Italiani talebani.

O, se preferite, italebani. Sono quelli che vogliono imporre il simbolo della superstizione cattolica in tutti i luoghi pubblici del nostro Paese. Non c’è molta differenza da quei talebani integralisti che siamo andati a combattere in Afghanistan, ma nessuno lo dice. Però il crocifisso non si deve toccare. Lo pensa il 60 % degli italebani secondo una ricerca dell’ Eurispes. Come se la superstizione cattolica fosse ancora “l’unica religione dello Stato”, dimenticando che questa definizione è stata cancellata dal Concordato del 1984 firmato anche dai Gerarchi della SS Vaticana. Questi ultimi intanto fanno pressioni sugli eurodeputati di Bruxelles perchè impongano il cristianesimo come superstizione ufficile dell’intera Europa. In Italebania intanto i giuristi più paraculi e i politicanti più perversi, sapendo benissimo che il crocifisso come simbolo religioso dello Stato (da mettere obbligatoriamente nei pubblici edifici ed uffici) è in aperto contrasto con il principio supremo di laicità della nostra Costituzione, si sono affannati a ridefinirlo “simbolo della nostra tradizione culturale” dandolgi di fatto lo stesso valore della pizza napoletana, del panettone e della tarantella. Povero Cristo, non più Dio, ma simbolo del Made in Italy.

Qui la fonte della notizia e delle statistiche dell’Eurispes LEGGI

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2 Commenti a “Italiani talebani.”

  1. Giancarlo scrive:

    Non vorrei fare il rompiscatole, ma siamo proprio sicuri che la costituzione italiana sancisca “il principio supremo di laicità”? A leggere l’art. 3, c. 1 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di religione”) e l’art. 8, c. 1 (“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”) sembrerebbe di sì. Leggiamo però anche l’art. 7, c.1: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.” Alla chiesa cattolica, e non solo allo stato Città del Vaticano, viene quindi riconosciuto il fondamentale attributo di un’entità statale, la sovranità. Certo, “nel suo ordine”: e questo cosa significa? Solo “in materia religiosa”, ovvio. Ma quali sono i confini della materia religiosa, agli occhi di un prete o di un politico? Che cosa ne resta fuori? Forse le ricette di cucina (devo ammettere a questo proposito che Benedetto XVI non ci ha ancora afflitto con i suoi gusti culinari. Ne traggo motivo di conforto, essendo Sua Santità un Pastore tedesco!).
    Andiamo avanti, leggiamo anche il secondo comma dell’art. 8: “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.” Come dire: mentre per quanto riguarda la chiesa cattolica si dà per scontato che mai vi sarà un contrasto tra i suoi precetti e il diritto italiano (rovesciando la frase, devo ammettere che purtroppo c’è del vero: è il diritto italiano ad adeguarsi ai precetti della chiesa cattolica!), per quanto riguarda invece le altre confessioni religiose… non si sa mai.
    Non fraintendetemi, non sto sostenendo che la costituzione italiana è confessionale, come ad esempio quella irlandese (per pura curiosità, questo è l’incredibile inizio del suo preambolo: “In the Name of the Most Holy Trinity, from Whom is all authority and to Whom, as our final end, all actions both of men and States must be referred, We, the people of Éire, Humbly acknowledging all our obligations to our Divine Lord, Jesus Christ, Who sustained our fathers through centuries of trial, …”. Se ci pensate, certo non viviamo nel migliore dei Paesi possibili, ma c’è di che consolarci!). La mia (e non solo mia: la devo a Norberto Bobbio, anche se non nei termini da me usati!) idea è un’altra: se rileggiamo assieme gli artt. 7 e 8, ci accorgiamo che i costituenti italiani hanno imitato i porci della “Fattoria degli animali”: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Anche le date sembrano coincidere: Orwell ha pubblicato il suo racconto nel 1945, un paio di anni prima della stesura della costituzione italiana… Insomma, per dirla con il termine usato recentemente da D’Alema, gli artt. 7 e 8 sono il risultato di un “inciucio” tra i democristiani, papisti e filoamericani (quindi papisti due volte, perché gli USA vedevano nella chiesa l’unica istituzione affidabile in un’Italia destinata a essere loro schiava, e nel Papa l’unico surrogato di un da noi inesistente Hiro Hito da riciclare), e i “comunisti” (succubi questi ultimi dell’ex seminarista georgiano, che di buon grado aveva rinunciato a ogni mira su Italia e Grecia pur di papparsi indisturbato mezzo continente).
    Lo so, se esiste un inferno me lo sono guadagnato: ho dato ragione a D’Alema! E’ che la costituzione italiana non diventa una bandiera solo perché Berlusconi la prende a picconate. Anzi, a volte concedo a fatica che le sue alate parole valgano più della carta che le ospita, e se volete un altro esempio, leggete il tanto citato (quando si parla di pace) art. 11. Ma leggetelo tutto! (Questo però è un altro discorso…)

  2. admin scrive:

    la Corte costituzionale ha più volte ribadito il carattere laico dello Stato italiano, fino a considerare la laicità “principio supremo” della Costituzione (sentenza 203/1989) e che la Corte di Cassazione (IV sezione penale, n.439/2000) esaminando tutta la materia riguardante l’esposizione del crocifisso nelle sedi statali ha concluso che tutte le vecchie disposizioni sono in contrasto con i principi costituzionali di laicità e di eguaglianza e ledono il diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa;