Pubblici concubini.

Nel 1956 il vescovo di Prato diffamò così due cittadini italiani che si erano sposati in municipio anzichè in chiesa come avrebbero dovuto, secondo lui, in quanto battezzati cattolici. LEGGI

Fu un caso clamoroso che suscitò enormi polemiche e si concluse con una sentenza di tribunale che riconobbe il diritto del vescovo a definirli in tal modo dal momento che ( incredibile ! ) i cittadini italiani battezzati con rito cattolico sono “sudditi” del papa e quindi soggiacciono anche al diritto canonico che prevede esplicitamente quella definizione per chi non si sposa in chiesa. Siamo curiosi di vedere se qualche altro vescovo si azzarderà a definire nello stesso modo la Ministra Gelmini, cattolicissima, e il suo compagno che si sono sposati ieri nel comune di Sirmione del Garda con rito civile.

Qui la fonte della notizia da il Giornale LEGGI

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2 Commenti a “Pubblici concubini.”

  1. Tiziana scrive:

    Nella passata consiliatura (Veltroni sindaco) la consigliera Franca Eckert Coen presentò una mozione per chiedere che i matrimoni civili si potessero celebrare oltre che nei pochi punti prescelti dal Campidoglio, anche in luoghi di pregio (arancera, giardino delle rose, sae di musei …) e, tra l’altro venne risposto che questo avrebbe provocato una enorme spesa per gli straordinari degli im piegati comunali. Mi chiedo ora se Gelmini ha pagato di tasca sua lo straordinario, visto che non è proprio usuale aprire il Comune di otte.
    Quanto al fatto che un cittadino è suddito del Vaticano, sarebbe bene che i genitori igri pensassero con un pò di attenzione prima di battezzare i loro paroletti.