Archivio di gennaio 2010

Ma in USA i cristianisti protestanti non sono da meno dei cristianisti cattolici in Europa.

domenica, 31 gennaio 2010

Riceviamo da una nostra cortese lettrice questa segnalazione.
Meno male che Obama c’è.

Da Aviva De Benedetti

In America


Piacerebbe molto a Giuliano Ferrara, giornalista impegnato a tempo pieno a spiegare alla Chiesa cattolica come essere ancora più oscurantista, ciò che accadrà il 7 febbraio durante il Super Bowl (New Orleans Saints contro Indianapolis Colts). La finale del campionato Usa di football è l’evento sportivo più seguito del pianeta e il reverendo James Dobson , guida spirituale di una delle più importanti chiese cristiane conservatrici, ha comprato uno spazio pubblicitario durante l’incontro per condannare l’aborto. Lo spot del gruppo religioso racconta la storia di Tim Tebow, il quarterback dei Florida Gators, nato grazie alle ferme convinzioni antiaboriste della madre a cui i medici avevano consigliato di interrompere la gravidanza. Il gruppo del reverendo Dobson è noto per le battaglie contro la parità dei diritti per gli omosessuali e per aver organizzato terapie psicologiche finalizzate “alla guarigione dell’omosessualità”. La Cbs, che trasmetterà il Super Bowl, è sommersa dalle critiche da parte di gruppi che si occupano di salute: “pretendiamo – dice il presidente di Women media center – dal network Cbs di non trasmettere spot controversi che strumentalizzano la storia di una famiglia per impartire insegnamenti morali, e per convincere le donne a non seguire i consigli dei medici mettendo a repentaglio la loro vita”.

Passi in avanti invece per gli omosessuali nell’esercito. Il Consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense James Jones aveva assicurato già da ottobre che l’amministrazione Obama avrebbe affrontato la questione della politica delle forze armate nei confronti dei militari omosessuali “al momento opportuno” : momento atteso per 16 anni dalla comunità omosessuale americana (il presidente Clinton per favorire l’ingresso degli omosessuali nell’esercito aveva adottato la politica della mediazione “non chiedere non dire” ) e che sembra finalmente arrivato, come ha annunciato lo stesso Obama nel recente discorso dello stato dell’Unione.

Aviva De Benedetti, www.nogod.it

Italiani talebani.

sabato, 30 gennaio 2010

O, se preferite, italebani. Sono quelli che vogliono imporre il simbolo della superstizione cattolica in tutti i luoghi pubblici del nostro Paese. Non c’è molta differenza da quei talebani integralisti che siamo andati a combattere in Afghanistan, ma nessuno lo dice. Però il crocifisso non si deve toccare. Lo pensa il 60 % degli italebani secondo una ricerca dell’ Eurispes. Come se la superstizione cattolica fosse ancora “l’unica religione dello Stato”, dimenticando che questa definizione è stata cancellata dal Concordato del 1984 firmato anche dai Gerarchi della SS Vaticana. Questi ultimi intanto fanno pressioni sugli eurodeputati di Bruxelles perchè impongano il cristianesimo come superstizione ufficile dell’intera Europa. In Italebania intanto i giuristi più paraculi e i politicanti più perversi, sapendo benissimo che il crocifisso come simbolo religioso dello Stato (da mettere obbligatoriamente nei pubblici edifici ed uffici) è in aperto contrasto con il principio supremo di laicità della nostra Costituzione, si sono affannati a ridefinirlo “simbolo della nostra tradizione culturale” dandolgi di fatto lo stesso valore della pizza napoletana, del panettone e della tarantella. Povero Cristo, non più Dio, ma simbolo del Made in Italy.

Qui la fonte della notizia e delle statistiche dell’Eurispes LEGGI

Ex comunisti e clericali uniti agli ex missini in sostegno alla Polverini.

venerdì, 29 gennaio 2010

Importanti apparatniki del vecchio PCI, specialmente quelli imbucati alla RAI, e conduttori di importanti trasmissioni culturali e politiche (ex comunisti ed ex democristiani apparentemente diversi come ideologia di riferimento) sono in realtà molto solidali e pronti a boicottare tutti quelli che combattono le greppie del potere. Come la Bonino che a differenza della Polverini non appare mai in nessuna TV pubblica e privata. Quando si dice le afinità elettive (o meglio elettorali in questo caso) di clericali, ex-comunisti e ex missini !

29/1/10 – Burqa

venerdì, 29 gennaio 2010

Uno straniero mi segnala di aver veduto il 15 aprile a Massaua un sottufficiale della regia marina giocare amichevolmente a carte con un indigeno. Deploro nella maniera più grave queste dimestichezze e ordino siano evitate (dispaccio del 5 maggio 1936 di B. Mussolini a R. Graziani)
Meno extracomunitari, meno forze che vanno a ingrossare la criminalità (S. Berlusconi, CdM del 28 gennaio 2010)

Qualche giorno prima delle elezioni europee Nicolas Sarkozy dichiarò che il burqa “non sarà mai il benvenuto sul territorio della Repubblica francese”. Poi, la maggioranza presidenziale avviò un dibattito sull’identità nazionale che ben presto scappò di mano ai suoi patrocinatori per lasciare spazio, dietro l’anonimato garantito da internet, a quanti mescolavano immigrazione-islam-terrorismo ecc.. Dibattito riequilibrato dal presidente direttamente dalle colonne di Le Monde che ha ribadito che “la religione islamica deve essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni”. Come ulteriore gesto per rassicurare gli islamici francesi ingiustamente impallinati da gratuiti insulti nel corso del dibattito dai toni padani, Sarkozy , recandosi al cimitero militare di Notre Dame de Lorette, ha reso omaggio a “tutti i militari morti per la Francia qualunque sia la loro origine e fede”. L’innesco alla questione divieto di burqa (che nella nazione riguarda circa 2000 donne) è stata avviata da un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio dove la donna della coppia era nascosta da un drappo pesante. La sua protesta è stata raccolta prontamente dalla ministro delle Politiche per le periferie Fadela Amara, che ha richiesto la messa al bando del costume. Per il momento è stato accolto il divieto nei soli servizi pubblici e le donne integralmente velate non potranno più avvalersi dei servizi erogati dallo Stato. Una interdizione totale del burqa su tutto il territorio potrebbe incorrere in un pronunciamento contrario del Consiglio costituzionale o addirittura in una condanna della Corte europea dei diritti della persona.
Secondo gli esegeti della dottrina/legge islamica, il volto coperto non è richiesto dal corano (così come le mutilazioni genitali femminili) ma è piuttosto una tradizione appartenente ad alcune aree geografiche. La commissione Stasi, che ha deciso saggiamente che i simboli religiosi e identitari non possono essere esibiti in pubblico, troverà il modo di limitare questo indumento che umilia le donne. Argomenti complessi che spaventano quando vengono affrontati nel nostro inutilmente amato Paese. Quando parla la Lega per reazione anche a me viene voglia di intabarrarmi! La ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna propone il divieto, precisando che il burqa è pericoloso per la sicurezza stando ben attenta, come le volenterose deputatesse Pd, a non parlare di simbolo religioso, sia mai che venga messo in discussione il mascheramento di suore e/o preti. Come al solito gran dibattiti pecorecci in tv, dove la questione si rimpalla tra Santanchè, che scappuccia le donne per strada con le sue manine, e l’imam de’ quartiere, in genere un furbastro che invece di vendere gli ombrelli fuori la metro si è improvvisato leader spirituale. Fuori dal dibattito i musulmani laici – e comunque non fondamentalisti come il bravo Abdallah Redouane responsabile del centro culturale della Grande Moschea di Roma invitato solo una volta a Porta a Porta – tagliati fuori perché i nostri politici preferiscono parlare con le marginalità religiose che ritengono siano vicine e in grado di gestire i rapporti con i fondamentalisti potenziali terroristi. Del resto uno dei primi atti del ministro degli Interni Maroni , è stato quello di annullare la Consulta islamica, formata da diverse realtà anche molto moderate, istituita dal suo predecessore Pisanu e confermata da Amato. Nessun passo indietro viene chiesto alla Chiesa cattolica, anzi, la partitocrazia tutta tiene bordone con la questione crocefisso, un simbolo che, con palese evidenza, è obsoleto in una società che, solo la politica non vede, è fortemente mutata.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vedi 9/11/09 http://www.nessundio.net/blog/2009/11/09/2931/

Contro Emma Bonino una vergognosa campagna di Libero.

martedì, 26 gennaio 2010

Denuncia di Filippo Facci su il Foglio.

La vergogna di Facci per l’attacco di Libero e dintorni all’ “assassina” Emma Bonino

. da Il Foglio del 25 gennaio 2010

di Filippo Facci

E’ difficile spiegare la vergogna personale che ho provato ieri nel leggere «La vera storia di Emma» pubblicata in prima pagina su Libero, perché il mio non è propriamente un dissenso: non si tratta di opporre una «opinione» a un`altra, non c`entra il giochino stucchevole del pro & contro, il libero pensiero, la democrazia eccetera. Io penso, sinceramente, che certa roba non dovrebbe trovare dignità di pubblicazione e basta, tantomeno in un giornale che ospita, pure, opinioni molto diverse e tra queste le mie. Tremo all`idea che questo genere di giornalismo possa far parte della prossima campagna elettorale per le regionali, come lo stesso articolo auspica: per poi magari, Libero e dintorni, accusare altri di fomentare odio. L`articolo di Andrea Morigi oltretutto non è neanche un`«opinione» confinabile come tale: era un articolo, e apriva il giornale. Per scoprire che cosa? Che «la candidata del Pd» Emma Bonino (candidata della Lista Bonino-Pannella, a esser precisi) «praticava aborti e se ne vantava», «ha una storia personale dimenticata», «negli anni `70 aspirava feti con la pompa delle biciclette e li gettava nella spazzatura», dopodiché il linguaggio si fa definitivamente messianico e si ritrae il mostro, la Bonino, «curva nell`atto di strappare la vita a un bambino», «uccidere il figlio che portavano in grembo», perpetrare «eccidi di milioni di italiani che l`anagrafe non ha potuto nemmeno registrare, tanto mica votano». Il linguaggio è quello sentimentalistico e asseverativo di chi dubbi non ne ha, e non c`è legge o dibattito o scienza che possano sfumarlo: «bambino» e «figlio in grembo» – che sarebbero il feto entro i 90 giorni di vita – sono termini che hanno già deciso anche per noi, i quali dobbiamo solo valutare se stare dalla parte «della vita» o dalla parte degli «assassini». Io e qualche milione d`italiani, probabilmente, non ci sogneremmo mai di spiegare agli altri dove cominci o finisca la vita: ma dovremmo accettare di farcelo imporre da Andrea Morigi e dalle convinzioni religiose – neanche politiche – di chi si richiama alla «scienza» solo quando serve. Ecco, vorrei sapere se questa è la posizione di Libero. Ho scritto «assassini» perché il mio collega, nell`incredibile modo che segue, giunge ad auspicare la ventura strategia politica del centrodestra: siccome – scrive – nel 1976 Marco Pannella e Adele Faccio ed Emma Bonino querelarono il direttore di «Studi cattolici» che lì aveva definiti «assassini», e però questo direttore fu assolto, ciò costituisce «un precedente giuridico importante che consentirà al centrodestra di propagandare liberamente la verità anche durante la prossima campagna elettorale, toghe rosse permettendo». Riassunto. Il centrodestra dovrebbe passare i prossimi mesi a dare di assassina a Emma Bonino in virtù di una sentenza del `76, e di passaggio dovrebbe giocoforza farlo – aggiungo io – anche nei confronti di chiunque «istiga gli assassini» nel nostro Paese: ossia l`85 per cento degli italiani che sono favorevoli alla Legge l94, equamente divisi tra destra e sinistra. Occhio però ai giudici comunisti. Berlusconi prenda nota. Io non ho nessuna particolare voglia di difendere Emma Bonino; è uno di quei radicali che trentacinque anni fa praticò la disobbedienza civile sull`aborto (autodenunciandosi) e contribuì all`introduzione del divorzio e dell`interruzione di gravidanza già presenti in tutti gli altri Paesi occidentali, sto parlando di quegli aborti legalizzati che in Italia calano anno dopo anno e che calerebbero anche di più, se certi ipocriti non impedissero che le ignoranti e le immigrate, coloro cioè che abortiscono in maggioranza, fossero raggiunte da un campagna sulla contraccezione che i vari «teocon» e «teodem» vedono come il demonio. Più in generale, Emma Bonino è stata uno di quei pazzi – Pannella per togliere il divorzio e l`aborto dalla clandestinità, Tortora per accorgerci che la giustizia fa schifo, Berlusconi per portare la tv privata ìn Italia e non solo quella, Craxi per modernizzare il Paese – di cui ogni tanto abbiamo bisogno per compensare il perenne ritardo della politica nei confronti della società reale.
C`entra qualcosa, quella Bonino anni Settanta, con la sua facoltà di saper governare l Lazio? Niente. E mi fermo qui, a dispetto della tentazione di dire ancora molto su certe campagne del centrodestra che se ne fottono delle opinioni effettive degli elettori di centrodestra. Una sola postilla. Non mi si dica che l`attacco personale a Emma Bonino è giustificato dalla necessità di evidenziare la sua distanza dall`elettorato cattolico: da una parte perché non c`è niente he non sapessimo già – nessuna storia scabrosa e dimenticata, voglio dire – e dall`altra perché un sondaggista che mi dica che in Italia esista un «voto cattolico» dipendente dai temi etici, da anni, io o devo ancora trovare. A meno di intendere la Lista «Aborto, no grazie» che due anni fa prese lo 0,37 per cento, meno della Svp di Siegfried Brugger.

Il generale-cardinale Bagnasco detta la linea al Governo Vaticaliano.

martedì, 26 gennaio 2010

Nella periodica riunione del Governo Ombra dei Vescovi (che controlla e guida il sottoposto Governo Vaticaliano) il genarale-cardinale Bagnasco si è esibito nella tradizionale somministrazione di aria fritta buonista con il pepe di tre ingrendienti piccanti : 1) emersione di giovani personalità cattoliche più disposte ad esaudire i desiderata delle gerarchie vaticane ; 2) impegno ad approvare la Legge sulla Tortura Obbligatoria di fine vita anche impedndo l’approvazione a livello locale di registri comunali ove sottoscrivere le libere volontà dei cittadini; 3) lotta dura al riconoscimento delle famiglie di fatto di qualsiasi tipo, comprese quelle composte da un maschio e una femmina.

Qui la fonte della notizia da Il Tempo LEGGI

25/1/10 – Bonino 2

lunedì, 25 gennaio 2010

Stimo da sempre i Radicali. Abbiamo a cuore le stesse cose: il rispetto della Costituzione, la libertà religiosa, i diritti delle minoranze (Pacifici, presidente Comunità ebraica romana a La Repubblica)
Quando ero governatore del Lazio ho fatto la legge sugli oratori e ho costruito una cappella dentro la Regione. Poi ho messo nello statuto una serie di riferimenti a valori come la famiglia e la vita. Se Bonino vince riscrive lo statuto? (Storace)

Come è noto il potere corrompe, ma anche la corsa per un posto alla guida della regione infetta. Qualcuno ricorda Polverini di prima? Era contro l’omofobia e sfilava con Concia, sdegnava il razzismo, scioperava (ben sei volte) contro il governo, raccontava che aveva sofferto come una pazza nel collegio delle suore cattive. A pochi giorni dall’avvio della sua campagna la bella foto dei manifesti con camicia bianca e jeans a vita bassa, rigorosamente senza simboli di partito, rischia di non somigliarle più. Dice di conoscere solo la coppia tradizionale, vuole il ricovero coatto per la Ru, si fa benedire da un prelato dei Legionari di Cristo (ordine sotto inchiesta per espressa volontà di BXVI), si mette in lista Olimpia Tarzia del Movimento per la vita che considera più importante l’embrione che una donna, si fa guidare come una mentecatta da Francesco Storace, noto per il suo ottuso fascismo e per aver prodotto crateri nella sanità laziale, viene accolta da un selva di braccia tese nella tana del fascista Tilgher (il 25 aprile è stato il giorno più buio per l’Italia), accetta e ride per battute sul Marrazzo cocainome che va a trans (sai che unicità). Ospite a Omnibus su La 7 si rimangia il fair play promesso e denuncia Bonino come abortista. E questo è lo scoop che hanno tirato fuori i grandi giornali: Bonino che pratica un aborto col metodo Karman, adottato oggi in tutti gli ospedali. Più di qualche imbecille con la melma fino al collo che in teoria dovrebbe sostenerla, chiede a Emma di rinnegare quel periodo: patetici stronzi che dovrebbero, al suo passaggio, solo per questo inchinarsi. E soprattutto questi schifosi dimenticano che la più parte degli italiani aderì a quelle idee, addirittura confermandole con un referendum. Ripugnanti che danno la biada a quello zero virgola che ha sputtanato ancora di più gli italiani con la mortifera lista presentata da Giuliano Ferrara, ovvero l’uomo che passa da un fideismo pericoloso (lo stalinismo) all’altro (il cristianesimo difeso con le crociate). Ultimi titoli di giornale per Tinto Brass, che se conferma la sua presenza in lista io personalmente voterò. Anzi, non lo vedo proprio male in una Italia che sta scivolando sempre più nella sessuofobia. Noi che voteremo convintamente Emma non possiamo sapere come governerà il Lazio, ma possiamo essere certi della sua trasparenza amministrativa. Intanto è bene vedere chi c’è dietro alle candidate, ma soprattutto la capacità di autonomia di ognuna: una delle due ha prestigio e autonomia che l’altra non ha mai mostrato e difficilmente potrà mostrare nei prossimi cinque anni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2010/01/13/3436/

Pubblici concubini.

domenica, 24 gennaio 2010

Nel 1956 il vescovo di Prato diffamò così due cittadini italiani che si erano sposati in municipio anzichè in chiesa come avrebbero dovuto, secondo lui, in quanto battezzati cattolici. LEGGI

Fu un caso clamoroso che suscitò enormi polemiche e si concluse con una sentenza di tribunale che riconobbe il diritto del vescovo a definirli in tal modo dal momento che ( incredibile ! ) i cittadini italiani battezzati con rito cattolico sono “sudditi” del papa e quindi soggiacciono anche al diritto canonico che prevede esplicitamente quella definizione per chi non si sposa in chiesa. Siamo curiosi di vedere se qualche altro vescovo si azzarderà a definire nello stesso modo la Ministra Gelmini, cattolicissima, e il suo compagno che si sono sposati ieri nel comune di Sirmione del Garda con rito civile.

Qui la fonte della notizia da il Giornale LEGGI

Radiato dalla Magistratura il giudice Luigi Tosti.

venerdì, 22 gennaio 2010

Il CSM, forse ispirandosi alla Santa Inquisizione cattolica, ha caccito l’eretico Luigi Tosti dalla magistratura. Commise il gravissimo reato di inopportuna difesa della laicità della Repubblica rifiutandosi di fare il giudice in aule contrassegnate dal Crocifisso di Stato, quello che secondo i cristianisti cattolici, tanto simili ai talibani musulmani, deve essere affisso a martellate sulla testa di tutti. Del resto il clima di repressione della laicità a cui oggi forse non rimasti insensibili i giudici del CSM , è stato abbondantemente dimostrato ieri quando il sottosegratrio Gianni Letta ha sottoposto all’approvazione dei Gerarchi della SS vaticana la bozza di ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che aveva riconosciuto come contrario alla laicità l’affissione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche. Da parte nostra riteniamo che il CSM, con tutto lo schieramento politico clerical-berlusconiano incazzato nero contro i magistrati, non se l’è sentita di inimicarsi anche la potentissima, anzi onnipotente, gerarchia cattolica che proprio ieri ha ribadito che il suo segno del comando, il crocifisso, non si deve toccare.

Ed ecco che come ciliegina sulla torta arriva l’affermazione del Vice Presidente del CSM Nicola Mancino : “”" Con l’intenzione di risolvere una questione di principio, il giudice Luigi Tosti s’era rifiutato di tenere udienza anche dopo che il presidente del tribunale gli aveva messo a disposizione un’aula senza il crocifisso…“”" Questo è veramente il colmo ! Lo stesso Vice Presidente del CSM che l’ha condannato ammette che si possono tenere udienze in aule senza crocifisso e che quindi di fatto Luigi Tosti ha ragione. Però lo hanno cacciato dalla magistratura anche se ha ragione. Bisogna ben dire che l’Italia, culla del diritto, è diventata l’avanspettacolo del diritto.

Qui la fonte della notizia LEGGI

22/1/10 – Sintonie

venerdì, 22 gennaio 2010

Cercavo in te la tenerezza che non ho/la comprensione che non so/trovare in questo mondo stupido/ …Non sarà facile,ma sai/si muore un po’ per poter vivere
“Ad esempio le persone con le lentiggini non sono considerate una minoranza da quelle senza lentiggini. Non sono una minoranza nel senso in cui la intendiamo. Perché? Perché una minoranza si considera tale solo quando costituisce una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza” (C. Isherwood, Un uomo solo)

Tom Ford, talentuoso stilista, racconta che dopo aver lasciato Gucci ha avuto un senso di vuoto. Ha giocato molto a golf e a tennis, si è molto annoiato e si è sentito colpevole della “logo ossession” da lui alimentata. Un vuoto di senso, di mancanza di futuro che ha trasmesso al personaggio del film “A single man” – interpretato da un Colin Firth in stato di grazia – col quale ha esordito nella regia.
Il film è la cronaca di una giornata di George , professore di letteratura in un college della West Coast, che medita di uccidersi perché non regge al dolore per la morte del suo compagno Jim. La storia è tratta dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood (Adelphi, 16 €) . “Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto, vivano assieme ogni giorno, cucinino gomito a gomito sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti. Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l’uno contro il corpo dell’altro, per sbaglio o no, sensualmente, aggressivamente, maldestramente, impazientemente, in collera o in amore – immaginate che profonde, ma invisibili tracce devono lasciarsi alle spalle. L’ingresso della cucina è troppo stretto… Ed è lì che quasi tutte le mattine George prova la sensazione di trovarsi all’improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto – come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E’ lì che si arresta di colpo, turbato dalla novità, e, come la prima volta, capisce che Jim è morto. E’ morto”.
Siamo a Los Angeles nel 1962: c’è la crisi dei missili a Cuba, c’è grande tensione, ma il professore non pensa al futuro perché ha deciso di spararsi, forse dentro un sacco a pelo per non creare disagio a chi dovrà poi mettere tutto in ordine. Scriverà qualche lettera per gli amici, lascerà i soldi per la domestica, disporrà gli abiti per il funerale. Non tutto si svolgerà così, perché in realtà la vita è buffa. Nel frattempo abbiamo conosciuto l’amica Charley (Julianne Moore) , i vicini di casa bigotti, il bellissimo Kenny, il giovane studente appena intravisto ma che forse è troppo tardi per toccare… il tutto svolto in ambienti chic e sofisticati, tra muri beige e neri, orchidee e calle bianche, abiti perfetti.
Il dolore, il lutto e la sua difficile elaborazione, quei picchi di eccitazione che a volte prendono dopo una perdita, la tentazione di vivere comunque, la paura di dimenticare le persone che abbiamo amato, l’ineluttabile discesa nella depressione, sono tappe che ci riguardano tutti.
La consolazione del professore, nelle sue ultime ore, è la grazia, l’armonia. “Un uomo solo” è un libro bello- e Tom Ford ha il merito di avercelo fatto rileggere grazie al suo “A single man” – perché esprime senza parabole un amore per la bellezza così grande che consente al protagonista di rimanere fedele al suo compagno fino alla morte. Anzi, è un libro sulla bellezza dei libri, un omaggio alla letteratura, pieno di allusioni, intelligenza, cultura. Ma i nemici sono sempre in agguato e c’è l’assassino che uccide la bellezza e la grazia, ed ecco che questo film che pure parla di sentimenti che riguardano tutti, viene liquidato da Giorgio Carbone su Libero “come un raffinato affare di checche”. Invece è solo un ritratto di un uomo dolente, che, nel suo ordinario dolore racconta più di tanti manifesti la normalità dell’amore omosessuale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Christopher Isherwood ha scritto, tra gli altri, Addio a Berlino (da cui è stato tratto il film Cabaret con Liza Minnelli) e Viaggio in una guerra insieme a W.H. Auden