20/11/09 – ConVersioni

Non voglio il realismo: voglio magia! Si, si: magia! Io tento di fare della magia: altero la realtà, non dico la verità ma quella che vorrei fosse la verità. (Blanche Dubois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams)

Papa Giovanni Paolo II presto beato? Probabile e, diciamo la verità, buona parte del mondo è del tutto indifferente. Sembra però una grave mancanza di tatto aver messo in cima alla lista delle motivazioni per la promozione di GPII la conversione al cattolicesimo di un ebreo polacco, per questo passaggio da una fede ad un’altra, addirittura guarito da un malanno.
L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare all’uso di Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue tracce di ebrea. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa assistente di Edmund Husserl, che si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata perché ebrea, morta perché ebrea. Arrestata nel convento chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una nartire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Sarà bene tenere a mente questa storia, soprattutto nel momento in cui papa Benedetto XVI si recherà in visita al Tempio Maggiore di Roma il 17 gennaio. Che non è solo la data delle Giornata del decotto dialogo tra ebrei e cattolici, ma è il giorno in cui, nel lunario del 5770 (2010) cadrà il Moed di piombo, data in cui gli ebrei romani ricordano la salvezza dall’assedio antisemita e dalle fiamme appiccate nel 1793 al ghetto. Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha già chiarito al Vaticano che questa non sarà solo una visita ad un luogo di culto. Davanti al ritorno di influenze improprie del cattolicesimo ufficiale su tutte le questioni riguardanti la vita dei cittadini, anche non cattolici, la richiesta del rabbino al papa sembra quanto meno una domanda di chiarezza.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


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9 Commenti a “20/11/09 – ConVersioni”

  1. marcello Scrive:

    Tiziana, ma tu scrivi delel cose complicatissime!

  2. Sofia Scrive:

    Cara Tiziana,
    questo articolo è molto bello e condivisibile.
    La Chiesa ha mostrato tutta la sua ingordigia facendo santa Edith Stein, ma non è insolito.
    Ha pero scavalcato superato se stessa dichiarandola martire quando anche le sue colleghe suore hanno dichiarato che solo perchè lei si è detta ebrea è stata tradotta nei campi di concentramento.
    Ma si sa che i morti non parlano e quindi possono essere utilizzati.

  3. Tiziana Scrive:

    Comprendo che l’argomento possa sembrare l’analisi della lana caprina, però credo che il tema conversioni sia veramente troppo sottovalutato. Cosa è se non una forma di conversione il voler far passare l’irc e i crocefissi come simboli di una cultura?

  4. Giulia Scrive:

    Niente lana caprina, solo è difficile aggiungere qualcosa ad una esposizione così chiara

  5. Mario Scrive:

    Da lettore assiduo di blog vedo che è difficile trovare articoli che affrontano argomenti così complessi con tale chiarezza, precisione, brevità. Complimenti

  6. Rachele Scrive:

    citando la fonte lo inserirò in pensieri settimanale.

  7. Rachele Scrive:

    Un commento di Prister che può interessare

    In un lancio dell’Associated Press pubblicato sul Jerusalem Post il 17 c.m. intitolato: “Mistress’ Diary: Mussolini was a fierce anti-Semite” si legge che Claretta Petacci, la sua amante, scrisse un diario segreto di cui il Corriere della Sera ha appena pubblicato alcuni stralci estrapolati da un libro che e’ in fase di pubblicazione per i tipi di Rizzoli, in cui ella sottolineava come il dittatore che -ci ricorda molto il soldato fanfarone e millantatore del “Miles Gloriosus” di Plauto- si vantasse che il suo antisemitismo fosse cronologicamente anteriore a quello di Hitler, quasi che i due dovessero gareggiare in un campionato di malvagita’, tipico delle menti distorte e malate.
    Ma tralasciamo questa notizia che aggiunge poco a quello che gia’ tutti sanno. Ma Claretta nel segreto dell’alcova raccolse altre confidenze del dittatore che sono interessanti, quelle che riguardano i rapporti sorprendentemente molto tesi con il papa Pio XI che ci presentano un Mussolini non tanto come un devoto e sottomesso cattolico come voleva darcela a bere, quanto un dittatore risoluto che volesse all’occorrenza prevaricare sull’autorita’ religiosa, per cui apparve al papa non piu’ come egli stesso ebbe a dire “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” quello che aveva segnato con i Patti Lateranensi la riconciliazione tra Chiesa e Stato, dopo la Breccia di Porta Pia, l’abbattimento delle mura del Ghetto e il completamento dell’Unita’ d’Italia con Roma capitale. Gli storici dovrebbero indagare proprio su quello che e’ scritto in questi diari - perche’ inquadrano Mussolini da una diversa angolazione. Il papa Pio XI espresse parole di dura condanna del Fascismo, del Nazismo e dell’ antisemitismo in una enciclica, “Humani Generis Unitas” ( Sull’unita’ del genere umano”)- che e’ basata sul rispetto della dignita’ umana senza alcuna distinzione di razza -perche’ il genere umano e’ un’unica e universale razza- contro il risveglio del mostro dell’ antisemitismo ormai in atto nel 1938, con la promulgazione in Italia delle Leggi Razziali e con i progrom della Notte dei Cristalli in Germania quando furono bruciate sinagoghe, assaltate e saccheggiate le proprieta’ degli Ebrei che a centinaia furono assassinati e a migliaia furono deportati.
    Proprio nel giugno del 1938, quando Hitler visito’ Roma, Pio XI –che si trovava nella pace della villa di Castel Gandolfo lontano dalle acclamazioni di folla che la radio con una martellante propaganda aveva adunato a Roma perche’ applaudisse i due dittatori- commissiono’ la stesura dell’enciclica al padre gesuita LaFarge che la redasse per iscritto, ma che non fu pubblicata ne’ in quell’anno, ne’ durante la guerra e la Shoah.
    Fu pubblicata postuma nel 1995 a Parigi da Georges Passelecq e Bernard Suchecky in un libro “Encyclique cachee de Pie XI”, e tradotta in italiano nel 1997 da Corbaccio editore, quando ormai l’enciclica aveva perduto la sua efficacia e dopo che la tragedia della Shoah s’era ineluttabilmente consumata per l’ignavia e l’inettitudine di coloro che per vilta’ tentennarono e non seppero opporsi al Male anche se gia’ ne avevano visti gli orrori.
    E ancora si legge in questi stralci di Claretta che fu proprio per questa presa di posizione contro l’antisemitismo che il papa Pio XI incappo’ nell’ira di Mussolini che lo denuncio’, dicendo che “nessun altro papa fu cosi’ dannoso alla religione cattolica e lo accuso’ di ”fare cose prive di dignita’ come asserire che l’antisemitismo non ha ragione d’essere perche’ siamo tutti Semiti”. Che importanza e che seguito avrebbe avuto l’enciclica “Humani Generis Unitas” se avesse visto la luce nell’anno delle Leggi Razziali e della Notte dei Cristalli? Forse avrebbe deviato il corso della Storia, visto che un’enciclica ha il valore di una legge morale per tutti i credenti ed e’ piu’ potente di qualsiasi altra legge civile.
    Forse avrebbe evitato la tragedia della Shoah come si legge anche sul The New Yorker. Quello che scrisse Claretta comunque rientra in una letteratura intimista e memorialista a cui gli storici generalmente non prestano attenzione, ma potrebbero esservi delle verita’ di comodo e di opportunismo politico.
    Sta agli storici indagare su quali fossero i rapporti fra Chiesa e Stato in quel periodo controverso della nostra storia d’Italia in cui due papi Pio XI e Pio XII offrirono un cosi’ diverso approccio all’antisemitismo e alle persecuzioni ebraiche che purtroppo sia nell’uno che nell’altro culmino’ in un condannabile silenzio sia esso forzato o voluto, in nome di una ancora piu’ deprecabile ragione di Stato.
    Ci si chiede perche’ la Chiesa voglia da tempo elevare agli onori degli altari Pio XII e non Pio XI che invece prese una posizione di aperta condanna dell’antisemitismo e che non pote’ continuare a far sentire la sua voce perche’ fu stroncato dalla morte che arrivo’ nel febbraio 1939, una morte stranamente troppo comoda per un personaggio assai scomodo.
    E’ possibile anche che Pio XI stesse preparando l’arma potente della scomunica contro Mussolini e che stesse per usarla. E’ un gran mistero che si aggiunge ad altri misteri di cui son pieni gli Archivi Vaticani. Il cardinale Tisserant testimoniera’ poi che l’Enciclica era vicino al suo letto di morte… Ma quell’Enciclica di Pio XI non fu pubblicata anzi fu occultata, insabbiata e riesumata postuma.
    Piera Prister Bracaglia Morante

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