Archivio di febbraio 2010

Madonne e santi.

martedì, 16 febbraio 2010

Offuscati dallo straordinario successo di Padrepio per un lungo periodo hanno sofferto di un certo oscuramento mediatico sia le varie Madonne che anche alcuni altri santi un tempo popolarissimi. Ma le Madonne sono tornate all’attenzione delle cronache grazie alla trournèe napoletana di quella di Medjugorie, avvenuta con grande successo alcuni giorni fa. E adesso anche per Sant’Antonio da Padova è arrivato il momento della rivincita mediatica grazie all’esposizione, cominciata ieri, dei suoi resti mortali. Su questo evento un po’ macabro (il TG di Rai Uno ha lungamente esibito l’urna di cristallo contenente ben visibili i poveri resti) vi proponiamo un commento del nostro cortese lettore Marco Bertinatti.

La prossima ostensione del corpo (in effetti dopo 779 anni è rimasto solo qualche osso) di S.Antonio da Padova ricorda a noi tutti la ragione per cui la Chiesa insista nel conservare  ed esporre i resti dei suoi principali testimonials. Risulta indispensabile ricordare ai fedeli il fatto che la resurrezione del corpo sia parte integrante della loro fede. Viene infatti da chiedersi quanti dei frequentatori abituali delle chiese riescano ad immaginare un numero incalcolabile di anime alla ricerca affannosa delle ossa che sostenevano il corpo mortale durante questo epocale evento. Probabilmente al nostro cane, fedele compagno di una vita, è stata negata un’anima proprio per evitare una raffigurazione inevitabilmente umoristica. Al contrario noi poveri atei non diamo alcuna importanza al cadavere dei nostri cari (preoccuparci del nostro è evidentemente impossibile, come già compreso dai filosofi stoici) e molti di noi vedono nella cremazione una simbolica restituzione degli elementi ricevuti in prestito dalla Natura. Se quest’ultima sia o meno “cosciente” (il “Deus sive Natura” di Spinoza tanto per intenderci), non lo riteniamo cruciale per la nostra esistenza durante la quale, se non altro, non tentiamo d’imporre a nessuno le nostre idee e non graviamo sul bilancio dello Stato.

Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@poste.it

16/2/10 – Un sentore di libertà

martedì, 16 febbraio 2010

Per Giulio C. Vallocchia, schiettamente percorso da eroici furori anticlericali
Posto di fronte all’alternativa tra abiurare o morire, Bruno rispose: “che non deve né può ritrattare, e che non ha da ritrattare e che non ha materia di ritrattazione, e che non sa su cosa debba ritrattare”. La sentenza di morte per eresia fu pronunciata l’8 febbraio del 1600. Bruno arse sul rogo alzato a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600, l’anno del Giubileo (Atti del processo a Giordano Bruno, Sellerio, € 9.00)

Roma 9 giugno 1889, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”. Un corteo parte da piazza Esedra (che oggi si chiama piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila . In testa al corteo i reduci garibaldini, poi il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, quelli della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo (presieduto da Francesco Crispi), ma ci sono membri della Camera dei deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.
Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la captale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”. Il 29 giugno, festa di san Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”. Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”. La piazza Campo de’ Fiori “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.
E’ bene ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini.

Il 17 febbraio 2010 alle 16.45 la storica Associazione nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno, insieme al Comune di Roma, deporrà corone e ricordi a Giordano Bruno in piazza Campo de’ Fiori.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Segnalazione libraria
Anna Foa, Giordano Bruno, il Mulino, € 9.00

Nell’anno santo 1600, Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo de’ Fiori. Per più di un secolo la sua memoria appartenne a pochi, fino all’800, quando Bruno fu riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in un santo martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. L’immagine che la cultura italiana si è costruita di lui, subito dopo l’Unità, è un tassello significativo della costruzione dell’identità italiana. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di Giordano Bruno, dalla combattuta inaugurazione del monumento nel 1889 fino al processo e al rogo, con un’opera di scavo che ci restituisce un personaggio enigmatico, capace di grandezze e miserie, di utopie politiche e di condotte spregiudicate, dedito alle arti magiche e insieme precursore del pensiero filosofico moderno.

Anna Foa insegna Storia moderna nell’Università La Sapienza di Roma.

L’ultima figuraccia del “mignottaro”.

lunedì, 15 febbraio 2010

Reazione di una donna albanese all’ennesima battutaccia di Silvio Berlusconi.
LEGGI


La lettera.
Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese replica alla battuta di Berlusconi : “Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate” In nome delle belle ragazze albanesi “Signor Berlusconi, basta battutacce”
di ELVIRA DONES *

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione. ”
Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.
Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.
(15 febbraio 2010)

Un premio che scotta.

sabato, 13 febbraio 2010

E’ uscito da pochi giorni nelle sale il film “Lourdes” che ha ricevuto a Venezia 2009 il Premio Brian istituito dall’UAAR – Unione Atei ed un riconoscimento anche dai critici cattolici di Signis. Da questa singolare contaminizione di giudizi provenienti da aree culturali tanto distanti nasce uno “scandalo” tutto interno al mondo cattolico di cui troviamo una vistosa traccia nel Corriere della Sera.

Dal Corriere della Sera del 13/2 a pag. 25 in un articolo del cattolico Vittorio Messori, uno dei componenti dalla Triade Madonnara (Messori, Socci, Brosio) specializzati nel culto e nella propaganda delle tre Madonne : Lourdes, Fatima e Medjiugorie.

“”"”….Credo che abbia visto bene la UAAR, “Unione degli atei e degli agnostici  razionalisti” nell’attribuire a questo film il suo beffardo premio  intitolato a Brian, dal nome di un dissacrante film su Gesu’. Dicono, questi atei organizzati, che l’opera della Hausner potra’ aiutare  a perdere la fede “chi non e’ ancora approdato a una visione  disincantata e scettica”.
… … …
Che dire allora del premio attribuito dalgli uomini di cinema cattolici,  riuniti in una associazione riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede ? Che dire della diocesi milanese che ha deciso di sponsorizzare quest’opera, diffondendola nelle parrocchie ?
… … … “”"

Eutanasìa in Gran Bretagna.

venerdì, 12 febbraio 2010

Mentre in Italia aumentano le pressioni della Santa Inquisizione vaticana per l’approvazione della Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita , nella più civile e libera Albione la magistratura decide di non perseguire le figlie di una donna che aveva deciso di morire senza farsi torturare.

Notizia tratta dal sito ADUC – LEGGI

Due donne che sono rimaste sedute accanto alla madre per quattro giorni in attesa che morisse, non saranno perseguite penalmente per assistenza al suicidio. Jane Aiken Hodge, 91 anni, affetta da pressione alta e leucemia, aveva redatto un testamento biologico con istruzioni di non essere sottoposta a manovre di rianimazione. Aveva anche scritto al proprio medico spiegando di non voler essere rianimata nel caso in cui avesse ingerito una overdose di sonniferi.
Michael Jennings, legale della Procura, ha detto di essere convinto che si sia trattato di un suicidio indipendente, senza assistenza.
Hodge, scrittrice di fama con oltre 40 bestseller, è deceduta lo scorso giugno. La polizia ha detto che quattro persone, tra cui due figlie, sono rimaste a farle compagnia fino alla fine.
“Il 13 o 14 giugno 2009, la signora Hodge ha ingerito una grande quantità di farmaci ed ha perso conoscenza. Durante questo periodo, quattro persone sono rimaste accanto alla donna”, ha detto il legale della Procura. “Hodge ha agito da sola. Non c’è alcuna prova che sia stata aiutata o spinta da terzi a somministrarsi la sostanza. Ho deciso che ci sono prove insufficienti per procedere con l’accusa di assistenza al suicidio. In assenza di prove sufficienti, non c’è alcun interesse pubblico ad aprire un procedimento penale, così come previsto dalle linee guida provvisorie sul suicidio assistito”.
La Procura ha aggiunto di aver verificato la validità del testamento biologico, che avrebbe impedito a qualsiasi ospedale di agire per riportare in vita la donna. “Un ospedale non avrebbe potuto offrire trattamenti ulteriori rispetto a quelli ricevuti in casa sua”.
Dopo la morte nel 2004 della sorella Joan Aiken, rinomata autrice di libri per bambini, Hodge aveva scritto un editoriale su un quotidiano lamentando la continua resistenza alla legalizzazione del suicidio assistito: “Tutte queste maldicenze sui presunti pericoli del testamento biologico fanno sì che sia ancora più difficile morire senza soffrire. E’ deprimente”.

Il Partito Rai contro Marco Beltrandi.

venerdì, 12 febbraio 2010

L’approvazione in Commissione di Vigilanza del regolamento per le trasmissioni politiche in tempi di par-condicio scatena violente polemiche senza che vengano adeguatamente chiariti i termini di quel regolamento. Mentre le posizioni del Partito RAI sono ampiamente diffuse e documentate, quelle di Marco Beltrandi si affidano esclusivamente alla diffusione via internet.

Da Marco Beltrandi

In queste ore sono volate dichiarazioni di condanna da ogni parte nei confronti del regolamento sulla par condicio che ho proposto e fatto approvare dalla Commissione di Vigilanza sulla Rai. Questo testo rappresenta una conquista storica per il movimento radicale, e per le battaglie condotte sul fronte dell’informazione degli ultimi 40 anni.

Tutte le opinioni sono legittime, purché basate sui fatti. Per questo è bene chiarire che la norma approvata non “sospende” i talk show, non li “taglia”, non li “oscura”, tantomeno li “censura”.

Per chiarire le ragioni per cui abbiamo proposto questo regolamento, alcuni compagnio hanno realizzato queste domande & risposte che spero troverai utili.

Se così sarà ti chiediamo di aiutarci a chiarire la questione, condividendo questa email con i tuoi contatti o pubblicandola! su Facebook.
Il regolamento approvato dalla Commissione di vigilanza su proposta del parlamentare radicale Marco Beltrandi sopprime i talk show politici?

No, devono solo rispettare le regole che la legge prevede, e cioè dare parità di spazio ai diversi candidati presidente ed ai diversi partiti. Potranno organizzare i faccia a faccia tra i candidati Presidenti di Regione; i confronti tra i partiti; le interviste dei leader. L’unica cosa vietata è favorire un partito (invitandolo più volte di altri) o un candidato (organizzando una puntata solo per lui)

Il regolamento è un ennesimo attacco alla libertà di informazione, a favore di Berlusconi?

Il regolamento stabilisce soltanto che le trasmissioni di maggiore ascolto non potranno invitare solo chi vogliono loro, dando più spazi ad un partito/leader o ad un altro a seconda dell’orientamento di ciascuna, il motivo per cui finora sono state condannate in ogni campagna elettorale, per decine di volte. I dibattiti tv delle presidenziali americane, le trasmissioni politiche più seguite al mondo, sono regolati nei minimi dettagli: dalla posizione che assumono i candidati (sul podio o seduti intorno a un tavolo), al tempo di risposta dopo ogni domanda, alla possibilità o meno di ribattere alle risposte del contendente, agli argomenti dei vari dibattiti. In occasione delle primarie, quando i candidati arrivano ad essere anche più di 6 o 7, sono invitati tutti su un piano di parità.

Le trasmissioni saranno ingestibili, con decine di partiti e partitini?

No, perché sono ammessi a livello nazionale solo i candidati Presidente ed i partiti che saranno presenti in un numero di Regioni che rappresentano almeno dell’elettorato coinvolto. I partiti non devono essere presenti tutti insieme ma anche distribuiti in più puntate.

Report, Che tempo che fa, Domenica In dovranno chiudere?

No. Come da sempre accade in periodo elettorale, semplicemente non potranno ospitare politici. Se lo fanno, devono dare spazio uguale a tutti

Si vuole cancellare l’audience dei talk show?

Falso. Quando si fecero i faccia a faccia all’americana, ad esempio tra Prodi e Berlusconi, con Mentana e con Minum moderatore, furono seguiti dai più di dieci milioni di persone.

Mediaset e le altre tv private saranno invece libere?

No. La legge prevede che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni faccia un regolamento analogo a quello della Commissione di vigilanza.

Cosa potrebbe accadere

  • Porta a Porta: 4 trasmissioni settimanali, adatte per i confronti tra partiti (4 a puntata ad esempio). Possibili anche (come già fatto alle elezioni Regionali del 2000) che si tengano all’interno della stessa puntata due o tre sessioni, ciascuna con un faccia a faccia tra i candidati Presidente di una Regione
  • Annozero e Ballaro: mantenendo una sola puntata a settimana (quindi 4 ciascuna nei 30 giorni finali), potrebbero organizzare confronti tra partiti, 4 esponenti per puntate ad es. (come già fa Ballaro). Con due puntate settimanali ciascuna, potrebbero anche dedicarsi ai faccia a faccia tra Presidenti Regioni
  • Vespa, Santoro, Floris: potrebbero anche condurre le interviste ai leaders previste per gli ultimi 15 giorni, in spazi ad hoc

Commenta su internet:
Regole per i talk show: domande, risposte & i tuoi commenti

La Rai in subbuglio.

mercoledì, 10 febbraio 2010

Con il voto del radicale Marco Beltrandi la Commissione di Vigilanza Rai ha sospeso per la durata della campagna elettorale tutte le trasmissioni che per moltissimi anni hanno escluso i radicali nelle varie puntate. I radicalofobi di Porta a Porta, Annozero, Ballarò e In mezz’ora dovranno fare solo tribune elettorali. Non si sa se lo stesso criterio potrà essere applicato anche alle trasmissioni analoghe delle reti del padrone, altrettanto radicalofobe delle omologhe Rai.

Da La Repubblica LEGGI

ROMA – Niente Ballarò, Porta a Porta, Annozero e trasmissioni simili all’approssimarsi delle elezioni. Addirittura per tutto il mese che precede le elezioni. Non potranno andare in onda oppure dovranno trasformarsi in tribune elettorali regolamentate. E’ quanto ha deciso a maggioranza la Commissione di Vigilanza Rai che si è riunita oggi per mettere a punto le regole sui programmi tv nel periodo della campagna elettorale. E’ l’effetto del libera dato dalla Commissione al regolamento per l’applicazione della par condicio in tv in vista delle regionali del 28 e 29 marzo. Tra le novità più importanti contenute nel testo approvato questa sera dalla commissione, una norma che assimila alle regole della comunicazione politica nell’ultimo mese prima del voto anche le trasmissioni di approfondimento, passata con i voti del centrodestra e del relatore, il radicale Marco Beltrandi, e con la netta opposizione del Pd, che ha abbandonato i lavori.

La protesta del Pd. “Quello che è accaduto – accusa il capogruppo del Pd in vigilanza, Fabrizio Morri – è molto grave: il centrodestra, complice Beltrandi, ha votato la soppressione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico nell’ultimo mese di campagna elettorale: dunque ‘Porta a Porta’, ‘Ballaro, ‘Annozero’ salteranno, cosa mai accaduta prima e che la legge non chiede, e per estensione due terzi del palinsesto di Raitre rischiano la cancellazione. La norma approvata, infatti, prevede che al posto di queste trasmissioni si facciano tribune elettorali, sottoposte alle regole rigide della ripartizione paritaria fra tutti i soggetti politici”. Secondo Morri, questa novità apre anche un problema relativo alla tv commerciale: “Dubito molto – sottolinea – che l’Autorità per le comunicazioni si senta di cancellare ‘Matrix’ o gli altri approfondimenti di Mediaset”.

La replica di Beltrandi. “Le nuove disposizioni – spiega l’esponente radicale – stabiliscono che i programmi di approfondimento possano scegliere: o devono ospitare nei loro spazi le tribune politiche, oppure possono andare in onda in orari e fasce diverse. Dipenderà da Vespa, da Floris, da Santoro, cioè dai responsabili delle trasmissioni. E in ogni caso, se decideranno di andare in onda in altre fasce orarie e si occuperanno di politica, dovranno obbedire alle regole della comunicazione politica e cioè delle tribune”.

Usigrai: “E’ il bavaglio, si va verso lo sciopero”. “Domani stesso – ha dichiarato Carlo Verna dell’Usigrai – apriremo le procedure per lo sciopero dopo la decisione della vigilanza dimettere il bavaglio all’informazione Rai durante la campagna elettorale. Si stanno minando le ragioni stesse del servizio pubblico. Una assurdità”.

Bullismo islamico in Danimarca.

lunedì, 8 febbraio 2010

Drammatica segnalazione sulla impunità che viene concessa al bullismo e alla sopraffazione quando sono esercitati dai giovani islamici.

*Copenaghen, una scuola danese, nega ai padri danesi e immigrati il diritto di partecipare alle riunioni di classe per parlare dei problemi provocati dai loro figli.*

A Coopenagen sta crescendo il bullismo e la misoginia degli alunni islamici, verso gli alunni e le alunne non musulmani e dato l’insegnamento che ricevono dai padri, è loro costume picchiare tutti quelli che non si
convertono, aggredendo indifferentemente maschi e femmine.

Alla riunione della scuola, sono state invitate solo le madri, perché i mariti delle donne musulmane credono che le donne non devono prendere parte a qualcosa, se vi sono altri uomini presenti,  così anche i padri danesi si sono visti negare la possibilità di partecipare alle riunioni, ma dato che le madri islamiche sono sottomesse, non hanno certo l’autorità per imporre ai figli maschi il loro comportamento, quindi non serve a nulla che la scuola parli con le madri, invitandole e offrendo loro pasticcini e dolcetti.

Questo è il vero razzismo, che discrimina tutti i genitori danesi e i genitori immigrati non islamici, minando il concetto di solidarietà e autorità fra coniugi e figli danneggiandone i principi e i rapporti.

Il preside è finito sotto inchiesta in quanto non ha assolto al suo dovere di tenere sotto controllo il bullismo, ne ha pensato di avvertire qualcuno per ciò che stava succedendo, ma si scusa sostenendo di non aver avuto scelta, poiché non è dipeso da lui scegliersi gli studenti e non è colpa sua se il bullismo ha preso il sopravvento, anche se in realtà era suo dovere prendere delle decisioni in merito, il suo comportamento irresponsabile, ha permesso che si attuasse la sharia, che recita che i figli degli islamici possono  picchiare i figli dei non islamici. Infatti i ragazzi islamici ritengono di non essere tenuti alla disciplina della cultura danese che si attua nelle scuole danesi e se si vuole parlare con loro pretendono di far diventare la scuola una moschea con divisione fra i sessi, cibo halal e soddisfare tutte le loro pretese, altrimenti i figli dei non islamici a scuola possono essere picchiati.

Alcuni politici danesi sono sul piede di guerra, non hanno nessuna intenzione di permettere agli immigrati islamici di stabilire l’agenda e il modo con il quale realizzare riunioni a scuola, e chiaramente non concordano con le scelte del preside e dei docenti di questa scuola, che a furia di relativizzare i valori, sono entrati nella confusione mentale più totale.

*Chissà se questa scuola è la stessa che ha consigliato ai genitori ebrei di portare via dalla scuola i loro figli, per la loro stessa sicurezza.*

Una beffa per i danesi che rischiano di non vedere mai più rispettati i loro diritti e questo ovviamente sarà quello che accadrà definitivamente se Geert Wilders verrà condannato, diventerà impossibile difendere i valori della democrazia occidentale, del diritto, dell’uguaglianza, perché gli islamici ritengono di essere superiori ai non islamici e saranno loro ad imporre l’educazione nelle scuole pretendendo insegnanti islamici che obbligheranno gli alunni alla sottomissione all’islam attraverso la paura, cosa che con i

bambini è facilissimo fare, creando proselitismo. Il bullismo però è stato documentato anche sulle ragazze islamiche, chemaltrattano e picchiano le ragazze danesi, chiamandole *puttane infedeli,*in quanto non portano il velo e mettono in mostra i loro bei capelli biondi, proprio come accade anche in
Germania<http://translate.google.com/translate?hl=it&ie=UTF-8&sl=en&tl=it&u=http://barenakedislam.wordpress.com/2010/01/25/germany-blonde-schoolgirls-attacked-for-not-wearing-muslim-headscarves/&rurl=translate.google.it>.

Questo regime che avanza è barbaro, cancella secoli di civiltà, ci riporta alla legge della  jungla, dove il più forte, vince sul più debole e non c’è legge che protegga il più debole, destinato a soccombere alle prepotenze del più forte e in questo caso, visto che la legge viene usata per difendere soltanto i diritti dei musulmani, ma lega le mani ai danesi, essi sono obbligati a diventare più deboli e se non vogliono soccombere si debbono convertire all’islam.

*Se questo è il futuro dell’Europa politicamente corretta, siamo nella merda.*

*Adriana Bolchini*

Leggi l’articoli originale su Atlasshrougs
<http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2010/02/copenhagen-school-bans-fathers-from-meeting-to-appease-muslim-misogyny.html>

Bulllismo islamico in Danimarca.

lunedì, 8 febbraio 2010

Drammatica segnalazione sulla impunità che viene concessa al bullismo e alla sopraffazione quando sono esercitati dai giovani islamici.

6/2/10 – A che punto è la notte?

sabato, 6 febbraio 2010

“Morgan ha sbagliato ma non va massacrato. Bisogna dargli un’altra possibilità…”. Un po’ più di coraggio, dài Bersani. Non dico che dovevi dire: “Condivido Morgan”. Potevi dire: “Non condivido ma vorrei vivere in un Paese libero”. Neanche Bersani ha osato spingersi fino a questo punto (cioè fino a esprimere chiaramente il suo pensiero). Perché? E’ un uomo prudente. Già, temo che la campagna bigotta d’estate contro gli eccessi sessuali di Berlusconi abbia lasciato nella sinistra uno strascico “beghino” che sarà lungo e difficile eliminare. (Piero Sansonetti, Gli Altri)

Già è passato un anno dalla morte di Eluana Englaro e la legge sul testamento biologico che il Parlamento aveva minacciato all’indomani delle scompostezze che aveva provocato nel mondo partitico italiano il decesso della donna – il disegno di legge Calabrò – si strascica stracca. Le posizioni nel frattempo si sono cristallizzate ancora di più, grazie all’arroccamento bypartisan di molti (nei partiti) nella difesa estremista della vita comunque e per tutti.
Ieri notte è morta Francesca, alla quale solo due mesi fa era stato diagnosticato un tumore tra i più cattivi. In questo breve periodo ha usufruito solo di cure antidolorifiche decise dalle due giovanissime figlie… se penso che solo fino a qualche giorno fa alla Camera i deputati parlavano di quanti milligrammi di morfina si possono somministrare a un malato terminale.
Lo Stato può fissare delle regole, può varare una norma di legge con pochi semplici articoli che diano ampia libertà di scelta, perché le questioni legate alla vita, alla morte, alla libertà di cura devono restare di appartenenza della persona, dei familiari e amici, del medico personale. E’ così difficile per i parlamentari comprendere che certe tecniche mediche possono diventare, per alcuni, invasive o non sopportabili? E veramente offende i sentimenti religiosi di qualcuno stabilire che l’idratazione e l’alimentazione forzate possono essere interrotte? La libertà di opinione è solo la libertà di sostenere le opinioni di qualche politicastro sostenuto da media compiacenti? Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici italiani – ha deciso di fare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano perché hanno una diversa base valoriale della gente comune, ma solo perché ignorano che la democrazia è importante.
Dove sono i cittadini che dopo la decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso hanno manifestato nelle piazze per chiederne l’obbligatorietà? Quali sono i cittadini che hanno chiesto al ministro degli Esteri di sondare i colleghi europei per verificare la possibilità di chiedere “una moratoria sull’aborto”? Lo zero virgola raccolto dalla lista pazza di Ferrara vale più del resto della popolazione italiana? Conta più una teocrazia che in questi giorni sta mostrando al mondo la telenovela Boffo Vian (e in ansia per le “rivelazioni” che Feltri il 22 febbraio potrebbe rendere all’ordine dei giornalisti per audizioni sulla “manina”?)
Domande, troppe e retoriche.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it