Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)
Una scaletta traballante, un albero di natale troppo alto, la voglia di mettere una palla proprio su quel ramo lassù… e l’inevitabile caduta. Una costola puntuta perfora il pancreas e la vita finisce in un soffio, in un modo che pare pure cretino raccontare. Gianni Pennacchi, è morto così un paio di settimane fa: una morte curiosa come un po’ tutta la sua vita. Gianni aveva 64 anni e faceva il cronista parlamentare: prima alla Stampa, poi negli anni ’70 virò a destra e passò all’Indipendente e infine a Il Giornale. Nell’affettuoso necrologio del collega Stefano Di Michele leggiamo “poteva scrivere di tutti, capi politici, tromboni dimezzati, mezzecalzette, impettiti di sinistra e di destra, ma nessuno si salvava dallo sberleffo, dallo sguardo da cui traspariva un principio di saggezza alla Totò: lei è un imbecille, s’informi…”
Gli ultimi giorni della sua vita li ha passati a litigare con Alessandra Mussolini, perché lui è stato l’autore dello scoop imbecille del video hard tra la deputata e il fascista Fiore. Nei mille talk che sono seguiti alla cretinissima vicenda, Mussolini furente lo chiamava pernacchia, e lui aveva un po’ l’aria di quello che dice che tocca fa pe’ campà, con l’occhio nostalgico, chissà, alla libertà della latitanza giovanile. Nel ’68 era maoista e, si racconta, era il più bello del movimento. Può essere vero, visto che sullo schermo lo ha interpretato Riccardo Scamarcio nel film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico. La storia è tratta dal bel libro Il Fasciocomunista (edito da Mondadori) scritto da Antonio Pennacchi, suo fratello. Anche lui personaggio singolare e complicato noto per aver litigato con tutto il mondo. Operaio meccanico, durante la cassa integrazione si è laureato, cinquantenne, in lettere avviando dispute furiose con il supponente e ideologico Asor Rosa. E’ stato iscritto al msi, poi è diventato comunista, stalinista, cigiellino, dalemiano… E’ un urbanista esperto anche se autodidatta, e ha scritto il raffinatissimo Viaggio per le città del Duce (edito da Laterza) che è un atto d’amore per il piatto Agro pontino e per Latina, la sua città che non ha mai lasciato. Uno dei momenti memorabili della vita di Antonio, rendicontato dal giornalista Gianni, è la lite avuta con Vattimo durante un convegno. “Ce stavamo a raccontà le fregnacce. Berlusconi ha vinto perché aveva un’idea di Paese mentre noi no. Quello ha detto alla gente: faccio due autostrade e il ponte de Messina. Noi dovevamo di’: e noi facciamo pure il ponte di Cagliari. Davanti a me Vattimo ha cominciato a strillà e io j’ho detto, a Vattimo statte zitto. Quello continuava, e allora j’ho detto d’annà affanculo, Anche lui mi ha mandato affanculo, e io non ci ho visto più. Un vaffanculo generale. C’era Miriam Mafai che pareva ‘na matta e urlava a Vattimo , statte zitto, c’ha ragione lui”.
Nel film Mio fratello è figlio unico c’è anche una sorella. E’ Laura Pennacchi, laureata in filosofia con una tesi sul marxismo supervisionata dal filosofo Gyorgy Lukacs. E’ stata eletta due volte al Parlamento (con il Pds-Ds), ed è stata sottosegretario al bilancio e al tesoro nei governi Prodi e D’Alema.
Tre così in una famiglia di sette figli è un bel record, anche perché è solo grazie alle loro capacità che si sono affermati, non certo per la loro nascita né per il loro nome.
Domanda: ma uno incazzoso e vitale e generoso come Gianni, proprio così doveva morì?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
http://www.youtube.com/watch?v=7rZJF8o_ZV0
http://www.genteviaggi.it/shopping/guideelibri/perch%C3%A9-fascio-e-martello-viaggio-le-citt%C3%A0-del-duce.html
http://falmax85.wordpress.com/2009/12/16/in-ricordo-di-pennacchi-lo-splendido-omaggio-del-collega-scafi/
Tag: gianni pennacchi

Complimenti a Tiziana per la sua completa mancanza di ideologismo, uno dei tanti ismi che ci ha portato a nuotare nel fango come oggi.
Bell’omaggio a una famiglia coi “Pennacchi”
Il libro Viaggio per le cità del duce, rende omaggio a delle città che in genere vengono schifate e con loro le persone che ci abitano.
Mi sono divorato il libro che la rivista Limes aveva in parte pubblicato.
Bello il ricordo , oggi mi riguardo pure il film
Pezzo bello, quasi letterario. Complimenti!
Cara Tiziana,
ho letto con passione Il Fasciocomunista e tutto sommato ho apprezzato anche il film di Luchetti. Non conoscevo il fratello Gianni e non avevo messo in relazione Laura.
Complimenti per i bei ritratti,
Marcello
http://www.ilriformista.it/stories/Culture/200959/
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