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	<title>Commenti a: 18/11/09 – Roma 16/18 novembre 2009, per non morire più di fame</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>Di: .:: No God ::. &#187; Blog Archive &#187; L&#8217;imbroglio FAO.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26496</link>
		<dc:creator>.:: No God ::. &#187; Blog Archive &#187; L&#8217;imbroglio FAO.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 08:53:21 +0000</pubDate>
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		<description>[...] E&#8217; finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus line, e le &#8220;dittarici&#8221; come Tiziana Ficacci ha soprannominato le mogli dei dittatorelli che hanno arricchito i negozianti di Via Condotti. LEGGI http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/ [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] E&#8217; finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus line, e le &#8220;dittarici&#8221; come Tiziana Ficacci ha soprannominato le mogli dei dittatorelli che hanno arricchito i negozianti di Via Condotti. LEGGI <a href="http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/" rel="nofollow">http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/</a> [...]</p>
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		<title>Di: Luca C.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26411</link>
		<dc:creator>Luca C.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:51:45 +0000</pubDate>
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		<description>Il vertice della Fao non è stato diverso da quello che ci si aspettava. In questo il più lo hanno dato le barzellette del premier e l&#039;attivismo della coppia Alemanno-Rauti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il vertice della Fao non è stato diverso da quello che ci si aspettava. In questo il più lo hanno dato le barzellette del premier e l&#8217;attivismo della coppia Alemanno-Rauti</p>
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		<title>Di: Giuseppe</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26409</link>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 13:53:41 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo che la fao stia spercando le sue risorse. Mi sembra meglio attrezzata a risolvere questo problema la picoola agenzia del Word Food Program. Credo che al giusto consiglio di Tiziana sulle dimission di Diouf dovrebeb seguire anche quello di una lenta dismissione della Fao. Credo comunque che occorre una maggiore attenzione mediatica a questi problemi che la nostra stampa purtroppo trascura</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che la fao stia spercando le sue risorse. Mi sembra meglio attrezzata a risolvere questo problema la picoola agenzia del Word Food Program. Credo che al giusto consiglio di Tiziana sulle dimission di Diouf dovrebeb seguire anche quello di una lenta dismissione della Fao. Credo comunque che occorre una maggiore attenzione mediatica a questi problemi che la nostra stampa purtroppo trascura</p>
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		<title>Di: Anonimo</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26393</link>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:10:13 +0000</pubDate>
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		<description>Le pon-pon di Gheddafi 

• da la Repubblica del 18 novembre 2009

di Francesco Merlo

Ha organizzato una pagliacciata islamica, un finto ratto delle Sabine per truffare il mondo arabo, per infinocchiare il suo popolo. E difatti solo la tv libica manderà in onda le immagini delle squinzie italiane ai piedi di Gheddafi, e sarà la prova del suo sex appeal mediterraneo, del suo carisma religioso, della sua bellezza. Forse Gheddafi ha anche voluto inviare un messaggio di solidarietà al suo amico Berlusconi, da maschio a maschio, una sfida a chi, tra loro, giostra più femmine. Ma non risulta che abbia fatto come quella volta a New York quando inutilmente offrì trentamila dollari a una bellissima interprete perché «gli cucinasse una frittata». Insomma, il Gheddafi berlusconiano non è Berlusconi: il suo esibizionismo non è un disturbo sessuale e le ragazze che sinora ha incontrato sono certamente &quot;ponpon&quot; ma non escort professioniste.
È vero che anche alle hostess di Gheddafi, come alle prescelte di Palazzo Grazioli, è stato imposto una specie di abitino di ordinanza, trucco leggero, gonna sotto il ginocchio, altezza minima un metro e settanta, occhi grandi… Ma così piacciono a Berlusconi e non a Gheddafi che, notoriamente, ama le anfore mediterranee, forme pronunziate e fianchi larghi che rimandano alla fecondità. E, a riprova che si trattava di uno spettacolo destinato al mercato interno, le ragazze – ha raccontato Paola Lo Mele, la cronista dell´Ansa che si è lasciata reclutare – sedute a semicerchio, si muovevano a comando: «Alzarsi, applaudire, sorridere, alzarsi, applaudire, sorridere». Demagogia berlusconiana a uso libico, dunque. Il capotribù vuol far credere alla sua gente che una rappresentanza scelta delle donne italiane è accorsa ad incontrarlo e, pendendo per un´ora dalle sue labbra, è rimasta folgorata dal messaggio del profeta. Addirittura, con l´aiuto dell´amico Berlusconi «con il quale abbiamo deciso di &quot;immergere&quot; i nostri popoli», l´Italia potrebbe diventare una colonia libica, a gloria della mascolinità petrolchimica: «Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini». 
Se chiedete a un uomo di Gheddafi quanti figli ha la Guida della Rivoluzione, la risposta è sempre la stessa: «Noi siamo tutti figli suoi». Non è insomma facile credere che a Gheddafi manchino i passatempi erotici e che l´Italia sia per lui la penisola del piacere. Né tanto meno che il dittatore, brutto di una bruttezza sgargiante, possa davvero comprare tutte queste belle (e bisognose) ragazze italiane con 60 miserabili euro a testa. Tutti capiscono infatti che sessanta euro sono pochi anche per ascoltare i suoi gorgoglii gutturali tradotti da un interprete, le banalità sul Crocifisso, sul sosia di Cristo, sul Corano che sarebbe divino mentre i Vangeli sono umani. Fuffa senza interesse persino per gli islamici.
Del resto è stata un´agenzia di collocamento e non un mezzano alla Tarantini a reclutare, per queste grottesche serate romane del satrapo nordafricano, 500 ragazze, belle sì, ma senza gli ammiccamenti allusivi, le cene, i balli, le canzoni di Apicella e il lettone di Putin. Certo, è assai penoso che tante donne italiane si siano prestate a questa ordalia. Ed è giusto domandarsi in quale altro Paese occidentale, la diplomazia avrebbe permesso a un dittatorello un simile spettacolo di mortificazione delle donne. Diciamola tutta: fossero state davvero escort, l´Italia ne sarebbe uscita meglio. In questo senso, Gheddafi è vincitore: hanno fatto la fila per incontrarlo come se fosse George Clooney. E il nostro governo ha tollerato e addirittura incoraggiato quest´altro eccesso pittoresco, dopo la tenda a Villa Pamphili, le lezioni all´università e al Senato, le frecce tricolori a Tripoli… Com´è possibile che ogni volta Gheddafi degradi Roma a circo? 
Non è un paradosso: Gheddafi a Roma fa quello che vuole in cambio delle galere e dei campi di concentramento dove la polizia libica trattiene gli africani in fuga. Dopo l´accordo di Bengasi dell´agosto 2008 l´Italia riceve un numero minore di cosiddetti clandestini e incamera una maggior quantità di gas e di petrolio: ogni migrante in meno, un litro di petrolio libico in più; per ogni clandestino acciuffato, una zaffata di gas libico in più. E la Libia, con i soldi dell´Italia, viene dotata di strumenti di vessazione. Oggi dispone di elicotteri, motovedette di pattugliamento, investimenti bancari e di telecomunicazioni, fuoristrada, visori notturni, navigatori satellitari, furgoncini pick up made in Italy e tanti sacchi per cadaveri generosamente forniti dalla preveggenza italiana perché nei traghettamenti si muore facile. È questo il patto che abbiamo siglato e che i reporter internazionali hanno documentato. Gheddafi in Libia è il nostro esponente leghista. Perciò in Italia può muoversi e comportarsi proprio come i leghisti immaginano che si comportino i selvaggi africani, i dittatori del terzo mondo. 
Nel suo paese, dove esercita il potere assoluto, Gheddafi non si preoccupa molto delle formalità della seduzione. Fanno così i dittatori: prendono quello che vogliono. Peron, per esempio, pretendeva che ogni pomeriggio una ventina di ragazze, alte e muscolose, giocassero per lui a pallacanestro e alla fine della partita faceva la sua scelta. Gheddafi, che ha gli stessi gusti atletici, si fa proteggere da un drappello di guerriere armate. Un vero gineceo amazzonico si allena dunque nei &quot;centri di ricreazione&quot; e anche a loro la sera il dittatore impartisce lezioni come ha fatto alle ragazze italiane. L´ossessione è la stessa, selvaggia e al tempo stesso berlusconiana: il corpo del capo circondato da corpi di donne.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le pon-pon di Gheddafi </p>
<p>• da la Repubblica del 18 novembre 2009</p>
<p>di Francesco Merlo</p>
<p>Ha organizzato una pagliacciata islamica, un finto ratto delle Sabine per truffare il mondo arabo, per infinocchiare il suo popolo. E difatti solo la tv libica manderà in onda le immagini delle squinzie italiane ai piedi di Gheddafi, e sarà la prova del suo sex appeal mediterraneo, del suo carisma religioso, della sua bellezza. Forse Gheddafi ha anche voluto inviare un messaggio di solidarietà al suo amico Berlusconi, da maschio a maschio, una sfida a chi, tra loro, giostra più femmine. Ma non risulta che abbia fatto come quella volta a New York quando inutilmente offrì trentamila dollari a una bellissima interprete perché «gli cucinasse una frittata». Insomma, il Gheddafi berlusconiano non è Berlusconi: il suo esibizionismo non è un disturbo sessuale e le ragazze che sinora ha incontrato sono certamente &#8220;ponpon&#8221; ma non escort professioniste.<br />
È vero che anche alle hostess di Gheddafi, come alle prescelte di Palazzo Grazioli, è stato imposto una specie di abitino di ordinanza, trucco leggero, gonna sotto il ginocchio, altezza minima un metro e settanta, occhi grandi… Ma così piacciono a Berlusconi e non a Gheddafi che, notoriamente, ama le anfore mediterranee, forme pronunziate e fianchi larghi che rimandano alla fecondità. E, a riprova che si trattava di uno spettacolo destinato al mercato interno, le ragazze – ha raccontato Paola Lo Mele, la cronista dell´Ansa che si è lasciata reclutare – sedute a semicerchio, si muovevano a comando: «Alzarsi, applaudire, sorridere, alzarsi, applaudire, sorridere». Demagogia berlusconiana a uso libico, dunque. Il capotribù vuol far credere alla sua gente che una rappresentanza scelta delle donne italiane è accorsa ad incontrarlo e, pendendo per un´ora dalle sue labbra, è rimasta folgorata dal messaggio del profeta. Addirittura, con l´aiuto dell´amico Berlusconi «con il quale abbiamo deciso di &#8220;immergere&#8221; i nostri popoli», l´Italia potrebbe diventare una colonia libica, a gloria della mascolinità petrolchimica: «Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini».<br />
Se chiedete a un uomo di Gheddafi quanti figli ha la Guida della Rivoluzione, la risposta è sempre la stessa: «Noi siamo tutti figli suoi». Non è insomma facile credere che a Gheddafi manchino i passatempi erotici e che l´Italia sia per lui la penisola del piacere. Né tanto meno che il dittatore, brutto di una bruttezza sgargiante, possa davvero comprare tutte queste belle (e bisognose) ragazze italiane con 60 miserabili euro a testa. Tutti capiscono infatti che sessanta euro sono pochi anche per ascoltare i suoi gorgoglii gutturali tradotti da un interprete, le banalità sul Crocifisso, sul sosia di Cristo, sul Corano che sarebbe divino mentre i Vangeli sono umani. Fuffa senza interesse persino per gli islamici.<br />
Del resto è stata un´agenzia di collocamento e non un mezzano alla Tarantini a reclutare, per queste grottesche serate romane del satrapo nordafricano, 500 ragazze, belle sì, ma senza gli ammiccamenti allusivi, le cene, i balli, le canzoni di Apicella e il lettone di Putin. Certo, è assai penoso che tante donne italiane si siano prestate a questa ordalia. Ed è giusto domandarsi in quale altro Paese occidentale, la diplomazia avrebbe permesso a un dittatorello un simile spettacolo di mortificazione delle donne. Diciamola tutta: fossero state davvero escort, l´Italia ne sarebbe uscita meglio. In questo senso, Gheddafi è vincitore: hanno fatto la fila per incontrarlo come se fosse George Clooney. E il nostro governo ha tollerato e addirittura incoraggiato quest´altro eccesso pittoresco, dopo la tenda a Villa Pamphili, le lezioni all´università e al Senato, le frecce tricolori a Tripoli… Com´è possibile che ogni volta Gheddafi degradi Roma a circo?<br />
Non è un paradosso: Gheddafi a Roma fa quello che vuole in cambio delle galere e dei campi di concentramento dove la polizia libica trattiene gli africani in fuga. Dopo l´accordo di Bengasi dell´agosto 2008 l´Italia riceve un numero minore di cosiddetti clandestini e incamera una maggior quantità di gas e di petrolio: ogni migrante in meno, un litro di petrolio libico in più; per ogni clandestino acciuffato, una zaffata di gas libico in più. E la Libia, con i soldi dell´Italia, viene dotata di strumenti di vessazione. Oggi dispone di elicotteri, motovedette di pattugliamento, investimenti bancari e di telecomunicazioni, fuoristrada, visori notturni, navigatori satellitari, furgoncini pick up made in Italy e tanti sacchi per cadaveri generosamente forniti dalla preveggenza italiana perché nei traghettamenti si muore facile. È questo il patto che abbiamo siglato e che i reporter internazionali hanno documentato. Gheddafi in Libia è il nostro esponente leghista. Perciò in Italia può muoversi e comportarsi proprio come i leghisti immaginano che si comportino i selvaggi africani, i dittatori del terzo mondo.<br />
Nel suo paese, dove esercita il potere assoluto, Gheddafi non si preoccupa molto delle formalità della seduzione. Fanno così i dittatori: prendono quello che vogliono. Peron, per esempio, pretendeva che ogni pomeriggio una ventina di ragazze, alte e muscolose, giocassero per lui a pallacanestro e alla fine della partita faceva la sua scelta. Gheddafi, che ha gli stessi gusti atletici, si fa proteggere da un drappello di guerriere armate. Un vero gineceo amazzonico si allena dunque nei &#8220;centri di ricreazione&#8221; e anche a loro la sera il dittatore impartisce lezioni come ha fatto alle ragazze italiane. L´ossessione è la stessa, selvaggia e al tempo stesso berlusconiana: il corpo del capo circondato da corpi di donne.</p>
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		<title>Di: Sofia</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26351</link>
		<dc:creator>Sofia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:43:55 +0000</pubDate>
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		<description>Spero sempre che le donne siano meglio dei maschi. In questo caso spero che siano megli dei mariti. Su Alemanno stenderei drappi pesanti anche se sono convinta che ormai il&lt;centrodestra terrà saldamente la cittàper almeno vent&#039;anni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spero sempre che le donne siano meglio dei maschi. In questo caso spero che siano megli dei mariti. Su Alemanno stenderei drappi pesanti anche se sono convinta che ormai il&lt;centrodestra terrà saldamente la cittàper almeno vent&#8217;anni</p>
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	<item>
		<title>Di: marcello</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26344</link>
		<dc:creator>marcello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:15:26 +0000</pubDate>
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		<description>Sindaco pasticcione più volte: per il digiuno, per il rinfresco poi abolito, per aver trattato il terreno del comune come di sua esclusiva proprietà. Addirittura potrebbe essere accuisato di aver messo in imbarazzo il Sanato Padre toh</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sindaco pasticcione più volte: per il digiuno, per il rinfresco poi abolito, per aver trattato il terreno del comune come di sua esclusiva proprietà. Addirittura potrebbe essere accuisato di aver messo in imbarazzo il Sanato Padre toh</p>
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	<item>
		<title>Di: Donne</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26337</link>
		<dc:creator>Donne</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:15:44 +0000</pubDate>
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		<description>È davvero corruttiva rispetto al ruolo della donna nella società, alla sua dignità, all’uso del corpo la prima pagina dell’Unità di ieri: una schiera colorata di foto di donne avrebbe dovuto testimoniare l’eccellenza della femminilità nel combattere la battaglia contro la fame nel mondo in occasione di un vertice di first ladies nell’ambito della Conferenza della Fao. Ma queste donne, che hanno come caratteristica predominante quella di essere mogli, se poi si va a guardare mogli di chi, si vede che il giornale fondato da Antonio Gramsci cade in una deprimente trappola propagandista. La patente di combattenti contro l’ingiustizia sociale che viene loro attribuita da un titolo «Donne contro la fame» infatti, certo non è quello più meritato da chi condivide e sostiene le politiche di paesi totalitari, discriminatori verso le donne, che perseguitano ogni opinione diversa e che sono poveri non per destino divino, ma perché la dittatura impoverisce la gente. 
Il senso comune accredita alla donna un ruolo rassicurante e materno, nutriente, di servizio. Basta richiamare appunto questi stereotipi con un titolo accattivante per cui la donna, lo stereotipo della donna, si batte contro, mette sempre qualcosa in tavola, sconfigge la fame, perché persino la moglie di Ahmadinejad, Azham al Farahi, piazzata in pole position nella prima foto a sinistra, la passi liscia. È diventata una first lady in lotta contro la fame, e proprio per questo l’aveva spedita il regime degli Ayatollah. Eppure, non le vede l’Unità?, da sotto il suo chador spuntano inaudite persecuzioni dei diritti umani, si affaccia la figura della donna che davvero è il simbolo dell’Iran che soffre anche a causa di donne come Azham e il suo regime: Neda Agha Soltan, uccisa in piazza a 27 anni. Come ignorare che le esecuzioni nel 2009 finora sono 343, non sappiamo incluse quante donne lapidate accusate di adulterio? Come scordarsi, in un Paese armato fino ai denti e in corsa verso l’atomica, la mortalità infantile al 30 per mille, la popolazione sotto la soglia della povertà al 53 per cento, l’inflazione al 30 e la disoccupazione fra il 10 dichiarato e il 25 reale? Questo, mentre la first lady iraniana ha pontificato, proprio nello stile di suo marito, sui crimini del capitalismo che ha causato la miseria del mondo, e ha suggerito di seguire lo stile iraniano? Furbescamente poi, ha anche chiesto (piuttosto che di distruggere Israele come al solito) di occuparsi dei bambini di Gaza: è molto più umanitario, ma la scelta di quegli specifici bambini con tanti che soffrono nel mondo dice, come il marito: gli ebrei sono infami persecutori.
Oltre a Azham, sulla copertina, a farle da cornice rassicurante appaiono due donne nere, fra cui la Giuliana Nwanze moglie del presidente dell’Ifad, il fondo internazionale per l’agricoltura e un’altra che benché in prima resta non identificata; e poi, Suzanne Mubarak, la moglie del presidente Mubarak d’Egitto, e Leila Ben Ali, moglie del presidente tunisino. Certamente non due star della democrazia, con i dovuti distinguo. Al vertice c’era anche la moglie di quello che viene ritenuto a buon diritto uno dei peggiori dittatori del mondo, Mugabe, presidente dello Zimbabwe. Molti regimi dittatoriali hanno approfittato della discussione alla Fao per mandare la sua figura materna a fargli propaganda: ha parlato anche la signora Maria Esther Reus Gonzalez, ministra cubana della giustizia, ovvero di un Paese i cui dissidenti sono incarcerati. Non vogliamo fare di tutte le erbe un fascio, sappiamo che la signora Mubarak si è battuta a fondo contro le mutilazioni genitali e per la pace. Sappiamo anche che l’Egitto è un Paese dove il rais ha addosso il terrorismo della Fratellanza Musulmana. E tuttavia non possiamo ignorare che vi si reprimono duramente i dissidenti, e un terzo dei bambini soffre di malnutrizione. Quanto a Mugabe il 75 per cento della sua popolazione vive in disperata povertà, 10 milioni sui 13 ogni giorno lottano per sopravvivere a causa delle sue politiche. Salvo eccezioni, i Paesi più affamati sono quelli dittatoriali: la mancanza di controllo da parte della popolazione, crea situazioni di corruzione in cui la classe dirigente può arricchirsi alle spalle del popolo purché ubbidisca. In generale da queste conferenze si esce preoccupati, perché da una parte si pianificano aiuti mentre un mare di accuse investe il mondo capitalista, dall’altra si sa che almeno in parte non saranno utilizzati a favore delle popolazioni. Il mondo non sarà salvato da agiate mogli in rappresentanza dei loro dittatori, ma da donne che, e sono tante, capiscono che libertà e benessere devono formare una parola sola.
www.fiammanirenstein.com</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>È davvero corruttiva rispetto al ruolo della donna nella società, alla sua dignità, all’uso del corpo la prima pagina dell’Unità di ieri: una schiera colorata di foto di donne avrebbe dovuto testimoniare l’eccellenza della femminilità nel combattere la battaglia contro la fame nel mondo in occasione di un vertice di first ladies nell’ambito della Conferenza della Fao. Ma queste donne, che hanno come caratteristica predominante quella di essere mogli, se poi si va a guardare mogli di chi, si vede che il giornale fondato da Antonio Gramsci cade in una deprimente trappola propagandista. La patente di combattenti contro l’ingiustizia sociale che viene loro attribuita da un titolo «Donne contro la fame» infatti, certo non è quello più meritato da chi condivide e sostiene le politiche di paesi totalitari, discriminatori verso le donne, che perseguitano ogni opinione diversa e che sono poveri non per destino divino, ma perché la dittatura impoverisce la gente.<br />
Il senso comune accredita alla donna un ruolo rassicurante e materno, nutriente, di servizio. Basta richiamare appunto questi stereotipi con un titolo accattivante per cui la donna, lo stereotipo della donna, si batte contro, mette sempre qualcosa in tavola, sconfigge la fame, perché persino la moglie di Ahmadinejad, Azham al Farahi, piazzata in pole position nella prima foto a sinistra, la passi liscia. È diventata una first lady in lotta contro la fame, e proprio per questo l’aveva spedita il regime degli Ayatollah. Eppure, non le vede l’Unità?, da sotto il suo chador spuntano inaudite persecuzioni dei diritti umani, si affaccia la figura della donna che davvero è il simbolo dell’Iran che soffre anche a causa di donne come Azham e il suo regime: Neda Agha Soltan, uccisa in piazza a 27 anni. Come ignorare che le esecuzioni nel 2009 finora sono 343, non sappiamo incluse quante donne lapidate accusate di adulterio? Come scordarsi, in un Paese armato fino ai denti e in corsa verso l’atomica, la mortalità infantile al 30 per mille, la popolazione sotto la soglia della povertà al 53 per cento, l’inflazione al 30 e la disoccupazione fra il 10 dichiarato e il 25 reale? Questo, mentre la first lady iraniana ha pontificato, proprio nello stile di suo marito, sui crimini del capitalismo che ha causato la miseria del mondo, e ha suggerito di seguire lo stile iraniano? Furbescamente poi, ha anche chiesto (piuttosto che di distruggere Israele come al solito) di occuparsi dei bambini di Gaza: è molto più umanitario, ma la scelta di quegli specifici bambini con tanti che soffrono nel mondo dice, come il marito: gli ebrei sono infami persecutori.<br />
Oltre a Azham, sulla copertina, a farle da cornice rassicurante appaiono due donne nere, fra cui la Giuliana Nwanze moglie del presidente dell’Ifad, il fondo internazionale per l’agricoltura e un’altra che benché in prima resta non identificata; e poi, Suzanne Mubarak, la moglie del presidente Mubarak d’Egitto, e Leila Ben Ali, moglie del presidente tunisino. Certamente non due star della democrazia, con i dovuti distinguo. Al vertice c’era anche la moglie di quello che viene ritenuto a buon diritto uno dei peggiori dittatori del mondo, Mugabe, presidente dello Zimbabwe. Molti regimi dittatoriali hanno approfittato della discussione alla Fao per mandare la sua figura materna a fargli propaganda: ha parlato anche la signora Maria Esther Reus Gonzalez, ministra cubana della giustizia, ovvero di un Paese i cui dissidenti sono incarcerati. Non vogliamo fare di tutte le erbe un fascio, sappiamo che la signora Mubarak si è battuta a fondo contro le mutilazioni genitali e per la pace. Sappiamo anche che l’Egitto è un Paese dove il rais ha addosso il terrorismo della Fratellanza Musulmana. E tuttavia non possiamo ignorare che vi si reprimono duramente i dissidenti, e un terzo dei bambini soffre di malnutrizione. Quanto a Mugabe il 75 per cento della sua popolazione vive in disperata povertà, 10 milioni sui 13 ogni giorno lottano per sopravvivere a causa delle sue politiche. Salvo eccezioni, i Paesi più affamati sono quelli dittatoriali: la mancanza di controllo da parte della popolazione, crea situazioni di corruzione in cui la classe dirigente può arricchirsi alle spalle del popolo purché ubbidisca. In generale da queste conferenze si esce preoccupati, perché da una parte si pianificano aiuti mentre un mare di accuse investe il mondo capitalista, dall’altra si sa che almeno in parte non saranno utilizzati a favore delle popolazioni. Il mondo non sarà salvato da agiate mogli in rappresentanza dei loro dittatori, ma da donne che, e sono tante, capiscono che libertà e benessere devono formare una parola sola.<br />
<a href="http://www.fiammanirenstein.com" rel="nofollow">http://www.fiammanirenstein.com</a></p>
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		<title>Di: Gol</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/comment-page-1/#comment-26336</link>
		<dc:creator>Gol</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:11:10 +0000</pubDate>
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		<description>Il vertice delle dittatrici accolto da Isabella Rauti Alemanno mi sembra un bel quadretto</description>
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