Parlo mai di astrofisica io? Parlo mai di biologia io? Parlo mai di neuropsichiatria? Di botanica? Di algebra? Io non parlo delle cose che non conosco! (Michele Apicella, Sogni d’oro, 1981)
Fondamentali in tutte le battaglie civili e di libertà, ai Radicali italiani viene sempre impedito di sedere sulla poltrona più importante che spetta di diritto ai rappresentanti della partitocrazia. Marco Pannella, leader indiscusso e indiscutibile, non è mai stato indicato per nessun incarico istituzionale, eppure è stato in grado di stravolgere gli scenari politici italiani mostrando più volte come il re fosse nudo. Bonino, senz’altro in misura inferiore rispetto alle sue capacità, ha ricoperto alcuni incarichi istituzionali. La prima volta nel ’95 fu nominata dal governo Berlusconi commissario europeo, e mostrò una competenza e una autorevolezza che mise d’accordo perfino gli italiani. Tanto che nel ’99 alle elezioni europee la lista Bonino arrivò all’8,5%. Poi ministro della Repubblica nel governo Prodi nel 2006, oggi vicepresidente del Senato in quota Pd (che nelle ultime elezioni con molti mal di pancia ha nominato una quota di radicali alla Camera e al Senato). Al momento, come è purtroppo noto, nessun radicale (e nessun socialista) siede al Parlamento europeo, grazie all’intesa sullo sbarramento al 4%, l’unico accordo, oltre a certe camarille rai, che il Pd veltroniano ha raggiunto con il Pdl. Come candidata al governo della Regione Lazio, Emma Bonino è alla guida di uno schieramento composto da una forza più numerosa del piccolo partito dei Radicali italiani.
Potrebbe anche essere un nuovo inizio per il Pd – ad oggi una stracca riedizione del compromesso storico Pci-Dc che tanti guasti ha portato, tra cui la fine dei socialisti, l’aggressività crescente del clero, Berlusconi premier - che con gli abbandoni annunciati degli ultrà religiosi e dell’Udc, disporrebbe della facoltà di ricostruire un partito su un terreno sgombro di macerie. Dopo tanto chiacchiericcio sulla centralità del voto cattolico, il Pd si allinea a una personalità che il mondo ecclesiale più oscurantista guarda con sospetto. E questa si che è una vittoria radicale, è la caduta di una barriera che divide un mondo cattolico intramato nel tessuto del fondamentalismo e un universo di cattolici che hanno detto si all’aborto e si sono schierati con papà Englaro. L’azione lampo di Bonino, anche se malauguratamente non dovesse vincere, potrebbe sparigliare il minuetto della partitocrazia non solo nel Lazio.
Probabilmente in nessuna altra regione italiana ci sarà un confronto tra due persone del calibro di Bonino e Polverini. La peste italiana del “governo dei partiti” rischia di soffocare due candidate di indubbia qualità – una storia di ribellioni all’esistente la prima, una visione statalista e sindacale la seconda – nel balletto di promesse che la ricerca della vittoria porta con sé.
Certamente Renata Polverini appare la candidata più statica e conformista.
Certamente con Emma Bonino e i Radicali tutto è possibile.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Quoziente familiare
In politica, specie durante le elezioni, famiglia vuol dire una società chiusa basata sull’aiuto dei e ai nonni, sbarrata all’esterno, arretrata, in cerca continua di una raccomandazione o almeno di un aiutino per trovare un lavoro o lavoretto ai più giovani. Il quoziente familiare, proposto dalla candidata Polverini, è un meccanismo fiscale che serve a sostenere le famiglie più numerose. In Francia una famiglia monoreddito con tre figli e una rendita di 35mila € è esente da tassazione. E’ questo che ha in mente Polverini e i suoi sostenitori? No, piuttosto, e per il momento, piccoli bonus per evitare un aggravio sui servizi. Bonino ritiene che calcolare l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti rischia di aggravare ulteriormente la sindrome tipicamente italiana della donna in casa. Il quoziente, secondo Emma, non spingerebbe le donne a cercarsi un lavoro, mentre riterrebbe essenziale incentivare asili nido e stanziare fondi per favorire le politiche di conciliazione. Se la radicale diventasse governatore vorrebbe introdurre il bilancio di genere, “significherebbe valutare le voci di bilancio dal punto di vista delle pari opportunità, analizzare quanto viene speso sulla base di un principio di qualità, di beneficio per le donne”. In Italia ancora meno delle metà delle donne lavora contro la media europea di sei su dieci.
Orsetta Calamai, www.nogod.it

Storceranno il naso gli snobboni che hanno affossato la sinistra timorosi che le piccole conquiste possano raggiungere un ampio numero di persone.
Se Bonino avrà la possibilità di spegare la questione pensione alle donne, sono certa che ne avrà il voto
Penso che Bersani potrebbe utilizzare Bonino proprio per togliersi casami veltroniani.
Consiglierei a Bonino di mettere nel listino una presonalita di sant?Egidio
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-12272.htm
Vincerà Emma?
«Per vincere occorrerà anche garantire agibilità democratica, dai manifesti agli spazi televisivi. Ricordiamoci che lo sconosciuto e impopolare Cappellacci ha battuto lo stimatissimo Soru perché era sempre con Berlusconi nelle tv nazionali. Negli ultimi anni le tv, anche quelle di sinistra, hanno di certo dato più spazio alla Polverini che ad Emma…».
E’ partita la campagna elettorale per le elezioni regionali e, come di consueto, i giornali iniziano a chiedersi da che parte sta la Comunità ebraica. Naturalmente, il voto degli iscritti è trasversale, come spiega Pacifici. Che resta però appeso a una frase strappata da Repubblica: “Ho la tessera radicale”. E a candidarsi nel Lazio c’è Emma Bonino (Radicali) contro Renata Polverina (Pdl). Le parole di Pacifici sono riprese anche da Libero, che nella cronaca di Roma vengono però smorzate da una precisazione: “Il mio voto è segreto. La Comunità vota come crede”.
http://www.thefrontpage.it/?p=3341&cpage=1#comment-1177
[...] http://www.nessundio.net/blog/2010/01/13/3436/ [...]
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