Archivio di marzo 2010

Folgorati dalla MenzognaGlobale.

mercoledì, 31 marzo 2010

Un panorama aggiornato di conversioni eccellenti alle diverse versioni della Menzogna Globale . Mancano segnalazioni di personaggi importanti che hanno fatto il percorso inverso, dalle fantasie, le favole e gli inganni dei sistemi religiosi alla libertà di pensiero. Eppure dalla crescita continua del numero degli atei documentata da continue e aggiornate ricerche statistiche (circa un miliardo di non credenti nel mondo) sorprende che nessuno faccia i nomi di atei eccellenti.

Da Adnkronos  LEGGI

Roma, 31 mar. – (Adnkronos) – Saltata alle cronache rosa per diverse e presunte love-story con personaggi del mondo dello spettacolo, ora, dopo aver ritrovato la fede, dice basta agli uomini: la modella polacca Ania Goledzinowska è solo l’ultima di una lunga serie di personaggi dello spettacolo, della moda, della cultura e dello star system che hanno deciso di cambiare rotta con una conversione religiosa.

Da Sant’Agostino a Tom Cruise, da Edith Stein a John Travolta, da Chateaubriand a George Harrison, Tayllerand, Balzac, Demi Moore e il giovanissimo compagno Ashton Kutcher, San Francesco d’Assisi e Laurence d’Arabia, Anna Kuliscioff, ma anche Carducci, Manzoni, Claudel, Lapo Elkann, Magdi (Cristiano) Allam, Claudia Koll. Conversioni religiose improvvise, combattute, sentite.

…segue qui LEGGI

Parte da Torino la riconquista cattolica dell’Italia.

mercoledì, 31 marzo 2010

Ieri sera a Porta a Porta veemente intervento di Roberto Cota, neo Presidente del Piemonte, a favore delle posizioni politiche espresse dai vescovi cattolici in campagna elettorale. Preoccupante segnale che ci ricorda quello che succede nella Repubblica Islamica Iraniana. L’Italia diventerà da Repubblica Democratica una Repubblica Teocratica fondamentalista cattolica ? Intanto una cosa pare certa, la Lega sta diventando nel nord una sorta di nuova DC, ma molto più integralista della vecchia sui diritti civili e su alcune cose anche più a destra della CEI..

La Lega si pappa Veneto e Piemonte e prenota la Lombardia.

martedì, 30 marzo 2010

Al PDL-Partito della Libertà vigilata dal Vaticano il centro-sud tirrenico. Come diceva Pulcinella ogni popolo ha il re che si merita. Evidentemente al nord ci meritiamo Bossi e al centro sud Berlusconi. La differenza fra oggi e i tempi di Pulcinella è che allora i re non se li sceglievano i popoli, mentre oggi li mettiamo in trono con i nostri voti. Meno male che votiamo abbastanza spesso e possiamo cambiare scelta. Almeno si spera. L’astensione dal voto intanto dimostra che avvantaggia il centro-destra. A Roma in nottata chierichetti e perpetue hanno festeggiato a Piazza del Popolo il ritorno del Papa Re. LEGGI – Per quanto riguarda la clamorosa crescita dell’astensionismo dal voto ieri ci chiedevamo se fosse vero, come diceva DuceSilvio, che avrebbe favorito i “comunisti”. In realtà siamo convinti che, almeno nel Lazio, i comunisti duri e puri non hanno sicuramente votato la liberal, libertaria, liberista Emma Bonino.- E adesso i gerarchi della SS Vaticana passeranno all’incasso. I veri vincitori di queste elezioni otterrano subito la legge che imporrà la tortura obbligatoria di fine vita . Sarà il primo prezzo che DuceSilvio e DuceUmberto dovranno pagare ai Vescovi Guardiani per il loro appoggio contro le “abortiste” Bresso e Bonino. Ma prepariamoci a molte altre lucrose concessioni a cominciare dalle scuole private con il rilancio e l’arricchimento dei “bonus”, ma privilegi sicuri otterrano anche nelle scuole pubbliche con premi esclusivi (crediti formativi) a chi frequenterà l’ora di religione. Per no parlare poi del pozzo senza fondo della sanità che nel Lazio, dove ospedali e cliniche di proprietà religiosa monopolizzano quasi tutto il business relativo finiranno tutte le risorse economiche della Regione. Ad maiorem dei gloriam.

Ci pensa mons. Fisichella, il cappellano della Camera dei Deputati, quello che nella trasmissione di AnnoZero del 31/5/07 disse che i casi di pedofilia pretesca erano pochi e isolati, ad avanzare le prime rivendicazioni ufficiali preparandosi ad incassare le cambiali elettorali : L’intervento dei vescovi era necessario” ”Nel periodo elettorale c’è stata grande confusione. Per questo era ancor più necessario che i vescovi intervenissero. E quando sono in gioco valori fondamentali, non solo per i cattolici, è inevitabile che la voce dei vescovi si faccia sentire, chiara e convincente”. Ad affermarlo, è monsignor Rino Fisichella, presidente della pontificia Accademia per la vita. ”I cattolici, in queste elezioni, hanno una presenza determinante, come nel caso di Formigoni o Cota”, afferma l’arcivescovo. E la Lega, anche sui problemi etici, per monsignor Fisichella, ”manifesta una piena condivisione con il pensiero della Chiesa”

29/3/10 – L’oppio dei popoli

lunedì, 29 marzo 2010

Il Vaticano è la tomba del diritto, della democrazia e della giustizia. E’ doveroso chiedere l’abdicazione di Ratzinger e l’indizione di libere elezioni democratiche per la nomina del suo successore, la messa al bando di Bertone e di tutti i personaggi coinvolti nelle vicende, la censura a priori delle mendaci veline di padre Lombardi, l’abrogazione del “diritto” canonico in quanto utilizzato come pretestuosa fonte giuridica per l’occultamento dei pedofili, lo scioglimento della Cei, che da tale “diritto” trae personalità giuridica e l’abolizione del concordato, responsabile di finanziare coi soldi pubblici un’organizzazione così. E’ assurdo tenersi in casa un tale residuato prebellico, un pozzo senza fondo dove spariscono ingenti risorse pubbliche e dal quale esce solo fango (Roberto Martina, Il Riformista)

La Chiesa cattolica si sente accerchiata, sotto tiro, vorrebbe avere l’agio di discutere tranquillamente del marcio che sta iniziando a grattare, e mal tollera la curiosità e lo sprezzo del mondo. Un atteggiamento incredibile per un ente che ha l’ambiziosa presunzione di dettare regole etiche al mondo, spesso imponendole con la forza. La feroce teocrazia per dominare ha usato nel tempo armi diverse:  l’inquisizione,  le conversioni forzate, la chiusura nei ghetti, la complicità con le dittature in tutte le parti del mondo, l’insabbiamento delle voci critiche al suo interno (qualche giorno fa la Chiesa non ha commemorato l’anniversario della morte di Romero, teologo della liberazione, definito zelante pastore da Giovanni Paolo II), le Conferenze episcopali utilizzate come clave politiche. La Chiesa cattolica ha inflitto al mondo il suo veleno senza mai pagare pegno.  Forse è arrivato il momento della resa dei conti, e questo lo si deduce dalle reazioni sgangherate che i vertici stanno assumendo.  Intanto hanno immediatamente reagito dicendo che la pedofilia non è prerogativa solo loro (è ovvio, ma questo non diminuisce la loro parte di responsabilità), e poi aggiungendo che è stata la liberazione sessuale 68ina a traviare alcuni preti (una scemenza che non merita repliche), si è tirato in ballo il celibato (una offesa per tutti quelli che non hanno una vita sessuale condivisa), e, per ultimo, qualcuno ha denunciato l’assenza di donne nel clero che avrebbero potuto calmare la bestialità del maschio. Tutte motivazioni che non sembrano tenere in nessun conto che la pedofilia è una perversione sessuale, un crimine schifoso e ancora più grave se viene compiuto quando ci è stata affidata la cura – volendo anche spirituale – di qualcuno.
La Chiesa non vuole ammettere che lo scandalo è il silenzio complice, il non avere punito i responsabili né attraverso il diritto canonico né tanto meno col diritto penale, quello che compete agli uomini. Non sembrano capire questi uomini adulti che  punire i responsabili è  il solo modo che potrebbe mostrare un pentimento, e che in parte, solo in parte, può risarcire le vittime.
Il papa Benedetto XVI nella lettera ai vescovi irlandesi, chiede ai religiosi di pentirsi davanti a Dio e ai tribunali, ma mentre benedice le palme a san Pietro ricorda al gregge che “da Dio viene il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio”. L’arcivescovo Schoenborn, ha deciso di affidare alla ex governatrice della regione di Vienna  il giudizio sui crimini della pedofilia; i prelati francesi chiedono scusa, quelli tedeschi sono in subbuglio, gli svizzeri fanno una black list,  e il New York Times ha dimostrato con i suoi articoli che nessuno, neanche il papa, è superiore al diritto di cronaca.  Solo i vescovi italiani non sembrano provare né pentimento né compassione per le vittime, e nel corso del loro ultimo incontro invece di scrostare un po’ di ruggine dalle loro facce di bronzo, hanno avuto il tempo di scagliare l’anatema sui politici che potrebbero insediare le loro cliniche convenzionate e non adempienti ai piani di rientro economici.  Hanno trovato supporto e conforto nella politica, nelle istituzioni  e nei giornalisti. E questo a noi non ci sorprende: troppo vicini nel tempo sono i fatti che riguardano don Lelio Cantini di Firenze, uno dei pochi casi di pedofilia secondo mons. Fisichella, difeso strenuamente dal senatore Quagliarello,  don Pierino Gelmini amico intimo dei ministri Giovanardi e Gasparri, don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma che, per ricambiare il favore dei voti si distrasse al momento di costituire come parte lesa la città (come si fa da diverse consiliature per i casi di stupro e molestie).
Mentre l’Occidente si disintossica, l’Italia continua ad essere preda dell’oppio dei popoli: la divisione tra Stato e Chiesa è sottile grazie all’ambiguo articolo 7 della Costituzione, da noi la Chiesa controlla i centri nevralgici della società attraverso le sue mille emanazioni e si occupa di molti servizi sociali, dell’istruzione, del tempo libero.  Va aggiunto a ciò il fatto che il nostro Paese è privo di identità culturale e ha bisogno di identificarsi in idee forti anche se sceme. Non possiamo imporre al Vaticano la democrazia e la trasparenza come pure sarebbe necessario in un regime dittatoriale, ma dovremmo pretendere che il nostro governo faccia rispettare da quella monarchia lo stato di diritto e le leggi del paese nel quale opera. Così come sembra stiano facendo gli altri governi nei confronti dei loro governati.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.youtube.com/watch?v=1ot2fF0nW8A
http://www.deastore.com/libro/crime-irvine-welsh-m-bocchiola-guanda/9788860884039.html

26/3/10 – Post romanocentrico

venerdì, 26 marzo 2010

I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli: li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi. Così hanno inventato la guerra, ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna… ma chi paga siamo sempre noi (dal film  Novecento di B. Bertolucci)
Ricorda la prima legge della politica: le schede non fanno il risultato. Gli scrutatori fanno il risultato! (dal film Gangs of NY di M. Scorsese)

Ma a chi era destinato l’intervento del presidente della Cei Angelo Bagnasco dove ha raccomandato che bisogna proteggere la vita?  Sappiamo che quel richiamo non era per Emma Bonino. La leader radicale si è fatta conoscere per essere una irriducibile nemica dell’aborto clandestino, piaga suppurante che provocava invalidità e morte,  è ha contribuito alla legalizzazione dell’aborto. I vescovi non hanno nessun interesse né per le donne né per l’aborto, ma temono Bonino che ha dichiarato che vuole essere commissario della Sanità. E la sanità laziale è appannaggio delle congregazioni cattoliche che con scarsi controlli ingrassano a spese della Regione. Infatti rivorrebbero Storace che si è autocandidato alla carica e che produsse un buco spaventoso che portò i laziali a pagare oltre al normale ticket un plus di 10 € su farmaci e analisi.  La Chiesa teme la cultura radicale del rigore morale, della trasparenza, della emersione.
Il premier del fare ha sostenuto che Bonino è una incompetente, eppure lui la indicò al posto di Commissario europeo ricavandone una delle sue poche buone intuizioni politiche.  E poi  la sfotticchia perché, come Bresso, non è una strafiga. Una concezione fuori epoca delle donne tipica degli imbolsiti che dicono “la tua amichetta” e che,  probabilmente, gli alienerà la fiducia di molte, che – e direi per fortuna – assomigliano più a quelle donne che alle intelligenti sgallettate che lo sfruttano e lo insaccano (e fanno bene).  Il premier, al quale dovrebbero tremare le vene dei polsi per la situazione economica del paese dove il popolo che ama rinuncia al dentista e non compra più la frutta, si perde in chiacchiere per lanciare Santoro su tutte le reti possibili e immaginabili (e con la cultura cattolica che intride il Paese inventare un martire è pericoloso) e fa campagne contro i magistrati che hanno superato ogni limite.  Intanto insieme ad Alemanno* sta tentando di porre mano allo “scippo” della lista Pdl che, come è noto, non hanno presentato.  Si sa che il sindaco voleva far sostituire i nomi per sfavorire Samuele Piccolo, che, sostenuto dall’Opus Dei, riuscì ad avere più preferenze d’er più alle elezioni comunali. Però si chiama panino e mano militare dei radicali.  Pare che Alemanno si sia scocciato di fare il sindaco di Roma e si voglia proporre come spalla destra del premier. E’ certo che a Roma non sta brillando. A voler essere di manica larga gli si può accreditare la chiusura del campo nomadi Casilino 900 (lavoro del prefetto che ha eseguito un piano preparato dalla precedente amministrazione), e qualcuno (non certo i romani che ne pagheranno il prezzo in ulteriori tribolazioni quotidiane di traffico e rumori) aggiunge la Formula Uno all’Eur (per la quale non esiste nessuna delibera, sarebbe un pacco dono all’organizzatore, un pezzo di città subappaltato graziosamente) . Il resto stronzate, come le armi ai pizzardoni ma solo a quelli che le vogliono, concessioni fuori mercato ai tassisti, abolizione di strade a scorrimento veloce riservate ai bus, soppressione di iniziative culturali rimpiazzate dal ridicolo carnevale romano, svuotamento del festival del cinema ritenuto fighetto ma che invece metteva in circolo parecchio lavoro, persistenza delle buche ma addebitate a dio pluvio (sic). In compenso presenzialismo imbarazzante in tutte le chiese, messe,  incensi turiboli ostensori.  Se Veltroni aveva promosso viaggi per giovani studenti romani nei luoghi dello sterminio degli ebrei romani, Alemanno accompagna gli studenti a vedere le foibe (bene, ma quale il rapporto con Roma?), a Salò,  a Lourdes (concedendo anche piccoli prestiti agli impiegati comunali desiderosi di unirsi al pellegrinaggio) e il 10 aprile a Hiroshima. Ottimo! Va anche detto che l’amore per i viaggi il sindaco lo condivide con un nutrito staff e , così per riaffermarne i valori cristiani, tutta la famiglia ( e forse per estendere questa unità madre figlio non ha creato neanche un nuovo posto negli asili nido) . E ancora, le aziende municipalizzate date in omaggio ai camerati, alcuni così criminali che si sono dovuti dimettere (senza considerare che le azioni dell’Acea in un anno sono precipitate, probabilmente per agevolare la vendita all’amico Caltagirone).  Per risolvere i problemi dei mancati consiglieri Pdl alla Regione, ha offerto un rimpasto con sostituzione di assessori al Campidoglio, il che non sarebbe certamente un peggioramento per Roma considerato il basso livello di quelli esistenti.  Le rogne di Roma sono così tante che qualcuno da’ Alemanno in via di dimettersi per più alte missioni, e per la poltrona capitolina sarebbe sponsorizzata Giorgia Meloni.  In questo sfascio una eventuale vittoria di Polverini** (che dal suo piccolo sindacato è diventata popolare grazie alle mille ospitate a Ballarò offerte dall’acuto, se pur ingiustamente oscurato, Floris) sarebbe la ciliegia avvelenata sulla torta di panna marcia.
Io voterò Bonino, darò la preferenza a un socialista a caso, così, solo per il gusto di dire che socialista è una parola di sinistra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

* La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

** tale l’arroganza di questa genia di persone che il cerimoniale del Campidoglio, che dispone il palco delle istituzioni per la commemorazione alle Fosse Ardeatine il 24 marzo, Polverini è stata sistemata tra il sindaco e Ignazio il ministro dell’Attacco.  Infastidite e dispiaciute le associazioni dei partigiani, dei deportati e della comunità ebraica che hanno rilevato che la candidata non è ancora Presidente della Regione.

25/3/10 – Polemiche ebraiche

giovedì, 25 marzo 2010

“Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissim
La vera felicità non consiste nello stuolo di amici, ma nel pregio e nella buona scelta (Ben Jonson)

In questi giorni la cronaca romana dei principali quotidiani ha dato ampio risalto a una crisi esplosa all’interno della Cer (comunità ebraica romana), e che ha mandato in sollucchero gli antipatizzanti, moltissimi in realtà, degli ebrei.
La Cer è un organismo che amministra le questioni degli ebrei iscritti alla comunità romana. E’ bene sapere che si è ebrei se si ha una madre ebrea, e si può scegliere o anche no, ma in genere si sceglie, di iscriversi alla comunità pagando una quota annuale che si calcola sulla base dei propri redditi, e che non è bassa. Le cariche della comunità vengono rinnovate ogni 4 anni con elezioni a suffragio universale nelle quali si nomina un presidente e gli assessori: sono vere e proprie elezioni con liste, candidati, preferenze. La diatriba, forse la più pesante che – almeno io – si ricorda, è scoppiata grazie alla vittoria schiacciante e già da due consiliature, da parte dell’attuale presidente, l’attivissimo Riccardo Pacifici. I consiglieri di minoranza dopo un anno in cui lamentano di essere stati poco consultati in varie questioni gestionali (il che certo non fa parte nè dell’etica ebraica nè delle consuetudini) si sono dimessi bloccando così i lavori della Comunità. Le accuse riguardano un eccessivo decisionismo della presidenza sulle istituzioni comunitarie. Ma la minoranza riconosce che l’ospedale israelitico (convenzionato) è una eccellenza nel desolante panorama della sanità laziale, che le cariche del centro culturale ebraico sono un po’ immobili anche se il centro lavora bene, e che potrebbe esserci nelle scuole un maggior ricambio nella direzione. Quello che punge di più è stato un eccesso di precipitazione nell’invito di Benedetto XVI in sinagoga non compreso da tutta la comunità, e l’accusa, questa si grave, di aver ripulito con photo opportunity alcuni personaggi politici impresentabili.
Dite voi se non sono cose da inzupparci il pane, l’ebreo un po’ stronzo che è pure fascio si porta bene e ci si può infilare anche la solita critica ad Israele. Che, beninteso, è un paese che non può essere certamente esente da critiche, anzi, ma sarebbe auspicabile un po’ di equilibrio soprattutto per chi vive in Vaticalia.
Per l’amore di verità gli assessori dimissionari hanno riconosciuto che all’indomani dell’arrivo del sindaco Alemanno, Pacifici insieme alla lettera di auguri scrisse che Veltroni aveva garantito alla città meno atti antiebraici rispetto ad altre capitali europee augurandosi una continuità (che non c’è stata e che è stata continuamente rimarcata). E anche che il presidente della Cer è intervenuto, senza successo, per la nomina in importanti aziende romane di noti personaggi alla Andrini “contro froci, ebrei e comunisti” (Andrini si è dimesso in seguito alle scandalose rivelazioni Mokbel-Telecom). La comunità ha inoltre assicurato estrema vicinanza con la comunità lgbt, avviata fattivamente nel 2000 con la partecipazione al gay pride fortemente osteggiato dalla Santa Sede perché macchiava i festeggiamenti del giubileo, solidarizzando con tutte le tante aggressioni a sfondo sessuale verificatesi nella capitale e moltiplicatesi con l’avvento di Alemanno (come del resto stupri e aggressioni varie). Pacifici si è molto risentito con la minoranza per questa accusa, soprattutto perché qualche giorno prima, anche un po’ travalicando il suo ruolo, si era spinto in una specie di endorsement nei confronti di Bonino al cui partito è iscritto da molti anni. Per il momento si è siglata una tregua, ma non è escluso che se la situazione non si sanerà a novembre si torni al voto, in puro stile ebraico di discussione e discussione. Picaresca e divertente è stata considerata dai quotidiani romani, anche la notizia sulle “ciambellette”. A Pesach (che quest’anno inizia al tramonto del 28 marzo e finisce il 6 aprile e che ricorda il passaggio dalla condizione di schiavitù in Egitto alla libertà del deserto) è noto che non si mangiano cibi lievitati. Per antica e sconosciuta tradizione a Roma si usa però una farina particolare per confezionare ciambelline e fettuccine. Quest’anno i dirigenti religiosi che sovrintendono alla kasherut hanno vivamente sconsigliato l’uso casalingo di questa farina come usa in tutta la diaspora. Apriti cielo… come ovunque la religione si impasta con tradizioni, abitudini, farine. Si aggiunga a ciò che un gruppo assai attivo e sempre più numeroso si incontra per parlare di ebraismo riformato e vorrebbe anche la beracah (benedizione) del rav per le coppie omosessuali. Del resto l’ebraismo si contraddistingue per essere una religione che ha un piede sul pontile e uno sul vaporetto, o meglio uno nella tradizione e uno nella modernità. Ed è anche il popolo con una religione che ricerca l’intelligenza della scienza per migliorare la vita. E , se crede, ringrazia quotidianamente “D-o per il dono dell’intelligenza”. E soprattutto è una comunità che lascia liberi gli iscritti di votare e cambiare idea, magari divertendo le cronache locali con storie di farina e discussioni interne, evitando di dare regole morali al mondo

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

24/3/10 – Evergreen

mercoledì, 24 marzo 2010

Però Renata ci vorrebbe un po’ di decenza.
Emma i miliardi di debito della Sanità c’erano dalla giunta BadaloniMa voi li avete raddoppiati
Abbiamo creato tre strutture d’eccellenza
E venduto 56 ospedali
Noi vogliamo cambiare
Si, con Storace, auguri
Noi non taglieremo nessun posto letto
Ma se li ha decisi il tuo governo
Io rinegozierò il piano, io ci ho messo la faccia
Tu hai giurato su Berlusconi
(confronto Bonino – Polverini – tribuna elettorale rai, 9.30 a.m. )

Att. Olimpia Tarzia
Mentre era impegnata al Consiglio Regionale (2000-2005) ebbe, non so in che modo ma comunque furtivo, il mio indirizzo al quale per un periodo inviò posta non richiesta. All’ennesima spedizione di immagini di feti – usati spregiudicatamente dalla sua organizzazione Movimento per la vita che si giovava della affrancatura postale della Regione e quindi a spese dei laziali tutti – le feci scrivere da un legale, per dissuaderla dal continuare ad usare il mio indirizzo. E le lettere non arrivarono più. Ora è tornata alla carica con i suoi depliant, bugiardi perfino nella foto che la ritrae e che non le somiglia da almeno venti anni, mostrando una vanità sciocca che fa fare passi indietro all’intero genere femminile. Prevedo che se sarà eletta, con ancora più arroganza continuerà con la spedizione di giornaletti, piedini di feti, testi di canzoncine… quindi sono costretta a diffidarla dall’ utilizzare ancora il mio indirizzo. Le chiedo di non costringermi a ricorrere di nuovo alle vie legali.Tiziana Ficacci

Chissà se il cardinale Bagnasco è un po’ geloso di Berlusconi. Il cardinale per dare indicazione di voto ai cittadini deve convocare tutti i vescovi, distribuire un paper, indossare abiti carnevaleschi e sfoggiare ingombranti crocefissi, mentre al premier basta guardarci negli occhi. Abbindola col suo eloquio le persone, esattamente come fanno i guru delle sette (e che cosa è la Chiesa? Ha uno status diverso da una setta solo per l’alto numero dei suoi aderenti) anche se usando la razionalità nessuno se ne spiega la ragione. Come in tutte le consorterie religiose bisognerebbe indagare sulla fragilità psicologica degli adepti, sulle insicurezze dei singoli, sul bisogno di una guida che li illuda nella vita eterna, nella guarigione delle malattie, nella remissione dei peccati. Le smargiassate del premier si giovano dell’appoggio dei media (praticamente quasi tutti, non mi fisserei sul solo direttore del tg1) che addirittura per commentare i complimenti che il presidente del Consiglio ha rivolto a Benedetto XVI per la lettera ai vescovi irlandesi lo ha appaiato a frau Merkel che ha sobriamente apprezzato il documento considerato improcrastinabile. Non proprio la stessa cosa mi sembra. Per non irritare il padroncino i valorosi giornalisti italiani hanno cassato l’interessante iniziativa lanciata dal neocattolico Tony Blair. Cioè un concorso per cortometraggi riservato ai giovani (norme sul sito ufficiale della “Tony Blair Faith Foundation”, sezione Faith Short) che in tre minuti dovranno illustrare la bellezza della loro religione. E così se Silvio è riuscito a spuntare la vittoria della mediazione di Obama per la sanità garantita agli americani meno ricchi fregandolo con notizie di prima mano sulla eradicazione del cancro in tre anni (e senza fondi per la ricerca) , sul piano della cinematografia è stato superato da un ex premier.
Comunque, Bagnasco-Berlusconi hanno dato le loro indicazioni che certamente disattenderemo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

22/3/10 – Provvedimenti

lunedì, 22 marzo 2010

Esistono tre tipi di despota: il despota che tiranneggia il corpo, il despota che tiranneggia l’anima, e il despota che tiranneggia sia l’anima che il corpo. Il primo viene chiamato re, il secondo papa, il terzo maggioranza (O. Wilde)

Tra il 2008 e il 2009 gli italiani hanno consumato solo l’indispensabile e hanno tagliato tutto il tagliabile: servizi, viaggi, bar, ristoranti, spese sanitarie (-2,7% bar e ristoranti, -4,7% internet e comunicazione, -3,8% abbigliamento, -7,9% arredamento e ristrutturazioni).
Il governo ha annunciato un decreto che prevede 300 milioni di incentivi a cui si aggiungono 120 milioni di sgravi fiscali per sostenere una domanda che è ben distante da una ripresa nonostante gli entusiasmi del governo in carica. Piccoli aiuti a pioggia, apparentemente un po’ alla come viene, anche per non cadere nelle maglie degli aiuti di Stato condannati dagli organi di controllo Ue sulla concorrenza: 60 milioni per le cucine componibili, 50 milioni per gli elettrodomestici (esclusi lavatrici e frigoriferi), 60 milioni per materiali immobili a basso consumo energetico, 12 milioni per motocicli, 20 alla banda larga, 8 ai rimorchi. E ancora 20 milioni per l’acquisto di macchinari agricoli, 40 per gru a torre, 10 per motori ad alta efficienza, 20 per la nautica. Per quanto attiene agli sgravi fiscali sono previsti sconti pari a 70 milioni per la realizzazione di campionari tessili e altri 50 divisi fra sostegno all’innovazione nel settore aeronautico ed emittenza televisiva locale. La data di partenza per gli sconti, salvo cambiamenti dell’ultimo momento sempre possibili nel governo Barnum, dovrebbe essere il 6 aprile, esattamente, come ha ricordato il ministro per lo Sviluppo economico Scajola, il giorno dopo pasquetta. C’è da augurarsi che gli italiani trovino nell’uovo di cioccolata invece che il solito portachiavi almeno un paio di banconote viola, giacché gli incentivi, essendo modestissimi, potranno essere usufruiti solo dai primi fortunati. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, visto che gli sconti avranno una durata prevista di circa tre mesi. Se fossi un dirigente del Pd farei notare la miserabilità del governo più su questi numeri piuttosto che sul millantato milione di manifestanti in piazza san Giovanni. Considerato che con un raro senso delle istituzioni il sindaco ha introdotto i lavori del raduno, poteva suggerire al premier di tenersi sui 500mila, cifra più realistica (ma comunque iperbolica) per l’estensione della piazza. Però bisogna riconoscere che il premier, almeno per il momento, non risulta abbia fatto rimuovere il questore che ha sottostimato i partecipanti – nonostante Ignazio il ministro dell’Attacco abbia rilevato “che c’è del marcio a san Vitale”-, e va anche tenuto in conto che un premier che prometta al popolo l’ eradicazione del cancro entro tre anni va, come minimo, votato (anche se i soliti corvacci avrebbero preferito il trattamento sanitario obbligatorio). Sono altresì d’accordo con l’amatissimo sul maggior rispetto della privacy, anzi, per il futuro gradirei non ricevere sms con l’invito di raggiungerlo in piazza.
Molto più felpato il provvedimento papale che, pur se con crimimoso ritardo, è arrivato. Le vittime avrebbero gradito, e sarebbe stato equo, parole di scuse che non ci sono state perché alla Chiesa non compete la compassione. Oggi anche i vescovi italiani, buon ultimi rispetto ai loro colleghi, affronteranno l’argomento. Intanto, dopo il senatore Pera continuano le lezioni dei sedicenti atei (nell’articolo l’autore si definisce non credente) che impartiscono lezioni: Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera si preoccupa della scristianizzazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare. Scrive l’editorialista: “Il celibato, il maschilismo, la pedofilia, l’autoritarismo gerarchico, la manipolazione della vera figura di Gesù, l’adulterazione dei testi fondativi , la complicità nella persecuzione degli ebrei, le speculazioni finanziarie, il disprezzo verso le donne e la conseguente negazione dei loro diritti, il sessismo antiomosessuale, il disconoscimento del desiderio di paternità e maternità, il sostegno al fascismo, l’ostilità all’uso dei preservativi e dunque l’appoggio di fatto alla diffusione dell’aids, la diffidenza verso la scienza, il dogmatismo e perciò l’intolleranza congenita: la lista è pressocché infinita … si aggiunga a questo un radicalismo enfatico nutrito d’acrimonia, un chiedere conto dal tono oltraggiato e perentorio che da tutta l’idea di voler preludere a una storica resa dei conti”. Fermo restando che il lungo elenco stilato dall’editorialista delle colpe che gli ateisti addebitano alla Chiesa è, ahimè, carente per difetto, e anche una sola delle nefandezze citate autorizzerebbe al pubblico ludibrio, viene da chiedersi dove l’impaurito Della Loggia veda questi laicisti o ateisti col forcone. Mi piacerebbe averne le coordinate, così almeno potrei frequentare per una volta qualcuno che pensa come me. Sarebbe auspicabile che la gente comune prendesse atto dei reati della Chiesa cattolica e si regolasse di conseguenza. Di poche cose siamo certi, ma che la società tutta trarrebbe giovamento da una maggiore trasparenza e pulizia siamo sicuri. Ma la potenza di fuoco messa in piedi dalla corporazione giornalistica è prodromo di ogni peggio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

P.S.
E sempre a proposito della corporazione
della (dis)informazione: c’è qualcosa di inquietantemente patetico in Giovanni Floris che deposto (ingiustissimamente) dal suo talk show di approfondimento (?) gira le sette chiese tv a spiegare le vessazioni di regime. Sarebbe molto più credibile se, insieme agli eroici Santoro e Annunziata, si dimettesse dal suo lucroso incarico in rai. Da bravo giornalista troverebbe un altro microfono dal quale parlare, stavolta con più ragione, della rai di regime che censura giornalisti che vogliono fare informazione (?). In mancanza di schiena dritta Floris potrebbe riflettere sul suo fattivo contributo alla creazione dei nuovi mostri: dopo Brambilla, Polverini che potrebbe pure diventare presidente della Regione Lazio. (T.F.)

La Legge contro la Tortura Obbligatoria di Fine Vita approvata in Spagna.

lunedì, 22 marzo 2010

Segnaliamo un Comunicato dell’Associazione LiberaUscita.

ANDALUSIA: APPROVATA LA LEGGE PER IL DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’

L’Andalusia ha avuto da sempre un peso rilevante in tutta la Spagna. Oggi è la più popolosa e la seconda più estesa delle diciassette comunità autonome (regioni) del Paese. É composta da 8 provincie con un totale di circa 8.200.000 abitanti.

A seguito della approvazione della legge sul diritto di morire con dignità, l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente (AFDMD) ha diramato un comunicato-resoconto. Se ne riporta qui sotto il testo, tradotto da Alberto Bonfiglioli per LiberaUscita.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

Madrid – 17 marzo 2010
Congratulazioni agli andalusi per essersi dotati di uno Statuto Autonomo che riconosce il diritto di ogni persona alla piena dignità nel processo della sua morte (art. 20); all’Assessorato alla sanità della Giunta dell’Andalusia per la sua iniziativa tendente a concretizzare in legge questo diritto e al Parlamento andaluso, in particolare alla Commissione sanità, per aver rispettato il pluralismo invitando al dibattito le organizzazioni sociali quali l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente, i cui contributi sono stati accettati dalla maggioranza.
Dopo che nel 2005 la Regione di Madrid aveva citato l’ospedale Severo Ochoa de Leganés per la sedazione palliativa di malati terminali, creando un ingiustificabile allarme sociale e sfiducia dei cittadini, la legge della Regione autonoma dell’Andalusia rappresenta un cambiamento di grande importanza. La legge permette di chiarire e precisare i diritti dei cittadini alla fine della loro vita, i doveri del personale sanitario e le garanzie che devono fornire le istituzioni sanitarie. Questi diritti erano già riconosciuti in un certo modo nella legge dello Stato del 2002 sull’autonomia del paziente.
A giudizio dell’AFDMD gli aspetti più significativi della nuova legge sono i seguenti:
1. La legge chiarisce il diritto all’informazione clinica e al rifiuto del consenso ad ogni intervento (legge 41/2002) e stabilisce il dovere di rispettare la volontà del paziente. Quest’ultimo dovrà essere informato della trascendenza della sua decisione e gli verrà richiesto di nominare una persona che accetti di rappresentarlo, con capacità di ricevere informazioni e di prendere decisioni (art. 6). Attualmente, oltre la metà dei malati terminali non sono stati informati esplicitamente né sulla loro malattia né sulla relativa prognosi. Nella maggior parte dei casi, in effetti, non si è dedicato sufficiente tempo alla comunicazione con il paziente, sostituendola frequentemente con l’informazione a un familiare.
2. Le persone che si trovano nella fase terminale o che devono affrontare decisioni relative alla stessa hanno diritto a decidere sugli interventi sanitari che li riguardano. Ogni intervento richiede il consenso libero e volontario dei pazienti (art. 7). Il consenso informato non é una formalità burocratica o una firma su un pezzo di carta, ma rappresenta il diritto fondamentale di ogni individuo a decidere sulla sua integrità fisica e psichica.
3. Ogni persona ha il diritto a rifiutare un intervento (art.8), come l’alimentazione-idratazione artificiale (per sonda naso-gastrica o gastrostomia percutanea) o qualsiasi altra misura di supporto vitale (antibiotici, sieri, trasfusioni, ecc.). Permettere la morte mediante la sospensione di trattamenti o per limitazione dello sforzo terapeutico fa parte della buona prassi o lex artis, così come lo stabilisce chiaramente la legge. Tuttavia, non è la stessa cosa permettere la morte, atto non punibile, e provocare la morte su richiesta del malato terminale mediante un’iniezione letale. Anche se questo atto per l’AFDMD è eticamente ineccepibile, è punibile secondo il codice penale e, pertanto, rimane fuori dell’ambito della legislazione di una regione autonoma.
4. Il testamento biologico – in Andalusia documento di volontà di vita anticipata – è uno strumento al servizio dell’autonomia del paziente che deve far parte della storia clinica (art. 9). I professionisti sono obbligati a informare il paziente su questo diritto e a rispettare i valori e le istruzioni contenuti nel testamento (art. 19). La diffusione dei diritti dei pazienti (legge 41/2002) non è stata ancora realizzata nell’intero territorio nazionale. É fondamentale attuare un’efficace campagna informativa sul nuovo paradigma dell’autonomia del malato che ancora sono in molti ad ignorare.
5. Quando una persona non sia in grado di esprimersi, i diritti all’informazione, al consenso o al rifiuto di trattamento saranno esercitati da un suo rappresentante designato nel testamento biologico o, in mancanza di tale designazione, dal coniuge o da altri familiari (art.10). I familiari di malati di demenza, in stato vegetativo o qualsiasi altra situazione irreversibile che impedisca loro di esprimere la propria volontà, potranno decidere cosa riterranno meglio per il loro caro, senza ledere i dritti di quest’ultimo.
6. Diritto alle cure palliative (art.12). Una volta garantito questo diritto, diventa evidente la fallacia dell’”alibi palliativo” (“le cure palliative universali cancellano la domanda di eutanasia, rendendo inutile il dibattito sulla disponibilità della propria vita”). L’esperienza nei paesi con più risorse palliative, quali l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, dimostra che voler disporre della propria vita è un diritto che va al di là della medicina, palliativa o non.
7. Diritto al trattamento del dolore (art.13). La Spagna è uno dei paesi d’Europa con il più basso consumo di analgesici oppiacei. Il dolore non si tratta adeguatamente. 
8.
I pazienti terminali o agonizzanti hanno il diritto alla sedazione palliativa (art.14). Per la maggior parte dei cittadini, una morte di qualità è una morte tranquilla, senza dolore, accompagnata; una morte dolce, un transito mentre il paziente dorme, cioè è sedato. La sedazione del paziente in agonia è un imperativo morale per il professionista della medicina. Nel caso del malato terminale in grave sofferenza alla quale non è possibile dare sollievo, si deve rispettare la sua volontà di essere sedato. Negare al malato tale trattamento può essere accanimento terapeutico, un atto inammissibile di fronte ad una sofferenza evitabile. Il professionista della sanità in questo caso è responsabile delle conseguenze di non aver rispettato, come è suo dovere, i valori, le credenze e le volontà del paziente (art.18).
9. Diritto all’intimità personale e familiare nonché alla confidenzialità (Art.15). Diritto all’accompagnamento dei familiari. Si dovrà garantire al malato terminale una stanza singola con il livello di conforto e di intimità che richiede il suo stato di salute (Art.26). Molti pazienti terminali muoiono in condizioni deplorevoli, in un luogo inadeguato, dividendo la stanza con sconosciuti, senza intimità né compagnia. L’AFDMD augura che questo impegno non sia un “brindisi al sole” e che si provveda alle risorse necessarie perché diventi realtà.
Le leggi non cambiano la società, ma aiutano la società. Con questa legge non sarà più possibile, senza incorrere in reato, denunciare un professionista per la sedazione palliativa consentita dal paziente e dalla sua famiglia, come è avvenuto nel 2005. L’obiettivo della legge non è tutelare i professionisti ma il diritto dei cittadini (anche i medici sono cittadini) a morire con dignità. Applaudiamo l’iniziativa del Parlamento dell’Andalusia di realizzare uno studio sul modo in cui muoiono gli andalusi, che permetterà di valutare l’impatto della nuova legge sulla qualità della morte in quella regione.
Diffondere la filosofia della legge sulla morte dignitosa promulgata nell’Andalusia è una sfida e l’AFDMD esigerà dall’amministrazione autonoma l’impegno nella sua applicazione, e vigilando affinché i diritti dei cittadini diventino reali.
Speriamo che il governo della Spagna prenda nota ed impari ad affrontare questioni fondamentali come la morte dignitosa, abbandonando pretesti quali “questo non si tocca” o “non esiste domanda sociale”. L’eutanasia e il suicidio assistito sono oramai parte di un dibattito che è nella gente. Secondo il CIS (studio 2440 del 2002) il 59,9% dei medici è favorevole all’eutanasia e al suicidio assistito e il 97% crede che i palliativi non riducano sostanzialmente la domanda di eutanasia. Al posto di dichiarazioni vuote chiediamo al Governo di assumere un atteggiamento serio: dovrebbe cominciare con uno studio sociologico per capire cosa pensano e sentono i cittadini (dal 1995, il CIS ignora questo tipo di indagine) e conoscere come si muore in Spagna. Esiste un’esigenza popolare perche si considerino i problemi che preoccupano la gente, perché con o senza crisi, la vita continua e oltre mille persone muoiono tutti i giorni in Spagna (5-6 per eutanasia clandestina), senza sufficienti garanzie di una morte dignitosa.

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Mamma, li turchi !

sabato, 20 marzo 2010

Era questo il tradizionale grido di allarme con cui gli abitanti delle coste meridionali della nostra penisola si allertavano appena venivano avvistate le imbarcazioni dei predatori provenienti dai paesi musulmani che razziavano beni e persone vendute poi come schiave sui mercati mediorientali. Secondo alcuni osservatori e politologi molte perplessità suscita in Europa la futura ammissione della Tuchia, optimo iure, all’interno dell’Unione. Non certo perchè i turchi moderni possano razziare e depredare inermi cittadini, quanto per la diffusione ulteriore di un islamismo aggressivo e pervasivo che abbattendo prima la laicità consolidata in Turchia dal padre fondatore Ataturk, dilaghi poi in Europa con le gambe di 80 milioni di nuovi cittadini musulmani. Su queste preoccupazioni vi proponiamo due interessanti articoli.

*Il GIORNALE – R. A. Segre :
” Dietro le parole del premier turco il grande
scontro tra laicismo e islamismo “*

*
R. A. Segre*
Chi sono i 100mila armeni residenti in Turchia che il premier Erdogan
vorrebbe cacciare dal suolo turco a causa dell’insistenza degli armeni (in
Armenia e nella grande diaspora armena) a voler chiamare genocidio la strage
armena fatta dagli ottomani nella prima guerra mondiale? Sono una nuova mina
che il leader del partito islamico Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo sta
mettendo sulla strada della riconciliazione storica fra i due popoli. Poiché
la ripresa dei contatti diplomatici fra Turchia e Armenia aveva fatto
pensare il contrario solo qualche mese fa, come spiegare questa svolta del
governo di Ankara? L’impressione è che, nonostante il costo interno e
internazionale di questo nuovo irrigidimento turco sulla questione
dell’Olocausto armeno, la svolta sia legata al grande scontro in corso in
Turchia fra laicismo e islamismo.
Il costo interno è dovuto al fatto che almeno 70mila dei 100mila minacciati
di espulsione sono persone indispensabili alla società arricchita turca.
Sono nella loro stragrande maggioranza donne, impiegate come cameriere o
badanti di anziani nelle città. Ora i centri urbani, contrariamente alla
Turchia tradizionalista e in gran parte analfabeta delle campagne, sono le
cittadelle del laicismo, non meno di come l’esercito, per Costituzione, è il
custode dell’ataturkismo. Il costo esterno, come si è visto con la recente
approvazione alla commissione del Congresso di Washington, dell’accusa di
«olocausto» armeno contro la Turchia (che violentemente lo nega) ha
provocato il ritiro dell’ambasciatore turco da Washington, il non intervento
della lobby israeliana (per la prima volta in anni) a sostegno dei turchi (a
causa del raffreddamento delle relazioni fra Ankara e Gerusalemme). Sono
«munizioni» che i due grandi opposti movimenti per il «controllo» dell’anima
turca – il partito di Erdogan e l’esercito – stanno da mesi combattendo nel
quadro di un presunto «colpo di Stato» militare contro il governo.
Questo «golpe» (che se fosse riuscito, sempre che non si trattasse di una
montatura degli islamici, sarebbe stato il terzo nella storia della Turchia
moderna in difesa della laicità della Repubblica) ha dimostrato con
l’arresto di almeno 60 ufficiali, in servizio e di riserva, che la casta
degli ufficiali non è più inviolabile. D’altra parte quando nel 2007 un
giovane nazionalista assassinò Hrant Dink, direttore turco armeno di un
giornale che aveva osato parlare dello «olocausto armeno», oltre 100mila
persone di ogni origine e fede hanno seguito la sua bara. L’omicidio, lungi
dall’aumentare l’odio per gli armeni, ha aumentato le critiche al governo
per il perseguimento di una politica che non solo appare storicamente
ingiustificata ma anche come un appello del partito islamico nella sua lotta
contro il laicismo e soprattutto contro il ruolo dei militari a difesa della
laicità turca.
La minaccia del premier Erdogan di espellere gli armeni illegalmente
residenti in Turchia fa parte dello stesso conflitto sulla identità turca
che continua ad agitare la politica e la coscienza del paese. Questi armeni,
o piuttosto armene, da espellere sono gli umili tessitori della tela comune
della nazione turca. Sono – come scriveva il 14 scorso l’Economist londinese
- persone che arrivano col cuore pieno di terrore per il turco e che tornano
a casa a raccontare storie sulla benevolenza che hanno scoperto nelle case
turche. Fanno parte di quel mondo sempre più esteso nella società turca che
ne ha abbastanza dei miti di odio religioso e nazionale. Miti su cui si
fonda ancora in larga parte il pregiudizio delle masse musulmane contro
l’infedele. Che si tratti del cristiano nelle sue varie denominazioni, o
dell’ebreo vestito da israeliano.

*LIBERO –

Carlo Panella : “  L’Europa senza testa non può permettersi una Turchia islamica”*
* Carlo Panella*

«Sia l’Unione Europea che la Turchia non credono ormai più tanto al processo
di integrazione»: questa valutazione, espressa Carlo Corazza, direttore
della rappresentanza Ue di Milano è forte, ma ha un grande fondo di verità.
Dal punto di vista tecnico, l’evo – luzione della trattativa tra l’Ue e
Ankara parla chiaro: dal 2005, dei 35 capitoli di negoziato per conformare
le norme turche con quelle dell’Ue, è stato concluso solo quello sulla
scienza. Altri 8 sono bloccati dal 2006, 11 sono aperti e i restanti ancora
da aprire. Senza contare il contenzioso che si è aperto per la questione del
genocidio degli armeni. Su tutti poi incombe la controversia su Cipro, rebus
insolubile perché la Repubblica di Cipro, membro dell’Ue, grecofona, ha
rifiutato la soluzione di mediazione dell’Onu, che però è stata accettata
dallo Stato cipriota turcofono. Ma, al di là della trattativa, è sempre più
chiaro che l’ingresso della Turchia in Europa (avversato peraltro dal
baricentro dell’Ue: Germania a Francia) è del tutto fallito per colpa
dell’Eu – ropa. Ormai è inutile schierarsi con chi sostiene (come faccio da
anni) che è indispensabile che l’Europa inglobi la Turchia come strategico
interfaccia politico con il mondo musulmano, con l’Asia e con la sponda nord
del Mediterraneo (perno peraltro della strategia di George W. Bush).
Esattamente come è inutile schierarsi con chi afferma che la Turchia è uno
stato asiatico, influenzato dalla cultura islamica, e che i suoi 6 milioni
di immigrati in Germania e negli altri paesi, una volta diventati cittadini
europei a pieno titolo, costituirebbero addirittura un’emergenza. È un
contenzioso sorpassato da una drammatica constatazione di fondo: l’Europa
politica non esiste e quindi non può sviluppare nessuna strategia politica
alta (come far entrare la Turchia), ha un mercato e una moneta uniche (che a
fronte di una vera crisi hanno dimostrato di non saper esprimere nessuna
regia unitaria), ma manca totalmente di cervello politico. L’Ue è come la
Germania occidentale, la Rft: un gigante economico ma un nano politico. La
prova definitiva l’abbiamo proprio oggi: lady Ashton, ministro degli Esteri
Ue, ha deciso di fare una forzatura e di recarsi a Gaza da un governo di
Hamas che pure l’Ue iscrive nella lista dei terroristi e che ha sempre
rifiutato ogni accordo non solo con Israele (che continua a voler
distruggere), ma anche con la Anp di Abu Mazen, di cui ha massacrato
centinaia di militanti e dirigenti. Mossa azzardata e imprudente che infatti
è stata accolta come meritava: ieri mattina un razzo sparato da Gaza (il
primo dall’operazione Piombo Fuso del 2009), ha ucciso un contadino
israeliano in un kibbutz. Nel momento stesso in cui mette piede a Gaza, lady
Ashton si trova così in una situazione indecente e indifendibile. Ma non
basta: l’Ue ha imposto alla Turchia di modificare il baricentro stesso del
suo assetto istituzionale, abolendo il ruolo di difesa della laicità e della
democrazia assegnato dalla Costituzione di Atatürk ai vertici militari e
peraltro assolto egregiamente con ben 4 apparenti “golpe” che però hanno
sempre ripristinato dopo pochi mesi il pieno quadro democratico. Ovviamente,
Tayyp Erdogan e la sua Akp, hanno obbedito toto corde a questa “imposizione”
europea, e ora il loro islamismo dilaga perché non trova più l’antidoto e il
freno laico garantito dai generali turchi. Ma il vero disastro è che questo
è accaduto perché l’Ue non ha mai analizzato il semplice fatto che la
Turchia è l’unico paese pienamente democratico del pianeta, solo e
unicamente grazie al ruolo di sentinella della democrazia svolto dai
generali. Non ha cercato di capire che in un paese a tradizione islamica la
“divisione dei poteri” di Montesquieu non funziona, perché è addirittura
antagonista al cuore della cultura politica islamica. L’Ue ha così imposto
alla Turchia i parametri di Copenhagen, definiti nel 1992 per l’in – gresso
dei paesi ex comunisti in Europa: altre storie, tutt’altre dinamiche,
favorendo così la regressione islamista in una Turchia in cui i generali
vengono oggi arrestati a decine con accuse false e pretestuose di attività
golpiste. Un record.