7/1/09 – Craxi

Perché la gente deve essere costretta a vivere in via Togliatti, via Almirante, via Craxi? Se il ricordo resiste dopo almeno due generazioni, vuol dire che si tratta di storia. Sennò è un’operazione politica, con sentimenti e risentimenti. (Marco Pannella intervistato dal Corriere della Sera, 31.12.’09)

In questi giorni, e almeno fino al 19, ci si accapiglia sulla memoria di Bettino Craxi. Il fuoco alle polveri lo ha dato il sindaco di Milano che, giusto dopo dieci anni come prevede la legge sulla toponomastica, vorrebbe titolare una via al leader socialista. Voci silenti quando Veltroni, allora sindaco di Roma, dedicò una strada a Paolo Di Nella – che quelli della mia età hanno conosciuto come picchiatore fascista fuori la scuola – o l’iniziativa di Alemanno che ha dedicato una piazza ai fascisti non redenti Bigonzetti, Ciavatta e Recchioni, si sono alzate in stridenti strilli per questa proposta milanese.
E’ opportuno ricordare che Craxi ha avuto condanne passate in giudicato, che è stato un grande del socialismo europeo, che ha avuto intuizioni che quelli del pci con tutte le capriole che hanno fatto ancora non hanno raggiunto. A Craxi va dato atto che ha provato a costruire una sinistra liberale e antiautoritaria, certamente critica nei confronti dei comunisti che appena appena si incamminavano per il sentiero della democrazia. Tentò, ostacolato in tutti i modi, di superare l’odioso concordato, riuscendo a cancellare la religione di Stato con la revisione (che per lui doveva essere un primo gradino) avversata da Berlinguer e successivamente semiaffossata con la cresta sull’otto per mille volontario nato per sostituire l’obbligatoria congrua di Stato. Sbagliò molto, in omaggio alla sua grande amicizia con Yasser Arafat, quando non consegnò agli americani gli assassini dell’Achille Lauro, e soprattutto quando cominciò a circondarsi di mezze figure che, con la loro ingordigia e l’estraneità alla Politica, crearono il partito del malaffare. Serve ricordare che il sistema riguardò tutti i partiti della prima Repubblica,che si sono sapientemente ricclati nella seconda, ma i servi di cui Craxi colpevolmente si circondò, ne fecero l’unico capro espiatorio, l’unico che “non poteva non sapere”. Oggi quei dirigenti rapaci di seconda terza e quarta fila che hanno trovato casa (e ministeri) in Forza Italia-Pdl, amano raccontarsi che il Psi sia stato liquidato per via giudiziaria e su mandato dei postcomunisti. Ignorando che c’è stata da quella parte un, seppur tardivo, ripensamento: i funerali di Stato rifiutati dalla famiglia e proposti da D’Alema, mostrano che l’offerta era in sé incompatibile con la tentazione di una lettura criminale. Successivamente la Fondazione Italianieuropei (2003) organizzò un convegno su “Riformismo socialista e Italia repubblicana”, relatori Stefania Craxi, Gianni De Michelis, Rino Formica applauditi dall’allora stato maggiore dell’ Ulivo, per arrivare passando da Fassino “la sfida di Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo a misurarsi con la modernità”, a Veltroni “interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando”. Meglio i servi sciocchi che governano insieme alla Lega che considera Craxi non un nemico, ma il nemico? Meglio affidare la vendita del dvd voluto dalla figlia (alcuni estratti mostrati In mezz’ora rai3 da Lucia Annunziata) a Il Giornale di Feltri, uno dei torquemada del segretario del Psi?
Addolora che ad accreditare l’accidiosa lettura sia Stefania Craxi – alla quale umanamente non si può che essere vicini – che sul piano politico sta affossando la figura di suo padre accostandolo al premier oggi in carica. Se qualcosa accomuna le due figure sono i giudici e la cortigianeria, non certo la statura politica. Certo è che, come dice Marco Pannella che non si è mai rimangiato la stima e l’amicizia come solo le persone libere sanno , se Craxi si fosse fatto arrestare e processare, il leader socialista sarebbe uscito senza ombre e la storia avrebbe avuto un sviluppo migliore (ad esempio senza Berlusconi).
Lunedì 11 gennaio su rai2 Minoli curerà uno speciale di “La Storia siamo noi” e promette inediti mai visti. Contemporaneamente su rai1 una messa speciale su Porta a Porta. Il 14 gennaio su rai2 Luca Josi, ultimo segretario dei giovani socialisti presenterà un suo dvd “intimo e personale” su Craxi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Per una diversa opinione http://www.cronachelaiche.it/2010/01/craxi-come-giordano-bruno-e-giuseppe-garibaldi-milano-gli-dedichera-una-strada/

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11 Commenti a “7/1/09 – Craxi”

  1. Michele Rusca scrive:

    Michele Rusca

    E’ onesto riconoscere che Craxi fu il capro espiatorio di una colpa diffusa nella quasi totalità dei partiti, non solo della cosiddetta prima Repubblica. Vorrei tuttavia dire con altrettanta chiarezza che considero sbagliato, da parte dell’ex segretario del Psi, essersi sottratto al giudizio della magistratura. Concordo con quanti lo ricordano come uno statista di indubbia capacità e lungimiranza

  2. Ciampiero Griffini scrive:

    Sarebbe bene rivalutare Craxi per la sua indubbia statura politica indipendentemente dalla questione della persecuzione giudiziaria , nella quale anche lui commise degli errori, culminanti con il fatale autoesilio di Hammamet

  3. Aviva De Benedetti scrive:

    Carissima,
    hai scritto una cosa che non piacerà nè a destra nè a sinistra, ma immagino che non ti interssa niente e che non era comunque il tuo scopo. Per motivi ovvi ricordo molto bene la questione della revisione concordataria (in famiglia ovviamente i miei genitori erano molti compresi anche perchè erano insegnanti) . Purtroppo fu del tutto isolato in quell’azione, visto che il partito repubblicano aveva scarsissimo peso. Certamente un secondo scalino sarebbe arrivato. Ricordo come la chiesa firmò e poi protestò immediatmente quando vide che i soldi volontari dell’otto per mille non arrivavano. Certo ad un politico servirebbe il coraggio di non tornare indietro.
    Sulla strada sono d’accordo con Pannella.
    Tempo, per Craxi e per i fascisti picchiatori, ma la legge mi sembra preveda dieci anni.

  4. Marcello scrive:

    Craxi è stato un capro espiatorio utilizzato per chiudere un discorso, ma non per chiudere un sistema. Per me Craxi la cosa peggiore che ha fatto è stata quella di non accettare il processo. Pensare che uomini come Rutelli che mostrarono il loro schifo per la situazione ora siedono in Parlamento appoggiando malfattori fa venire la pelle d’oca.

  5. f.virzi@hotmail.it scrive:

    Credo che bisognerebbe discutere meno di toponomastica e più di politica. Magari pure con la P grande

  6. admin scrive:

    da Luca Mangoni

    Penso da sempre che il leader socialista avrebbe fatto meglio a tornare in tempo da Hammamet per farsi curare. Ciò lo avrebbe sicuramente avviato verso il carcere, ma oggi forse sarebbe vivo ed in grado di raccogliere il riconoscimento dei propri meriti. Cosa che, unita agli errori fatti, pochi e grandi, lo avrebbero comunque collocato ampiamente al di sopra di quello che si è visto in questi dieci anni. Ha ragione Rino Formica a definire l’era di Tangentopoli come una rivolta di palazzo, perché se fosse stata una vera rivoluzione oggi avremmo una situazione chiaramente definita e non una “eterna transizione”. Ha ragione Claudio Martelli quando dice che il socialismo “finisce in catastrofe se confinato nell’angusta Europa”, ma vince nel resto del mondo quando sa “rinnovare idee, uomini e referenti sociali”. E la sinistra “finisce in catastrofe” anche in Italia, se preferisce Di Pietro alla via del socialismo.

  7. Sofia scrive:

    La questione Craxi risponde ad una logica prettamente italiana: o di quà o di là.
    Mai a dividere il grano dall’oglio come diceva Gesù (forse, mi sembra frase evangelica) ma sempre a fare un mucchio per potersi andare a sedere subito dalal parte di quelli per bene.

  8. Silvio Basile scrive:

    Su Craxi condivido a pieno il giudizio pesantemente negativo di Gianfranco Pasquino
    http://circolorossellimilano.blogspot.com/2010/01/gianfranco-pasquino-craxi-non-solo.html.
    Vorrei anche aggiungere, fra i demeriti del personaggio non enumerati da Pasquino, l’espulsione di Tristano Codignola, il nuovo concordato (se si guarda alla sostanza delle cose e non a quell’abolizione della religione dello Stato, che aveva solo un significato simbolico, ma sul piano concreto non significava nulla) l’aiuto dato al colpo di Stato in Tunisia (ove poi fu accolto dal dittatore riconoscente), il contributo dato allo sfascio del bilancio dello Stato.
    Spiace trovarmi in disaccordo con voi.