Archivio di dicembre 2009

Crocifissi a martellate anche sulla testa degli ebrei ?

mercoledì, 30 dicembre 2009

Con un polemico “NO al crocifisso in Sinagoga” il gruppo Gherush92 chiude un suo Comuncato molto duro contro l’accettazione, anche se provvisoria e ancora da definire nei dettagli, della visita di B16 alla Sinagoga di Roma.

Gherush92
Committee for Human Rights


SPAZIO AL DISSENSO DEMOCRATICO
DURANTE LA VISITA
DEL PAPA IN SINAGOGA


Il via alla beatificazione di Papa Pacelli rappresenta il caso più grave e doloroso di antisemitismo e nel rapporto tra ebrei e cristiani dopo la shoah. La pretestuosa e assurda separazione tra giudizio storico e giudizio religioso su Pio XII, contenuta nell’ultimo comunicato del portavoce del Vaticano padre Lombardi, non calma lo sgomento, anzi lo accresce.

Separare il giudizio storico dal giudizio religioso significa confermare che santità cristiana, perfezione evangelica ed eventuali comportamenti delinquenziali possono coesistere, come è successo per numerosi santi cristiani. Fra i tanti citiamo tre esempi illustri, tutt’ora venerati: San Bellarmino che mandò al rogo Giordano Bruno, eretici ed ebrei, San Crisostomo che scrisse otto omelie contro i Giudei e Pio IX che richiuse le porte del ghetto di Roma.

Nonostante l’aspra polemica in corso a livello mondiale, il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma in poche ore decide di accontentarsi della dichiarazione di Lombardi, di confermare la prossima visita del papa nella sinagoga di Roma e di rimandare la valutazione sul silenzio di Pio XII al giudizio degli storici.

Il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, allargato alle istituzioni ebraiche italiane, ai rabbini e ai sopravvissuti ai campi di sterminio, ribadisce l’importanza del dialogo interreligioso di cui la prossima visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma e’ una tappa fondamentale. Questo evento, che gli ebrei vedono con grandi attese, non deve pero’ essere inteso come un avallo sul contenzioso storico che riguarda la scelta di silenzio di Pio XII. Si attende che la verita’ possa emergere attraverso la ricerca e la valutazione degli storici su tutti i documenti dell’epoca”.

Il Consiglio, avvalendosi del potere mediatico che gli viene accordato dalla stampa, si aggiudica il diritto di prendere una decisione per tutti, favorevoli e contrari, dopo avere consultato, a suo dire, alcuni presunti “saggi”. Non ci sembra che il Consiglio sia competente su una questione di tale rilievo e non avrebbe dovuto agire autonomamente su un tema tanto delicato, o almeno avrebbe dovuto evidenziare che esiste anche un dissenso su questo problema.

I fatti e gli eventi di Pio XII, il papa della shoah, sono tutti tristemente noti. Non esistono storici o accademici che possono dare risposta, non esiste un consiglio che possa pronunciarsi, non esistono esperti, archivi o documenti. Gli unici specialisti competenti sono le vittime e il giudizio rimane agli ebrei, nessuno escluso, insieme ai rom, agli omosessuali, alle donne e ai dissidenti che morirono o persero i loro familiari nei campi. Il giudizio rimane ai sopravvissuti, ai discendenti dello sterminio, ai milioni di morti. Teniamo presente le parole di Piero Terracina, sopravvissuto ai campi di sterminio:

“Del silenzio della Chiesa e in particolare di Pio XII ne abbiamo sempre parlato. Di una cosa resto convinto: che se quel 16 ottobre del ’43, quando avvenne la razzia degli ebrei romani dal Ghetto, quando per due giorni restarono chiusi nel Collegio militare di via della Lungara, a 300 metri dal Vaticano, il Papa fosse uscito, avesse fatto un cenno, un gesto… . Se solo avesse aperto le braccia, … gli ebrei romani non sarebbero stati deportati. Anzi, silenzio più totale. Eppure Himmler ha atteso due giorni prima di partire, si dice che aspettasse le reazioni del Vaticano”.

L’espressione del dissenso resta così relegata alla fatica e al dolore dei singoli la cui voce non possiede i mezzi e la forza per essere ascoltata. E’ sconcertante ma sembra confermato che il 17 gennaio la sinagoga di Roma resterà aperta solo a pochi invitati “scelti” per accogliere Benedetto XVI e che questo evento significherà un’ulteriore tappa verso la beatificazione di Pio XII. Alcuni ebrei, delegando il giudizio ad alcuni storici, magari compiacenti, accettano di fatto, a nome di tutti, il processo di beatificazione e il giudizio definitivo che ne deriva.

Non è vero che la beatificazione di Pio XII è solo affare interno della chiesa. Dietro questa banale affermazione si nasconde una posizione cinica e qualunquista. La testimonianza della memoria storica è un dovere e non può essere limitata o confinata in ristretti ambiti, né mortificata da faccende mondane. Noi non vogliamo la beatificazione di Pio XII.

Chiediamo ampio e duraturo dibattito pubblico che coinvolga l’ebraismo mondiale e le voci di tutte le vittime e che sia concesso il giusto spazio per la protesta democratica durante la visita del papa.

NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA
NO AL CROCIFISSO IN SINAGOGA

Mario  335 483798  335 483798

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Committee for Human Rights
gherush92@gherush92.com

30/12/09 – Perdere l’amore

mercoledì, 30 dicembre 2009

Da lunedì 28 dicembre sarà soppressa la fermata degli autobus in via del Plebiscito davanti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Una decisione presa per fluidificare il traffico e per ragioni di sicurezza (dal comunicato stampa dell’Atac del 26.12.09)
E’ o non è il nostro presidente del Consiglio Unto dal Signore? Ora bisogna solo attendere che qualche suo seguace proponga di indicare nel 22 dicembre (giorno del perdono a Tartaglia) una ricorrenza da festeggiare con partecipazione di popolo nel santuario di Arcore (Peppino Caldarola, il Riformista)

Commentando la spinta al papa il premier ha detto: “dobbiamo davvero contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio”. Una dichiarazione poco intelligente perché accredita – audacemente – che i due fatti, l’aggressione al premier e la spinta al pontefice, sono entrambe figlie del contesto velenoso in cui viviamo (secondo Silvio). E’ un messaggio del tutto infondato come molte affermazioni che abbiamo sentito in questi giorni, ahimè, a media unificati.
Se il gesto esecrabile del lancio della miniatura del duomo doveva sortire l’effetto di un abbassamento delle penne di tutti i pavoni del parlamento, sembra evidente che ciò, almeno a sentire le numerose telefonate e messaggi di questi giorni, non è successo. Il premier continua ad essere ben lontano dallo statista che crede di essere e si mostra, come sempre, tracimante.
Tra l’altro, sarebbe interessante sapere qual è il clima di odio che circonda il santopadre. La sortita del teologo confuso su Pio XII non sembra aver destato lo sconcerto che la gravità del fatto avrebbe meritato, non ha avuto neanche l’onore di un approfondimento giornalistico (neanche degli pseudorivoluzionari che preferiscono scherzare coi fanti ma lasciando in pace i santi).
La questione cattolica, uno dei grandi nodi del Paese al pari della mafia, dell’evasione fiscale e della mancanza di equità sociale (ecc), è ben lontana dall’essere risolta, e gli auguri di natale del premier al papa mostrano gli anni luce che mancano alla soluzione del problema. Il governo, ha promesso Silvietto al papa, sarà in linea con i valori proposti dalla Chiesa cattolica. Intanto ha fatto diffondere subito la notizia che in virtù dell’amore che lo ha pervaso, ha regalato alle deputatesse una bel pendaglio a forma di croce. Strasburgo toglie il crocefisso e io me ne frego della Corte e ve la regalo a tutte, tie’.
Oltre alle leggi personali annunciate con amore cosa ci porterà il 2010? Probabilmente leggi che sembreranno partorite dall’agenda dei vescovi. Per intanto il premier è entrato nella storia dei santi col perdono dato al suo assalitore, lo stracco rito di un disgraziato paese che non si riconosce nella giustizia ma cristianamente perdona, sia che ti venga portata via la casa per lo smottamento che avevi denunciato, sia che ti ammazzino la figliola che nessuno ha ascoltato quando denunciava che l’ex fidanzato la perseguitava. Ovviamente dal 7 febbraio in poi tutto con amore: basta con la vecchia e stantia storia della politica che serve per dare forza alle ragioni dei deboli.
Non zuccheroso perdono ma giustizia vuole Ilaria Cucchi. La chiede per suo fratello Stefano che a 31 anni è morto perché selvaggiamente picchiato in carcere. Chiede giustizia mentre il ricordo del giovane sbiadisce: i medici che non si erano accorti delle fratture sono stati reintegrati, i carabinieri e gli agenti penitenziari si rimpallano la responsabilità, persino il documento dei Dap che ha ammesso errori negligenze e soprusi, viene raccontato in poche righe. Gli auguri – sinceri e affettuosi – sono per Ilaria e le persone che credono che il rigore della legge non deve essere disgiunto dalla tutela della dignità della persona.
Auguri per un 2010 sereno, pieno di salute e di crescita (come si usa dire).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.youtube.com/watch?v=hgDT8mX_uOM

29/12/09 – Famiglie coi fiocchi

martedì, 29 dicembre 2009

Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)

Una scaletta traballante, un albero di natale troppo alto, la voglia di mettere una palla proprio su quel ramo lassù… e l’inevitabile caduta. Una costola puntuta perfora il pancreas e la vita finisce in un soffio, in un modo che pare pure cretino raccontare. Gianni Pennacchi, è morto così un paio di settimane fa: una morte curiosa come un po’ tutta la sua vita. Gianni aveva 64 anni e faceva il cronista parlamentare: prima alla Stampa, poi negli anni ’70 virò a destra e passò all’Indipendente e infine a Il Giornale. Nell’affettuoso necrologio del collega Stefano Di Michele leggiamo “poteva scrivere di tutti, capi politici, tromboni dimezzati, mezzecalzette, impettiti di sinistra e di destra, ma nessuno si salvava dallo sberleffo, dallo sguardo da cui traspariva un principio di saggezza alla Totò: lei è un imbecille, s’informi…”
Gli ultimi giorni della sua vita li ha passati a litigare con Alessandra Mussolini, perché lui è stato l’autore dello scoop imbecille del video hard tra la deputata e il fascista Fiore. Nei mille talk che sono seguiti alla cretinissima vicenda, Mussolini furente lo chiamava pernacchia, e lui aveva un po’ l’aria di quello che dice che tocca fa pe’ campà, con l’occhio nostalgico, chissà, alla libertà della latitanza giovanile. Nel ’68 era maoista e, si racconta, era il più bello del movimento. Può essere vero, visto che sullo schermo lo ha interpretato Riccardo Scamarcio nel film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico. La storia è tratta dal bel libro Il Fasciocomunista (edito da Mondadori) scritto da Antonio Pennacchi, suo fratello. Anche lui personaggio singolare e complicato noto per aver litigato con tutto il mondo. Operaio meccanico, durante la cassa integrazione si è laureato, cinquantenne, in lettere avviando dispute furiose con il supponente e ideologico Asor Rosa. E’ stato iscritto al msi, poi è diventato comunista, stalinista, cigiellino, dalemiano… E’ un urbanista esperto anche se autodidatta, e ha scritto il raffinatissimo Viaggio per le città del Duce (edito da Laterza) che è un atto d’amore per il piatto Agro pontino e per Latina, la sua città che non ha mai lasciato. Uno dei momenti memorabili della vita di Antonio, rendicontato dal giornalista Gianni, è la lite avuta con Vattimo durante un convegno. “Ce stavamo a raccontà le fregnacce. Berlusconi ha vinto perché aveva un’idea di Paese mentre noi no. Quello ha detto alla gente: faccio due autostrade e il ponte de Messina. Noi dovevamo di’: e noi facciamo pure il ponte di Cagliari. Davanti a me Vattimo ha cominciato a strillà e io j’ho detto, a Vattimo statte zitto. Quello continuava, e allora j’ho detto d’annà affanculo, Anche lui mi ha mandato affanculo, e io non ci ho visto più. Un vaffanculo generale. C’era Miriam Mafai che pareva ‘na matta e urlava a Vattimo , statte zitto, c’ha ragione lui”.
Nel film Mio fratello è figlio unico c’è anche una sorella. E’ Laura Pennacchi, laureata in filosofia con una tesi sul marxismo supervisionata dal filosofo Gyorgy Lukacs. E’ stata eletta due volte al Parlamento (con il Pds-Ds), ed è stata sottosegretario al bilancio e al tesoro nei governi Prodi e D’Alema.
Tre così in una famiglia di sette figli è un bel record, anche perché è solo grazie alle loro capacità che si sono affermati, non certo per la loro nascita né per il loro nome.
Domanda: ma uno incazzoso e vitale e generoso come Gianni, proprio così doveva morì?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.youtube.com/watch?v=7rZJF8o_ZV0
http://www.genteviaggi.it/shopping/guideelibri/perch%C3%A9-fascio-e-martello-viaggio-le-citt%C3%A0-del-duce.html
http://falmax85.wordpress.com/2009/12/16/in-ricordo-di-pennacchi-lo-splendido-omaggio-del-collega-scafi/

Presepi, chi li vuole e chi no.

lunedì, 28 dicembre 2009

In Italia poco ci manca che facciano una legge apposita per obbligare tutti a fare il presepio e in Israele c’è chi vuole proibirli. Ma c’è anche chi sa fare ironia sulle manie ossessive dei credenti nella Menzogna Globale e nei relativi simboli.

Decorazioni natalizie kasher.
Di Anna Momigliano.

Nota a pie’ di pagina: “Questo prodotto è kasher.” Fin qui nulla di strano: capita spesso, navigando su internet in cerca di golosità, di imbattersi in prodotti la cui kasherut è certificata. Specie quando si fa shopping (o, nel mio caso, si perde tempo e basta) su siti americani, che per ovvie ragioni tendono a essere più attenti alle esigenze della clientela ebraica. La cosa però sorprende un po’ se si aggiunge un’altra variabile: il prodotto in questione è una decorazione natalizia. Nello specifico, un set di decorazioni per alberi di Natale, in pregiato cioccolato svizzero al latte. L’idea di fondo, immagino, è decorarci l’albero durante le feste e poi mangiarsi il tutto. La cioccolata sembra molto invitante, il prezzo francamente improponibile (a maggior ragione per chi l’albero non lo fa).
Concluso il mio breve tour virtuale del sito appreciatedgiftbaskets.com, mi faccio un po’ di domande. Primo: chi potrebbe comprare una decorazione natalizia kasher? Non c’è nessuna regola che vieta agli ebrei di mangiare buona cioccolata nel mese di dicembre. Ma sembra difficile pensare che un ebreo attento alla kasherut possa essere disposto a pagare più di settanta dollari per dei cioccolatini “decorativi” che non appenderà mai all’albero. Se ne trovano di molto meno costosi, della stessa marca, se si rinuncia al formato “set da albero di Natale.”
Seconda domanda: mai i rabbini anti-Natale lo sanno? Infatti in queste settimane un gruppo di rabbini di Gerusalemme sta portando avanti una campagna contro l’esposizione di addobbi natalizi nei negozi e negli alberghi della capitale. Secondo loro offendono l’identità ebraica della città. Per difenderla questo gruppo, chiamato Lobby per i Valori Ebraici, minaccia di fare revocare i certificati di kasherut agli hotel e ai ristoranti decorati con babbi natale, renne, presepi e affini. Ma se i babbi natale sono fatti di cioccolato kasher?

Anna Momigliano

Anche per il cardinale Martini i crocifissi devono essere imposti a martellate sulla testa di tutti.

lunedì, 28 dicembre 2009

Gli risponde il promotore della vertenza contro i crocifissi obbligatori nei pubblici edifici (scuole, tribunali, ministeri, ecc.).

Scrive il nostro amico Massimo Albertin :

Sul sito del Corriere della Sera, a questo link:
http://www.corriere.it/cultura/speciali/2009/martini01/notizie/martini271209_b_880ff3f2-f2db-11de-98ab-00144f02aabe.shtml
c’è un intervento del cardinale Martini sul crocifisso con la  possibilità di scrivergli.
Io gli ho inviato la mail allegata.

Saluti
MassimoAlbertin
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Il cardinale Martini dice:
“…bisogna anche tenere conto delle tradizioni e della sensibilità della gente. Chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto ciò…”
Io sono il “capofamiglia” titolare del ricorso alla corte di Strasburgo che ha portato alla sentenza della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
Voglio solo rimarcare che la scelta di intitolare il ricorso a nome di mia moglie (italiana nata in Finlandia) è stato dovuto esclusivamente ad un meccanismo procedurale suggerito dal nostro avvocato.
Ma io che, d’accordo col resto della famiglia, sono il reale promotore del ricorso, non vengo “dal di fuori”!
Io, da bambino, ho frequentato la stessa scuola, anzi esattamente lo stesso edificio e le stesse aule che hanno frequentato i miei figli.
Ed ho le stesse tradizioni italiane e venete che qualcuno, utilizzando il crocifisso come arma anziché come strumento di pace e di amore, dice di voler difendere attaccando la mia famiglia con parole di odio, con
lettere minatorie e con gesti di disprezzo come l’imbrattamento della mia casa con la pittura di croci. Segni forse di tolleranza e di amore?
Pensavo che il cardinal Martini non facesse parte di quella schiera che, da Berlusconi a La Russa, da Sgarbi ai leghisti e ad altre figure che ben poco di cattolico hanno da difendere, utilizza il crocifisso come “strumento degli atei devoti e dei religiosi atei che vogliono trasformare il Cristianesimo in religione civile o sistema di valori, annullando la sua dimensione universale e aperta a tutte le culture e civiltà” (parole di un prete).
E che armano d’odio la mano di pazzi e fanatici che, similmente a chi ferisce Berlusconi o attacca il papa, ci perseguitano nella nostra casa.
Ma evidentemente mi sbagliavo.
Martini, non diversamente dagli altri, ritiene “incongruo ed inopportuno” quel cambiamento che, attraverso la sentenza di Strasburgo, dovrebbe portare al rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo sanciti da una dichiarazione (la Carta europea dei diritti dell’Uomo) formulata da cattolici come De Gasperi e Adenauer e sottoscritta da TUTTI gli stati europei (compresa la Svizzera), ma (guarda caso) non dallo stato della Città del Vaticano.
E qui se ne capisce il perché.
I diritti individuali, per quasi tutti i cattolici, vengono DOPO i privilegi della loro religione.
Che differenza c’è con le tanto vituperate teocrazie islamiche da cui il crocifisso dovrebbe “difenderci”?

Ida Magli, candidata a Dottore della Chiesa.

sabato, 26 dicembre 2009

Animata da più che giustificati timori sull’avanzata dell’islam in Europa e nel mondo la Prof.a Ida Magli, antropolga culturale di chiara fama, si richiama ai valori cristianisti per chiamare alle armi i cristiani. In assenza di un adeguato suono di trombe del Vaticano la Prof.a Magli sembra assumere il ruolo di altre donne famose, come Caterina da Siena, diventate Dottori della Chiesa, che surrogarono le scarse energie profuse a suo tempo dai papi nel prendere le decisioni giuste per la chiesa. Peccato che per combattere il pericolosissimo fondamentalismo islamico si rispolveri un fondamentalismo cristianista altrettanto pericoloso, invece di affermare in modo categorico i valori della laicità che tutela tutti dagli opposti estremismi religiosi.

Fonte della notizia su il Giornale LEGGI

Pensiero non islamico a chi ci vuole tutti uguali

di Ida Magli

Voglio cominciare i miei auguri di Natale mandando una maledizione. Sia maledetto colui che ha ideato il «politicamente corretto» e che lo ha imposto ai popoli d’Occidente. Nessun tiranno è mai stato peggiore di lui; nessun torturatore era ancora mai apparso nella storia d’Europa che, con feroce legge del contrappasso, costringesse a «bloccare» il pensiero proprio coloro la cui civiltà si è costruita cercando di avvicinarsi sempre di più all’essenza, alla verità del pensare. Nulla, d’altra parte, stride di più con ciò che festeggiano i cristiani, che la finzione del politicamente corretto visto che questa è davvero l’unica cosa che Gesù ha condannato: l’ipocrisia, la finzione; il non testimoniare la verità, non affermarla, non riconoscerla. Non si tratta soltanto dei cristiani, dei credenti, ma di tutti: la forza delle parole di Gesù è diventata tessuto della civiltà italiana ed europea in quanto già i Romani si fondavano sulla corrispondenza fra il proprio «essere» e la propria parola, una corrispondenza che ogni uomo sente come «giusta», come «bella»…….

Tutti pazzi per…gli atei.

venerdì, 25 dicembre 2009

Dopo il singolare invito del papa ad aprire spazi di dialogo con gli atei adesso è il portavoce della SS vaticana a ribadire il concetto. Già pochi giorni fa commentammo con un dubbioso “dov’è la fregatura ?” la sorprendente iniziativa di dialogo. Non possiamo che ribadirla, dal momento che nessuna organizzazione degli atei e agnostici, in primo luogo l’UAAR, ha ricevuto alcun invito ufficiale per un incontro. Sempre che non si tratti di un invito per una sessione di preghiere rivolte ad immaginarie entità soprannaturali, difficilmente accettabile dagli atei. In secondo luogo ci sembra che il cordiale invito sia soprattutto un mezzo propagandistico per far credere, more solito, a quanto siano buoni e comprensivi i gerarchi della SS vaticana i quali, sappiamo bene, continuano giornalmemte a offendere atei e liberi pensatori con reiterate quanto ridicole e infondate accuse di “relativismo, nichilismo, laicismo”.

Qui la fonte della notizia LEGGI

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 24 dic – Natale e’ una festa anche per i non credenti: il portavoce vaticano, p. Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha dedicato l’editoriale del numero delle feste di ”Octava Dies”, il magazine del Centro Televisivo Vaticano, alla proposta di Benedetto XVI di creare spazi di dialogo con agnostici e atei nel discorso alla Curia dello scorso 21 dicembre……

Gli epigoni di Togliatti.

giovedì, 24 dicembre 2009

Delizioso corsivo molto corrosivo del nostro amico Giancarlo Fornari dedicato al duo Veltroni-D’Alema che ancora imperversano sulla scena politica. Da www.contrappunti.info .

MA LEI HA IMPARATO LA STORIA A ROVESCIO? POST IT PER MASSIMO D’ALEMA
(22.12.09) Caro D’Alema, non siamo tra i suoi ammiratori e anzi consideriamo una iattura per il Paese che insieme al Suo gemello omozigote “We’ll never can” Veltroni Lei sia sempre lì, inossidabile, inamovibile, immarcescibile. Il mondo corre e dopo dieci anni siamo ancora a dover scegliere tra voi due e dover discutere di inciucio, orribile parola che a noi – apostoli della non-violenza – fa venire voglia di imbracciare il mitra e sparare nel mucchio alzo zero, a chi tocca tocca. Non possiamo però non reagire di fronte alle incaute affermazioni contenute in una sua intervista al Corriere, in cui per nobilitare gli inciuci che Lei (ormai lo ammette espressamente) vorrebbe fare con l’Uomo del Lettone di Putin ha fatto retroagire l’origine di questo tipo di accordi addirittura alla fase costituente, quando il capo dei comunisti Togliatti, respingendo l’opposizione degli azionisti, di molti socialisti, dei repubblicani, votò insieme ai cattolici l’art. 7 che inseriva il Concordato nella Costituzione italiana. Certo, caro D’Alema, che peggiore esempio non poteva portare. Perché il cinismo politico del suo predecessore Togliatti, che per ingraziarsi il Vaticano legò mani e piedi la nuova Repubblica ai patti stretti da Mussolini nel 1929 giovò molto al partito comunista. Figuriamoci. Di lì a pochi mesi, alle elezioni del 18 aprile del ’48, la Chiesa, per nulla riconoscente, scatenò una campagna feroce in tutte le parrocchie contro il Fronte Popolare guidato dal PCI: che una volta perse alla grande quelle elezioni dovette aspettare più di trent’anni – approfittando dell’emergenza Brigate Rosse – per essere ammesso a votare l’appoggio esterno al governo monocolore di solidarietà nazionale guidato dal democristiano Andreotti. Che adesso Lei, caro D’Alema, ci voglia presentare quell’atto di cecità politica e deteriore cinismo come un esempio di nobile inciucio, insigne precedente di un accordo tra forze politicamente responsabili mentre i cani sciolti dell’ultrasinistra abbaiano alla luna, dimostra – non vorremmo offenderla, caro D’Alema – che Lei non ha capito niente, ma proprio niente, della nostra storia passata. E se non ha capito il passato non può capire neanche quello che succede nel presente, e ancor meno cercare di capire il futuro. Chissà perché ogni volta che pensiamo a Lei ci viene in mente il generale Custer, grande esempio di genialità militare. Ma noi non vorremmo essere massacrati a Little Big Horn.

Guerre di religione.

martedì, 22 dicembre 2009

Mentre i gerarchi della chiesa cattolica cercano l’alleanza con i musulmani per combattere il comune nemico del secolarismo e dell’indifferenza nei confronti delle rispettive versioni della MenzognaGlobale, i gerarchi dell’islam sunnita preparano il “dopo”. Come abbiamo spesso avvertito in questo sito appare del tutto ovvio che a fronte della irreversibile disaffezione dal fenomeno religioso che si diffonde in occidente (e in parte anche fra i musulmani più laici) i due sistemi religiosi più totaltari del pianeta dialoghino per contrastarla. Ma se questa santa alleanza contro la libertà di pensiero e di critica delle religioni (chiamate spregiativamente relativismo e laicismo) dovesse veramente trionfare, si aprirebbe immediatamente il conflitto fra i due sistemi religiosi, entrambi assertori e propugnatori di verità assolute contrapposte che hanno in comune solo una lontana origine nel monoteismo giudaico. E la conseguenza di quel conflitto sarebbe un bagno di sangue planetario giacchè non si uccide mai tanto spesso e volentieri come quando si è convinti di farlo in nome di dio. Ne abbiamo prove storiche terribili e soprattutto prove recentissime che riguardano sia i conflitti di religione fra islam e cristianesimo (guerra nella ex-jugoslavia) che stragi interne ad entrambi i due sistemi religiosi: cattolici contro ortodossi in Jugoslavia, cattolici contro protestanti in Irlanda del Nord, sunniti contro sciiti in tutto il mondo islamico. Pensate di cosa saranno capaci quando tutto il mondo sarà chiamato a combattere o in nome di Cristo o in nome di Allah. Ne vediamo i tragici segnali proprio dai fermenti che si producono nella sede più prestigiosa dell’islam sunnita l’Università al Azhar de il Cairo.

L’università al Azhar pubblica un libro che incita al linciaggio dei cristiani.
Scritto da Giulio Meotti
sabato 19 dicembre 2009

Roma. Si chiama “shirk”, idolatria, il peccato che l’islamismo considera il più imperdonabile da parte di Allah. E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che “Gesù Cristo è figlio di Dio” è politeismo passibile della pena di morte. Il libro Contro i cristiani, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un “Rapporto scientifico”, porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico.

Il libello sostiene che la cristianità è “una religione politeista” e che per questo va combattuta. Il 25 giugno il libro ha ricevuto il via libera dell’università

. E il quotidiano egiziano Al Destoor scrive che Al Azhar ha già annunciato di sostenere Imarah nel suo attacco al cristianesimo. Al Azhar è da molti anni la centrale ideologica della scomunica islamista.

Con i suoi quattrocentomila studenti, migliaia dei quali arrivano da un centinaio di paesi, al Azhar è una sorta di Vaticano sunnita, ma è anche tenuta d’occhio dai servizi segreti di mezzo mondo. Persino Nagib Mahfuz, il padre della letteratura araba contemporanea, il premio Nobel egiziano pugnalato quasi a morte dai jihadisti, fu costretto a chiedere l’approvazione della potente università per pubblicare un romanzo mai uscito perché ritenuto “blasfemo” dai fondamentalisti.
I cristiani d’Egitto vogliono portare in tribunale il libro di Imarah. Il testo esce in un momento a dir poco esplosivo nelle relazioni fra cristiani e musulmani. Chiese assaltate, ammazzamenti di cristiani nelle strade e spesso anche le case in cui si prega clandestinamente sono bruciate. E’ in corso la liquidazione demografica della comunità copta.

Naguib Ghobrial, presidente della Egyptian Union of Human Right Organization, ha accusato Imarah di incitare al linciaggio. «Sono andati oltre la Trinità e la moltiplicazione degli dèi, hanno raggiunto l’idolatria in cui Gesù prende il posto del Padre», scrive Imarah nel libro. Imarah accusa il cristianesimo di “takfir”, apostasia, di tradimento del monoteismo, e di essere “adoratori di idoli”. Il takfir è il marchio di sedizione per cui è stato ucciso il presidente egiziano Anwar al Sadat ed è stato perseguitato lo scrittore Salman Rushdie, è l’accusa per la quale sono stati giustiziati gli ambasciatori algerino ed egiziano in Iraq e prima di loro e con loro decine di migliaia di altri musulmani sono stati squartati nelle periferie di Algeri. Sempre dall’Università di Al Azhar, Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici dell’ateneo, aveva legittimato con una fatwa la condanna a morte del neocristiano Hegazi perché non si era limitato ad abbandonare l’islam, «si è perfino fatto fotografare insieme alla moglie con in mano il Vangelo». Nella mistica takfir è lecito uccidere tutti gli “infedeli”, compresi i musulmani che non seguono la sharia. Persino i bambini, “perché non pecchino in futuro”.

Per questo nella nuova costituzione dell’Iraq, la prima antifondamentalista del mondo arabo, è incisa la proibizione del takfir, il cardine del fratricidio terroristico e anticristiano. Da settimane cristiani caldei, assiri e copti vengono assassinati dalla cometa sanguinaria di al Qaida. Molte chiese sono state distrutte ultimamente dalla furia fondamentalista. L’arcivescovo di Kirkuk ieri ha detto che è in corso una “pulizia etnica” dei cristiani.

il Foglio, 18 dic 2009

Il papa invita al dialogo con gli atei, dov’è la fregatura ?

lunedì, 21 dicembre 2009

Contagiato forse dal delirio buonista che dura da Natale a san Silvestro B16 auspica di estendere il dialogo oltre che alle altre religioni anche agli atei. Bel proponimento che contrasta però con i comportamenti di ogni giorno dal momento che nessuna categoria socio-culturale come quella degli atei viene continuamente offesa, vilipesa e additata alla pubblica esecrazione. Un invito al dialogo che è soltanto una trovata publicitaria nel grande marketing dell’auto-promozione della chiesa gerarchica cattolica. Siamo curiosi di vedere se le TV e gli altri media vaticaliani troveranno il coraggio di consentire nei loro programmi il dialogo con i rappresentanti delle organizzazioni di liberi pensatori.

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(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 21 DIC – La Chiesa cattolica dovrebbe ‘aprire una sorta di ‘cortile dei gentili’ per il dialogo con le altre religioni e gli atei. Lo ha detto il Papa. Ratzinger ha auspicato la creazione di uno ‘spazio di preghiera per tutti i popoli’, anche per quelli ai quali ‘Dio e’ sconosciuto’. Ha invitato vescovi e sacerdoti a non ‘cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica”, ma praticare e interpretare ‘nel modo giusto’ ‘una laicita’ positiva’. Ha aggiunto che ‘ogni societa’ ha bisogno di riconciliazioni, perche’ possa esserci la pace’, necessarie per una ‘buona politica’ ma frutto di processi ”pre-politici” che ”devono scaturire da altre fonti’. ‘La pace – ha detto il Papa – puo’ realizzarsi soltanto se si giunge ad una riconciliazione interiore’, un sentimento che viene dalla ”capacita’ di riconoscere la colpa e chiedere perdono’, dalla ‘disponibilita’ ad andare oltre il necessario, a non fare conti, ma ad andare al di la’ di cio’ che richiedono le semplici condizioni giuridiche’. Ha parlato infine della sua visita allo Yad Vashem, memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, sottolineando che e’ stata ‘un incontro sconvolgente con la crudelta’ della colpa umana, con l’odio di un’ideologia accecata’. Nel museo dello Yad Vashem e’ esposta una targa che condanna i presunti ‘silenzi’ di Pio XII sulla Shoah.(ANSA).