Archivio di febbraio 2010

Gli islamisti tuchi (come i cristianisti italiani) dichiarano guerra alla laicità.

domenica, 28 febbraio 2010

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato questa nostra opinione : “”" 24/0210 – Turchia, un immaginario colpo di stato per sradicare la laicità. Con grandissimno clamore mediatico, proprio in occasione di un vertice internazionale, il presidente islamista Erdogan ha annunciato l’arresto di presunti complottisti. Si tratta di alti ufficiali dell’esercito, l’istituzione che tradizionalmente difende la laicità conclamata nella costituzione voluta da Ataturk. Ma ora gli integralisti islamici vogliono rifondare il paese nel rispetto della sharìa. LEGGI “”" – La nostra opinione viene confermata in questo articolo di Carlo Panella.

Non convince l’accusa di un golpe che ha portato (…) all’arresto di 40 personalità turche, tra cui due ex capi di Stato Maggiore. Non convince innanzitutto perché quando i generali turchi hanno voluto fare un golpe, l’hanno sempre fatto e chi stava al governo se ne è accorto solo il giorno dopo. Ed è stata una lunga serie di golpe: nel 1960 contro il governo autoritario di Menderes (poi impiccato); nel 1980 contro Ecevit e Demirel che stavano trascinando il paese nel baratro di una guerra civile; infine, nel 1997 contro Erbakan (leader del partito islamico, in cui allora militava di Erdogan) accusato di “deriva islamista”. Tutti golpe, si badi bene, mirati a difendere la natura laica dello Stato, con i generali tuchi che hanno subito ridato la parola a libere elezioni e a governi democraticamente eletti, esempio raro di una classe militare turca che ha usato della forza sempre e solo per difendere la democrazia. Purtroppo però, una Europa che nulla o poco comprende, ha imposto alla Turchia un processo di riforme finalizzate all’ingresso nell’Ue, che hanno tolto ai militari quel ruolo costituzionale di “garanti” della laicità e della democrazia che hanno sempre svolto, grazie alle caratteristiche unbiche della esperienza kèmalista. Erdogan, che ha vinto trionfalmente (questo va ricordato, come va ricordata la grande crisi di consenso dei partiti laici turchi) due elezioni col suo islamista Akp, ha avviato con estremo piacere queste riforme e ha depotenziato il potere di intervento costituzionale dei vertici militari. Dal 2007, però, il governo Erdogan ha avviato anche un processo pericoloso, che ha portato agli arresti di ieri. Ispirata dal governo, una parte – solo una parte- della magistratura ha effettuato decine di arresti di militari sostenendo – con prove che a molti paiono pretestuose- che stavano tentando un golpe attraverso l’operazione Ergenekon, sigla di un golpe strisciante
che avrebbe mirato alla destabilizzazione della Turchia con clamorosi attentati: le uccisioni di don Andrea Santoro e del giornalista armeno Hrant Dink, l’attacco al Consiglio di Stato e anche una trama per uccidere lo scrittore premio Nobel 2006 Orhan Pamuk. La pretestuosità e di questo quadro accusatorio è apparsa però chiara il 13 aprile 2009 con l’arresto di 18 “membri di Ergenekon”, tra cui Tijen Mergen, dirigente del gigante editoriale Dogan che pubblica il quotidiano Hurriyet, Mehmet Haberal, rettore dell’ Università Baskent di Ankara e Mustaka Yurtkuran, presidente di un’associazione ispirata agli insegnamenti laici di Kemal Ataturk. Arresti che rafforzavano il sospetto che Erdogan e il suo Akp, imbrigliando la fortd stampa dell’opposizione laica, cavalcassero un inchiesta fantasiosa mirata solo a silenziare i centri culturali e politici che potevano favorire una ripresa in forze dei partiti laici, avversari del governo islamista. Ipotesi rafforzata il 18 febbraio, quando il Csm turco -Hsyk- all’unanimità ha deciso di sospendere dall’incarico Osman Yanal,procuratore di Erzurum, che aveva fatto perquisire un magistrato di Erzincan, Ilhan Cihaner,
ovviamente accusato di essere membro di Ergenekon, che stava conducendo un’inchiesta sulla potente confraternita islamica Ismailaga. Insomma, è forte il sospetto che Ergenekon e il suo progettato golpe in
realtà sia una montatura architettata -o favorita- dall’Akp di Erdogan per eliminare pretestuosamente l’opposizione laica, così come sono fortissime le preoccupazioni per la stessa tenuta del quadro democratico in Turchia


Carlo Panella

26/2/10 – Bonino 3

venerdì, 26 febbraio 2010

“Imparate a suonare!” “E lei a comporre!” “Allora andate tutti a fare in culo!” Questo scambio di battute, conclusosi con relativo lancio di leggii e parti, risale ai primi anni ’80 ed ebbe per protagonisti l’autore Luigi Nono e l’orchestra del Maggio fiorentino, in occasione della prova generale di “Varianti per violino e 38 strumenti” del compositore veneziano morto nel 1990
Meglio un culo che una faccia da culo (manifesto elettorale di Tinto Brass, candidato nel Veneto)

Il lupo perde il pelo ma non il vizio è un adagio che ben sintetizza lo stile del Pd. Convinti di essere i mejo fighi del bigoncio, hanno cominciato a rilasciare interviste a destra e a manca sul fatto che forse Bonino non è stata la giusta scelta per la presidenza della Regione Lazio. Sia chiaro, il Pd poteva designare chi voleva invece di accodarsi a Bonino candidatasi per la sua lista. Ma ha oggi il diritto di accorgersi – e pentirsi – che ha candidato una radicale? I soliti stronzi che popolano la stampa di regime (praticamente tutte le testate in edicola), dicono che Bonino è ostaggio di Pannella come fosse una qualsiasi Finocchiaro o Brambilla. Non lo credo, anzi disprezzo chi lo sostiene. Perché questi giudici dattilografi non sono neanche sfiorati dall’idea che una persona può muoversi in base alle proprie idee e/o i propri sogni; non sono lambiti neanche lontanamente dal pensiero che per qualcuno conta la democrazia e l’equità, e non solo una comoda poltrona.
Emma Bonino solo raramente è ricorsa allo sciopero della fame e della sete, e una donna non più giovanissima che con i suoi 45 chilogrammi affronta un metodo di protesta così oneroso, non merita almeno una seria riflessione invece che giudizi superficiali e trancianti? E’ così distante dal pensiero del Pd la legalità, il rispetto delle leggi elettorali, il diritto a conoscere per deliberare? Oppure fa schifo la pelle screpolata, le labbra spaccate, il corpo rinsecchito? Deve essere proprio questo che da disagio, considerato che pochi sono stati i pensieri dedicati dai nostri pseudopolitici e pseudointellettuali alla morte del cubano Orlando Zapata, un combattente per la libertà rinchiuso in carcere dal 2003. Condannato a trentasei anni per aver richiesto diritti civili e vilipeso Fidel Castro, il muratore di Santiago di Cuba Zapata aveva cominciato uno sciopero della fame durato ottantacinque giorni. La sua morte non ha destato clamore, non voglio pensare perché la lobby castrista e antiamericana è forte in Vaticalia.
La vera vergogna è quella del Pd che dovrebbe, dopo aver deciso di stare con lei, sostenere Bonino per quello che è non come la vorrebbe chi le rema contro.
Svegliatevi dormienti!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2010/01/13/3436/

http://www.nessundio.net/blog/2010/01/25/3488/

http://www.fainotizia.it/2008/01/21/il-funo-fa-male-marco-smetti

23/2/10 – Partito confessionale

martedì, 23 febbraio 2010

Caro cittadino, l’ostello Termini della Caritas ha bisogno di ristrutturazioni urgenti. E’ nostro dovere dare una casa a chi non ce l’ha. Dai il tuo contributo attraverso questo centralino. E’ il sindaco di Roma, Gianni Alemanno che te lo chiede (messaggio del sindaco che chi chiama il centralino del Comune di Roma (060606) è obbligato a sentire prima che l’operatore risponda)

Di santi ne abbiamo tanti, ma sicuramente di un altro ce n’è bisogno: papa Wojtyla è stato per Roma e per l’Italia la figura più importante dell’ultima parte della nostra storia (Polverini, candidata alla guida della Regione Lazio)

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha difeso l’autonomia del sostegno a Bonino, candidata della Lista Bonino-Pannella, alla guida della regione Lazio. Per il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, è scorretta l’opzione radicale sui valori del Pd. Il deputato Giorgio Merlo, Pd di provenienza Margherita sostiene che i cattolici hanno un ruolo “fondazionale” mentre i radicali sono “funzionali”. L’amabile Bersani prima o poi, meglio sarebbe prima, dovrà decidere l’identità politica del partito: continuare a tenere il piede in due scarpe, come si è visto, non fa fare un passo in nessuna direzione.
D’altro canto i cattolici che esigono una analogia assoluta tra fede e politica – e i teodem usciti dal Pd per accasarsi temporaneamente in altre formazioni politiche sembrano volerlo – dovrebbero farsi un partito confessionale. Certamente sarebbe un passo da gambero sulla strada della modernità, ma sarebbe anche un modo per contarsi in maniera definitiva. Infatti sta diventando sempre più improponibile per un Paese che ha l’ambizione di sedere nella Ue, sentir parlare di ricoveri coatti per l’interruzione della gravidanza (mentre per asportare la tiroide si sta in ospedale due giorni e mezzo, per una ernia inguinale o la cataratta un paio d’ore), o non avere equiparazioni per le famiglie omosessuali… e mi fermo qui per non tagliare una foresta intera per avere la carta per scrivere tutti i divieti imposti in Vaticalia. In un paese normale avere o no una religione dovrebbe far parte della sfera privata e personale di ognuno. Se si sceglie di militare in un partito che si trova a votare, per esempio, sull’eutanasia per interpretare la volontà della maggioranza degli elettori, si può anche non essere d’accordo ma si dovrebbe accettare il principio di democrazia.
Se i teodem faranno il partito confessionale, suggerisco come presidente onorario Gianni Alemanno (fascista poi An oggi Pdl) che si inventò una funzionaria comunale maldestra esemplarmente punita con la sospensione dall’incarico, per giustificare la mancata costituzione di parte civile del Comune di Roma nel processo per il presunto prete pedofilo, suo amico e consigliere politico. Scavalcando in questo modo anche Benedetto XVI che già nel suo viaggio australiano e oggi con i vescovi irlandesi, ha stabilito che i preti pedofili sono una vergogna per la Chiesa e i criminali devono essere giudicati in tribunali civili. Alleluia!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/10/09 – Er più  http://www.nessundio.net/blog/2009/10/13/2770/

22/2/10 – Via Padova

domenica, 21 febbraio 2010

Cosa portare con sé da Roma al momento d’andare via? Personalmente andrei sul classico, quindi opterei per un bambolotto di panno Lenci, un bersagliere, un carabiniere, una guardia svizzera con alabarda… volendo spaziare, una maxi penna tipo Carioca tempestata di vedute romane. Lo stesso modello di quella che papa Wojtyla donò a Lec Walesa, e quest’ultimo usò per firmare uno storico patto con il generale Jaruzelski nella sua Polonia. Andrei sul classico perché non mi pare che Roma abbia prodotto nel frattempo nulla di nuovo, nulla di più moderno (Fulvio Abbate, ROMA guida non conformista alla città, Cooper, € 12)

Via Padova a Milano è una via lunga, semicentrale abitata soprattutto da stranieri extracomunitari dove, qualche giorno fa, un ragazzo egiziano è stato ucciso per futilissimi motivi. Un episodio di cronacaccia, tipico delle grandi metropoli, ma che ha scatenato la furia leghista che pure governa la città e la regione da tantissimi anni. A Roma invece via Padova è una strada di circa 400 metri che va da via delle Province a via Catanzaro, dritta come una spada, tranquilla fino alla noia. Una prima parte è più sciccosa, con dei palazzoni bellissimi costruiti negli anni Trenta e ben mantenuti e un secondo tratto più caotico, anche per il fatto che un brutto cinema è diventato una sinagoga di rito tripolino. Grazie alle frenesie governative sulla sicurezza la sobria volante dei carabinieri che lì davanti stazionava, è stata rimpiazzata da una jeep con tre soldati, peraltro quasi sempre bei ragazzi, con mimetica e fucile spianato. Quindi, anche chi passasse lì per caso – ma per quale caso si passa in via Padova? – si accorgerebbe che lì c’è una sinagoga, e magari si chiederebbe anche perché. In realtà la zona Bologna, un quartiere destinato al ceto medio, piccolo ma con pretese, è diventato il territorio d’elezione degli ebrei espunti dalla Libia quaranta anni fa, probabilmente per caso, verosimilmente per imitare un amico già lì da tempo. E così, ignorata dalla più parte degli abitanti del quartiere, nella zona c’è una enclave di ebrei che vive come se non avesse ancora lasciato Tripoli. Se esci la mattina presto in via Padova incontri giovani maschi con la chippà che vanno al tempio, poi dopo un po’ si tuffano nel kosher bakery café, poggiano l’astuccio dei tefillin sui tavolini e si tuffano sui cornetti e dolci senza lievito animale, che io mangio ma che riconosco pesanti come sassi. Ci sono parecchi lubavich con il cappello duro e gli tzizit che spuntano dal soprabito, che spingono passeggini mentre le loro mogli, quasi sempre incinte, comprano il pane e i dolcetti al miele e corrono al lavoro. Lasciando via Padova finiscono i ragazzi con la chippà e i lubavich camminano rasente il muro e a passo svelto. Le scale della chiesa di sant’Ippolito a pochi metri di distanza, sembrano ergersi come un confine di sicurezza . Appena poco più su, piazza Bologna, con l’ufficio postale littorio, le scale fanatiche ma ancora, nonostante le richieste dei residenti, inaccessibile per chiunque abbia un handicap o anche solo una gamba ingessata. Bologna è anche una delle principali stazioni della metro B, a volte mi è capitato di vedere tutte le scale mobili funzionanti, ma soprattutto mi sorprende perché puntualmente l’8 dicembre il personale della metro allestisce albero di natale e presepio! Dalla piazza parte via Sambucuccio d’Alando, una strada corta che porta le ferite della guerra: da un lato un paio di palazzi crivellati dai colpi di fucile dei mitragliatori tedeschi , dall’altro la casa di Pilo Albertelli, professore di filosofia che insegnava agli studenti “la fedeltà socratica alla verità e al dovere” prima di morire alle Fosse Ardeatine, e come è scritto nella lapide che i suoi compagni di Giustizia e Libertà gli hanno dedicato. Lo scorso anno il 24 marzo, mi sono trovata per caso alla sua commemorazione quando due vigili hanno portato una corona, l’hanno appesa e sono ripartiti velocemente anche per togliere la vettura dalla doppia fila. Eravamo in tre… compresi i due vigili. Macchine ovunque, anche perché ci sono genitori che accompagnano bambini alla scuola Fratelli Bandiera dove insegnò il maestro Manzi, l’inventore della trasmissione Non è mai troppo tardi, che permise a milioni di italiani di ottenere la licenza elementare. Erano i tempi della rai servizio pubblico sul serio, oggi neanche il direttore della scuola sa più chi era Manzi. Speriamo che ai bambini dicano chi erano i fratelli Bandiera. Parallela corre via Livorno dove c’è la lapide rotta di Eugenio Colorni, strada conosciuta perché c’era la sezione più nera dell’msi, poi diventata di tutto, oggi addirittura Milizia. La zona infatti è piena di fascisti molesti che disegnano svastiche e celtiche sui muri, attaccano manifesti ovunque sull’anniversario dei vari fascisti morti, sull’onore all’rsi ecc., ma questo, per il momento, non ha un riscontro elettorale, considerato che, con grande scherno di tutti questi odiosi facinorosi attivisti, il municipio è in mano al cosiddetto centrosinistra. Oltre ai nomi delle province (ma via Torino è in via Nazionale e via Perugia sta al Pigneto) la toponomastica è ricca di donne: via Stamira, Piccarda Donati, Eleonora d’Arborea, Duchessa di Galliera, Isabella d’Aragona, Contessa Bertinoro… In questo quartiere è cresciuta la fascistissima Francesca Mambro e tanti fascisti ora in rai, alla Camera, al Campidoglio. Passeggiando si incontra Alessandra Mussolini e sua madre, grandi frequentatrici delle bancarelle dei bangla; entrambe tirano sul prezzo delle finte pashmine e delle finte prada. Ma anche Luigi De Marchi allo sma che compra il latte e che è una gioia salutare e Remo Remotti che qui è nato e riempie gli occhi coi suoi vestiti coloratissimi. In via Arezzo ha abitato Aldo Fabrizi, in via Monaci nell’immediato dopoguerra ci fu il delitto Fenaroli che interessò molto i romani. E’ un quartiere così, come tanti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/ritratti.htm 15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare

http://www.la7.it/tv/dettaglio_puntata.asp?id=535&prog=16729

http://no-luogo.it/mamma-roma-addio-remo-remotti/

La Triade Vaticana ha incontrato una delegazione di sudditi del Papa Re.

venerdì, 19 febbraio 2010

I cardinali Bertone, Bagnasco e Ruini, plenipotenziari del Papa Re per il Vicereame d’Italia, hanno concesso udienza ieri a Napolitano e Berlusconi in occasione dell’anniversario dei Patti Laterannesi, che furono firmati nel 1929 da Mussolini e dal Cardinale Gasparri. I Patti erano formati dal Trattato di Resa dell’Italia allo Stato Pontificio (dopo la guerra del 1870), il Concordato e alcuni allegati fra i quali la Convenzione Finanziaria che obbliga l’Italia a pagare eterni tributi al Papa Re. Ieri si è rinnovata la cerimonia ufficiale che ricorda l’umiliante sottoscrizione dei Patti e i rappresentanti del Vicereame italiano hanno ascoltato con il dovuto rispetto tutte le richieste della Triade Vaticana. Come evidenza visibile del rapporto esistente fra SS Vaticana e Italia ci sembra emblematica la foto pubblicata in questo articolo, dove il cardinale Bertone letteralmente giganteggia fra i due piccoli personaggi accovacciati ai suoi lati.

Da La Repubblica  LEGGI

Più soldi per le scuole cattoliche incontro del disgelo tra Berlusconi e Bertone
Più soldi alle scuole cattoliche.
di Marco Ansaldo

ROMA
– “Tutto bene, non c’è stato alcun problema”, diceva un porporato accompagnato dal segretario personale all’uscita di Palazzo Borromeo. “L’incontro è filato liscio”, spiegava sorridendo un funzionario della Farnesina lasciando la sede dell’ambasciata italiana presso il Vaticano. Il caso Boffo aleggiava però come un’ombra, ieri, alla cerimonia per l’anniversario dei Patti Lateranensi. Una grande festa, celebrata con un vertice fra Silvio Berlusconi e il cardinale Tarcisio Bertone, il primo dopo la lunga stagione dei “veleni” collegata allo scandalo scoppiato con le dimissioni del direttore dell’Avvenire, per un’informativa falsa pubblicata sul quotidiano della famiglia del premier…… segue….  LEGGI

Londra, l’interruzione del trasporto pubblico è legittima se in nome di Allah.

venerdì, 19 febbraio 2010

Gli autisti islamici di linee di trasporto pubblico, in questo caso di un autobus, ma forse anche di treni e aerei, possono tranquillamente smettere il servizio quando le regole della loro religione impongono una pausa di preghiera. E’ quello che succede nella povera Inghilterra dove ormai gli islamici fanno letteralmente quello che cazzo gli pare. Ma anche in Francia succedono cose da pazzi.

Da L’Opinione delle Libertà LEGGI

di Maurizio De Santis

Lo scorso 1 febbraio, in un sobborgo a Nord di Londra, un autista di autobus ha parcheggiato il suo mezzo e, quindi, palesando la virtù dei forti, ha srotolato il proprio tappetino di preghiera e, orientandosi verso La Mecca, ha declamato le proprie preghiere in arabo perfetto. La società titolare del servizio, superata l’intuibile costernazione di passeggeri ed opinione pubblica, s’è limitata ad una nota di scuse per il disagio e ad un generico invito, rivolto ai propri autisti di fede islamica, a pregare prima dei propri turni, utilizzando gli appositi locali di preghiera, apprestati dalla società stessa (per la cronaca, la Trasport For London). Pochi giorni prima, stavolta in terra francese, il signor Olivier Besancenot massimo esponente del Nouveau Parti Anticapitaliste raggiunge il “nirvana politico”. Psicologo, docente universitario, ex attivista della Lega Comunista Rivoluzionaria, sedicente mangiapreti in nome di un ateismo militante, presenta un progetto “rivoluzionario”. La candidatura di una militante arabo-musulmana (tale Ilham Moussaïd), con tanto di velo ostentato. Una mossa non nuova tra gli antisemiti ed anticristiani dell’ultrasinistra. Ligi osservanti della religione atesita, ma pronti ad accogliere tra i propri candidati persone di dichiarata fede musulmana praticante. Alle osservazioni dei propri iscritti (che, evidentemente, fessi non sono), l’astro nascente della sinistra massimalista francese ha risposto: “non facciamo altro che portare alla ribalta i nuovi integrati”. Stesso palcoscenico (terra francese), stessi giorni. Stavolta il protagonista politico è il ministro dell’immigrazione Eric Besson. Il quale ha pensato bene di informarsi presso il consolato di Tunisi, su come comportarsi per poter impalmare la donna del suo cuore. Una tunisina, di fede (ovviamente), musulmana. ….segue….

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Londra, l’interruzione del trasporto pubblico è legittima se in nome di Allah

venerdì, 19 febbraio 2010

. Gli autisti islamici di linee di trasporto pubblico, in questo caso di un autobus, ma forse anche di treni e aerei, possono tranquillamente smettere il servizio quando le regole della loro religione impongono una pausa di preghiera. E’ quello che succede nella povera Inghilterra dove ormai gli islamici fanno letteralmente quello che cazzo gli pare. Ma anche in Francia succedono cose da pazzi.

Da L’Opinione LEGGI

di Maurizio De Santis

Lo scorso 1 febbraio, in un sobborgo a Nord di Londra, un autista di autobus ha parcheggiato il suo mezzo e, quindi, palesando la virtù dei forti, ha srotolato il proprio tappetino di preghiera e, orientandosi verso La Mecca, ha declamato le proprie preghiere in arabo perfetto. La società titolare del servizio, superata l’intuibile costernazione di passeggeri ed opinione pubblica, s’è limitata ad una nota di scuse per il disagio e ad un generico invito, rivolto ai propri autisti di fede islamica, a pregare prima dei propri turni, utilizzando gli appositi locali di preghiera, apprestati dalla società stessa (per la cronaca, la Trasport For London). Pochi giorni prima, stavolta in terra francese, il signor Olivier Besancenot massimo esponente del Nouveau Parti Anticapitaliste raggiunge il “nirvana politico”. Psicologo, docente universitario, ex attivista della Lega Comunista Rivoluzionaria, sedicente mangiapreti in nome di un ateismo militante, presenta un progetto “rivoluzionario”. La candidatura di una militante arabo-musulmana (tale Ilham Moussaïd), con tanto di velo ostentato. Una mossa non nuova tra gli antisemiti ed anticristiani dell’ultrasinistra. Ligi osservanti della religione atesita, ma pronti ad accogliere tra i propri candidati persone di dichiarata fede musulmana praticante. Alle osservazioni dei propri iscritti (che, evidentemente, fessi non sono), l’astro nascente della sinistra massimalista francese ha risposto: “non facciamo altro che portare alla ribalta i nuovi integrati”. Stesso palcoscenico (terra francese), stessi giorni. Stavolta il protagonista politico è il ministro dell’immigrazione Eric Besson. Il quale ha pensato bene di informarsi presso il consolato di Tunisi, su come comportarsi per poter impalmare la donna del suo cuore. Una tunisina, di fede (ovviamente), musulmana.

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