Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barbe lunghe, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza. (O. Fallaci, Intervista con la Storia, 1974)
Cicero è un sobborgo di Chicago, noto per aver dato i natali ad Al Capone e a Paul Casimir Marcinkus. Nato nel 1922 da una famiglia di immigrati lituani, il padre è un lavavetri che mantiene con fatica i cinque figli. A 13 anni si iscrive ad una scuola della diocesi e successivamente si trasferisce nel seminario di Munderlein (Illinois) dove studia filosofia e teologia. Nel 1947 è sacerdote in una parrocchia di quartiere a Chicago. Nel 1950 è a Roma a studiare Diritto canonico. Nel 1952 viene invitato a frequentare uno stage presso la sezione inglese della Segreteria di Stato su segnalazione dei professori dell’Università Gregoriana che avevano indicato il suo nome al segretario particolare di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Durante il Concilio Vaticano II si occupa della logistica dei vescovi che, da tutto il mondo, giungono a Roma. La sua carriera spicca il volo con i viaggi apostolici di papa Paolo VI, al quale intanto ha insegnato l’inglese. Nel 1969 è vescovo e viene trasferito allo Ior. Nel 1972 è coinvolto in uno scandalo per titoli azionari falsificati che il Vaticano ha acquistato dalla mafia. L’indagine, svolta dalla Fbi, si conclude con un proscioglimento di Marcinkus, ma da il la alla negativa reputazione del prelato. Sono gli anni di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior è in affari. I modi di agire di Paul Marcinkus sono così spicci che si attira parecchie critiche. Una su tutte è quella del patriarca di Venezia Albino Luciani che, nel ’75, ebbe con lui degli scontri inerenti la cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano senza essere neanche avvertito. Quando Luciani divenne papa col nome di Giovanni Paolo I manifestò l’intenzione di rimuovere Marcinkus, opera non portata a termine per la prematura scomparsa del papa che, in molti, anche per questo, videro con sospetto. Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, successore di Giovanni Paolo I, che pur conosceva la spregiudicatezza di Marcinkus, lo prende in estrema simpatia, lo nomina arcivescovo e nel 1981 lo promuove presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il finanziere si occupa della vita economica dello Stato e, in questa veste, è ricordato con grande affetto dai lavoratori, che godono grazie al suo operato di enormi privilegi economici e fiscali. La banca vaticana fa da intermediaria alle società fantasma per le operazioni di Calvi che nel 1992 muore impiccato sotto un ponte a Londra. Marcinkus viene tirato in ballo per le lettere di patrocinio che lo legano alle società e sulle quali, indirettamente, il banchiere di Dio esercita il controllo. Prove che portano gli inquirenti a chiedere il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano. Il cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, negozia con il governo italiano un accordo con il quale lo Ior versa 244 milioni di $ ai creditori dell’Ambrosiano quale risarcimento. Praticamente una ammissione di colpevolezza. La cifra viene raccolta anche grazie all’aiuto dell’Opus Dei che, come compenso, riceve lo status di prelatura personale del papa (attraverso una modifica del diritto canonico). Giovanni Paolo II indice nell’83 un Anno santo straordinario per rimpinguare le casse vaticane, dissanguate dopo il pagamento ai creditori. Nonostante i danni provocati, Marcinkus è rimasto a capo dello Ior fino all’89, sempre difeso da Giovanni Paolo II. In molti, probabilmente per nobilitarlo, dicono che abbia finanziato Solidarnosc. Pecunia non olet, e senza soldi – forse – la storia dell’Occidente avrebbe potuto essere diversa. Tracce di una “operazione Polonia” sono state trovate nei verbali del consiglio di amministrazione dell’Ambrosiano.
Ad oggi, nonostante le voci sulla vita ambigua di Marcinkus, sono acclarate solo le sue operazioni finanziarie funamboliche. Nulla è emerso sull’assassinio di papa Luciani, nulla sulla sua relazione amorosa con una nota attrice francese, e probabilmente nulla emergerà su eventuali legami con la triste vicenda di Emanuela Orlandi. E’ morto in una cittadina dell’Arizona dove aveva funzione di viceparroco (ma in molti dicono di averlo visto durante il suo “esilio americano” a passeggio nelle strade romane o attovagliato nel ristorante di via della Rosetta).
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-11086.htm

Ritengo che visto l’impegno con cui la santa romana chiesa, e per essa la gerarchia cattotica, ha protetto e difeso un personaggio come Marcinkus non cocedendo l’estradizioine, per un mandato d’arresto per truffa e bancarotta fraudolenta. Cosiderato anche le frequentazioni delle gerachie
cattoliche con i vertici con della banda della magliana e con la deliquenza organizzata, a mio parere i vertici della chiesa cattolica fanno tutti parte di una organizzazione a delinquere.
Mi chiedo, in tutto questo ambaradan, come possano voler fare santo uno come Karol Wojtyla.
Perché, insomma, quand’anche fosse stato uno sprovveduto (e ammesso che non si fosse reso conto di cosa succedeva attorno a lui), non è questa stessa “ignoranza” la dimostrazione che non era un santo?
… Acciderbolina, com’è che questo Karol faceva i miracoli, si salvava dall’attentato grazie alla Madonna di Fatima, ma non vedeva il marcio che ci stava davanti?