Monsignor Ravasi nell’occhio di bue.

In gergo teatrale si chiama “occhio di bue” il fascio di luce intensissimo che, nel buio, illumina l’ assolo del protagonista sul palcoscenico. E’ quello che metaforicamente è successo ieri nella Cappella Sistina, eletta a palcoscenico privilegiato per l’incontro del papa con 260 artisti di tutto il mondo, ma soprattutto italiani. L’evento è stato fortamente voluto, organizzato e diretto da Gianfranco Ravasi, monsignore in rapida ascesa nella nomenklatura vaticana, che rappresenta in qualche modo un’anomalia nel sistema di potere in seno alla curia. Infatti i gerarchi che contano nella SS vaticana sono da sempre i capi di qualche ordine religioso o consorteria cattolica, dotati comunque di due elementi costitutivi imprescindibili, un consistente seguito di massa e/o la movimentazione e la gestione di ingenti capitali. Dall’Opus Dei a Comunione e Liberazione, dai Gesuiti ai Salesiani, dalle Acli ai Focolarini, quelli che contano in Vaticano posseggono questi requisiti. Invece monsignor Ravasi, ricco soltanto di innegabile charme e riconosciuti meriti culturali, ha trovato la scorciatoia per arrampicarsi ai vertici della nomenklatura grazie a un intelligente lavoro di penetrazione nel mondo dell’arte. Con una particolare attenzione agli artisti dello spettacolo, quelli che tutti conoscono e riconoscono. E questi ieri l’hanno gratificato con una massiccia e qualificata presenza nella Cappella Sistina dove, dopo il consueto minestrone di aria fritta scodellato dal papa sul divino connubio fra arte e fede, hanno fatto ciò che -forse inconsapevolmente- erano stati chiamati a fare, il chorus line per Gianfranco Ravasi, leader ormai affermato di una personale e inconsueta lobby artistica. Applausi.

Qui la fonte della notizia papa-artisti.html da La Repubblica

ROMA - Duecentosessanta artisti nella Cappella Sistina, chiamati di fronte a Papa Benedetto XVI. Da Vadim Ananiev a Claudio Baglioni, da Roberto Vecchioni a Antonello Venditti, dal maestro Ennio Morricone a Marco Frisina, e poi Riccardo Cocciante, Andrea Bocelli. Una pletora di artisti prima in sfilata poi in chiesa, eppure i musicisti più applauditi al passaggio in via della Conciliazione, questa mattina, sono stati i Pooh. Ormai in pensione, e di nuovo insieme in Vaticano. Tra gli attori Raoul Bova, molto ben accolto tra urla e schiamazzi composti, e Claudio Amendola, Terence Hill e Maddalena Crippa, Anna Proclemer, Irene Papas, Monica Guerritore, Pamela Villoresi, Franco Nero e Arnoldo Foa. Tra i registi l’immancabile Franco Zeffirelli, Pupi Avati, Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani e Kryzstof Zanussi e i fratelli Taviani. Tra i 260 c’erano anche ballerine di fama mondiale come Carla Fracci e Liliana Cosi, oltre ai registi teatrali come Maurizio Scaparro e Luca Ronconi. Tanti, puntuali, arrivati alle 11. L’arte nella Cappella Sistina per un incontro fortemente voluto dal presidente del pontificio consiglio della cultura, monsignor Gianfranco ravasi.

“Con grande gioia vi accolgo in questo luogo solenne e ricco di arte e di memorie. Rivolgo a tutti e a ciascuno il mio cordiale saluto, e vi ringrazio per aver accolto il mio invito”, ha detto Benedetto XVI dando il benvenuto agli artisti. “Con questo incontro – ha spiegato il Pontefice – desidero esprimere e rinnovare l’amicizia della Chiesa con il mondo dell’arte, un’amicizia consolidata nel tempo, poiché il Cristianesimo fin dalle sue origini, ha ben compreso il valore delle arti e ne ha utilizzato sapientemente i multiformi linguaggi per comunicare il suo immutabile messaggio di salvezza”.

Il primo a prendere la parola in Sistina per l’incontro tra il Papa e gli artisti è stato Sergio Castellitto che al micorfono ha letto alcuni brani della Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti. La sua voce era emozionata quando ha detto: “L’arte continua a costituire una sorta di ponte verso la fede, un appello al mistero” per spiegare perché “la Chiesa ha bisogno degli artisti” e si domanda: “Anche gli artisti hanno bisogno della Chiesa?”.

Se non si lasciano illudere. Il Papa ammonisce. “Troppo spesso, la bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e rende schiavi, privi di speranza e di gioia”, avverte il Pontefice. Parla di bellezza a chi bellezza cerca di creare. E per il Pontefice può essere “seducente ma ipocrita”, in grado di “ridestare la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione sull’altro e che si trasforma, ben presto, nel suo contrario, assumendo i volti dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa”. C’è solo un tipo di bellezza. “L’autentica – ha ricordato Papa Ratzinger – schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’altro, verso l’oltre da sè. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione”. L’invito di Benedetto XVI agli artisti di tutto il mondo è stato quindi quello di “non aver paura”, di non temere il confronto con “la sorgente prima e ultima della bellezza”. Perché “la fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre”, ha detto.

Al termine del suo discorso, dopo un lungo applauso che ha coinvolto anche i più laici tra i presenti, Benedetto XVI ha lasciato la Cappella Sistina, delegando all’arcivescovo Gianfranco Ravasi la consegna delle medaglie agli artisti. E l’arcivescovo, grande organizzatore dell’incontro di oggi, ha parlato, sorriso con ciascuno, scherzando con Lino Banfi, ascoltando con attenzione i commenti dei fratelli Taviani, complimentandosi con la Mazzantini per il recente premio Campiello e infine rivolgendosi con un divertito “Don Matteo” a un impettito ed elegante Terence Hill.

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6 Commenti a “Monsignor Ravasi nell’occhio di bue.”

  1. Goliarda scrive:

    Mi permetto di correggere: Marco Bellocchio invitato era assente, anzi dal filmfestival di Torino ha anche spiegato che non è andato perchè non gli sembrava il caso di appaludire idee che non condivide. Si è paragonato al personaggio (interpretato da Castellitto presente alla Sistina) dell’Ora di religione, suo fim interessante

  2. Sergio scrive:

    Appunto, la presenza di Castellitto mi ha sorpreso e francamente deluso, anche pensando al film di Bellocchio. E accanto a lui c’era anche l’architetto star Mario Botta …
    Tutti felici di far parte dell’élite artistica e di essere così ammessi alla presenza del Vicario? Dubito che Botta e Castellitto siano davvero credenti, ma sappiamo che ciò che conta sempre è «esserci», essere visti, come ai tempi di Orazio (“Vanno allo spettacolo vanno – non per vedere, ma perché le si veda”).
    O forse si ispirano a De Coubertin, quello delle Olimpiadi. Non è importante vincere (in questo caso credere): è la partecipazione che conta.

  3. [...] ogni risata accende una stella e ridere spesso aiuta ad avere un cielo stellato” compreso l’occhio di bue sul monsignore Ravasi di turno. La nostra è una infestante festaprotesta creativa, torna indietro [...]

  4. Tiziana scrive:

    @Sergio

    Coe è noto la religine cattolica non c’entra niente con la creenza a con la cultura.

    Tra i commenti a questo incontro un titolo divertente; Ravasi da l’k al film di Moretti (su un papa in analisi)
    Nessun valente giornalsta ha chiesto a Moretti coasa avrebeb fatto senza l’ok di mons. Ravasi

  5. Tiziana scrive:

    Come è noto la religione cattolica non c’entra niente con la credenza ma con la cultura.

  6. UDM scrive:

    Era presente Arnoldo Foà? Anche lui applaudiva?