Archivio di novembre 2009

Vaticano e preti pedofili.

sabato, 28 novembre 2009

Tornano clamorosamente alla ribalta in Irlanda e in tutti media del mondo i casi di pedofilia pretesca, accuratamente nascosti dai gerarchi cattolici, ai danni di centinaia di ragazzini e ragazzine. Ma nei giornali del regime vaticaliano trovate solo questo breve articolo e abbiamo visto un servizio solo nel TG3 della RAI.

Il caso esploso in seguito a un reportage shock dell’emittente inglese Bbc
La commissione d’inchiesta sugli abusi denuncia l’ostruzionismo della Santa Sede
Irlanda, Vaticano sotto accusa
“Ostacolò il rapporto sulla pedofilia”

LONDRA – Il Vaticano ignorò la commissione d’inchiesta sugli abusi pedofili da parte di sacerdoti nell’arcidiocesi di Dublino e sulla loro gestione da parte dei vertici della Chiesa locale. E’ la denuncia contenuta nel rapporto della commissione presentato ieri e citato dall’emittente inglese Bbc, che nel 2007 aveva trasmesso un reportage shock sulle violenze sessuali dei preti irlandesi.

La commissione guidata dal magistrato Yvonne Murphy chiese nel 2006 dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino. Ma il Vaticano, secondo il rapporto, non rispose, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che “la richiesta non era andata attraverso gli appropriati canali diplomatici”

. La commissione ha sottolineato però che era indipendente dal governo e quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diploamtici.
Fu anche ignorata, secondo la Bbc, una richiesta di informazioni avanzata al nunzio apostolico a Dublino nel febbraio 2007, in cui la commissione chiedeva tutti i documenti rilevanti (gli abusi e la loro gestione toccati dall’inchiesta vanno dal 1975 al 2004) in suo possesso. Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al rapporto, parte del quale fu inviato al Nunzio, visto che menzionavano il suo ufficio.

L’Irish Times cita oggi un portavoce della Santa Sede, per il quale “si tratta di una questione che riguarda la chiesa locale”. Il responsabile attuale dell’arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha ieri espresso “dolore e vergogna” per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue “scuse” alle centinaia di vittime delle violenze.

Anche in Italia il caso era esploso dopo la messa in onda del servizio dell’emittente inglese Sex crimes and the Vatican durante una puntata di Annozero su Raidue. Il video racconta di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti che il giornalista della Bbc sostiene siano stati coperti dal Vaticano, dalla Chiesa di Roma e dall’allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.

(27 novembre 2009)

Tu abortirai con dolore.

venerdì, 27 novembre 2009

Tutti gongolanti i gerarchi della SS Vaticana per lo stop imposto dalla Commissione Sanità del Senato all’uso della pillo Ru486. Vedono confermata la loro sadica speranza di costringere le donne ad abortire solo sotto i ferri del chirurgo.

Di seguito piccola rassegna stampa per i lettori di Nogod
Ru486

Sole 24 ore
E
xelgin: Italia unico paese a fare difficolta’ (mar.b.), a pag.21
Giorno/Resto/Nazione
Int. a Livia Turco – “Decida il medico e non i politici” di Itti Drioli, a pag..3
Avvenire
Int. a Eugenia Roccella – Roccella: cosi’ tuteliamo la salute delle donne di Viviana Daloiso, a pag.4
La Repubblica
Le donne inascoltate di Umberto Veronesi, a pag.1

27/11/09 – ConVersioni (2)

venerdì, 27 novembre 2009

“Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissimo.
Se due cavalcano un cavallo, uno deve andare dietro (W. Shakespeare)

Non tutti gli anglicani hanno condiviso la svolta liberal in favore del sacerdozio femminile e omosessuale. Le comunità tradizionali sono insorte per queste aperture e il primate di Canterbury, Rowan Williams, non è stato in grado di mediare fra le diverse visioni dell’anglicanesimo. Approfittando delle difficoltà la Congregazione per la Dottrina della fede ha consentito ai tradizionalisti di ricongiungersi ai cattolici. Ma, la Chiesa di Roma, per sua natura ambigua, non si è confrontata con il primate di Canterbury, cosa che ha fatto gridare al tradimento il vescovo di Southwark Tom Butler e ha spaccato la chiesa anglicana. All’indomani della sua elezione al trono di Pietro, Benedetto XVI disse di “essere disposto a fare quanto in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell’ecumenismo”, non aveva parlato apertamente di conversioni ma questa annessione gestita silenziosamente ci somiglia tanto. Domenica scorsa il primate e il papa si sono incontrati e hanno dichiarato di avere una comune volontà ecumenica ma Williams sembra vittima di un raggiro ordito a sua insaputa. “Farebbe meglio a chiedersi non come si sarebbe comportato Gesù, quanto piuttosto Oliver Cromwell” ha scritto provocatoriamente The Times dell’arcivescovo. Non bastasse questo il prossimo anno Benedetto XVI si recherà in Gran Bretagna dove si prevede che annuncerà la beatificazione di John Henry Newman, cardinale inglese morto nel 1890, convertitosi al cattolicesimo dall’anglicanesimo.
Sembrano esserci due filoni del cristianesimo, uno più avanzato a cui appartiene la Chiesa d’Inghilterra e quello meno avanzato (o tradizionale) a cui fa riferimento il cattolicesimo e la chiesa ortodossa greca e russa. E’ noto, del resto, che i rapporti fra la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Mosca sono identici nella dottrina sociale ed etica. Di questo pari sentire ne abbiamo avuto una recente dimostrazione con la presa di posizione comune per la sentenza sul crocefisso quando la chiesa ortodossa greca e quella di Mosca si sono immediatamente schierate con la Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Lo scisma anglicano
Lo scisma della Chiesa anglicana dalla Chiesa cattolica si consumò nel XVI secolo, dopo il divorzio di Enrico VIII
I tradizionalisti
Negli anni recenti i tradizionalisti anglicani hanno contestato la scelta di ammettere al sacerdozio e all’episcopato le donne e gli omosessuali e si sono riavvicinate alla Chiesa di Roma
L’apertura del Vaticano
Il mese scorso la Chiesa cattolica ha deciso di varare una costituzione apostolica in cui si prevede l’istituzione di ordinariati per la riammissione degli anglicani. E’ previsto l’ingresso anche di preti sposati e in casi eccezionali anche di seminaristi con famiglia.

Su questo argomento

20/11/09 – CoVersioni

Dove lo mandereste ?

giovedì, 26 novembre 2009

A noi devi chiedere perdono !

Indovinate un po’ con chi ce l’abbiamo.

Da La Repubblica LEGGI

“Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”. Si è rivolto direttamente alle alte sfere vaticane, Piero Marrazzo, l’ex presidente della Regione Lazio costretto a dimettersi dopo il coinvolgimento nello scandalo delle trans. E ha deciso di fare mea culpa e implorare il perdono di Dio appellandosi nientemeno che a papa Ratzinger. Ieri, dal Palazzo Apostolico vaticano è filtrata la notizia che nei giorni scorsi sul tavolo del cardinale segretario di Stato della Santa Sede Tarcisio Bertone è arrivata una lettera nella quale Marrazzo “implora il perdono del Santo Padre”, supplicando, tra l’altro, il porporato di far arrivare a Benedetto XVI questo suo sincero desiderio. E – stando a quanto si è appreso da fonti d’Oltretevere – non è da escludere che il segretario di Stato vaticano non l’abbia accontentato, forse perché mosso dalla loro notoria reciproca vecchia amicizia. ….
….

Che Marrazzo si stia mostrando pentito di quanto è avvenuto è cosa nota. “Quest’uomo sta compiendo un delicatissimo iter da cui nascerà una persona nuova”, ha rivelato, la scorsa settimana, a “Repubblica” l’abate di Montecassino, il vescovo Piero Vittorelli, confermando che l’ex presidente stava trascorrendo un periodo di ritiro spirituale nell’abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone. Marrazzo vi ha trascorso un paio di settimane nella quiete del convento dedicandosi a piccoli lavoretti agricoli, alla preghiera e alla meditazione, assistito costantemente dalla discreta presenza dell’abate Vittorelli. Non è escluso che vi possa far ritorno nei prossimi giorni. Come pure non è azzardato immaginare che la decisione di scrivere una lettera al cardinale Bertone per implorare il perdono del Papa sia maturata proprio durante il lungo ritiro cassinate.

Ignazio La Russa, cattolico di buon cuore,

giovedì, 26 novembre 2009

… dopo aver augurato la morte di quelli che non vorrebbero vedere le mura dei publici uffici contrassegnati dal simbolo della sua religione, adesso augura il cancro a chi critica il governo di cui è bellicoso ministro.

lettera

“Se La Russa mi augura il cancro”

Salve,
sono un ragazzo di 31 anni che da due anni lavora e vive a Barcellona.

Premetto che purtroppo non abbiamo filmati ne’ una documentazione audio circa l’accaduto, perciò posso solo limitarmi a raccontarlo.

Erano circa le 17 di martedì: io e i miei colleghi di lavoro ci godevamo gli ultimi minuti di pausa prima di tornare al lavoro. Improvvisamente qualcuno riconosce una nota fisionomia, la figura di un signore seduto al tavolino di un bar di Plaza Catalunya…

“E’ La Russa!”

E che cosa faceva il nostro ministro li’, a pochi metri a godersi la mite temperatura catalana?

Ma, chiaro, era venuto a vedere la “sua” Inter, impegnata nella partita di Champions contro il Barcellona (solo un’ipotesi, inizialmente, poi praticamente confermata da lui stesso).

REPUBBLICA TV LE SFURIATE DI LA RUSSA IN TV

Bene, per farla breve, qualcuno di noi non ha resistito, vista la ghiotta occasione, e si è così avvicinato al Sor Ignazio…

Questa la sua frase (ovviamente una provocazione, legittima, anzi, dovuta):

“Salve Ministro (stringendogli la mano), spero che la partita le vada male, così come sta andando male il nostro Paese guidato dal suo Governo…”

Una provocazione, certo, ma, garbata, mi pare…
Ed ecco l’incredibile risposta del signor Ignazio La Russa, ricordo MINISTRO DELLA DIFESA DELLA REPUBBLICA ITALIANA:

“Ed io spero che LE VENGA UN CANCRO…”

UN CANCRO.

Questa la vergognosa risposta di un MINISTRO alla provocazione di un cittadino italiano, un ragazzo di 26 anni.

“SPERO CHE LE VENGA UN CANCRO”.

Bè, lo so che non c’è nessuna prova o documento ma noi qui siamo in molti a poterlo testimoniare (eravamo un poco lontani ma eravamo li’).

Credo che si debba cmq sapere (anzi, forse meglio dire “ribadire”) quale sia la caratura e il livello di chi in questo momento ci sta governando, l’arroganza, la maleducazione, la “violenza” verbale che questi signori si permettono di utilizzare nei confronti dei propri cittadini (di parte avversa, s’intende, ma pur sempre cittadini… )

Fine della storia, spero che venga diffusa il più possibile, almeno sul web.

Marco Pidalà
Davide Sellari
Barcellona

(25 novembre 2009
repubblica

La FAO, la fame nel mondo e la Grande Bufala dell’Enciclica “Caritas in veritate”.

giovedì, 26 novembre 2009

Come commento a un nostro post del 22/11 abbiamo ricevuto questo imperdibile articolo da gherush92.

GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l’incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall’altra ci costringe a delle osservazioni sull’enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l’apogeo di un’ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l’assistenzialismo e l’evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell’evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l’evangelizzazione e l’uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E’ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all’interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l’universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L’evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l’assimilazione di molti popoli e culture. L’evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la  diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L’enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall’altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L’enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell’uomo e dei popoli viene solo “dall’unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini”.

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell’agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell’assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E’ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, “supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione.” Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo – con la scusa della misericordia che supera la giustizia – per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, “universalizzata”, ridotta all’incapacità di provvedere a se stessa,
quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione-omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D’altronde il documento incalza quando sostiene che “le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell’amore di Dio e che l’umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false……..Tra evangelizzazione e promozione umana — sviluppo, liberazione — ci sono infatti dei legami profondi ”

Cosa significa tutto ciò? L’enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

“Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall’altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell’ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l’uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio.”

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella “comunità universale” e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L’enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove “La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità …e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire”.

L’evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel “Requerimemiento”, il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell’America Latina: “…Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l’aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all’obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò….” .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : “Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà… e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua”. Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l’Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell’evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell’umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l’evangelizzazione è un’operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un’esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c’è da chiedersi che differenza epistemologica c’è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell’evangelizzazione come chiave per accedere alla “carità” e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l’ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica – campione dell’impoverimento e della distruzione secolare di popoli – dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun “mea culpa”, nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un’operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di “rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica”.

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell’enciclica dove, invece, è continua l’ipotesi di un’omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E’ assolutamente necessario fermare l’opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell’uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E’ necessario anche contenere l’opera delle NGO che si ispirano ai principi dell’evangelizzazione e dell’assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà – aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione – ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato – ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell’extraterritorialità – ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Sostieni Gherush92
Committee for Human Rights
UN ECOSOC
gherush92@gherush92.com

26/11/09 – Capre e cavoli

giovedì, 26 novembre 2009

Olaf (upon what were once knees) does almost ceaselessly repeat “there is some shit I will not eat”. E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big (*)

Sembrava la solita voce messa in giro per parlare male di Berlusconi, invece, per non tradire il detto il peggio è sempre certo, c’è stata la conferma. Il premier lunedì partirà alla volta di Minsk, in Bielorussia, per incontrare Alexander Lukashenko, amabilmente nominato dal Dipartimento di stato americano l’ultimo dittatore europeo. Non è stato comunicato il motivo del viaggio, ma probabilmente il premier dirà che è per mediare un eventuale ingresso della Bielorussia in Europa. In quel paese oltre all’analfabetismo democratico, è in vigore la pena capitale, e la Germania, la Francia e la Spagna non vogliono sentir parlare di una ipotesi del genere.
Di questo scellerato viaggio si parla poco, così come dell’incontro avuto ad aprile a palazzo Grazioli in occasione della visita del presidente bielorusso in Vaticano, ma sarebbe il caso che i media provassero a chiedere conto di queste spedizioni berlusconiane, magari sottraendo un po’ di tempo al fumoso moralismo sessuofobico che ha preso l’abbrivio e che ci sta rimandando l’immagine delle transessuali mostrificandole e facendoci fare a tutti almeno 999 passi indietro. Nel frattempo il premier annuncia che vuole parlarci di sé a reti unificate. Vuole spiegarci la “riforma” della giustizia, mentre il paese è afflitto da paure che riguardano la vita quotidiana, non quella di essere rapinati da un immigrato, foss’anche un clandestino, ma dall’assenza di prospettive. Perché, la ripresina che ciclicamente il ministro dell’Economia racconta, non riguarda le famiglie che vivono pesantemente il peso della crisi.
Nel frattempo Massimino D’Alema, che nella direzione del Pd ha detto “non dobbiamo aprire una polemica con il partito socialista europeo, che soffre di una debolezza di cui noi siamo stati partecipi”, il Pse sta tentando di ricucire lo strappo offrendo un incarico prestigioso al mancato mr Pesc. Intanto Massimino parteciperà al congresso del Pse il 7-8 dicembre a Praga, per l’eventuale presidenza della Feps (Foundation for european progressive studies) si è preso un po’ di tempo.
Molti interventi durante la direzione del Pd, specie di provenienti dalla Margherita, hanno ipotizzato di rompere col Pse. La questione dell’adesione al gruppo, ampiamente dibattuta nel Pd fin dalla sua accidentata nascita, non è passata inosservata tra i leader europei, ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo della mancata promozione di D’Alema per le sceneggiate sgradevoli sull’affiliazione internazionale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento

3/11- Mr. Europe,

23/11 – Amori e disamori

Video ameno

(*) Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

A proposito degli animali sacrificati alla dea Gadhimai.

giovedì, 26 novembre 2009

La sanguinosa cerimonia che si celebra ogni 5 anni nel sud del Nepal ha susciato generale raccapriccio anche per l’enorme quantità di animali sacrificati. Riteniamo utile fornire qualche informazione più dettagliata al riguardo.

Dal nostro amico Marcus Prometheus

Gli animali sacrificati in onore degli dei nelle religioni politeiste antiche (Europa, mediterraneo ecc.) e nelle religioni moderne (India, Nepal sud est asiatico ecc.) vengono semplicemente dedicati a vari dei ma poi
mangiati fino all’ultimo pezzo commestibile, salvo parti riservate ritualmente agli dei stessi che vengono lasciate bruciare sugli altari. Le parti riservate agli dei sono un po’ di grasso, ossa, e talvolta alcuni pezzi di interiora, insomma una cosa esclusivamente simbolica. Tutto il resto, non solo e’ mangiato fino all’ultimo e non sprecato, ma e’ distribuito gratuitamente a tutti, inclusi i poveri. Si tratta dunque di elargizioni benefiche fatte dai piu’ ricchi che pagano ed offrono glianimali, ai piu’ poveri che a volte in vita loro non mangiano altra carne se non quello che tocca loro dai sacrifici, non essendo altrimenti molto
diffuso il consumo di carne in generale in tutta la societa’, e tantomeno per i poveri.
Leggo anche che la festa nepalese e’ quinquennale e vi partecipano ben due milioni di persone nel luogo del pellegrinaggio e 5 milioni di persone nel resto del Nepal.

Dunque la conclusione e’ che anche se alto il numero di animali sacrificati, non e’ spropositato e tutta la carne servira’ a fornire proteine ad affamati, non andra’ certo ad imputridire, anzi e’ proprio assurdo pensarlo. La stessa idea di “sacrificio in onore degli dei” e’ talmente simbolica da essere quasi una presa in giro degli dei stessi in quanto praticamente niente viene lasciato ad essi (diversa e’ la situazione ove esita un clero numeroso che si appropri delle parti migliori e pretenda di consumarle “in nome del dio”, con sacrifici molto frequenti, ma questo parassitismo alla grande e’ impossibile per feste rare come quelle quinquennali)

ANZI, si potrebbe dire, e fu proprio scritto dal grande Esiodo, autore della Teogonia (che insieme alla tragedia di Eschilo “Prometeo incatenato” riguardano l’eroe da cui io riprendo il nome, il titano Prometeo) che tutta la faccenda e’ un trucco a favore degli uomini (trucco inventato dal titano Prometeo ai danni di Zeus) per non lasciar niente agli dei!

E’ comunque da rilevare che anche nell’ambito del politeismo indu’ la stragrande maggioranza della gente rifiuta oggi i sacrifici animali che sussistono solo in zone periferiche (appunto il Nepal) e rurali arretrate e
conservatrici. La maggior parte degli indiani e’ addirittura vegetariana. (L’induismo e’ oggi una costellazione di riti di fedi e di filosofie contrastanti, con qualcosa di comune piu’ nel passato che nel presente).
Queste pratiche dunque, pur legittime e non assurde come qualcuno non conoscendole ha ipotizzato non fanno minimamente parte del modo di vivere e di sentire della maggioranza degli indiani, ma semmai della loro tolleranza verso modi di vita diversi

Comunque il modo di sacrificio rituale delgli animali, presso i politeisti indu’ prevede la decapitazione completa con un unico colpo di una spada molto pesante, tagliando di netto il midollo spinale ed il canale
respiratorio ed e’ paragonabile alla ghigliottina per rapidita’ e limitazione al massimo delle sofferenze dell’animale, a differenza del sistema islamico che prevede di sgozzare l’animale senza recidere il midollo
spinale per permettere cosi’ al cuore di battere ancora. I lunghi spasmi sono considerati dai mussulmani utili e desiderati allo scopo di espulsione del sangue dall’animale stesso fino alla piu’ completa dissanguazione.

25/11/09 – Piove o c’è il sole… (er papa magna)

mercoledì, 25 novembre 2009

Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barbe lunghe, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza. (O. Fallaci, Intervista con la Storia, 1974)

Cicero è un sobborgo di Chicago, noto per aver dato i natali ad Al Capone e a Paul Casimir Marcinkus. Nato nel 1922 da una famiglia di immigrati lituani, il padre è un lavavetri che mantiene con fatica i cinque figli. A 13 anni si iscrive ad una scuola della diocesi e successivamente si trasferisce nel seminario di Munderlein (Illinois) dove studia filosofia e teologia. Nel 1947 è sacerdote in una parrocchia di quartiere a Chicago. Nel 1950 è a Roma a studiare Diritto canonico. Nel 1952 viene invitato a frequentare uno stage presso la sezione inglese della Segreteria di Stato su segnalazione dei professori dell’Università Gregoriana che avevano indicato il suo nome al segretario particolare di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Durante il Concilio Vaticano II si occupa della logistica dei vescovi che, da tutto il mondo, giungono a Roma. La sua carriera spicca il volo con i viaggi apostolici di papa Paolo VI, al quale intanto ha insegnato l’inglese. Nel 1969 è vescovo e viene trasferito allo Ior. Nel 1972 è coinvolto in uno scandalo per titoli azionari falsificati che il Vaticano ha acquistato dalla mafia. L’indagine, svolta dalla Fbi, si conclude con un proscioglimento di Marcinkus, ma da il la alla negativa reputazione del prelato. Sono gli anni di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior è in affari. I modi di agire di Paul Marcinkus sono così spicci che si attira parecchie critiche. Una su tutte è quella del patriarca di Venezia Albino Luciani che, nel ’75, ebbe con lui degli scontri inerenti la cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano senza essere neanche avvertito. Quando Luciani divenne papa col nome di Giovanni Paolo I manifestò l’intenzione di rimuovere Marcinkus, opera non portata a termine per la prematura scomparsa del papa che, in molti, anche per questo, videro con sospetto. Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, successore di Giovanni Paolo I, che pur conosceva la spregiudicatezza di Marcinkus, lo prende in estrema simpatia, lo nomina arcivescovo e nel 1981 lo promuove presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il finanziere si occupa della vita economica dello Stato e, in questa veste, è ricordato con grande affetto dai lavoratori, che godono grazie al suo operato di enormi privilegi economici e fiscali. La banca vaticana fa da intermediaria alle società fantasma per le operazioni di Calvi che nel 1992 muore impiccato sotto un ponte a Londra. Marcinkus viene tirato in ballo per le lettere di patrocinio che lo legano alle società e sulle quali, indirettamente, il banchiere di Dio esercita il controllo. Prove che portano gli inquirenti a chiedere il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano. Il cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, negozia con il governo italiano un accordo con il quale lo Ior versa 244 milioni di $ ai creditori dell’Ambrosiano quale risarcimento. Praticamente una ammissione di colpevolezza. La cifra viene raccolta anche grazie all’aiuto dell’Opus Dei che, come compenso, riceve lo status di prelatura personale del papa (attraverso una modifica del diritto canonico). Giovanni Paolo II indice nell’83 un Anno santo straordinario per rimpinguare le casse vaticane, dissanguate dopo il pagamento ai creditori. Nonostante i danni provocati, Marcinkus è rimasto a capo dello Ior fino all’89, sempre difeso da Giovanni Paolo II. In molti, probabilmente per nobilitarlo, dicono che abbia finanziato Solidarnosc. Pecunia non olet, e senza soldi – forse – la storia dell’Occidente avrebbe potuto essere diversa. Tracce di una “operazione Polonia” sono state trovate nei verbali del consiglio di amministrazione dell’Ambrosiano.
Ad oggi, nonostante le voci sulla vita ambigua di Marcinkus, sono acclarate solo le sue operazioni finanziarie funamboliche. Nulla è emerso sull’assassinio di papa Luciani, nulla sulla sua relazione amorosa con una nota attrice francese, e probabilmente nulla emergerà su eventuali legami con la triste vicenda di Emanuela Orlandi. E’ morto in una cittadina dell’Arizona dove aveva funzione di viceparroco (ma in molti dicono di averlo visto durante il suo “esilio americano” a passeggio nelle strade romane o attovagliato nel ristorante di via della Rosetta).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-11086.htm

24/11/09 – La Presidenta in Vaticano

martedì, 24 novembre 2009

Mia Buenos Aires/terra in fiore/che vedrà la mia fine/al tuo riparo/non ci sono delusioni/volano gli anni/si dimentica il dolore/Come una carovana/i ricordi passano/come una scia/dolce di emozione/Voglio che tu sappia/che già solo evocandoti/scompaiano i dolori/del cuore (Alfredo La Pera, Mia amata Buenos Aires)

Sabato 28 novembre Cristina Kirchner e Michelle Bachelet, le presidenti dell’Argentina e del Cile, saranno ricevute dal papa per celebrare i 25 anni della pace fra i due paesi dopo una controversia territoriale nella quale fu mediatrice la Santa Sede.Sembra difficile però, che tra Benedetto XVI e la presidenta Kirchner voleranno baci e abbracci, a causa dello scompiglio che la notizia di un imminente matrimonio omosessuale argentino ha portato nei sacri palazzi.
Già da qualche mese nel Parlamento argentino c’era un vivace dibattito sull’introduzione dei matrimoni omosessuali, ma l’accelerazione è stata impressa da un giudice di Buenos Aires, la signora Gabriela Seijas, che ha ritenuto incostituzionali gli articoli del codice civile che stabiliscono il matrimonio solo fra un uomo e una donna deliberando che l’unione è possibile anche fra una coppia dello stesso sesso. La decisione è arrivata dopo la battaglia legale intrapresa da Jose Di Bello e Alex Freyre ai quali il Comune di Buenos Aires aveva negato il matrimonio. I due fidanzati, entrambi sieropositivi, hanno deciso di sposarsi il 1° dicembre, giornata mondiale della lotta contro l’aids. Il governatore di Buenos Aires, Mauricio Macri, ha annunciato che non farà ricorso contro il verdetto, perché – ha detto – il mondo cambia, non si può impedire alla gente di amare e vivere con chi vuole e gli argentini preferiscono avere anche questa opzione. E’ evidente che la sentenza e la decisione del potentissimo governatore Macri, metterà sciolina alle decisioni parlamentari.
Tutto bene? Mica tanto visto che l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio, ha cominciato a menare fendenti a destra e manca. Intanto definendo leggero e inconsistente il governatore Macri. Nella nota pubblicata dall’Osservatore Romano, l’arcivescovo si è addentrato in una lunga riflessione sul matrimonio, istituzione del diritto romano, che stabilisce che la parola matrimonium è riferita al diritto di ogni donna ad avere figli. L’eterosessualità, prosegue la nota dell’Osservatore, non è discriminazione ma il presupposto del matrimonio.
Per il momento sembra prevalere da parte della Chiesa una sorta di rassegnazione, ma è probabile che si sta solo riavendo dallo shock che una tale decisione potrebbe rappresentare per l’America latina tutta. Vedremo sabato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it