12/12/09 – Squilibri (2)

Ma va a ciapà i ràtt (Castelli a Saviano)

Nella guerra civile in cui viviamo da un po’ di tempo (il premier quando parla sembra non ricordare che ha governato 8 anni degli ultimi 15, e che dei tre presidenti “comunisti” di cui si lamenta Carlo Azeglio Ciampi è stato eletto anche con i suoi voti. Vuole fare la riforma della giustizia? E’ un leader populista e sa che l’immunità parlamentare gli elettori, anche i suoi, non l’abbozzerebbero, e la separazione delle carriere dividerebbe la maggioranza) passano in subordine cose gravissime.
Gianluca Ensoli, medico del Cie (centri di identificazione e di espulsione degli immigrati) di Ponte Galeria a Roma, racconta che vengono somministrati farmaci in tre turni: il giorno il valium e il tavor, la sera il minias. Somministrare farmaci è lo strumento per eccellenza delle dittature. I diversi, cioè gli stranieri poveracci che ambiscono a cambiare la loro condizione, vengono trattati come pazzi da contenere. Questo è orribile ed ancora più agghiacciante è come la Lega, il partito più importante nella compagine governativa, spinga all’odio verso queste persone. Il vicesindaco di Milano (pdl provenienza an) ha mostrato grande preoccupazione per le minacciate raccolte di firme anti minareti, e ha precisato che al momento non esistono richieste in questo senso da parte delle comunità islamiche. Tempeste in bicchieri d’acqua ma che servono a mettere in movimento idee malate, parole malate. E che portano con prepotenza la religione al centro del dibattito in una sorta di primitive crociate.
Ho ritrovato un post di un paio d’anni fa sulla libertà religiosa LEGGI e mi rendo conto che la situazione è addirittura peggiorata. Il laicismo, la sobrietà, l’eleganza, sembrano lontane.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Articolo 18 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione… ma meglio se è quella cattolica

Tiziana Ficacci – resistenzalaica.it
sabato 08 dicembre 2007

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Da tempo immemorabile la tolleranza non è la caratteristica della religione, anzi, tutto il contrario. Nel corso del tempo la religiosità è stata alla base dell’identità della tribù, della nazione e della comunità. Questa identità è stata il fondamento della separazione dal mondo e causa del conflitto tra israeliti e cananei, cristiani e romani, musulmani e ebrei, sik e induisti, protestanti e cattolici.
Ogni religione è radicata in una particolare esperienza o senso del sacro o interessi specifici e giura sulla propria unicità e superiorità. Sono andate perdute vite umane in guerre e persecuzioni, più per la religione che per ogni altra singola causa. Continuamente l’intolleranza religiosa ha costituito l’ossatura del pregiudizio razziale ed è la ragione della discriminazione politica e sociale nei confronti dei non e diversamente credenti.
Le religioni sono tutte fortemente autoritarie e, diversamente da quanto pensiamo alle nostre latitudini, questo non riguarda solo le fedi di rivelazione profetica (ebraismo, islamismo, cristianesimo), ma anche le religioni mistiche (induismo, buddismo, confucianesimo, taoismo). Leggiamo, ad esempio, in testi buddisti: “Non vi è nessuna altra via per guadagnare la salvezza se non mediante l’insegnamento di Budda”.
I maggiori programmi verso la libertà religiosa non sono nati dalle confessioni religiose, dai sinodi, dai concili, ma dalle costituzioni, dai corpi legislativi, dalle corti di giustizia.
L’art. 7 della Costituzione italiana regola i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica attraverso i Patt Lateranensi.
L’articolo scritto nel ’48 presumeva che i Patti del ’29 sarebbero stati presto revisionati, e non indica per le revisioni cambiamenti costituzionali. Ma dopo le modifiche apportate nell’84 nessun governo ha voluto scottarsi con la bollente patata vaticana.
In Italia, paese sottoscrittore della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo la libertà religiosa esiste?
Si, se si considera che qualsiasi religione può essere praticata senza subire persecuzioni. No, se si considera che a tutt’oggi c’è un concordato che, seppur scrostato dalle ruggini più marce con la revisione dell’84, sancisce la superiorità di una religione sulle altre ignorando il diritto di chi non ha religione.
Lo Stato italiano ha cercato nel corso del tempo di arginare questa pesante disarmonia siglando intese con le minoranze religiose esistenti sul territorio (11 agosto ’84, Tavola valdese; 22 novembre 1988, Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno; 22 novembre 1988, Assemblee di Dio in Italia; 8 marzo 1989, Unione delle comunità ebraiche in Italia; 29 novembre 1995, Chiesa evangelica Luterana in Italia; 12 aprile 1995, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) e stilando bozze di intesa (con l’Unione Buddista italiana e con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, entrambe in attuazione dell’art. 8, terzo comma della Costituzione).
Con l’Accordo con la Chiesa cattolica siglato nell’84 la religione cattolica smette di essere religione di Stato, ma non cessano le discriminazioni per le minoranze e i non credenti.
Finisce l’assurdo obbligo dell’ora di religione che ha bollato con epiteti infami molti studenti costretti a produrre certificati per l’esonero. Ma rimane nelle classi elementari l’abitudine di organizzare il presepio, le carole natalizie, il terrorismo sul corpo che risorge nei riti pasquali, il crocefisso alle pareti. Malcostume dovuto al pessimo stato dell’istruzione e alla crassa ignoranza e pigrizia degli insegnanti che toccano il loro fondo con la maestra. Purtroppo quasi sempre donna, il che rende questa critica ancora più amara.
Altro grande elemento di discriminazione è vigente nell’informazione. Avete presente i giornalisti che annunciano il santo padre (il papa, il pontefice, il capo della Santa Sede), o che, peggio, vi fanno gli auguri in coda al Tg di buon natale? Ricordate una telegiornalista che salutava la domenica buon Giorno del Signore? Avete presente il crocefisso mostrato su improbabili seni di presentatrici, vallette ecc? Ecco, questa ostentazione non sempre è indolore per chi crede diversamente, è fastidiosa per chi non crede. Patetici sono i politicamente corretti che fanno gli auguri per le festività confondendo il giorno di kippur per una festa allegrotta o che offrono da bere durante il digiuno di ramadan. Ma un augurio in più, alla fine, fa comunque sempre piacere.
Come ignorare le discriminazioni linguistiche? Ancora oggi capita di riempire moduli dove il nome è segnalato come nome di battesimo, e quanto è urtante sentir dire cristiano, bravo cristiano, siamo tutti cristiani. E questo per dire siamo tutti brave persone. Recentemente un importante quotidiano romano per commentare un efferato crimine titolava “Non siamo più cristiani”.
Argomento a sé l’ipocrisia degli uomini politici e il loro vigliacco soggiacere al potere del regno vaticano. Va usato per loro un disprezzo biblico. Nell’Esodo, Faraone non ha nome, è il cattivo per antonomasia. Lo stesso per i politici, non hanno diritto a nessuna indulgenza e riconoscimento.
Cosa significa equità per una persona appartenente ad una minoranza religiosa o non credente? L’abrogazione dell’art. 7 della Costituzione. L’abolizione delle intese, metastasi del cancro concordatario. La libertà di disporre dei propri soldi da versare a comunità di fede (o anche spenderli per sé). La libertà di poter mandare i bambini in qualsiasi scuola senza doverli sostenere perché diversi.

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4 Commenti a “12/12/09 – Squilibri (2)”

  1. Sofia scrive:

    Ottimo e ottimo anche il ripescaggio

  2. Marcello scrive:

    Berlusconi, essendo più furbo che intelligente, non è in grado di tenersi il paese che lo ha acclamato (?) e lo sta regalando alla lega. A questo punto la domanda d’obbligo è: gli italiani sono contenti? Mi sarò, come si dice, svegliato dal verso sbagliato, ma secondo me la risposta è si

  3. romano.iannelli@libero.it scrive:

    P er me il pericolo terrorismo viene dalle religioni. Spingere l’acceleratore sulle moschee è parte di un piano dei caporioni religiosi, ma sappiamo bene che gli immigrati italiani per la stragrande maggioranza se ne fregano come noi della chiesa cattolica.

  4. anna scrive:

    Mai come in questi ultimi anni ho l’impressione che l’Italia sia sull’orlo del baratro.