L’assunzione in servizio da parte della Regione Veneto di preti come funzionari (molto ben retribuiti) da adibire all’assistenza religiosa e morale dei ricoverati in ospedale è stata contestata da un prete 80enne molto battagliero. La missione del prete, dice, non è un pubblico impiego con avanzamenti di carriera, scatti di stipendio, ferie e contratto collettivo da rinnovare con sciperi e proteste.
Qui la fonte della notizia dal Corriere Veneto
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….VENEZIA – Un paio d’anni fa aveva avuto il coraggio di puntare l’indice nei confronti delle «ricche vacanze» di Benedetto XVI in Cadore: «Caro Papa, così non va», aveva scritto sul suo foglietto «L’incontro», distribuito ai fedeli che visitano il cimitero, dove esercita la sua missione pastorale. Oggi don Armando Trevisiol, 80enne sacerdote di Mestre, da sempre prete «irregolare» e dalle posizioni eterodosse, dalle stesse pagine mette nel mirino il recente protocollo d’intesa tra la Regione e la Chiesa veneta per assicurare l’assistenza spirituale negli ospedali: con quasi 2 milioni di euro all’anno le varie Usl venete assumeranno un centinaio di preti, incaricati di dare supporto umano e religioso ai malati. «Non sarebbe più giusto che l’assistenza religiosa fosse fatta a titolo gratuito da qualcuno dei 200 preti e 300 frati presenti a Venezia?», scrive sul periodico don Trevisiol, commentando una lettera inviata ai giornali da un gruppo veneziano di atei militanti che aveva ricordato come già l’Usl 12 avesse a libro paga 5 sacerdoti per un totale di 10 mila euro al mese…. LEGGI
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