29/1/10 – Burqa
Uno straniero mi segnala di aver veduto il 15 aprile a Massaua un sottufficiale della regia marina giocare amichevolmente a carte con un indigeno. Deploro nella maniera più grave queste dimestichezze e ordino siano evitate (dispaccio del 5 maggio 1936 di B. Mussolini a R. Graziani)
Meno extracomunitari, meno forze che vanno a ingrossare la criminalità (S. Berlusconi, CdM del 28 gennaio 2010)
Qualche giorno prima delle elezioni europee Nicolas Sarkozy dichiarò che il burqa “non sarà mai il benvenuto sul territorio della Repubblica francese”. Poi, la maggioranza presidenziale avviò un dibattito sull’identità nazionale che ben presto scappò di mano ai suoi patrocinatori per lasciare spazio, dietro l’anonimato garantito da internet, a quanti mescolavano immigrazione-islam-terrorismo ecc.. Dibattito riequilibrato dal presidente direttamente dalle colonne di Le Monde che ha ribadito che “la religione islamica deve essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni”. Come ulteriore gesto per rassicurare gli islamici francesi ingiustamente impallinati da gratuiti insulti nel corso del dibattito dai toni padani, Sarkozy , recandosi al cimitero militare di Notre Dame de Lorette, ha reso omaggio a “tutti i militari morti per la Francia qualunque sia la loro origine e fede”. L’innesco alla questione divieto di burqa (che nella nazione riguarda circa 2000 donne) è stata avviata da un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio dove la donna della coppia era nascosta da un drappo pesante. La sua protesta è stata raccolta prontamente dalla ministro delle Politiche per le periferie Fadela Amara, che ha richiesto la messa al bando del costume. Per il momento è stato accolto il divieto nei soli servizi pubblici e le donne integralmente velate non potranno più avvalersi dei servizi erogati dallo Stato. Una interdizione totale del burqa su tutto il territorio potrebbe incorrere in un pronunciamento contrario del Consiglio costituzionale o addirittura in una condanna della Corte europea dei diritti della persona.
Secondo gli esegeti della dottrina/legge islamica, il volto coperto non è richiesto dal corano (così come le mutilazioni genitali femminili) ma è piuttosto una tradizione appartenente ad alcune aree geografiche. La commissione Stasi, che ha deciso saggiamente che i simboli religiosi e identitari non possono essere esibiti in pubblico, troverà il modo di limitare questo indumento che umilia le donne. Argomenti complessi che spaventano quando vengono affrontati nel nostro inutilmente amato Paese. Quando parla la Lega per reazione anche a me viene voglia di intabarrarmi! La ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna propone il divieto, precisando che il burqa è pericoloso per la sicurezza stando ben attenta, come le volenterose deputatesse Pd, a non parlare di simbolo religioso, sia mai che venga messo in discussione il mascheramento di suore e/o preti. Come al solito gran dibattiti pecorecci in tv, dove la questione si rimpalla tra Santanchè, che scappuccia le donne per strada con le sue manine, e l’imam de’ quartiere, in genere un furbastro che invece di vendere gli ombrelli fuori la metro si è improvvisato leader spirituale. Fuori dal dibattito i musulmani laici – e comunque non fondamentalisti come il bravo Abdallah Redouane responsabile del centro culturale della Grande Moschea di Roma invitato solo una volta a Porta a Porta – tagliati fuori perché i nostri politici preferiscono parlare con le marginalità religiose che ritengono siano vicine e in grado di gestire i rapporti con i fondamentalisti potenziali terroristi. Del resto uno dei primi atti del ministro degli Interni Maroni , è stato quello di annullare la Consulta islamica, formata da diverse realtà anche molto moderate, istituita dal suo predecessore Pisanu e confermata da Amato. Nessun passo indietro viene chiesto alla Chiesa cattolica, anzi, la partitocrazia tutta tiene bordone con la questione crocefisso, un simbolo che, con palese evidenza, è obsoleto in una società che, solo la politica non vede, è fortemente mutata.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Vedi 9/11/09 http://www.nessundio.net/blog/2009/11/09/2931/
Tag: burqa

29 Gennaio 2010 alle 09:17
Difendono il burqa anche le donne, Livia Ravera sull’UNITA’, Lietta Tornabuoni sulla STAMPA. Zita Dazzi e Vera Schiavazzi si sono spinte a portarlo per un giorno e, dopo esserselo tolto, hanno scritto due articoli che rasentano il ridicolo sulla condizione delle donne col burqa. A loro avviso a segregarle non è il loro marito/fratello/cugino/zio, ma la società italiana che le osserva con timore e ostilità. Sempre su REPUBBLICA anche Renzo Guolo difende il burqa. E anche sul GIORNALE Marcello Veneziani scrive un articolo pro burqa.
29 Gennaio 2010 alle 10:19
«Dibattito riequilibrato dal presidente direttamente dalle colonne di Le Monde che ha ribadito che “la religione islamica deve essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni”.»
Ma il problema è proprio questo: che nessuna religione, e men che meno certune tra cui notoriamente cattolicesimo e islam, vuole essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni. Se lo fossero sarebbero fungibili, ossia una varrebbe l’altra, e la differenza si ridurrebbe a folklore, alla ritualità e precettestica.
Invece cattolicesimo e islam (e altre credenze) sono esclusive, per natura, nonostante la finzione del dialogo, e non intendono minimamente essere considerate alla pari. Provi qualcuno a dire al signor Ratzinger di fare un piccolo passo indietro, di non romperci l’anima proponendoci il Cristo quale unico e vero redentore del genere umano.
Il burqa. Secondo me non si può proibire. Ma ci si può chiedere cosa venga a fare da noi questa gente che ha con noi ben poco in comune. E basta con questa storia che le altre culture ci “arricchiscono” - non è vero. Ci sono dei limiti, non possiamo assimilare usi, costumi e mentalità di tutto il mondo senza rinunciare alla nostra identità. Tutti amano la compagnia e la presenza di gente simile: non identica - simile. Nessuno si sente a suo agio in compagnia di gente radicalmente diversa, o strana.
C’è gente che cambia paese perché non si sente bene nel paese in cui vive. Tanti amano l’Italia perché - almeno si dice - la gente è così diversa, simpatica, calorosa (rispetto per es. ai civili ma freddini scandinavi). Una mia amica brasiliana mi diceva: madonna, quando la mattina vedi in tram questi svizzeri musoni ti viene voglia di scappare. In Brasile siamo tutti allegri.
29 Gennaio 2010 alle 14:28
Secondo me, caro Sergio, l’identità è messa in discussione soltanto quando si è deboli. Sono d’accordo che le religioni non vogliono essere messe, specie il cattolicesimo che in Italia subiamo, in parità con gli altri. Forse in Francia ci possono riuscire più che da noi proprio perchè le religioni non sono così ingombranti. Secondo me dobbiamo guardare alla Francia con interesse. In Italia la gente secondo me non è affatto allegra, è molto maleducata e ad un occhio, ad esempio svizzero o scandinavo che soggiorna per poche ore, può fare anche simpatia. Se si trattiene un mese credo che cambia idea.
30 Gennaio 2010 alle 11:07
Sergio,
credo che molti vemgono per lavorare, come fino a qualche anno fa gli italiani in Svizzera. Che immaginio portavano in quel paese parecchie arretratezze. Credo che il burqa potrà essere vietato per motivi di sicurezza (sulle foto richieste per i nostri documenti si chiede di non indossare il cappello ad esempio). Quello che temo molto più dell’eventuale terrorista è l’inconsistenza italica, per cui si ondeggia da un proibire tutto ad un concedere troppo. Che credo derivi dal fatto che da noi ognuno fa quello che vuole.
31 Gennaio 2010 alle 10:06
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51622girata.asp