Archivio di gennaio 2010

Le truppe cammellate del Generale Bagnasco…

venerdì, 22 gennaio 2010

…preparano l’attacco alla Corte di Strasburgo. Sarà presentato dal Governo Vaticaliano, con l’approvazione del Vicerè d’Italia Generale Bagnasco, un ricorso contro la sentenza che riteneva contrario alla laicità l’imposizione del crocifisso nella aule scolastiche italiane. La presentazione del ricorso è avvenuta in forma ufficiale a cura del Sottosegretario Gianni Letta che, come abbiamo visto nei TG vaticaliani, era circondato dai gerarchi della SS Vaticana. Sembrava quasi di assistere alle dichiarazioni pubbliche di un ostaggio sotto il vigile controllo dei suoi sequestratori ed estorsori.

Qui la fonte della notizia.
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20/1/09 – Storie

mercoledì, 20 gennaio 2010

Non è accettabile che i minuti che si vogliono far risparmiare a chi attraversa lo stretto di Messina costruendo il ponte valgano di più della sofferenza che si impone agli abitanti dell’Aquila, dilazionando la ricostruzione della città addirittura sino al 2032 (come da Decreto terremoto Abruzzo, dl 39). Le priorità del Paese le si vuole portare avanti come se all’Aquila non fosse successo nulla, come se vite di sacrifici, per comprarsi una casa o avviare una attività economica, non meritassero un ripensamento delle priorità nazionali. L’Ue dovrebbe dirottare parte dei fondi che mette a disposizione per i progetti, verso la ricostruzione dell’Aquila, rendendo così concreto il suo impegno alla solidarietà tra Stati membri che è uno dei suoi valori fondanti come recitano i primi articoli della Costituzione europea. (lettera di Ascanio De Sanctis a Il Riformista)

“Cito la testimonianza, semplice e toccante, di Leone Sabatello, da poco scomparso: al Collegio militare – il luogo dove erano stati raccolti dopo la razzia del 16 ottobre – ci chiedevano se qualcuno era di religione cattolica o se volevamo diventare cattolici. Qualcuno ha detto di si, ma noi ci siamo raccolti tutti quanti in famiglia e siamo rimasti quelli che siamo sempre”. Così il rav Di Segni nell’incontro di domenica alla sinagoga con Benedetto XVI. Il pontefice ha riconosciuto che la Shoah è stato un dramma singolare – avrebbe potuto dir meglio utilizzando la parola unico – e non ha rinunciato a dire che anche la sede apostolica (cioè il papa Pio XII) “svolse una azione di soccorso spesso nascosta e discreta”. Insomma.
Certamente un incontro importante, ma non tale da giustificare i toni trionfalistici dell’informazione vaticaliana. Le divergenze restano nella lettura dei fatti storici più recenti, da Pio XII al ruolo della Chiesa cattolica durante il nazismo e il fascismo, alla dolorosa questione dei bambini, talvolta messi in salvo dalle istituzioni religiose ma la cui identità ebraica è stata cancellata. E’ importante il confronto perché il dialogo è possibile riconoscendo ognuno le proprie mancanze, senza, soprattutto, mai credere di possedere la verità ma, al contrario , rispettando le differenze. Da un punto di vista ebraico sembra che il problema riguarda soprattutto la Chiesa che avrebbe bisogno di una riflessione critica, quello che nell’ebraismo si chiama teshuvà.
Fin qui il rapporto tra le due religioni.
Senza archiviare la questione Pio XII, quando in Italia si farà una riflessione sul ruolo della volenterosa gente comune, degli intellettuali, degli accademici, nell’accettazione delle leggi razziali varate nel ’38? Ricorda Pigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, che né Croce, né Einaudi, né De Nicola, senatori del regno d’Italia, si presentarono in aula il 20 dicembre 1938, giorno in cui si approvarono le leggi razziali. Oppure il questionario sulla razza accettato dai professori universitari ai quali i docenti non opposero resistenza con la sola eccezione di Benedetto Croce, forse anche per giustificarsi dell’assenza al Senato.
Fra qualche giorno, ritualmente e noiosamente, verrà celebrata la Giornata della Memoria e ci toccherà vedere qualche rappresentante delle istituzioni con la lacrima delle grandi occasioni. Sarebbero auspicabili meno lacrime e più riflessioni sui fatti recenti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2010/01/15/3443/

I Fratelli Maggiori ricevono in sinagoga i secondogeniti,

lunedì, 18 gennaio 2010

…ma i fratelli più piccoli incombono minacciosi fuori dalla porta. A differenza di quanto dicono le sacre scritture degli ebrei che privilegiano gli ultimogeniti, gli islamici, sedicenti figli della medesima immaginaria entità soprannaturale, non hanno partecipato per il momento allo scambio di amorosi sensi manifestato ieri fra gerarchi cattolici ed ebrei romani. Solo di striscio si è parlato dei silenzi di Pio XII e le effusioni hanno avuto il sopravvento.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

18/1/10 – Stili di vita

domenica, 17 gennaio 2010

“Se lei si preoccupa di quello che pensa la gente su questo argomento posso illuminarla. Io sono un’autorità su come far pensare la gente”( Charles Foster Kane nel film Quarto potere di Orson Welles)

A San Francisco (California) si è riunita la Corte Federale che ha accolto una petizione di due coppie, la prima formata da due donne, la seconda da due uomini. Le due coppie sostengono che la Proposition 8, cioè l’emendamento alla Costituzione dello Stato della California che afferma che il matrimonio è tra un uomo e una donna, viola la garanzia costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei diritti dei cittadini. Il punto di forza della petizione delle due coppie è che hanno gli stessi doveri degli altri cittadini ma non gli stessi diritti, per primo quello di pagare le tasse.
L’argomento scelto dalle coppie è potente. Infatti nella società americana le tasse sono il corpo fondamentale del diritto di cittadinanza, perché pagare le tasse è un diritto-dovere, un dovere che – se assolto – deve assicurare anche il diritto di cittadinanza. Per i sostenitori della Proposition 8 l’istituto matrimoniale ha come scopo principale la procreazione e l’educazione della prole, ma altrettanto pronta è stata la risposta dei petitori che hanno portato come esempio George Washington, padre della nazione, coniugato, senza figli. Altro punto di forza delle coppie proponenti è il perché della intromissione dello Stato all’interno di una coppia. Per comprendere questo punto, bisogna tenere presente che in California lo stato non ritiene di dover intervenire nelle questioni private tra coniugi, cioè non si devono spiegare i motivi di un divorzio. Si pensi che da noi un giudice sconosciuto alla coppia tenta di mediare una riconciliazione trascinando i tempi, facendo lievitare le spese della separazione e talvolta anche il dolore che la fine di un rapporto d’amore porta con sé. E successivamente lo sconosciuto giudice stabilisce chi è la parte lesa, se il divorzio ha un addebito, qual è il coniuge debole, insomma, gli eterni bambini sotto tutela o di un giudice, o di un medico, o di un prete. A pensarci, un cittadino italiano che chiede venga rispettato il suo diritto di cittadinanza perché paga le tasse, si mostra subito come un fesso cretino non in grado di evaderle. Quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa (ultimo governo Prodi) disse che pagare le tasse era bellissimo venne spernacchiato in tutte le lingue del mondo. In realtà l’economista (che si spese per cancellare l’iniquo privilegio dell’esenzione ici ai beni ecclesiastici, anche in quel caso spernacchiato da tutti compresi i ministri del suo governo e perfino del presidente della Camera) aveva vissuto troppo all’estero e non ricordava che nel suo Paese l’evasore Valentino Rossi è un eroe, gli atleti delle Olimpiadi (in genere poliziotti o carabinieri) approfittano del podio per chiedere uno sgravio fiscale e anche il primo ministro per strizzare un occhio a una parte cospicua dell’elettorato trova che evadere è comprensibile (ma si guarda dall’abbassare le tasse). Insomma, lo Stato è un re stronzo al quale il cittadino suddito cerca costantemente di ribellarsi, evadendo le tasse se possibile, affidandosi alla bontà degli amici chiedendogli di staccarlo dai macchinari qualora dovesse toccarci in sorte di non poterlo fare da soli, pagando per abortire in clinica senza umiliarci se dovesse capitare… Il guaio grosso è che il cittadino italiano, così abituato, tira a fregare tutti. Per cui quella che ti abita di sopra che è tanto perfettina e ti da il volantino delle primarie “perché partecipare è importante”, decide di appiccicare il similparquet senza preparare il pavimento con l’isolante e se ne frega se ti sfracassa i timpani camminando, quello che non vuole inquinare usa la bicicletta ma per fare prima cammina sul marciapiede e ti strilla di spostarti per strada… e tu passi da idealista cretino se pensi di far notare che non si fa. Ma quello che veramente è intollerabile è il clima di rissa continuo alimentato dai politicastri insieme ai “colleghi dell’informazione” che non informano ma si animano solo quando c’è la possibilità di creare rissa. Prendiamo il recente caso della diversità di opinione tra alcuni rabbini in occasione della visita del pontefice al tempio. Invece di elogiare il dibattito interno che in altre religioni, quali ad esempio la cattolica, è proibito visto che c’è un solo capo, si fomenta la guerra inventando una zizzania che non esiste. Dovrebbe essere noto anche ai più sprovveduti che laddove esistono due ebrei ci sono almeno 3 o 4 opinioni diverse, ma non lo sa l’ineffabile giornalista del servizio pubblico rai che chiede al sant’Egidio un incredibile parere. Intanto, alla chetichella, è passato un piccolo aumento per gli insegnanti. Bene, 220 euro in più, seppure lordi, fanno comodo, ma no, sono solo per i docenti di religione! Nel frattempo un parlamentare leghista di cui non voglio citare neanche il nome per significargli tutto il mio disprezzo mostra le sue radici padane: ignoranza, grossolanità, clericalismo, sessuofobia. E basta così. Aggiungiamo l’articolo di Massimo Granellini sulla Stampa che ben chiarisce i miei sentimenti di oggi.
“Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente. Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano.
Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno. A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Cristianisti cazzari.

sabato, 16 gennaio 2010

Fra i venditori di fumo che irretiscono i credenti nelle più diverse, ridicole e spesso criminogene entità soprannaturali della Menzogna Globale c’è anche purtroppo chi ottiene ampio credito fra le masse popolari e i politicanti di varia e interessata appartenenza religiosa. Gli USA in questo senso sono l’esempio più eclatante di come questi personaggi (di diverse religioni, ma in particolare i cristianisti d’assalto di appartenenza protestante) possono sparare cazzate impunemente ottenendo a volte qualche critica, ma soprattutto fama e successo fra grandi moltitudini di imbocconi. Ultimo esempio un noto predicatore protestante che ha attribuito il terremoto di Haiti a una punizione divina. E c’è pure chi gli da retta senza chiamare il pronto intervento del manicomio più vicino.

Fonte della notizia da La Stampa LEGGI

MICHELE BRAMBILLA

Sconvolto dal devastante terremoto dell’anno precedente, nel 1756 Voltaire scrisse il «Poema sul disastro di Lisbona», violenta requisitoria non tanto contro Dio, quanto contro l’idea di un Dio-Provvidenza.

Avversario sia delle religioni rivelate sia di ogni ateismo, fino a quel momento il filosofo francese aveva creduto che il «Grande Architetto dell’Universo» non si fosse limitato alla creazione, ma avesse garantito una sorta di ordine, di rispetto delle leggi naturali. Non il Dio cristiano, insomma, ma comunque un Creatore non del tutto indifferente alle vicende umane. Dopo il terremoto di Lisbona, però, il deismo di Voltaire perde gran parte del suo pur moderato ottimismo. Se Dio esiste, perché permette tanto dolore? E soprattutto, perché tanto dolore innocente? È un’obiezione che nei secoli si è fatta via via strada nella coscienza di un mondo sempre più secolarizzato, fino a diventare forse l’«obiezione numero uno» fra quelle che vengono contrapposte ai credenti. Ieri uno dei più noti telepredicatori statunitensi, il reverendo evangelico Pat Robertson, sulla «Christian Broadcasting Network» ha dato una sua personale risposta a questo mistero del male.

Ha detto che l’apocalisse di Haiti è una conseguenza del «patto» che gli haitiani hanno sottoscritto all’inizio dell’Ottocento «con il diavolo» per liberarsi dal giogo francese. «Ottenuta l’indipendenza – ha detto Robertson – gli abitanti di Haiti sono passati da un disastro all’altro». Robertson – un personaggio influente nella destra evangelica americana: nel 1988 cercò l’elezione alla Casa Bianca – non è nuovo a «uscite» del genere. Aveva sostenuto la necessità di assassinare il presidente venezuelano Hugo Chavez e di sganciare una bomba atomica sul Dipartimento di Stato; e anche l’11 settembre, secondo lui, fu la conseguenza di una punizione divina. Ieri il consigliere del presidente Barack Obama Valerie Jarrett ha subito stigmatizzato questa ennesima sparata: «Sono senza parole», ha detto……………

15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei

venerdì, 15 gennaio 2010

Ventiquattro anni fa (13 aprile 1986) papa Giovanni Paolo II varcò la soglia della sinagoga di Roma accolto dal rabbino Elio Toaff.  La visita significò per la prima volta disponibilità, e portò ad un risultato concreto: il riconoscimento di Israele da parte del Vaticano. Ricorda il rabbino Riccardo Di Segni “la disparità tra noi e loro venne messa da parte. Riteniamo importante che il nuovo pontefice confermi questa impostazione”.
Domenica 17 gennaio, 2 Shevat 5770 che nel calendario ebraico corrisponde al Moed di piombo, giorno in cui gi ebrei romani ricordano la salvezza  dalle fiamme appiccate nel 1793 al ghetto, papa Benedetto XVI  si recherà in visita alla più antica comunità ebraica della diaspora. Una visita che Pagine ebraiche, rivista della comunità,  ha sintetizzato con una vignetta in cui il pontefice traversa il Tevere su una corda tesa utilizzando una pertica per tenersi in equilibrio con  scritto da un lato conversione e dall’altro  – più piccolo –  dialogo.
Più deportati romani diserteranno il Tempio Maggiore per recarsi alle Fosse Ardeatine accompagnati da numerosi correligionari.

Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa,  reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572).  Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II.  Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI.  Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani  gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù.
La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI  introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo.  Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare.  Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.  Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo.  Come del resto si legge in un  documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”.  Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione?  Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano.
Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale  revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani  guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson  rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando”  contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto.  Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne  dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili.  Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese,  provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni.  A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo.  Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento  e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco.  Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli.  In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”.   La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere).
Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E  infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza.Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele.  L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente  per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa.  Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica  sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo.  Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo.  L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a sllvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Quindi se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente sarebbe stata la stessa per tutti.

Tiziana Ficacci – www.nogod.it

5/1/10 – Pio XII http://www.nessundio.net/blog/2010/01/05/3336/

11/1/10 – Benedetto XVII in sinagoga http://www.nessundio.net/blog/2010/01/10/3394/

11/5/09 – Terrasanta http://www.nessundio.net/blog/2009/05/11/1636/

18/5/09 – Ripensamenti http://www.nessundio.net/blog/2009/05/17/1674/

La Binetti contro la Bonino.

venerdì, 15 gennaio 2010

Esilarante accusa della cattolicissima deputata contro la Bonino : “è una laicista !”

Riceviamo da Rocco Berardo

L’On. Paola Binetti ha ricevuto l’Agenda Coscioni di gennaio e rispondendo a un’intervista di Aldo Torchiaro su l’Opinione alla domanda

“Perché ce l’ha tanto con i radicali? Cosa proprio non le va giù? risponde:

Ho ricevuto proprio oggi l’ultimo numero dell’Agenda Coscioni, glielo voglio leggere. Ecco qui, scrivono: “la devastazione ambientale e sociale della bomba demografica…”.

Parlano del controllo della natalità.

Sono nemici della vita. Scrivono e dicono mostruosità. E non sono laici, come dicono di essere. Ma laicisti. Che significa altro…”

Agenda Coscioni

Caro Giulio Cesare,

eccola, dunque, la famigerata Agenda Coscioni di gennaio.

Scaricabile online in pdf [scarica qui], consultabile articolo per articolo sul sito [vai al sommario], sfogliabile come un giornale elettronico [a questa pagina]. Abbiamo parlato di demografia, tentando di dare risalto a quanto i grandi del pianeta hanno dimenticato di prendere anche solo in considerazione a Copenaghen. Un fattore determinante della attuale devastazione ambientale e sociale. Su questo, oltre a ospitare gli interventi dei maggiori demografi italiani (Andrea Furcht, Massimo Livi Bacci, Antonio Golini e Francesco Billari), abbiamo intervistato in esclusiva la celebre attivista ambientalista Vandana Shiva. Sullo stesso numero dell’Agenda sono intervenuti, a proposito di quella che abbiamo definito “la tragicamente scomoda verità” – ovvero il fattore demografico -, anche Marco Pannella [leggi l’intervento] e il professore Gilberto Corbellini, co-presidente dell’Associazione Coscioni [leggi l’intervento]. Più avanti nella foliazione ti segnaliamo anche gli interventi di Angiolo Bandinelli, Gianfranco Spaddaccia e Valter Vecellio sul libro-intervista di Stefano Rolando a Marco Pannella “Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)”…

Giudicate voi le “mostruosità” preannunciate dall’On. Binetti. Tenteremo di dare risalto ai vostri commenti nei prossimi numeri…

Un caro saluto,

Rocco Berardo

13/1/10 – Bonino

mercoledì, 13 gennaio 2010

Parlo mai di astrofisica io? Parlo mai di biologia io? Parlo mai di neuropsichiatria? Di botanica? Di algebra? Io non parlo delle cose che non conosco! (Michele Apicella, Sogni d’oro, 1981)

Fondamentali in tutte le battaglie civili e di libertà, ai Radicali italiani viene sempre impedito di sedere sulla poltrona più importante che spetta di diritto ai rappresentanti della partitocrazia. Marco Pannella, leader indiscusso e indiscutibile, non è mai stato indicato per nessun incarico istituzionale, eppure è stato in grado di stravolgere gli scenari politici italiani mostrando più volte come il re fosse nudo. Bonino, senz’altro in misura inferiore rispetto alle sue capacità, ha ricoperto alcuni incarichi istituzionali. La prima volta nel ’95 fu nominata dal governo Berlusconi commissario europeo, e mostrò una competenza e una autorevolezza che mise d’accordo perfino gli italiani. Tanto che nel ’99 alle elezioni europee la lista Bonino arrivò all’8,5%. Poi ministro della Repubblica nel governo Prodi nel 2006, oggi vicepresidente del Senato in quota Pd (che nelle ultime elezioni con molti mal di pancia ha nominato una quota di radicali alla Camera e al Senato). Al momento, come è purtroppo noto, nessun radicale (e nessun socialista) siede al Parlamento europeo, grazie all’intesa sullo sbarramento al 4%, l’unico accordo, oltre a certe camarille rai, che il Pd veltroniano ha raggiunto con il Pdl. Come candidata al governo della Regione Lazio, Emma Bonino è alla guida di uno schieramento composto da una forza più numerosa del piccolo partito dei Radicali italiani.
Potrebbe anche essere un nuovo inizio per il Pd – ad oggi una stracca riedizione del compromesso storico Pci-Dc che tanti guasti ha portato, tra cui la fine dei socialisti, l’aggressività crescente del clero, Berlusconi premier - che con gli abbandoni annunciati degli ultrà religiosi e dell’Udc, disporrebbe della facoltà di ricostruire un partito su un terreno sgombro di macerie. Dopo tanto chiacchiericcio sulla centralità del voto cattolico, il Pd si allinea a una personalità che il mondo ecclesiale più oscurantista guarda con sospetto. E questa si che è una vittoria radicale, è la caduta di una barriera che divide un mondo cattolico intramato nel tessuto del fondamentalismo e un universo di cattolici che hanno detto si all’aborto e si sono schierati con papà Englaro. L’azione lampo di Bonino, anche se malauguratamente non dovesse vincere, potrebbe sparigliare il minuetto della partitocrazia non solo nel Lazio.
Probabilmente in nessuna altra regione italiana ci sarà un confronto tra due persone del calibro di Bonino e Polverini. La peste italiana del “governo dei partiti” rischia di soffocare due candidate di indubbia qualità – una storia di ribellioni all’esistente la prima, una visione statalista e sindacale la seconda – nel balletto di promesse che la ricerca della vittoria porta con sé.
Certamente Renata Polverini appare la candidata più statica e conformista.
Certamente con Emma Bonino e i Radicali tutto è possibile.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Quoziente familiare

In politica, specie durante le elezioni, famiglia vuol dire una società chiusa basata sull’aiuto dei e ai nonni, sbarrata all’esterno, arretrata, in cerca continua di una raccomandazione o almeno di un aiutino per trovare un lavoro o lavoretto ai più giovani. Il quoziente familiare, proposto dalla candidata Polverini, è un meccanismo fiscale che serve a sostenere le famiglie più numerose. In Francia una famiglia monoreddito con tre figli e una rendita di 35mila € è esente da tassazione. E’ questo che ha in mente Polverini e i suoi sostenitori? No, piuttosto, e per il momento, piccoli bonus per evitare un aggravio sui servizi. Bonino ritiene che calcolare l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti rischia di aggravare ulteriormente la sindrome tipicamente italiana della donna in casa. Il quoziente, secondo Emma, non spingerebbe le donne a cercarsi un lavoro, mentre riterrebbe essenziale incentivare asili nido e stanziare fondi per favorire le politiche di conciliazione. Se la radicale diventasse governatore vorrebbe introdurre il bilancio di genere, “significherebbe valutare le voci di bilancio dal punto di vista delle pari opportunità, analizzare quanto viene speso sulla base di un principio di qualità, di beneficio per le donne”. In Italia ancora meno delle metà delle donne lavora contro la media europea di sei su dieci.

Orsetta Calamai, www.nogod.it

13 GENNAIO COMMEMORAZIONE DI ALFREDO ORMANDO

martedì, 12 gennaio 2010

13 GENNAIO COMMEMORAZIONE DI ALFREDO ORMANDO

Roma – 13 gennaio 2010, appuntamento a Piazza Pio XII (davanti alle transenne di Piazza San Pietro)
alle ore 18,30
UN FIORE PER ALFREDO ORMANDO

Il 13 c.m. ricorre l’undicesimo anniversario dall’immane
sacrificio di Alfredo Ormando e ci sarà (almeno lo voglio
sperare) la commemorazione presso il confine con lo stato
del vaticano. Lo Stato Italiano (venduto al vaticano) non
sta facendo niente per sollevare dall’oppressione i milioni
di gay, bi- e pan-sessuali italiani. L’anticristica
religione cattolica non ha firmato per la depenalizzazione
dell’omosessualità proposta presso le Nazioni Unite dalla
Francia (Liberté, Egalité, Fraternité) mettendosi di
fatto sulle stesse posizioni dei paesi islamici.
OMO-, BI_ e PANSESSUALI ITALIANI SVEGLIATEVI, altrimenti Vi
cammineranno sopra. Protestate e andate in massa alla
commemorazione di Alfredo Ormando (il nostro Jan Palach).

Peter Boom.

Qui di seguito alcuni articoli su Ormando:

ALFREDO ORMANDO

Alfredo Ormando, orfano di padre e ultimogenito di una
famiglia con otto figli di San Cataldo (Sicilia), due anni
di seminario e un tormentato periodo universitario, si e’
immolato con la benzina in piazza San Pietro a Roma il 13
gennaio 1998.

Sua madre lo aveva sentito la sera prima. Alfredo le aveva
telefonato dicendole che si sarebbe recato a Roma per motivi
di studio. Gaetano Mangano, l’uomo che gli aveva affittato
una stanza a Palermo, l’aveva visto due giorni prima
quando Alfredo gli aveva chiesto in prestito centomila lire.

Una donna che pulisce i gabinetti a piazza San Pietro ha
visto Ormando mentre si versava addosso la benzina e poi
correva avvolto dalle fiamme verso il centro della piazza.

Gli agenti di polizia l’hanno subito soccorso e uno di
loro ha anche tentato di spegnere le fiamme usando la
propria giacca. Prima di perdere coscienza Alfredo disse:
“Non sono neanche stato capace di morire”.

Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì
dopo dieci giorni di atroce agonia.

Le lettere che si era portato appresso non furono pubblicate
e la sala stampa del Vaticano rilascio’ un comunicato
stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si era suicidato
a causa della sua omosessualita’ o in protesta contro la
chiesa cattolica, ma perche’ aveva problemi in famiglia.

Ma, subito dopo la sua morte l’ANSA ricevette le sue
lettere con la posta e ne pubblico’ parte.

Ormando aveva inviato da Palermo una copia all’ANSA, prima
di prendere il treno per Roma. Sapeva benissimo che le
lettere, una volta nelle mani dei preti, non sarebbero mai
state pubblicate.

Un mese dopo la sua morte (febbraio 1998) ci siamo recati in
nove in piazza San Pietro per porre dei fiori sul luogo dove
lui si era bruciato come un bonzo. Arrivo’ subito la polizia
e ci intimo’ di andar via. Avevano l’ordine del Vaticano
di far togliere anche i fiori. Io dissi loro che se Gesu’
Cristo si fosse trovato sul sagrato della basilica, Lui
sarebbe sceso e ci avrebbe abbracciato uno per uno e che
quindi il Vaticano aveva dato ancora una volta dimostrazione
di essere anticristico.

Gli uomini delle Forze dell’Ordine erano visibilmente
commossi e dispiaciuti; avevano visto Ormando bruciare e uno
di loro mi disse che anche lui era Siciliano; un altro mi
racconto’ che il poliziotto che aveva tentato di spegnerlo
con la propria giacca era ancora sotto shock e di notte non
riusciva a dormire.

La piu’ bella pianta la regalai per farla dare a quel
poliziotto per ringraziarlo per la sua buona azione.

Nel 1999, sotto una pioggia battente, eravamo di nuovo a San
Pietro per commemorare Ormando. Questa volta erano presenti
anche i presidenti Arcigay (Sergio Lo Giudice) e del Mario
Mieli (Imma Battaglia). La polizia non poteva permetterci di
entrare sulla piazza e cosi’ decidemmo di deporre i fiori
sul suolo italiano, al confine con lo Stato del Vaticano,
una chiara dimostrazione del comportamento anticristico di
quello Stato.

Anche gli anni passati ando’ alla stessa maniera e la
Polizia permise la nostra commemorazione.

Peter Boom.

LETTERA AUTOGRAFA DI ALFREDO ORMANDO AD UN AMICO:

Palermo, Natale 1997

Caro Adriano, quest’anno non sento piu’ il Natale, mi e’
indifferente come tutte le cose; non c’e’ nulla che riesca
a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono
inesorabilmente; sento che questo e’ il mio destino, l’ho
sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico e’
la’ ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha
dell’incredibile.

Non sono riuscito a sottrarmi a questa idea di morte, sento
che non posso evitarlo, tantomeno fare finta di vivere e
progettare per un futuro che non avro’: il mio futuro non
sara’ altro che le prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita
terrena e cio’ non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di
porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo
perche’ ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre
potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: e’ una
forma di protesta contro la Chiesa che demonizza
l’omosessualita’, demonizzando nel contempo la natura,
perche’ l’omosessualita’ e’ sua figlia.

Alfredo

Nell’agenda del papa ricicciano gli atei.

lunedì, 11 gennaio 2010

Secondo il giornale romano “il Tempo” nel recentissimo colloquio molto riservato fra Benedetto XVI e il cardinale Ruini, il tema in discussione sarebbe stato il Convegno su “Dio esiste ?” che ha segnato il prepotente ritorno alla ribalta mediatica del suo organizzatore e curatore, Ruini appunto. LEGGI – In particolare nell’articolo viene dato un grande risalto al tema dell’ateismo ed anche all’interesse mostrato dal sommo gerarca della chiesa cattolica nei confronti degli atei. Nei giorni scorsi, proprio in merito a questo inusitato interesse papale, il segretario dell’ UAAR, Raffele Carcano, aveva scritto una lettera aperta pubblicata da MicroMega LEGGl in cui come rappresentante della più antica Associazione italiana di atei e agnostici rispondeva a quello che alcuni avevano interpretato come un invito del papa al “dialogo” con gli atei. Visto che questo presunto interesse a un “dialogo” viene richiamato ora da il Tempo, ci sembra utile pubblicare anche la lettera che il curatore di questo sito, Giulio C.Vallocchia, aveva predisposto ma non ancora inviato al massimo rappresentante della chiesa cattolica apostolica romana

Roma, 27/12/09

Al Capo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana
Benedetto XVI

e p.c.

- al Direttore della Sala Stampa Vaticana
Dott. Federico Lombardi

- al Presidente della CEI
Generale Angelo Bagnasco

LORO SEDI

Egregio Prof. Ratzinger,

Registriamo con molto interesse l’attenzione mostrata dalla SV, in occasione del Messaggio alla Curia del 21 dicembre 2009, verso “coloro che non conoscono dio o che lo conoscono “solo da lontano” .
Rileviamo anche come tale interesse sia stato sottolineato e rilanciato mediaticamente da chi è istituzionalmente all’uopo deputato, come riferisce l’Agenzia Ansa :

“”” Citta’ del Vaticano, 24 dic – Natale e’ una festa anche per i non credenti: il portavoce vaticano, p. Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha dedicato l’editoriale del numero delle feste di ”Octava Dies”, il magazine del Centro Televisivo Vaticano, alla proposta di Benedetto XVI di creare spazi di dialogo con agnostici e atei nel discorso alla Curia dello scorso 21 dicembre. P. Lombardi spiega che ”vivendo in un mondo largamente secolarizzato e in cui a fede appare sempre piu’ difficile, sono parole di cui avevamo bisogno” ”””

Comprendiamo bene come circa 1 miliardo di persone (secondo attendibili stime) che sull’intero pianeta non appartengono ad alcuna credenza di tipo fideistico-religioso possano suscitare l’interesse di chi si propone di convertire l’intera umanità alle proprie convinzioni.

Ci rendiamo anche conto che a differenza del “dialogo” erroneamente ipotizzato da alcuni media , la S.V. ha solo auspicato “che ci possa essere un luogo di preghiera aperto a coloro che conoscono dio da lontano” . Cosa che sarà anche coerente con l’intento missionario della Sua chiesa ma che risulta difficilmente praticabile da chi non conosce nè riconosce alcuna immaginaria entità soprannaturale da pregare.

Ora, pur tenendo conto che Ella non ha inteso invitare gli atei e agnostici ad un vero e proprio “dialogo” su un piano di parità fra interlocutori di diverse posizioni filosofiche (religioso-dogmatiche da una parte e razionaliste dall’altra), vogliamo cogliere un segnale positivo in questo improvviso e imprevedibile interesse rivolto ad una categoria socio-culturale, quella dei non credenti, che fino a ieri sono stati ripetutamente demonizzati come portatori e diffusori di materialismo, nichilismo e (orrore !) laicismo.
Qualora esistesse da parte della SV un reale interesse al dialogo con gli atei per il bene dell’umanità intera e non già l’intenzione di una qualche surrettizia forma di conversione mi permetto di segnalarLe che sul piano planetario l’interlocutore ufficiale riconosciuto nelle più importanti sedi internazionali è l’ Unione Umanistica Internazionale, www.iheu.org

Segnalo anche al Presidente della CEI Generale Angelo Bagnasco, destinatario per conoscenza di questa lettera, che qualora intendesse dare un seguito concreto e non missionario all’interesse da Lei manifestato, che in Italia potrà prendere contatti con l’UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’organizzazione storica degli atei e agnostici italiani www.uaar.it

Sempre che l’interesse mostrato nei nostri confronti non sia solo ad uso mediatico per testimoniare, senza correre rischi di confronto reale, l’evangelico impegno al recupero delle pecorelle smarrite o mai contabilizzate nel proprio ovile. Cordialmente,

Giulio C. Vallocchia

www.nessundio.net