16/12/09 – Deprecabile

E’ chiaro che anche la magistratura ha contribuito a creare un clima così. Questo è il vero motivo per cui occorre cambiare la Costituzione. Anche la caccia all’uomo giudiziaria ha creato il contesto in cui è stata possibile l’aggressione. La magistratura deve essere ricondotta al suo ruolo. Che è al di sopra e al di fuori della politica. I magistrati non devono fare politica; sarebbe come se il Papa o la Chiesa pretendessero di farla. (Don Verzè, fondatore del San Raffaele, intervistato dal Corriere della Sera)

Per fortuna oggi il premier lascia l’ospedale. Altri leader politici, più importanti di lui, come Olof Palme, Yitzhak Rabin, Benazir Bhutto, sono morti gettando nello sconforto i loro Paesi. L’aggressione dello squilibrato con la statuina del duomo aggiunge un tocco surreale alla situazione che fa pensare più al caso di John Lennon che ad un gesto di “terrorismo politico” con precisi mandanti morali come hanno sobriamente raccontato, prima nei salotti televisivi e poi alla Camera, i parlamentari pdl. Per aggiungere un ulteriore tocco di irrazionale solo negli interventi dei deputati Pd si è fatto cenno al problema della sicurezza del presidente.
Due giorni di gran via vai all’ospedale, e quelli che prima erano tutti contro sono stati tutti intorno. Il moderato Casini che proponeva fronti nazionali per fermare il Cav, dava un appiglio sul quale lavorare a Bersani, e Fini sembrava poter intravedere una destra senza Berlusconi. Cambiamenti che si sono infranti come il naso e i denti del premier. Come dire che il gesto di Tartaglia, che è acclarato che ha disturbi psichiatrici, ha annientato in pochi secondi una tela incompleta ma tessuta faticosamente. Casini si è dovuto ringoiare tutto, e Fini si è recato al capezzale del ferito col capo cosparso di cenere.
In molti pensano che se stamattina si votasse Berlusconi sfiorerebbe l’80%. Oggi si, domani forse. Il premier ha troppe volte infranto l’accordo con le istituzioni, ha litigato oltremisura con il Capo dello Stato, una figura generalmente rispettata dagli italiani, minando le poche sicurezze dei cittadini nei fondamenti della Repubblica. In questo momento la violenza del bipolarismo forzato è troppo forte per trascurare la difesa delle istituzioni democratiche. Oggi siamo appesi al buon senso mostrato dal Presidente della Camera che ha stigmatizzato, per l’ennesima volta, l’espropriazione del Parlamento per il continuo ricorso alla fiducia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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8 Commenti a “16/12/09 – Deprecabile”

  1. grandpa' scrive:

    ATTENTATI, ATTENTATORI, AMMIRATORI
    - DI GIANCARLO FORNARI
    da: http://www.contrappunti.info di lunedì 14 dicembre 2009

    Solo gli imbecilli, la cui madre è purtroppo sempre incinta, possono invitare a provare ammirazione per il poveretto debole di mente che ha concepito la folle idea di attentare al Presidente del Consiglio. Che circolino su Facebook messaggi deliranti di questo tipo – noi stessi ne abbiamo ricevuto – dimostra purtroppo che lungi dall’essere il prodotto emblematico del nuovo Web 2.0 il social network è diventato il ricettacolo dell’imbecillità on line. Non amiamo Berlusconi ma neppure ci piacciono coloro che pensano di poter esprimere il loro odio verso di lui o, peggio, di potersene liberare attraverso la violenza. Piccoli uomini, fascisti inconsapevoli. A Berlusconi esprimiamo quindi la nostra solidarietà. Si rimetta presto, torni a fare quello che ha sempre fatto finora, cioè a curare i suoi affari, i suoi processi, le sue escort. Vorremmo che l’Italia potesse liberarsi di lui a colpi di voto e non di statuette.
    Però una cosa non possiamo fare a meno di dire al premier, che anche il giorno prima – quasi presentendo l’attentato, dicono i suoi – si era lamentato che “c’è in giro troppo odio”. Queste lamentele, caro Berlusconi, lei non se le può proprio permettere. Perché se c’è una persona che da più di quindici anni non ha fatto altro che spargere odio, giorno dopo giorno, avvelenando il clima politico di questo paese, questo è proprio Lei. Lei che andava in giro con sottobraccio il Libro Nero dei crimini del comunismo dichiarando che i suoi avversari, a cominciare dall’innocuo Prodi, erano tutti comunisti “e perciò assassini”.
    Lei che nell’imminenza delle votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica annunciò che non avrebbe permesso che al Quirinale andasse “uno di quei maiali”.
    Lei che ha dichiarato ufficialmente che gli italiani che votavano per i suoi avversari erano solo “dei coglioni” (in compenso ha chiamato eroe un mafioso pluriomicida suo ex amico e ospite).
    Dopodiché Lei – che lo ha creato, ci ha speculato sopra, ci ha costruito le sue fortune politiche – si meraviglia che in giro ci sia l’odio?
    Lasci stare, non tocchi questo tasto. Piuttosto si protegga meglio. Perché accanto a chi nutre per Lei soprattutto disprezzo ci sono tanti, come abbiamo visto, che ricambiano il suo odio. E che nella loro pochezza potrebbero desiderare di esprimerlo.

  2. Romano scrive:

    Del resto Berlusconi è stato considerato dal mensile Rolling Stones personaggio pop dell’anno.
    Direi che Tiziana è crudele:l’accostamento con i leader elencati lo uccide più del duomo
    Dopo le rivelazioni hard sulla Mussolini, il bianco natale leghista che non ha trovato nessun irregolare,le ordinanze più o meno sospese sul crocefisso inchiodato nelle scuole, il giro dei salotti continua il chiacchiericcio. Stavolta su chi ha contagiato il mattarello di quartiere (che comunque avrebbe diritto ad una maggiore privacy sulla sua malattia)

  3. Romano (da La Stampa) scrive:

    sopra avevo sbagliato, questo è l’articolo che volevo segnalare da La Stampa

    16/12/2009

    Il Cavaliere nemico perfetto

    LUCA RICOLFI

    Sono passati quasi vent’anni dalla fine della prima Repubblica, ne sono passati più di quindici dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi. La legislatura finirà nel 2013, giusto nel ventennale della discesa in campo.

    Come racconteranno questo lungo periodo gli storici di domani?

    Fino a qualche tempo fa pensavo che questi anni sarebbero stati ricordati come l’era del berlusconismo. Un periodo in cui il costume ha subito mutazioni profonde, la politica si è personalizzata, i media sono stati militarizzati, la Tv è diventata sempre più volgare, il privato ha invaso la sfera pubblica, i rapporti fra le istituzioni si sono ingarbugliati. Un periodo in cui la figura del leader politico è cambiata profondamente: non più espressione di un partito e di un’ideologia, ma personaggio carismatico che trae il suo consenso dal rapporto con la «gente».

    Ma molti dei caratteri che si è soliti associare al berlusconismo si sono manifestati ben prima del suo avvento e non solo in Italia. La deriva delle Tv (il Grande Fratello è un format internazionale), la messa in scena del privato (Bill Clinton e Monica Lewinsky), il declino dei partiti tradizionali, la personalizzazione della politica, il modo di porsi dei leader, la ricerca del contatto con la gente, l’insofferenza per i protocolli, l’informalità, gli atteggiamenti irrituali: tutte cose che esistono da tempo anche all’estero, e che in Italia sono cominciate con i presidenti della Repubblica Pertini e Cossiga (non per nulla chiamato il «picconatore»), e sono culminate nel pontificato di papa Wojtyla.

    Ecco perché, oggi, penso invece che lo specifico del ventennio 1992-2013 gli storici del futuro lo troveranno semmai nell’antiberlusconismo, inteso come imperativo etico e come stato d’animo collettivo. E’ questo, almeno sulla scena politico-culturale, il tratto dominante dell’epoca che ora va tramontando in Italia. E lo è per le ragioni che in questi giorni cominciamo lentamente a mettere a fuoco: quale che sia la responsabilità degli attori in campo, non esiste, nella storia repubblicana, alcun leader presente o passato che abbia attirato sulla propria persona tanto astio, disprezzo e odio. Né Togliatti né Moro, né Andreotti né Cossiga, né Craxi né Prodi sono mai stati investiti da un simile sentimento di ostilità. Un sentimento certo coltivato soltanto da una minoranza (a mio parere valutabile fra l’1% e il 5% del corpo elettorale), ma pur sempre una minoranza cospicua. L’ostilità reciproca fra i due schieramenti corre sia lungo la direttrice che va da destra a sinistra, sia nella direttrice opposta. Da questo punto di vista anti-comunismo e anti-berlusconismo sono speculari e gemelli. Ma solo in quest’ultimo caso, quello del sentimento antiberlusconiano, la corrente dell’ostilità si coagula contro un solo individuo, percepito come la personificazione e la sintesi di ogni male. Non era mai successo in passato, non succede in nessun altro Paese democratico.

    Perché l’odio va a bersaglio solo a destra?

    Ci sono ragioni ovvie. La prima è che Berlusconi non è solo un leader politico, ma è innanzitutto il padrone di un impero economico-mediatico. La seconda è che Berlusconi è sospettato di gravi reati e si sottrae ai processi. Ma esiste anche un’altra ragione, su cui è venuto il tempo di farsi domande vere, non retoriche. Dietro l’odio per Berlusconi, che quotidianamente si manifesta su Internet ed episodicamente si incarna nel gesto di qualche sconosciuto (ieri il lancio del treppiede, oggi quello della statuetta del Duomo di Milano), c’è un’analisi precisa della società italiana. Io ho cominciato ad ascoltarla con le mie orecchie nel lontano 1994, quando il mio preside, un illustre storico della Resistenza, cominciò ad arringare il Consiglio di Facoltà perché in Italia stava rinascendo il fascismo: la colpa di Berlusconi, allora, era quella di aver sdoganato Fini, quello stesso Fini che oggi con autoironia la sinistra chiama «compagno Fini». Poi vennero gli allarmi sul razzismo, perché Berlusconi era tornato con la Lega, quella stessa Lega che poco prima, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi, D’Alema aveva definito «una costola della sinistra». Poi, prima delle elezioni del 2001, vennero l’appello di Bobbio per salvare la democrazia e l’appello-profezia di Umberto Eco: secondo lui, se il centro-destra avesse vinto (come in effetti avvenne), Berlusconi sarebbe divenuto proprietario di tutti i principali quotidiani e periodici, Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, Unità, Espresso. Ora si parla di regime, dittatura dolce, grave pericolo per le istituzioni democratiche. Ma anche di indulgenza verso gli evasori, rapporti con la mafia, responsabilità nelle stragi del 1992-1993. Persino gli effetti della crisi, i licenziamenti, le difficoltà economiche, l’inquinamento atmosferico sono messi in conto a Berlusconi: il governo «sta rovinando l’Italia», e sarebbe questo che spiegherebbe il clima di ostilità nei suoi confronti. E il bello è che questa incessante attività di costruzione di una certa rappresentazione della società italiana non è condotta da un’équipe di studiosi, fatta di storici, sociologi, economisti, scienziati politici, statistici, criminologi, bensì da una compagnia di giro formata in massima parte da giornalisti, conduttori televisivi, politici, cantanti, attori, registi, comici, vignettisti, scrittori, letterati, filosofi.

    Ebbene, di fronte a questa opera dell’ingegno collettiva è difficile sfuggire al dilemma. O l’analisi è sostanzialmente esatta, e allora è venuto il momento di imbracciare le armi e iniziare la resistenza. Come ha ricordato Antonio Polito ieri sul Riformista, «persino la dottrina liberale prevede il tirannicidio»: se credessimo anche solo alla metà di quello che più o meno obliquamente ci suggeriscono i detrattori di Berlusconi, sarebbe naturale emigrare o darsi alla macchia. Sottoscrivere quell’analisi e invocare il confronto civile è semplicemente illogico, e infatti il confronto civile non decolla mai.

    Oppure quell’analisi è gravemente distorta, e allora è venuto il momento di separare le critiche che stanno in piedi (e che sono tante) dal quadro apocalittico che le incornicia e che alimenta un clima da ultima spiaggia, da resa dei conti finale. Se non lo faremo, anche le critiche più serie finiranno per apparire sterili e preconcette. E gli appelli ad «abbassare i toni», a tornare a un confronto civile, non sortiranno alcun effetto: perché è vero che alla fine del suo lungo percorso l’antiberlusconismo si è raggrumato in un sentimento viscerale, ma all’origine è stato soprattutto un’idea, una costruzione intellettuale, una descrizione dell’Italia lungamente coltivata e ribadita. E’ con questa ricostruzione che è arrivato il momento di fare i conti, con pacatezza e amore per la verità.

  4. Tiziana scrive:

    http://www.thefrontpage.it/?p=2546

    qui parecchi articoli sul ferito

  5. Tiziana scrive:

    http://www.thefrontpage.it/?p=2525

    e anche un articolo di fabrizio rondolino

  6. anna scrive:

    Il ricorso alla fiducia vecchio vezzo di Governi tenuti insieme con lo sputo avveniva di solito in presenza appunto di Esecutivi che potevano contare su anemiche maggioranze il ricorso alla fiducia adesso con una maggioranza bulgara è davvero uno schiaffo al medio buon senso costituzionale

    Leggo che Maroni presenterà un disegno di legge continua a sembrarmi inaudito in una nazione che pretende di essere libera e democratica il tentativo di mettere la mordacchia a siti, blog e forum.

  7. grandpa' scrive:

    A proposito dei “comunisti” seminatori d’odio, ecco un florilegio dell’amore berlusconiano per i competitori politici

    Il bon ton con gli avversari

    “Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile”
    (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo
    Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi,
    22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per
    rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti”
    (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi”
    (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole
    volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle
    domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla
    scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).”Con Prodi a
    Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008). “Il
    centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi,
    4/4/2000).”Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un
    film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò”
    (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una
    domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul
    conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). “Sono in politica perché il Bene prevalga
    sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria,
    terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi,
    17/1/2005).

    Il rispetto per gli elettori
    “Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo
    contestava, 24/7/ 2003).”Non credo che gli elettori siano così stupidi da
    affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi
    ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre
    2005). “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci
    siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio
    disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).
    “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto,
    insulto e insulto” (27/5/2004).

    L’armonia con gli alleati Berlusconi
    “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è
    colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che
    dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi:
    “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non
    te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”.
    Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non
    dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini:
    “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne
    accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia
    chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini,
    secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

    La sacralità delle toghe
    “I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana…
    Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The
    Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io
    ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per
    fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto
    del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che
    l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo
    la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della
    sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99).
    “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con
    licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio
    Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).”Gian Carlo Caselli è una
    vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta
    come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi
    atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie
    televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi
    siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). “Silvio Berlusconi, durante l’ufficio
    di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni
    partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi
    confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

    La fiducia nella democrazia
    “Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione
    democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra
    opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un
    regime” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La
    libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una
    lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di
    attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti
    pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente
    Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). “Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula,
    se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la
    democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). “In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito
    dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo:
    quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle
    università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel
    Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di
    unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e
    giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato”
    (Berlusconi, 5/4/2005). “Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la
    pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura
    controproducenti”.(Berlusconi, 21/5/2009)

    Il galateo istituzionale
    “Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi,
    La Stampa, 16/1/95). “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato
    davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha
    maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato
    ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono
    cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e
    aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). “Io non sono in contrasto con il capo dello
    Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con
    lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95). “Ma vaffanculo!”
    (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il
    presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica
    estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). “Italia
    vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo
    l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). “Questi signori, che
    hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle
    istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi,
    riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).