno di fatto impedito alla lista Bonino Pannella di essere presente nella maggior parte delle regioni in cui si voterà il 28 marzo nonostante gli sforzi di tanti militanti radicali, gli stessi che pochi anni fa hanno raccolto milioni di firme per decine di referendum.
Ecco cosa è accaduto:
- in Lombardia Marco Cappato ha presentato un ricorso per l’irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candidato presidente Formigoni “Per la Lombardia”. A seguito della denuncia radicale, la Corte d’appello del Tribunale di Milano ha riscontrato l’irregolare autenticazione di 514 firme. Il listino di Formigoni senza quelle firme non raggiunge il numero di sottoscrizioni richieste, e per il sistema elettorale regionale il candidato presidente e le liste collegate non possono candidarsi alle elezioni
- nel Lazio il rappresentante del Pdl è arrivato dopo la scadenza delle 12 fissata per la presentazione delle liste. Era entrato prima, ma poi si è assentato, per poi tornare quando ormai la scadenza era passata. Le cronache dei giornali dicono che «ha lasciato l’edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall’alto». Lui fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il militante radicale Diego Sabatinelli ha chiesto il rispetto dei termini di legge ed ora lo accusano di essere stato “violento”.
Per noi radicali partecipare alle elezioni significa innanzitutto superare gli ostacoli che la strutturale illegalità dello Stato pone ai diritti civili dei cittadini, denunciando le violazioni e provando a conquistare più diritto per tutti, non solo per noi. E’ la storia del nostro partito.
Prevediamo che ci saranno altri “casi Formigoni”: nelle prossime ore effettueremo in tutta Italia gli accessi agli atti per controllare le liste presentate. Solo dimostrando che siamo davanti ad un sistema criminale dei partiti possiamo avere la speranza che in Italia democrazia e diritto tornino ad avere un valore.
Queste lotte costano, specie per chi come noi non si arricchisce con la truffa dei finanziamenti pubblici. Per poterle fare, e per sostenere le spese campagna elettorale, donaci almeno 1 euro con un versamento online.

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scusami tanto ma la legge non rispettata con la lista di sgarbi che chiedeva più giorni per la propria campagna elettorale?! perchè la bonino non ha scioperato per far prevalere quanto definito dalla legge? ha scusa ha prevalso il buonsenso in quel caso altrimenti si sarebbero dovuti spendere altri soldi per far ristampare le schede elettorali e tutto il resto insomma….. però la legge parlava chiaro…. quindi chi ha ragione?